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Una scusa per amarti: Harmony Collezione

Una scusa per amarti: Harmony Collezione

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Una scusa per amarti: Harmony Collezione

Lunghezza:
157 pagine
2 ore
Pubblicato:
Jun 10, 2016
ISBN:
9788858951101
Formato:
Libro

Descrizione

Adesso me la paghi! Sara King si è sempre fidata poco degli uomini, ma mai avrebbe pensato che un uomo dolce e sensibile come James Dalgleish l'avesse sedotta per ottenere la sua proprietà. Adesso che la sua migliore amica le ha aperto gli occhi, decide di tornare a Londra e mettere in atto una vendetta coi fiocchi, "cuocendo" James a puntino per poi mollarlo su due piedi. Mantenere il sangue freddo è un po' difficile e poi, quando cominciano a frequentarsi...
Pubblicato:
Jun 10, 2016
ISBN:
9788858951101
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

Autrice originaria di Trinidad, ha poi studiato in Inghilterra, dove ha conosciuto il marito.

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Anteprima del libro

Una scusa per amarti - Cathy Williams

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1

«Hai l'aria stanca, James. Tu lavori troppo. Quante volte ti ho detto che se non rallenti un po' finirai in una di quelle... quelle...?»

«Statistiche

«Fai pure. Prendi in giro la tua vecchia mamma, che ti adora più della sua stessa vita.»

James guardò la madre con un sorriso affettuoso, poi allungò le lunghe gambe e incrociò le caviglie, dondolando il bicchiere di whisky con una mano.

Ecco la perfezione! Una serata perfetta in un luogo perfetto. Il sole estivo accendeva il cielo di mille sfumature calde, preparandosi al tramonto. Tutt'intorno era un trionfo di colori, uno spettacolo unico e meraviglioso. Il cuore della Scozia, nel suo massimo splendore. Oltre le imponenti vetrate del salotto, si spiegava l'orizzonte su cui troneggiavano due imponenti e aspre montagne, severe matriarche dei minuscoli paesi sottostanti.

Perfetto, pensò ancora James. E come tutte le cose sublimi, anche questa squisitezza doveva essere assaporata a piccole dosi. Un po' come le donne. Perché persino le cose buone arrivano a stancare, se non si ha la furbizia di dosarle a dovere. Pure la perfezione può portare alla noia e all'irrequietezza.

«Hai sentito almeno una parola di quello che ti ho detto, James Dalgleish?»

«Non potrei essere più attento, mamma» rispose girandosi verso la bella donna seduta di fianco al caminetto, sontuosamente decorato con una composizione di fiori freschi di giardino.

Maria Dalgleish non aveva per niente l'aspetto dell'anziana madre, ma le piaceva lamentarsi un po' col suo unico figlio. Era una donna forte e giovanile, indomita quanto le Highland scozzesi, fiera e dura come le montagne alla cui ombra violetta aveva vissuto per quarant'anni. La passione che pulsava nel suo sangue italiano non l'aveva mai abbandonata e possedeva una vitalità unica, che James mai aveva trovato nelle altre donne.

Forse, pensò pigramente, sono davvero un cocco di mamma. Aveva trentasei anni ed era destinato a diventare un vecchio burbero e stizzoso, costretto a perdersi nella solitudine delle mille stanze dell'immensa tenuta di famiglia.

Burbero sì, rifletté sorseggiando il suo whisky, ma furbo. Abbastanza furbo da sapere, per esperienza, che le donne erano attirate dai soldi, come falene dalla fiamma. Meglio stare soli, che accollarsi una opportunista. Anzi, meglio ancora, avere un'avventura dopo l'altra, evitando ogni volta che diventi una cosa seria.

«Allora, James, quanto pensi di fermarti? Spero non ti sia scordato dei tuoi doveri. Trevor vuole discutere con te di alcune riparazioni al tetto; poi c'è il party estivo e non borbottare, perché sai che ci tengo.»

«Ho detto qualcosa, mamma?»

«Non serve che parli. Te lo leggo in faccia.»

«Penso che mi fermerò un po' di più questa volta. Ho bisogno di staccare. Una settimana, magari, prima di tornare a New York.»

«New York, sempre New York... Viaggi per lavoro continuamente. Non ti fa bene tutto questo andare in giro per il mondo. Ricordati che non sei più un giovanotto.»

«Lo so, mamma, lo so...» disse scuotendo la testa e facendo una faccia da bimbo pentito. «Sto invecchiando a vista d'occhio e devo sbrigarmi a trovare una brava ragazza che mi dia degli eredi e si prenda cura di me.»

Maria sbuffò. Avrebbe potuto cogliere la palla al balzo e lanciarsi in una di quelle conversazioni che le stavano tanto a cuore, ma dall'espressione sul volto del figlio capì che non avrebbe portato a niente. Era troppo rilassato per prenderla sul serio e avrebbe finito per farsi beffe di lei, con la sua tipica cocciutaggine che la faceva tanto infuriare.

«Sì, d'accordo» disse schioccando la lingua, tanto per fargli capire che la discussione era soltanto rimandata. «Domani sera siamo a cena dai Campbell... arriva Lucy da Edimburgo.»

«Oh, santo cielo!» sbottò lui scocciato.

«Sarà una serata piacevole, e poi sai come ci tengano tutti a vederti quando sei in paese.»

«Sono qui per rilassarmi, mamma, non per farmi risucchiare nel turbinio delle vostre serate mondane.»

«Non ci sono serate mondane in questa parte del mondo. Ma poi, scusa, come fai a incontrare una brava ragazza se ti rifiuti di socializzare?»

«Socializzo già abbastanza a Londra. Anzi, anche troppo, se proprio lo vuoi sapere.»

«Sì, ma con le ragazze sbagliate!» sentenziò sua madre, non potendo più stare zitta.

«Mamma» la bloccò lui deciso, «lasciamo perdere, ti va? Le ragazze con cui esco sono quelle di cui ha bisogno la mia anima sfinita.»

«Lascio perdere, James, ma solo per il momento. E poi sei troppo giovane per essere sfinito... e tra l'altro...» Maria Dalgleish abbassò la voce e rimase un attimo in silenzio, come se cercasse le parole giuste.

«Tra l'altro... cosa

«C'è qualcosa che ti potrebbe interessare.»

«Senti...» disse guardando il costoso orologio che aveva al polso, «sono quasi le dieci. È tardi per giocare agli indovinelli. Di' quello che devi dire, e basta.»

«Qualcuno si è trasferito nella canonica.»

«Cosa?» James si mise a sedere dritto, improvvisamente attento.

«Qualcuno abita in canonica» ripeté la donna, spolverando, con sussiego, invisibili granelli di polvere dalla gonna.

«Chi?»

«Nessuno del posto. A dire il vero, nessuno sa chi sia di preciso...»

«Perché diavolo Macintosh non me l'ha detto, che era stata venduta?» Si alzò in piedi di scatto e prese a passeggiare nervosamente su e giù per la stanza, rimuginando sull'inefficienza del proprio avvocato. Aveva messo gli occhi su quella canonica già da tre anni e aveva usato tutta la sua capacità persuasiva per convincere il vecchio proprietario, Freddie, a vendergli quella casa ormai troppo grande per lui.

Freddie aveva sempre risposto con una risata sincera, versato un paio di whisky e sostenuto che la sua signora, come amava chiamare la vecchia canonica, non era in vendita. Il progetto di James, di trasformare la maestosa tenuta di famiglia in un hotel di lusso, trasferendo sua madre nella canonica poco distante, avrebbe dovuto aspettare.

«Ho intenzione di vivere fino a cent'anni» amava ripetere Freddie, ridendo beffardo davanti alla frustrazione di James, «e quando deciderò di togliere il disturbo forse potremo fare un accordo. Sempre che tu sia ancora nei paraggi, bimbetto. Ma poi, cosa me ne farei dei soldi? Non ho nessuno a cui lasciarli. Comunque non ho niente in contrario a farti un favore, visto che sei così ansioso di portare un po' di mondanità in questo nido di bigotti...»

«Perché non è stata venduta» rispose Maria.

«Gliel'ho detto mille volte a quell'incompetente che volevo quel posto. Ma aspetta che lo prenda...» Si fermò e guardò fuori dalla finestra, accigliato. Malgrado tutto quel blaterare, Freddie era d'accordo a lasciargli la canonica, ma era morto all'improvviso due mesi prima, alla guida del suo vecchio macinino, mentre si dirigeva verso Loch Shiel alla ricerca di qualcosa di interessante da dissotterrare, e non aveva lasciato niente nel testamento che indicasse cosa desiderasse fare della sua abitazione.

James aveva quindi informato l'avvocato di Freddie di quali fossero le proprie intenzioni e non gli era nemmeno passato per la testa che non sarebbe riuscito a ottenere ciò che voleva, una volta sbrigate tutte le formalità. I soldi non gli mancavano di certo. Avrebbe risolto velocemente ogni bega burocratica e avrebbe fatto un favore alla comunità, trasformando la sua antica tenuta in un albergo di lusso, senza contare che sua madre si sarebbe trovata maggiormente a suo agio in una casa più piccola. La canonica era abbastanza vicina alla tenuta da permetterle comunque di tenere d'occhio gli affari, discutere con i fornitori e i dipendenti.

Non dimostrava la propria età, sua madre, ma presto sarebbe stata una donna anziana. Aveva mantenuto la struttura fisica di un tempo, di quando faceva la modella, anche se i suoi sessantacinque anni cominciavano a farsi sentire. Non era giusto addossarle ancora la responsabilità di mandare avanti una casa grande quanto Dalgleish Manor.

Era furioso! Chi aveva osato mandare all'aria i suoi piani all'ultimo momento? Quando tornava dalla madre aveva bisogno di pace, di rilassarsi, non di un'ulteriore fonte di stress.

«Allora chi è che ha comprato?» chiese voltandosi di scatto verso di lei e accendendo una lampada da tavolo per dissipare l'oscurità quasi sinistra della stanza. «Uno speculatore, immagino. Qualcuno che intende trasformarla in uno squallido bed & breakfast, dove spelare turisti ingenui con la scusa del folclore locale.»

«Come al solito, non hai ascoltato quello che ti ho detto.»

«Sì che ti ascolto, mamma! Non ho fatto altro da quando sono arrivato!» sbottò lui.

«La canonica non è stata venduta» ripeté Maria con enfasi.

«Non è stata venduta? Ma se hai appena detto...» James fece un sospiro di sollievo, mentre i progetti ricominciavano a prendere forma della sua testa. Aveva già dato incarico a Max, uno dei suoi migliori architetti, di iniziare a buttare giù qualche schizzo preliminare, in base ad alcune fotografie d'epoca. Il secondo passo sarebbe stato un sopralluogo dettagliato, in cui avrebbero verificato la fattibilità delle sue idee.

«Be', se si tratta soltanto di un interessato, allora va bene. Avevo capito che il posto era abitato» disse alzando le spalle e cacciando le mani in tasca, abbassando appena i pantaloni, a scoprire i muscoli tonici dell'addome. «Posso battere qualsiasi concorrente.»

«Freddie ha lasciato la canonica a un parente» disse schietta Maria Dalgleish.

«Freddie ha fatto che cosa

«Nel testamento, ha lasciato la casa a un consanguineo. Siamo rimasti tutti sorpresi quanto te...»

«Ma non aveva parenti!» esclamò lui sconcertato.

«Magari puoi provare a dirlo alla donna che ha traslocato lì tre giorni fa.»

«Una donna

«Non so di preciso che tipo di legame avessero e non so neppure che aspetto abbia, se è vecchia o giovane. Figurati che vespaio c'è in paese, tutti si chiedono...»

«Una donna?» la interruppe lui perplesso. Che interesse poteva avere una donna a trasferirsi nel mezzo della Scozia? Era una zona magnifica, d'accordo, ma difficile, con una natura aspra e ostile. Che tipo di donna poteva accettare di andare ad abitare proprio lì, se non ci era nata? Sua madre era un'eccezione. Era arrivata quarant'anni prima, carica di timori e indecisioni, ma si era presto innamorata del posto e si era resa conto che quella regione era fatta per lei più di quanto non avesse mai immaginato. Jack Dalgleish veniva da questa terra, vi apparteneva come i laghi e gli alberi, e il suo entusiasmo l'aveva contagiata fin da subito, trasformandola in una vera scozzese, membro attivo della piccola comunità.

«Non si sa neppure come si chiami.» Maria parlava gustando il piccolo mistero, vergognandosi un po' della propria curiosità. «Valerie Ross ha intravisto il furgone del trasloco dirigersi verso la canonica e quando ieri ha trovato Graeme, hai presente Graeme?, lui le ha detto che lì si sarebbe trasferita una donna, ma che non poteva fermarsi a parlare, perché era diretto all'aeroporto. L'ha lasciata lì a bollire!» Madre e figlio si scambiarono uno sguardo divertito, poi James tornò serio.

«Una donna» mormorò tra sé. «Be', se ha deciso di rintanarsi in questa parte del mondo o è una vecchia zitella sola, che spera di farsi una vita qui, oppure è una persona che scappa da qualcosa.»

«Che stupidaggini» commentò la madre.

«Un matrimonio fallito, una relazione sbagliata, un lavoro finito.»

«Cos'hai intenzione di fare?» Maria guardò il figlio con un misto d'indulgenza, cinismo e affetto. «Persuaderla che è nei propri interessi lasciarti la casa?»

«Perché no?» Non aveva capito, fino a questo momento, quanto tenesse davvero a fare di Dalgleish Manor un hotel e a trasferire sua madre nella canonica. Voleva investire parte delle sue grosse riserve di denaro in un progetto che fosse emotivamente importante per lui, legato alla

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