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Travolti da un'insolita passione: Harmony Collezione
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E-book152 pagine2 ore

Travolti da un'insolita passione: Harmony Collezione

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Info su questo ebook

Tre uomini dotati di potere, ricchezza e fascino. Di cos'altro potrebbero avere bisogno? Di una moglie. E faranno tutto ciò che è in loro potere pur di trovarla.
Kathy Galvin lavora giorno e notte, cercando di superare gli sbagli del passato. Non appartenendo neanche lontanamente al mondo dell'affascinante, ricco e spietato Sergio Torrente, non si è mai concessa il lusso di sognare un flirt con lui. Una sera, però, Sergio nota la perfetta bellezza che si cela dietro gli abiti da lavoro di Kathy, ed è colto da un desiderio travolgente. Lei è certa che si tratti solo di un'avventura, ma non sembra essere così.
LinguaItaliano
Data di uscita10 lug 2019
ISBN9788830501195
Travolti da un'insolita passione: Harmony Collezione
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Autore

Lynne Graham

Lynne Graham vive in una bellissima villa nelle campagne dell'Irlanda del Nord.Lynne ama occuparsi della casa e del giardino, soprattutto nel periodo che lei considera il più magico dell'anno, il Natale.

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    Anteprima del libro

    Travolti da un'insolita passione - Lynne Graham

    Titolo originale dell’edizione in lingua inglese:

    The Italian Billionaire’s Pregnant Bride

    Harlequin Mills & Boon Modern Romance

    © 2008 Lynne Graham

    Traduzione di Anna Vassalli

    Questa edizione è pubblicata per accordo con

    Harlequin Books S.A.

    Questa è un’opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o

    persone della vita reale è puramente casuale.

    Harmony è un marchio registrato di proprietà

    HarperCollins Italia S.p.A. All Rights Reserved.

    © 2009 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano

    eBook ISBN 978-88-3050-126-3

    1

    Per la prima volta, dopo dieci anni, Sergio Torrente varcò la soglia di Palazzo Azzarini.

    Il magnifico palazzo sulle colline toscane era noto sia per l’architettura palladiana sia per la leggendaria tenuta vinicola nota in tutto il mondo. Purtroppo i recenti rovesci finanziari avevano richiesto un pesante tributo: la collezione d’arte, che un tempo aveva arricchito il palazzo, era sparita e tutto era in uno squallore desolante. Ma ora apparteneva a Sergio. Tutto. Ogni pietra, ogni metro di terra buona, e lui era ricco a sufficienza per riportare il palazzo agli antichi splendori.

    Era rientrato in possesso di ciò che gli spettava per nascita, e sarebbe dovuto essere un momento di trionfo. Ma Sergio non provava nulla. Da molto tempo aveva smesso di provare emozioni. All’inizio si era trattato di un meccanismo di difesa, ma ben presto si era trasformato in un modo di essere. Gli piaceva la sua esistenza lineare ed efficiente; non era soggetto ad alti e bassi emotivi. Quando voleva qualcosa di più, nel momento in cui sentiva il bisogno di qualcosa di eccitante per sentirsi vivo, si buttava sul sesso o in qualche sfida. Aveva scalato montagne pericolose, si era addentrato in giungle a volte inviolate e si era dedicato a sport estremi. Non aveva mai avuto paura. Ma non aveva neppure trovato ciò che gli stava a cuore.

    Entrò nell’ingresso deserto. Un tempo il palazzo era stato un luogo incantevole e lui un bimbo amato, che dava per scontati gli affetti familiari, la ricchezza e la sicurezza. Ma tutto questo era stato spazzato via dall’incubo che era seguito. Ora conosceva fin troppo bene l’avidità umana. Con il viso atteggiato in una maschera inflessibile, uscì sul terrazzo che si affacciava sui giardini. All’eco di alcuni passi, voltò il capo: una donna si stava dirigendo verso di lui.

    I capelli biondo platino incorniciavano dolcemente il volto perfetto di Grazia. L’abito bianco aderiva talmente alla sua figura da lasciare ben poco all’immaginazione: sotto la seta era nuda. Grazia sapeva che cosa interessava a un uomo, e non era certo la conversazione. Sergio recepì il messaggio.

    «Non buttarmi fuori.» Gli occhi turchesi inviavano un messaggio di sfida e supplica insieme. «Farei qualsiasi cosa per avere una seconda chance con te.»

    Sergio arcuò un sopracciglio. «Non offro mai una seconda chance.»

    «Anche se questa volta non chiedo nulla in cambio? So recitare il mea culpa con stile.» Con uno sguardo provocante, Grazia si inginocchiò di fronte a lui e allungò la mano verso la sua cintura.

    Per un attimo, Sergio si irrigidì, poi sbottò in una risata. Da consumata sopravvissuta, Grazia aveva la moralità di una prostituta, ma, se non altro, non lo nascondeva. Le spoglie andavano al vincitore e, senza dubbio, lei era una posta che molti avrebbero ambito, perché era stupenda, sessualmente eccezionale e aristocratica di nascita. Lui sapeva molto bene com’era Grazia, perché un tempo era stata sua. Poi, quando le brillanti prospettive erano andate distrutte, era stata di suo fratello. Per Grazia, l’amore non aveva peso: era solo il denaro ad attrarla. Purtroppo per lei, il tempo aveva operato drastici cambiamenti; ora Sergio era multimilionario, e la tenuta vinicola Azzarini costituiva solo una piccola parte del suo impero.

    «Sei la moglie di mio fratello» le ricordò, appoggiandosi con movimento indolente alla balaustra, fuori della sua portata, «e non mi presto all’adulterio, mia cara.» Il cellulare squillò. «Scusami» mormorò freddo, rientrando in casa e lasciandola inginocchiata sul terrazzo.

    La chiamata proveniva da Londra, dal capo della Sicurezza, Renzo Catallone. Sergio soffocò un sospiro. Un tempo agente di polizia, Renzo prendeva molto seriamente il proprio lavoro. Nell’ufficio di Londra c’era una scacchiera di inestimabile valore sulla quale Sergio sfidava avversari a distanza. Da qualche settimana qualcuno, a dispetto dell’avviso: Non toccare, aveva risolto l’ultimo dei rompicapi che aveva lasciato in sospeso. Da allora ogni suo movimento aveva provocato una contromossa.

    «Senti, se ti preoccupa tanto, nascondi una telecamera» suggerì Sergio.

    «Questa assurdità sta mettendo in crisi il gruppo» confessò Renzo. «Siamo decisi a individuare il giocatore misterioso.»

    «E che cosa faremo quando lo avremo scoperto?» domandò asciutto Sergio. «Lo accuseremo di avermi sfidato a una partita a scacchi?»

    «È molto più serio di quanto lei creda» ribatté Renzo. «La scacchiera è in un’area privata a fianco del suo ufficio, eppure qualcuno va e viene come gli pare. È una falla nel sistema di sicurezza. Ho controllato la scacchiera oggi pomeriggio, ma non mi sembra che ci siano state mosse.»

    «Non preoccuparti» lo consolò gentilmente Sergio, «io me ne accorgerò immediatamente.»

    Se non altro perché si trovava di fronte un avversario tutto particolare, pronto a servirsi degli scacchi per attrarre la sua attenzione. Il colpevole non poteva essere che un ambizioso membro del personale, deciso a colpirlo con la propria abilità strategica.

    Il giovane era così intento a fissare Kathy che rischiò di inciampare in una sedia mentre usciva dal bar.

    «Sei fantastica per gli affari» la prese in giro Bridget Kirk, la proprietaria del bar, una bruna di circa quarant’anni. «Tutti vogliono che sia tu a servirli. Quando ti deciderai a sceglierne uno?»

    Gli occhi bassi per nascondere l’inquietudine, Kathy si sforzò di ridere. «Non ho tempo per un boyfriend.»

    Osservando la ragazza dai capelli rossi che indossava la giacca per andare a casa, Bridget sospirò. Kathy Galvin era incredibilmente bella, ma, a ventitré anni, viveva come un’eremita. «Ricorda che si è giovani una volta sola. Invece tu lavori e studi e basta. Mi auguro che non ti tormenti ancora con quella vecchia storia cercandone una spiegazione. Buttati tutto alle spalle.»

    Kathy soffocò l’impulso di ribattere che il passato era sempre con lei, persino fisicamente sotto forma di una cicatrice sulla schiena. Era tormentata da continui incubi notturni e afflitta da una grande insicurezza. Aveva imparato che, se si è sfortunati, non è necessario fare qualcosa di male per essere privati di tutto. La sua vita era andata a rotoli quando aveva diciannove anni e, per quanto ne sapeva, non aveva fatto nulla per provocare quel rovescio. Anzi, quando meno se l’aspettava, la calamità le era precipitata addosso fino a distruggerla. Benché fosse sopravvissuta, l’esperienza l’aveva cambiata. Un tempo era stata sicura, fiduciosa e ottimista. Credeva nell’integrità del sistema giudiziario, e aveva un’innata fiducia nella bontà del genere umano. Dopo quattro anni, queste convinzioni avevano subito una batosta, e ora preferiva stare da sola, per evitare di essere respinta o ferita.

    Bridget le posò una mano sulla spalla. «È passata, ormai» mormorò dolcemente, «smettila di rimuginarci sopra.»

    Tornando a casa, Kathy pensò a quanto era fortunata a lavorare con una persona come Bridget che, generosa e di mentalità aperta, l’aveva accettata nonostante il suo passato. Per sopravvivere svolgeva due lavori: puliva gli uffici di sera, e di giorno lavorava come cameriera nel bar di Bridget. Le serviva ogni penny per pagare i conti, e alla fine del mese non le restava nulla. Ma dopo una lunga, penosa disoccupazione, era grata per quel poco che aveva anche se, con un diploma, avrebbe potuto aspirare a qualcosa di meglio.

    Come sempre era un sollievo chiudersi la porta di casa alle spalle. Kathy amava la propria privacy ed era felice di non avere vicini rumorosi. Tigger, acciambellato sullo zerbino, aspettava il suo rientro. Lo fece entrare e gli diede da mangiare. Era un gatto randagio, e pertanto diffidente, e c’erano voluti mesi per guadagnarsi la sua fiducia. Era ancora terrorizzato quando le finestre erano chiuse, quindi, sia col caldo sia col freddo, Kathy era costretta a lasciarle aperte per tutta la durata della sua visita. Ma comprendeva lo stato d’animo del gatto, e non se ne rammaricava. Da quando lo aveva adottato, la sua salute era molto migliorata. Il mantello grigio era diventato lucido ed era ingrassato.

    Tigger le ricordava il gatto che aveva avuto un tempo. Figlia unica, Kathy era stata abbandonata dalla madre in un parco a un anno. In seguito era stata adottata, ma, quando aveva dieci anni, la tragedia si era abbattuta di nuovo su di lei. La madre adottiva era morta in un incidente ferroviario e, poco dopo, il padre adottivo si era ammalato. In tenera età, quindi, Kathy aveva dovuto, oltre che studiare, occuparsi del padre e, nello stesso tempo, mandare avanti la casa con pochi spiccioli.

    L’amore per il vecchio genitore che le era rimasto si era rafforzato, e l’unica consolazione era stata che lui fosse morto prima che il brillante futuro universitario che aveva sognato per la figlia fosse distrutto.

    Un paio d’ore dopo, Kathy entrò nell’edificio in cui puliva gli uffici cinque sere la settimana. Il lavoro non le dispiaceva perché era tranquillo e c’erano in giro poche persone. Inoltre aveva scoperto che nessuno presta attenzione alla donna delle pulizie, e questo era rassicurante. Era sempre a disagio quando il suo aspetto attirava l’attenzione maschile.

    Poiché in alcuni uffici c’erano ancora alcuni impiegati, si dedicò alle aree comuni e ai corridoi. Stava svuotando un cestino, quando una voce maschile dal tono impaziente la chiamò dall’altro lato del corridoio.

    «È lei la donna delle pulizie? Venga nel mio ufficio... ho rovesciato una tazzina!»

    Kathy si voltò. L’uomo non si era dato la pena di guardarla prima di girare sui tacchi. Quando si affrettò verso la vistosa suite che presumibilmente costituiva il suo ufficio privato, lui si era già chiuso una porta alle spalle. La pretenziosa scacchiera era sempre in mostra, l’avviso Non Toccare sempre in evidenza. Kathy fece una smorfia studiando la scacchiera. Il suo sconosciuto avversario aveva fatto un’altra mossa. Lei avrebbe fatto la propria quando sarebbe rimasta sola in tutto il piano.

    L’ufficio era immenso e godeva di una vista favolosa di Londra. L’uomo era al telefono e parlava in una lingua straniera; le voltava le spalle. Era molto alto, aveva spalle ampie e capelli neri. Con queste osservazioni si concluse il suo interesse, perché Kathy aveva scorto la macchia di cui lui aveva parlato. Asciugò subito il liquido scuro e andò a riempire il secchio con acqua pulita.

    Sergio concluse la telefonata e si sedette alla scrivania. Solo in quel momento notò la donna delle pulizie inginocchiata che strofinava il tappeto macchiato. I capelli, raccolti da un fermaglio sulla nuca, erano di un

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