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La casa in riva al mare: Harmony Collezione

La casa in riva al mare: Harmony Collezione

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La casa in riva al mare: Harmony Collezione

Lunghezza:
154 pagine
2 ore
Pubblicato:
Aug 12, 2019
ISBN:
9788830502338
Formato:
Libro

Descrizione

Aline Connor, giovane e bella bancaria neozelandese, non crede alle proprie orecchie: quando le viene riferito che il defunto marito la tradiva e che era coinvolto in una gigantesca truffa, si rifugia nella casa al mare di un amico. Presto tra lei e Jake Howard na-sce un sentimento ben più intenso dell'amicizia, che vacilla pericolosamente quando ad Aline capita di ascoltare per caso una sua conversazione privata: non avrebbe mai immaginato che lui...
Pubblicato:
Aug 12, 2019
ISBN:
9788830502338
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

Robyn Donald è nata sull'Isola del Nord, in Nuova Zelanda, dove tuttora risiede. Per lei scrivere romanzi è un po' come il giardinaggio: dai "semi" delle idee, dei sogni, della fantasia scaturiscono emozioni, personaggi e ambienti.

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Anteprima del libro

La casa in riva al mare - Robyn Donald

Titolo originale dell’edizione in lingua inglese:

Forgotten Sins

Harlequin Mills & Boon Modern Romance

© 2001 Robyn Donald

Traduzione di Raffaella Cattaneo

Questa edizione è pubblicata per accordo con

Harlequin Books S.A.

Questa è un’opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o

persone della vita reale è puramente casuale.

Harmony è un marchio registrato di proprietà

HarperCollins Italia S.p.A. All Rights Reserved.

© 2004 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano

eBook ISBN 978-88-3050-233-8

1

Jake vide Aline nello stesso istante in cui entrò nella casa dei suoi ospiti. Una ventata di calore lo avvolse e un vivo desiderio si accese in lui minacciando pericolosamente il suo proverbiale self-control.

Come diavolo fa quella donna a esercitare una tale influenza su di me?, si chiese con ironia.

Aveva trascorso una settimana terribile, il volo da Vancouver ad Auckland della sera precedente aveva subito un notevole ritardo e, come se ciò non fosse bastato, il viaggio era stato piuttosto turbolento.

Eppure... un solo sguardo fugace e lui si rese conto che avrebbe percorso dieci volte quella distanza pur di incontrare Aline Connor.

«Oh, ecco l’ospite d’onore» squittì Lauren Penn. Si fermò accanto a Jake sulla soglia dell’antica sala vittoriana per fare il suo ingresso insieme a lui. «È un tesoro, non è vero? In chiesa è stata bravissima, nemmeno un pianto quando il sacerdote le ha asperso la fronte! La piccola ha senza dubbio ereditato lo stesso carattere del padre, non trovi?» commentò la donna.

Una malizia malcelata nella sua voce attirò l’attenzione di Jake che la scrutò attento. Lei gli elargì un sorriso provocante usando il passaggio attraverso la porta come occasione per strusciarsi contro di lui. Il suo profumo, esageratamente erotico, evaporò in nuvole dense che aderirono a entrambi, ma né esso né il rapido contatto dei loro corpi sortirono alcun effetto su Jake.

Da quando il suo nome era apparso sulla lista degli scapoli più ambiti del paese ed era diventato il bersaglio di donne, il cui unico scopo nella vita era quello di affascinare un uomo ricco tanto da indurlo al matrimonio, era diventato piuttosto cinico nei confronti del gentil sesso in generale.

Innegabile che qualcuna di quelle donne avesse suscitato un interesse in lui; nulla però a che vedere con la violenta e primordiale passione che aveva provato quando aveva notato Aline la prima volta a una riunione d’affari e che si rinnovava ogni volta che la vedeva, ogni volta che pensava a lei, che la sentiva, che la sfiorava...

Doveva senz’altro trattarsi di un incantesimo fatto da una strega dai capelli biondi e gli occhi azzurri, con una voce musicale ma allo stesso tempo fredda, e una carnagione così delicata e trasparente da rompersi se sfiorata in un impeto d’amore.

«Che quadretto familiare! Sembrano così felici, non trovi?» proseguì Lauren. «Aline con in braccio la piccola Emma e Hope, orgogliosa seduta accanto a lei! Non so... Hope mi dà l’idea di essere una donna possessiva e... dunque tutte quelle voci di una presunta relazione tra Aline e Keir... non possono essere vere. E soprattutto non credo che lei accoglierebbe così affettuosamente l’amante di suo marito.»

Non era la prima volta che Jake sentiva quelle insinuazioni che lo avevano già infastidito in passato e lo infastidivano ancora di più adesso. Sospettava che ci fosse del vero; aveva, infatti, avvertito una certa tensione tra Keir Carmichael e la sua efficientissima collaboratrice. Lui però conosceva gli uomini; qualsiasi cosa fosse successa in passato, a Keir ora Aline non interessava affatto.

Tanto meglio, pensò con fredda risolutezza. Se Carmichael avesse voluto ancora quella donna, avrebbe dovuto fare i conti con lui.

«Champagne, signora? Signore?» Un cameriere interruppe le sue riflessioni.

«Oh, grazie, perfetto per una giornata così importante.» Lauren accettò il drink con falsa disinvoltura e con mano incerta sollevò il bicchiere verso Jake. «Io amo la primavera: la natura che si risveglia ti fa sentire felice di essere viva, non è vero?»

Jake corrispose al brindisi, ascoltando solo in parte i suoi commenti spiritosi riguardo gli altri ospiti presenti in sala. E si infuriò con se stesso quando si sorprese a guardare oltre il capo della sua ospite verso la donna che lo ossessionava da tempo.

Il corpo flessuoso adagiato con elegante compostezza sul divano, il viso aristocratico e luminoso, Aline Connor sorrideva alla bimba che aveva in grembo. Nei due mesi precedenti aveva negoziato con Jake Howard per conto della banca di Keir Carmichael, mostrando un’intelligenza tanto acuta da riuscire a metterlo in difficoltà in più di un’occasione. A quello si aggiungeva una personalità così disciplinata da sembrare imposta e innaturale.

Accanto a lei, la moglie bellissima e raggiante di Keir Carmichael, la madre della festeggiata che allungò le dita paffute per giocare con il viso di Aline.

«Mi sorprende vedere Emma così a suo agio tra le braccia di Aline. So che a lei non piacciono i bambini; non ne ha voluti quando era sposata con Michael, mentre invece lui li desiderava» continuò Lauren con le sue osservazioni.

Jake le indirizzò uno sguardo intimidatorio; un turbinio di pure sensazioni lo sconvolse nel profondo. «Non sapevo che tu li conoscessi così bene» dichiarò in tono neutro.

La donna si strinse nelle spalle, le labbra appoggiate al bicchiere quasi le facesse da scudo, gli occhi allo stesso tempo luccicanti e opachi. «Aline e io eravamo compagne di scuola. Era la classica secchiona, una ragazza presuntuosa tutta pelle e ossa che non dimenticava mai di fare i compiti e prendeva sempre i voti migliori. Io, al contrario, ero il pagliaccio della classe e lei mi disprezzava.» Alzò uno sguardo triste verso Jake facendo un uso sapiente delle sue lunghe ciglia arcuate. «Non la biasimo di certo... sai, i bambini a volte sanno essere cattivi e io e gli altri compagni siamo stati davvero terribili con lei.» Sorseggiò dell’altro champagne prima di aggiungere: «Ma stiamo parlando di più di vent’anni fa e noi eravamo solo bambini».

«Anche suo marito era nella vostra stessa classe?» chiese Jake indifferente.

Un’emozione fuggevole lampeggiò sul viso squisitamente truccato di Lauren. «No, era maggiore di noi di tre anni e frequentava un’altra scuola. La sua morte è stata una tragedia. Eravamo tutti sconvolti.» Cercò Aline attraverso la sala. «Ho ammirato moltissimo Aline; non una lacrima al funerale nonostante debba essere stato tremendo per lei.»

Consapevole che sarebbe stato meglio interrompere quella conversazione prima ancora di iniziarla, Jake continuò discreto ma allo stesso tempo insistente: «Ho sentito che il loro è stato un grande amore».

Lauren mutò espressione all’improvviso; nei suoi occhi si mescolarono ironia e amarezza. «Così dicono» confermò secca. «Ecco perché trovo difficile credere a un’avventura tra lei e Keir dopo nemmeno un anno dalla morte di Mike. Ma... non le si addice il ruolo della vedova inconsolabile, vero? E poi, certo, Mike...»

«Mike?» la incalzò lui, celando il proprio interesse ma fallendo in assoluto.

«Nulla di importante» gli sorrise raggiante la donna. «Ma la maggior parte degli uomini trova piuttosto deprimente essere sposati a una specie di regina delle nevi. Oh, scusami... c’è qualcuno che devo salutare! Ci vediamo più tardi, Jake.» E facendo un cenno con la mano a un uomo sulla veranda, attraversò la stanza così veloce da suggerire che il suo congedo era una fuga in piena regola.

Jake la osservò accigliato mentre lei abbracciava la sua nuova preda, Tony Hudson, un famoso atleta stimato per il suo impegno con giovani a rischio. Proprio per quella ragione Michael Connor lo aveva scelto come amministratore della propria associazione benefica, fondata prima della sua morte e ampiamente finanziata da neozelandesi, tra cui anche la segretaria personale di Jake Howard.

Jake sorseggiò l’eccellente champagne senza gustarlo; le insinuazioni di Lauren gli avevano rovinato la serata. Non che desse molto peso alle sue parole; normalmente non si fidava di quelle farfalline della buona società con acconciature più grandi del loro cervello, ma stava diventando sensibile in modo assurdo a tutto ciò che riguardava Aline Connor. E non solo perché lei faceva di tutto per evitarlo!

Non desiderava una donna che si lasciasse impressionare dalla sua ricchezza o dalla sua posizione sociale, ma con quella sincera e a volte brutale onestà che gli aveva procurato più nemici che amici, doveva ammettere che nel caso di Aline non avrebbe avuto nulla da obiettare.

Perché, Jake era sicuro che, al di là dei suoi modi distanti, del suo fare altezzoso, quella donna provava qualcosa per lui; lo percepiva anche ora mentre vedeva con quanta attenzione lei evitasse di incrociare il suo sguardo attraverso la sala.

«Sono felice che tu sia riuscito a venire, Jake.» Keir raggiunse il suo ospite.

«Tua figlia è il flirt più lusinghiero che abbia mai avuto. Non mi sarei perso il suo battesimo per nulla al mondo.» Gli strinse la mano ricambiando il saluto.

Ancora prima di vederlo entrare dalla porta, Aline si era accorta dell’arrivo di Jake Howard. La sua presenza aveva caricato l’atmosfera, inviando una scossa elettrica a ogni cellula del suo corpo e causando in lei un black-out totale.

Nonostante i suoi sforzi, non poté fare a meno di gettare un’occhiata fuggevole verso l’ingresso proprio nello stesso istante in cui lui entrava al fianco di Lauren Penn.

Una sconosciuta gelosia l’assalì di sorpresa; desiderò almeno per quella volta di aver lasciato sciolti i capelli in modo da potersi nascondere dietro di essi.

«Tesoro!» esclamò concentrandosi sulla bimba che le sorrideva, per evitare così lo sguardo di Jake che dall’altra parte del locale si puntò su di lei. «È spuntato un dentino. Non sei troppo piccola?»

«La maggior parte dei bambini inizia a mettere i denti a sei mesi e quindi è nella media» spiegò Hope.

«Purtroppo non sono molto esperta di bambini» si rammaricò lei.

«Ci sai fare invece» la contraddisse l’amica. «Emma ti adora.»

Emma scelse quel momento per lasciarsi andare a un elaborato e buffo sbadiglio. Il cuore di Aline si sciolse. «E io adoro lei» aggiunse baciando le manine cicciottelle della piccola. «E non perché assomiglia a Keir. È stata una sciocchezza di cui mi vergogno molto. Vorrei che non fosse mai successo.»

Disperata e infelice, Aline aveva agito al di là del proprio carattere, intromettendosi tra Keir e Hope e minacciando di mandare a monte il loro fidanzamento.

«Lo so.» Hope la scrutò comprensiva. «Smettila di tormentarti. Abbiamo deciso di lasciare queste cose al passato a cui appartengono.»

«Non ha significato nulla per entrambi. Non avrei nemmeno dovuto dirtelo!»

«Non importa» dichiarò la sua ospite sincera e fiduciosa dell’amore del marito. «Dimenticalo. Io l’ho fatto.»

«No, tu non hai dimenticato, ma hai di sicuro perdonato» ribatté Aline. «E io non lo merito.»

«È ora che tu perdoni te stessa. Sai, è proprio questo il tuo problema. Tu sei una perfezionista,

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