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Notti proibite con il principe: Harmony Collezione
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Notti proibite con il principe: Harmony Collezione
E-book165 pagine2 ore

Notti proibite con il principe: Harmony Collezione

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IL TRONO DI SAN FELIPE 2/2

Da quando una tragedia gli ha portato via l'amore della sua vita, il principe Antonio De Santis non ha più toccato una donna, Ma un incontro inaspettato con la chiacchierata Bella Sanchez lo spinge a infrangere quella regola che si è autoinflitto... e a scoprire che lei non è affatto ciò che sembra.



L'incidente che ha messo fine alla sua carriera di prima ballerina ha trasformato la vita di Bella in un arido spettacolo. Ma quando Antonio esige la sua presenza a palazzo, lei non sa resistere alla tentazione di godere dei torridi momenti rubati che lui le offre. Presto però si troverà costretta a decidere se rinunciare al proprio cuore o domare il principe De Santis.
LinguaItaliano
Data di uscita19 gen 2018
ISBN9788858976203
Notti proibite con il principe: Harmony Collezione
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Autore

Natalie Anderson

Tra le autrici più amate e lette dal publico italiano.

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    Anteprima del libro

    Notti proibite con il principe - Natalie Anderson

    successivo.

    1

    Assaporando il momento di libertà rubato, il principe Antonio De Santis stava facendo due passi per le strade buie e deserte per smaltire la fatica degli ultimi ottanta minuti trascorsi nella palestra del palazzo.

    Silenzio. Solitudine. Oscurità. Pace.

    Si assicurò che il cappuccio della tuta celasse il viso. Ben presto sarebbe dovuto tornare. Tra meno di un'ora quella strada sarebbe stata affollata di operai intenti a completare i preparativi e controllare le barriere che erano state installate il giorno precedente. La gente sarebbe arrivata da tutte le parti. La corsa automobilistica di San Felipe era prestigiosa, e dava l'avvio ai festeggiamenti del carnevale. Il che significava che le due settimane successive sarebbero state più impegnative che mai per Antonio. Balli di rappresentanza, incontri d'affari, eventi sociali...

    Le celebrazioni del carnevale richiedevano la presenza reale ventiquattr'ore su ventiquattro, in quanto i ricchi e i potenti del mondo confluivano nel suo Paese per goderne appieno la bellezza. Inoltre, con il fratello minore assente, lui era l'unico membro della famiglia regnante disponibile.

    Ce l'avrebbe fatta, comunque. Come sempre.

    Giunse a un incrocio. La strada sulla sinistra conduceva al centro della città, che era il cuore degli intrattenimenti, con tutti i suoi bar e ristoranti che ben presto sarebbero stati affollati per la corsa automobilistica. Alzò gli occhi sulla facciata decorata dell'ex caserma dei pompieri all'angolo, l'edificio che era stato restaurato di recente e adibito a punto di riferimento per notti bollenti. Ma dopo soltanto una settimana dalla sua apertura, i residenti già discutevano sull'opportunità dell'esistenza di quel locale.

    L'insegna in bronzo sul fronte della facciata era sia una sfida, sia una pretesa. Le interpretò come una palese indicazione di intenti... Era lì, e non intendeva nascondersi.

    Antonio aggrottò la fronte. All'improvviso la finestra proprio davanti a lui si spalancò. Le persiane sbatterono contro la parete. Se fosse stato qualche centimetro più avanti l'avrebbero buttato a terra.

    Si fermò. Anche con le norme più elastiche del periodo di carnevale, il locale avrebbe dovuto rispettare la chiusura a quell'ora. Dalla finestra aperta diede una sbirciata all'interno, aspettandosi di scorgere qualche avventore alticcio che festeggiava ancora, ma non udì alcun rumore. Nessuna risatina sciocca o sguaiata, o bassi mormorii. Pareva che nel vasto locale non ci fosse nessuno... finché qualcosa non emerse dai profondi recessi. Guardò più da vicino, individuando la creatura che si muoveva velocemente in un turbinio candido. La donna indossava un top bianco e... nient'altro? L'istinto primordiale lo spinse a guardare le gambe che in quel preciso momento si muovevano come saette.

    Un pigiama. Pantaloncini di un pigiama.

    La mente improvvisamente ottenebrata, giunse a una conclusione. Lei aprì un'altra finestra e si voltò. Calzava un paio di ballerine, non per adeguarsi alla moda, ma per comodità. E ballava senza sosta, raggiungendo nel frattempo l'altra finestra. E questo fu il momento in cui le vide bene il viso per la prima volta.

    Lei sorrideva. Non uno di quei sorrisi formali che Antonio riceveva di solito... non nervoso o curioso... Quel sorriso era talmente ricolmo di gioia che gli diede l'impressione di doversi celare nell'oscurità, ma non trovò la forza di farlo.

    Fu assalito da una vampata di calore.

    Collera. Non desiderio. Mai desiderio.

    Negli ultimi sei mesi avrebbe dovuto essere rinchiuso in una caverna per non sapere che lei si era trasferita a San Felipe. Ma dal momento che governava quel Paese, sapeva esattamente chi fosse e per quale motivo si trovasse lì. E non gli importava un accidente che fosse ancora più splendida in carne e ossa rispetto alle foto che si sprecavano su Internet. Bella Sanchez era lì per causare guai. E Antonio non voleva guai a San Felipe.

    E neppure voleva Bella Sanchez.

    Non voleva nessuna.

    Eppure restava lì, i piedi incollati al marciapiede, a osservare i suoi volteggi nella stanza, effettuati con glorioso abbandono, da una finestra all'altra, finché non le aprì tutte.

    Eseguì un'altra serie di volteggi e all'improvviso si fermò, proprio al centro della finestra dalla quale lui stava guardando.

    «Ti piace lo spettacolo?» Il sorriso era evaporato e il tono era pregno di sarcasmo.

    Quando lui non si mosse, la giovane si avvicinò, gli occhi verdi da gatta come laser. Non era neppure senza fiato mentre lo fissava come una Furia decisa a vendicarsi di uno scellerato.

    Credeva forse di potersi permettere di mandarlo via?

    Un'altra vampata di calore lo portò a irrigidire i muscoli. A quel punto spinse indietro il cappuccio e la guardò freddamente, anticipando la soddisfazione di quando lei l'avrebbe riconosciuto.

    Bella sbarrò gli occhi, ma l'espressione disorientata ben presto evaporò lasciando qualcosa d'indecifrabile.

    «Vostra Altezza» disse secca. «Vi serve qualcosa?»

    Sfortunatamente lui non riuscì a ribattere; la lingua era incollata al palato. Come poteva essere così radiosa a quell'ora di mattina? Doveva aver fatto tardi la notte eppure eccola, senza una traccia di trucco, bella in modo inquietante.

    D'abitudine Antonio evitava di trovarsi solo con una donna... in particolare con attrici, modelle o appartenenti all'alta società che, data la sua condizione di single, letteralmente si trovava tra i piedi. Nel corso degli ultimi anni aveva conosciuto centinaia di donne affascinanti e compiacenti. Le aveva sempre respinte.

    Ma nessuna di loro era affascinante come Bella Sanchez in quel momento. E nessuna era stata così altezzosa.

    Al suo prolungato silenzio, lei si avvicinò. «Mi stavate spiando?»

    La collera esplose. Aveva evitato di conoscerla e adesso lei lo accusava di spiarla? Non aveva importanza che, in parte, fosse proprio ciò che stava facendo.

    «È passata da tempo l'ora di chiusura» osservò rigido.

    «State eseguendo dei controlli?» Mentre lo fissava quella barriera di altezzosità era tornata al suo posto, estinguendo le ultime tracce di vitalità dal suo sguardo. «Il club è chiuso.»

    L'accento era eterogeneo. Antonio immaginò che dipendesse dagli anni che aveva trascorso all'estero e dal miscuglio di gente che era stato parte della sua vita.

    «Sto dando aria alle stanze» spiegò.

    «Liberandole da odori sospetti?» Aveva sentito le voci e non intendeva ignorarle.

    Un sorriso emerse sulle labbra della giovane, ma niente di simile al precedente. «Questo è un club rispettabile, Vostra Altezza, non un ritrovo per drogati» tenne a precisare lei.

    «Ci sono altri vizi» replicò lui calmo. «Salvatore Accardi mi ha avvertito che quest'operazione avrebbe portato solo guai a San Felipe.»

    «E lui è un esperto in merito.»

    Bella non batté ciglio nel replicare.

    Lui avrebbe voluto vedere la sua reazione avendo citato il nome di Accardi, ma non ne rilevò alcuna.

    Salvatore Accardi, ex politico italiano, aveva preso residenza permanente nella casa di vacanza di San Felipe. Era ritenuto da tutti il padre di Bella Sanchez.

    Una ventina di anni prima la supposta figlia naturale del coniugato Salvatore e dell'amante sex symbol era stata argomento di scandalo. La loro storia era stata sbattuta su tutti i giornali. Ma Salvatore non aveva mai riconosciuto Bella come figlia. Si era anche rifiutato di effettuare il test di paternità. Era rimasto con la moglie da tempo sofferente, all'epoca incinta, e aveva allevato la figlia nata circa tre mesi prima di Bella.

    Quest'ultima era cresciuta sotto le luci della ribalta, prima come ballerina professionista, poi come proprietaria di quel club nel cuore del principato di Antonio. E a parere di Salvatore Accardi, la sua presenza non avrebbe fatto altro che attrarre depravati a San Felipe.

    «È illegale un club in cui la gente possa divertirsi?» chiese Bella, alzando una spalla.

    Antonio aggrottò la fronte, distratto dalla direzione che avevano imboccato i suoi pensieri.

    «Non è questo» ribatté gelido. «Qui si tratta di vendetta. È qualcosa che lei sta buttando in faccia ad Accardi.»

    «È questo che vi ha raccontato? E voi credete ciecamente a quanto dice?»

    A livello di pancia, Salvatore Accardi non era mai piaciuto ad Antonio, ma non era mai stato provato niente a suo carico. Tutte quelle voci su presunti imbrogli e corruzione erano rimaste solo tali. E se quell'uomo aveva la morale di un gatto randagio, erano affari suoi. Da troppo tempo aveva una proprietà a San Felipe perché gli ordinasse di andarsene.

    Così come non c'era stato motivo di rifiutare a Bella Sanchez il permesso di lavoro e la residenza.

    Non si doveva forse ritenere innocente una persona fino a prova contraria?

    Nel suo pigiama bianco, Bella appariva sia innocente sia sensuale, perché quel cotone era trasparente e sotto non indossava nulla. E quando si muoveva? Poteva vedere le sue curve generose...

    «Non sono sicuro che un ritrovo del genere sia adatto a San Felipe» considerò acido.

    «Come se non ci fossero altri club» ribatté lei sempre più aspra. Si sporse dalla finestra mettendo in mostra il seno. «Questo non è un sexy club. Non ci sono spogliarelliste e, assolutamente, niente droga.»

    Il tono era deciso. Antonio sapeva che sua madre, Madelina Sanchez, una delle più chiacchierate mantenute in un'epoca in cui queste cose costituivano motivo di scandalo, era morta di overdose in un appartamento a Parigi poco più di un anno prima. Tutti sapevano ciò che c'era da sapere su Bella Sanchez.

    «Questo è un club legale con sala da ballo» aggiunse Bella più calma, «e io ne sono l'attenta responsabile.»

    «È giovane e inesperta.»

    Per un attimo lei sbarrò gli occhi, ma subito controllò le emozioni e irrigidì la schiena, il sorriso con una nota di calcolo mentre fissava il suo abbigliamento sportivo.

    Anche Antonio s'irrigidì. Lo stava valutando prima della prossima frecciata.

    E, stranamente, lui non ne vedeva l'ora.

    «Perché non entrate e controllate voi stesso?» lo invitò.

    Era una sfida azzardata... Lei era tornata a essere Bella Sanchez, il sex symbol, senza battere ciglio.

    Ma non era quel tipo di sfida che lo attraeva. E neppure quel sorriso civettuolo di sofisticato divertimento. Era l'emozione che occhieggiava nello sguardo. La collera che cercava a stento di controllare... quel lieve tremito delle dita prima che chiudesse le mani a pugno.

    «Sì.»

    Accettò solo perché lei non se l'aspettava.

    Di certo era convinta che lui avrebbe rifiutato con un sorriso di circostanza, come si addiceva al principe conservatore che era. L'aveva sfidato.

    E lui aveva fatto altrettanto. Perché in quel momento aveva voglia di fare l'ultima cosa che chiunque, lei compresa, avrebbe potuto prevedere.

    E lei proprio non l'aveva contemplato. Per un secondo soddisfacente Antonio notò lo shock nei suoi occhi.

    Attese finché lei non aprì la porta e poi si scostò per farlo entrare.

    «Nessun odore sospetto, sentite?» borbottò. «Niente di illegale.»

    Il pianterreno era lindo e sapeva di pulito, neanche la minima traccia di sudore delle centinaia di clienti che avevano ballato notte dopo notte.

    Antonio alzò lo sguardo, via da quelle gambe che pareva non finissero mai, e scorse la scala di ferro battuto che avrebbe protetto coloro che preferivano la privacy del mezzanino. Era una vita che non frequentava un locale notturno. Era stato incoronato a poco più di vent'anni, ma anche in precedenza era stato consapevole delle restrizioni che comportava il suo ruolo.

    Lo era sempre stato. Doveva esserlo.

    Solo in quel momento provò una fitta di quel desiderio che aveva sepolto tanti anni prima. Quando era stata l'ultima volta che aveva ballato?

    «Volete vedere la licenza degli alcolici?» Bella si avviò verso il bar. «E qui c'è la prevista uscita di sicurezza»

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