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Netcrash
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E-book206 pagine2 ore

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Info su questo ebook

Internet collassa. Gli hacker la salveranno?
Attenzione: ogni singolo evento narrato in questo romanzo è assolutamente realistico e potrebbe davvero accadere!
Segui in diretta il crollo di Internet, visto dai quartier generali delle grandi corporation negli Stati Uniti e vissuto da normali utenti, ospedali, amministrazioni pubbliche e piccole aziende dall'altra parte dell'oceano, in Italia.

Un thriller tecnologico di crudo realismo che si ispira allo stato dell'arte di Internet e del cloud computing e getta una luce sinistra sul nostro futuro di dipendenza dalle tecnologie.

Cosa succederebbe se l'Internet dei mostruosi data center controllati dalle corporation collassasse di colpo? I segni premonitori sono nell'aria, ma l'euforia generale e la malafede interessata impediscono di scorgerli.
Dopo il crollo del NASDAQ di qualche anno prima, il panorama delle internet company ne è uscito radicalmente ridisegnato con la concentrazione dei servizi nelle mano di pochi.

"La nuvola è la grande madre,
è l'utero del mondo,
la custode suprema della nostra memoria...
Cazzate.
La nuvola è opaca, grigia e gravida di pioggia.
La nuvola è sporca."


Come può la banale svista di un programmatore mandare in crisi un grande motore di ricerca?
Che legame c'è tra un cavo sottomarino tranciato da un peschereccio e un data center sperimentale in Norvegia costruito su una piattaforma offshore?
Cosa accomuna la violazione di un server da parte da un misterioso gruppo internazionale di hacker e l'errore di programmazione nel software degli apparati che controllano il traffico Internet?

Uno stupido errore umano.
Una serie di sfortunati eventi.
Una lotta contro il tempo.


Internet collassa. Gli hacker la salveranno?

LinguaItaliano
Data di uscita19 lug 2020
ISBN9781393257608
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    Anteprima del libro

    Netcrash - Mark Ellero

    Indice

    The Netcrash Project

    L'autore

    Apprezzamenti per Netcrash

    Altre opere dello stesso autore

    NETCRASH

    Copyright

    Avvertenza

    ORA ZERO

    RADICI

    CREPE

    CROLLO

    MACERIE

    RICOSTRUZIONE

    Nota dell'autore

    L'autore

    Altre opere dello stesso autore

    THE NETCRASH PROJECT

    markellero.com/netcrash-project

    Un thriller tecnologico di crudo realismo

    che si ispira allo stato dell’arte del cloud computing e

    getta una luce sinistra sul nostro futuro

    di dipendenza dalle tecnologie

    L’AUTORE

    Mark Ellero è lo pseudonimo di Michele Catozzi, noto scrittore italiano autore della serie poliziesca Le indagini del commissario Aldani ambientata a Venezia. Tutti i suoi romanzi sono pubblicati da TEA.

    L’autore, che è anche un giornalista specializzato in auto storiche e un ingegnere informatico, ha scelto di pubblicare i suoi cyberthriller e i suoi racconti sul cybercrime con il nome di Mark Ellero. Netcrash è stato anche tradotto in inglese.

    Per contattarlo:

    mark.ellero@gmail.com

    http://markellero.com

    https://twitter.com/markellero

    APPREZZAMENTI PER NETCRASH

    Un riuscito incrocio tra fiction e reportage giornalistico. - Ritmo cinematografico, trama coinvolgente. - L’elevato tecnicismo di certe descrizioni mi ha appassionato. - Un plot molto intrigante che fa pregustare la fine del mondo.

    —Torneo letterario IoScrittore di GeMS

    Tecnico senza tecnicismi. - "Mi ha ricordato il Gibson di Neuromante. - Incalzante, moderno, ne farei un film."

    —Concorso letterario Bigjump di Rizzoli/Amazon

    Lo consiglio a tutti quelli che amano i thriller in stile Michael Crichton. - Finalmente un cyberthriller convincente e avvincente. - Travolgente dalla prima all’ultima pagina, non un attimo di noia. - Finalmente gli hacker si comportano come si comportano gli hacker in realtà.

    —Recensioni dei lettori su Amazon

    Raccomandato per comprendere l’underground dei computer geek.

    —Codiceinsicuro.it computer security blog

    Prove tecniche della fine del nostro mondo digitale.

    —YouTech.it digital magazine

    I rischi di affidare tutti i nostri dati a una manciata di corporation.

    —TechRadio.it podcast

    ALTRE OPERE DELLO STESSO AUTORE

    Cyber Crime Stories - da news a fiction è un format innovativo di storie che mescolano la realtà delle più recenti imprese cybercriminali internazionali, filtrata attraverso gli occhi di giornalisti e hacker, e la finzione narrativa che impone ai racconti i ritmi di veri e propri thriller.

    CYBER CRIME STORIES #1 / Panico in corsia [02/2017]

    Un grande ospedale sotto scacco per un violento attacco ransomware

    CYBER CRIME STORIES #2 / Banche nel mirino [02/2017]

    Truffa finanziaria da record: come ti rubo un miliardo di dollari

    CYBER CRIME STORIES #3 / Onda d’urto [02/2017]

    I potenti cannoni digitali in grado di spazzare via qualunque sito web

    Mark Ellero

    NETCRASH

    Cyberthriller

    Ai miei tesori S., M., S. e M.

    Copyright © 2014-2020 by Mark Ellero

    Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di questa pubblicazione può essere riprodotta, memorizzata in un sistema informatico o trasmessa in qualunque forma o con qualunque mezzo (elettronico, audio, meccanico, fotocopiatura, registrazione o qualunque altro sistema) senza il permesso scritto da parte dell’autore.

    e-mail: mark.ellero@gmail.com - website: http://markellero.com

    Quarta edizione digitale luglio 2020

    (Versione v4.3, vedi la Nota dell’autore per i dettagli)

    AVVERTENZA

    Questo romanzo è un’opera di fantasia, per cui ogni riferimento a persone, aziende, fatti, indirizzi o siti internet è puramente casuale. Anche se molti dei luoghi, dei personaggi e dei fatti citati sono reali o si rifanno alla realtà, essi sono stati utilizzati dall’autore per sostanziare la finzione narrativa. In particolare sono frutto di fantasia la maggior parte degli avvenimenti seguiti al 10 gennaio 2015. Sono invece reali tutte le persone, aziende, fatti che si svolgono prima del 10 gennaio 2015 e che riguardano la storia dell’industria informatica e delle internet company, e la relativa narrazione si basa su fonti documentarie. Allo stesso modo tutti i marchi citati in quel contesto sono marchi registrati o commerciali dei rispettivi proprietari.

    ORA ZERO

    27 GENNAIO 2018, 07:27 (UTC)

    Praga, Repubblica Ceca, quartiere Žyžkov

    Józef jabo Chabowski picchia svogliato sulla tastiera del portatile. Canticchia un motivetto che l’iPod gli spara nell’auricolare. Decibel di pura techno. Rintanato nel suo spoglio monolocale di Žyžkov, siede a cavalcioni di uno sgabello davanti a un tavolaccio appoggiato a due cavalletti di legno. Fuori la notte è appena trascorsa e la penombra sfuma i contorni del mobilio quasi inesistente. Józef non ha mai avuto una gran passione per l’arredamento. Come per tante altre cose. La sua sola passione è programmare. E scopare, naturalmente. Ma ha imparato a sue spese che programmare è molto più facile e molto meno impegnativo.

    Quando il polpastrello del dito medio cala sul tasto punto, il punto si materializza sullo schermo, ma Józef quasi non lo vede, concentrato com’è sulla musica che sta selezionando per la prossima serata allo Storm Club, un nuovo locale dalle parti di Hradčany. Quel punto non è il semplice punto che indica la fine di una frase. No, perché ciò che Józef sta scrivendo non è il post di un blog, o un articolo per qualche sito, o la scaletta della sua musica. Quelle sono istruzioni per computer. E le istruzioni sono sbagliate, perché il punto lì non ci va. Per niente.

    Józef completa le istruzioni e salva il file. Ma gli prende un indecifrabile senso di fastidio, una malavoglia che non riesce a mettere a fuoco, giusto mentre sta per lanciare un ultimo comando sulla console del portatile. Il file su cui ha lavorato sarà fagocitato da un server, posizionato in qualche remoto data center, che lo manderà in esecuzione seguendo passo passo le sue istruzioni.

    Routine. Semplice routine quotidiana. Lo fa ormai da mesi, è uno delle migliaia di collaboratori della canadese Sysweb, una delle centinaia di società cui la Pangeya Corporation subappalta alcuni lavori che servono al funzionamento del più grande motore di ricerca del mondo.

    Józef è uno dei tanti, insomma. Ma quello è comunque il suo lavoro. Malpagato, ma è un lavoro. E i bonifici della Sysweb sono regolari, ci puoi contare, anche se non ci puoi vivere. Per quello Józef tenta di arrotondare facendo il deejay in qualche discoteca del centro di Praga, di quelle per turisti, uguali a tante altre del resto d’Europa, con la musica sparata a palla e le penombre in cui le pasticche scivolano facili da una mano all’altra. Un’attività che se non altro gli offre qualche occasione in più per rimorchiare.

    Sarà la musica che gli stordisce i timpani, o la pasticca che ha buttato giù da qualche minuto e che gli è rimasta in tasca dalla sera prima, fatto sta che Józef si distrae quel tanto che basta a digitare un punto al posto di una virgola. E quando si lavora con i computer un punto e una virgola sono differenti tra loro. Molto differenti. Immensamente differenti, a volte.

    Routine, non è altro che routine. Il polpastrello si abbassa sul tasto INVIO e le macchine remote obbediscono. Un lampo improvviso schiarisce la mente obnubilata di Józef Chabowski, che si rende conto dell’errore commesso appena un istante dopo aver premuto il tasto. Un istante di troppo. Strappa il cavo che lo interconnette a Internet, ma serve a poco, perché il suo comando è già stato recepito da un server lontano migliaia di chilometri che in pochi millisecondi lo ha reso operativo.

    Errore umano. Capita. In effetti gli è già capitato, e per fortuna non ci sono state gravi conseguenze. Solo un rimbrotto da parte del supervisore. Ma stavolta Józef jabo Chabowski non ha fortuna.

    L’apocalisse sta per scatenarsi e Józef non può farci proprio nulla.

    RADICI

    10 GENNAIO 2018

    New York Times

    IL NUOVO VOLTO DI INTERNET

    Di George Finney

    Sono trascorsi soltanto tre anni ma pesano come lustri.

    Il 2015 sarà ricordato come l’anno in cui gli equilibri societari delle grandi internet company vennero stravolti da una serie di accadimenti economico finanziari innescati dai rigurgiti di una crisi mai sopita, alimentati dall’eccesso di capitalizzazione di troppe società e cavalcati da speculatori senza scrupoli.

    I segni premonitori erano nell’aria da tempo, ma l’euforia generale, e spesso la malafede interessata, impediva di scorgerli.

    Era il 10 gennaio 2015. L’improvviso crollo dei listini del NASDAQ innescò una catena di reazioni sui mercati, agendo da catalizzatore a processi che erano stati incubati negli anni precedenti.

    Seguirono mesi di devastanti montagne russe degli indici tecnologici delle borse di tutto il mondo, ma soprattutto di quella di New York, che portarono a un riassetto globale di cui ne fecero le spese, come sempre accade, le aziende meno solide, a tutto vantaggio dei colossi. Certo, parlare di solidità nel settore internet è un ossimoro, ma tant’è.

    Acquisizioni, scorpori, fusioni, fallimenti si susseguirono a ritmo forsennato, quasi secondo un copione già scritto, con il mercato trasformatosi da agente darwiniano di riequilibrio a spettatore privo di ogni potere. Con buona pace delle authority antitrust anestetizzate da anni di deroghe e incapaci di reagire con la dovuta prontezza a quei rivolgimenti epocali e a concentrazioni da vertigine.

    Alla fine il panorama delle internet company ne uscì modificato nel profondo. Così diverso, eppure così somigliante a prima.

    Qualche esempio?

    Pangeya è nata da uno dei merger più colossali della storia, quello tra Google e Yahoo. Con le acquisizioni collaterali di Ustream, Vimeo e tanti altri, il servizio Youtube si è trasformato in PanTube. Pangeya è di fatto la maggiore società di servizi internet.

    Myface è l’evoluzione finale dei grandi social network, focalizzati sulle nuove forme di intrattenimento e ibridazione tra web e tivu, con obiettivo la monetizzazione dello sterminato numero di utenti. Il punto di arrivo di Facebook, dell’allora moribondo Myspace, di Linkedin e tanti altri.

    Chatweet ha unito la leadership di Twitter, l’innovazione di Snapchat, il patrimonio di utenti di Whatsapp (strappata a Facebook) e il fascino geek di Telegram, conquistando il monopolio dei social orientati alla comunicazione istantanea, con la priorità ai ricavi da sponsorizzazioni e pubblicità.

    Cyrrus rappresenta il consolidamento di tutte le attività cloud di Amazon, leader indiscusso del settore, con l’incorporazione di Rackspace, Citrix e VMware, tra gli altri, e lo scorporo delle sue attività di e-commerce che hanno invece seguìto la propria strada insieme a Ebay, Groupon e altri confluendo in Mazing.

    Frisco ha raccolto l’eredità di Cisco, il pionieristico fabbricante di router per l’instradamento del traffico internet, fondendo in un’unica azienda anche Brocade e l’intera divisione networking di HP. Il nome, per quanto inviso agli abitanti di San Francisco, è un evidente tributo alla storica company.

    MacSoft è la chimerica fusione tra Apple e Microsoft, le due company informatiche della prima ora la cui rivalità risaliva ai primissimi anni ’80. Accoppiata improponibile in altri tempi, ma divenuta scelta obbligata per la situazione contingente. E che tutto sommato sta dando buoni frutti con una intelligente suddivisione dei ruoli secondo le eccellenze di ciascuna.

    L’elenco sarebbe ancora lungo, ma ci fermiamo qui.

    Sono trascorsi soltanto tre anni però valgono come quindici.

    Se il nostro futuro digitale sarà migliore o peggiore di prima lo dirà solo il tempo.

    CREPE

    2 ANNI PRIMA DELL’ORA ZERO

    Località imprecisata, Oregon, US, data center Pangeya

    2 marzo 2016, ore 11:19

    Il nuovo data center di Pangeya entra in funzione in sordina. Niente giornalisti, niente autorità, niente comunicati stampa. Di fatto non c’è inaugurazione, solo una schiera di operatori che verificano fino all’ultimo che tutto sia come da specifiche tecniche. Le migliaia di server sono accesi e pronti a prendere il loro posto nell’enorme disegno della nuvola di Pangeya.

    Nessuno però sa che quel data center appartiene a Pangeya. D’altra parte la società che ne risulta titolare, quella cui sono intestate le utenze elettriche per una potenza di non meno di 200 MW, si chiama Alko Co, ed è una Limited Liability Corporation, una LLC, per cui è di fatto impossibile sapere chi sia il vero proprietario del data center. E quei pochi che sanno sono tenuti al segreto professionale a rischio di penali che non potrebbero mai permettersi di pagare.

    Non come il data center di Portland, sempre nell’Oregon, pubblicizzato anche sul sito di Pangeya. Quello è fumo negli occhi. Roba buona per i giornalisti e i blogger a caccia di notizie. Perché in realtà nessuno sa di preciso quanti siano i data center di Pangeya. E pochi sanno dove sono. Le notizie trapelano con difficoltà, spesso sono manipolate, si spaccia un data center con 100.000 server per un call center, un network peering center da 300 terabit al secondo (una mostruosità) per una sede commerciale.

    Qualcuno dà ordine di modificare il routing su Internet, le mappe geografiche della rete che consentono agli utenti di raggiungere i nuovi server. Come il bacino di una diga nuova di zecca che comincia a riempirsi d’acqua, il data center va online. Quasi invisibile, entra piano piano a far parte dell’immensa nuvola di Pangeya.

    La nuvola è un concetto più vicino alla filosofia che all’informatica.

    Nuvola è una parola che evoca candori infantili e morbidi abbracci materni. Qualunque cosa sia custodita dalla nuvola non può che essere al sicuro. La nuvola non si rompe mai, non può rompersi, per definizione. I tuoi dati sono nella nuvola. Non sai dove, ma non ha importanza. La nuvola esisterà per sempre e anche i tuoi dati esisteranno per sempre, perché preoccuparsi? La nuvola non può essere evil, malvagia, è imparziale e saggia come un dio dell’Olimpo. La nuvola è silenziosa, non è invasiva, sta dietro le quinte a fare il suo lavoro, il suo funzionamento etereo non produce scorie, è ecologica.

    La nuvola è la grande madre, è l’utero del mondo, la custode suprema della nostra memoria…

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