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Un sole che sorge dall’alto

Un sole che sorge dall’alto

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Un sole che sorge dall’alto

Lunghezza:
149 pagine
2 ore
Pubblicato:
31 mag 2020
ISBN:
9791220100311
Formato:
Libro

Descrizione

Cosa succede a una persona quando le viene diagnosticato un male incurabile? Per molti è difficile portare avanti la vita normalmente, per alcuni l’unica cosa da fare è fingere che tutto sia come sempre, altri ancora semplicemente si arrendono. Eppure… a volte basta una mano tesa per trovare di nuovo la forza per andare avanti.

Roberto Beltrami è nato ad Alessandria il 5 Gennaio 1958. Si è diplomato in pianoforte e composizione presso il Conservatorio di Genova, dedicandosi alla Musica sia come insegnante che come concertista; numerose sue composizioni sono edite da Pizzicato Verlag (Zurigo) e da Berben (Ancona). Insegna al Conservatorio Di Alessandria.
Sia la moglie che il figlio sono violoncellisti, il che ha fatto sì che questo strumento, già suonato dallo zio, sia divenuto una sorta di membro della famiglia. Forse è per questo che la trilogia del “Milite Ignoto” (nome dato al vecchissimo violoncello di casa) ha visto la luce: tre romanzi dedicati ad un caro, affettuoso componente della famiglia che ne ha passate di tutti i colori. E il bello è che molte cose scritte sono vere.
Di Roberto Beltrami, nel 2019 Europa Edizioni ha pubblicato La vera storia di un pianoforte a noleggio.
 
Pubblicato:
31 mag 2020
ISBN:
9791220100311
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Un sole che sorge dall’alto - Roberto Beltrami

Roberto Beltrami

Un sole che sorge dall’alto

EDIFICARE

UNIVERSI

© 2020 Europa Edizioni s.r.l. | Roma

www.europaedizioni.it

I edizione elettronica maggio 2020

ISBN 979-12-201-0031-1

Distributore per le librerie Messaggerie Libri

PREFAZIONE

Tra musica e medicina: sono questi i due grandi temi in cui si addentra Roberto Beltrami nel suo romanzo.

Due aspetti che molte volte, messi insieme, hanno finito per far sì che l’una diventasse il supporto dell’altra nella cura delle malattie.

In realtà lo scrittore, che prima di tutto è affermato pianista e docente al Conservatorio di Alessandria, ha con immediatezza e semplicità raccontato la storia di un professore di violoncello che improvvisamente si trova a dover affrontare ciò che oggi rappresenta il male più diffuso tra le popolazioni maggiormente evolute: il cancro.

E nonostante il progresso abbia trasformato la società umana, ad oggi il cancro, nella scala delle malattie, detiene ancora un triste primato. Tanto si è fatto e si sta facendo per la cura, ma purtroppo resta ancora molto da fare, non solo a livello di cura, ma anche di diagnosi precoce.

Per questo motivo seguire le campagne di prevenzione e attuare regolarmente nella quotidianità della vita i più semplici accorgimenti che spaziano dall’alimentazione al movimento e a sane abitudini, può già rappresentare un piccolo passo per il miglioramento della vita stessa.

Tutto ciò certo non è sufficiente perché purtroppo molte volte è il nostro DNA a farla da padrone; e allora in questi casi con determinazione bisogna affrontare la malattia, combatterla e non averne paura seguendo con fiducia i protocolli di cura, lasciandosi aiutare sia dai professionisti che ogni giorno combattono il cancro, ma anche dai propri cari, dagli amici, perché certamente il benessere della psiche è prioritario nella lotta al tumore.

Ed è proprio su questo aspetto che l’Autore verte maggiormente lo sguardo. Il suo non vuole certo essere un trattato scientifico, ma un romanzo significativo in cui sono evidenziati gli aspetti fondamentali della vita: l’amore, ma anche l’amicizia, la stima e la fiducia negli altri.

Beltrami, con abile maestria narrativa, racconta come ogni personaggio, ognuno per la propria parte, si ritrova coinvolto nella lotta al cancro a fianco del professore per far sì che non debba mai sentirsi solo.

Filo conduttore di questo racconto di facile lettura ma che sprigiona un profondo senso di armonia e di serenità, nonostante il tema trattato, è la musica non solo come caratteristica comune dei protagonisti ma soprattutto come catalizzatore di energia.

Un grande plauso a Roberto Beltrami che, nell’umiltà e nella modestia che lo contraddistinguono, ha saputo rendere un grande insegnamento.

Giancarlo FARAGLI

Medico Preventivo e divulgatore scientifico.

UN SOLE CHE SORGE DALL’ALTO

Esposizione

Il profumo, la prima cosa che si manifesta. Per alcuni l’odore, per me il profumo delle essenze, delle resine, la trementina, l’olio di lino, il pino mugo. Ti dà alla testa. Fantastico. Un ambiente piccolo, muri vecchi, la luce di una lampada a braccio fissata su un tavolaccio di noce spesso sopra al quale c’è di tutto, pezzi di legno, attrezzi, barattoli. È da questi che esce il profumo. Tutte le volte che vengo qui non andrei più via. Lo guarda con attenzione, lo gira, lo posa sul tavolo. Alla fine, visto che non parla, lo faccio io.

«Cosa pensa che possa essere?»

Non risponde. È un uomo abbastanza robusto, mani forti un poco rovinate dall’uso dei ferri e dei solventi. Ha inforcato gli occhiali, continua a osservare in silenzio. Poi finalmente:

«Boh.»

«Boh in che senso? È un nonnulla o potrebbe essere qualcosa di interessante?»

Ancora silenzio. Mi guarda da sopra le lenti.

«Cosa pensava di realizzare, così, a naso?»

«Realizzare? Non mi sono spiegato, non lo venderei per nulla al mondo. Non voglio venderlo, voglio metterlo a posto per bene. Ha visto in che stato è, no?»

«Ah, beh, allora ci siamo, mi scusi, non avevo capito. Sì, c’è parecchio da fare, ma ne vale la pena. Potrebbe essere uno strumento di metà ottocento, sicuro non di meno, forse anche più vecchio. Non è etichettato, ma è di buona liuteria, per certe forme mi ricorda Storioni, per altre no… Boh.»

Corre voce che sia uno dei più bravi, qui a Cremona. Ma quei boh sono abbastanza insopportabili. Sia pure che la scienza esatta non esiste, figurarsi la liuteria.

«Qualcuno ha detto che potrebbe essere di scuola bavarese.»

«Quando non sanno cosa dire, ecco che arriva la scuola bavarese. O quella boema.»

«In effetti han citato anche quella… per me comunque è il Milite Ignoto di mio zio, ha un gran bel suono e gli sono affezionato. Cosa pensa di fare?»

«Catena e anima, ponticello, e cercherei di dare un po’ di angolo alla tastiera che è flappa in modo allarmante. Tira anche a sinistra.»

«Flappa…?»

«Naturalmente la cambiamo. Se sto largo con l’ebano evitiamo di rettificare tutto il manico con i casini che comporta. E cerchiamo di dargli più tensione spinandola. N’est pas

Mi fa sempre piacere vedere una persona con le idee chiare. Sono certo di essere al cospetto di un professionista, di uno giusto. Accetto il preventivo senza discutere. Del resto, è una delle poche soddisfazioni della mia vita, se non mi concedo neanche un violoncello funzionante (e per giunta di famiglia) cosa mi resta? Lo sfascio generale del mondo della musica? Stiamo cercando di agire, di porvi rimedio, il meeting è alle porte ed io devo essere pronto. Non oso pensare ai debiti che mi aspettano al varco e alla spesa che devo sostenere per partecipare al meeting. Non importa, potrebbe essere l’ultima cosa che faccio nella vita. Non mi hanno dato grandi aspettative, alcuni mesi, forse qualcosa di più, vedremo, non voglio sapere, non tornerò dai medici, non voglio altro che partecipare al meeting.

«Ci vediamo fra una settimana, le telefono io.»

«Perfetto. Grazie, maestro.»

«Maestro sarà lei, io taglio solo del legno. Sono più vicino ad un falegname casomai…»

Mai capito quando scherza e quando parla sul serio. Comunque è simpatico. Mi accompagna alla porta ed esco , una stradina silenziosa, anzi, una città silenziosa, dedita al rispetto per una professione che ha del magico, una città dove ci sono più liutai che pizzicagnoli o panettieri. Che bello. Raggiungo l’auto e parto. Poco più di un’ora e sono in Conservatorio.

La mia vecchia aula, una vita trascorsa qua dentro ma di pensione neanche a parlarne. Non so se mi dispiace, qui si sta bene e forse non riuscirei a vivere da pensionato, ho smesso di fare spedizioni punitive quando la salute mi ha comunicato chiaramente che era ora di smettere, basta ore di automobile, basta treni, basta orari pazzeschi. Però basta anche alle soddisfazioni, quindi se mi togliessero il Conservatorio con i colleghi, gli amici e soprattutto gli allievi, potrei impazzire. Ammesso che ce ne sia il tempo. Non è granché giusto, ho appena sessant’anni, sento di avere ancora molto da dare e i miei ragazzi mi vogliono bene. Chissà perché deve finire tutto così in fretta. Forse dovrei dire ho già sessant’anni, posso essere contento. Ma non ci riesco.

Primo Tema

A volte la vedo quando scendo a prendere il caffè alla macchinetta. È con le altre ragazze cinesi, studiano canto lirico, chiacchierano ad alta voce con allegria. Mi salutano cortesemente, sorridenti, carine. Lei non è carina, è bella da impazzire, mi dice sempre ciao maestro come stai? da quando ha frequentato la mia classe di Musica da Camera. Aveva cantato Ravel, bella voce e bella voglia di fare progressi. Ma sono in grado, io, di farle fare progressi, o sono solo il solito ripetitore di nozioni trite che si tramandano da maestro ad allievo? Ha senso? Forse sì, forse ha senso salvare una tradizione, una scuola, una cultura, sono io che perdo senso e voglia di fare.

Resta il fatto che quando la vedo vorrei tanto avere trent’anni di meno. Giulia. O meglio Yu-Ja, si fanno sempre dare dei nomi nella lingua locale, semplifica le cose. Ma a me piace il suono della loro strana, misteriosa parlata, sembra già musica. Una volta le ho chiesto di cantarmi un pezzo tradizionale del suo paese, Inner Mongolia, già il nome delle località suona come un lied di grande autore; era un pezzo monodico, senza accompagnamento strumentale, affascinante nei suoi intervalli portati e glissati… Era bello in modo commovente. Le ho detto che era bravissima e che la loro musica era meravigliosa.

«Se fossi più giovane verrei a studiare la vostra musica nel tuo Paese.»

«Maestro sei primo che dice queste cose, sono contenta molto molto!»

«È la verità, e tu sei veramente brava»

Poi se n’era andata con le lacrime agli occhi perché nessuno le aveva mai detto che è brava. Giulia. Poi mi aveva portato un pacchetto di the di Cina e tutte le volte che andava a casa mi arrivava a lezione con un oggetto di carta lavorata, o di legno laccato, o di cuoio. Meno male che a casa non ci va spesso (costa troppo) se no farei collezione di artigianato cinese e di confezioni di the.

Giulia. Quando esce dall’aula mi bacia sulla guancia con una specie di schiocco, il classico smack dei fumetti. Senza che in ciò vi sia alcunché di male, tipo lavorarsi l’insegnante in vista di un esame. Ce n’è di questi soggetti, di tutte le razze, ma non è lei. Giulia. Giulia no, è una pulita, semplice, solare. E adesso mi viene incontro sorridendo.

«Ehilà vecchio mio, allora, ci sei andato dal liutaio a far valutare il catorcio?»

Non l’ho visto arrivare. Uno dei colleghi a cui darei una gentile pacca sulla schiena. Da piegarlo in due. Giulia si è fermata con discrezione a pochi metri da me.

«Certo, ma non era una valutazione, lo faccio restaurare. Il Milite Ignoto se lo merita, è in casa mia da quasi un secolo.»

«Mah, se lo dici tu. Per me la roba vecchia o è di grande nome o non vale la pena di spenderci dei soldi. Di chi è, in definitiva?»

«Uno strumento chiamato Milite Ignoto, secondo te, può essere di grande liuteria?»

«No, ma almeno fosse del Settecento… Invece potrebbe essere di inizio secolo al massimo, per giunta con una vernice orribile».

«Non sapevo che come secondo lavoro, oltre alle varie scuole private dove insegni, facessi il liutaio. Di vernice se ne parlerà quando avrò i soldi, per adesso lo facciamo suonare.»

«Vedi che ho ragione sui soldi. Non faccio il liutaio ma ne capisco…»

Suona il suo telefono, lo tira fuori e si allontana esclamando un

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