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La Sindrome della Sacra Sindone
La Sindrome della Sacra Sindone
La Sindrome della Sacra Sindone
E-book52 pagine34 minuti

La Sindrome della Sacra Sindone

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L'idea che la Sindone di Torino anche detta Sacra Sindone o Santa Sindone, potrebbe essere il vero telo funebre di Gesù, recante la sua immagine, per alcuni è chiaramente irresistibile. Non sorprende dunque che, per un oggetto così emotivamente carico, la discussione circa l'autenticità sia ancora accesissima. Per qualcuno è un reperto interessante e cioè è un lenzuolo di lino conservato nel Duomo di Torino, sul quale è più o meno visibile l'immagine di un uomo che porta segni interpretati come dovuti a maltrattamenti e torture compatibili con quelli descritti nella passione di Gesù. Per altri non è altro che uno straccio insignificante, uno dei tanti, tantissimi bluff che la Chiesa ha messo deliberatamente e spudoratamente in atto, nel tentativo di ingannare più gente possibile, abusando della cosiddetta credulità popolare. In poche parole una truffa bella e buona, ma legalizzata. Di certo la Sacra Sindone è la reliquia più importante del mondo cristiano. Per ovvi motivi, alla Chiesa fa comodo mettere in risalto le opere e le teorie degli autenticisti, infatti, sulla Sindone è stata sino ad ora percepita dal pubblico di non specialisti, solo quasi esclusivamente la voce degli autenticisti che, hanno prodotto un numero enorme di libri, scritti e conferenze a sostegno della loro tesi. Per vari secoli, la Chiesa stessa considerò la Sindone un falso, pur permettendone il crescente culto, soprattutto dopo che il telo, ormai proprietà dei Savoia, fu trasferito in Italia. I motivi per ritenere la Sindone un palese falso sono molti e supportati da inconfutabili evidenze scientifiche. Forti di queste prove i non autenticisti, anche se con risorse e mezzi infinitamente più esigui cercano di ribattere colpo su colpo. Un mistero appassionante che, intriga credenti e non, clero e laici. Io ho iniziato a scriverne senza pregiudizi, scevro da idealismi mi sono fatto guidare dall’istinto percorrendo gli affascinanti meandri di questo arcano. Studi, esperimenti, documenti storici, reperti a ed esperti a confronto. Tutto questo e molto altro per provare a rispondere all'eterno dilemma: la Sindone di Torino è autentica o è un falso?
LinguaItaliano
Data di uscita14 lug 2020
ISBN9788869828256
La Sindrome della Sacra Sindone
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    La Sindrome della Sacra Sindone - Kolbe Fabrizio Gregori

    (AL)

    Capitolo I

    Madonnina bella quante lacrime

    La reliquia più importante del mondo cristiano è la Sindone di Torino, nota anche come Sacra Sindone o Santa Sindone, è un lenzuolo di lino conservato nel Duomo di Torino, sul quale è più o meno visibile l’immagine di un uomo che porta segni interpretati come dovuti a maltrattamenti e torture compatibili con quelli descritti nella passione di Gesù. La Sindone di Torino non è altro che uno dei tanti, tantissimi bluff che la chiesa ha messo deliberatamente e spudoratamente in atto, nel tentativo di ingannare più gente possibile, abusando della cosiddetta credulità popolare. In poche parole truffe belle e buone, ma legalizzate. Potrei stilare una lista infinita di imbrogli perpetrati nei corsi dei secoli dalla chiesa, ma mi basterà citarne alcuni per spiegare quello di cui sto parlando.

    Ricordate la Madonnina di Assemini? È stato uno dei primi casi di statuine sacre che hanno lacrimato sangue negli ultimi anni. La notizia ebbe una forte eco in tutto il Paese e suscitò l’interesse di giornali e televisioni.

    Era il 22 maggio del 1994 quando, nella cucina di casa Ilot ad Assemini - un paese a pochi chilometri da Cagliari - una statuina raffigurante la Madonna cominciò improvvisamente a lacrimare. Accorsero i vicini di casa ed il parroco e, dopo solo un paio di giorni, la notizia divenne di dominio pubblico. Inutili furono i tentativi della Curia di frenare l’entusiasmo. Assemini venne presa d’assalto da gruppi di fedeli provenienti da tutta la Sardegna, e da bancarelle di commercianti speranzosi di trovarsi davanti ad una nuova Lourdes. La famiglia Ilot fu costretta ad esporre per due ore al giorno la statuina in una teca in giardino affinché chiunque potesse godere dell’evento. La signora Ilot, intervistata da alcuni giornalisti diceva: «È rimasta per quattro anni in un magazzino. Ce l’aveva regalata una famiglia di marocchini. Da giorni sentivo strane voci, vedevo oggetti sparire e ricomparire. Così ho preso la statuetta per sistemarla in cucina. Domenica mattina sono andata alla radio per cambiare canale e l’ho vista. Piangeva, la Madonna, dagli occhi usciva sangue».

    Dopo un paio di settimane, la Procura di Cagliari decise di indagare sull’avvenimento. Sequestrò la statuina e dispose che venissero condotti degli accertamenti. Qualcuno aveva infatti insinuato che potesse esistere qualche trucco, probabilmente qualche meccanismo nascosto.

    Invece non si trovò nulla. Ma gli scettici non si diedero per vinti: «Forse le statuine sono due, solo una delle quali truccata».

    A questo punto avvenne la svolta nelle indagini. La Procura ordinò ai coniugi Ilot di sottoporsi al test del DNA per stabilire se il loro codice genetico fosse identico a quello della Madonna. La loro risposta fu abbastanza prevedibile ed è la stessa poi fornita anche dai proprietari della statuina concorrente, quella di Civitavecchia: un secco rifiuto. Dopo una lunga trattativa, solo poco tempo fa si è riusciti ad ottenere che le analisi venissero eseguite.

    I risultati sembrano essere inequivocabili: il DNA della signora Ilot è lo stesso di quello del

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