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I 7 segreti per una relazione felice

I 7 segreti per una relazione felice

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I 7 segreti per una relazione felice

Lunghezza:
212 pagine
2 ore
Pubblicato:
31 mar 2020
ISBN:
9788868206635
Formato:
Libro

Descrizione

“Lasciate che questo splendido libro vi faccia da guida per creare una relazione basata sull’amore incondizionato e sul rispetto reciproco”.

– Don Miguel Ruiz, autore de I quattro accordi

I 7 segreti per una relazione sana e felice spiega quali sono le chiavi per instaurare relazioni davvero appaganti e durature in qualsiasi situazione, che viviate un rapporto da parecchi anni o che siate single e vogliate prepararvi a incontrare qualcuno. Quante volte in una relazione abbiamo detto o pensato:

Ti amerò se… mi farai sentire bene con me stesso.

Ti amerò se… mi prometti queste cose e le manterrai per sempre.

Ti amerò se… anche tu mi dirai che mi ami.

Ne consegue che se non faremo così, l’amore ci sarà negato e resteremo soli. I 7 segreti per una relazione sana e felice ci svela come possiamo liberarci da questi condizionamenti e come l’amore incondizionato sia l’ingrediente chiave per qualsiasi rapporto sano e felice.

“E vissero felici e contenti”: cinque parole che danno vita a un intero universo di aspettative sulle relazioni. Con questo concetto preso dalle favole viene infatti piantata nella nostra mente l’idea che se avremo una relazione seria la nostra vita sarà magnifica e tutto sarà perfetto. Ma ovviamente sappiamo bene che le relazioni sono un po’ più complicate di così.
Pubblicato:
31 mar 2020
ISBN:
9788868206635
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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I 7 segreti per una relazione felice - Heatherash Amara

vita.

I SEGRETI FONDATIVI

Capitolo 1

Il segreto dell’impegno

Se avete costruito dei castelli in aria, il vostro lavoro non andrà perduto: è quello il posto in cui devono stare. Adesso metteteci sotto le fondamenta.

– HENRY DAVID THOREAU

Torniamo con la memoria a quando eravamo adolescenti, l’epoca in cui eravamo goffi e vulnerabili. I nostri ormoni si surriscaldavano, eravamo un’esplosione di nuovi desideri ed eravamo bloccati da vecchie paure.

Verrò notato? Verrò capito? Verrò mai amato?

In quel periodo della nostra vita spesso ci convincevamo che se avessimo potuto trovare una persona speciale tutto sarebbe andato bene.

Con le prime incursioni nel mondo delle relazioni, nel bene e nel male molti di noi si prendono una serie di impegni che possono creare le condizioni per gravi difficoltà successive:

•Ci impegniamo a rendere sempre felice la persona che amiamo.

•Ci impegniamo a dirle ciò che vuole sentirsi dire.

•Ci impegniamo ad apparire e ad agire in un certo modo per il suo bene.

•Ci impegniamo a essere la persona che vuole che siamo.

È chiaro dove va a finire tutto questo. Ognuno di questi impegni è un modo con cui cerchiamo l’approvazione, l’attenzione e l’amore dell’altro. Ma ogni passo che facciamo in questa direzione ci allontana da ciò che ogni essere umano necessita per essere felice e sereno: l’onestà, l’appagamento, l’accettazione di sé e l’amor proprio.

Eppure da adolescenti quasi tutti prendiamo questi impegni. E va bene, fanno parte della nostra crescita e possono fornire un buon punto di partenza per i nostri primi viaggi alla scoperta di noi stessi. Il problema è che molti di noi continuano a portare queste vecchie idee e pratiche nelle loro relazioni mature, anche quando hanno trenta, quarant’anni o più. Se non sostituiamo quelle idee iniziali con un altro modo di fare le cose e con un altro genere di impegno, più avanti potremmo trovarci in serie difficoltà nelle nostre relazioni.

Forse leggendo questo potreste pensare: Non mi riguarda, io non sono così. Ma la consuetudine di snaturarci per qualcuno può essere impercettibile e difficile da eliminare, anche per coloro che da anni lavorano interiormente su se stessi. Guardatevi dentro: cercate forse nella persona che amate o che potreste amare degli indizi su chi dovreste essere e su come dovreste comportarvi?

L’addomesticamento, ovvero i modi in cui siamo invitati a comportarci perché la società li considera accettabili, ha svolto un ruolo importante nello sviluppo dell’idea che dobbiamo impegnarci a cambiare per fare felice qualcuno. I mezzi di comunicazione riproducono in continuazione questo tipo di comportamento come qualcosa di normale, necessario e persino vantaggioso quando si tratta di trovare quella persona speciale con cui ci piacerebbe condividere un impegno per tutta la vita.

Pensate al film Jerry Maguire, dove Tom Cruise interpreta Jerry e dice: Tu mi completi. Quando lo dice, vediamo la credenza che sta alla base del suo personaggio: se è completo solo grazie alla relazione con la sua amata, allora è essenzialmente incompleto. Tuttavia, per noi e anche per l’antica saggezza di molti altri, ognuno è già completo qui e ora. Infatti in questo momento non abbiamo bisogno di essere nient’altro se non quello che siamo. L’obiettivo di una relazione sana e felice è quello di formare una vera alleanza in cui condividere le gioie e i dolori dell’essere umani.

Tenendolo a mente, considerate questa radicale idea sull’impegno: cosa succederebbe se, indipendentemente da chi avete al vostro fianco, la persona con cui vi impegnate foste voi? Il vero segreto dietro l’impegno nelle relazioni è che tutto comincia con quello che prendete con voi stessi. Questo è fondamentale, perché se non onoriamo chi siamo è impossibile onorare veramente gli altri. Molti di noi, che abbiano una relazione da vent’anni o che ne stiano cercando una, devono imparare a impegnarsi veramente, profondamente e pienamente con se stessi. Ma cosa vuol dire davvero? E come si fa?

L’impegno con voi stessi comincia abbandonando l’idea che per essere amati dovete cambiare e che per essere completi avete bisogno di qualcuno. Ogni volta che cercate la vostra completezza attraverso l’accettazione da parte dell’altro state in realtà rinunciando a voi stessi. Nel breve periodo sembra funzionare, come quando una relazione è appena nata e tutto sembra magico, ma la verità è che state solo procrastinando la resa dei conti. State eludendo il problema invece di affrontarlo e questo lo farà riemergere in futuro. Nella vita, a un certo punto tutti dobbiamo affrontare direttamente noi stessi e imparare ad accettare ciò che scopriamo.

Questo impegno con voi stessi continua lasciando andare il giudizio in favore della compassione, il vittimismo in favore di una sincera vulnerabilità e spostando la vostra attenzione da chi pensate che gli altri vogliano che siate a chi siete adesso.

Vorremmo condividere con voi tre strumenti che sono fondamentali quando si tratta di impegnarvi con voi stessi: rompere con il vostro giudice, rompere con la vostra vittima e rivendicare ciò che più volete nella vostra vita.

Rompere con il vostro giudice

Avete mai notato quella voce sgradevole nella vostra mente? Vi dice che non siete all’altezza e vi dissuade dal cercare qualcosa di nuovo perché potreste fallire. Quando si tratta di relazioni, è la voce che vi ricorda gli errori passati e vi rimprovera per averli commessi. Ovviamente la voce è vostra, ma è la parte di voi che noi chiamiamo il giudice.

Spesso il giudice salta fuori quando siete impauriti, soli, amareggiati, oppure quando state vivendo ogni genere di emozione negativa. Il giudice si mette a parlare anche reagendo a stimoli esterni, come quando vedete una scena di un film che vi ricorda un errore di una vecchia relazione o quando siete con qualcuno che vi ricorda un ex. In quei momenti il giudice si affretta a ricordarvi che avete fallito.

Affermazioni come se non avessi divorziato/se non mi fossi sposato, la mia vita adesso sarebbe migliore o se il mio corpo fosse come il suo sarei felice sono tra i giudizi più comuni che molta gente si infligge, ma possono variare molto da persona a persona. Sentenze come queste vengono dal nostro giudice e non sono mai utili per sviluppare una relazione sana e felice con noi stessi.

Ciò che molti non capiscono è che il modo in cui parlate a voi stessi influisce sulle vostre relazioni con gli altri. Per esempio, pensate ai seguenti scenari.

Jan è una professionista seria e orgogliosa del lavoro che fa per i suoi clienti, ma se un giorno le cose non vanno bene si rimprovera per questo, spesso senza nemmeno accorgersene. La voce del giudice nella sua mente le dice che se il suo lavoro non è perfetto, allora non è dignitoso e se il suo lavoro non è dignitoso, allora non lo è nemmeno lei. Questo provoca spesso in lei una spirale di pensieri analoghi che iniziano con qualsiasi cosa non sia andata bene al lavoro e finiscono in attacchi contro la sua autostima e insulti a se stessa. Questa autoflagellazione la incupisce molto. Poi torna a casa dal suo compagno ignaro di tutto. Poiché dando ascolto al suo giudice ha creato molta negatività in se stessa, spesso si arrabbia con lui o non è dell’umore per scherzare.

Quando Jan ha iniziato a notare il suo giudice interiore e gli effetti che aveva sul suo umore, è cambiata. Si è impegnata a sostenersi invece di giudicarsi. Il suo compagno ha conseguentemente beneficiato del miglioramento del suo umore, guadagnato grazie al fatto che Jan si è dedicata prima di tutto a se stessa.

Quando ascoltate il vostro giudice e gli credete, siete più inclini a giudicare anche il vostro partner. Provate a immaginare: vi siete impegnati insieme a risparmiare per un obiettivo che avete. Il vostro giudice crea una serie di regole di controllo sul denaro, elogiandovi per ogni monetina che conservate e ammonendovi per ogni spesa che non sia strettamente necessaria. Stabilisce le regole che devono essere seguite anche se non le dichiarate espressamente. Dite al vostro partner che volete che la smetta di spendere per cose inutili e il vostro giudice approva il messaggio. Dopotutto siete stati chiari sulle vostre aspettative e sulle vostre esigenze, giusto? Ma con questo genere di messaggio, prima o poi il vostro giudice entrerà in rotta di collisione con la serenità della vostra convivenza. Nessuno può essere all’altezza delle richieste del vostro giudice interno: né voi, né il vostro partner. Il giudice perde velocemente di vista i valori positivi della decisione che avete preso insieme – il calore umano di un obiettivo condiviso, lo scambio che avviene nella comunicazione – e li rimpiazza con la sua versione fattuale degli eventi. Questa è la ricetta perfetta per il rancore.

Il nostro giudice è anche l’esecutore delle nostre idee addomesticate di perfezione. Quando si tratta di impegnarsi completamente con se stessi, uno degli elementi chiave contro cui molti lottano è la sensazione di indegnità. Come facciamo a impegnarci con noi stessi se siamo così imperfetti? Il giudice interno contribuisce a creare un’immagine della perfezione – ecco come dovrei essere – che usiamo come metro di misura contro di noi – ecco come sono. Questo divario che si presenta nella nostra mente ci porta a rifiutarci o a ignorarci fino al raggiungimento della perfezione. Ci diciamo: se solo potessi essere così o se potessi ottenere questo, allora starei sufficientemente bene con me stesso per potermi

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