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Ho'omana: Il grande libro di Huna, lo sciamanismo hawaiano

Ho'omana: Il grande libro di Huna, lo sciamanismo hawaiano

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Ho'omana: Il grande libro di Huna, lo sciamanismo hawaiano

Lunghezza:
569 pagine
14 ore
Pubblicato:
31 mar 2020
ISBN:
9788868205089
Formato:
Libro

Descrizione

Ho’omana è una via per ritrovare pace e armonia nella nostra vita, per far splendere la nostra luce e riscoprire la felicità. La conoscenza di Ho’omana insegna che la gioia, l’armonia e la pace sono in noi e iniziano da noi.

Lo sciamanismo hawaiano o spiritualità Ho’omana (giunta recentemente in Occidente con il nome di Huna) non è una dottrina strutturata in regole e dogmi, ma è un modo di essere basato sul riconoscere, attraverso la pratica e l’esperienza, ciò che è più efficace per noi. Si tratta di un sistema estremamente pratico che, nella sua forma più pura, permette a una persona di entrare in connessione consapevole e duratura con la sua più alta saggezza interiore.

La tradizione di Ho’omana ci offre dunque una filosofia di vita profondamente armonica, consapevole della necessità di recuperare l’equilibrio originario in ogni settore della nostra vita, e si basa sulla consapevolezza dell’Amore come origine di tutto, con la visione dell’umanità, della natura e del divino come parti equilibrate della stessa comunità cosmica:

Tutto è Uno, l’Uno è Amore, Tutto è Amore che evolve in direzione di se stesso.
Pubblicato:
31 mar 2020
ISBN:
9788868205089
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Ho'omana - Giovanna Garbuio

siamo.

CAPITOLO 1

LA LEGGENDA DI MU

Pana ka pu’uwai ho’okahi.

I nostri cuori battono come uno.

Esistono diverse storie che si raccontano alle Hawaii sulle origini del popolo hawaiano. Molte possono essere considerate come pura fantasia o viste alla stregua delle fiabe. Tra queste, la leggenda di Mu merita particolare attenzione.

Leggiamola pure come una bella e stravagante favola, ma teniamo in considerazione che curiosamente altre popolazioni e tradizioni, come quella andina o tibetana, ne raccontano versioni simili, le quali a loro volta parlano chiaramente di un continente chiamato Mu, collocato al centro dell’Oceano Pacifico.

Inoltre, è perlomeno strano che in tutto l’arcipelago polinesiano, che coinvolge le Hawaii, le isole Fiji, Rapa Nui, le isole Samoa, Tahiti, Bora Bora e la Nuova Zelanda e che occupa uno spazio vasto come quello di un continente, si possano trovare lingue e tradizioni simili che si differenziano in certi casi per trascurabili dettagli.

Certe distanze sono così grandi che ipotizzare che ci potessero essere stati contatti frequenti grazie alla navigazione, pratica in cui i popoli polinesiani erano grandi esperti, è perlomeno improbabile, considerando poi che, ironicamente, l’Oceano Pacifico non è certo pacifico.

Non è da escludere invece che in epoche antichissime questi popoli abbiano avuto un’origine comune, forse una terra da cui tutti provenivano, una terra che in alcune leggende, appunto, viene chiamata Mu.

Gli abitanti di Mu o Menehune, si stabilirono sulla Terra prima della catastrofe del loro pianeta. Secondo alcune leggende dei Kahuna hawaiani, in tempi antichissimi, prima ancora che sorgesse la civiltà di Atlantide, sbarcò sul pianeta Terra un popolo proveniente dalle Pleiadi. In quell’epoca la Terra aveva un’orbita intorno al Sole di cinque giorni più veloce rispetto a ora, perché si trovava più vicina al Sole, per cui un anno durava 360 giorni.

Il pianeta d’origine di questo popolo extraterrestre aveva subìto un’enorme catastrofe e i profughi cercavano un nuovo mondo dove poter vivere in pace per lungo, lungo tempo.

Non tutti i fuggitivi sbarcarono sulla Terra: alcuni di essi atterrarono su un pianeta oggi scomparso.

Era l’era dei dinosauri, animali che, contrariamente alle attuali credenze, erano dotati di spiccata intelligenza. Insieme ai dinosauri, la Terra ospitava popoli di esseri precedenti all’Uomo.

La maggior parte degli alieni si stabilì nel continente Mu, in mezzo all’attuale Oceano Pacifico.

MU è un leggendario continente che si sarebbe trovato fino a circa 12.000-13.000 anni fa nel Sud Pacifico, andando a occupare quella zona di mare oggi chiamata Polinesia e [parte della] Melanesia... praticamente un enorme continente che sprofondò poco prima di Atlantide a seguito di un cataclisma [Asteroide? Serie di eruzioni vulcaniche?], i cui picchi montagnosi sono identificati da una miriade di isole come le Hawaii a nord, le Fiji a ovest e l’Isola di Pasqua a est.

Di questo antichissimo continente si parla nel Ramayana, antico testo indiano scritto da Valmiki; nell’antico libro dei Maya scritto nello Yucatan, noto come Manoscritto di Troano e attualmente al British Museum; nel Codex Cortesianus, altra opera maya conservata al Museo Nazionale di Madrid; nel manoscritto di Lhasa, rinvenuto da Schliemann in un antico tempio buddhista; nelle duemilaseicento tavolette trovate da William Niven nel 1921 a circa 8 chilometri da Città del Messico e nel Tempio di Uxmal nello Yucatan sulle cui pareti sta scritto: Questo edificio è sorto a commemorare la memoria di Mu, il territorio dell’ovest, la terra di Kui, la culla dei nostri sacri misteri. Nel tempio è stato trovato anche il primo libro del mondo, il Diagramma Cosmico di Mu, risalente a più di trentacinquemila anni fa, nel quale viene descritto il processo di ascensione delle anime verso il Paradiso.

ANTONIO VACCARELLO

Qualcuno afferma che l’esistenza di questo fantomatico continente non è geologicamente compatibile con la storia del Pacifico. Ma si sa, le leggende non sono storia e il loro significato è sempre simbolico… la maggior parte delle volte, almeno!

Gli abitanti di Mu, dunque, erano tecnologicamente e spiritualmente molto avanzati. Fisicamente erano piuttosto bassi e tarchiati. Essi, narra la leggenda, definivano l’insieme della loro scienza e della loro conoscenza Huna.

Gli alieni cercarono subito di trasmettere il loro sapere agli indigeni. Essi erano abituati a comunicare telepaticamente, ma gli indigeni no. Così, per riuscire a comunicare con le popolazioni autoctone, diedero vita alla lingua sacra polinesiana, una lingua molto semplice strutturalmente, costruita con sole dodici lettere, ma che al suo interno custodiva tutta la sapienza Huna.

Con l’andare del tempo, il popolo cosiddetto Mu si fuse con le popolazioni indigene, continuando a diffondere il più possibile le proprie conoscenze.

Ci fu un momento, dopo che gli abitanti delle Pleiadi e i terrestri si furono amalgamati, in cui gli scienziati di questa civiltà stabilirono di dividersi in tre ordini di sapienti, ognuno con il suo ruolo:

I KU: gli Emozionali, dalle schiere dei quali si formarono i sacerdoti e i governanti.

I LONO: gruppo composto da tutti i cosiddetti Intellettuali, ossia gli scienziati, i tecnici e i filosofi.

I KANE: gli Intuitivi o meglio gli Ispirati, da cui sorsero i mistici, gli esperti di metafisica, di magia e quelli che si occupavano della cura psicologica del popolo. Dai Kane vennero i Kahuna (parola hawaiana per definire gli sciamani).

Ku, Lono e Kane corrispondono simbolicamente rispettivamente a subconscio, mente razionale e spirito.

La base della sapienza hawaiana è definita dalla consapevolezza che l’essere umano è l’individualizzazione dell’energia originaria (Kumukahi), perciò ogni essere umano ha in sé tutte le capacità psichiche necessarie a ottenere i propri scopi.

Il profondo sistema Aumakua tratta dell’idea che la materia, la coscienza e la vita siano tutte manifestazioni di Kumukahi (Unica Sorgente). (...) Tutte le cose provengono e sono costituite da Una Sostanza Vivente, la quale è onnipresente e riempie gli interspazi tra tutte le cose dell’Universo. Noi, come po’e kanaka (esseri umani) siamo una forma di questa Sostanza Vivente (Kumukahi).

MAKA’ALA YATES

Pertanto ogni ordine era preposto a educare efficacemente le persone a utilizzare proficuamente le proprie capacità e potenzialità.

La forma di governo vigente era una sorta di teocrazia cui stava a capo Ra, l’Imperatore sacerdote, chiamato anche Ra-Mu.

Il continente naturalmente godeva di un clima tropicale e i suoi numerosissimi abitanti prosperavano in pace e abbondanza grazie alla terra generosa e alla saggia guida del Ra-Mu.

Una delle principali occupazioni del popolo di Mu, in cui tutti erano particolarmente esperti, era la navigazione, e dai suoi territori partirono molte spedizioni di esploratori diretti in tutte le direzioni, divulgando così praticamente in ogni dove la loro avanzata cultura e conoscenza.

Per molti, molti, moltissimi anni la pace regnò sovrana e tutto proseguì con efficienza e prosperità. Il popolo continuò a evolversi produttivamente.

I contatti con i fratelli profughi dalle Pleiadi, atterrati su un altro pianeta e sempre mantenuti telepaticamente, via via si attenuarono sempre più.

Nel frattempo tuttavia, gli altri profughi extraterrestri si impegnarono con solerzia ed energia nella creazione di sempre più nuove e sofisticate armi di distruzione di massa e, giunti a un punto critico, lanciarono il loro SOS ai fratelli terrestri. Il popolo Mu, temendo di mettere a repentaglio il proprio clima di pace e fraternità, li ignorò volontariamente, andando così purtroppo contro i propri principi di fratellanza e solidarietà.

Abbandonati a loro stessi, i fratelli extraterrestri giunsero all’autodistruzione facendo esplodere il pianeta che li ospitava. Questo cataclisma provocò uno spostamento di orbite all’interno del sistema solare. Sulla Terra le ripercussioni furono drammatiche. Si verificarono terremoti e catastrofi naturali, che modificarono per sempre il pianeta allontanandolo addirittura dal Sole. Le perdite in termini di vite furono incalcolabili.

Mu scomparve. E tutto cambiò.

La sapienza Huna sopravvisse tramandandosi oralmente, nascosta nel linguaggio polinesiano, attraverso piccoli gruppi di superstiti del popolo Mu, sparpagliati nell’area del Pacifico, tra Samoa e l’arcipelago delle isole tra Bora Bora e Tahiti.

L’ordine di Kane fu l’unico che riuscì a salvaguardare i contatti tra i Mu sparsi in giro per tutto il mondo, utilizzando la telepatia.

I Maori e i Papua erano due di questi gruppi.

Il popolo Mu, come abbiamo visto, era composto da abili esploratori che, partendo alla volta di terre sconosciute, giunsero fino in Nuova Zelanda.

Diversi gruppi si spostarono a nord, raggiunsero le Hawaii e si insediarono nell’isola di Kauai, dove incontrarono altri gruppi di persone che sostenevano di essere il popolo di Mu. Si integrarono gli uni con gli altri perfettamente, dando vita a nuove generazioni miste.

Leinani Melville, nel suo libro ormai introvabile Children of the Rainbow, considerato dai nativi hawaiani una pietra miliare della loro antica cultura, racconta così questi avvenimenti:

Non è ancora ben chiaro se essi vennero seguendo la rotta del sud attraverso la Melanesia o seguendo la rotta del nord attraverso la Micronesia (un gruppo di isole a nord della Melanesia). A tutt’oggi questa rimane una discussione controversa. Infatti alcuni studiosi moderni dichiarano che gli hawaiani provengono da Tahiti [che peraltro come termine significa letteralmente altrove n.d.a.]. Alcuni studiosi tahitiani sostengono che i tahitiani provengano dalle Hawaii. Storicamente vengono definiti i più grandi navigatori che sfidarono un oceano sconosciuto. Non conoscendo la bussola, essi poterono contare solo sulle loro intuizioni, la conoscenza delle stelle, il volo degli uccelli, il formarsi delle nuvole, la brezza che gonfiava le loro vele e la fede nelle loro deità per essere guidati indenni alla loro destinazione. Furono prodi viaggiatori, sfruttando la sola forza fisica per remare sulle loro canoe in assenza di vento. Quando i primi stranieri arrivarono da oltre l’orizzonte alle Hawaii, trovarono proprio quei piccoli uomini, i Mu, discendenti diretti degli uomini che civilizzarono il continente perduto di Ta Rua. I nuovi arrivati si integrarono pacificamente con il popolo dei Mu. I loro discendenti sono ora conosciuti col nome di hawaiani. L’incessante ricerca dei conquistatori giunse finalmente al termine. Le tribù nomadi dei Mu poterono trovare un luogo in cui vivere e iniziare a diffondere la vita umana nell’Oceano Pacifico.

In un certo tempo, che risultò epocale, il re di Mu decise che doveva salvaguardare il suo popolo e, per evitare l’estinzione della razza originaria, decise che dovevano lasciare in massa la Terra. Se ne andarono tutti in una sola notte, senza lasciare tracce.

Da questo momento in poi le tradizioni Huna andarono perdute e la maggior parte degli uomini non ne sentì più parlare. Ma dato che se una cosa è buona in se stessa non ha bisogno di diffusori, perché alla fine si diffonderà da sé… così fu!

Nel 1926 il colonnello britannico James Churchward pubblicò Mu, il continente perduto, nel quale raccontava di essere venuto a conoscenza, durante una sua missione in India, dell’esistenza di antichissime tavolette di argilla cotta conservate presso gli archivi segreti di un tempio. Grazie all’aiuto di un sacerdote erudito, riuscì a vedere e decifrare le tavolette, che risultarono essere state scritte in Birmania dai Nacaal, una confraternita di sacerdoti inviati dalla madrepatria del mondo nelle colonie con il compito di divulgarne la cultura. Tutte le più antiche civiltà del mondo, l’egizia, la fenicia, la babilonese, la caldea, la cinese e l’indù, si sarebbero formate grazie agli insegnamenti e all’influsso della cultura di Mu.

ANTONIO VACCARELLO

Nel 1864 l’abate Charles-Étienne Brasseur, detto de Bourbourg, ritenne di essere riuscito a decifrare il cosiddetto Codice, un manoscritto maya, applicando il metodo inventato nel Cinquecento da Diego de Landa. De Landa però era partito dal presupposto errato che la lingua maya fosse scritta con un alfabeto fonetico, mentre in realtà era basata su logogrammi. Ricavò dunque una tavola comparativa tra lettere dell’alfabeto latino e caratteri maya del tutto inaffidabile. Tre secoli dopo, Charles-Etienne Brasseur (1814-1874) rinvenne nella biblioteca dell’Accademia Storica di Madrid una copia ridotta del monumentale trattato scritto da de Landa, libro che nel frattempo era andato perduto, come del resto buona parte della conoscenza della scrittura maya. Brasseur si applicò subito alla traduzione di uno dei pochissimi codici maya superstiti, il Codice Troano, utilizzando l’alfabeto maya inventato da de Landa, ottenendo un testo piuttosto incoerente che sembrava parlare di una terra che era sprofondata in seguito a un cataclisma (si scoprì in seguito che il codice trattava in realtà di tutt’altro argomento, cioè di astrologia). Trovando infine un paio di simboli che gli erano sconosciuti, Brasseur li tradusse con quelli di de Landa che più gli sembravano simili, ottenendo la parola mu, che egli ritenne fosse il nome della misteriosa terra.

Tuttavia, la leggenda narra che piccoli gruppi di persone con spiccate doti telepatiche conservarono tutto il sapere Huna, custodendolo in attesa dei tempi adatti.

Huna significa il segreto, riferito al carattere occulto o invisibile delle cose.

I conoscitori della sapienza Huna erano i Kahuna alle Hawaii, i Tahuna a Tahiti, i Tohunga presso i Maori, i Sangoma in Africa.

Nello specifico, il termine Kahuna significa il custode del segreto.

Un ulteriore e interessante aneddoto sulle connessioni tra la conoscenza Huna e altre tradizioni antiche del mondo ci fu dato dal nostro amico e maestro Maka’ala Yates, esperto di medicina tradizionale hawaiana e allievo a sua volta di molte figure importanti dell’antica conoscenza hawaiana, tra cui Aunty Margaret Machado e Aunty Morrnah Nalamaku Simeona. Maka’ala ci raccontò di aver presenziato a un incontro privato tra il Dalai Lama – e altri monaci tibetani che lo accompagnavano – e Morrnah Simeona, all’epoca considerata tesoro vivente delle Hawaii per il suo sapere e l’apporto dato attraverso le sue capacità di guarigione e insegnamento.

All’inizio dell’incontro, dopo le presentazioni, ci fu un lungo momento di silenzio teso e imbarazzato. Maka’ala la descrisse come una scena surreale e divertente. Da una parte il Dalai Lama e tutta la sua delegazione, vestiti dei loro tipici abiti color arancione; dall’altra Morrnah e altri nativi hawaiani, tutti a guardarsi in rispettoso silenzio, attendendo di conoscere il motivo dell’incontro.

A interrompere il momento di stallo fu il Dalai Lama, il quale chiese direttamente a Morrnah se poteva portarlo in due posti speciali che, secondo le tradizioni tibetane, si sarebbero trovati nelle isole Hawaii. Questi posti, secondo antichi rotoli scritti millenni fa, erano i luoghi fisici dove le anime entravano nel nostro pianeta prima di incarnarsi e vi uscivano al termine dell’esistenza terrestre. Morrnah sorrise e rispose che quei posti erano ben conosciuti dal popolo hawaiano; ciò destò gran sorpresa nel Dalai Lama e in tutta la sua delegazione!

Si tratta infatti di Anahola e Polihale, entrambi presenti sull’isola di Kaua’i, conosciuti da sempre come i portali d’accesso delle anime.

Il villaggio di Anahola, situato a nord-est, attraversato dalla Kuhio Highway (l’unica superstrada che percorre tutta l’isola formando un ferro di cavallo), è un minuscolo centro residenziale, abitato da nativi hawaiani, immerso in una realtà prettamente rurale, senza servizi di sorta. Oltrepassando l’abitato e proseguendo verso nord, con condizioni favorevoli (nei giorni di sole e per pochissimi minuti al giorno), voltandosi verso la montagna ci si potrebbe imbattere in un curioso fenomeno creato dalla luce del sole che, irrompendo attraverso una fessura generata da una frana, forma un simpatico sorriso. Hole in the Mountain, lo chiamano, buco nella montagna, e da lì, si dice, le anime scendono per incarnarsi ed entrare a far parte di questo mondo e di questa realtà.

La leggenda narra che questo foro fu creato da un gigante che scagliò contro il monte la sua lancia per far sgorgare l’acqua contenuta all’interno della montagna, dando origine così a una cascata (ormai prosciugata).

L’editor Kumu Ka’e’eonalani sostiene che il nome originario di Anahola fosse Anehola, con la e.

Ane significa il respiro della vita. Hola significa l’ora. L’ora del respiro della vita, cioè nascita.

Spostandosi invece a ovest, ci si può addentrare nel Polihale State Park. Lo si raggiunge imboccando circa otto chilometri di strada sterrata, costeggiante (purtroppo) campi di OGM e al limitare di una base missilistica americana. Il percorso è talmente accidentato che le compagnie di autonoleggio non assicurano le vetture che non siano dotate almeno di trazione integrale. Il campeggio è ammesso solo dietro regolare permesso, da richiedere con un certo anticipo agli enti competenti. Tuttavia, il paesaggio e l’atmosfera che si rivelano agli occhi una volta raggiunta la lunghissima spiaggia di sabbia bianca ripagano ampiamente qualsiasi difficoltà affrontata!

Lo sguardo può perdersi oltre l’oceano, fino all’orizzonte, in grado di regalare strabilianti tramonti, per fermarsi poi al limite settentrionale fissato da un accenno della Na Pali Coast, una scogliera dove il verde lussureggiante delle foreste si mescola con il rosso ramato della roccia… una meraviglia della natura, insomma!

Polihale significa Casa dell’Oltretomba e secondo le credenze hawaiane è il luogo in cui le anime partono per raggiungere Po, l’oltretomba, appunto. Sotto le scogliere si possono intravedere delle grotte, in cui sono custodite antiche rovine costruite proprio dagli hawaiani come punto di partenza per gli spiriti.

Dalle riserve naturali è severamente vietato prelevare elementi, quali rocce, sabbia, conchiglie, fiori ecc. A maggior ragione, in questo luogo così speciale, è consigliato non fare incetta di souvenir, che potrebbero contenere chissà quale tipo di memoria; viene considerato altamente infausto appropriarsi anche solo del più piccolo granello di sabbia appartenente a quella spiaggia.

Difficile ipotizzare che si tratti di un caso che tradizioni e popoli tanto distanti tra loro possano aver creato delle leggende così simili su dei luoghi fisici specifici. Per noi è davvero magico trovare questo genere di convergenze: ci fanno intuire di essere in prossimità di una verità unica.

Non dobbiamo credere alle leggende se non vogliamo, ma una delle leggende dell’antica tradizione dice che questo modo di pensare arriva dalle stelle e ci sono altri posti del mondo che hanno idee simili nelle loro tradizioni antiche, ma questo modo di pensare è la tradizione delle Hawaii. È arrivato in un’epoca dove non c’era solo quest’isola, ma un intero continente nell’Oceano Pacifico. Qui è dove sono atterrati e hanno iniziato a insegnare e a diffondere il loro sapere in tutto il resto del mondo. E una delle ragioni per cui questo modo di pensare è così differente ora è perché è stato isolato nelle Hawaii per molto tempo dopo che il continente è affondato. E questo è quello che dice la leggenda.

SERGE KAHILI KING

CAPITOLO 2

HUNA/HO’OMANA

Ua mau ke ea oka ‘aina i ka pono.

La vita stessa, il respiro e spirito della terra,

permane nella giusta relazione tra persone, natura e spirito.

Serge Kahili King nel suo libro La padronanza del sé nascosto¹⁰ ci fa notare che ogni attento osservatore è in grado di comprendere e di verificare che il nostro mondo e l’universo intero evolvono sulla base di alcuni principi che rimangono sempre gli stessi.

Qualche abitante del pianeta Terra particolarmente perspicace (illuminato) nel corso della storia è riuscito a identificare tutti, o parte, di questi principi. Chi ha compreso il meccanismo, ha cercato di farlo comprendere anche ai propri simili contemporanei o posteri. Ma purtroppo, ogni volta che semplici principi venivano enunciati dall’illuminato in questione, invariabilmente venivano complicati e sovrastrutturati da menti ottuse che vedevano nella loro semplicità la prova della loro falsità e inadeguatezza.

Il Buddha delineò la realizzazione del sé in otto chiari passi, eppure il buddismo è diventato una delle religioni più complicate dal punto di vista rituale che il mondo abbia mai conosciuto, non solo: nel corso di questa trasformazione il semplice insegnamento originale è andato quasi completamente perduto. Mosè presentò agli ebrei dieci comandamenti ma ne nacque una religione molto complicata. Gesù ridusse l’intero corpo della Legge a due comandamenti, dai quali è germogliato il vasto e complesso sistema mondiale della cristianità. Maometto trasmise il Corano e sviluppò una religione semplice e diretta basata sul riconoscimento di Dio e su cinque preghiere quotidiane, ma ai suoi insegnamenti furono aggiunti i codici estremamente dettagliati della legge islamica. È come se l’uomo ricevesse un chiaro libretto di istruzioni per ottenere la felicità e poi si accecasse di proposito per dover ritrovare la strada attraverso numerosi errori, con fatica e difficoltà.¹¹

Max Freedom Long, studioso dell’antica lingua, della religione e dello stile di vita hawaiano, ci informa che il termine Kahuna è un vocabolo molto antico. Secondo lui gli hawaiani ancora oggi lo utilizzano per indicare colui che custodisce un segreto.

Attualmente sappiamo che quest’affermazione è vera solo in parte, perché Kahuna significa sì colui che custodisce un segreto, ma è inteso soprattutto come colui che conosce profondamente i segreti di una determinata arte, che conosce l’arte ignota ai più. Quindi non segreti perché tenuti nascosti agli altri, ma perché conosciuti da pochi.

Oggi sappiamo che la più esatta traduzione della parola Kahuna è esperto, tanto che con questo termine in hawaiano si indicano sia gli sciamani, appunto esperti uomini medicina, ma letteralmente anche un qualsiasi professionista: uno psicologo, un avvocato, un muratore provetto o un abile costruttore di canoa potrebbero essere a buon diritto definiti Kahuna dagli hawaiani.

Oggi la parola Kahuna è ampiamente usata in tutto il mondo per indicare lo stregone hawaiano, meglio riconoscibile nel linguaggio moderno come sciamano.

Sempre secondo Max Freedom Long la parola indicante la cultura spirituale degli hawaiani, che comprendeva tutte le loro tradizioni, pratiche e credenze, era andata perduta. La verità è che Long non riuscì a individuarla, perché noi oggi sappiamo che quella parola è "Ho’omana. Certamente, soprattutto ai tempi delle ricerche di Freedom Long, il codice di segretezza era così stretto e così rispettato che egli ebbe non poche difficoltà a penetrare i segreti" del popolo hawaiano, tanto che si convinse che i Kahuna (intesi come sciamani) si fossero estinti.

Con l’andare del tempo si persuase che il termine per definire la spiritualità hawaiana non fosse mai stato coniato, come se fosse un concetto troppo sacro per essere nominato, come accadeva in molte culture per il nome di Dio. Perciò pensò di inventarne uno lui e, basandosi appunto sulla parola Kahuna, che identificava anche i maggiori conoscitori di tali conoscenze ataviche, definì questo insieme di credenze con il nome Huna, parola che significa il segreto.

La denominazione Huna, quindi, la dobbiamo a Max Freedom Long (1898-1971) circa nella metà del Novecento.

Questa parola, che Max Freedom Long non riuscì mai a individuare (e non è l’unica cosa che non scoprì) e che indicava la spiritualità hawaiana, oggi sappiamo essere Ho’omana, parola che rappresenta l’atto di riconoscere attivamente il Mana, rendere attivo, efficace, utile il Mana, ossia l’energia vitale presente in ogni cosa.

Pali Jae Lee¹² ci dice che "era chiamata Ho’omana l’azione di introdurre ‘Mana’ nella propria esistenza".¹³ Ossia l’atto di materializzare il flusso di forza vitale. Quindi un’azione che non aveva nulla né di segreto, né di nascosto, ma un atto che consentiva che la forza vitale fluisse liberamente verso tutti quelli che l’accettavano.

La parola hawaiana Mana identifica la Forza Vitale ed è una parola che equivale esattamente al Ki nell’Aikido, al Chi nel Tai Chi, alla Shakti e al Prana nella lingua sanscrita o al Vril dell’alchimia.

Il suffisso Ho’o rappresenta la messa in azione della parola che segue, quindi in questo caso, trasmette il senso di dare potere o potenziare. In effetti, quale maggiore potere si può immaginare rispetto a quello che deriva dalla disponibilità consapevole dell’energia della forza vitale?

I contenuti Huna, dunque, erano compresi nella cultura Ho’omana, l’ancestrale tradizione hawaiana spirituale, che è quasi andata perduta quando le Hawaii furono invase da influenze esterne, a partire dall’epoca dei guerrieri (1200 d.C. circa), passando per le invasioni occidentali con l’intervento dei missionari. I ricercatori moderni ritengono comunque che i fondamenti degli insegnamenti presenti nella filosofia Huna siano incredibilmente antichi. Ma quanto antichi è ancora argomento di discussione.

La leggenda ritrova tracce di Ho’omana/Huna fino in Lemuria. Si dice, come abbiamo visto, che i popoli del sud del Pacifico discendano da Mu e che Huna/Ho’omana fosse la loro filosofia religiosa.

In hawaiano Huna significa semplicemente nascosto, segreto. Attualmente di sicuro sappiamo che questo termine non è stato utilizzato tradizionalmente per indicare il sapere esoterico di questo popolo.

Nel dizionario hawaiano Pukui-Elbert¹⁴ il termine Huna è citato solo in frasi composte, per esempio Huna lua, che significa grotta segreta, Huna kai per spruzzi di mare, o Huna wai che indica una goccia d’acqua e quindi foschia, nebbia.

Il dottor Serge Kahili King è attualmente il maggior esponente della filosofia Huna. È stato educato a partire dai quattordici anni d’età in modo tradizionale nella scienza kalakupua (kupua in breve), una specie di sciamanismo, dalla zia Laka e dallo zio Wana, da parte Kahili (zii adottivi), che originariamente venivano da Kaua’i.

Dichiara lo stesso Serge:

Sono stato molto fortunato. Mio padre fu il primo a essere stato adottato da un uomo che viveva sull’isola di Kaua’i, che gli ha trasmesso il suo sapere. Molti anni dopo, mio padre ha iniziato a passarmi questi insegnamenti e, quando lui è morto, questa famiglia hawaiana mi ha contattato e sono stato adottato a mia volta come nipote, così ho potuto continuare i miei studi.

È stato dunque avviato alla pratica di sciamano hawaiano da suo padre all’età di quattordici anni, durante un percorso che lo ha portato a laurearsi in psicologia presso la California Coast University, un Master in International Management presso l’American Graduate School of International Management (Thunderbird) in Arizona e un Bachelor’s degree in Studi Asiatici presso la University of Colorado. Il dr. King è attualmente il curatore del Museo d’Arte hawaiana di Kaua’i, dove sono esposte opere hawaiane e manufatti africani.

Ha pubblicato negli anni un’ampia gamma di libri e video su Huna, la filosofia e pratica di vita sullo spirito di Aloha, l’attitudine all’Amore e alla pace per le quali la Polinesia e le isole Hawaii sono famose. È anche autore e designer di Search For Pele, un gioco in CD-ROM basato sulle leggende, il linguaggio e la geografia della Big Island delle Hawaii. È inoltre autore di libri venduti in tutto il mondo, come Dangerous Journeys, una storia che insegna come essere uno sciamano urbano. È molto noto per come riesce a raccontare miti e leggende in modo personale e affascinante.

Tiene corsi, workshop e conferenze in tutto il mondo, per insegnare e condividere questa filosofia.

Nel suo background troviamo tra le altre cose un’esperienza di vita e lavoro in Africa, dove ha diretto comunità, fondato e amministrato scuole, ideato programmi nutrizionali, sociali e agricoli. Per i servizi resi al popolo africano, il presidente del Senegal Leopold Sedar Senghor lo ha insignito della medaglia al Grand Ordre National du Senegal.

Oggi insegna alle persone come utilizzare le pratiche sciamaniche e di guarigione spirituale e usa le sue conoscenze per aiutare il prossimo a scoprire il proprio potere creativo.¹⁵

Nel 1973 Serge Kahili King ha istituito l’ordine Huna International, di cui è ancora oggi il presidente.

È entrato nella Ohana (famiglia) Kahili come nipote di Joseph Kahili nel 1957.

Il suo maestro, Wana Kahili, gli ha concesso il titolo di Kahuna kupua nel 1975 a Goleta Beach, in California, sulla base dei risultati di oltre vent’anni di formazione (compreso il tempo trascorso con suo padre). Noi personalmente non lo abbiamo mai sentito fregiarsi di questo titolo, cosa che lo rende ancor più un autentico Kahuna.

Il sangue hawaiano da solo non fa di una persona un hawaiano. Sono la cultura e il modo in cui si vive che fanno la differenza. Chiunque sia nato qui e abbia vissuto nello spirito di Aloha, cercando di vivere un’esistenza Pono, è hawaiano.

PALI JAE LEE

King ama sottolineare che non c’è nulla di segreto in Huna, semplicemente in molti non si accorgono della sua presenza, non ci fanno caso, non sono capaci di vederlo soltanto perché non si preoccupano di farlo. Perciò Huna non è da intendere come un segreto che deve rimanere nascosto, ma è segreto solo perché per molto tempo è stato ignorato.

In effetti, secondo Serge Kahili King, Huna non è mai stato tenuto segreto. Huna è una conoscenza spirituale che è dovunque, ma la maggior parte delle persone non vi presta attenzione, perché è difficile da vedere. Quindi la parola Huna, in questo caso, non significa segreto nascosto, ma vuol dire qualcosa di molto piccolo, difficile da vedere, come gli spruzzi del mare (Huna kai) o la foschia (Huna wai).

Un’antica leggenda hawaiana racconta di due fratelli che spesero tutta la loro esistenza alla ricerca di un albero magico, una pianta in grado di produrre grande abbondanza in quantità illimitata. Per trovarlo i due fratelli viaggiarono in tutto il mondo per molti anni finché, esausti, ritornarono a casa per constatare, con grande stupore e rammarico, che l’albero era germogliato nel loro giardino.

Morale? L’albero esiste, ma solo per chi è in grado di riconoscerlo. Se non crediamo di poter ottenere ciò che vogliamo, non lo otterremo. Se invece sappiamo di poter ottenere ciò che vogliamo, non serve andare molto lontano, possiamo manifestarlo anche nel nostro giardino.

Ecco per Huna è la stessa cosa: l’albero magico si è rivelato essere uno degli alberi normali del loro giardino.

"C’è davvero un processo segreto che permette di raggiungere tutta la salute, la ricchezza, la felicità e il successo che si possano desiderare. La cosa divertente è che non è mai stato un segreto. Come scoprì qualcuno, in un tempo assai remoto, il modo migliore per mantenere un segreto è di raccontarlo a tutti, continuamente, ripetutamente, in tanti modi diversi, finché la gente smette di farci attenzione e se ne dimentica. Poi qualcuno ‘riscopre’ il segreto e tutti sono eccitati nel sentire la notizia, finché non passa di moda e viene di nuovo dimenticata. Forse la più antica formula del processo segreto si trova in Huna, un nome di convenienza dato all’antica conoscenza esoterica della

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