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Bhagavad Gita

Bhagavad Gita

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Bhagavad Gita

Lunghezza:
241 pagine
2 ore
Pubblicato:
18 nov 2014
ISBN:
9788868201210
Formato:
Libro

Descrizione

Questo testo antichissimo costituisce uno dei capitoli del Mahabharata racconta il dialogo tra l'eroe Arjuna e Krishna, incarnazione di Visnhu, alla vigilia di una battaglia. I dubbi e le paure di Arjuna vengono dissipati dal dio, che indica all'eroe le tecniche mistiche per liberarsi definitivamente dal ciclo delle nascite e delle morti e ottenere la liberazione.Dal racconto mitico, che è anche il simbolo di un viaggio nello spirito, arrivano insegnamenti diretti ad ogni uomo. Più che un astratto trattato di filosofia, la Gita si può considerare un pratico manuale di vita, nel quale si affrontano tematiche spirituali di valenza universale.La Bhagavad Gita é uno di quei rari tesori che trascendono il tempo e lo spazio e perciò hanno valore eterno. Molti grandi esseri del passato hanno realizzato il loro splendore interiore studiando e praticando gli insegnamenti della Bhagavad Gita e innumerevoli altri ne hanno tratto sollievo e ispirazione. 'Lessi con emozione una traduzione della B. G.; era atroce , ma vi trovai per la prima volta una traccia dell'oro di cui, nella mia personale ricerca, avevo intuito l'esistenza'.- H. Hesse 'L'opera più istruttiva e sublime che esista al mondo'.- A. Schopenauer 'Il più bello dei libri'- R. W. Emerson 'Forse l'opera più profonda ed elevante che il mondo possa offrire'- A. Von Humboldt 'Se le varie tragedie che hanno costellato la mia vita non mi hanno lasciato nessuna cicatrice, è solamente dovuto agli insegnamenti della B. G.'.- Mahatma Gandhi
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18 nov 2014
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9788868201210
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Anteprima del libro

Bhagavad Gita - Sergio Peterlini

dolore.

Commento al Capitolo I

- Arjuna Visada Yoga -

L’angoscia di Arjuna

1. Nella reggia, Dhritarashtra, ansioso per la sorte dei suoi cento malvagi figli, chiede al suo auriga, chiaroveggente per la grazia del saggio Vyasa, ciò che accade nel Kurukshetra, anche chiamato Dharmakshetra, il campo che favorisce la rettitudine.

2. Allora, Sanjaya rispose: L’invincibile armata dei Pandava è schierata come le fauci della morte al tempo della dissoluzione finale, ma Duryodana, tuo figlio, la considera con sufficienza, come un leone tra un branco di elefanti, e avvicinandosi al suo maestro d’armi, Drona, dice:

3. "Guarda l’armata schierata contro di noi dal tuo discepolo Dhrishtadyumna, il figlio del tuo nemico Drupada, al quale un giorno, sconfiggendolo, togliesti il regno per un affronto che ti fece’. Così dicendo, lo mette in guardia, poiché Dhrishtadyumna, pur essendo stato discepolo di Drona, era nato da un sacrificio che suo padre aveva offerto agli dei al fine di poter avere un figlio capace di ucciderlo e inoltre indica la superiorità di un maestro rispetto al discepolo.

4. Guarda tra loro i molti eroi, potenti guerrieri dalle mille battaglie, tra cui Dhrishtadyumna stesso, Satyaki (Yuyudhana), Virata, Drupada il Maharathi (capace di sconfiggere da solo diecimila guerrieri),

5. 6. Dhrishtaketu, Chekitana, il re di Kashi, Purujit, Kuntibhoja, Shaibya, Yudhamanyu, Uttamanuja e molti altri, tutti Maharathi.

7. Guarda ora i famosi eroi schierati al nostro fianco:

8. 9. tu stesso; Bhisma l’invincibile, il patriarca della dinastia, il più anziano ed esperto tra i guerrieri; Karna, il figlio del dio del Sole; Kripa, sempre vittorioso in battaglia; Ashvatthama (tuo figlio); Vikarna, il figlio di Somadatta e tutti gli altri il cui nome è temuto anche dal dio della Morte. Sono tutti pronti a rischiare senza esitazione la vita per me.

10. Guidati da Bhisma l’invincibile, il loro numero è senza limiti, che cosa sono di fronte a noi i Pandava?".

11. Poi disse: Che tutti i grandi comandanti delle rispettive divisioni sostengano Bhisma, e quindi, rivolto ancora a Drona: Ti prego, sorveglia il tutto e proteggi in particolare Bhisma come fosse il tuo stesso Sé, poiché da lui dipende la nostra intera armata.

12. 13. Udendo queste parole del re, Bhisma, il comandante in capo, si rallegrò e come un leone lanciò un potente ruggito, soffiando poi nella sua conchiglia di guerra. Il tremendo suono riverberò nei tre mondi stimolando l’intero esercito e tutti i guerrieri fecero risuonare i loro tamburi, i corni e ogni altro strumento.

14. A questo, Madhava (Krishna), l’uccisore del demone Madhu, l’Incarnazione del Supremo, schierato nell’armata avversaria, soffiò nella sua conchiglia ricavata dalle ossa del demone Panchajanya.

15. E così fece Arjuna con la propria Devadatta, datagli da Indra, il re degli dei, suo padre.

Mentre il profondo suono vibrava, proprio come un’orda di lupi viene resa silente da un colpo di fucile e le stelle svaniscono al sorgere del sole, tutti gli altri suoni cessarono per incanto. In quel momento, il potente Bhima, fratello di Arjuna, soffiò furiosamente nella sua gigantesca conchiglia Paundra;

16. Yudhisthira, il maggiore tra i Pandava, soffiò nella sua Anantavijaya (la sempre vittoriosa) e così fecero i gemelli Nakula e Sahadeva nelle loro Sughosa (dal dolce suono) e Manipushpaka (il gioiello fiorito).

17. A loro si unirono il re di Kashi, il grande arciere; Sikhandin, il Maharathi; Dhrishtadyumna; Virata e l’invincibile Satyaki, tutti grandi eroi;

18. Drupada e i figli di Draupadi, o signore della terra e il figlio di Subhadra dal forte braccio, tutti, da ogni parte, soffiarono nelle loro conchiglie.

19. Il terribile suono lacerò i cuori dei Kaurava riempiendoli di una improvvisa paura.

20. Poi, le armate si prepararono a fronteggiarsi.

21. Arjuna raccolse il suo arco e rivolgendosi al Signore dei tre mondi che per amor suo era diventato il suo cocchiere, disse: "Porta il cocchio tra le armate, o Achyuta,

22. 23. cosicché io possa guardare da vicino questi guerrieri bramosi di battersi per una ingiusta causa".

24. 25. Sri Krishna, allora, guidò il cocchio fra gli eserciti e Arjuna, nell’intero campo di battaglia, vide di fronte a sé Bhisma, Drona, altri parenti e molti re.

26. Vide padri e nonni, maestri, zii, fratelli, figli, nipoti e amici.

27. Allora, improvvisamente, fu sopraffatto da una grande compassione e con angoscia disse:

28. 29. O Krishna, guarda! Vedendo i miei cari così schierati, gli arti mi vengono a mancare, il mio intero corpo trema, la bocca è inaridita e il mio arco Gandiva mi scivola di mano.

Arjuna, che combatté con il divino Shiva e che vinse Yama, il dio della morte, in un istante fu sopraffatto dalla confusione.

30. L’attaccamento aveva confuso il suo intelletto riguardo alla giustizia e all’ingiustizia e tutto il suo valore era stato oscurato come il sole di fronte alle nubi.

31. "O Krishna, come posso pensare di uccidere questi miei congiunti!

32. Sicuramente tutto ciò è male. Non bramo la vittoria né il regno, se possono essere goduti solo a questo prezzo!

33. Dovremmo pensare solo al bene dei nostri parenti,

34. benefattori e amici e siamo qui, armi in mano, pronti a distruggerli!

35. Non commetterei una simile azione nemmeno per la sovranità sui tre mondi, quanto meno allora per questo!

36. 37. Di quale piacere potremmo gioire dopo questo grande peccato?

O Signore, persino il Tuo amore per me svanirebbe se diventassi l’incarnazione del peccato!

38. Sebbene le loro menti siano in preda all’avidità e non vedano il male insito nella distruzione della famiglia, né il crimine del tradire gli amici,

39. come potremmo giustificarci noi, che vediamo chiaramente il male del provocare questa distruzione?

40. Con essa verrebbero distrutti gli antichi dharma, le norme che regolano il processo evolutivo e quando il dharma, il sentiero della rettitudine, viene smarrito, l’adharma, l’ingiustizia e il peccato, prevale.

41. Ogni considerazione di giusto ed errato viene trascurata, come pure tutti i precetti di condotta; le donne della famiglia diventano corrotte e adultere: da ciò nasce la confusione delle caste e si perde la visione di ciò che è nostro dovere, come un uomo la cui torcia improvvisamente si spegne mentre sta camminando nell’oscurità.

42. Questa confusione conduce all’inferno sia la famiglia che i suoi distruttori.

43. I loro antenati non avranno l’aiuto dei loro buoni pensieri, né quello dei riti propiziatori, unico sostegno della loro ulteriore evoluzione nell’aldilà.

44. Ed essi pure cadranno in stati inferiori.

45. Ahimè, quale grande peccato abbiamo deliberato di commettere nel cercare di uccidere i nostri cari per l’avidità dei piaceri di un regno!

46. Sarebbe meglio per me se i figli di Dhritarashtra mi uccidessero senza che opponessi resistenza".

47. Così parlò Arjuna, in preda allo sconforto e alla confusione originati dal suo attaccamento e dopo aver parlato così, si accasciò sul sedile del cocchio, gettando da parte arco e frecce, piangendo a dispetto di se stesso.

CAPITOLO SECONDO

SAMKHYA YOGA

LO YOGA DELLA DISCRIMINAZIONE

Sanjaya disse:

1. Mentre era sopraffatto dalla compassione, pieno di dolore, con gli occhi offuscati e pieni di lacrime, Madhusudana gli parlò così:

Il Signore disse:

2. "Da dove è giunta questa tua debolezza, in quest’ora inopportuna, estranea a uomini d’onore, che non conduce al cielo e che causa disgrazia qui sulla terra, o Arjuna?

3. Non abbandonarti a questa impotenza, Partha, è indegna di te. Allontana questa debolezza dal tuo cuore e alzati, o Distruttore di nemici!".

Arjuna disse:

4. "Come farò, o Madhusudana, a colpire con le frecce, sul campo di battaglia, Bhisma e Drona che sono degni di reverenza, o Uccisore di nemici?

5. È preferibile vivere di elemosina che uccidere questi onorati maestri. Sebbene essi siano desiderosi di guadagni, uccidendoli in questo mondo guadagnerei soltanto piaceri macchiati di sangue.

6. Né sappiamo che cosa sia meglio per noi: che essi ci conquistino o che noi conquistiamo loro. I figli di Dhritarashtra, uccidendo i quali non avremmo più desiderio di vivere, sono schierati contro di noi.

7. Tutto il mio essere è in preda alla debolezza, la mia mente è confusa riguardo al dharma (il giusto sentiero); ti prego, dimmi chiaramente ciò che è bene per me. Sono tuo discepolo, insegnami, poiché ho preso rifugio in Te.

8. Non vedo che cosa potrebbe disperdere l’angoscia che inaridisce i miei sensi nemmeno se ottenessi un impareggiabile e prospero regno sulla terra o persino la sovranità sugli dei".

Sanjaya disse:

9. Avendo così parlato a Hrishikesha, Arjuna, il distruttore dei nemici, disse a Govinda: Non combatterò, e divenne silente.

10. A lui, o Bharata, che era così sconfortato nel mezzo delle due armate, sorridendo Hrishikesha parlò così:

Il Signore disse:

11. "Ti affliggi per coloro dei quali non ci si dovrebbe affliggere e tuttavia parli come se fossi saggio. I saggi non si affliggono, né per i morti né per coloro che morti non sono.

12. Non ci fu mai un tempo in cui Io non fui, né tu, né questi sovrani degli uomini. Né mai ci sarà un tempo in cui noi cesseremo di essere.

13. Proprio come il sé in questo corpo attraversa l’infanzia, la gioventù e la vecchiaia, allo stesso modo assume un altro corpo. Il saggio non è confuso da questo.

14. Il contatto dei sensi con i loro oggetti, o figlio di Kunti, dà origine alle esperienze di freddo e caldo, piacere e dolore. Impermanenti, esse vanno e vengono. Sopportale pazientemente, o Bharata (discendente del grande Bharata)!

15. L’uomo saggio che non è turbato da questi (contatti), che rimane equanime nel piacere e nel dolore, è degno dell’immortalità, o capo tra gli uomini!

16. L’irreale non ha esistenza; il reale non cessa mai di esistere. La verità di entrambi è stata così percepita dai veggenti della Realtà.

17. Sappi che Quello da cui tutto questo è pervaso è indistruttibile. Nessuno può provocare la distruzione di questo Immutabile Essere.

18. Questi corpi sono detti essere perituri; Quello che dimora nel corpo è Eterno, Indistruttibile, Incommensurabile. Perciò, o Bharata, combatti!

19. Colui che pensa che sia Quello a uccidere e colui che pensa che sia Quello l’ucciso, falliscono entrambi nel percepire la verità. Quello non uccide né viene ucciso.

20. Non è mai nato, né mai muore; né la Sua esistenza cessa mai di essere. Non Nato, Eterno, Imperituro, Antico, non è ucciso quando il corpo è ucciso.

21. Colui che Lo conosce come Indistruttibile, Eterno, Non Nato, Immutabile, come può quell’uomo, o Partha, uccidere o fare uccidere qualcuno?

22. Come un uomo liberandosi di vesti logore ne riprende di nuove, così l’Abitante del corpo, abbandonando corpi logori, ne assume di nuovi.

23. Le armi non Lo possono ferire, né il fuoco Lo può bruciare; l’acqua non Lo può bagnare, il vento non Lo può asciugare.

24. Non può essere ferito; non può essere bruciato; non può essere bagnato, né può essere asciugato. È Eterno, Onnipervadente, Stabile, Inamovibile, Antico.

25. È detto essere Immanifesto, Impensabile, Immutabile. Perciò, conoscendoLo come tale, non dovresti affliggerti.

26. Ma se anche pensi che nasca e muoia costantemente, anche così, o Mahabaho (dal forte braccio), non dovresti affliggerti.

27. Certa è infatti la morte per chi nasce e certa è la nascita per chi muore; perciò non dovresti affliggerti per l’inevitabile.

28. Le creature sono immanifeste all’inizio, manifeste nello stato intermedio e nuovamente immanifeste alla fine, o Bharata! Che motivo c’è di angosciarsi per questo?

29. Qualcuno Lo vede come una meraviglia, un altro ne parla come di una meraviglia e un altro ne ode come di una meraviglia. Tuttavia, pur udendone, nessuno Lo conosce.

30. Quello che dimora nel corpo di tutti, o Bharata, è eterno e indistruttibile; perciò non dovresti affliggerti per nessuna creatura.

31. Anche considerando il tuo proprio dovere, non dovresti esitare, poiché non c’è nulla di meglio, per uno kshatriya, di una battaglia in accordo con il dharma.

32. Felici sono gli kshatriya, o Partha, che trovano, senza averla cercata, una tale battaglia che è una porta aperta verso il cielo.

33. Ma, se non combatterai questa giusta guerra, allora, avendo abbandonato il tuo svadharma (il dovere che ti è peculiare) e la tua gloria, incorrerai nel peccato.

34. Inoltre gli uomini parleranno perpetuamente del tuo disonore e per un uomo d’onore la cattiva fama è peggiore della morte.

35. I grandi guerrieri penseranno che ti sei astenuto dalla battaglia per paura e coloro che ti tenevano in alta stima ti disprezzeranno.

36. I tuoi nemici diranno di te molte cose insultanti e derideranno la tua forza. Quale dolore è più grande di questo!

37. Ucciso, raggiungerai il cielo; vittorioso, gioirai la terra. Perciò, o figlio di Kunti, alzati, risoluto a combattere.

38. Considerando allo stesso modo piacere e dolore, guadagno e perdita, vittoria e sconfitta, preparati alla battaglia. Così non incorrerai nel peccato.

39. Questa che ti è stata esposta è la saggezza del samkhya; ascolta ora la saggezza dello yoga per mezzo del quale, unificando l’intelletto (con il Sé), ti libererai dai vincoli dell’azione.

40. In questo (yoga) nessuno sforzo è perduto e nessun ostacolo prevale. Anche un po’ di questo dharma (sentiero evolutivo) salva da grande paura.

41. In questo, o gioia dei Kuru, l’intelletto del risoluto è focalizzato su un solo punto, mentre l’intelletto dell’irrisoluto ha molte ramificazioni ed è infinitamente mutevole.

42. Coloro che sono privi di discernimento, che sono assorbiti nel significato letterale dei Veda (antiche scritture), o Partha, e che con parole fiorite dichiarano che non c’è null’altro,

43. con l’animo pieno di desideri, avendo il cielo come loro meta, essi prescrivono molti speciali riti per il conseguimento dei piaceri e del potere, che risultano nella rinascita, essendo questo il frutto dell’azione (eseguita con motivi egoistici).

44. Coloro che sono profondamente attaccati ai piaceri e al potere e la cui mente è affascinata da queste parole, non possono conseguire lo stato dell’intelletto risoluto, stabilito nel Sé.

45. Il soggetto dei Veda è nel campo dei tre guna,* ma tu liberati dai tre guna o Arjuna! Sii libero dalle dualità, fermamente stabilito nel sattva (purezza, armonia), senza curarti di acquisire e conservare, stabile nel Sé.

46. Per un brahmino che ha la Suprema Conoscenza, i Veda hanno la stessa utilità di uno stagno in un luogo che straripa d’acqua da tutte le parti.

47. Tu hai diritto soltanto all’azione, mai ai suoi frutti. Che il tuo movente non sia il frutto dell’azione, né vi sia in te attaccamento all’inattività.

48. Saldo nello yoga, o Dhananjaya (vincitore di ricchezze), compi le azioni abbandonando l’attaccamento, equanime sia nel successo che nel fallimento, poiché l’equanimità di mente è chiamata yoga.

49. L’azione è molto inferiore al buddhi yoga (lo yoga dell’intelletto equanime), o Dhananjaya, prendi rifugio in questa saggezza. Da compatire sono coloro che vivono per i frutti (dell’azione).

50. Colui il cui intelletto è unificato (al Sé, equanime, nello yoga), si libera, persino in questo mondo, sia del bene che del male. Perciò, dedicati allo yoga. Lo yoga è abilità nell’azione.

51. I saggi dall’intelletto unificato (al Sé), abbandonando i frutti delle loro azioni e liberandosi dai vincoli della nascita, raggiungono lo stato che è al di là della sofferenza.

52. Quando il tuo intelletto avrà attraversato la palude dell’illusione, allora diverrai indifferente a ciò che è stato udito

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