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Matrix Reimprinting: Riscrivere il passato per trasformare il futuro

Matrix Reimprinting: Riscrivere il passato per trasformare il futuro

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Matrix Reimprinting: Riscrivere il passato per trasformare il futuro

Lunghezza:
366 pagine
4 ore
Pubblicato:
18 feb 2014
ISBN:
9788868200336
Formato:
Libro

Descrizione

Dipendenze, fobie, problemi relazionali e gravi patologie: sono solo alcuni dei disturbi psicofisici che si instaurano in seguito a traumi vissuti in passato e mai superati. Basato sulla collaudata tecnica dell'EFT, Matrix Reimprinting è uno strumento di guarigione fisica ed emotiva che si spinge ben oltre l'EFT stesso. Attingendo ai più recenti sviluppi di fisica quantistica, permette di intervenire efficacemente sull'origine di questi traumi, la Matrice, per sciogliere i ricordi dolorosi e trasformarli in qualcosa di costruttivo. Matrix Reimprinting rappresenta un'innovativa risposta all'EFT, perché non si limita a cancellare il ricordo dei traumi, ma lo sostituisce con nuovi ricordi positivi che ne trasformano la Matrice, la quale inizia così a sprigionare l'energia necessaria a produrre un nuovo stato di benessere.
Pubblicato:
18 feb 2014
ISBN:
9788868200336
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Matrix Reimprinting - Karl Dawson

globale.

Prima parte

LA MATRICE, IL CORPO E LA MENTE

Capitolo 1

LA MATRICE

Matrix Reimprinting si basa sull’idea che siamo tutti collegati da un campo unificato di energia in genere chiamato campo o Matrice. Quest’idea è stata proposta per la prima volta negli anni Quaranta da Max Planck, padre della teoria quantistica. Nel XXI secolo il concetto è stato diffuso da film quali The Secret – il segreto, Bleep. Ma che... bip... sappiamo veramente!? e, più di recente, The Living Matrix, come pure da libri quali La Matrix divina di Gregg Braden e Il campo del punto zero di Lynne McTaggart.

Per usare le tecniche di Matrix Reimprinting è necessaria una conoscenza molto basilare di questa Matrice. Se la scienza non è il vostro pane, state tranquilli: non vi viene richiesto di essere un fisico quantistico. Di fatto, potete mettere in pratica Matrix Reimprinting semplicemente con la consapevolezza che siamo tutti collegati da un campo unificato di energia. Alcuni dei migliori operatori di Matrix Reimprinting da noi formati magari hanno visto uno o due film di quelli sopra citati e vibrano in sintonia con l’idea che siamo tutti collegati dalla Matrice, ma avrebbero problemi a descriverne anche solo i fondamenti della scienza che vi sta dietro.

Il nostro scopo in questa sede è pertanto unicamente quello di fornirvi una brevissima e semplicissima spiegazione dei concetti alla base di Matrix Reimprinting. Se volete approfondire in maggior dettaglio, vi suggeriamo di prendere in considerazione i testi e i DVD sopra elencati. Tuttavia, per mettere in pratica Matrix Reimprinting l’unica cosa che vi occorre è comprendere i seguenti principi:

1.Siamo tutti costituiti da energia che vibra così rapidamente da farci apparire materia solida.

2.Siamo tutti collegati da una rete che ci unisce, nota come Matrice.

3.Inviamo i nostri pensieri nella Matrice e questi pensieri vengono attratti nuovamente a noi come esperienze di vita.

4.Possiamo modificare il modo in cui vediamo la vita cambiando le immagini nella Matrice.

Osserviamo questi principi in maggior dettaglio.

1. Siamo tutti costituiti da energia

Prima della fisica quantistica, si riteneva che tutta la materia fosse solida. Si sapeva che alcuni tipi di materia erano più solidi di altri (il metallo più delle persone, il cemento più degli animali), ma generalmente parlando la materia era vista come una massa immutabile. La fisica quantistica ci ha invece in parole povere insegnato che il mondo non è solido, bensì composto da energia elettromagnetica che a sua volta è formata da varie particelle atomiche e subatomiche. Il nostro solido mondo è in realtà un’illusione, giacché sotto sotto è costituito da una realtà vibrazionale.

Il punto è che le particelle di cui siamo composti vibrano così rapidamente da farci apparire solidi. Un’analogia che amiamo utilizzare è quella del ventilatore elettrico: quando si ferma riusciamo a vedere gli spazi tra le pale, ma quando gira sembra un oggetto solido. In maniera simile, quando gli atomi che costituiscono la nostra fisiologia vibrano, noi sembriamo un’entità tutta d’un pezzo, ma in realtà siamo energia in movimento.

2. Siamo tutti collegati da una rete

Il paradigma scientifico del passato implicava in parte l’ipotesi che il nostro cosmo fosse costituito fino al novanta per cento da spazio vuoto. Ne La Matrix divina Gregg Braden sottolinea il vizio di questa logica: Se davvero è vuoto, occorre rispondere a una domanda fondamentale: come fanno le onde di energia che trasmettono ogni cosa, dalle telefonate sul cellulare all’intensa luce riflessa che vi permette di vedere le parole di questa pagina, spostarsi da un luogo all’altro? Proprio come l’acqua si increspa, allontanandosi dal punto dello stagno in cui è stato gettato un sasso, deve esistere qualcosa che trasmette le vibrazioni della vita da un punto all’altro.¹

La fisica quantistica ci ha insegnato che quanto un tempo ritenevamo essere spazio vuoto contiene la più grande rete che collega tutto nel nostro universo: la Matrice.

3. Inviamo i nostri pensieri all’esterno... e questi pensieri tornano a noi

La nostra comprensione del campo unificato di energia include altresì l’idea che siamo i creatori della nostra realtà, perché ciò su cui ci concentriamo invia onde nella Matrice e queste tornano a noi, riflettendosi nelle nostre esperienze. Il film e libro The secret – Il segreto, di Rhonda Byrne, come pure i lavori di Esther e Jerry Hicks quali Chiedi e ti sarà dato, hanno fatto capire a innumerevoli persone che riceviamo quello su cui ci focalizziamo nella vita. Molti di noi si sono resi conto che l’universo risponde alla coscienza e che i nostri pensieri diventano la nostra realtà. Credenze, paure, speranze e sogni ci tornano tutti indietro, riflessi dalla Matrice nel mondo circostante.

Questa Legge dell’Attrazione è vibrazionale. Attiriamo esperienze con una frequenza vibrazionale simile alla nostra. Qualsiasi cosa inviamo ci ritorna sotto forma di esperienza di vita che si accorda al nostro segnale.

Ad alcuni l’idea che creiamo la nostra realtà in tal modo è apparsa offensiva. Questo perché sembra incolpare chi ha dato vita a una realtà non proprio desiderabile. Tuttavia, come vedremo in seguito, molto di ciò che attiriamo è legato alle nostre precedenti esperienze di vita; possiamo modificare il nostro punto di attrazione lavorando direttamente su queste esperienze con Matrix Reimprinting. Non abbiamo dunque la colpa della realtà da noi creata, bensì abbiamo il potere di fare qualcosa per modificarla, grazie alla conoscenza e alla comprensione.

4. Possiamo modificare il modo in cui vediamo la vita cambiando le immagini nella Matrice

A tale proposito vogliamo suggerirvi un’ipotesi straordinaria sul perché la Legge dell’Attrazione per alcuni pare non aver funzionato. Tutte le esperienze di vita che abbiamo vissuto hanno generato immagini nella nostra Matrice. Se sono positive e di sostegno, ci aiutano ad attirare in maggior misura ciò che vogliamo. Se però sono negative e distruttive, attiriamo altre esperienze analoghe. Allorché tratteniamo nel nostro campo queste immagini distruttive, limitarsi a desiderare esperienze diverse non cambierà il punto di attrazione. Se invece cominciamo a lavorare con Matrix Reimprinting, modifichiamo le immagini nel campo e quindi l’orientamento della nostra esistenza, attirando esperienze diverse.

Quando Karl ha sentito parlare per la prima volta della Legge dell’Attrazione, ha immaginato una grande mano, molto simile al logo della lotteria nazionale in Gran Bretagna, che scendeva dal cielo e sceglieva chi avrebbe vissuto esperienze di vita migliori! Adesso che ha compreso il concetto di immagini nel campo, si è reso conto di quanto l’idea fosse sbagliata. Noi infatti attiriamo esperienze simili alle nostre immagini e persone con immagini simili a quelle che abbiamo noi. Fino a quando non cambieremo le nostre immagini, seguiteremo ad attirare gli stessi elementi.

Prima di spiegare come cambiare le immagini nel campo con Matrix Reimprinting, osserviamo gli altri campi che fanno parte della nostra realtà, come pure il modo in cui anche questi influenzano il nostro comportamento e il punto di attrazione.

Campi locali

Oltre al campo unificato di energia che collega ogni essere, esistono dei campi locali attorno al nostro corpo, i quali non plasmano solo la nostra forma fisica, ma anche il comportamento, le usanze o le abitudini. Questi campi sono diversi dalla Matrice, perché ci sono propri. Nel contempo, tuttavia, sono sottocampi che fanno parte della Matrice. Andiamo a vedere come influenzano la nostra realtà quotidiana.

Schemi del passato

Quando aveva vent’anni, Sasha faceva regolare uso di anfetamine e allucinogeni per bloccare le emozioni derivanti dai traumi dell’infanzia e della vita. Quest’abitudine è proseguita per otto anni, con inizio a diciannove e fine a ventisette. Per un particolare periodo attorno ai vent’anni, ha fatto costante uso di una droga chiamata speed. La assumeva tutti i venerdì sera, restava sveglia per quasi tutta la notte e si svegliava di colpo il sabato mattina, di buon’ora. Il suo ragazzo dell’epoca rimaneva a letto e dormiva per tutto il sabato, ma lei se ne restava sdraiata accanto a lui incapace di motivare se stessa, ossessionata da cose che aveva detto o fatto. Insomma, ogni volta si torturava psicologicamente per ore. Ha portato avanti questo schema per alcuni anni. E anche se a venticinque anni non assumeva più lo speed, seguitava a svegliarsi presto ogni sabato. Inoltre, era continuamente afflitta dal medesimo schema, l’ossessione che aveva luogo in quel momento nei confronti delle sue azioni. Il sabato era dunque per lei sempre una giornata dolorosa e inquietante, accompagnata da ansia e autocritica. Questo schema è proseguito fino a trent’anni e più, quando è riuscita a interromperlo con Matrix Reimprinting ed EFT.

Per alcuni anni Sasha ha anche lavorato su adolescenti con gravi problemi comportamentali. Ha insegnato drammaterapia come strumento per incoraggiarli a riflettere sulle loro azioni e ad affrontare il comportamento distruttivo, spesso accompagnato da attività criminali. Nel caso della criminalità urbana, li ha messi in condizione di recitare il ruolo sia della vittima sia dell’aggressore, cosicché ne vivessero tutti gli aspetti implicati. Durante le lezioni i progressi sono stati notevoli e Sasha era felicissima. La sensazione era quella di cambiare il mondo! Tuttavia, quasi tutti i successi avevano vita breve.

Durante i dieci anni di matrimonio, Karl ha vissuto problemi via via maggiori alla zona lombare. Aveva un prolasso discale e un nervo pizzicato. Man mano che aumentava l’infelicità nel matrimonio, aumentavano anche i sintomi. A causa del costante dolore, aveva dovuto dire al figlio Daniel che non sarebbe più stato in grado di praticare sport con lui. Una volta finito il matrimonio, Karl ha cominciato a lavorare su molti dei suoi problemi e quelli relativi alla schiena si sono attenuati. Tuttavia ogni Natale, quando trascorreva l’intera giornata con l’ex moglie e i figli seguendo i vecchi schemi, il dolore ricompariva con il passare delle ore. In seguito gli occorrevano alcuni giorni per tornare a sentirsi normale. Anni dopo, lavorando con un terapeuta olistico che usava uno strumento diagnostico chiamato Metamedicina® (ne parleremo al capitolo 3), gli è stato detto che il problema era legato alla scarsa considerazione di sé. Da principio l’idea lo ha indignato, poi però ha cominciato ad acquisire molto più senso. Karl si era sentito sminuito nella situazione familiare. Aveva ricoperto il ruolo di casalingo, mentre la moglie possedeva un carattere molto forte e dominante. Tornare alla vecchia abitazione per Natale riportava a galla il modo in cui il matrimonio lo aveva fatto sentire.

Che cos’hanno in comune tutti questi comportamenti? La risposta è i campi. Ogni nostro comportamento, sia esso incoraggiante o autodistruttivo, possiede un suo campo, che a sua volta ci spinge a reagire in un dato modo.

Il concetto di campo non è nuovo; sono infatti già noti vari altri campi, per esempio quello gravitazionale della terra e il campo magnetico. Inoltre, il lavoro del biologo Rupert Sheldrake suggerisce che cellule, tessuti, organi e organismi viventi possiedono dei campi che sono loro propri, chiamati campi morfici. Questi campi plasmano ogni specie. Siamo enormemente in debito con Sheldrake, il cui lavoro ha ispirato varie tecniche di Matrix Reimprinting.

I campi morfici sono abituali e più vengono ripetuti più forti diventano. Sono influenzati da quanto è accaduto prima, attraverso un processo chiamato risonanza morfica. Ogni cellula, organo o specie assume una specifica forma a causa della sua risonanza morfica con una cellula, un organo o una specie simili del passato.

Campi comportamentali

Oltre a plasmare la forma, i campi plasmano anche gli schemi sociologici, le usanze, il comportamento e le abitudini mentali. Impongono al sistema nervoso andamenti ritmici che si ripercuotono sulle aree sensoriali e motorie del cervello, influenzando il comportamento.²

Ciascuna specie, esseri umani inclusi, possiede un qualche tipo di comportamento istintivo innato. Lo assimiliamo attraverso la risonanza morfica con i membri della nostra specie vissuti prima di noi. Il comportamento acquisito è diverso e prende piede mediante la risonanza con noi stessi. Quando ripetiamo determinati schemi e comportamenti, nei nostri campi morfici si crea abituazione.

Il comportamento acquisito e i campi che vi si associano costituiscono di fatto una parte importante del processo di socializzazione. Senza questi campi, nella nostra vita non ci sarebbe alcuna struttura. Qualsiasi forma di comportamento, dalla semplice azione di spazzolarsi i denti a quella più complessa di comunicare con membri del sesso opposto, ha un suo campo, che è stato creato dalle nostre esperienze di vita e viene rafforzato dall’autorisonanza.

Molti di questi campi comportamentali possono dare sostegno e affetto. Se per esempio la nostra esistenza presenta una sua struttura e organizzazione, probabilmente ci siamo formati dei campi comportamentali positivi inerenti al funzionamento. Se invece la vita manca di struttura, i campi comportamentali possono dimostrarsi più caotici. Qualora presentiamo un’ossessione verso l’ordine oppure arriviamo a esprimere una condizione come il disturbo ossessivo-compulsivo, i nostri campi comportamentali legati all’organizzazione sono diventati troppo forti.

Cambiare i campi comportamentali

Come cambiare il comportamento? Tutti conosciamo il detto chi nasce tondo non può morir quadrato. Alla luce della nostra comprensione dei campi comportamentali, l’adagio fa riferimento alla complessità data dal cambiare un campo comportamentale.

Prendiamo in esame uno scenario comune. C’è qualcosa di noi stessi che vogliamo cambiare e riteniamo sia ora di farlo davvero. Magari diciamo a tutti che abbiamo intenzione di farlo. Stabiliamo una data. Per quasi tutti è un lunedì o il primo giorno del mese. La scelta più comune è ovviamente il primo gennaio, perché è in quel giorno che tutto cambia e quindi deve per forza essere il momento migliore, vero?

Alla data prescelta concentriamo tutte le nostre energie nel cambiamento. Il primo giorno è fantastico. Ci sentiamo sicuri di noi e magari arriviamo anche a parlare del nostro successo. La cosa si protrae per alcuni giorni o persino per settimane. Con il passare del tempo, cominciamo davvero a sentirci sicuri di noi stessi. Possiamo arrivare a credere di aver vinto la cattiva abitudine. Se si tratta di mangiare cioccolato, per esempio, forse pensiamo che un pezzettino di quando in quando male non faccia. Se si tratta di praticare una regolare attività fisica, magari a volte ci sottraiamo dal programma. Saltare un giorno o due non fa male, vero? Può essere che qualcuno ci abbia turbato e quindi giustifichiamo il nostro ripiombare nelle vecchie abitudini per un istante, così da superare il momento. È comunque una defaillance temporanea. Domani ci rimetteremo in carreggiata. È però probabile che in carreggiata non ci torneremo. Perché paf! Eccoci ripiombati nel vecchio schema, da dove eravamo partiti. Vi suona familiare? Diamo un’occhiata a questo schema universale. Cosa sta in realtà accadendo?

Più ripetiamo qualcosa, più forte diventa il suo campo. Se un nostro modo di comportarci è di vecchia data, la sua risonanza possiede una grande forza e pertanto una grande influenza su di noi. Quando decidiamo consapevolmente che vogliamo cambiare, quando incanaliamo parecchia energia in questa decisione e compiamo attivamente il cambiamento, cominciamo a sintonizzarci su un nuovo campo, un campo contrario, se volete. Consideriamone il significato in rapporto all’osservazione di Sheldrake: Un campo causa effetti materiali nel momento in cui il sistema vi si sintonizza. Se però la sintonia viene alterata, entrano in gioco altri campi e quello originale scompare.³ Sintonizzandoci su questo nuovo campo, ci sentiamo completamente diversi. Il nuovo campo possiede una sua risonanza e, grazie a essa, magari ci sentiamo fiduciosi, sicuri di noi e capaci.

Tuttavia, se decidiamo troppo in fretta che ce l’abbiamo fatta e crediamo troppo presto che il nuovo campo sia completamente stabile, rischiamo di riscivolare nelle vecchie abitudini con tutta la sicurezza acquisita dalla risonanza del nuovo campo. Il problema è che non appena torniamo indietro, ci risintonizziamo sul vecchio campo, quello che trova una così forte corrispondenza in noi. Secondo Sheldrake, "la risonanza morfica più specifica che agisce su un dato organismo sarà quella dei suoi stati passati, essendo più simile a se stesso nell’immediato passato che a qualunque altro organismo".⁴ Il vecchio campo ci è dunque subito familiare. È come un vecchio amico, un amico cui torniamo a far visita pur sapendo quanto il rapporto sia per noi

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