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Il quinto accordo: Guida pratica alla padronanza di sé

Il quinto accordo: Guida pratica alla padronanza di sé

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Il quinto accordo: Guida pratica alla padronanza di sé

valutazioni:
3/5 (45 valutazioni)
Lunghezza:
163 pagine
2 ore
Pubblicato:
20 mag 2013
ISBN:
9788868200008
Formato:
Libro

Descrizione

Con il suo libro I quattro accordi, pubblicato ormai molto anni fa, don Miguel Ruiz ha cambiato la vita di moltissime persone. I Quattro Accordi hanno il potere di trasformare la nostra vita spezzando migliaia di accordi limitanti che abbiamo preso con noi stessi, con gli altri e con la vita stessa, aiutandoci a poco a poco a recuperare il nostro Sé autentico. Con la pratica, ci conducono a ciò che siamo realmente, non a ciò che fingiamo di essere. I principi dei Quattro accordi parlano al cuore degli esseri umani, parlano a persone di differenti culture in tutto il mondo, persone che parlano lingue diverse, persone con credenze religiose e filosofiche molto distanti. I principi dei Quattro accordi parlano a tutti, perché sono semplice buon senso. Ora don Miguel Ruiz torna con un altro dono: Il quinto accordo. Il quinto accordo, 'Sii scettico, ma impara ad ascoltare', riguarda il fatto di vedere la realtà con gli occhi della verità, senza le parole. Il risultato del mettere in pratica il quinto accordo è la totale accettazione di noi stessi esattamente come siamo, e la totale accettazione degli altri esattamente come sono. 'Sii scettico', perché la maggior parte delle cose che sentiamo non sono vere. Gli esseri umani parlano attraverso simboli e i simboli non sono la verità. I simboli sono veri finché li accettiamo come tali, non perché siano realmente la verità. La seconda parte dell'accordo è: 'impara ad ascoltare', e la ragione è molto semplice. Imparando ad ascoltare capiamo il significato dei simboli che gli altri stanno usando; comprendiamo la loro storia e la comunicazione migliora moltissimo. Essere scettici è da maestri, perché utilizza il potere del dubbio per discernere la verità. La verità non ha bisogno che noi ci crediamo; la verità è, e continua a essere. Molti anni fa iniziai a insegnare alcuni dei concetti di questo libro ai miei apprendisti, ma mi fermai perché nessuno sembrava capire quello che cercavo di dire. Anche se avevo condiviso il quinto accordo con loro, scoprii che nessuno era davvero pronto per gli insegnamenti su cui esso si fonda. Anni dopo, mio figlio, don José, iniziò a trasmettere gli stessi insegnamenti a un gruppo di studenti, riuscendo dove io avevo fallito. Il risultato fu una profonda differenza nella loro vita. - don Miguel RuizI libri di don Miguel Ruiz hanno venduto 9 milioni di copie e sono stati tradotti in 34 paesi.
Pubblicato:
20 mag 2013
ISBN:
9788868200008
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Il quinto accordo - Miguel Ruiz

verranno.

1

ALL'INIZIO

È TUTTO NEL PROGRAMMA

Dal momento stesso della vostra nascita, comunicate al mondo un messaggio. Che cos'è questo messaggio? Il messaggio siete voi, è quel bambino. È la presenza di un angelo, un messaggero dell'infinito in un corpo umano. L'infinito, che è potere totale, crea un programma apposta per voi, e tutto ciò che vi serve per essere ciò che siete è già nel programma. Nascete, crescete, trovate un compagno o una compagna, invecchiate e alla fine ritor-nate all'infinito. Ogni cellula del vostro corpo è un universo. È intelligente, completa e programmata per essere ciò che è, qualunque cosa sia.

Voi siete programmati per essere voi, chiunque siate, e per il programma è indifferente che cosa la vostra mente pensa che siate. Il programma non è nella mente che pensa. È nel corpo, in quello che chiamiamo DNA, e all'inizio seguite istintivamente la sua saggezza. Da bambini sapete che cosa vi piace e che cosa non vi piace, quando vi piace e quando non vi piace. Andate verso quello che vi piace e cercate di evitare quello che non vi piace. Seguite i vostri istinti, e questi istinti vi spingono a essere felici, a gioire della vita, a giocare, ad amare, a soddisfare i vostri bisogni. Poi, che cosa accade?

Il vostro corpo si sviluppa, la vostra mente matura, e iniziate a usare dei simboli per trasmettere il vostro messaggio. Così come gli uccelli capiscono gli uccelli e i gatti capiscono i gatti, gli esseri umani capiscono gli esseri umani grazie a una simbologia. Se foste nati in un'isola deserta e se foste vissuti lì da soli, potreste metterci dieci anni, ma alla fine avreste dato un nome a tutto ciò che vedete e usereste quel linguaggio per comunicare un messaggio, anche se soltanto a voi stessi. Perché? È facile capirlo, e il motivo non è che gli esseri umani sono intelligenti. Il motivo è che siamo programmati per creare un linguaggio, per inventare tutta una simbologia.

Come sappiamo, in tutto il mondo gli esseri umani parlano e scrivono migliaia di lingue diverse. Gli esseri umani hanno inventato una molteplicità di simboli per comunicare non solo con gli altri esseri umani, ma soprattutto con se stessi. I simboli possono essere suoni che emettiamo, movimenti che facciamo o segni grafici. Ci sono simboli per gli oggetti, per le idee, per la musica e per la matematica, ma il primo passo è l'introduzione di suoni, il che significa imparare a usare i simboli per parlare.

Gli esseri umani che sono venuti prima di noi hanno già dei nomi per tutto ciò che esiste e ci insegnano il significato dei suoni. Chiamano una cosa tavola e un'altra sedia. Hanno anche dei nomi per cose che esistono solo nella loro immaginazione, come le sirene e gli unicorni. Ogni parola che impariamo è un simbolo per qualcosa di reale o immaginario, e le parole da apprendere sono migliaia. Se osserviamo i bambini da uno a quattro anni, vediamo i loro sforzi per assimilare un'intera simbologia. È uno sforzo che in genere non ricordiamo, perché la nostra mente non è ancora matura, ma con la ripetizione e la pratica alla fine impariamo a parlare.

Una volta imparato a parlare, gli esseri umani che si prendono cura di noi ci insegnano quello che sanno, il che significa che ci programmano attraverso le loro conoscenze. Gli esseri umani con cui viviamo hanno molte conoscenze, comprese le regole sociali, religiose e morali della loro cultura. Agganciano la nostra attenzione, ci trasmettono delle informazioni e ci insegnano a essere come loro. Impariamo a essere un uomo o una donna in base alle regole della società in cui siamo nati. Impariamo a comportarci in modo socialmente giusto, a essere cioè un buon essere umano.

La realtà è che veniamo addomesticati esattamente come viene addomesticato un cane, un gatto o qualunque altro animale: attraverso un sistema di punizioni e ricompense. Ci dicono che siamo un bravo bambino o una brava bambina quando facciamo quello che vogliono gli adulti, e che siamo un cattivo bambino o una cattiva bambina quando non facciamo quello che vogliono da noi. A volte ci puniscono anche se non siamo stati cattivi e altre volte ci ricompensano anche se non siamo stati buoni. Per paura di ricevere una punizione o per paura di non ricevere una ricompensa, iniziamo a cercare di compiacere gli altri. Cerchiamo di essere buoni, perché i cattivi non ricevono ricompense; anzi, vengono puniti.

Nell'addomesticamento umano ci vengono imposte tutte le regole e i valori della nostra famiglia e della nostra società. Non abbiamo la possibilità di scegliere le nostre credenze; ci viene detto a che cosa credere e a che cosa non credere. Le persone con cui viviamo ci trasmettono le loro opinioni: ciò che è bene e ciò che è male, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ciò che è bello e ciò che è brutto. Esattamente come in un computer, tutte queste informazioni vengono scaricate nella nostra testa. Siamo innocenti; crediamo a quello che i nostri genitori e gli altri adulti ci dicono; lo accettiamo, e l'informazione viene immagazzinata nella nostra memoria. Tutto quello che impariamo entra nella nostra mente a causa di questo accordo e ci rimane sempre a causa di questo accordo, ma prima deve passare attraverso l'attenzione.

L'attenzione è molto importante negli esseri umani, perché è la funzione della mente che rende possibile concentrarci su un unico oggetto o un unico pensiero all'interno di un'enorme gamma di possibilità. Attraverso l'attenzione le informazioni vengono trasmesse dall'esterno all'interno, e viceversa. L'attenzione è il canale che usiamo per mandare e ricevere messaggi tra esseri umani. È come un ponte tra una mente e un'altra mente; creiamo questo ponte attraverso suoni, segni, simboli, contatti, attraverso qualunque cosa agganci la nostra attenzione. È così che insegniamo ed è così che impariamo. Non possiamo insegnare nulla se non abbiamo l'attenzione dell'altro, e non possiamo imparare nulla se non prestiamo attenzione.

Attraverso l'attenzione, gli adulti ci insegnano a creare un'intera realtà nella nostra mente mediante l'uso di simboli. Dopo averci insegnato una simbologia attraverso i suoni, gli adulti ci insegnano l'alfabeto e impariamo anche a scrivere la loro lingua. L'immaginazione inizia a svilupparsi, la curiosità si rafforza e cominciamo a fare domande. Chiediamo, chiediamo e continuiamo a chiedere: raccogliamo informazioni ovunque. Sappiamo di avere la padronanza di una lingua quando usiamo quei simboli per parlare mentalmente a noi stessi. E così impariamo a pensare. Prima, non pensavamo: mimavamo suoni e simboli per comunicare, e la vita era più semplice quando non attaccavamo nessun significato e nessuna emozione ai simboli.

Una volta dato significato ai simboli, iniziamo a usarli per dare un senso a tutto ciò che ci accade nella vita. Usiamo i simboli per pensare a cose reali, per pensare a cose non reali ma che iniziamo a immaginare reali, ad esempio bello e brutto, magro e grasso, stupido e intelligente. Se fate attenzione, note-rete che possiamo pensare solo nella lingua che conosciamo bene. Per anni ho parlato solo spagnolo, e ho avuto bisogno di molto tempo per padroneggiare abbastanza simboli inglesi da poter pensare in inglese. Padroneggiare una lingua non è facile, ma a un certo punto ci accorgiamo che stiamo pensando nei simboli che abbiamo imparato.

Quando andiamo a scuola, attorno ai cinque o sei anni, comprendiamo già il significato di concetti astratti come giusto e sbagliato, vincere e perdere, perfetto e imperfetto. A scuola continuiamo a imparare a leggere e a scrivere i simboli che conosciamo già, e la lingua scritta ci mette in grado di accumulare altre conoscenze. Diamo significato a un numero sempre più grande di simboli e pensare non solo richiede sempre meno sforzo, ma diventa automatico.

I simboli che abbiamo imparato agganciano automaticamente la nostra attenzione. È quello che già sappiamo che ci parla, e ascoltiamo quello che dice la nostra conoscenza. La chiamo la voce della conoscenza, perché è la conoscenza che parla nella nostra testa. La sentiamo parlare con tante tonalità: sentiamo la voce di nostra madre, di nostro padre, dei nostri fratelli, delle nostre sorelle; e la voce non smette mai di parlare. La voce non è reale: è una nostra creazione. Ma noi crediamo che sia reale, perché le diamo vita attraverso la forza della nostra fede, il che significa che crediamo senza nessun dubbio a ciò che la voce ci dice. È così che le opinioni degli esseri umani che ci circondano iniziano a impadronirsi della nostra mente.

Tutti hanno un'opinione su di noi e ci dicono che cosa siamo. Da bambini non sappiamo che cosa siamo. L'unico modo che abbiamo per vederci è attraverso uno specchio, e lo specchio sono gli altri. Nostra madre ci dice che cosa siamo e noi le crediamo. Forse è completamente diverso da quello che ci dice nostro padre, o che dicono i nostri fratelli e sorelle, ma noi siamo d'accordo anche con loro. Gli altri ci parlano del nostro aspetto, soprattutto quando siamo molto piccoli: Oh, hai proprio gli occhi di tua madre e il naso di tuo nonno. Ascoltiamo tutte le opinioni dei nostri familiari, dei nostri insegnanti e dei nostri compagni di scuola più grandi. Vediamo la nostra immagine in tutti questi specchi, accettiamo che questo è ciò che siamo e, non appena lo accettiamo, quell'opinione diventa parte del nostro sistema di credenze. A poco a poco, tutte quelle opinioni modificano il nostro comportamento e nella nostra mente ci formiamo un'immagine di noi sulla base di quello che gli altri dicono: Sono bello, sono brutto; sono intelligente, sono stupido; sono un vincente, sono un perdente; so fare questo, non so fare quello.

A un certo punto tutte le opinioni dei nostri genitori e dei nostri insegnanti, della religione e della società, ci fanno credere che dobbiamo essere in un certo modo per essere accettati. Ci dicono come dobbiamo essere, come dobbiamo apparire, come dobbiamo comportarci. Dobbiamo essere in questo modo e non dobbiamo essere in quel modo; e dato che non va bene come siamo, iniziamo a fingere di essere ciò che non siamo. La paura di essere rifiutati diventa la paura di non essere abbastanza bravi e ci mettiamo alla ricerca di qualcosa che chiamiamo perfezione. In questa ricerca ci formiamo un'immagine della perfezione, del modo in cui vorremmo essere ma che sappiamo non ci appartiene, e iniziamo a giudicarci in base a questo. Non ci piacciamo e ci diciamo: Guarda come sei stupido, come sei brutto! Guarda come sei grasso, basso, debole, ottuso!. Qui inizia la tragedia, perché adesso i simboli sono contro di noi. Non ci accorgiamo nemmeno di avere imparato i simboli del rifiuto di noi stessi.

Prima dell'addomesticamento non ci importa di ciò che siamo o di come appariamo. La nostra tendenza è esplorare, espri-mere la nostra creatività, cercare il piacere e fuggire il dolore. Da bambini siamo liberi e selvaggi, andiamo in giro nudi senza vergogna o giudizio. Diciamo la verità perché viviamo nella verità. La nostra attenzione va al momento, non abbiamo paura del futuro e non abbiamo rimorsi per il passato. Dopo l'addomesticamento cerchiamo di andare bene agli altri, ma non andiamo più bene a noi stessi, perché non riusciamo a vivere all'altezza della nostra immagine di perfezione.

Tutte le normali tendenze umane vanno perdute nel processo di addomesticamento, e così iniziamo a cercare ciò che abbiamo perduto. Iniziamo a cercare la libertà, perché non siamo più liberi di essere ciò che siamo davvero; iniziamo a cercare la felicità, perché non siamo più felici; iniziamo a cercare la bellezza, perché non crediamo più di essere belli.

Cresciamo, e nell'adolescenza il nostro corpo è programmato per secernere delle sostanze che chiamiamo ormoni. Il nostro corpo non è più quello di un bambino e non ci va più bene il modo in cui vivevamo prima. Non

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Recensioni

Cosa pensano gli utenti di Il quinto accordo

3.0
45 valutazioni / 3 Recensioni
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Recensioni dei lettori

  • (3/5)
    Don Miguel’s second book starts with a summary of the four agreements that he wrote about in his first book. He added the fifth agreement. I agree, only partially, with the fifth agreement. In my view, it should have been framed differently. The rest of the book is a rehash of the second half of his first book. It is useful to reread it because you – the reader – get a chance to look at the material with fresh eyes. Most of the writing style is quite straightforward, and he does call a spade a spade. Don Miguel does not beat about the bush. I am not sure why he keeps talking about Toltec wisdom because the five agreements lie in the realm of practical advice.
  • (2/5)
    Yeah, if you're not over the new age-y self help metaphysical stuff by now, then I would recommend reading the 'Four Agreements' rather than this. Two thirds of the book is actually a re-cap of the first book. There's a little extra added bit about 'being skeptical, but learning to listen' which is good advice, but this book would be a better read in Borders' Cafe rather then in your own home.
  • (3/5)
    Companion book to The Four Agreements and The Mastery of Love, The Fifth Agreement focuses on "Be skeptical, but learn to listen". In truth, the message was difficult to grasp. However, the original four agreements: 1. Be impeccable with your word 2. Take nothing personally 3. Make no assumptions 4. Always do your best still are the best lessons to learn for finding happiness. In essence, the Fifth Agreement is about truth and happiness and to allow yourself to go beyond the symbols of our daily life to simply live.