Scopri milioni di ebook, audiolibri, riviste e altro ancora

Solo $11.99/mese al termine del periodo di prova. Cancella quando vuoi.

Il piacere nell'Antico e nel Nuovo Testamento

Il piacere nell'Antico e nel Nuovo Testamento

Leggi anteprima

Il piacere nell'Antico e nel Nuovo Testamento

Lunghezza:
240 pagine
3 ore
Pubblicato:
16 giu 2020
ISBN:
9788835857181
Formato:
Libro

Descrizione

Questo libro è un’indagine sui motori affettivi che determinarono lo sviluppo della civiltà semita descritta nella Bibbia, nei Vangeli e il significato delle Lettere di Paolo di Tarso. Viene descritto il ruolo dell’amore, della sessualità, il senso del peccato nelle religioni coeve all’ebraismo, fino al ruolo di Mosè, non ebreo ma che salvò il popolo semita, insieme ad altre minoranze, imponendo loro uno stretto monoteismo, mai del tutto accettato. Poi la figura enigmatica di Cristo, ancora oggi oggetto di indagini e dibattiti tra teologi, che si presenta sulla scena con un nuovo messaggio, un amore sublimato, aperto a tutti. Infine Paolo di Tarso che, avendo compreso la fine imminente dello Stato di Israele, per la sua intransigenza verso l’Impero romano, decide di esportare ovunque il messaggio cristiano.
Il testo è arricchito da numerose e appropriate citazioni tratte dai testi sacri.

Ferruccio Orusa, nato a Savigliano nel 1947, dopo gli studi classici nel Liceo della città natale, ha frequentato l’Università degli Studi di Torino, laureandosi in Lettere e Filosofia con una tesi sulla Psicologia della dinamica di gruppo. Docente di materie umanistiche nelle scuole medie superiori, ha preso parte, dal 1989, a corsi di studio in discipline psicologiche a Torino, svolti nei circoli Metis e Filikì Eteria, tenendovi anche lezioni, che ha poi raccolto nel volume “Alla ricerca del padre” pubblicato nel 2006.
Pubblicato:
16 giu 2020
ISBN:
9788835857181
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


Correlato a Il piacere nell'Antico e nel Nuovo Testamento

Libri correlati

Articoli correlati

Anteprima del libro

Il piacere nell'Antico e nel Nuovo Testamento - Ferruccio Orusa

l’Occidente.

L’Epopea di Gilgamesh

e la Bibbia

L’Epopea di Gilgamesh può essere considerata la più ampia e complessa tra le opere letterarie tramandateci dagli Assiri-Babilonesi, e come tale influenzò il poema sacro degli Ebrei. Ne scopriremo alcuni punti in comune. Fu scoperta nel 1853 e pubblicata nel 1870 in una traduzione in inglese a cui fecero seguito altre in varie lingue. Essa è un ciclo epico di ambientazione sumerica, scritto in caratteri cuneiformi su tavolette d’argilla, che risale a circa 4500 anni fa, tra il 2600 a. C. e il 2500 a. C., consta di duemila versi. Altri sono andati perduti. Secondo il parere del grande assiriologo Giovanni Pettinato, essa è paragonabile per ampiezza di respiro, per forte drammaticità e profonda maturità, alle grandi composizioni divenute patrimonio di tutte le genti, quali la Bibbia, l’Iliade e l’Odissea di Omero, la Divina Commedia di Dante e il Faust di Goethe. L’Epopea di Gilgamesh raccoglie tutti quegli scritti che hanno come oggetto le imprese del mitico re di Uruk ed è da considerarsi il più importante dei testi mitologici babilonesi e assiri pervenuti fino a noi. Di quest’opera noi possediamo, oltre all’edizione principale allestita per la biblioteca del re Assurbanipal e ora conservata nel British Museum di Londra, altre versioni più antiche e frammentarie.

Influenze sulla Bibbia

Nei testi biblici, molto successivi, e nell’epica classica, compaiono svariate affinità con elementi del poema; si pensa che alcuni temi fossero diventati largamente diffusi nel mondo antico e che la loro attestazione testimoni rapporti culturali fra i popoli, avvenuti, per esempio, durante il periodo della prigionia degli Ebrei a Babilonia, dove essi vennero a contatto con tante tradizioni culturali non squisitamente proprie. Le somiglianze degli elementi della trama e dei personaggi dell’Epopea con quelli della Bibbia comprendono ad esempio il Giardino dell’Eden ed il Diluvio universale contenuti nella Genesi. Sintetizziamo al massimo la vicenda:

Il re Gilgamesh - personaggio inquieto e turbolento - opprime i suoi sudditi, gli abitanti di Uruk, che finiscono per lamentarsi con gli dei. Questi inviano allora la dea madre Aruru che crea con l’argilla Enkidu, un bruto coperto di peli. Enkidu, che raffigura l’uomo innocente della pianura, è destinato a domare l’arrogante Gilgamesh e, dopo aver sostenuto con lui una lotta selvaggia, diventa suo amico inseparabile e compagno di numerose imprese eroiche. Quando la dea dell’amore Ishtar si infatua di Gilgamesh, cercando di sedurlo, e l’eroe la rifiuta schernendola, Ishtar, offesa, comanda al dio del cielo Anu di inviare sulla terra il Toro celeste. Questi massacra centinaia di guerrieri e devasta la città di Uruk, ma Gilgamesh ed Enkidu riescono a ucciderlo. Rimasto solo, dopo la morte di Enkidu, voluta dagli dei, Gilgamesh decide di mettersi alla ricerca dell’immortalità e del solo uomo che sia riuscito a diventare immortale: Ut-napištim, l’eroe del diluvio. Quando riesce ad incontrarlo, questi gli narra la storia del diluvio e gli rivela che in fondo al mare esiste la pianta dell’eterna giovinezza. Gilgamesh riesce a raggiungerla ma, sulla strada del ritorno, viene derubato dell’erba preziosa da un serpente. Torna allora, stanco e deluso, a Uruk, dove terminerà i suoi giorni avendo ormai compreso che l’immortalità non spetta agli uomini ma appartiene solo agli dei: l’unica consolazione che gli resta è quella di contemplare le potenti mura della sua città.

Come vediamo elementi comuni ai poemi epici dell’Occidente o del Medioriente compaiono copiosi: desiderio dell’immortalità, il conflitto tra il bene ed il male già qui sulla Terra, l’invocazione agli dei che intervengano, la paura del serpente che distrugga quanto di buono l’uomo sta facendo, il timore delle inondazioni, presenti soprattutto in Medioriente, regolate poi con le canalizzazioni sul Tigri e l’Eufrate. Nell’Egitto meno funeste, essendo il Nilo più lungo quindi con piene meno abbondanti ed in stagioni più favorevoli. Le amicizie che determinano solidarietà, come figurano della Bibbia e nei poemi omerici sono anche presenti. Infine l’eterna giovinezza che ispirerà affreschi e fontane ancora nel Rinascimento europeo, privilegio che solo spetta agli dei nell’età classica. Il racconto più antico che possediamo (databile nel periodo medio-babilonese, tra il 1600 e il 1200 a. C.) è contenuto in 13 frammentarie linee di una tavoletta conservata a Philadelphia (University Museum - reperto CBM 13532).

[ ]… [ ] a te

[ ] renderò chiaro:

[un Diluvio] spazzerà via tutti gli uomini.

[quanto a te salverai la vi] ta prima che il Diluvio abbia inizio

[su tutte le cit] tà, per quante esse siano, porterò rovina,

distruzione, devastazione.

[ ] una grande nave costruisci:

[ ] fa’ che la sua struttura sia tutta di canne;

[ ] che sia una nave maqurqurrum: Salvezza di vita

sia il suo nome.

[ ] con un resistente tetto ricoprila.

[nella nave che] tu costruirai

[porta] le bestie dei campi, gli uccelli del cielo

[ ] accumula

[ ] la famiglia

[ ]

Pur nella frammentarietà del reperto, ci sono tutti gli ingredienti tipici dei racconti sul Diluvio: la decisione dell’annientamento di ogni tipo di vita, la scelta di un superstite perché la vita possa ricominciare e le disposizioni per la costruzione dell’arca, alla quale, in questo frammento, viene dato un nome ben preciso. Il diluvio universale è menzionato in quasi tutti i culti e le religioni asiatici ed africani che si affacciano sull’Oceano Indiano. Anche nella cultura greca, essendo di derivazione indoeuropea. Deucalione e Pirra, nella mitologia greca, erano due anziani coniugi senza figli. Gli dei permisero loro di salvarsi dal diluvio che si sarebbe abbattuto sulla Terra. Il diluvio fu voluto da Zeus per annientare l’umanità oramai degenerata. Deucalione figlio di Prometeo avvertito dal padre, costruì un’arca e si salvò con la moglie Pirra per far rinascere l’umanità ossequiente ai dettami degli dei. Su ciò che avvenne dopo il diluvio esistono due versioni, che comunque portano allo stesso epilogo. Secondo una prima versione, essi ebbero, come premio per la loro virtù, diritto ad un desiderio, ed essi chiesero di avere con sè altre persone. Zeus consigliò allora ai due superstiti di gettare pietre dietro la loro schiena, e queste non appena toccarono terra si mutarono in uomini quelle scagliate da Deucalione, in donne quelle scagliate da Pirra. Secondo un differente racconto l’idea di gettare pietre derivò da una profezia dell’oracolo di Temi, che indicò ai due di lanciare dietro di loro le ossa della grande madre. Versione questa più antica, risalente ancora ad una società nella quale la donna aveva un primato, ovvero in una società non patriarcale. Essi compresero allora che l’oracolo si riferisse alla Terra. Entrambi i coniugi furono figli di Titani e le ossa della Terra erano le pietre, quindi se lanciate alle spalle si tramutavano in uomini e donne ripopolando la terra.

Ritornando al racconto del Diluvio contenuto nell’Epopea di Gilgamesh e, come abbiamo fatto per il racconto biblico, proviamo a suggerirne alcune chiavi di lettura. Già si è segnalata la differente causa che i racconti biblici indicano quale responsabile della decisione di Dio di scatenare il Diluvio rispetto a quella presentata dalle parole di Ut-napištim a Gilgamesh: nella tradizione mesopotamica l’umanità non ha alcuna colpa morale, ma deve soccombere unicamente perché è troppo numerosa ed il suo frastuono disturba il sonno degli dei. Situazione più simile a quella greca classica che indusse gli dei a mandare sulla Terra Pandora con il vaso delle infelicità da scoprire, solo per l’invidia delle felicità delle quali gli umani godevano, senza fare riferimento ad alcun peccato. Facile, poi, dal punto di vista narrativo, per l’autore mesopotamico gestire il racconto identificando il dio buono che si prodiga in tutti i modi per salvare Ut-napištim, il dio Ea, ed il dio cattivo che invece vorrebbe lo sterminio totale, il dio Enlil. Il dualismo delle divinità che incontreremo nella religione di Zarathustra è già qui

Hai raggiunto la fine di questa anteprima. per continuare a leggere!
Pagina 1 di 1

Recensioni

Cosa pensano gli utenti di Il piacere nell'Antico e nel Nuovo Testamento

0
0 valutazioni / 0 Recensioni
Cosa ne pensi?
Valutazione: 0 su 5 stelle

Recensioni dei lettori