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Kaizen. Il metodo giapponese per cambiare in meglio la tua vita giorno dopo giorno

Kaizen. Il metodo giapponese per cambiare in meglio la tua vita giorno dopo giorno

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Kaizen. Il metodo giapponese per cambiare in meglio la tua vita giorno dopo giorno

valutazioni:
3/5 (2 valutazioni)
Lunghezza:
291 pagine
2 ore
Pubblicato:
22 ott 2019
ISBN:
9788822739094
Formato:
Libro

Descrizione

“Kaizen” è una parola giapponese che indica un miglioramento, grande o piccolo che sia, ma che duri nel tempo. Si tratta di un metodo rivoluzionario adatto a chiunque voglia far fare un salto di qualità alla propria vita e modificare la propria routine. Non sempre, infatti, una drastica sterzata è la soluzione giusta: Kaizen è la filosofia giapponese che incoraggia a soffermarsi sulle proprie abitudini, per stabilire in modo logico e meditato di cosa si ha bisogno e quali potrebbero essere le sfide da intraprendere. Passo dopo passo, i miglioramenti cominceranno ad arrivare. E anche quei piccoli cambiamenti, che nella vita quotidiana sembrano irrilevanti, favoriscono invece una vera e propria trasformazione a lungo termine, con risultati incredibili. Quel che conta è individuare i traguardi importanti: il primo passo per raggiungere il risultato finale.

Il nuovo trend di life-style secondo «Forbes», Quartz e Beyoncé

«La filosofia Kaizen parte dal presupposto che la nostra vita merita un costante impegno da parte nostra per essere migliorata.» 
Masaaki Imai

«La filosofia Kaizen è incredibilmente utile nella vita privata e professionale.»
Forbes

Sarah Harvey
ha lavorato in Giappone come scout letteraria e si è innamorata di Tokyo e della cultura nipponica al punto da adottare il metodo Kaizen per superare lo stress e migliorare le proprie abitudini. Attualmente vive a Londra dove continua a occuparsi di libri.
Pubblicato:
22 ott 2019
ISBN:
9788822739094
Formato:
Libro

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Prologo. Io e il kaizen

A settembre del 2017, decisi di lasciare il mio posto di lavoro presso una casa editrice di Londra e di trasferirmi in Giappone. Il lavoro mi piaceva e avevo una vita sociale appagante, ma mi sentivo esaurita e ansiosa. Lo scenario politico era incerto, e vivevo una sensazione di crescente instabilità. Provai a impegnarmi con lo yoga e la mindfulness, ma scoprii che non bastavano a contrastare il mio senso di ansia e di incertezza riguardo al futuro. Volevo modificare alcuni atteggiamenti negativi, ma faticavo a mantenere qualsiasi nuova abitudine. In breve: ero stanca, priva di ispirazione creativa, e avevo assolutamente bisogno di staccare dalla mia routine quotidiana.

Appena arrivai in Giappone, fui colpita dal senso di calma che si respirava persino nei posti affollati e nelle grandi città. La metropolitana di Tokyo era gremita quanto quella di Londra – se non di più –, ma le persone non si spintonavano con atteggiamenti passivo-aggressivi, né gridavano. Anche quando eravamo stretti come sardine all’interno dei vagoni, c’era praticamente silenzio. Il traffico era quasi sempre congestionato, ma nessuno suonava il clacson o guidava in maniera scorretta. A fatica si vedeva qualcuno che andava di fretta; la sensazione era che regnasse l’ordine e tutto si svolgesse a un ritmo più lento. La mia nuova casa in Giappone era più ampia, e con più stanze, ma in un certo senso era meno stressante, e molto più accogliente, pulita e rilassante. E grazie a questo mi sentii spinta a rallentare a mia volta, a fare dei cambiamenti nel mio stile di vita e a cimentarmi in delle nuove sfide creative per migliorarmi. Entrare in una nuova cultura mi ha permesso di capire cosa c’era di sbagliato nelle mie abitudini e nella mia quotidianità londinesi, dove spesso correvo a destra e a sinistra in modo meccanico, in genere senza prendermi abbastanza cura di me.

Dopo aver vissuto in Giappone per sei mesi e aver notato queste differenze nel mio stesso comportamento, rimasi affascinata dalla maggiore importanza che i giapponesi danno ai piccoli dettagli e al cambiamento per gradi nella vita di tutti i giorni. Nei lavori di riasfaltamento di una strada si utilizza una squadra di operai molto numerosa, e ognuno è concentrato su un minuscolo incarico: che sia prendere le misure, procedere allo scavo, o indirizzare i pedoni lungo il percorso. Anziché impiegare settimane (o anni!), come nel Regno Unito, tutta la strada è riasfaltata e pronta all’uso in pochi giorni. Imparai che i cuochi di sushi devono studiare per sette lunghi anni, e che apprendono le tecniche di ogni singola fase della preparazione con un processo meticoloso e graduale. Durante le lezioni di lingua giapponese, mi insegnarono l’importanza di rappresentare i caratteri della scrittura nipponica in un ordine ben preciso – il kakijun –, e che ai bambini occorre quasi tutto il tempo del loro percorso di studi per memorizzare l’intera serie di 2136 caratteri kanji. Nella cultura giapponese, i piccoli dettagli e la precisione contano molto. Iniziai a studiare questo aspetto della vita in Giappone, e così scoprii la filosofia e la pratica del kaizen (ky’zen).

Benché il termine si possa tradurre dal giapponese con buon cambiamento o miglioramento, la filosofia del kaizen non riguarda il cambiamento fine a sé stesso, ma consiste nella scelta di obiettivi specifici – sia a breve che a lungo termine –, per poi procedere a passi piccoli e abbordabili fino alla realizzazione di quei traguardi. Anziché costringerci a fare modifiche radicali e difficili, questo metodo pone l’accento sul fare le cose in maniera progressiva.

Il kaizen si concentra sulle motivazioni psicologiche che ci rendono tanto faticoso abbandonare le cattive abitudini e concentrarci sulle nuove sfide, e propone un programma chiaro per affrontare il cambiamento. È conosciuto soprattutto come teoria economica, ma le sue radici affondano nella filosofia buddista, e i benefici sul tuo sviluppo personale saranno evidenti. È nel contempo una filosofia e una pratica capace di trasformare il modo di percepire te stesso, i tuoi obiettivi e il tuo ambiente.

Studiare il kaizen mi ha permesso di capire quanto possiamo imparare dalle culture diverse dalla nostra, e che nel corso della storia abbiamo sempre preso spunto dagli altri – e in particolare dall’Oriente – per conseguire uno stile di vita sano e la felicità. Viviamo in tempi stressanti e di grande incertezza, e credo che la recente diffusione di un forte interesse verso altre culture e tradizioni che in questo senso percepiamo come migliori della nostra non sia una pura coincidenza. Lo si può vedere nella tendenza ad abbracciare le usanze dei Paesi scandinavi – che si tratti di hygge, lagom, lykke o sisu – o i concetti giapponesi, come l’ikigai, il wabi-sabi, il kakeibo, il kintsugi, lo shinrin-yoku, e i famosi metodi di riordino di Marie Kondo.

Cambiare ambiente e fare nuove esperienze mi ha reso più facile distaccarmi dalla mia routine precedente, e ho iniziato a prendere nuove abitudini nello spirito del kaizen. Ho riacquistato l’ispirazione a scrivere e ho cominciato a fare yoga ogni mattina: una pratica che avevo già abbracciato ma che avevo messo da parte. Alcune consuetudini le ho perse perché non avevo altra scelta (a Tokyo è molto difficile trovare del cheddar decente per farsi una bella scorpacciata!), ma ho anche deciso di fare dei cambiamenti. Stare lontana dalle solite tentazioni e da ciò che le scatenava mi ha permesso di capire quali fossero stati i miei errori sia nella vita personale che in quella lavorativa. Da libera professionista, ho scoperto che la ritrovata libertà metteva anche in luce molte cose che mi facevano stare male del mio precedente lavoro d’ufficio. Tra l’altro, così mi sono resa subito conto di dovere imparare a gestire il tempo per non ammazzarmi sempre di lavoro fino a sera (a dire il vero, in questo ho fallito spesso!).

Dopo questo periodo lontano da casa, che mi ha cambiato l’esistenza, ora sono tornata a Londra, e alcune piccole modifiche fatte durante la permanenza in Giappone adesso si stanno rivelando fondamentali per la mia vita quotidiana. Ora sono più consapevole dell’impatto delle mie azioni sulla salute fisica e mentale, e soprattutto di quanto spesso senta il bisogno di rallentare, di dire no agli inviti, e di prendermi delle pause dai social network e dall’incessante ritmo dei notiziari. La società nipponica non è certo perfetta: nel 2017¹, riguardo alle discriminazioni di genere, il Giappone si è classificato al 114° posto su 144 Paesi, ed è di gran lunga il peggior valore tra le sette maggiori economie mondiali. Tra i Paesi sviluppati è anche uno di quelli con il più alto numero di ore lavorate al giorno, con una cultura degli straordinari ormai strutturale². Ma cogliere questo periodo trascorso in Giappone come un’opportunità per riflettere, abbandonare alcune abitudini che erano diventate una seconda natura, e imparare da una cultura diversa mi ha fatto concentrare meglio sui miei comportamenti precedenti. Ha trasformato il mio modo di affrontare la quotidianità. Ora mi sento molto più creativa, rilassata e concentrata.

Il kaizen è davvero utile per chiunque desideri apportare dei cambiamenti alla propria vita e alla solita routine. Anziché fare paurosi salti nel buio, si tratta di compiere un passo indietro e analizzare le proprie abitudini attuali, decidere cosa sia possibile migliorare della propria vita, o pensare a nuove sfide da intraprendere, e poi mettere in atto un programma per cambiare con piccolissimi passi progressivi. Il kaizen è praticato da più di mezzo secolo, ed è una strada sicura per un cambiamento durevole.

Il metodo kaizen non richiede azioni drastiche: consiste nel fare delle modifiche talmente piccole alla tua quotidianità da non notare quasi la differenza. Esiste un’infinità di libri che promettono soluzioni per avere una vita felice: varie diete assurde a base di digiuno; persone bionde e magre che sponsorizzano il mangiar sano consigliandoci di ingerire più olio di cocco, e giovani militari con dei toraci pazzeschi e tartarughe – o addirittura tartarugoni – addominali che propongono sessioni di allenamento estremo. La maggior parte della gente pensa che queste soluzioni siano esagerate, poiché condizionano troppo le loro vite piene di impegni, e trovano troppo difficile sopportare questi cambiamenti nel lungo termine. Ho consultato degli psicologi specializzati nei comportamenti abitudinari, e tutti hanno concordato sul fatto che fare dei cambiamenti graduali alle proprie consuetudini sia la chiave per dei risultati in grado di durare nel tempo.

La mia vita non è certo perfetta: non posseggo una meravigliosa proprietà a ridosso di un lago, e alcuni giorni mi rendo conto di aver mangiato soltanto schifezze e di non essermi depurata, tonificata e idratata la pelle. Ma senza dubbio sto diventando sempre più consapevole del mio comportamento e delle mie abitudini, e sto migliorando a piccoli passi degli aspetti della mia vita di cui ero insoddisfatta. Penso di più a me stessa, e mi sento più motivata a imparare e a raggiungere nuovi obiettivi. Ho scoperto che correggere i miei comportamenti con delle piccole azioni mi ha trasformato. E come potranno testimoniare i miei amici e parenti, se ci sono riuscita io, allora di certo puoi farlo anche tu! Per la stesura dei capitoli che seguono, ho consultato vari esperti di kaizen, medici e psicologi, oltre ad alcune persone che mi hanno dato ispirazione nella vita personale, per dimostrare come modificare gradualmente le proprie abitudini possa avere un potere di trasformazione enorme anche su di te.

Non molti potranno permettersi di fare i bagagli e partire da un momento all’altro per un nuovo continente come ho fatto io, ma mi piacerebbe che per te questo libro fosse un vero e proprio passaporto per migliorare la tua vita. Spero che il kaizen ti aiuti a liberarti per sempre delle cattive abitudini e a lanciarti in nuove, emozionanti sfide.

Sarah

Introduzione

Anche un viaggio di mille miglia inizia con un solo passo. (Lao Tzu)

Come può esserti d’aiuto questo libro?

Benvenuto nel meraviglioso mondo del kaizen. Di solito, questa è la parte in cui l’autore fa audaci dichiarazioni su come il suo libro ti trasformerà immediatamente la vita. Non voglio dire che questo libro non ti cambierà la vita – ha tutto il potenziale per farlo –, ma temo che il solo fatto di leggerlo non sarà sufficiente. Tuttavia, ti fornirà degli strumenti utili e dei consigli per interrogarti sul tuo attuale comportamento, aiutandoti a capire perché abbandoni le nuove abitudini o perdi la motivazione a metà strada, per riuscire a trasformare le cattive consuetudini in atteggiamenti positivi, per insegnarti a monitorare i progressi e ricordarti di volerti bene.

La citazione del filosofo cinese Lao Tzu è una di quelle che spesso si utilizzano nei libri di autoaiuto, per gli sfondi motivazionali dello schermo del computer e sui magneti per il frigorifero, ma soprattutto è famosa per il messaggio che trasmette, e racchiude perfettamente la filosofia del kaizen: puoi cambiare la tua vita facendo molti piccoli passi (e comunque non ti costringerò certo a percorrere mille miglia).

Questo libro è adatto a:

- Chiunque sia interessato alle filosofie giapponesi, e più in generale a quelle orientali.

- Chiunque in passato abbia tentato di adottare un nuovo stile di vita o di comportamento, ma non sia riuscito a mantenerlo a fronte della vita di tutti i giorni.

- Chiunque voglia correggere o modificare i propri atteggiamenti attuali.

- Chiunque senta di poter migliorare un determinato aspetto della propria esistenza ma non sa da dove iniziare.

- Chiunque non sia stato soddisfatto da altre tecniche di autoaiuto e stia cercando un metodo adattabile alle proprie esigenze e abitudini, facendo leva sui propri punti di forza e minimizzando le debolezze.

Puoi adeguare il kaizen ai tuoi bisogni, decidendo di procedere al tuo ritmo e di impegnarti per raggiungere i tuoi obiettivi personali… non quelli di qualcun altro. Così riuscirai a trovare la forza di rivedere le tue attuali abitudini, acquisire nuove capacità e conoscenze e abbandonare gli atteggiamenti improduttivi.

Le radici del kaizen

Nella lingua giapponese, kaizen è un sostantivo, e significa [di] miglioramento: che sia grande o piccolo, immediato o progressivo. In genere si associa alle arti marziali, che promuovono il concetto di perfezionare un aspetto della propria pratica in maniera graduale e meticolosa. In sostanza, si suggerisce di concentrarsi su una cosa alla volta e di allenarsi fino a raggiungere i risultati desiderati. La teoria economica del kaizen è stata battezzata in questo modo perché prevede un miglioramento continuo, sebbene l’idea in realtà sia nata negli Stati Uniti. Sotto tale profilo, la filosofia del kaizen può essere considerata un sincretismo tra il mondo orientale e quello occidentale, poiché la teoria economica in effetti fu concepita dal governo degli Stati Uniti, ma poi fu importata e utilizzata con grande successo dal Giappone del dopoguerra, dove l’economia era stata completamente distrutta dallo sforzo bellico. Al kaizen si attribuisce il merito di aver contribuito all’enorme successo delle aziende nipponiche durante la seconda metà del xx secolo, e da allora è stato pubblicizzato in tutto il mondo come un metodo efficace per migliorare le abitudini esistenti e ottenere risultati in vari settori: dall’assistenza sanitaria alla psicoterapia alle istituzioni governative.

Benché sia certamente adattabile a un livello personale, si è scritto poco su come applicarne i principi ai vari aspetti della propria esistenza per ottenere un buon cambiamento individuale. È facile praticare il kaizen per avviare modifiche durevoli in molti settori della vita: da quelli più ovvi che la gente spesso tenta di migliorare – come la salute e le finanze – a cambiamenti più insoliti e stimolanti: che si tratti di imparare il thailandese o di diventare un esperto di disegno dal vero.

Molti altri termini giapponesi che sono stati adottati in Occidente – ikigai, wabi-sabi, shinrin-yoku – possono essere difficili da tradurre in concetti della cultura occidentale, ma il bello del kaizen come filosofia del miglioramento è che si è sviluppato in maniera organica come una teoria a metà tra l’Occidente e l’Oriente. Di conseguenza, il pensiero del kaizen non è molto arduo da comprendere e da utilizzare per la vita personale. È un approccio al cambiamento flessibile e facilmente adattabile. Anziché essere professato da qualche guru della perfezione fisica con gli addominali impossibili o da qualche ipnotizzatore che non è in grado di farti smettere di fumare in cinque giorni, il kaizen ti stimola a stabilire i tuoi obiettivi personali e a impegnarti per raggiungerli al tuo ritmo. Puoi sfruttarlo a tuo piacimento.

«Alla base della filosofia del

kaizen

sta il fatto che il nostro stile di vita – che si tratti della vita lavorativa, sociale o domestica – necessita di essere continuamente migliorato»³ – Masaaki Imai

La storia del kaizen

L’idea del miglioramento continuo fu inizialmente sperimentata negli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale, quando le aziende faticavano a innovarsi e a soddisfare la produzione di rifornimenti necessari al fronte, dato che tanti uomini erano all’estero a combattere. Quindi, il governo degli Stati Uniti avviò una serie di programmi denominati Training Within Industries (twi, letteralmente: formazione all’interno delle aziende). Si pose l’accento sul fatto che i lavoratori rimanenti dovessero osservare e riflettere sulle tecniche di lavoro, e proporre essi stessi dei metodi per migliorarle, piuttosto che attendere che fossero dettati dall’alto. Questi programmi furono considerati un enorme successo, e permisero alle aziende di riuscire a fornire l’equipaggiamento necessario agli uomini impegnati nei teatri di guerra, risollevando al tempo stesso il mercato interno⁴.

Terminata la guerra, molte società americane scoprirono di essersi rafforzate grazie allo sforzo bellico e di non avere più bisogno dei programmi di miglioramento continuo. Dall’altra parte, alla fine della guerra, il Giappone era completamente in ginocchio per la consistente perdita di vite umane. L’industria era stata decimata e il morale era a terra. Gli Stati Uniti – intenzionati a risollevare il Giappone perché fungesse da Stato cuscinetto contro la Corea del Nord – inviarono una squadra di consulenti, guidata da un certo William Edwards Deming, per fornire corsi di formazione gestionale alle imprese nipponiche⁵.

I giapponesi furono subito affascinati dalla nuova tecnica imprenditoriale del miglioramento continuo e la battezzarono con il nome di kaizen: il sostantivo già comune in Giappone per indicare il cambiamento o il miglioramento. Le aziende iniziarono a utilizzare il kaizen con grande entusiasmo, e a questo fu aggiudicato il merito di aver contribuito all’enorme crescita dell’economia giapponese e al successo della sua industria nella seconda metà del xx secolo. Il caso più famoso fu quello della Toyota, che lo utilizzò per potenziare la sua linea di produzione, definita "The Toyota Way (letteralmente, il metodo Toyota). Il concetto fondamentale era quello di realizzare dei processi snelli: riducendo gli sprechi produttivi (o muda"), incrementando la qualità dei prodotti e incoraggiando i lavoratori a consigliare possibili miglioramenti delle tecniche produttive.

Ironia della sorte, a partire dagli anni Ottanta, le imprese americane iniziarono a infastidirsi per la concorrenza delle aziende nipponiche, e quindi il kaizen riemerse negli Stati Uniti come teoria gestionale⁶. Divenne popolare in Occidente grazie a Masaaki Imai: un consulente finanziario e teorico dell’organizzazione aziendale giapponese, i cui insegnamenti sono ancora oggi molto seguiti dalle società di tutto

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Recensioni

Cosa pensano gli utenti di Kaizen. Il metodo giapponese per cambiare in meglio la tua vita giorno dopo giorno

3.0
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Recensioni dei lettori

  • (3/5)
    Il principio del Kaizen l'avevo già sentito da Robbins. E' valido ed applicabile con successo alla vita quotidiana. Il libro propone molti esempi..naturalmente ognuno deve adattarli al proprio stile di vita