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Il guerriero del mare

Il guerriero del mare

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Il guerriero del mare

Lunghezza:
789 pagine
11 ore
Pubblicato:
31 lug 2017
ISBN:
9788822712905
Formato:
Libro

Descrizione

La prima grande sfida per Roma sta per cominciare

Un grande romanzo storico 

Il dominio immortale di Roma dipende da questa guerra

Roma, III secolo a.C. Il primo terribile conflitto con Cartagine è alle porte. Roma è una città-stato ancora arcaica e i suoi abitanti sono fieri e pronti a qualsiasi sacrificio pur di difendere la Repubblica e le loro libertà. Le differenze tra patrizi e plebei però sono manifeste. Piccole angherie o vere e proprie ingiustizie sono all’ordine del giorno. Gaio Lutazio Catulo, nonostante la sua appartenenza al ceto più ricco, è intenzionato a servire la patria con onore e coraggio disinteressato. In poco tempo, grazie alle sue abilità tattiche, riesce a farsi notare dai vertici militari. Ma Gaio Lutazio è anche un avventuriero e uno dei pochi romani ad aver avuto il privilegio di visitare da giovane Cartagine prima che diventasse nemica di Roma. La sua esperienza e le sue conoscenze lo conducono dunque sempre più in alto nella gerarchia. Tornato a Roma, dovrà prestare molta attenzione agli intrighi politici, perché le campagne elettorali, in un periodo così delicato, sono condotte senza esclusione di colpi. Un arrogante rampollo della gens Claudia è infatti disposto a ogni nefandezza e un capopopolo plebeo aspira alla tirannide. 
Dalla penna di un maestro del romanzo storico, il potente e dettagliato affresco della prima grande sfida combattuta dai romani per la supremazia nel Mediterraneo.

La più grande lotta nei mari della storia antica

Hanno scritto dei suoi romanzi:

«Solida documentazione storica, agile libertà creativa, riesce a incuriosire e appassiona il lettore.» 
Il Sole 24 Ore

«Attraverso il suo racconto in presa diretta, Giulio Castelli ci mostra in dettaglio il disfacimento di quel mondo affascinante, le nostre radici.» 
Il Venerdì di Repubblica

«Castelli miscela il rigore della ricostruzione storica con i sapori forti dell’avventura e della fiction.»
Il Messaggero
Giulio Castelli
Narratore, saggista e giornalista professionista, è studioso di storia tardoantica e medievale. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo il romanzo Il fascistibile, il pamphlet Il Leviatano negligente, i saggi Potere e inefficienza in Italia e Il Piccolo dizionario 2005. Con la Newton Compton ha pubblicato Imperator; Gli ultimi fuochi dell’impero romano; 476 A.D. L’ultimo imperatore; Il diario segreto di Marco Aurelio; L’imperatore guerriero, La battaglia sulla montagna di Dio e Il guerriero del mare.
Pubblicato:
31 lug 2017
ISBN:
9788822712905
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Il guerriero del mare - Giulio Castelli

Amalia

glossario dei TERMINI ANTICHi

Achei: Prima popolazione ellenica stanziata in Grecia, intorno al 1500 a.C. Successivamente abitanti dell’Acaia, regione settentrionale del Peloponneso.

Achille: L’eroe omerico per eccellenza. Divenne furioso quando il suo compagno Patroclo fu ucciso dai troiani.

Acis: Nella mitologia greca un pastore bellissimo innamorato della ninfa Galatea e ucciso per gelosia dal ciclope Polifemo.

Ade: L’oltretomba per gli antichi. Era il luogo delle ombre.

Adone: Divinità della vegetazione e della fertilità maschile di origine fenicia rappresentata come un giovane bellissimo.

Adrano: Polis greca situata nei pressi dell’odierna Catania.

Adrumeto: L’odierna Sousse in Tunisia.

Adys: Città punica dell’entroterra, poco più di trenta chilometri a sud di Cartagine.

Africo: Vento da sud-ovest o direzione sud-ovest.

Afrodite: Dea greca della bellezza e dell’amore. Equivalente alla romana Venere.

Agema: Il corpo di guardia dei re Tolomei in Egitto.

Agorà: Il foro di una polis greca.

Akragas: Importante polis greca. Odierna Agrigento.

Alalà: Grido di guerra greco.

Alalia: Era una polis greca che fu poi abbandonata ai cartaginesi dopo una battaglia navale avvenuta nel 535 a.C. L’odierna Aleria sulla costa tirrenica della Corsica.

Alemonia: Dea protettrice delle gestanti e dei piccoli appena concepiti.

Algusa: È l’isola di Linosa nell’arcipelago delle Pelagie.

Alta Semita: Lungo rettifilo che a Roma congiungeva il Quirinale con la porta Nomentana. Oggi via xx Settembre.

Ammone: Il dio supremo dei cartaginesi definito anche Khamon e Baal Hammon.

Amorino: Esserino dalla testa alata del corteo di Cupido.

Anchise: Il vecchio padre di Enea che l’eroe troiano porta in salvo da Ilio in fiamme tenendolo sulle spalle.

Antevorta: La dea del futuro protettrice dei nascituri e del parto.

Anzio: Antico porto dei Volsci nel Lazio meridionale un tempo sede di temibili pirati. Dal v secolo a.C. sotto il dominio di Roma.

Apollo: Dio del sole, della bellezza armoniosa, delle arti e della scienza.

Apollonia: Polis greca della Cirenaica oggi nei pressi di Marsa Susa in Libia.

Apuli: Popolazione di origine illirica stanziata nell’odierna Puglia settentrionale.

Arabia Felice: L’odierno Yemen.

Arce: La rocca dell’acropoli di Roma, a oriente del Campidoglio. Oggi si raggiunge salendo la scalinata dell’Ara Coeli.

Ares: Il dio della guerra nell’Olimpo greco. Simile al Marte romano.

Argentino: Divinità minore protettrice del conio e della zecca.

Argileto: Frequentatissima strada popolare e commerciale di Roma. Collegava il Foro con la parte alta della Suburra, oggi rione Monti.

Argo: Polis situata nel Peloponneso nord-orientale sull’odierno golfo di Nauplia.

Argonauti: Cinquanta guerrieri che a bordo della nave Argo si recarono nella Colchide per rubare il Vello d’Oro.

Ariete: Macchina per gli assedi, utilizzata per sfondare le porte. Era costituita dal fusto di un albero, con una estremità rinforzata da una calotta di metallo spesso dalla forma di una testa di ariete.

Artemide: Dea della caccia, rappresentata come luna. Assimilabile alla romana Diana.

Arturo: Grande stella il cui sorgere e tramontare era indicativo per alcuni lavori agricoli.

Aruspice: Sacerdote etrusco che prevedeva il futuro leggendo nelle viscere degli animali sacrificati.

Ascanio: Figlio di Enea nella mitologia romana. Fondatore di Alba Longa. Da lui discenderanno Romolo e Remo.

Asculum: È l’odierna Ascoli Piceno.

Asia: È l’Asia Minore dove si trovavano le più importanti poleis ioniche. Oggi la costa egea della Turchia.

Aspide: Vipera velenosa presente in molti paesi europei.

Asse: Moneta romana di grosso taglio. Era di bronzo e pesava circa 260 grammi.

Astarte: La divinità fenicia di Ishtar identificata con la greca Afrodite e con la romana Cibele.

Astati: Formavano, subito dietro i Veliti, la prima linea delle legioni romane.

Atellana: Commedia mimata con quattro maschere buffe, simili alle maschere italiane.

Atena: Dea della sapienza e delle arti, protettrice di Atene.

Aufido: Fiume della Puglia, l’odierno Ofanto.

Augure: Sacerdote romano incaricato di interpretare nel volo degli uccelli i segni divini.

Auscli: L’odierna Ascoli Satriano nella Puglia settentrionale.

Auspice: Una specie di promotore delle nozze.

Austro: Vento che spira da sud.

Aventino: Il più meridionale dei sette colli di Roma.

Baal: Altra espressione della suprema divinità fenicio-punica.

Baccante: Donna in preda a un’estasi spesso orgiastica contemplata nel culto del dio Bacco.

Bacco: Dio dell’estasi, della natura senza freni e del vino. Equivalente al Dioniso greco.

Bagradas: L’odierno fiume Megerda in Tunisia.

Balista: Piccola catapulta in grado di lanciare dardi e pietre poco pesanti fino a 200 metri di distanza.

Bashan: Regione corrispondente a un’area tra il monte Hermon e il lago di Galilea.

Beccheggio: Le oscillazioni di una nave provocate da un’andatura con le onde a prua o a poppa.

Bellona: Dea della guerra raffigurata come una Furia.

Bendis: Divinità originaria della Tracia. Simile ad Artemide-Diana.

Berenice: Città dell’Egitto sulla costa del mar Rosso situata nei pressi dell’odierno confine con il Sudan.

Biga: Carro a due ruote tirato da due cavalli.

Bireme: Nave antica a due ordini di remi e vela quadra. Usata soprattutto per la guerra.

Birsa: L’acropoli di Cartagine.

Bonagia: È il nome odierno di una piccola baia a nord-ovest del monte Erice.

Borea: Vento proveniente da nord-nord-est.

Boulè: Il parlamento di una polis greca.

Bretti: La tribù più potente del Bruzio.

Brucherion: Il quartiere greco-macedone di Alessandria. Si trovava al centro della città affacciato sul mare e oltre al palazzo reale comprendeva i principali edifici pubblici e templi.

Brundisium: L’odierna Brindisi.

Bruzio: L’odierna Calabria.

Buccina: Strumento a fiato formato da un tubo di bronzo, ricurvo a forma di cerchio che circondava la spalla di chi lo suonava. Simile a un trombone.

Calceo: Tipo di calzatura che copriva la parte posteriore del tallone.

Calende: Il primo giorno del mese.

Campi Elisi: L’aldilà dell’eterna primavera riservato ai più meritevoli amati dagli dèi.

Campo di Marte: vedi Campo Marzio.

Campo Marzio: La vasta area pianeggiante nell’ansa del Tevere a Roma. Al tempo della prima guerra punica si trovava fuori delle mura.

Canopo: La strada principale di Alessandria. Correva parallela al mare ma ad alcune centinaia di metri di distanza.

Capo Artemisio: Si trova all’estremità settentrionale della grande isola di Eubea nel mar Egeo.

Capo Ecnomo: Promontoio nei pressi dell’odierna Licata, sulla costa mediterranea della Sicilia.

Capo Pachino: L’estremità sud-orientale della Sicilia.

Capo Peloro: La punta nord-orientale della Sicilia a settentrione di Messina. Oggi Punta del Faro.

Capo Ermeo: L’odierno Capo Bon nella Tunisia orientale.

Capo Lacinio: L’odierno Capo Colonna presso Crotone.

Capua: Città campana di origine etrusca che era una delle più grandi d’Italia. Oggi Santa Maria di Capua Vetere.

Carcere Mamertino: Il più antico carcere di Roma. Si trovava nell’angolo nord-orientale del Foro.

Cardamomo: Spezia orientale della famiglia dello zenzero, usata per profumeria e per condire i cibi.

Cardo: Strada centrale delle città fondate dai romani. Correva da nord a sud e si incrociava al centro con il decumano.

Carmi: Poesie solenni e rituali.

Carro del Sole: Nella mitologia greco-romana si riteneva che il Sole girasse su un carro.

Casa delle Vestali: Si trovava dietro il tempio di Vesta all’estremità sud-occidentale del Foro romano.

Catapulta: Macchina in grado di lanciare grossi proiettili a lunga distanza.

Cavaliere: Ordine nobile secondo soltanto a quello dei senatori. In caso di guerra i cavalieri combattevano appunto nella cavalleria.

Cavaliere Salio: Membro di una congregazione religiosa riservata ai nobili che organizzava processioni danzanti.

Cavallo di ottobre: Sacrificio di un cavallo vincitore di una corsa in onore di Marte. Inaugurava i Ludi Capitolini.

Cecia: È la direzione est-nord-est.

Celio: Uno dei sette colli di Roma. A oriente del Palatino. Oggi domina la valle del Colosseo.

Cembalo: Una specie di piccolo tamburo.

Censore: Magistrato romano che sovraintendeva al censimento ma anche a una serie di controlli e di supervisioni con poteri talvolta superiori a quelli dei consoli.

Centauro: Essere mitologico metà uomo e metà cavallo.

Centuria: In campo militare era un reparto formato da 60-80 legionari. Anche misura di lunghezza, superficie, peso e volume.

Centurie per i comizi: Raggruppamenti di elettori per le votazioni nei comizi. Erano 193 suddivise per classi sociali (80 centurie i più ricchi, 18 i cavalieri e 95 i ceti meno abbienti: in pratica i ceti più ricchi avevano la maggioranza, 98 centurie, anche se ognuna di queste era composta da un numero di elettori molto inferiore a quello delle altre 95).

Centurione: Comandante di una centuria, combatteva in prima fila. In una legione ce n’erano un centinaio.

Cere: Nome latino di Cisra, città della federazione etrusca a nord-ovest di Roma. È l’odierna Marina di Cerveteri.

Cetra: Strumento a corda in genere utilizzato in Grecia per accompagnare i versi poetici.

Chitone: Tunica greca senza maniche fissata da un fermaglio su una spalla.

Ciclopi: Esseri mitologici giganteschi con un occhio solo al centro della fronte. Il più celebre fu Polifemo accecato da Ulisse.

Cinnamomo: È la nostra cannella.

Cirene: Polis greca di origine dorica della Libia orientale. Ha dato il nome alla Cirenaica.

Cirta: Era la capitale dei Numidi. Oggi la città di Costantina nell’Algeria orientale.

Cisalpina (Gallia): La regione abitata dai Celti a settentrione dell’Appennino. Si divideva in Cispadana (a sud del Po) e Transpadana (a nord del grande fiume).

Cisra: Città etrusca del Lazio, la latina Cere, oggi Marina di Cerveteri.

Citera: Isola del Mediterraneo a sud del Peloponneso. In italiano Cerigo.

Clessidra: Formata da due coni generalmente di vetro disposti con i vertici che si toccavano e uniti da uno strettissimo passaggio, serviva a misurare il tempo grazie al lento passaggio da un cono all’altro di minuscoli granelli di sabbia o di gocce d’acqua.

Clienti: Un gruppo di persone che si affollava di mattina presso la residenza di un potente per ossequiarlo e ottenere doni e favori.

Clivo Capitolino: La salita che portava dal Foro romano al Campidoglio.

Clivo Suburrano: Strada dell’antica Roma che attraversava la Suburra.

Cloaca Massima: Collettore delle fogne dell’antica Roma che sfociava nel Tevere da sinistra all’altezza dell’odierno Ponte Sublicio.

Cloacina: La dea della pulizia e dell’igiene.

Clupea: L’odierna cittadina di Kelibia sulla costa meridionale di Capo Bon in Tunisia.

Clusium: Città della federazione etrusca. Odierna Chiusi.

Colchide: La costa orientale dell’odierno mar Nero sotto le montagne del Caucaso. L’attuale Georgia.

Colonna corinzia: Caratterizzata da un capitello ornato da foglie.

Colonne d’Ercole: I due promontori che delimitano lo stretto di Gibilterra tra Europa e Africa.

Comizi centuriati: Riunioni a scopo elettorale o giudiziario dei cittadini divisi per centurie. A causa della suddivisione per centurie (vedi Centurie per i comizi) erano controllati dai grandi proprietari terrieri e dai ricchi mercanti che, se si mettevano d’accordo tra loro, potevano far eleggere chi volevano o far approvare o respingere le leggi. Vinceva le elezioni non chi aveva la maggioranza dei voti dei cittadini ma chi riusciva ad assicurarsi, magari per poco, la maggioranza delle centurie (un po’ come accade oggi negli usa dove si vincono gli Stati). Di conseguenza la composizione delle centurie aveva un’enorme importanza e in particolare l’assegnazione a questa o a quella centuria dei nuovi elettori, liberti o persone provenienti da altre città. L’unica preoccupazione di un candidato (o del magistrato che proponeva una legge) era di distribuire i propri sostenitori nelle diverse centurie e soprattutto in quelle che avrebbero votato per prime.

Comizi elettorali: La convocazione del popolo per votare provvedimenti o per eleggere i magistrati.

Comizio: Recinto situato nel Foro romano davanti alla Curia dove si radunava il popolo in occasione delle elezioni.

Conso: Divinità romana dei concili ma, talvolta, identificata con Nettuno.

Consolare: Un ex console.

Corcira: L’odierna isola di Corfù.

Coro: Vento da nord-ovest simile al nostro maestrale.

Corona civica: Onorificenza conferita per atti valorosi in guerra. Consisteva in un cerchio di ramoscelli di leccio o di ippocastano intrecciati.

Corona isiaca: È formata da due corna che racchiudono il disco solare sul quale è incisa una stella a otto punte.

Cossira: L’isola di Pantelleria.

Cothon: L’insieme delle strutture portuali di Cartagine.

Cuma: Polis greca della Campania a nord di Napoli.

Cumina: Divinità protettrice delle culle.

Cupido: Il divo romano dell’amore paragonabile al greco Eros.

Curcuma: Spezia orientale usata per condire i cibi o, anticamente, anche in tintoria.

Curia: L’edificio situato nell’angolo nord-orientale del Foro romano che ospitava le riunioni del Senato.

Curia Ostilia: Un appellativo della Curia.

Dea Roma: Personificazione di Roma come entità statale di origine divina.

Decumano: Strada centrale delle nuove città romane. Correva da est a ovest e si incrociava con il cardo.

Delta: È il delta del Nilo.

Dèmetra: Divinità greca dell’agricoltura simile alla romana Cerere.

Deverra: Divinità minore che si opponeva a Stercuzio (vedi).

Diàdoco: Sovrano di un regno ellenistico, successore di Alessandro Magno.

Diana: Dea romana della caccia ma anche della verginità. Assimilabile alla greca Artemide.

Diga della Tenia: Tenia è l’angusta striscia di terra che separava il golfo di Cartagine dal lago di Tunes.

Dioniso: Dio greco che rappresentava la natura umana ma anche la trasgressione e il vino. Equivalente al Bacco romano.

Dodici Tavole: Tra le prime (se non le prime) leggi romane scritte appunto su tavole di legno o d’avorio. Risalgono alla metà del v secolo a.C. e furono redatte dopo che una commissione di tre esperti fu inviata ad Atene per studiare le leggi di quella grande e potente polis.

Domus: Si tratta di una casa unifamiliare in genere di prestigio.

Dorici: Gli ultimi invasori della Grecia arcaica. La loro principale città era Sparta.

Drepanum: Città-fortezza e porto cartaginese nella Sicilia occidentale. L’odierna Trapani.

Edili: Magistrati della Repubblica romana addetti alla manutenzione della città. Erano plebei.

Edili curuli: Magistrati della Repubblica romana. Dovevano essere patrizi. Vedi Edili.

Egeria: Ninfa che, secondo la leggenda, fu l’amante del secondo re di Roma, Numa Pompilio.

Egospotami: Torrente sul lato europeo della penisola di Gallipoli, oggi in Turchia, che sfocia nei Dardanelli.

Egusa: L’odierna isola di Favignana nelle Egadi.

Elimi: Popolazione della Sicilia occidentale probabilmente affine agli Italici.

Elleni: Era il termine con il quale i greci definivano se stessi.

Enea: L’eroe omerico troiano che riuscì a fuggire da Troia espugnata dai greci.

Enna: Centro dei Siculi poi sottomesso dai greci. L’odierna città è omonima.

Eolo: Il dio dei venti.

Epidauro: Polis del Peloponneso.

Epigrammi: Brevi poesie spesso di tono ironico.

Erario: Vi confluivano tutte le entrate della Repubblica ed era custodito presso il tempio di Saturno nel Foro.

Ercole: Semidio dalla eccezionale forza fisica. Eracle dei greci.

Erice: Borgo fortificato sulla omonima montagna a nord di Trapani.

Erinni: Creature infernali della mitologia greca. Le Furie dei romani.

Esculapio: Divinità greca della medicina. Aveva con sé un serpente sacro.

Esernia: È l’odierna Isernia nel Molise.

Eshmun: Divinità punica dell’intelligenza e della medicina assimilabile al greco Esculapio.

Esopo: L’autore greco di fiabe, il primo del mondo occidentale. Visse tra il vii e il vi secolo a.C.

Etèra: Nel mondo greco una prostituta di alto bordo dai modi raffinati e di buona cultura.

Etiopi: Così erano definiti tutti gli africani a sud del Sahara.

Etnarca: Il capo e responsabile di una comunità di minoranza.

Etruria: La regione abitata dagli Etruschi. Corrispondeva all’odierna Toscana, all’Umbria occidentale e all’alto Lazio.

Etruschi: Popolazione non di etnia italica stanziata a nord-ovest del Tevere e a sud degli Appennini.

Eunosto: Il porto occidentale e minore di Alessandria.

Euronoto: Vento che spira da sud-est.

Fagutal: Una delle tre alture (le altre due sono l’Oppio e il Cispio) che formano il colle del Celio, uno dei sette di Roma. Era a nord-est della Velia e a nord-ovest dell’Oppio.

Falange: Unità militare macedone adottata da quasi tutte le potenze del Mediterraneo. Era formata da soldati armati di lunghissime lance.

Falangita: Oplita di una falange.

Falisci: Popolazione di probabile origine italica stanziata a nord-est di Roma lungo la valle del Tevere.

Fasti: Elenchi di consoli, trionfatori e altri eventi memorabili incisi su tavole di marmo nel Foro.

Fato: Il destino per i romani. Neppure gli dèi potevano opporglisi.

Fauni: Divinità silvestri con i piedi di capra e le corna. Suonavano il flauto ed erano considerati un’espressione della natura con grandi capacità sessuali. Equivalenti ai satiri greci.

Fauno (dio): Il primo dei fauni.

Favonio: Vento da ponente.

Feaci: Mitici e felici abitanti di un’isola (forse Corfù) toccata da Ulisse nelle sue peregrinazioni descritte nell’Odissea.

Fenici: Abitanti della Fenicia, oggi Libano.

Fesceninni: Feste di origine etrusca che prevedevano scenette farsesche, parodie, canti, travestimenti e danze buffonesche con mimi in maschera.

Festa delle fonti: Si teneva a Roma nella prima metà di ottobre.

Festa del mosto: Si teneva a Roma nei primi giorni di ottobre con sacrifici agli dèi propiziatori della vendemmia.

Fortuna: Antica dea del caso e del destino.

Flàmine: Sacerdote romano preposto all’accensione dell’ara del sacrificio.

Focea: Polis dell’Asia Minore (60 chilometri a nord-ovest di Smirne in Turchia). Fu abbandonata dai suoi abitanti in seguito all’invasione persiana nel vi secolo a.C. I profughi fondarono colonie in molti luoghi del Mediterraneo occidentale.

Fonte di Giuturna: Fontana situata nell’angolo sud-occidentale del Foro romano tra il tempio di Vesta e quello dei Dioscuri.

Forbantia: L’odierna isola di Levanzo nelle Egadi.

Foro Boario: Nell’antica Roma lo spazio dedicato al mercato degli animali situato davanti al ponte Sublicio.

Fromboliere: Soldato che lanciava proiettili con una specie di fionda. Celebri nell’antichità per essere letali quelli delle Baleari.

Furie: Tre divinità infernali che personificavano la vendetta.

Gades: Città colonia di Cartagine. L’odierna Cadice.

Galli: Le popolazioni celtiche che occupavano gran parte delle odierne Spagna, Francia, Inghilterra e Italia settentrionale.

Galli Boi: Popolazione celtica all’epoca stanziata nell’area dell’odierna Bologna.

Galli Senoni: Popolazione celtica all’epoca stanziata lungo la costa adriatica tra le odierne Rimini e Ancona.

Gallia Cisalpina: La regione abitata dai celti e racchiusa tra l’Adige, gli Appennini e le Alpi. Dai romani era suddivisa tra Gallia Cispadana (tra il Po e gli Appennini) e Gallia transpadana (tra il Po e le Alpi).

Gallia Cispadana: La parte della Gallia Cisalpina a sud del Po e a nord degli Appennini.

Garum: Salsa di uova di pesce fermentate della quale i romani erano ghiotti.

Gela: Polis greca oggi omonima città sulla costa meridionale della Sicilia.

Gens: Clan familiare riconoscibile dal secondo dei tre nomi di un romano. Esempio: Caio Giulio Cesare (Gens Giulia).

Gianicolo: Colle di Roma situato a ovest del Tevere. Durante le votazioni vi veniva issato un drappo rosso per segnalare che non vi erano nemici in vista.

Giano: Divinità bifronte protettrice degli inizi di qualsiasi impresa.

Ginnasiarca: Sovraintendente a una scuola di esercizi fisici (ginnasio) nei paesi di lingua greca.

Giorno infausto: Erano infausti il secondo giorno del mese, le None, le Idi e alcune ricorrenze di disastrose sconfitte. Nei giorni infausti non si potevano compiere atti pubblici, amministrare la giustizia, concludere affari, seminare, partire per un viaggio ecc.

Giove Feretrio: Epiteto del primo degli dèi come garante dei patti.

Giove Ottimo Massimo: Così era chiamato Giove Capitolino, il dio più importante della Triade capitolina (Giove, Giunone e Minerva). Il suo tempio sul Campidoglio era il più importante di Roma.

Giove Pluvio: Un’altra personificazione del primo degli dèi. Apportatore di pioggia in caso di siccità.

Giuturna: Ninfa delle fonti protettrice di Lavinio.

Gladio: Corta spada di origine iberica con una lama tagliente da ambo i lati e lunga circa mezzo metro. Era usata di punta quasi come un pugnale.

Golfo della Piccola Sirte: L’odierno golfo di Gabes nella Tunisia meridionale.

Golfo dell’Emporio di Segesta: Il golfo di Castellammare nella Sicilia occidentale tra Palermo e Trapani.

Golfo di Demetriade: L’odierno golfo di Volos nell’Egeo.

Hammon: Altra definizione di Khamon, divinità punica.

Heraclea: Polis della Magna Grecia situata nei pressi dell’odierna Policoro.

Heraclea Minoa: Polis greca sulla costa mediterranea della Sicilia a metà strada tra Agrigento e Sciacca.

Hermes: La divinità greca corrispondente al romano Mercurio.

Hiera (Isola Sacra): È l’odierna isola di Marettimo nelle Egadi.

Horus: Dio egizio del cielo figlio di Iside e Osiride raffigurato con la testa di falco.

Iapigi: Popolazione di origine illirica simile ai Messapi stanziata nell’attuale Puglia.

Iberi: Abitanti dell’antica Iberia, l’odierna Spagna.

Ibero: È il fiume Ebro nel nord-est della Spagna.

Idi: Cadevano il 13 o il 15 del mese. In febbraio, agosto e settembre il 13. In marzo e quintile il 15.

Idra: Mostro mitologico dalla mille teste che, tagliate, ricrescevano. Fu uccisa da Ercole.

Idromele: Bevanda di miele fermentato in acqua.

Ilio: Altro nome per la città di Troia.

Imera: Era una polis greca situata sulla costa centro-settentrionale della Sicilia. Fu distrutta dai cartaginesi nel 409 a.C.

Insula: Si tratta di un caseggiato per alloggi modesti.

Ionia: La regione costiera dell’Asia Minore sull’Egeo (oggi in Turchia) dove erano situate molte delle più importanti poleis greche.

Ipno: Il dio del sonno nella mitologia greco-romana.

Ippo Diarrito: L’odierna Biserta in Tunisia.

Iside: Grande dea della religione egizia, sorella e sposa di Osiride. Rappresentava la fertilità data dal cielo.

Isola Grande: Una lunga isola pianeggiante parallela alla costa occidentale della Sicilia, la cui punta meridionale distava tre miglia da Lilibeo.

Isole dei pini: Le odierne Maiorca e Minorca nelle Baleari.

Isole delle Esperidi: Le odierne Canarie.

Isole Pitiuse: Sono le odierne Ibiza e Formentera nelle Baleari.

Isole Pontine: Arcipelago del Tirreno al largo del Lazio meridionale. L’isola più importante è Ponza.

Itaca: Isola greca dello Jonio. Patria di Ulisse.

Iugero: Misura di superficie corrispondente a un quarto di ettaro.

Kamarina: Polis sulla costa mediterranea della Sicilia, oggi a metà strada tra Gela e Pozzallo.

Katane: Polis sottomessa a Siracusa. Oggi Catania.

Khamon: Divinità cartaginese equivalente all’Ammone egizio.

Kroton: Potente polis della Magna Grecia. Oggi Crotone.

Laguna Mareotide: Era a sud di Alessandria oggi completamente interrata.

Lari: Le divinità domestiche protettrici della famiglia.

Lavinio: Città latina dove secondo la leggenda sarebbe sbarcato Enea insieme con il figlio Ascanio. Oggi Lido di Enea nei pressi di Anzio.

Legge Aquilia: Complesso di norme approvate del 286 a.C. che prevedevano il rimborso per la perdita di un bene e la nomina di un intermediario pubblico che doveva stimarne il valore.

Legione: Unità militare romana di circa 6000 soldati.

Lentini: Polis greca della Sicilia orientale fondata nell’viii secolo a.C. da coloni provenienti dall’isola di Eubea.

Libbra: Unità di peso corrispondente a circa 330 grammi.

Libi: Abitanti dell’Africa settentrionale tra l’odierna Tunisia e l’Egitto.

Libico: vedi Africo.

Libonoto: Vento di sud-sud-ovest. Simile al nostro libeccio.

Libri sibillini: I responsi degli oracoli raccolti presso il tempio di Giove Capitolino. Erano redatti in greco.

Lilibeo: L’odierna Marsala.

Lochias: Promontorio nell’angolo nord-orientale di Alessandria d’Egitto dove si trovava il complesso dei palazzi reali.

Locri Epizefiri: Polis della Magna Grecia. Odierna Locri nella Calabria ionica.

Lopadussa: È l’isola di Lampedusa nell’arcipelago delle Pelagie.

Lorica: Protezione per il busto dei soldati. Poteva essere di cuoio o di bronzo, a scaglie, a placche o cucita.

Lucani: Antico popolo italico stanziato tra le odierne Basilicata e Calabria settentrionale.

Ludi Capitolini: Comprendevano gare di corsa, di lotta e competizioni musicali. Venivano festeggiati alle Idi di ottobre.

Ludi Magni: Si tenevano a settembre in onore di Giove.

Ludi Scenici: Gare di recitazione e spettacoli basati sui Fesceninni. La prima opera simile a un dramma fu messa in scena dopo la prima guerra punica e l’autore fu Livio Andronico.

Lupa e Gemelli: È la lupa di Roma che, secondo la tradizione, avrebbe allattato i gemelli Romolo e Remo.

Lupanare: Bordello nell’antica Roma.

Lupercali: Festività di origine arcaica che si teneva in febbraio in onore del dio Fauno. Alcuni giovani coperti soltanto da pelli di capra correvano intorno al Campidoglio. Forse un rito di purificazione.

Lusitani: Abitanti della parte occidentale dell’Iberia, l’odierno Portogallo.

Lustratio: Cerimonia di purificazione effettuata con spruzzi d’acqua e vapori profumati.

Macco: Maschera delle Atellane. Stupido e mangione.

Maga Circe: Personaggio mitologico dell’Odissea. L’incantatrice di Ulisse che trasformava gli uomini in animali.

Magna Grecia: L’insieme delle poleis greche dell’Italia meridionale. I suoi abitanti erano chiamati italioti.

Malevento: L’odierna Benevento.

Malqua: Quartiere di Cartagine abitato da molti stranieri. Si trovava a nord dell’acropoli.

Mamertini: Mercenari campani devoti al dio Mamerte (Marte dei romani).

Mani: Spiriti degli antenati nella religione romana.

Manipolo: Unità dell’esercito romano comprendente due centurie, circa 120-160 legionari.

Mappali: Lunga via di Cartagine che univa il quartiere di Malqua con il sobborgo di Mègara nella parte settentrionale della città.

Mare Interno: È il Mediterraneo.

Mare dei Tirreni: Il mar Tirreno. Gli etruschi chiamavano se stessi Tirreni.

Mare Oceano: L’Oceano Atlantico.

Marte Ultore: Il dio della guerra vendicatore.

Massalia: Polis greca. L’odierna Marsiglia in Francia.

Mauri: Popolazione berbera stanziata nella zona tra Marocco e Algeria occidentale.

Medusa: Divinità mostruosa che aveva la capacità di pietrificare chi la guardava negli occhi.

Mègara: Sobborgo settentrionale di Cartagine.

Melita: L’odierna isola di Malta.

Melqart: Divinità punica della guerra e della forza. Un po’ Marte e un po’ Ercole.

Mercurio: Dio del commercio e messaggero degli dèi. Era raffigurato con le ali ai piedi.

Meridiana: Orologio solare.

Messapi: Popolazione di origine illirica stanziata nella Puglia meridionale.

Messene: Polis del Peloponneso occidentale, soggetta a Sparta.

Miglio: Quello romano misurava un po’ meno di 1500 metri.

Minerva: Dea della sapienza e della saggezza. Una delle divinità della Triade Capitolina. Assimilabile alla greca Atena.

Mistretta: Polis siciliana situata sui monti Nebrodi a metà strada tra le odierne Cefalù e Sant’Agata di Militello. Oggi una cittadina dallo stesso nome.

Moggio: Unità di volume corrispondente a circa 9 litri.

Moloch: Sacrificio agli dèi cartaginesi. Poteva anche essere un sacrificio umano.

Monte Baal Hermon: L’odierno monte Hermon tra Israele, la Siria e il Libano.

Monte Erice: Montagna alta oltre 800 metri che domina Trapani.

Monte Erkte: L’odierno Monte Pellegrino sopra Palermo.

Monte Pelio: È l’odierno Pelion che separa il golfo di Volos dal mar Egeo.

Monte Sila: Era così chiamata la vetta più alta (quasi 2000 metri) del massiccio della Sila.

Morfeo: La divinità del sonno.

Mozia: Era stata una città fenicia distrutta nel 397 a.C. dal tiranno Dionisio di Siracusa. Era situata sull’odierna isola di San Pantaleo nello stagno di Marsala. 

Muse: Nella mitologia greco-romana erano nove divinità ognuna delle quali proteggeva e rappresentava una delle arti dell’antica Grecia (canto epico, poesia lirica, commedia, tragedia, danza, poesia amorosa ma anche geometria, mimica, astronomia ed elegia. Ad Alessandria erano onorate nel Museo.

Nausicaa: Personaggio dell’Odissea. Offrì ospitalità a Ulisse nell’isola dei Feaci della quale suo padre era il sovrano e si innamorò di lui.

Navalia: Erano i moli sul Tevere ai quali attraccavano le navi da guerra. A valle del Porto Tiberino ma sullo stesso lato sinistro del fiume.

Navarca: Termine greco che indica il comandante della flotta, come un nostro ammiraglio.

Neapolis: Polis greca. Oggi Napoli.

Neobule: Fanciulla cantata dal lirico greco Archiloco (680-645 a.C.).

Nereide: Ninfa marina che insieme con i tritoni fa parte del corteggio di Nettuno, il dio del mare.

Nettuno: Il dio del mare per i romani. Poseidone per i greci.

Ninfe: Divinità femminili dei boschi e delle sorgenti.

None: Cadevano il 5 o il 7 del mese. A marzo, maggio, luglio e ottobre il giorno 7. In tutti gli altri mesi il 5.

Numi: Altro nome degli dèi.

Numidi: Popolazione berbera stanziata nell’odierna Algeria centro-orientale.

Odisseo: L’eroe omerico che espugnò Troia e vagò per dieci anni prima di tornare nella sua Itaca. Personaggio principale dell’Odissea. L’Ulisse dei romani.

Olimpia: Polis situata nel nord-ovest del Peloponneso dove ogni quattro anni venivano celebrati i giochi olimpici. Per l’occasione veniva sospeso ogni conflitto.

Olimpiade: Il periodo di quattro anni intercorrente tra due edizioni dei giochi di Olimpia. Scandiva il tempo nell’antica Grecia.

Onagro: Un tipo di catapulta in grado di lanciare proiettili del peso variante da 4 a 50 chili a distanze variabili tra 200 e 600 metri.

Oncia: La dodicesima parte di una libbra. Poco più di 28 grammi.

Oplita: Soldato della fanteria pesante greca. Era dotato di elmo che lasciava scoperti soltanto gli occhi, corazza, gambali, grande scudo, spada e lancia.

Oppio: Una delle alture del colle Celio a Roma. A sud del Fagutal e a est della Velia.

Ora decima: A settembre dalle 15,20 alle 16,30 (la lunghezza delle ore romane variava a seconda della stagione perché il giorno e la notte erano sempre divisi per 12. Di conseguenza le ore estive diurne erano molto più lunghe di quelle invernali e viceversa per quelle notturne).

Ora dodicesima: Alla fine dell’inverno era tra le 17 e le 18.

Ora nona: Corrispondeva alle 14,30-16 d’estate e 13,30-14,30 d’inverno. All’epoca della battaglia delle Isole Egadi dalle 14,15 alle 15,45.

Ora ottava: A seconda delle stagioni corrispondeva alle 14-15 d’estate e alle 12,30-13,30 d’inverno.

Ora prima della notte: Nelle giornate più lunghe corrispondeva alle 20,30-21,10. In quelle più corte invernali alle 16,30-17,50.

Ora quarta: In primavera dalle 8,30 alle 10.

Ora quinta: In primavera da prima delle 10 a poco dopo le 11. D’inverno dalle 10,30 alle 11,30.

Ora seconda: Nel mese di Quintile corrispondeva al periodo tra le 6 e le 7,15 del mattino. Nel mese di marzo tra le 7 e le 8.

Ora sesta: In primavera-estate dalle 11 alle 12,30. In autunno e inverno dalle 11 a mezzogiorno.

Ora sesta della notte: In primavera da poco dopo le 0,40 all’1,20.

Ora settima: In primavera-estate dalle 12,30 alle 14. In autunno-inverno dalle 12 a prima delle 13.

Ora terza: Nelle giornate più lunghe dell’anno era tra le 7 e le 8,30. In quelle più corte tra le 9,20 e le 10.

Ora terza della notte: Tra le 19,40 e le 21,20 d’inverno e tra le 22,20 e le 23,00 d’estate.

Orione: Costellazione molto ammirata nei tempi antichi.

Oschi: Popolazione della Campania affine ai sanniti.

Osiride: Divinità egizia della fertilità ma anche dell’oltretomba.

Ottimati: I nobili ma anche i più anziani e i più ricchi.

Padri (coscritti): I senatori romani.

Palatino: Uno dei sette colli di Roma, quello nel quale Romolo avrebbe fondato la sua primitiva città quadrata.

Palladio: Era un busto ligneo di Minerva che, secondo la leggenda, Enea aveva salvato da Troia in fiamme.

Pan: Dio greco dei boschi e della natura selvaggia. Era il primo dei satiri, equivalente al dio Fauno dei romani.

Pancrazio: Confronto che mischiava pugilato e lotta greco-romana senza esclusione di colpi, spesso fatale per il perdente.

Pandosia: Polis della Magna Grecia situata presso l’odierna Tursi.

Parca: Divinità crudele che poteva determinare il destino dei singoli uomini ma non il Fato.

Partenopeo: Abitante di Partenope, il primitivo insediamento greco trasformatosi poi in Neapolis (Napoli).

Passo: Misura di lunghezza equivalente a 75 centimetri.

Patrizi: Il primo ordine sociale della Roma repubblicana. Erano in genere le famiglie primigenie che formavano un’antica aristocrazia. Per secoli tentarono di impedire di venire equiparati ai plebei.

Pegaso: Cavallo alato nella mitologia greco-romana.

Penati: Spiriti protettori della casa. Ogni famiglia ne aveva di propri.

Pentecontera - Nave da guerra veloce, a chiglia piatta, molto lunga e stretta (circa 40 metri per 5). Aveva un solo ordine di rematori, 25 per lato.

Pèriplo: Manovra navale per accerchiare il nemico.

Piceni: Popolazione italica stanziata nelle odierne Marche centro-meridionali.

Piede: Unità di misura di poco più di 30 cm.

Pietra nera: Lastra marmorea nel Foro romano che si credeva fosse il luogo della sepoltura di Romolo.

Pilumno: Divinità protettrice del parto che invece era insidiato dal fauno Silvano.

Pitecusa: L’odierna isola d’Ischia.

Plebei: Il secondo ordine sociale della Roma repubblicana. In origine stranieri o comunque poveri, in seguito nelle loro file crebbe una sorta di nobiltà dovuta soprattutto al censo. Erano rappresentati dai tribuni della plebe che peraltro avevano diritto di veto su ogni delibera del Senato o dei magistrati.

Polena: Decorazione colorata, in genere la testa di donna o di animale marino, posta sulla prua di una nave.

Polifemo: Feroce ciclope che, nell’Odissea, viene accecato da Ulisse.

Polis: Città-Stato greca.

Pomerio: Striscia di terra considerata sacra che correva intorno alle mura di Roma. Non poteva essere superata da uomini armati.

Pontefice: Era il sacerdote membro del collegio religioso più importante di Roma formato da esperti di cose sacre.

Ponto (Eusino): L’odierno mar Nero.

Populonia: Una delle città della federazione etrusca. Nei pressi dell’odierna Piombino.

Porta Collina: Si trovava nelle mura repubblicane di Roma dove oggi è l’incrocio tra via xx Settembre e via Goito.

Porta di Cirta: Porta occidentale di Cartagine.

Porta di Khamon: Porta meridionale di Cartagine.

Porta Esquilina: Si trovava a Roma dove oggi è l’arco di Gallieno tra le vie Carlo Alberto e dello Statuto nel rione Esquilino.

Porta Trigemina: Si trovava a Roma in un punto indeterminato tra l’Aventino e l’odierno ponte Sublicio.

Porta Trionfale: Si trovava a Roma nei pressi del Foro Boario nel punto dal quale entravano i condottieri vittoriosi che avevano ottenuto il trionfo.

Porta Viminale: Si trovava dove oggi è la stazione Termini di Roma.

Porto Tiberino: Era il porto fluviale di Roma sulla riva sinistra del Tevere nei pressi del ponte Sublicio.

Portumno: Divinità protettrice delle porte e dei porti.

Poseidone: Il dio del mare per i greci. Nettuno per i romani.

Poseidonia: Polis della Campania meridionale poi caduta in potere dei Sanniti. Oggi Paestum.

Preneste: Oggi Palestrina nel Lazio.

Pretore: Magistrato romano secondo sul piano gerarchico al solo console. Si occupava in prevalenza della gestione della giustizia.

Priapo: Divinità maschile del sesso connotato da un membro di eccezionali dimensioni.

Principi / Principes: Erano la seconda linea dei legionari romani che subentrava all’attacco dei Veliti e degli Astati.

Proconsole: Ex console incaricato di comandare un’armata.

Punici: I cartaginesi e gli abitanti delle loro colonie.

Puteoli: L’odierna Pozzuoli. Era stata greca ma poi occupata dai Sanniti nel v secolo a.C.

Quadriga: Carro da cerimonia o da corsa tirato da quattro cavalli.

Questore: Magistrato romano di livello inferiore che si occupava soprattutto di questioni amministrative.

Quintile: È l’antico mese di luglio prima che cambiasse nome in onore di Giulio Cesare.

Quiriti: I cittadini originari della città di Roma.

Rhegion: Polis della Magna Grecia. Oggi Reggio Calabria.

Regia: Edificio situato sul lato sud-est del Foro un tempo residenza del re e successivamente attiguo alle residenze del pontefice massimo e delle vestali.

Retimno: Polis greca sulla costa settentrionale di Creta.

Retore: Nelle poleis greche insegnava a scrivere in bella lingua e a parlare secondo canoni prestabiliti. Era abile anche nella scrittura e nella composizione di versi.

Rodii: Abitanti dell’isola di Rodi.

Rostri: Gli speroni delle navi di Anzio catturate dai romani nel v secolo e collocati nelle tribune del Comizio nel Foro.

Rostro: Sperone di una nave da guerra.

Rumina: Divinità protettrice dell’allattamento.

Sacello: Il luogo più riservato e più sacro di un tempio.

Salamina: Isola del mare Egeo di fronte al Pireo.

Salammbò: Quartiere di Cartagine a sud dell’acropoli.

Salentini: Un ramo dei Messapi di origine illirica. Abitavano l’odierno Salento.

Salpingi: Trombe a canne ricurve.

Samo: Isola greca dell’Egeo nei pressi della costa dell’Asia Minore.

Sanniti: Popolazione italica stanziata tra l’attuale Sannio e il Molise.

Santuario di Portumno: Si trovava dove oggi è il largo di Bocca della Verità a Roma.

Sarissa: Lancia usata dai soldati della falange macedone. Era lunghissima, oltre 6 metri.

Satiri: Esseri semidivini della mitologia greca con corpo umano, zoccoli di capro e corna che rappresentavano forze della natura e istinti sessuali. Accompagnavano Dioniso e Pan. Equivalenti ai romani fauni.

Saturnali: Festa in onore di Saturno che si celebrava durante alcuni giorni dopo la metà di dicembre. Aveva anche aspetti licenziosi simili al nostro carnevale.

Scilla e Cariddi: Mostri mitologici che creavano terribili gorghi nello stretto di Messina.

Scìo: È l’odierna Coos o Chio, isola greca dell’Egeo vicinissima alla costa turca.

Segesta: Città della Sicilia occidentale non lontana da Trapani. Capoluogo degli Elimi.

Seggio curule: Chiamato anche sella curule. Sedile riservato ai magistrati. Consisteva in uno sgabello con le gambe a forma di X senza spalliera né bracciolo, ornato d’avorio.

Seleucidi: I sovrani della Siria e per lungo tempo anche della Mesopotamia. Discendevano da Seleuco, generale e diadoco di Alessandro il Grande.

Selinunte: Grande polis greca situata poco a sud-est dell’odierna Mazara del Vallo, sulla costa mediterranea della Sicilia occidentale.

Selva Cimina: Le foreste sui monti Cimini a sud dell’odierna Viterbo e a settentrione del lago di Vico.

Serapeo: Il tempio di Serapide ad Alessandria d’Egitto.

Serapide: Divinità introdotta in Egitto dai re Tolomei per unificare il culto di Osiride e Iside con quello di Zeus.

Seri: Così venivano chiamati i cinesi.

Serpente ureo: Decorazione egizia in oro posta ai lati del disco solare. Rappresentava un serpente pronto a mordere.

Sesamo: Spezia orientale usata in cucina.

Sestile: Il mese di agosto prima che prendesse il nome da Augusto.

Sibilla: Vergine in grado di predire il futuro.

Sicani: Antica popolazione forse di origine iberica o forse autoctona della Sicilia. Furono spinti verso occidente dall’arrivo dei Siculi di origine italica e si trovarono dunque tra gli Elimi a occidente e gli stessi Siculi a oriente.

Siculi: Popolazione di origine italica immigrata in Sicilia intorno al 1000 a.C. Erano stanziati nella parte orientale dell’isola.

Silvano: Il dio fauno temuto come aggressore dei neonati.

Sfinge: Mostro con il corpo di leone e la testa umana. La sua statua, spesso di enormi dimensioni, era posta a guardia della tomba di un faraone.

Silfio: Pianta estinta probabilmente simile a un finocchio gigante.

Sirena: Essere mitologico marino per metà donna e per metà pesce dal canto ammaliatore pericoloso per i naviganti.

Siris: È l’odierno fiume Sinni in Basilicata.

Sisifo: A causa della sua sfida agli dèi fu costretto da Zeus a spingere invano un masso in cima a una montagna. Il suo mito è ricordato ancora come la fatica di Sisifo, cioè un impegno duro ma inutile.

Sissizi: Corporazioni di mercanti cartaginesi che praticavano mutua assistenza e banchettavano in comune. Le loro sedi erano nel quartiere di Malqua la cui piazza principale era loro dedicata.

Soma: L’incrocio tra le due principali strade di Alessandria d’Egitto. Simile all’incrocio tra cardo e decumano nelle città romane.

Speranza: Era l’ultima dea alla quale ci si appellava. Da ciò il detto Spes ultima dea.

Stadio: Misurava 600 piedi pari a circa 180 metri.

Stella del Cane: È Sirio, appunto nella costellazione del Cane.

Stella Fenicia: La stella polare.

Stercuzio: Divinità minore dei rifiuti ma anche della concimazione dei campi.

Stilo: Asticella di legno o di metallo con una punta appuntita per incidere le tavolette di cera o scrivere.

Strada di Khamon: Nella parte occidentale di Cartagine.

Stratego: Comandante militare greco. Equivalente a un odierno generale.

Suburra: Il rione più povero e malfamato della Roma repubblicana. Corrispondeva all’odierno rione Monti.

Suffeta: Magistrato cartaginese simile al console romano.

Tablinio: Sala da ricevimento e talvolta da pranzo nella casa romana.

Tabraca: L’odierna Tabarca sulla costa settentrionale della Tunisia.

Tagaste: Oggi Souk Arras nell’Algeria occidentale.

Talento: Misura di peso equivalente a 27 chili in Egitto e a 32 chili a Roma. Il talento euboico pesava circa 26 chili.

Tammuz: Il dio punico identificabile anche con Adone (vedi).

Tanit: Divinità punica lunare nota anche come Astarte.

Tarentum: Grande polis della Magna Grecia di origine spartana. L’odierna Taranto.

Tarquinia: Una delle città della federazione etrusca.

Tauromenion: Polis greca della Sicilia orientale. Odierna Taormina.

Teveste: Oggi Tebessa, nell’Algeria occidentale.

Tedoforo: Portatore di una fiaccola.

Tempietto dei Penati: Si trovava a Roma sulla via Sacra in un punto non individuato.

Tempio dei Castori: vedi Tempio dei Dioscuri.

Tempio dei Dioscuri: Era sul lato sud-occidentale del Foro romano sotto il Palatino.

Tempio della Concordia: Era sul lato settentrionale del Foro romano sotto il Campidoglio.

Tempio della dea Opi: Era a Roma sul Campidoglio e vi si celebravano riti per ottenere un buon raccolto.

Tempio della Libertà: Era probabilmente situato sull’Aventino nei pressi dell’odierna basilica di Santa Sabina a Roma.

Tempio della Salute: Era sul Quirinale a Roma non lontano dall’odierna fontana di Trevi.

Tempio di Cerere: Si trovava a Roma sull’Aventino o alle sue pendici.

Tempio di Giano: Si trovava a Roma, situato a cavallo dell’Argileto come una specie di arco (da non confondersi con l’odierno arco di Giano).

Tempio di Giunone Ammonitrice: Si trovava sull’Arce di Roma dove oggi si trova la basilica dell’Ara Coeli.

Tempio di Giunone Regina: Si trovava a Roma sull’Aventino nei pressi dell’odierna basilica di Santa Sabina.

Tempio di Giuturna: Si trovava (e i suoi ruderi sono visibili ancora oggi) dove è l’area archeologica di Torre Argentina a Roma.

Tempio di Khamon: Uno dei più importanti templi di Cartagine. Si trovava tra il complesso portuale del Cothon e il quartiere commerciale dei Sissizi.

Tempio di Portuno: Era situato a Roma nei pressi del porto tiberino dove oggi è la Bocca della Verità.

Tempio di Saturno: Era sul lato nord-ovest del Foro romano tra il Campidoglio e il Palatino.

Tempio di Tanit: Si trovava nella parte meridionale di Cartagine.

Tempio di Vesta: Era situato all’estremità sud-occidentale del Foro romano. È la costruzione rotonda ancora visibile pressoché intatta in via Petroselli.

Terebinto: Pianta simile al pistacchio.

Terina: Polis della Magna Grecia sulla costa tirrenica. Nei pressi dell’odierna Lamezia.

Terme di Imera: Polis situata sulla costa tirrenica della Sicilia, odierna Termini Imerese. Negli ultimi anni del v secolo a.C. fu costruita dai superstiti di Imera.

Tessalo: Abitante della Tessaglia.

Tibur: L’odierna Tivoli.

Timpano: Una specie di tamburo che si suonava con due bacchette.

Tindari: Polis greca sulla costa nord-orientale della Sicilia non lontana da Messina. All’inizio della guerra punica era una base navale cartaginese.

Tiranno: Capo assoluto di una polis greca, in genere portato al potere da una fazione popolare ostile agli aristocratici.

Tirii: Gli abitanti di Tiro.

Tiro: Con Sidone e Biblo una delle più importanti città della Fenicia, madrepatria di Cartagine.

Toga: Mantello di lana o di lino, a seconda delle stagioni, che avvolgeva tutto il corpo di un romano.

Toga trabea: Mantello a strisce purpuree con le quali i nobili romani si avvolgevano.

Tophet: Santuario cartaginese dove avvenivano sacrifici anche umani.

Tresviri: Magistrati romani incaricati tra l’altro dell’ordine pubblico.

Triade Capitolina: I tre dèi protettori di Roma: Giove, Giunone e Minerva.

Triari: La terza fila di uno schieramento legionario composta dai veterani.

Tribù: I cittadini romani erano divisi in tribù e centurie. Le tribù si dividevano tra urbane (gli abitanti della città) e rustiche (gli abitanti della campagna).

Tribuno: Ufficiale dell’esercito repubblicano.

Tribuno della plebe: Rappresentante della plebe che godeva di immunità e aveva ampi poteri.

Triclinio: Sala della domus destinata al ricevimento e talvolta alle cene.

Trierarca: Termine greco per indicare il comandante di una nave da guerra.

Tripode: Recipiente di bronzo o d’argento poggiato su tre lunghe gambe.

Trireme: Nave antica con vela quadrata e tre ordini di remi.

Trittico: Tavolette di cera che formavano una specie di quaderno.

Tritone: Divinità marina minore che fa parte del seguito di Nettuno.

Troia: Città situata sulla costa nord-occidentale dell’Asia Minore. Fu assediata dagli Achei per dieci anni prima di essere espugnata grazie all’espediente del cavallo di Ulisse. È cantata nell’Iliade di Omero.

Tunica: L’abito comune di un romano formato da un lungo camiciotto stretto alla vita e lungo fino alle ginocchia.

Turan: Dea etrusca dell’amore e della fertilità.

Turii: Polis della Magna Grecia nei pressi di Sibari.

Tunes: L’odierna Tunisi.

Tuscolo: Città sui Colli Albani nei pressi dell’odierna Monte Porzio Catone.

Uni: Divinità etrusca assimilabile a Giunone e alla greca Era.

Ulisse: Vedi Odisseo.

Urbe: Era il nome con il quale veniva definita la città di Roma.

Usucapione: Termine legale che indica l’acquisizione di un bene (nel caso dell’antica Roma anche di una convivente) del quale si è goduto per un lungo periodo di tempo pur non essendone proprietario.

Vaso di Pandora: Nella mitologia greco-romana era il contenitore di tutti i mali che, una volta aperto, si riversarono nel mondo. Pandora era la prima donna creata da Zeus, un po’ come Eva nella Bibbia.

Velia: Modesta altura, oggi non più esistente, tra l’odierno Colle Oppio e il Palatino.

Veliti: Legionari romani armati alla leggera che combattevano in prima fila e scagliavano giavellotti sui nemici.

Vello d’oro: Mitica pelle dorata di ariete tenuta in custodia nella Colchide, oggi la Georgia nel Caucaso. Furono Giasone e gli Argonauti a impossessarsene.

Velzna: Fortezza-santuario etrusca sulle rive del lago di Bolsena.

Venere: Dea della bellezza e dell’amore. Equivalente della greca Afrodite.

Verga: Barra di metallo prezioso di vario peso.

Vertumno: Divinità di origine etrusca che presiedeva al cambiamento delle stagioni.

Vestali: Vergini appartenenti a famiglie patrizie preposte ad alimentare il fuoco perenne. Se perdevano la verginità erano punite con la morte.

Vestibolo: Nelle domus era una saletta che introduceva all’atrio molto più spazioso.

Vetulonia: Una delle città della federazione etrusca. Nell’entroterra dell’odierna Castiglione della Pescaia.

Via Appia: Collegava dapprima Roma con Capua e quindi fu prolungata fino a Brundisium.

Via Canopia: vedi Canopo.

Via Nomentana: Collegava Roma a Nomentum (l’odierna Mentana).

Via Sacra: La via che immetteva nel Foro romano.

Vico di Apollo: Oggi Clivo Palatino. Era la strada che dal Foro romano saliva alla parte settentrionale del Palatino.

Vico Jugario: Strada che collegava il Foro romano con il porto fluviale del Tevere. Oggi, con lo stesso nome, collega piazza della Consolazione con il lungotevere.

Vico Lungo: Strada dell’antica Roma che collegava il Foro con l’Esquilino. Seguiva il tracciato dell’odierna via Nazionale.

Vico Patrizio: Probabilmente correva nella Suburra tra l’odierna chiesa di San Pietro in Vincoli e la chiesa di Santa Pudenziana.

Volsci: Popolazione italica stanziata nel Lazio a sud dei Colli Albani, a lungo acerrima nemica di Roma.

Volsinii: Una delle città della federazione etrusca. Era nei pressi dell’odierna Bolsena.

Volturno: È la direzione est-sud-est.

Vulcano: Dio del fuoco e delle fucine. Assimilabile al greco Efesto.

Zacinto: Isola greca dello Jonio. Oggi Zante.

Zefiro: Brezza primaverile che soffia da ponente.

Zeus: Il dio supremo della mitologia greca. Equivalente al Giove romano.

Zilati: Magistrati di una città etrusca paragonabili ai consoli romani.

Zyz: Il primitivo nome punico di Palermo.

PREMESSA

Anno dxxxii dalla Fondazione dell’Urbe, 221 a.C.

Dall’Iberia è appena giunta la notizia della morte di Asdrubale Barca, il genero del mio vecchio amico e avversario Amilcare. Pare sia stato trafitto da uno schiavo che voleva vendicare il suo padrone, un principe indigeno che si era ribellato ed era stato crocifisso nella nuova Cartagine fondata proprio da Asdrubale sei anni prima. Al contrario di suo suocero non l’ho mai incontrato ma la sua uccisione mi ha ugualmente preoccupato. Anche se ho ormai settant’anni ho sempre la sensazione di essere chiamato a decidere dei destini della nostra Repubblica. Per fortuna Roma può contare su giovani valorosi che non temono nulla. Ma la gioventù può essere un’arma a doppio taglio. Abbiamo infatti appreso che la signoria sull’Iberia è stata ereditata dal figlio di Amilcare. Si chiama Annibale e ha appena ventisei anni. Comandava già la cavalleria punica e si era distinto in molti combattimenti vittoriosi contro gli Iberici.

Come avevo previsto all’epoca della pace con Cartagine, la riduzione dei tempi di pagamento dei danni di guerra non era stata una buona idea. Sono sempre i demagoghi a fare i danni più gravi e i demagoghi allora avevano festeggiato l’umiliazione della crudele nemica. Invece, contrariamente a quanto essi avevano immaginato, i punici si erano risollevati più rapidamente e già da nove anni non hanno più debiti con noi. Grazie ad Amilcare Barca si sono impossessati di quasi tutta l’Iberia, un vasto paese ricco di pascoli e di miniere, abitato da uomini che in parte assomigliano ai Galli e in parte ai Mauri. Negli ultimi vent’anni, quindi, l’impero di Cartagine si è accresciuto a dismisura. È grande il doppio dell’Italia e ha dato ai punici un’enorme quantità d’argento. Asdrubale è stato abile nello sviluppare le coltivazioni e l’allevamento e anche a stringere amicizia con la maggior parte dei capi locali. Lo stesso Annibale, suo cognato, è stato indotto a sposare una principessa iberica.

Il risultato di tutto ciò è che l’ambizione del giovane Annibale Barca poggia ora su una ricchezza incommensurabile. Mi vengono i brividi, ricordando le tante armate mercenarie messe in campo dai nostri nemici durante la guerra, al pensiero di quanti soldati il figlio del mio vecchio amico potrebbe schierare contro di noi. Ora immagino che Annibale prenderà possesso del grandioso palazzo fatto costruire da suo cognato nella nuova Cartagine sull’isola che separa una grande palude dal mare. Si dice che esso assomigli più a una reggia dei successori del divino Alessandro che a una casa punica.

Qui nell’Urbe ascolto quanto si dice in Senato dove mi reco per le occasioni più importanti, nonostante mi costi fatica perfino sollevarmi dalla lettiga o dal mio seggio nella Curia. Sento ripetere che il trattato di cinque anni fa impedirà qualsiasi futuro conflitto tra noi e loro. Che il confine sul fiume Ibero salvaguarderà la pace. Debbo confessare che in questa fase avanzata della mia vita non coltivo più certezze se non nei sacri dèi e nella imprevedibilità del Fato.

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Anno cdlxxii dalla Fondazione dell’Urbe (281 a.C.)

Avevo da poco compiuto dieci anni quando mio padre Silio Lutazio mi concesse di assistere alla rassegna dei cavalieri. Era una cerimonia suggestiva che si svolgeva sulla via Appia davanti al tempio di Marte, circa un miglio e mezzo fuori di porta Capena. Ricordo che era una giornata caldissima alle Idi di Quintile. Le rondini erano emigrate già da qualche settimana verso settentrione. Il cielo era grigio per la foschia e perfino i corvi e gli avvoltoi se ne stavano rintanati nei loro nidi.

Quel giorno ci eravamo tutti svegliati prima dell’alba. Mia madre e le donne di casa avevano rincorso i miei fratelli e mia sorella che, al solito, perdevano tempo al momento di vestirsi. Io, invece, mi ero preparato in fretta. Poi avevo approfittato di un po’ di tempo libero per issarmi su un cumulo di legna da un lato del peristilio e guardare la casa vicina. In realtà non riuscivo a resistere a scrutare l’ammasso di macerie che si vedeva ora. Due settimane prima tutta l’insula era crollata. Per fortuna c’erano state poche vittime perché il disastro era avvenuto all’ora seconda del giorno e ancora l’aria non era così rovente da indurre gli abitanti a rientrare a casa per rintanarsi negli angoli più lontani dalle finestre. Si era udito un boato e la polvere aveva ricoperto ogni cosa. Il cavallo di mio padre che stava con il muso immerso nel sacco di biada da bruno era diventato grigio.

Mio padre era subito accorso per salvare le persone rimaste sotto i detriti. Si trattava soprattutto di vecchi e di donne. Da uomo abituato a organizzare le cose aveva radunato molti volenterosi del vicinato. A ognuno era stata affidata una parte dell’edificio crollato. Si erano uditi lamenti e una mezza dozzina di fortunati erano stati estratti vivi da sotto i cumuli di calcinacci e di travi. Per tutti gli altri purtroppo non c’era stato nulla da fare.

Ma non erano ancora passate due ore ed ecco che erano sopraggiunti alcuni liberti del proprietario insieme ad altri individui – agenti immobiliari, ci aveva detto nostro padre – e si erano messi a discutere sul valore del terreno. C’era un potenziale acquirente. Si trattava di Appio Claudio Russo. È noto, infatti, che comprare a prezzi stracciati le rovine di un caseggiato, compresi il terreno e le eventuali cause in tribunale, rappresenta sempre un buon affare per chi è abile in questo genere di investimenti. E, per quanto se ne sapeva, Russo era un uomo esperto in faccende di denaro.

Tutti costoro avevano ingiunto ai soccorritori di sospendere gli scavi per poter fare misurazioni e controllare una serie di particolari utili alla compravendita. Le brave persone che stavano ancora tentando di salvare qualcuno erano rimaste interdette, ma mio padre si era rifiutato di fermarsi. Anzi aveva minacciato di rivolgersi ai censori che, secondo la legge, hanno il potere e il dovere di controllare la stabilità delle costruzioni.

Ne era scaturito un diverbio. I soccorritori avevano preso coraggio e alla fine erano riusciti a continuare nel loro pietoso compito. Impresa non inutile poiché poco prima del tramonto un uomo ancora vivo era stato estratto da una delle botteghe. Era un panettiere che al momento del crollo si trovava dentro il suo grande forno. Una struttura in mattoni e tufo che aveva resistito al peso delle macerie.

La giornata era stata faticosa ma alla sera mio padre appariva orgoglioso di quanto era riuscito a fare. Ciò che non sapeva, però, era che il censore il cui intervento lui aveva minacciato di richiedere era l’ex console Gaio Servilio Tucca, che costui era indebitato per un consistente ammontare di denaro e che il creditore era proprio Appio Claudio Russo.

Ma torno a quel giorno fatale. Mi era capitato già altre volte di guardare tra quelle macerie quasi nascondessero qualche tesoro. I luoghi poco accessibili e nascosti sembrano sempre promettere ai ragazzi chissà quale scoperta. La nostra domus si affacciava sul lato nobile del Viminale che dà verso il Quirinale, tuttavia dal mio punto di vista potevo scorgere i tetti delle case che degradavano fino al costone di roccia che cade a strapiombo sulla valle dell’Argileto. Più lontano, nel Foro, riuscivo a intravedere il Senato e il tempio di Castore e Polluce, proprio il luogo dove al termine della mattinata si sarebbe conclusa la cerimonia con le offerte ai divini Dioscuri da parte dei cavalieri.

Mio padre era appunto un cavaliere e nella stanza dove aveva il suo scrittoio e un gran numero di rotoli di papiro erano appese le sue armi, le divise invernali di lana e quelle estive di lino. La toga trabea, l’elmo, uno scudo di pelle di bue, la lancia a doppia punta. Era una stanza preclusa a me e ai miei fratelli minori. Tuttavia, una volta all’anno, in occasione delle feste in onore del dio Marte alle Calende di marzo, eravamo ammessi alla visione di tutte le armi oltre alle briglie del cavallo e alle corone di alloro ottenute per il suo comportamento onorevole durante la guerra contro i Galli Boi.

Mentre ero ancora aggrappato al muro che divideva la nostra residenza dall’insula crollata, udii il richiamo di Diomede. Era il nostro precettore, un greco della Campania sfuggito al dominio dei Sanniti. Un uomo bizzarro che ogni mattina esigeva da noi ragazzi una serie di esercizi fisici. Su le braccia, piegarsi sulle ginocchia, braccia in avanti, flessioni e così via. Lui però era quanto di più lontano si può immaginare da un atleta. Non aveva nulla della bellezza greca. Aveva le spalle spioventi, il bacino largo e le gambe corte. Trascinava i piedi senza sollevarli. A me pareva assomigliasse a un sacco di farro. Mi domandò se ero pronto per uscire. Di lì a poco, infatti, arrivò la lettiga prenotata per mia madre. Ci muovemmo così in un piccolo corteo. Mio padre era a cavallo a fianco della lettiga. Io la seguivo insieme con Diomede e due schiavi di famiglia che tenevano per mano i miei due fratelli e la mia sorellina. Chiudeva il corteo un altro schiavo che portava una cesta con cibarie e bevande.

Scendemmo fino all’Argileto lungo il sentiero che costeggia la rupe del Viminale tra lecci, siepi di mirto profumate e arbusti di biancospino. Sulla via una gran folla confluiva dalla Suburra verso il Foro. Mentre ci facevamo largo i nostri famigli stavano con gli occhi ben aperti. L’Argileto, con tutte le botteghe, le taverne, i friggitori e le bancarelle è infestato da borseggiatori e ladruncoli che dopo un furto si dileguano in un batter d’occhio nei vicoli laterali dove è impossibile raggiungerli.

«Fate largo», gridavano gli schiavi, senza peraltro ottenere grandi risultati.

I perdigiorno e i vagabondi sono sempre numerosi in quella parte dell’Urbe. Spesso si limitano a passeggiare avanti e indietro lungo la strada per evitare il Foro dove è più facile distinguerli tra i nobili e i cavalieri che frequentano i banchi del cambiavalute e degli argentari. In genere si limitano a raggiungere il vicino mercato del pesce dove però c’è sempre qualche agente dei tresviri. Per un ladro o un attaccabrighe è facile finire sotto le frustate ordinate dai magistrati.

Eravamo arrivati nei pressi del bivio che porta alla Regia. Mio padre aveva dato ordine agli schiavi di piegare a sinistra per evitare la calca del Foro e raggiungere la strada che passa tra la Velia e il Palatino e raggiunge la via Appia quando vedemmo un gruppo di persone correre qua e là. Prima ancora di capire che cosa stesse succedendo udimmo nitriti di cavalli e infine apparve una biga priva di cocchiere che veniva sbattuta ora su un muro che fiancheggiava la strada, ora sul lato opposto. Ma ciò che attirò di più la nostra attenzione fu una donna finita a terra che il carro nella sua corsa pazza stava per travolgere.

Nello stesso istante la voce di mio padre echeggiò fortissima.

«Tenete i bambini e la lettiga al riparo!», ordinò ai famigli. Quindi si gettò in avanti proprio verso la biga senza controllo.

Mio padre era un uomo robusto. Si teneva in forma con continui esercizi ginnici e frequentava le piccole terme che si trovavano in fondo alla nostra strada. Era attento al cibo. Farro, orzo, ceci, lenticchie, cipolle, fave e verdure cotte. Qualche volta si concedeva uova di carpa con aceto e miele oppure le ciambelle ripiene di uva passita di cui era ghiotto. Si vantava spesso della sua alimentazione che riusciva a mantenerlo forte e veloce nei movimenti nonostante avesse già trentacinque anni.

Ebbene, quella mattina vidi mio padre lanciarsi verso la biga. Evitò di essere investito con un guizzo laterale e riuscì ad afferrare le briglie di uno dei cavalli. L’animale rampò, le froge e la bocca piene di bava. Mio padre, nonostante fosse trascinato per molti passi, riuscì a deviarne la traiettoria in modo che la donna non venisse calpestata dagli zoccoli. Tutto durò pochi attimi che però mi sembrarono lunghissimi. La mia sorellina si mise a piangere. Mia madre si era sollevata sulla lettiga e si teneva la testa tra le mani.

Per fortuna tutto finì bene. Mentre mio padre teneva ancora stretto il morso del cavallo vedemmo arrivare di corsa l’auriga. Era insanguinato per la caduta e si profuse in una quantità di inchini e di scuse per l’accaduto. Si prese la sua dose di rimproveri e poi riprendemmo il cammino.

Come sempre accade a Roma, un fatto qualsiasi diventa l’evento della giornata. In breve mio padre venne circondato da una folla vociante. Ci furono applausi e subito tutti volevano complimentarsi con lui, toccarlo, stringergli la mano, farsi raccontare come aveva fatto ad avere la meglio su quell’animale che all’improvviso era diventato una specie di Pegaso indomabile. Anche mia madre ebbe la sua dose di congratulazioni mentre i nostri schiavi tentavano invano di farsi largo. Ma più ci muovevamo in avanti in direzione della Regia e della Casa delle Vestali, più la folla dei curiosi si infittiva. A un tratto lo schiavo che portava i viveri prese a urlare. Qualcuno gli aveva sottratto la borsa che portava alla cintura.

Devo ricordare che tra mio padre e mia madre esisteva un reciproco rispetto. Tuttavia la mamma riteneva che lasciare il denaro nelle mani di uno schiavo non fosse una buona abitudine. Ogni volta, davanti a questo tipo di proteste, mio padre scrollava le spalle. Sosteneva che il modo migliore per farsi servire era proprio dare fiducia a chi lavorava per noi.

Insomma, accadde che il nostro famiglio lasciò a terra tutto il suo carico per inseguire il ladro. Gridava «lo vedo, lo vedo», ma in realtà credo si ingannasse. Comunque tornò trafelato senza aver recuperato la borsa.

«Non fa niente», tagliò corto mio padre, «erano pochi spiccioli. Ora muoviamoci, altrimenti rischio di fare tardi alla cerimonia».

Avevamo infatti perduto almeno mezz’ora. Ma la cosa peggiore fu quando mio padre si accorse che, nel tentativo di salvare la donna e nella calca successiva, aveva perduto una fibbia della toga trabea e il laccio di un calceo. Inoltre, trascinato dal cavallo imbizzarrito, si era sporcato un po’ ovunque. Le strade dell’Urbe sono piene di rifiuti.

Mio padre tentò di ripulirsi. Ma non c’era tempo né per trovare una nuova fibbia né un nuovo laccio. Così pensò di rimediare facendoseli prestare da Diomede. Poté in tal modo continuare a camminare e a tenere agganciato il risvolto della toga. Era però evidente che si trattava di rimedi posticci. Il laccio era di cattiva qualità e di diverso colore. La fibbia della tunica del nostro precettore non aveva niente a che vedere con quella bronzea e luccicante smarrita nella confusione.

Infine, superata porta Capena e percorso un buon tratto della via Appia, giungemmo nel luogo dove, davanti a un tempio dedicato a Marte e su una tribuna di legno dorato e purpureo, sedevano i due censori che avrebbero dovuto giudicare i cavalieri. Anzitutto valutare il loro censo che deve essere di almeno centomila assi di bronzo, quindi il loro comportamento. L’ispezione era piuttosto severa e riguardava vari aspetti, anche sulla divisa e i paramenti del cavallo. Perciò mio padre, dopo averci lasciato nel grande prato dove

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