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Il principe maledetto di Firenze

Il principe maledetto di Firenze

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Il principe maledetto di Firenze

Lunghezza:
479 pagine
6 ore
Pubblicato:
12 ott 2016
ISBN:
9788854199149
Formato:
Libro

Descrizione

«Niente nella storia del XVI secolo è più sorprendente della vita di Alessandro de’ Medici.»
Hilary Mantel

La spettacolare vita e l’infido mondo di Alessandro de’ Medici 

1531. Dopo anni di guerra brutale e intrighi politici, il figlio bastardo di un duca Medici e di una serva mulatta arriva a Firenze. 
Nonostante le sue dubbie origini e il colore della pelle, nel giro di un anno diventa padrone della città. Sostenuto dal papa e da Carlo d’Asburgo, a soli diciannove anni Alessandro riafferma il dominio dei Medici sulla città, mettendo fine alla sanguinosa rivalità familiare e alle insubordinazioni che avevano minato la stabilità della Repubblica fiorentina. Ma la sua condizione di principe non gli servirà a evitare la fine che lo attende… 
Dai palazzi di abbagliante bellezza alle ville toscane fino ai vicoli insidiosi di Firenze e ai corridoi del potere papale, la spettacolare ascesa di Alessandro ci porta in un luogo e in un tempo in cui il colore della pelle significava poco, ma la forza delle alleanze voleva dire tutto.
Il principe maledetto di Firenze è lo straordinario racconto della vita di Alessandro de’ Medici, detto il Moro, una storia drammatica fatta di assassinii, spie e tradimenti, un vivido squarcio sull’opulento e spietato mondo del Rinascimento in Italia.

Intelligente, carismatico, geniale 
Il suo nome è Alessandro de’ Medici

«Niente nel XVI secolo è più sorprendente della vita di Alessandro de’ Medici. La sua storia, raccontata in modo avvincente da una studiosa molto preparata, sfida i nostri preconcetti. L’occhio di Catherine Fletcher infilza ogni dettaglio della Firenze rinascimentale facendo rivivere, con incredibile realismo, cortigiane e cardinali, artisti e assassini.»
Hilary Mantel, due volte vincitrice del Booker Prize
Catherine Fletcher
è una storica esperta in Rinascimento. Professoressa associata presso l’Università di Swansea (Galles), ha collaborato con la British School di Roma e l’Istituto universitario europeo. Il suo precedente libro, The Divorce of Henry VIII, ha aperto nuove prospettive di conoscenza sul mondo della corte papale al tempo dei Tudor.
Pubblicato:
12 ott 2016
ISBN:
9788854199149
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Il principe maledetto di Firenze - Catherine Fletcher

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Titolo originale: The Black Prince of Florence

Copyright © Catherine Fletcher 2016

Per la mappa © John Bloxam della Upstream Ltd.

Traduzione dall’inglese di Mariacristina Cesa

Prima edizione ebook: ottobre 2016

© 2016 Newton Compton editori s.r.l.

Roma, Casella postale 6214

ISBN 978-88-541-9914-9

www.newtoncompton.com

Realizzazione a cura di Librofficina

Progetto grafico: Sebastiano Barcaroli

Realizzazione: Alessandro Tiburtini

Immagine: © Shutterstock.com

Catherine Fletcher

Il principe maledetto di Firenze

La spettacolare vita e l’infido mondo di Alessandro de’ Medici

A mio padre

Note del traduttore

Laddove non è stato possibile reperire i testi originali, perché rari o inaccessibili, si è proceduto alla traduzione del testo inglese.

I protagonisti

Acciaiuoli, Roberto (1467-1547). Diplomatico fiorentino, al servizio della città sia prima che dopo il ritorno dei Medici nel 1512. Fu imprigionato durante la Repubblica tra il 1527 e il 1530, ma riuscì a fuggire e ricoprì incarichi importanti durante il governo di Alessandro, compreso quello di consigliere. Fu uno dei politici invitati da Clemente VII a scrivere la propria opinione in merito alla riforma del governo fiorentino.

Aldobrandini, Silvestro (1499-1558). Avvocato e accademico fiorentino coinvolto nella rivolta contro i Medici del 1527. Nel 1527-1530 ricoprì incarichi nella Repubblica, collaborando con i funzionari papali alla fine dell’assedio, ma fu imprigionato. Liberato grazie all’intervento di Bartolomeo Valori, venne successivamente condannato all’esilio. Fu avvocato degli esuli fiorentini durante le dispute con Alessandro a Napoli e proseguì con un’illustre carriera legale.

Aretino, Pietro (1492-1556). Scrittore e autore satirico, poté contare sull’appoggio di eminenti figure dell’Italia del XVI secolo, tra cui il cardinale Giulio de’ Medici (più tardi Clemente VII). Trascorse gli inizi della carriera a Roma, ma si trasferì a Venezia dopo il tentato omicidio commissionato da una delle vittime della sua satira, mentre il suo coinvolgimento in produzioni pornografiche gli causò diversi problemi.

Bandini, Giovanni. Compagno di Alessandro de’ Medici, fu coinvolto in una serie di avvenimenti, tra cui l’attacco al fratello di Cellini e il duello per l’onore di Firenze.

Castiglione, Baldassarre (1478-1529). Cortigiano, diplomatico e autore, nato a Mantova ma attivo nelle corti di Urbino e Milano. Meglio noto per l’opera Il Cortegiano, dialogo sulla corretta condotta da tenere a corte.

Cellini, Benvenuto (1500-1571). Orafo e scultore fiorentino, Cellini è famoso anche per la sua spavalda (e inaffidabile) autobiografia. Realizzò opere per Clemente VII, Alessandro e molti altri mecenati.

Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero (1500-1558). Re di Spagna dal 1516; imperatore dal 1519. Il suo impero si estendeva dalla Spagna all’Italia meridionale fino agli Stati germanici e ai Paesi Bassi. Si scontrò con il re di Francia per il dominio dell’Italia centrale e settentrionale, ma sfidò anche l’imperatore ottomano per il dominio delle terre orientali.

Cibo, Caterina (1501-1557). Nipote di papa Leone X, sorella del cardinale Innocenzo, Lorenzo e Giambattista Cibo. Sposata a Giovanni Maria Varano, duca di Camerino, dal quale ebbe una figlia, Giulia; rimasta vedova nel 1527, dovette affrontare una dura lotta per difendere i propri interessi nel ducato. Visse a Firenze dal 1535.

Cibo, Giovanbattista (1505/08-1550 circa). Vescovo di Mariana in Corsica e (dal 1530) di Marsiglia. Fratello del cardinale Innocenzo e parente dei Medici per parte di madre. Fedele compagno di Ippolito de’ Medici.

Cibo, cardinale Innocenzo (1491-1550). Nipote di papa Leone X, che lo promosse al cardinalato nel 1513; parente da parte paterna di un altro papa, Innocenzo VIII. Godette di diversi benefici nella Chiesa e divenne rappresentante di papa Clemente a Firenze.

Cibo, Lorenzo (1500-1549). Comandante militare al servizio del papa, fratello del cardinale Innocenzo. Sposò Ricciarda Malaspina nel 1520.

Clemente VII, papa (Giulio de’ Medici) (1487-1534). Figlio illegittimo di Giuliano de’ Medici, fratello di Lorenzo il Magnifico. Suo padre venne assassinato nella Congiura dei Pazzi. Giulio fu ordinato cardinale nel 1513, in seguito all’elezione papale di suo cugino Giovanni con il nome di Leone X. Ricoprì una serie di incarichi importanti sotto la sua amministrazione e fu eletto papa nel 1523.

Della Rovere, Francesco Maria, duca di Urbino (1490-1538). Fu governatore del ducato di Urbino dal 1508 al 1516 (quando venne soppiantato da Lorenzo de’ Medici) e di nuovo nel 1521. Condottiero, comandò le truppe papali dell’esercito veneziano in varie fasi della sua carriera.

Doria, Andrea (1466-1560). Illustre ammiraglio genovese e statista, Doria combatté per diversi principi ma verso il 1535 fu al servizio di Carlo V.

Enrico, duca d’Orleans (1519-1559). Secondogenito del re di Francia, Enrico sposò Caterina de’ Medici nel 1533. Divenuto inaspettatamente erede al trono nel 1536 dopo la morte del fratello maggiore, regnò come Enrico II dal 1547.

Este, Alfonso d’, duca di Ferrara (1476-1534). Salì al potere nel 1505; fu a lungo in conflitto con la Chiesa per il controllo dei ducati di Ferrara, Modena e Reggio. Si alleò alternativamente con la Francia e il Sacro Romano Impero in diversi momenti delle guerre che interessarono l’Italia.

Este Gonzaga, Isabella d’, marchesa di Mantova (1474-1539). Appartenente alla famiglia che governava Ferrara, Isabella sposò Francesco II, marchese di Mantova, e si distinse come figura politica e culturale dell’epoca, in particolare per il suo incoraggiamento delle arti. Rimase vedova nel 1519.

Francesco I, re di Francia (1494-1547). Salì al potere nel 1515 in seguito alla morte del cugino e suocero Luigi XII. Fu il primo del ramo Angoulême della famiglia di Valois a governare la Francia. Rivaleggiò con Carlo V per la supremazia militare in Europa.

Gheri, Goro (1470-1528). Segretario di Lorenzo de’ Medici, duca di Urbino, per il quale svolse una serie di missioni politiche e diplomatiche.

Giovio, Paolo (1486 ca-1552). Medico, filosofo e stretto consigliere di papa Clemente VII, Giovio è anche noto per i suoi scritti storici.

Girolami, Raffaello (1472-1532). Della famiglia di banchieri fiorentini, servì nel governo cittadino durante l’esilio dei Medici nel periodo 1494-1512, pur non essendo mai stato a favore di un regime a base allargata. Continuò a ricoprire incarichi anche dopo il ritorno dei Medici, e poi durante la Repubblica del 1527-1530, quando fu una delle voci più moderate del governo. Dal gennaio del 1530 alla fine della Repubblica fu gonfaloniere.

Gonzaga, Ercole (1505-1563). Secondo figlio di Isabella d’Este e Francesco II Gonzaga, duca di Mantova. Fu ordinato cardinale nel 1527, seguendo le orme dello zio. Inizialmente più incline alla caccia e ai divertimenti, svolse in seguito un ruolo importante nella riforma nella Chiesa.

Gonzaga, Federico II, marchese (in seguito duca) di Mantova (1500-1540). Governatore di Mantova dal 1519. Figlio maggiore di Isabella d’Este.

Gonzaga, Ferrante (1507-1557). Terzo figlio di Isabella d’Este e Francesco II Gonzaga, marchese di Mantova, si unì alla corte di Carlo V in Spagna all’età di sedici anni e trascorse gli anni della maturità nel servizio militare imperiale, assurgendo rapidamente ad alte cariche.

Gonzaga, Giulia (1513 ca-1566). Sposa a tredici anni e vedova a quindici, Giulia apparteneva al ramo Sabbioneta dei Gonzaga. Fu amante di Ippolito de’ Medici, ma è meglio nota per le sue opere religiose e spirituali alle quali si dedicò intorno al 1535.

Guicciardini, Francesco (1483-1540). Storico e statista, Guicciardini occupò cariche di elevato livello sia nell’amministrazione papale sia in quella fiorentina. Sebbene sostenesse con riluttanza il governo dei principi a Firenze, fu uno dei consiglieri più importanti di Alessandro. La sua Storia d’Italia è una fonte importante per conoscere gli eventi del periodo, nonché un’opera storica rivoluzionaria.

Leone X, papa (Giovanni de’ Medici) (1475-1521). Secondogenito di Lorenzo il Magnifico, Giovanni divenne cardinale prima di compiere diciassette anni. Fu eletto papa nel 1513 e divenne famoso per il suo nepotismo e la vita mondana che conduceva.

Machiavelli, Niccolò (1469-1527). Politico, teorico, amministratore e scrittore, Machiavelli fu un eminente servitore civile della Repubblica fiorentina dal 1498 fino al ritorno dei Medici nel 1512. Sebbene fosse consigliere di Leone X sul governo di Firenze, i suoi rapporti con i Medici non furono mai distesi. Soprattutto noto come autore del Principe, scrisse anche un trattato sulle Repubbliche (Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio), commedie, poesie e una serie di trattati politici.

Malaspina Cibo, Ricciarda (1497-1553). Figlia del marchese di Massa, Ricciarda divenne governante effettiva di Massa e Carrara dopo la morte del padre nel 1519. Sposò Lorenzo Cibo nel 1520 e fu l’amante del cognato, il cardinale Innocenzo Cibo.

Malaspina, Taddea (1505-1559). Figlia del marchese di Massa e sorella minore di Ricciarda, Taddea andò in sposa al conte Giambattista Boiardo da Scandiano, ma rimase vedova poco dopo i vent’anni. Negli anni Trenta del 1500 fu l’amante di Alessandro de’ Medici.

Margherita d’Austria (1522-1586). Figlia illegittima di Carlo v e Jeanne van der Gheynst, Margherita è meglio nota come Margherita di Parma, dal titolo nobiliare del secondo marito. Sposò Alessandro de’ Medici nel 1536, ma rimasta presto vedova, si unì in matrimonio con Ottavio Farnese nel 1538. Fu governatrice d’Olanda dal 1559 al 1567 e dal 1578 al 1582.

Marzi de’ Medici, Angelo (1477-1546). Ottenuto il nome de’ Medici attraverso il favore di un ramo minore della famiglia, Angelo Marzi lavorò nella cancelleria fiorentina al servizio dei Medici. Dal 1529 fu vescovo di Assisi.

Maurizio da Milano. Cancelliere per gli Otto di Guardia (magistrati incaricati dell’ordine interno) durante il governo di Alessandro a Firenze, ser Maurizio (il cui nome suggerisce che fosse un notaio) era un alto funzionario. La sua reputazione lo vuole uomo brutale nel far rispettare leggi come il bando delle armi.

Medici, Alfonsina Orsini de’ (1472-1520). Madre di Lorenzo, duca di Urbino; nonna di Alessandro e Caterina. Di famiglia napoletana benestante e influente, Alfonsina esercitò un notevole potere a Firenze negli anni 1515-1519, soprattutto durante l’assenza del figlio dalla città.

Medici, Caterina de’ (1519-1589). Figlia di Lorenzo, duca di Urbino, e sorellastra di Alessandro, Caterina andò in sposa a Enrico, duca di Orléans, nel 1533. Diventato erede al trono di Francia dopo la morte del fratello maggiore nel 1536, Enrico fu incoronato re nel 1547. Caterina gli sopravvisse e vide tre dei suoi figli guidare il regno di Francia, di cui fu lei stessa reggente.

Medici, Cosimo de’, il Vecchio (1389-1464). Sfruttò la fortuna del padre banchiere per affermare il potere dei Medici a Firenze, sebbene con un breve esilio (1433-1434) con l’accusa di tirannia. Illustre mecenate delle arti e della cultura. Padre di Piero il Gottoso e nonno di Lorenzo il Magnifico.

Medici, Cosimo de’ (1519-1574). Figlio di Giovanni de’ Medici e Maria Salviati, Cosimo apparteneva al ramo inferiore della famiglia Medici, altrimenti noto come ramo popolano. Divenne duca di Firenze alla morte del lontano cugino Alessandro nel 1537, e dal 1569 fu granduca di Toscana.

Medici, Giovanni de’. Vedi Leone X.

Medici, Giuliano de’, duca di Nemours (1479-1516). Terzogenito di Lorenzo il Magnifico e fratello minore di papa Leone X, Giuliano sposò Filiberta di Savoia nel 1515 e ad assicurargli il titolo fu il re di Francia nello stesso anno. Fu il rappresentante dei Medici a Firenze dal loro ritorno nel 1512 fino alla sua morte. Ebbe un figlio illegittimo, Ippolito.

Medici, Giulio de’. Vedi Clemente VII.

Medici, cardinale Ippolito de’ (1511-1535). Figlio illegittimo di Giuliano de’ Medici, Ippolito fu rappresentante della famiglia a Firenze dal 1524 fino all’espulsione avvenuta nel 1527. Fu ordinato cardinale nel 1529 da papa Clemente VII, cugino di suo padre.

Medici, Lorenzino de’ (1514-1548). Del ramo cosiddetto popolano della famiglia Medici, Lorenzino si unì alla corte di Alessandro negli anni Trenta del 1500. Si guadagnò la reputazione di uomo di lettere, ma è più famoso come assassino del duca. Fu ucciso per vendetta nel 1548.

Medici, Lorenzo de’, il Magnifico (1449-1492). Governante de facto di Firenze dal 1469, dopo la prematura morte del padre. Sopravvisse alla Congiura dei Pazzi nel 1478, in cui venne assassinato il fratello; consolidò il potere dei Medici a Firenze, ma vide la banca di famiglia affrontare gravi difficoltà.

Medici, Lorenzo de’, duca di Urbino (1492-1519). Primogenito di Piero di Lorenzo de’ Medici (che era a sua volta il figlio maggiore di Lorenzo il Magnifico) e Alfonsina Orsini. Duca di Urbino dal 1516 grazie all’appoggio dello zio, papa Leone X; per un periodo fu rappresentante della famiglia a Firenze. Sposò Madeleine de la Tour d’Auvergne nel 1518; ebbero una figlia, Caterina. Generalmente conosciuto per essere il padre di Alessandro de’ Medici.

Medici, Ottaviano de’ (1482-1546). Del ramo inferiore della famiglia dei Medici e marito di Francesca Salviati (figlia di Jacopo Salviati e Lucrezia de’ Medici). Governò la casa di Alessandro a Firenze e ricoprì numerosi incarichi importanti in città.

Medici Strozzi, Clarice de’ (1493-1528). Nipote di papa Leone X e sorella di Lorenzo, duca di Urbino. Sposò Filippo Strozzi nel 1508 e difese strenuamente gli interessi dei figli contro gli illegittimi Alessandro e Ippolito.

Nardi, Jacopo (1476-1563). Storico e politico, Nardi fu al servizio del governo di Firenze sia prima che dopo il ritorno dei Medici nel 1512, ma passò alla fazione nemica dopo il 1527. Esiliato nel 1530 assunse in seguito un ruolo di spicco nella politica repubblicana, tenendo i contatti con gli oligarchi e gli esuli più radicali.

Passerini, Silvio, cardinale di Cortona (1469-1529). Cresciuto con il futuro papa Leone X, Passerini venne promosso al cardinalato insieme a molti altri amici della famiglia dei Medici nel 1517. Ottenne una serie di redditizi incarichi nella Chiesa e fu tutore di Ippolito de’ Medici durante il suo periodo fiorentino negli anni Venti del 1500.

Paolo III, papa (Alessandro Farnese) (1468-1549). Cardinale di lungo corso, eletto papa alla morte di Clemente VII nel 1534. Paolo continuò a perseguire gli interessi dei nipoti Farnese e riuscì a sistemarli come duchi di Parma e Piacenza. Responsabile dell’avvio del Concilio di Trento che sovrintese il processo di riforma all’interno della Chiesa cattolica romana.

Ridolfi, cardinale Niccolò (1501-1550). Figlio di Contessina de’ Medici e nipote di papa Leone X, Niccolò Ridolfi divenne cardinale nel 1517 e arcivescovo di Firenze nel 1524. Rassegnò le dimissioni nel 1532 e sostenne la sfida di Ippolito al governo di Alessandro.

Salviati, cardinale Giovanni (1490-1553). Nipote di papa Leone X, figlio di Jacopo Salviati e della sorella di Leone, Lucrezia de’ Medici. Fu nominato cardinale dallo zio nel 1517.

Salviati, Giuliano (m. 1562 ca). Lontano cugino del cardinale Giovanni Salviati; compagno di Alessandro, giocò un ruolo fondamentale nell’affare Luisa Strozzi.

Salviati, Jacopo (1461-1533). Sposato a Lucrezia de’ Medici (sorella di Leone x). Segretario di papa Clemente VII e figura di spicco alla corte papale. Padre del cardinale Giovanni Salviati e di Maria Salviati (madre del futuro duca Cosimo de’ Medici).

Schömberg, cardinale Nicolas (1472-1537). Originario di Meissen nell’attuale Germania, Schömberg era un domenicano che svolse diverse missioni diplomatiche per i principi germanici e il Sacro Romano Impero. Fu nominato arcivescovo di Capua da papa Leone x e cardinale da papa Paolo III nel 1535.

Sforza, Francesco II, duca di Milano (1496-1535). Mantenne il ducato dal 1521 fino alla morte, sebbene fosse di fatto sotto il controllo delle truppe spagnole. Sposò Cristina di Danimarca, nipote di Carlo V, nel 1534.

Simunetta. Nome con cui è comunemente nota la madre di Alessandro de’ Medici, serva o schiava della casa dei Medici, molto probabilmente di Alfonsina Orsini de’ Medici. Chiamata anche Anna.

Soderini de’ Medici, Maria (1487-1525). Appartenente alla famiglia Soderini, che ebbe un ruolo di spicco nel governo di Firenze durante l’esilio dei Medici dal 1494 al 1512. Sposò Pierfrancesco il Giovane, del ramo cadetto dei Medici. Uno dei loro quattro figli fu Lorenzino.

Strozzi, Filippo (1489-1538). Eminente banchiere papale, sposato a Clarice de’ Medici (sorella di Lorenzo, duca di Urbino).

Strozzi, Luisa (m. 1534). Figlia di Filippo Strozzi; la sua morte prematura fece circolare la voce che fosse stata avvelenata.

Strozzi, Piero (1510 ca-1558). Figlio di Filippo Strozzi e cugino di Alessandro e Caterina. Sposato alla sorella di Lorenzino, Laudomia de’ Medici, divenne uno dei principali oppositori del predominio dei Medici a Firenze. Ebbe una discreta carriera nel servizio militare francese e fu confidente di Caterina de’ Medici.

Valori, Bartolomeo (m. 1537). Inizialmente alleato dei Medici, sostenne il loro ritorno al potere nel 1512. Commissario papale al seguito dell’esercito imperiale durante l’assedio di Firenze, prestò servizio nel governo fiorentino e mantenne l’incarico di governatore della Romagna (di competenza del papato). Dopo la morte di Clemente VII, perse la propria influenza e lasciò di fatto Firenze. Fu giustiziato nel 1537 dopo essersi unito ai ribelli nella battaglia di Montemurlo.

Varano, Giulia (1523-1547). Erede del ducato di Camerino e parente dei Medici da parte di madre (Caterina Cibo). Presa in considerazione come moglie sia di Alessandro che di Ippolito, Giulia sposò nel 1534 Guidubaldo II, futuro duca di Urbino.

Vasari, Giorgio (1511-1574). Artista, architetto e storico, Vasari studiò insieme ad Alessandro e Ippolito de’ Medici e più tardi lavorò per entrambi. Le sue Vite sono una fonte imprescindibile per conoscere la storia dell’arte rinascimentale.

Vettori, Francesco (1474-1539). Statista fiorentino; prestò servizio nel governo della città sia prima che dopo il ritorno dei Medici nel 1512 come gonfaloniere e ambasciatore. Noto per il suo carteggio con Niccolò Machiavelli.

Vitelli, Alessandro (m. 1556). Comandante militare al servizio di Carlo V. Dopo la partecipazione all’assedio di Firenze, venne nominato capo della guardia fiorentina di Alessandro de’ Medici. In seguito riscosse successo militare al servizio di Cosimo de’ Medici.

Cronologia

1511/1512. Nasce Alessandro

1513. Giovanni de’ Medici viene eletto papa con il nome di Leone X

1519. Nasce la sorellastra di Alessandro, Caterina de’ Medici

1519. Muore il padre di Alessandro, Lorenzo, duca di Urbino

1521. Muore papa Leone X, gli succede Adriano VI

1522. Alessandro viene nominato duca di Penne

1522. Nasce Margherita d’Austria, figlia illegittima di Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero

1523. Muore Adriano VI. Giulio de’ Medici viene eletto papa con il nome di Clemente VII

1524. Ippolito, cugino di Alessandro, diventa il capofamiglia a Firenze

1525. Alessandro e Caterina vengono inviati a Firenze; Alessandro vive nella villa di Poggio a Caiano, appena fuori dalla città

1527. Sacco di Roma; la famiglia Medici è espulsa e gli oppositori prendono il controllo di Firenze

1529, gennaio. Ippolito de’ Medici è ordinato cardinale

Giugno. Trattato di Barcellona tra Clemente VII e Carlo V; Alessandro promesso a Margherita d’Austria

1530, febbraio. Carlo V incoronato a Bologna imperatore del Sacro Romano Impero

Agosto. Il governo fiorentino cade dopo mesi di assedio; la fazione pro-Medici la spunta con l’appoggio dell’imperatore

1531, ottobre-maggio. Alessandro viaggia negli Stati germanici e nei Paesi Bassi con la corte di Carlo V

1531, luglio. Alessandro rientra a Firenze

1532, aprile. Una riforma costituzionale a Firenze garantisce ad Alessandro l’autorità ducale

1533, aprile. Margherita d’Austria visita Firenze prima di andare a Napoli

1534, luglio. Posa della prima pietra della Fortezza da Basso

Settembre. Muore Clemente VII

1535, marzo. Una delegazione di esuli fiorentini, oppositori di Alessandro, incontra a Barcellona Carlo V

Giugno. Ippolito de’ Medici è implicato nel complotto per assassinare Alessandro

Agosto. Ippolito de’ Medici viene avvelenato

Dicembre. La Fortezza da Basso viene adibita a prigione

1536, gennaio. A Napoli Carlo V dà udienza per i casi di Alessandro e dei repubblicani esiliati dal governo di Firenze

Febbraio. Cerimonia dell’anello tra Alessandro e Margherita d’Austria

Giugno. Matrimonio di Alessandro e Margherita d’Austria

1537, gennaio. Alessandro è assassinato dal cugino Lorenzino

Il principe maledetto di Firenze

Una nota sul denaro

Nell’Italia del XVI secolo circolava una grande varietà di monete e banconote. Ognuna delle città-stato della penisola aveva il proprio conio e i tassi dei cambi non erano stabili, soprattutto nei periodi di guerra. Per la maggior parte delle transazioni giornaliere si utilizzava la moneta d’argento, che a Firenze si chiamava grosso, poi sostituito dal giulio. I pagamenti più consistenti (e quelli internazionali) erano invece in monete d’oro come il ducato (termine generico per le monete di questo tipo) e il fiorino (versione fiorentina), gradualmente furono soppiantati dagli scudi, che valevano circa il 6 percento in meno. Per i conteggi veniva spesso usato un sistema parallelo di lire, soldi e denari anche se le lire e i soldi non esistevano come conio. Nel periodo analizzato in questo libro, il fiorino valeva tra le sette e le otto lire.

Stimare il potere d’acquisto di una certa somma di denaro è comunque difficile, anche perché molte transazioni non venivano pagate in contanti e mancavano indici affidabili dei prezzi. Tuttavia, in linea di massima, un lavoratore non qualificato poteva contare su 20-22 scudi l’anno; uno qualificato due volte tanto. Nel 1504-1505, Michelangelo aveva uno stipendio di 120 fiorini. La paga dei soldati andava dai 30 ducati l’anno a più di 100 se dovevano coprire il costo di un cavallo e di persone al seguito. Le entrate annue di un cardinale, invece, nel 1521 andavano da 2000 a 50.000 ducati d’oro. Si stima che nel 1528 erano circa ottanta i fiorentini con un patrimonio che superava i 50.000 fiorini. Jacopo Salviati, i cui averi a Roma nel 1532 erano valutati 350.000 fiorini, era uno dei più ricchi. Il grano, bene primario, era considerato caro quando negli anni Trenta del 1500 il prezzo di 200 kg raggiungeva i 5 ducati, il che dà un’indicazione di quanto fossero straordinarie le entrate dei più abbienti ¹.

¹ Carlo Cipolla, Money in Sixteenth-Century Florence, Berkeley 1989; Gigliola Fragnito, Cardinals Courts in Sixteenth Century Rome, in «Journal of Modern History», 65: 26-56, 1993; Melissa M. Bullard, Filippo Strozzi and the Medici: Favor and Finance in Sixteenth-Century Florence and Rome, New York 1980; Richard Goldthwaite, The Economy of Renaissance Florence, Baltimore 2009; Michael Mallet – Christine Shaw, The Italian Wars, 1494-1559, Harlow 2012.

Prologo

Era la vigilia dell’Epifania del 1537, una notte di luna luminosissima. Alessandro de’ Medici, duca di Firenze, aveva un impegno. Suo cugino Lorenzino gli aveva promesso i favori di Caterina de’ Ginori.

I nemici di Alessandro consideravano Lorenzino il suo ruffiano.

Caterina, si diceva, era bella e virtuosa. Aveva un marito, ma quella notte egli si trovava per affari diversi chilometri a sud di Napoli. Lorenzino aveva assicurato ad Alessandro, signore della città, che la donna poteva essere persuasa a un incontro.

Quella sera, dopo cena, Lorenzino aveva esposto il suo piano. Caterina viveva nell’angusta via proprio dietro Palazzo Medici e Alessandro, congedandosi dai suoi amici, avrebbe dovuto dirigersi, anziché nelle proprie stanze, in quelle private dell’appartamento di Lorenzino. Lì, attraverso la porta posteriore, suo cugino avrebbe condotto Caterina in totale discrezione per salvaguardarne la reputazione.

Avvolto in una cappa di fine seta napoletana orlata di zibellino, Alessandro uscì insieme a quattro amici. In pubblico solitamente indossava un farsetto rivestito da una cotta di maglia sottile per proteggersi da eventuali nemici armati di coltello, ma per un tragitto così breve verso il convegno con la bella Caterina, non c’era bisogno di simili precauzioni. Arrivati in piazza San Marco, a pochi minuti dalla sua residenza, Alessandro congedò tutti i compagni e tenne con sé il suo servitore, l’Unghero, che doveva controllare il passaggio di persone tra la casa di Lorenzino e casa Sostegni, sul lato opposto della strada. L’Unghero, pigro e avvezzo alle avventure galanti del duca, si aspettava di dover attendere a lungo perciò, anziché stare di guardia, decise di andare a dormire.

Nella camera di Lorenzino ardeva un bel fuoco. Alessandro si liberò della spada e s’infilò a letto, optando anche lui per un sonnellino.

Quando Lorenzino entrò nella stanza e lo trovò addormentato, prese la sua spada e legò rapidamente la cintura intorno all’elsa, in modo che non potesse essere sguainata con facilità, poi la rimise con cura dov’era e sgattaiolò fuori richiudendosi la porta alle spalle.

Il compagno di Lorenzino quella notte era Piero di Gioannabbate, noto con il curioso soprannome di Scoronconcolo: un uomo di basso rango al quale Lorenzino aveva riempito le orecchie di lamentele contro un non meglio identificato cortigiano. Questi, gli disse Lorenzino, lo aveva tradito e aveva interferito con i suoi affari, e Scoronconcolo, che godeva dei favori di Lorenzino, gli aveva promesso che si sarebbe occupato lui di quello scocciatore, uccidendolo se necessario. Fosse anche stato il favorito del duca. Fosse anche stato Cristo in Terra.

«Fratello mio», disse Lorenzino, «questo è il momento. Ho chiuso quel mio nemico nella camera da letto e sta dormendo».

«Andiamo», disse Scoronconcolo.

Quando arrivarono davanti alla porta, Lorenzino si rivolse a Scoronconcolo e gli disse: «Non preoccuparti se è un amico del duca, accertati solo di tenergli le mani».

«Lo farò», replicò l’amico. «Anche fosse il duca in persona».

«Sei pronto?», chiese Lorenzino con vivacità. «Ora non può sfuggirci. Andiamo».

«Andiamo», disse Scoronconcolo.

Lorenzino tirò il chiavistello e l’uscio non si aprì.

Riprovò, e questa volta entrò.

«Mio signore, dormite?», chiese, puntando la spada all’addome di Alessandro.

Alessandro barcollò fuori dal letto e si fiondò sulla porta afferrando uno sgabello per usarlo a mo’ di scudo, ma Scoronconcolo tirò fuori il coltello, sferrando un colpo alla tempia sinistra del duca e aprendogli una ferita sulla guancia.

Lorenzino spinse di nuovo Alessandro sul letto e con il peso del proprio corpo lo tenne giù. Cercò di coprirgli la bocca perché non urlasse, ma il duca gli morse così ferocemente il pollice che Lorenzino gli crollò al fianco.

Mentre i due lottavano avvinghiati, Scoronconcolo prese la spada. Per paura di ferire Lorenzino, riuscì solo a squarciare il materasso. Alla fine agguantò un pugnale e lo conficcò nella gola di Alessandro.

Si dice che per tutto il tempo in cui fu tenuto fermo da Lorenzino in attesa che Scoronconcolo colpisse, Alessandro non implorò, né chiese salva la vita. E che nemmeno lasciò mai andare il pollice del cugino.

Lorenzino e Scoronconcolo sollevarono il corpo del duca dal pavimento insanguinato e lo rimisero sul letto nascondendolo dietro le tende, per poi andarsene per la loro strada.

Il primo duca di Firenze era morto ¹.

Alessandro de’ Medici ebbe la sfortuna di essere assassinato due volte: la prima con la lama, la seconda con la penna. Grazie a Lorenzino e ai molti nemici della famiglia dei Medici, è passato alla storia come un tiranno. Lorenzino, infatti, non solo assassinò il duca, ma scrisse un’eloquente apologia del proprio gesto. Trovò inoltre un compiacente trascrittore in Benedetto Varchi, lo storico che, in seguito, avrebbe redatto il resoconto degli anni di governo di Alessandro su commissione di Cosimo I, suo successore. «Racconterò (perché se ne favellò e scrisse diversmente) con maggior verità», scrisse Varchi, «avendola udita e da Lorenzo stesso […] e da Scoronconcolo medesimo» ². Sebbene i primi resoconti sulla morte di Alessandro siano stati molto precisi, la versione di Varchi del drammatico tirannicidio ad opera di Lorenzino ben presto scatenò la fantasia.

Per secoli dopo il suo assassinio, dipingere Alessandro come malvagio fece comodo sia ai suoi nemici sia agli amici. Ai Medici, infatti, tornava utile che si caricasse su di lui la vergogna dei loro primi feroci anni di governo come principi di Firenze. Perfino gli storici a loro più favorevoli narrano una storia di sangue difficile da smentire, dato che la maggior parte delle carte di Alessandro sono scomparse. Forse sono andate perdute nel caos che seguì alla sua morte, o forse qualcuno decise di distruggere le prove dei suoi misfatti, comunque sia non ci resta che il commento di parte degli storici contemporanei. Di cronisti inaffidabili ce ne sono a volontà. Mentre lavoravo a questo libro, a volte ho avuto la sensazione di dover fare un compendio di storie, in cui ogni singolo narratore era spinto da sue privatissime ragioni. In molti casi disponevo di un’unica fonte e non era possibile verificare i fatti. In generale, ho dato più peso alle lettere coeve di segretari e diplomatici che non agli storici che scrivevano con il senno di poi. E ancora più credito ho dato al custode del guardaroba (una scatola di maschere o è al suo posto o non lo è e la perdita di stoffe dorate rappresentava un problema). Eppure, mi restano ancora molti dubbi e interrogativi. Anche quando uno scrittore è onesto, la memoria può essere fallace. Per rendere leggibile questo libro, ho evitato di interrompere troppo spesso la narrazione con puntualizzazioni e precisazioni, pertanto invito i lettori interessati a consultare le note per i dettagli delle fonti storiche.

I resoconti più famosi della vita di Alessandro partono dalla descrizione della sua malvagità in tutta la sua gloria sanguinaria. Il suo omicidio, scrisse l’assassino, era qualcosa «a che è obbligato ogni buon cittadino». Era un tiranno al pari di Nerone, Caligola o Falaride. Era un mostro, spinto da «innata crudeltà e ferità». A cosa alludeva Lorenzino con simili parole? A lungo si è creduto che Alessandro fosse figlio di una schiava moresca o di una «mezza negra» ³. Le parole di suo cugino erano forse insulti razziali? La risposta non è semplice. Nel XVI secolo il concetto di razza o classe era molto diverso da quello odierno. Per gli europei dell’epoca, i mori – musulmani del Nordafrica e della Spagna – rientravano in una cornice etnico-religiosa, come anche gli ebrei, ma stavano emergendo anche altre categorie razziali. L’impero ottomano, che si estendeva dall’Ungheria orientale attraverso la Turchia fino alle coste nordafricane, era etnicamente molto eterogeneo. I governanti stessi erano ritratti con la pelle chiara, ma in alcune raffigurazioni europee dell’epoca compaiono anche turchi scuri. In certe zone dell’Europa di quegli anni, nelle opere d’arte santi e magi neri mirano a rappresentare una Cristianità globale. Mentre nell’Africa occidentale si affermava la tratta degli schiavi a opera degli europei, il numero di neri che arrivavano in Italia cresceva, e lo stereotipo li voleva incivili e inferiori.

La moderna idea di razza emersa in seguito con il traffico di schiavi attraverso l’Atlantico è molto diversa da quella esistente negli anni Trenta del 1500. Per i lettori moderni, cresciuti con le etichette e le categorizzazioni moderne, può risultare sconcertante non trovarle al tempo di Alessandro, in cui sangue e discendenza erano sicuramente importanti e le qualità positive venivano associate al colore bianco come le negative al nero ⁴. Ancora, se nello spagnolo e nel portoghese, le due lingue più utilizzate nella tratta degli schiavi, la parola negro veniva utilizzata per designare una persona di pelle scura, nel resto dell’Europa del XVI secolo il termine non si era ancora affermato. Il francese nègre è attestato per la prima volta nel 1516; l’equivalente italiano negro risale al 1532. Quando l’autore italiano Giulio Landi intorno al 1530 descrisse la colonia di Madeira, si prefissò lo scopo di spiegare ai propri lettori le categorie razziali lì presenti: mori, etiopi, neri e mulatti ⁵. Evidentemente presumeva che non fossero di uso comune. Nella Firenze degli inizi del XVI secolo, aggettivi come moro, negro e nero, sinonimi tra loro, venivano utilizzati per identificare persone dalla pelle più o meno scura, ma non definivano un’etnia in particolare ⁶. Nel XVI secolo, moro era un appellativo dato a ogni genere di persona. Tra questi, Ludovico il Moro – governatore di Milano dal 1494 al 1499 – per il quale non risulta alcun antenato africano. Per le razze miste, il quadro è ancora più complesso. La categorizzazione di persone di sangue misto europeo e africano, discendenti dei neri – attraverso la regola della goccia unica – prese piede in America all’inizio del XX secolo ⁷. Non la troveremmo di certo nell’Italia rinascimentale. Se sulla piazza di Firenze aveste utilizzato la parola mulatto (normalmente usata per descrivere Alessandro), chiunque avrebbe capito, ma non in senso direttamente razziale. Mulatto – che significa piccolo mulo – era un termine che indicava gli incroci. Aveva una connotazione di razza mista, dal momento che il mulo è un incrocio tra un asino e una cavalla. Non necessariamente, però, era legato alla razza (un approfondimento più dettagliato sul tema è consultabile nella Postfazione).

Fu solo tra il XIX e l’inizio del XX secolo che si è arrivati a interrogarsi sulla razza di Alessandro – e non certo in termini positivi. Il razzismo scientifico ha fornito il contesto intellettuale nel quale gli storici dei Medici hanno giudicato il governo dei Alessandro. Ma quest’ultimo aveva attirato l’attenzione anche degli studiosi che tentavano di sfidare il razzismo. Nel 1937, negli Stati Uniti, Arthur Alfonso Schomburg, cofondatore della Negro Society for Historical Research e creatore di una delle più importanti raccolte di fonti sulla storia dell’Africa, scrisse un articolo su di lui per «The Crisis», la rivista dell’Associazione Nazionale per l’avanzamento delle genti di colore con base in America. Mentre negli Stati Uniti la storia è stata resa nota, a Firenze è tutt’altro che visibile. Io stessa ho visitato la città per tre volte prima di venirne a conoscenza, e non certo nelle gallerie cittadine, ma nel capitolo di un testo universitario dell’Università di Londra ⁸. Nei musei fiorentini ci sono scarsissime tracce perfino dell’esistenza di Alessandro. Pochi anni fa, quando ho visitato la Galleria degli Uffizi, il suo ritratto non era neanche esposto. Per dimostrare ai miei amici che fosse realmente esistito, mi ridussi a una misera paginetta in un catalogo di vecchie mostre trovato nel punto vendita del museo. Un mio amico, che per un decennio aveva studiato sociologia all’università di Firenze, non sapeva nulla delle storie circa l’etnia di Alessandro. E neanche la proprietaria del mio alloggio a Firenze, che pure vive lì da anni, e che ha sentito odore di complotto. Negli ultimi dieci anni, sia nella letteratura accademica che nell’arte, ha cominciato a farsi strada l’idea che Alessandro fosse di razza mista ⁹. Ma rimane ancora ben lungi dall’essere una figura storica conosciuta.

Probabilmente, l’unica persona di pelle scura mai esistita nell’immaginario popolare dell’Occidente prima del XVII secolo è un personaggio di fantasia. L’Otello di Shakespeare è un personaggio senza tempo, spesso estrapolato dal proprio contesto storico, ma l’opera ci fornisce dettagli importanti su come gli europei vedessero gli africani in quel periodo,

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