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Roma segreta e misteriosa

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Roma segreta e misteriosa

Lunghezza:
405 pagine
4 ore
Pubblicato:
Nov 26, 2015
ISBN:
9788854188075
Formato:
Libro

Descrizione

Il lato occulto, maledetto, oscuro della capitale

La bellezza della Città Eterna è sotto gli occhi dei romani e di qualsiasi visitatore. Ma Roma è anche magia, mistero, esoterismo. E ci sono luoghi, ben nascosti o solo in parte visibili, che svelano invece questi suoi aspetti più oscuri. Fabrizio Falconi ci conduce in un viaggio nei secoli attraverso dieci itinerari, raccontandoci leggende, curiosità, segreti, miti e tradizioni esoteriche di Roma. Un percorso alternativo, una sorta di iniziazione per scoprire un volto poco conosciuto della città, più impenetrabile, passando per i suoi sotterranei, le cappelle, le catacombe, fino ad arrivare alle storie che in quei luoghi hanno preso forma: dalle più leggendarie come i fantasmi di Villa Strohl Fern all’interno del Parco di Villa Borghese, a quelle legate ai “clienti” di Mastro Titta, alle vicende che sono state e sono sotto i riflettori di stampa e televisione, come il mistero tragico e ancora sospeso del giallo di Emanuela Orlandi e di Sant’Apollinare...

Un viaggio nei secoli attraverso leggende, curiosità, segreti, miti e tradizioni esoteriche di Roma

• Villa Strohl Fern, l’isola dei morti e i suoi fantasmi
• Il 13 cristiano e l’attentato a papa WojtyŁa
• I fantasmi di Villa Madama, abbandonata per due secoli
• Mastro Titta, “Er boja de Roma”
• Piazza della Pilotta e la scomparsa di Ettore Majorana
• Il Pantheon di Roma e i suoi numeri archetipici
• La “mannaja romana” e il Conte di Montecristo
• La Salita del Grillo e il crudelissimo Marchese
• L’Altare della Patria, tempio massonico
• La basilica di Sant’Apollinare e la sparizione di Emanuela Orlandi

e tanti altri argomenti...
Fabrizio Falconi
Nato a Roma, è caporedattore per la testata News Mediaset. Ha scritto i saggi Osama bin Laden. Il terrore dell’Occidente (con Antonello Sette), Dieci luoghi dell’anima, In Hoc vinces (con Bruno Carboniero) e i romanzi Il giorno più bello per incontrarti, Cieli come questo, Per dirmi che sei fuoco. Saggi e articoli di argomento storico e archeologico sono apparsi su varie riviste italiane. Con la Newton Compton ha pubblicato I fantasmi di Roma, I monumenti esoterici d’Italia, Misteri e segreti dei rioni e dei quartieri di Roma e Roma esoterica e misteriosa.
Pubblicato:
Nov 26, 2015
ISBN:
9788854188075
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Roma segreta e misteriosa - Fabrizio Falconi

376

Published by arrangement with Walkabout Literary Agency

Prima edizione ebook: novembre 2015

© 2015 Newton Compton editori s.r.l.

Roma, Casella postale 6214

ISBN 978-88-541-8807-5

www.newtoncompton.com

Realizzazione a cura di Librofficina

Progetto grafico: Carol Gullo

Realizzazione: Alessandro Tiburtini

Foto: © Shutterstock Images

Fabrizio Falconi

Roma segreta e misteriosa

Il lato occulto, maledetto, oscuro della Capitale

Introduzione

Roma per me è un sogno concreto. Non è questione di colori, o di storia. È la realizzazione di un sogno misterioso contenuto all’interno di ciascuno di noi, nell’anima di ognuno.

Provo a spiegarmi meglio: Roma esiste prima che nella sua materia nella sua forma, nelle sue colonne, nei suoi templi, nei suoi anfiteatri, nei suoi muri scrostati. Roma è secondo me prima di tutto un’idea. L’idea dei progenitori. Già dalle leggende relative alla fondazione sappiamo che vi era l’idea di edificare una città perfetta, legata al favore degli dèi, degli astri del cielo, e della natura. L’idea degli antenati si è poi legata a un sogno di perfezione e di centralità: quello del caput mundi. L’idea di perfezione e di centralità, a sua volta, ribadita dalla nuova fondazione cristiana sulla tomba di Pietro, si è deteriorata nel corso dei secoli, si è sgretolata, si è smaterializzata sotto i colpi e le onde di infinite stratificazioni che ne hanno come disperso il senso, senza mai cancellarlo del tutto.

Anche oggi, Roma si presenta unica. Unica, perché l’idea che vive nelle sue viscere continua a essere tangibile. E la si percepisce con forme mutate, in ogni angolo, in ogni pietra sopravvissuta. L’idea di Roma vive nelle catacombe e nei trionfi barocchi. Essa – quell’idea – è pervasa di sacro e profano, proprio perché fa parte dell’archetipo umano dell’imago urbis che mette d’accordo il favore degli dèi con l’armonia della natura. Due millenni prima della città utopica rinascimentale, Roma è un progetto di armonia universale, continuamente decadente e decaduto, sepolto dalla polvere, e rinnovato dall’inquietudine umana. Ecco anche perché la sua decadenza è diversa da quella di altre città che furono centrali come Heliopolis-Il Cairo o Costantinopoli-Istanbul. L’idea di Roma non è morta: essa appartiene all’anima di ciascuno, esattamente come duemilacinquecento anni fa, e questa affermazione paradossale la si riscontra come vera negli occhi di chi viene come viandante o pellegrino su una strada tracciata da migliaia di vite prima della sua.

Piazza San Pietro (incisione ottocentesca).

Proprio perché l’idea di Roma è l’idea della nostra vita-madre. Qualcosa alla quale non si può fare a meno di tornare, perché appartiene alla nostra origine.

E dunque proprio a coloro che amano Roma, ai suoi abitanti, alle centinaia di migliaia di visitatori che ogni anno vengono da ogni parte del mondo a scoprirla, a coloro che la sognano da lontano, questo libro è dedicato.

Si è scelto un itinerario tematico, che attraversa la Città Eterna nei suoi più diversi aspetti: nella prima parte, La Roma misteriosa dei papi, si affrontano uccisioni, riti segreti e macabri, conclavi come complotti, rapimenti, spie, messaggi segreti, avvelenamenti, cadaveri fatti sparire: la storia di duemila anni di papato a Roma, oltre che storia della guida dell’universo cattolico, è anche questo. La seconda parte è dedicata al mondo sotterraneo: dalle origini della Cloaca Massima, la rete fognaria più antica della storia, al mistero dei cunicoli, degli antri segreti della Roma antica che ancora oggi ospitano vita e leggende nelle catacombe lungo le vie consolari e nelle antiche chiese: centinaia di chilometri di cunicoli nascosti, passaggi segreti, migliaia di sepolture, una specie di città parallela, la città dei morti, tea­tro in passato di antichi riti e oggi di complicate esplorazioni. La terza parte si occupa invece delle visioni e dei fantasmi che hanno scandito la vita millenaria dell’Urbe: Roma è stata la città che forse più di ogni altra ha celebrato l’unione dell’uomo con il fantastico, con visioni religiose che hanno cambiato la storia del cristianesimo, e che sono proseguite fino ai giorni nostri con apparizioni di fantasmi pagani che sin dalla Roma antica e più indietro nel tempo, fin dalla sua fondazione, hanno segnato la storia della città. Nella quarta parte si affronta la Roma capitale dell’esoterismo: dagli antichi riti mitraici, fino ai tempi dei cavalieri di Malta e dei templari, Roma ha esercitato un potere di fascinazione nei confronti di logge, massonerie, sette alchemiche, una lunga storia che viene narrata attraverso i suoi luoghi più rappresentativi. Nella quinta parte sono protagonisti gli obelischi, le guglie, le reliquie, le torri: con i suoi tredici obelischi originali egizi – la città che ne ha di più al mondo – e con il suo incredibile elenco di colonne, torri e campanili, Roma è la città che più ha cercato di elevarsi, nel corso della sua storia, verso il cielo, verso il mistero dell’universo. Nella sesta parte verrà dato spazio alla Roma del terrore, dai martiri cristiani a Campo de’ Fiori, teatro del macabro rogo di Giordano Bruno, al palco delle decapitazioni di Castel Sant’Angelo, dove si esibiva il celebre Mastro Titta. Le rovine sono poi le protagoniste della settima parte, con le moltissime storie di sapore gotico legate a questi luoghi che esprimono la grandezza della Città Eterna nel tempo, e il suo lento, continuo decadimento. L’ottava parte è dedicata alle statue di Roma: ci sono quelle che parlano, dalla più celebre, quella di Pasquino, a Marforio, finito per diventare il simbolo della Grande bellezza, il film con il quale Paolo Sorrentino ha vinto il premio Oscar. Nella nona parte il protagonista vero è il Tevere, con i luoghi e i racconti del fiume che hanno accompagnato quasi tremila anni di storia di Roma. Infine l’ultima parte è un omaggio agli angoli più nascosti della città, agli aneddoti e alle storie più sconosciute.

Questo libro si propone dunque di non essere solo memoria, ma tessuto vivo. Il fascino di Roma è presente ogni giorno proprio grazie alla sua storia millenaria, che non si finisce mai di raccontare.

Scriveva Sigmund Freud: «Ora facciamo l’ipotesi fantastica che Roma non sia un abitato umano, ma un’entità psichica dal passato similmente lungo e ricco, in cui dunque niente di quel che una volta è esistito è andato perduto, in cui accanto all’ultima fase di sviluppo continuino ad esistere anche quelle anteriori»¹.

In questa continua commistione tra presente e ieri, tra storia e quotidiano sta forse il segreto più suggestivo di questa città immortale.

¹ S. Freud, L’avvenire di un’illusione – Il disagio della civiltà, Newton Compton edizioni, Roma 2010

.

Prima parte

La Roma misteriosa dei papi

La fonte dell’Acqua Acetosa in un’incisione di G. B. Falda.

Il 13 cristiano e l’attentato a papa Wojtyła

L’importanza dei numeri come simboli è nota da secoli. Anche nella storia del cristianesimo e nei suoi stessi fondamenti (i libri sacri), ricorrono alcuni numeri particolarmente significativi che sono stati di volta in volta variamente interpretati. Pensiamo per esempio al 70, al 7, o al 666, legato alla figura della Bestia nell’Apocalisse di Giovanni e quindi al diavolo, a Satana.

Ma c’è un altro numero su cui sembra fondarsi l’intero edificio cristiano: per alcuni numerologi esso è il 13.

Bisogna ovviamente precisare che per i credenti non vi è alcun bisogno di ricorrere a teorie numerologiche. Ma l’attenzione a certi particolari prescinde anche dalla fede.

Citiamo, a volo d’uccello: Gesù chiama a sé 12 apostoli (Matteo 10, 1-26), quindi su 1+12 si basa la fondazione del messaggio di Cristo; sono sempre 1+12 nel momento dell’Ultima Cena (Marco 14, 22), cioè quando a tutti gli effetti nasce la Chiesa; sono ancora una volta in 13 (12+1: i dodici apostoli con Maria al posto di Gesù), quando lo Spirito Santo scende su di loro, e Maria Vergine diventa Madre della Chiesa universale (Atti 2, 1).

Da un certo momento in poi, la storia del numero 13 si associa inoltre a quella di Maria, la madre di Gesù e alle sue apparizioni.

Per rimanere a quella forse più famosa, a Fatima, la Madonna si presentò ai tre bambini dal 13 maggio al 13 ottobre del 1917, ogni mese, e cioè 13 maggio, 13 giugno, 13 luglio, 13 agosto, 13 settembre e 13 ottobre (con il miracolo del sole danzante di fronte a una folla di settantamila persone).

E il numero 13 è ricorso con estremo simbolismo anche nella vita del papa che più ha segnato i tempi recenti della chiesa, Karol Wojtyła, e nelle circostanze del celebre attentato in piazza San Pietro.

Giovanni Paolo

II

, a cui suor Lucia, unica sopravvissuta dei tre bambini di Fatima, affidò i celebri tre segreti, viene colpito in piazza San Pietro il 13 maggio 1981, cioè lo stesso giorno e lo stesso mese della prima apparizione di Fatima (precisamente alle 17:17).

Una circostanza davvero particolare.

Quel pomeriggio piazza San Pietro brulica di pellegrini che salutano il papa durante l’udienza generale. I due colpi d’arma da fuoco sparati dal turco Ali Ağca è come se fermassero il tempo. Il panico si diffonde in pochi minuti. Il papa, colpito al ventre, rischia di morire dissanguato durante il trasporto al Policlinico Gemelli, dove viene operato d’urgenza per asportare il proiettile sparato dal terrorista che si è conficcato nel suo intestino (e che verrà, anni più tardi, incastonato nella corona della Madonna di Fatima).

«Perché l’hanno fatto?», ha il tempo di mormorare Giovanni Paolo

II

prima di cadere in terra.

Perché lo fecero? È una domanda che ancora non ha trovato una risposta certa e definitiva nella complessa matassa di intrighi che le diverse inchieste succedutesi nei decenni hanno tentato inutilmente di dipanare completamente.

Quel che è certo, è la strana ricorrenza di questi numeri e di queste date.

Di fronte a tali singolari coincidenze, c’è chi intravede un segno divino, chi un puro caso, chi vi ritrova perfino i segni di un complotto per irretire le masse (numerose teorie complottiste hanno trovato spazio sulla rete, giungendo perfino a ipotizzare un complotto dei Lupi Grigi e di Ali Ağca in realtà assoldati dai servizi segreti sovietici, o israeliani o addirittura vaticani, per compiere un attentato nel giorno della Madonna di Fatima).

Insomma, la materia è altamente aleatoria, e come recita un famoso proverbio indiano: «Più l’evidenza di un mistero si fa eclatante, più aumenta il chiasso degli uccelli, scrisse una volta un saggio».

L’ultimo fotogramma di queste coincidenze però è ugualmente stupefacente e riporta l’ulteriore tassello della morte di suor Lucia dos Santos, avvenuta naturalmente il 13 febbraio 2005 nel suo monastero di Coimbra, all’età di novantotto anni. Aveva passato, dopo quelle incredibili apparizioni, l’intera vita in clausura, nel complesso delle carmelitane scalze, rompendo l’iso­lamento solo per incontrare i papi e rivelare i tre segreti che le aveva affidato la Madonna, i primi due resi pubblici da papa Pio

XII

nel 1942, il terzo che sarebbe dovuto diventare pubblico soltanto dopo il 1960, ma che né Giovanni

XXIII

, né Paolo

VI

decisero di rivelare; lo fece soltanto lo stesso Giovanni Paolo

II

, in un’altra data contrassegnata dal fatidico 13, e sempre in piazza San Pietro: il giorno della beatificazione di Giacinto e Francisco, i due fratelli di suor Lucia: 13 maggio dell’Anno Santo del 2000.

La profezia di Malachia, l’ultimo conclave e i tondi della basilica di San Paolo fuori le Mura

È stato inevitabile per i cultori del genere, nei giorni precedenti l’ultimo conclave, quello del 2013, che ha eletto al soglio pontificio papa Francesco, ripensare al contenuto della profezia di Malachia (sulla quale anche i giornali e i media si sono esercitati non poco in quel periodo, magari a sproposito), il testo medievale pubblicato per la prima volta nel 1595 e attribuito a san Malachia, vescovo e monaco benedettino irlandese vissuto nel

XII

secolo. È, come si sa, un testo molto discusso, la cui autenticità è stata messa in dubbio molte volte nel corso dei secoli, nel quale sono indicati centoundici papi per altrettanti pontificati a partire da Celestino

II,

che fu eletto nel 1143. Facendo i debiti conti, Benedetto

XVI

risultava essere l’ultimo papa della lista. O meglio il penultimo, perché la profezia si conclude non con un motto, ma con una frase enigmatica e terribile che descrive l’avvento dell’ultimo papa, indicato come «Petrus Romanus», in questi termini:

In persecutione extrema Sanctae Romanae Ecclesiae sedebit Petrus Romanus, qui pascet oves in multis tribulationibus; quibus transactis, civitas septicollis diruetur, et Judex tremendus iudicabit populum suum. Finis.

Ovvero:

Durante l’ultima persecuzione della Santa Romana Chiesa siederà (un/il?) Pietro (il?) Romano, che pascerà il gregge fra molte tribolazioni; passate queste, la città dai sette colli sarà distrutta e il tremendo Giudice giudicherà il suo popolo. Fine.

Basilica di San Paolo fuori le Mura: veduta dell’Arco di Placidia e delle parti adiacenti (incisione ottocentesca).

Ha sempre colpito molto la fantasia popolare l’elenco completo dei motti relativi ai diversi papi della storia, alcuni dei quali, come i recenti de medietate lunae per Giovanni Paolo

I

e de labore solis per Giovanni Paolo

II,

sono veramente impressionanti per i significati simbolici ai quali possono essere associati. Qualche anno fa poi c’è stato chi ha messo in relazione la profezia stessa con i tondi papali, cioè con i ritratti dei papi esposti nella trabeazione interna della basilica di San Paolo fuori le Mura a Roma, dov’è raffigurato l’elenco completo dall’apostolo Pietro fino ai giorni nostri. Il tema è sempre pieno di fascino e non è un caso che sia tornato di attualità durante quel conclave, anche per le circostanze del tutto inedite dell’abbandono di Benedetto

XVI

per dimissioni, che ha scatenato ricostruzioni millenaristiche o preapocalittiche, sul destino della Chiesa cattolica di Roma. In quella circostanza ci fu chi fece notare come fossero almeno cinque i cardinali elettori partecipanti al conclave i quali avevano come nome di battesimo all’anagrafe quello di Pietro: per l’esattezza Peter Kodwo Appiah Turkson, ghanese; Péter Erdő, ungherese; Tarcisio Pietro Evasio Bertone, attuale cardinale camerlengo; Christoph Maria Michael Hugo Damian Peter Adalbert Schönborn, arcivescovo di Vienna; Odilo Pedro Scherer, brasiliano. Nessuno di loro, però, è stato eletto e – come sappiamo – a ricevere le insegne del pallio papale è stato il cardinale argentino Jorge Mario Bergoglio, venuto da una terra alla fine del mondo per diventare papa con il nome (inedito) di Francesco.

L’esoterico sepolcro di Silvestro II nella basilica di San Giovanni in Laterano

Nella splendida basilica di San Giovanni in Laterano, murato nel secondo pilastro a destra c’è uno dei sepolcri più famosi di Roma, quello di Silvestro

II

, che fu papa dal 999 al 1003, al quale sono attribuite da sempre proprietà del tutto straordinarie.

Una antica leggenda infatti, risalente al Medioevo, vuole che la lastra del sepolcro si ricopra in circostanze eccezionali di un sottile strato di gocce di vapore; in particolare ciò avverrebbe in prossimità della morte di un papa. Quando un papa sta per morire, ecco che si verifica lo strano fenomeno. E ancora ci sono parecchi romani che ogni tanto, un po’ per superstizione, un po’ per curiosità personale, vanno a controllare.

In realtà queste leggende si spiegano con l’aura che circonda il personaggio. Gerberto di Aurillac, nato in data incerta nella provincia francese dell’Alvernia, era considerato l’uomo più sapiente dei suoi tempi. Aveva compiuto studi enciclopedici a Narbona, avvicinandosi anche alla civiltà musulmana, e fra le altre cose, oltre all’introduzione della numerazione araba in Occidente e all’invenzione del meccanismo dell’orologio a bilanciere, gli si attribuivano delle vere e proprie capacità di mago. Si dilettava di astronomia e di alchimia. E la leggenda vuole che fosse in grande confidenza anche con il diavolo, al punto di aver stretto un patto con lui per essere promosso dalla sede vescovile di Reims dapprima a Ravenna e poi a Roma, dove divenne addirittura papa, il primo papa francese della storia.

La frequentazione con la sapienza alchemica e con quella cabalistica, però, gli causò a quanto sembra anche notevoli problemi. Il Golem infatti (l’oracolo cabalistico ebraico) gli predisse una morte certa in Terra Santa, nella città di Gerusalemme.

Ovvio che Gerberto fece di tutto in vita per evitare quel pellegrinaggio. Ma ugualmente, fatalmente, la sentenza ebbe modo di realizzarsi perché sembra che morì cantando i salmi nella chiesa di Santa Croce in Gerusalemme, dove si recava solitamente per recitare messa.

Si tratta però, a quanto pare, di una pura invenzione.

Silvestro

II

fa parte infatti della ristretta schiera di papi che furono assassinati durante il pontificato. All’epoca la famiglia dei Crescenzi era diventata protagonista della scena romana e aveva relegato il papa a un ruolo puramente spirituale, fin quando fu proprio Stefania, la vedova di Crescenzio, a farlo avvelenare, dopo essere diventata l’amante di Ottone

III

e dopo che questi aveva fatto uccidere il marito nelle segrete di Castel Sant’Angelo.

Inumato nell’atrio di San Giovanni in Laterano, il corpo lì rimase per molti secoli finché nel 1684 all’apertura del sarcofago si assistette a un fenomeno davvero singolare e sotto certi aspetti spaventoso, che fu abbondantemente riferito dalle cronache dell’epoca: sollevato il coperchio si trovò infatti il corpo perfettamente intatto, rivestito degli ornamenti pontificali, compresa la tiara che il papa portava in testa; ma al contatto con l’aria, la salma si trasformò all’istante in polvere, spargendo tutto intorno un profumo balsamico; e l’unica cosa che restò di lui, oltre alle preziose vesti, fu l’anello che portava al dito, con il motto inciso: "Sic transit gloria mundi".

Il Settizonio e il conclave degli orrori

Sulle estreme pendici meridionali del Colle Palatino, in vista della via Appia, Settimio Severo fece costruire nell’anno 203 d.C. un edificio quanto mai grandioso, con ben sette ordini di colonne, che raggiungeva l’altezza degli edifici palatini (una specie di grattacielo dell’epoca). L’origine del nome è incerta, anche se è probabile che derivi dal nome dell’imperatore, e l’idea­zione dell’opera fu della moglie, Giulia Domna, la quale fu detentrice di un potere mai avuto prima nella storia dell’impero da parte di una donna.

La domus del Settizonio fu concepita proprio come una residenza imperiale, fastosa, ricolma di marmi e di ogni genere di reperti preziosi, legati ai culti esoterici orientali e alle discipline della magia e dell’astrologia: segno della mano dell’imperatrice, che proveniva dalla Siria e che in questo modo ricostruì un pezzo del suo mondo nel cuore di Roma.

L’imponente edificio, proprio per la sua altezza, fu particolarmente soggetto alle ingiurie del tempo, anche se all’epoca di Sisto

V

ancora una parte del Settizonio era in piedi: tre ordini di arcate e di colonne ancora si levavano a salutare il visitatore che faceva ingresso nella Roma dell’epoca giungendo dall’Appia.

Fu proprio Sisto

V

a spogliare il Settizonio degli ultimi superstiti rivestimenti marmorei, affidandone al suo architetto di fiducia, Domenico Fontana, l’abbattimento.

Il Settizonio, però, nel corso della sua storia, successiva alla caduta dell’impero, era stato ancora teatro di vicende molto strane. In particolare si ricorda il terribile conclave tenutosi nell’estate del 1241 che portò all’elezione di Celestino

IV

, morto appena diciassette giorni dopo la sua incoronazione, uno dei pontificati in assoluto più brevi della storia della Chiesa cattolica.

Morto il papa precedente, Gregorio

IX

dei Conti di Segni, tutto il potere si riversò nelle mani del senatore Matteo Orsini, suo uomo di fiducia, chiamato il Rosso per il colore dei capelli, il quale, defunto il suo protettore, non esitò a impadronirsi di Roma e a esercitare una pressione inumana sui dieci cardinali che abitavano nella città affinché eleggessero un candidato a lui gradito.

Papa Sisto

V

(dal Platina, Vite dei pontefici, Venezia 1715).

Essi furono segregati nel Settizonio, chiusi a chiave, impossibilitati a ricevere qualunque visita, sottoposti a torture e umiliazioni di ogni sorta (si racconta perfino che ai carcerieri fosse stato ordinato dall’Orsini di far precipitare i loro escrementi da una feritoia in alto sui poveri cardinali) per più di sessanta giorni.

Non solo: quando si seppe della decisione dei cardinali, che non era quella a lui gradita, l’Orsini giunse a pretendere il disseppellimento del cadavere di papa Gregorio

IX

e l’esposizione del corpo mummificato davanti ai cardinali, perché essi si ravvedessero e cambiassero opinione.

I porporati però mantennero il punto: fu eletto papa Goffredo Castiglioni, vescovo di Sabina, il quale, assurto al soglio pontificio col nome di Celestino

IV

, minato dalle violenze subite durante il conclave degli orrori, morì appena diciassette giorni dopo, non senza aver prima scomunicato l’Orsini e aver permesso ai suoi compagni di prigionia di rifugiarsi al sicuro, fuori della città.

Roma era comunque nelle mani di Matteo Orsini e della sua banda, che non esitò a minacciare chiunque avesse osato partecipare alle esequie di Celestino

IV

. Girò anche voce che fosse stato proprio l’Orsini a ordinare l’avvelenamento del nuovo papa.

Queste vicende comunque

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