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Il grande libro del cane
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E-book545 pagine6 ore

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Info su questo ebook

Come educare, come curare, come nutrire il tuo migliore amico

La guida definitiva per diventare il migliore amico del tuo migliore amico

Consigli, trucchi, segreti per essere il padrone perfetto

Innamorato senza riserve, pronto a seguire il padrone su qualunque sentiero, a difenderlo e a coccolarlo, il cane è sempre stato il più fedele compagno dell’uomo, fin dalla preistoria.

Con il passare del tempo, ha imparato ad aiutare l’uomo nelle attività più diverse, rendendosi spesso indispensabile. Questo volume si propone come una guida completa e dettagliatissima all’universo canino: fornisce informazioni su tutte le razze, alcune semplici regole per l’allevamento, consigli per l’alimentazione, suggerimenti per scegliere il cucciolo che più fa al caso nostro. Inoltre, aiuta a conoscere e a curare tutte le malattie più diffuse, ricostruisce la storia e il ruolo del cane nella letteratura. Uno strumento preziosissimo per tutti gli amanti di questo straordinario animale.

Francesca Chiapponi

laureata in Lettere presso l’Università di Genova, studia da molti anni il comportamento animale, collaborando con riviste del settore. Si interessa inoltre di filosofia e discipline orientali.

Stefano Roffo

è grafico editoriale e autore di testi divulgativi su arte e artigianato. Ha pubblicato L’Eredità del tempo, Collezionismo e antiquariato in Liguria, e per la Newton Compton, insieme a Elena Donato, Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità di Genova, Il libro dei gatti e Il libro dei cani, scritti con Francesca Chiapponi. Si dedica anche alla narrativa noir, con la raccolta Avvisi ai naviganti, realizzata con Claudio Asciuti e di prossima pubblicazione.
LinguaItaliano
Data di uscita8 apr 2015
ISBN9788854181755
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    Il grande libro del cane - Francesca Chiapponi

    258

    © 1998 L.I.BER. PROGETTI EDITORIALI, Genova

    Realizzazione: L.I.BER. PROGETTI EDITORIALI

    Genova, Via Pinetti 29 tel. (10) 846 11 05

    Prima edizione ebook: aprile 2015

    © 2015 Newton Compton editori s.r.l.

    Roma, Casella postale 6214

    ISBN 978-88-541-8175-5

    www.newtoncompton.com

    Realizzazione a cura di Corpotre, Roma

    Francesca Chiapponi - Stefano Roffo

    Il grande libro del cane

    Newton Compton editori

    Presentazione

    Per i nostri lontani antenati dev’essere stata una ben curiosa esperienza scoprire che un animale, uno di quegli esseri contro cui doveva combattere o che doveva uccidere per cibarsene, poteva essere anche un amico.

    E oggi non è facile immaginare quante paure, quante diffidenze si siano dovute superare, da ambo le parti, per instaurare un rapporto fra creature così diverse. C’è stato comunque un giorno in cui l’uomo delle caverne si è reso conto che il cane (il cane delle caverne) poteva aiutarlo nella caccia, nel trainare pesi, lo poteva anche difendere dai tanti aggressori e, soprattutto, che era un amico di cui ci si poteva fidare.

    Da allora questo rapporto non si è mai interrotto: «Amor che a nullo amato amar perdona», e l’uomo, anche quello dal cuore più duro, ha imparato ad amare e rispettare un amico a quattro zampe così devoto.

    Il crociato diceva «cane di un infedele» al maomettano, ma poi non lesinava carezze al suo levriero.

    Così la coppia uomo-cane ha attraversato i secoli e affrontato le insidie del pianeta: sulle nevi del Klondike gli Zanna Bianca di London trainano slitte, altrove Labrador coraggiosi salvano l’uomo dalle rapide, volenterosi Spinoni stanano col loro fiuto straordinario la selvaggina per il padrone, cui magari quel fagiano non serve solo a menar vanto al bar ma a campare un altro giorno. E, meno avventurosamente ma con lo stesso totale impegno, Pastori del Belgio controllano il gregge, Alsaziani guidano i ciechi, Mastini difendono la proprietà.

    L’uomo, dal canto suo, si sforza di essere leale col suo cane, ne ha cura, non lo costringe in situazioni umilianti o dolorose, non gli lesina affetto.

    E quelli che abbandonano i cani sull’autostrada perché in albergo non li vogliono?

    Ma quelli non fanno testo; quelli non sono uomini.

    Per il suo alto grado di socialità il lupo è ritenuto il più probabile antenato del cane domestico.

    Le origini

    Gli avi

    Le ipotesi sulle origini del cane sono molte e talvolta discordanti: nonostante gli studi, più o meno approfonditi, la nascita del cane è ancora un enigma del tutto irrisolto.

    Nel 1997 alcuni zoologi hanno dimostrato che lo sciacallo, in determinate condizioni ambientali, presenta caratteristiche di socialità e che quindi potrebbe rientrare anch’esso nella categoria degli avi del cane: questo dimostra appunto che il mistero sulle origini del cane non si è ancora chiarito.

    Inoltre non possono essere di alcun aiuto in questa ricerca i documenti storici, dato che non testimoniano nulla sui progenitori dei cani: in tutte le opere antiche il cane veniva rappresentato seguendo già una suddivisione e catalogazione delle varie razze.

    Il migliore amico dell’uomo è stato addomesticato circa 12.000 anni fa, anche se alcuni studiosi spostano la data a 15.000. Sussistono molti dubbi anche su quale sia stato il primo animale addomesticato dall’uomo: alcuni ritengono che sia stato appunto il cane, altri invece propendono per altri animali come la pecora, la capra, il maiale, la renna e l’anitra.

    Un altro problema che sorge nella ricerca degli avi del cane consiste nel fatto che i diversi tipi di Canidi, ne esistono 37 specie, presentano caratteristiche fisiche e di comportamento abbastanza simili e in alcuni casi identiche: è stato provato che in certe circostanze lupi, coyote e sciacalli si possono accoppiare tra loro o con cani comuni e che i cromosomi dei cuccioli, da un esame al microscopio, sono abbastanza simili. Tutti hanno in comune la testa stretta e allungata, con mascelle lunghe e moltissimi denti.

    Tra le varie teorie ricordiamo quella sostenuta da Charles Darwin, che ritiene che il cane non nasca da un unico ceppo, ma da molti ceppi e dall’incrocio con animali scomparsi e con lupi, sciacalli, volpi ecc.

    Il famoso etologo Konrad Lorenz affermò che alcune razze canine, come il Chow Chow e l’Husky, discendevano dal lupo, mentre la maggior parte delle altre razze dallo sciacallo dorato. Successivamente modificò questa teoria, ritenendo sempre valida l’origine molteplice, ma affermando che il cane non deriva da un unico antenato, ma da varie specie di lupi, diversi tra loro per grandezza e per colore del mantello.

    Esistono teorie secondo le quali il cane deriverebbe dal dingo australiano, anche se quella realmente più probabile è la discendenza dal lupo. La socievolezza di questo animale infatti è difficilmente riscontrabile negli altri Canidi.

    Per quanto riguarda invece il vastissimo numero di razze (circa 300), la spiegazione può essere ricercata nell’addomesticamento del cane in epoche e luoghi differenti, operato da popoli che avevano scopi diversi nella selezione di questo animale.

    La paleontologia, la scienza che studia i reperti fossili, è in questo caso di grande aiuto. Grazie agli studiosi sappiamo che già nel periodo neolitico, l’età della pietra levigata, l’uo mo aveva sottomesso e addomesticato il cane.

    I resti fossili sono stati distinti con vari nomi:

    Canis familiaris Palustris: ritrovato nei luoghi in cui erano state edificate le palafitte.

    Canis familiaris Matris Optimae: più grande del precedente e del tipo lupoide, da cui hanno origine tutti i lupoidi.

    Canis familiaris Intermedius: il più prolifico; da esso discendono il cane dell’antico Egitto e quindi tutti i levrieroidi; il Samojedo e i volpinoidi, i braccoidi, i bassottoidi.

    Canis familiaris Spaletti: del tipo volpinoide, il più piccolo di tutti.

    Canis familiaris Leineri: scomparso senza lasciare traccia.

    Canis familiaris Inostranzewi: da cui discendono i molossoidi.

    La preistoria...

    ...secondo un’altra teoria, nel periodo paleocenico, cioè circa 60 milioni di anni fa, esisteva un animale, il Miacis, simile ad una donnola, che diede origine non solo ai Canidi, ma anche ad altre famiglie tra cui quelle dei gatti, dei procioni e delle iene. Il Miacis camminava sulle piante dei piedi, come l’orso, e non sulle dita, come i cani attuali: i piedi avevano cinque dita. Dopo circa 30 milioni di anni, nell’Oligocene, questo antenato aveva già originato circa 30 varietà di Canidi, tra le quali le più somiglianti al cane domestico furono le uniche a sopravvivere. Nel periodo miocenico esisteva un animale, il Mesocyon, molto simile al cane, ma con mascelle più corte e zampe più tozze. Da esso si sviluppò il Tomarctus. Nel Pliocene appare il primo Canis che inizia a camminare sulle quattro dita, mentre il quinto si stava trasformando nello sperone del cane attuale.

    Come si può vedere in questo dipinto, esistevano già varie razze: in alto si possono notare due cani simili al Pastore tedesco, accompagnati da una specie di Bassotto. In basso sono rappresentati quattro Levrieri e un cane molto simile all’odierno Bulldog.

    L’addomesticamento

    Seguendo la teoria secondo cui il cane discende dal lupo, ci si pone la domanda di come ciò sia accaduto.

    Innanzitutto, considerando la vastissima area geografica in cui sono stati rinvenuti fossili di cani e lo sviluppo di alcune razze canine, si può supporre che l’addomesticamento sia iniziato in tempi e luoghi differenti.

    L’uomo viveva in zone popolate dai lupi ed è quindi probabile che alcuni cuccioli, magari smarriti dalla madre, fossero stati adottati e addomesticati. A questo punto l’uomo capì che l’animale reso domestico poteva essere usato come guardiano per avvertire il padrone dell’arrivo di altri uomini o di animali pericolosi, oppure adoperato per il lavoro, ad esempio per trainare una slitta, e in seguito per altre mansioni più complesse, come custodire le greggi o stanare la selvaggina.

    Quando il lupo fu addomesticato, vennero sperimentati vari incroci che aprirono la strada alla nascita del cane domestico.

    Osservando un Mastino napoletano e un Maltese o un Levriero e un Volpino di Pomerania, è difficile credere che provengano tutti dalla stessa famiglia: la varietà tra i diversi esemplari e la quantità di razze di cani esistenti è davvero sorprendente.

    La differenziazione nasce probabilmente dal desiderio del cane di aderire totalmente alla volontà del padrone: questo ha forse fatto sì che il cane si adattasse, anche strutturalmente, per soddisfare le diverse esigenze del suo padrone.

    In base alla zoologia, il cane viene così classificato:

    Tipo: Cordati

    Sottotipo: Vertebrati

    Classe: Mammiferi

    Sottoclasse: Terii

    Ordine: Carnivori

    Sottordine: Fissipedi

    Famiglia: Canidi

    Genere: Canis

    Specie: Canis familiaris

    I lupi, i coyotes, gli sciacalli, il licaone e le volpi fanno parte anch’essi delle molte specie appartenenti alla famiglia dei Canidi, che sono presenti in ogni continente, esclusa l’Antartide. Tutti questi animali hanno in comune l’istinto della caccia, che viene svolta in coppia o in gruppo.

    Tra tutti questi animali, il lupo (Canis lupus), che vive ancora in America, Europa e Asia, è sicuramente il più simile al cane, anche se esistono molte differenze: il lupo ha gli occhi del colore dell’oro con bordi neri, in posizione più obliqua. Il suo sguardo è molto più penetrante di quello del cane e meno diritto davanti a sé. Inoltre le orecchie sono più rotonde e più corte. Il colore del manto non è mai nero, ma fulvo, con varie gradazioni. La sua taglia va dai 60 ai 75 cm e pesa tra i 12 e gli 80 kg.

    Se addestrato, il lupo dimostra un attaccamento al padrone anche maggiore del cane.

    Questo animale è stato sempre considerato negativamente, basti solo pensare alle favole per bambini in cui il lupo è sempre il «cattivo»: studi relativamente recenti hanno invece dimostrato che quest’animale è stato per secoli vittima di pregiudizi, perché in realtà esso è un animale sociale che si riunisce in branchi ben organizzati, e, per quanto gli è possibile, evita ogni contatto con l’uomo.

    Il coyote (Canis latrans) viene anche chiamato «lupo delle praterie» e vive in America nella regione che va dal Messico al Canada. La sua taglia va dai 50 ai 60 cm e pesa tra gli 11 e i 15 kg; è infatti più piccolo del lupo e più grande dello sciacallo. Dalla sua unione con il cane sono derivati i tipici cani da caccia usati da molte tribù di pellirosse.

    Lo sciacallo ha il muso nero e il manto fulvo; la sua taglia va dai 45 ai 50 cm e pesa 7-15 kg. Questo animale, che si addomestica con facilità, è presente in quasi tutto il mondo. Lo sciacallo è onnivoro e si nutre prevalentemente di avanzi. È un animale per lo più notturno che vive ai limiti degli insediamenti umani. Esso caccia e vive in coppia: solitamente la coppia rimane insieme per tutta la vita. Esistono quattro specie di sciacalli: lo sciacallo dorato (Canis aureus), quello striato (Canis adustus), lo sciacallo dalla gualdrappa (Canis mesomelas) e il Caberù (Canis simensis), il più raro.

    Il licaone (Lycaon pictus) è molto più simile ad una iena che ad un cane: il mantello ha tre colori e solitamente lo sfondo è bianco e le macchie prevalentemente nere e rosse. Ogni licaone ha una colorazione differente, ma la punta della coda è sempre bianca. Inoltre, invece di avere cinque dita alle zampe anteriori, come tutti i Canidi, ne ha solamente quattro. È un animale addomesticabile che si affeziona moltissimo all’uomo, anche se è invece molto pericoloso per gli altri animali. Esso si raduna in mute guidate da un capobranco e vive in Africa, dove, secondo la tradizione, era usato dagli Egiziani per la caccia.

    La volpe, che vive in Africa, Asia ed Europa, ha le pupille ovali invece che rotonde, caratteristica di tutti gli altri Canidi, e pesa tra i 5 e i 15 kg. Il suo manto è rosso vivo o grigio argenteo, e la punta della coda è sempre bianca. Pur essendo addomesticabile, conserva sempre il suo istinto di cacciatrice. Esistono quattro generi di volpi, con ventuno specie: le volpi vere e proprie (Vulpes), le volpi del Sud America (Dusycon), quelle artiche (Alopex lagopus) e l’Otocione (Otocyon megalotis).

    In molte parti del mondo esistono ancora oggi cani che vivono allo stato selvatico. Tra di essi il più conosciuto è il dingo australiano. Mentre in un primo momento si credeva che in Australia non esistesse alcun cane fino all’arrivo di europei e asiatici, ora, attraverso innumerevoli studi compiuti sui fossili, si è scoperto che questo animale vive da sempre in Australia, dove è l’unico mammifero originario non marsupiale. Il dingo è un animale dal pelo abbastanza lungo; il colore è fulvo, con sfumature che vanno dal color paglia al rosso, anche se esistono alcuni esemplari totalmente neri; il peso si aggira sui 20 kg. La punta della coda e le zampe sono sempre di color bianco. Il dingo vive in piccoli gruppi di cinque o sei elementi che appartengono ad una stessa famiglia.

    In America esistono moltissimi cani selvatici, tra cui ricordiamo il Canis cancrivorus che vive sulle rive del fiume Plata e si nutre di granchi; il Cane di Asara, presente in quasi tutta l’America meridionale; il Canis magellanicus che vive tra il Cile e la Terra del Fuoco e lo Speothos venaticus, chiamato dagli americani «bush dog», che vive nelle Guaiane e in Brasile ed è molto più simile ad un cinghiale che ad un cane: è molto tozzo e tarchiato e non pesa oltre gli 8 kg.

    In Etiopia esiste il Canis simensis, simile al levriero.

    Un altro animale che vive allo stato selvatico è il Cane dell’Indonesia o Cane rosso, molto simile al Canis indicus indiano. È un animale prevalentemente notturno che vive in gruppi nella giungla. Non attacca mai l’uomo, anche se non ne ha paura. Sempre in Indonesia, ma anche in India e in Cina, vive il Cuon (Cuon alpinus), con il manto color ruggine e la coda nera. Pesa tra i 12 e i 20 kg ed è molto feroce.

    Esiste poi, nell’isola di Fu Quoc, nel golfo del Siam, un cane simile al Mastino, ma molto particolare: è il Cane di Fu Quoc, che ha il pelo lungo la spina dorsale e fino alle spalle in senso opposto a quello del resto del corpo e che forma così una specie di criniera. Questo animale ha dato origine al Cane Leone dello Zimbabwe, razza completamente domestica, oggi comune nei paesi anglosassoni.

    Il taglio dell’occhio del cane (a destra) è meno obliquo che nel lupo (a sinistra), mentre l’impronta è meno allungata.

    Tra storia e arte

    La mitologia greca racconta che un tempo Vulcano forgiò dal fuoco un animale talmente bello che decise di dargli vita: questo splendido animale era il cane. Vulcano lo donò poi a Giove, il quale, perdutamente innamorato, lo regalò alla giovane Europa. Ella a sua volta lo donò al figlio Minosse, re di Creta, che lo portò con sé nell’Ade, quando Giove lo nominò, per la sua saggezza, giudice dei morti. Negli inferi il cane si trasformò in Cerbero, guardiano delle anime dei morti, incorruttibile e fedelissimo alla legge divina, anche se dal cuore talmente tenero da lasciarsi addolcire dal soave canto di Orfeo.

    Secondo la tradizione ebraica, come si legge nella Bibbia, Jeova regalò un cane ad Abele, affinché diventasse suo amico.

    Per tutta l’antichità il cane venne utilizzato primariamente per scopi bellici. Attraverso l’arte antica non si hanno testimonianze né raffigurazioni sull’impiego dei cani per altri scopi come la compagnia o la pastorizia: le documentazioni giunte fino a noi sono per lo più legate alla guerra, alla caccia o alla religione.

    Nell’Egitto dei Faraoni, alcuni vasi di circa 7.500 anni fa mostrano disegni di cani, probabilmente levrieri, usati per la caccia nel deserto. Questa razza possiede così un pedigree antichissimo anche se i levrieri odierni hanno delle caratteristiche ben diverse dai loro antenati egiziani.

    Gli antichi Egizi avevano una grande cura dei cani e li rappresentavano ovunque: sul manico di oggetti di uso comune, sugli affreschi e sui bassorilievi.

    Inoltre, come accadeva anche per i gatti, i cani venivano mummificati: moltissime erano le città che possedevano cimiteri per questi animali.

    Il cane veniva venerato sotto le sembianze del dio-sciacallo Anubi, in onore del quale venne costruita la città di Cynopolis, e di Sirio, il cane celeste, dal quale dipendevano le piene del Nilo, e di conseguenza la fecondità dei campi.

    Nonostante, come abbiamo detto, il cane venisse impiegato principalmente nelle battaglie, esistono dipinti che mostrano alcuni cani da compagnia, appositamente selezionati, di una razza simile al Maltese. Le testimonianze giunte fino a noi mostrano che già nel 2000 a.C. gli Egizi conoscevano infatti la selezione delle razze.

    Alcune sculture babilonesi, del 2000 a.C., rappresentano cani, in tutto simili ai Mastini, usati per la caccia o in battaglia.

    I cani vennero rappresentati e imbalsamati anche nelle antichissime civiltà dei Maya e degli Incas.

    Nell’antica Grecia il cane non venne più considerato principalmente come animale da caccia o da combattimento: moltissimi affreschi dell’epoca lo rappresentano infatti come compagno nei salotti delle dame greche. Aristotele scrisse il primo libro sul cane. Omero, nell’Odissea, raccontò di Argo, il cane di Ulisse, che morì di gioia nel rivedere il suo padrone. Alessandro Magno era solito portare i suoi Molossi in tutti i combattimenti.

    I Romani suddivisero i cani in base a classificazioni ancor oggi usate, con nomi diversi a seconda delle attività per cui gli animali erano usati: da compagnia, da pastore, da guerra o da caccia.

    Attraverso le loro conquiste i Romani impararono dai Galli a cacciare con le mute di segugi.

    In questo periodo venne istituita la figura del «procurator cinogiae», cioè un funzionario incaricato d’inviare a Roma i cani più interessanti dei vari paesi conquistati.

    Il cane, nella Roma imperiale, veniva però utilizzato anche per combattere nelle arene, durante i giochi circensi: dovendosi battere con avversari più forti e feroci, il più delle volte veniva ucciso.

    Un po’ più fortunati, anche se non era di certo una bella vita, erano i cani che venivano abbandonati in mezzo alla strada e che fungevano da spazzini, mangiando tutto quello che trovavano.

    Durante la dinastia Tang, all’inizio del vii sec. d.C., i Cinesi tentarono di allevare una razza di cani che servissero esclusivamente da compagnia, in un primo momento per l’imperatore e in seguito per le dame di corte: da questa selezione nacque il Pechinese. Questo animale è conosciuto anche con il nome di «cane leone»: scopo della selezione era proprio quello di farlo assomigliare il più possibile a questi fieri e feroci animali.

    Il Malamute, usato dagli Eschimesi per trainare le slitte e per la guardia, era già presente in America all’arrivo di Colombo e degli europei.

    Il Medioevo fu per il cane da caccia, a differenza che per il gatto, un periodo di grandissimo successo: l’arte venatoria era di primaria importanza, soprattutto per principi e nobili, e in quegli anni le foreste di tutta Europa erano riccamente popolate da orsi, lupi, cinghiali e cervi. Alcuni animali, come il cinghiale, la lepre e il cervo erano ritenuti i più pregiati trofei.

    Le mute erano solitamente formate da 12 cani da seguito e da un segugio molto bravo che aveva il compito di trovare e di stanare la preda dal suo rifugio.

    Già ai tempi esistevano però i cacciatori di frodo: i guardacaccia avevano il compito di proteggere gli animali, che erano comunque destinati a finire nelle mani dei cacciatori più nobili.

    Sono stati i cacciatori, spinti dal desiderio di trovare un animale veramente abile a scovare le prede, a sperimentare vari incroci, dando così inizio alle numerosissime razze di cani esistenti.

    Con questi tentativi, a volte incredibili, gli uomini cercavano di produrre una razza purissima, ma riuscivano ad ottenere soltanto degli strani incroci. Fino all’inizio del 1800, in Europa, esistevano indubbiamente tantissimi meticci e un numero limitatissimo di cani di razza pura. Alcuni di essi, nascendo in zone isolate, mantenevano e trasmettevano invariati determinati caratteri genetici della razza.

    Inoltre, esistevano alcuni appassionati che si dedicavano alla selezione di una razza pura: moltissime famiglie inglesi allevavano il Mastino, mentre quelle italiane si dedicavano alla cura del Piccolo Levriero italiano. Vi erano poi in Europa razze selezionate in altri paesi, come ad esempio il Carlino, che era stato portato da navigatori italiani e olandesi di ritorno dall’Estremo Oriente.

    Quando, nella seconda metà del 1800, in Francia, in Inghilterra, in Belgio, e poi in breve in tutti i paesi occidentali, iniziano le prime mostre canine, basate sui principi zootecnici, le varie razze vengono distinte nettamente, soprattutto in base al loro impiego.

    La mancata accettazione di incroci non programmati nasce soprattutto dall’utilizzo concreto del cane da parte dell’uomo: quanto più le sue caratteristiche sono fisse, maggiore è, almeno in teoria, il rendimento che esso è in grado di offrire. Secondo questo modo di vedere, ogni incrocio di razze è interpretato come un’involuzione.

    Nei diversi paesi sono state istituite associazioni che sorvegliano e dirigono la selezione delle varie razze canine; organismi internazionali regolano le varie iniziative nazionali. Sono stati costituiti dei libri delle «origini», pubblicati annualmente, dove sono inseriti i cani puro sangue, nati nel corso dei singoli anni: un esempio sono il L.O.I. (Libro Origini Italiano) e il L.I.R. (Libro Italiano Riconosciuti). Gli estratti di questi libri annuali costituiscono il «certificato genealogico» («pedigree»), di ogni esemplare. Questa conoscenza offre la possibilità all’allevatore di selezionare le correnti di sangue adatte a migliorare la razza di cui si occupa. Da tutto ciò sono rimasti ovviamente esclusi i cani non di razza che, non avendo alcun valore economico, molto spesso non vengono tutelati e rispettati, dimenticando che ogni cane, di razza o fantasia, ha un valore morale e sentimentale inestimabile.

    Antica statuetta egiziana rappresentante il dio Anubi.

    Gli antichi Assiri praticavano la caccia accompagnati da cani di tipo molossoide, come si vede in questo bassorilievo del palazzo di Assurbanipal a Ninive del 640 a.C.

    Raffigurazione di un cagnolino in un’urna greca del 380 a.C.

    Piatto persiano in argento raffigurante un animale mitologico, metà uccello 

    e metà cane.

    Rappresentazione di vari cani tratta dal volume Hortus Sanitatis del 1491.

    In questa caricatura del 1859, Grandville evidenzia la somiglianza di comportamento tra uomini e cani.

    La struttura

    Lo scheletro e gli organi interni

    Nel cane ci sono circa 300 ossa, tutte ricoperte da una membrana, detta periostio, che serve alla crescita e alla rigenerazione in caso di fratture. Le ossa possono essere suddivise in lunghe (femore), corte (tarso), piatte (bacino) e irregolari (colonna vertebrale).

    La colonna vertebrale è composta da 50 vertebre: 7 cervicali, 13

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