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Il giro della Sicilia in 501 luoghi
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E-book1.400 pagine5 ore

Il giro della Sicilia in 501 luoghi

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Info su questo ebook

L'isola come non l'avete mai vista!

Un viaggio attraverso le diverse culture che si incontrano nell’isola più bella del mondo: la Sicilia.

Città, paesini, contrade, riserve naturali. La Sicilia, una terra popolata anche nella preistoria, citata per la sua posizione strategica dai navigatori che scoprirono il Mediterraneo, descritta per la prima volta nell’Odissea, terra di conquiste: ecco perché, nel tempo, ha assorbito gli influssi di varie culture, che hanno lasciato il loro segno nei tanti luoghi che questa guida propone di riscoprire. È un viaggio, quello attraverso l’isola, al di là del risaputo e del prevedibile, per rendere vive immagini che vediamo scorrere davanti ai nostri occhi cariche di bellezza. Potrete osservare in una prospettiva diversa città e piccoli paesi, ma anche e soprattutto luoghi caratteristici, assolutamente imperdibili, che però non rientrano in genere nei circuiti turistici.

Il cimitero dei cappuccini di Palermo
La bianca scogliera della Scala dei turchi
Caltagirone, regno della ceramica
La riviera dei ciclopi, dove Ulisse accecò Polifemo
Il castello di Lombardia, uno dei più grandi manieri d’Italia
Isola Bella: la perla del Mediterraneo
Un itinerario sulle orme del commissario Montalbano
Modica, la città del cioccolato
Noto, capitale mondiale del barocco
Favignana, la regina delle Egadi
Enzo Di Pasquale
vive a Castellammare del Golfo, dove insegna Italiano. Professore, giornalista e scrittore, ha diretto varie testate e pubblicato i romanzi Ignazia (premio migliore autore emergente 2011 al Salone del libro di Messina) e Un’isola chiamata zingaro. È tra gli autori del romanzo collettivo Un’estate a Palermo (finalista al premio Torre dell’Orologio nel 2011) e di Il libro delle vergini imprudenti. Per la Newton Compton ha già pubblicato Misteri, crimini e segreti della Sicilia. Dallo scorso anno tiene un corso di scrittura presso l’isola greca di Schinoussa per conto dell’associazione Buon Vento di Varese.
LinguaItaliano
Data di uscita10 nov 2014
ISBN9788854170735
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    Anteprima del libro

    Il giro della Sicilia in 501 luoghi - Enzo Di Pasquale

    218

    Illustrazioni di Serena Ficca

    Prima edizione ebook: novembre 2014

    © 2014 Newton Compton editori s.r.l.

    Roma, Casella postale 6214

    ISBN 978-88-541-7073-5

    www.newtoncompton.com

    Realizzazione a cura di Librofficina

    Immagini: Shutterstock.com

    Progetto grafico di Massimiliano D’Affronto

    Enzo Di Pasquale

    Il giro della Sicilia in 501 luoghi

    L’isola come non l'avete mai vista

    A mia madre che amava viaggiare

    Provincia di Palermo

    Cefalù, la perla del palermitano

    1.

    Il Cassaro Vecchio, strada storica della città (Palermo)

    La parola Cassaro deriva dall’arabo al Qasr , cioè castello. Oggi coincide con la zona di via Vittorio Emanuele, una delle arterie più importanti di Palermo. La strada venne tracciata dai Fenici e tagliava in due parti il centro urbano, collegando l’originario porto alla necropoli. In epoca araba divenne l’asse viario principale, da cui si diramavano le varie strade secondarie. In vicolo Castelnuovo, che si diparte proprio da via Vittorio Emanuele, si trova Palazzo Cottone, in stile barocco, con un elegante atrio porticato. Procedendo per il Cassaro si incrocia un palazzo settecentesco con portale e atrio. Nel contiguo vicolo San Giuseppe vi è una graziosa edicola, del 1794, della Vergine delle Grazie. Nella seconda metà del

    XVII

    secolo le ricche monache basiliane ebbero l’ambizione di costruire un tempio che fosse tra i più sontuosi della città. Affidarono il progetto al celebre architetto Paolo Amato. Sorse così la chiesa del Santissimo Salvatore, uno dei più alti esempi del barocco fiorito palermitano, che fu consacrata nel 1704. Delle molte opere presenti un tempo non resta che un crocifisso con i santi Michele Arcangelo e Gaetano. Annesso alla chiesa, c’era il monastero basiliano, fondato nel 1072. Era uno dei più grandi della città, ma è stato quasi del tutto distrutto sotto i bombardamenti. Nella salita del Santissimo Salvatore noterete Palazzo Natoli, del 1765, mentre la chiesa di Santa Maria del Giusino si trova nel vicolo omonimo. Custodisce sei statue allegoriche in stucco di Giacomo Serpotta. In via del Protonotaro sorgono i resti di un edificio di età normanna. Di fronte vi è il settecentesco Palazzo Papè di Valdina. La chiesa di San Giovanni l’Origlione è ubicata nell’omonima piazzetta. La noterete per le notevoli decorazioni scultoree. L’interno è ornato di stucchi dorati. Interessante, nell’altare sulla destra, un grande quadro di fine Settecento che rappresenta la Distruzione degli idoli. Sempre in questa zona si trova il Collegio Massimo dei gesuiti, oggi sede della Biblioteca regionale siciliana. Vi si accede attraverso il portale dell’ex chiesa di Santa Maria della Grotta e il suo caratteristico cortile ad archi. Il palazzo, danneggiato dal secondo conflitto mondiale, è stato sottoposto a radicali restauri. Per un ampio scalone, eretto sacrificando l’interno della chiesa, si sale alla biblioteca ricca di circa quattrocentomila volumi, tra cui raccolte di testi autografi, carteggi epistolari, incunaboli, codici miniati. Annessa all’ex collegio dei gesuiti vi è la chiesa di Santa Maria della Grotta, edificata nel 1615 e impreziosita da decori nel 1700. Sempre qui vicino, il seicentesco Palazzo Mango di Casalgerardo. La passeggiata nel Cassaro prosegue con la visita a Palazzo Castrone, uno dei più significativi esempi di architettura civile del manierismo giunto in Sicilia nella seconda metà del Cinquecento. Nel cortile si trova un’originale edicola con una fontana cinquecentesca adornata con le sculture di Perseo e Andromeda.

    2.

    La Cattedrale e i suoi tesori (Palermo)

    Monumento straordinario non solo dal punto di vista architettonico, ma anche storico. Racchiude infatti documenti di svariate epoche di civiltà siciliana ed europea. Eretta nel 1184 dall’arcivescovo Gualtiero Offamilio, sul luogo di una precedente basilica, è stata riconvertita dagli arabi in moschea e dai normanni restituita al culto cristiano. Nei secoli

    XIV

    ,

    XV

    e

    XVI

    subì varie trasformazioni. Il piano della cattedrale, intorno al 1500, fu teatro di svariate manifestazioni. Vi si svolgeva annualmente la fiera di santa Cristina. Vi si collocavano fontane che versavano vino e macchine per fuochi d’artificio. Nella piazza si celebravano molteplici atti di fede in un clima che spesso sfociava in acceso fanatismo. Venivano installati monumentali palchi, perché anche da una certa distanza la folla potesse assistere alle condanne capitali. L’ultima di queste esecuzioni spettacolarizzate avvenne nel 1724 nei confronti di ventotto inquisiti, tra i quali suora Gertrude e frate Romualdo. Tra il 1781 e il 1801 il famoso architetto Ferdinando Fuga apportò una sorta di rivoluzione architettonica all’originale struttura. Anche l’interno della cattedrale venne radicalmente rinnovato. Nella prima e nella seconda cappella si trovano le famose tombe imperiali e reali. Si tratta del sarcofago di Costanza d’Aragona, la tomba di Enrico

    VI

    , la tomba di Federico

    II

    , il sarcofago di Guglielmo, duca di Atene, la tomba dell’imperatrice Costanza e quella di Ruggero

    II

    . Nel transetto destro sono collocate statue di apostoli e, incassati, rilievi di Antonello Gagini, cui si devono anche le sculture dell’altare. Forse il punto di maggiore interesse, per devozione e bellezza, è la cappella dedicata a santa Rosalia. Dentro una fastosa urna d’argento si trovano le reliquie della patrona della città. Nel presbiterio si trova un mosaico del Redentore e nelle nicchie le statue degli apostoli. Ricco il coro ligneo del 1466, in stile gotico-catalano. Sulla sinistra il trono episcopale, ricomposto con frammenti a mosaico del

    XII

    secolo, e il candelabro pasquale. Nel transetto sinistro si possono notare alle pareti statue degli apostoli e i rilievi della tribuna gaginesca. Sopra l’altare un crocifisso ligneo del Trecento, tra le statue di Gaspare Serpotta e Gaspare Guercio. Nell’altare bassorilievi di Fazio e Vincenzo Gagini. Nella navata sinistra la settima cappella ospita una Madonna con Bambino, statua marmorea del 1469 di Francesco Laurana. In corrispondenza del quarto pilastro l’acquasantiera di Domenico Gagini. Nella seconda cappella la statua dell’Assunta e tre bassorilievi del Gagini. Presso la Nuova sacrestia, sull’altare, è collocata la Madonna della Scala del 1503 di Antonello Gagini. Straordinario il tesoro che contiene la cattedrale di Palermo. Vi si accede dal lato destro dell’acquasantiera attraverso un ricco portale quattrocentesco. Alla cripta si accede dal lato sinistro del santuario. Le volte a crociera sono sostenute da colonne di granito con capitelli. È divisa trasversalmente in due navate, una delle quali con sette absidi. Vi si trovano sarcofagi di varie età contenenti, per la maggior parte, i corpi di arcivescovi palermitani.

    3.

    Il palazzo arcivescovile con l’elsa della spada assassina (Palermo)

    Si trova a pochi metri dalla cattedrale e dal Palazzo dei Normanni, tra via Matteo Bonello e via Vittorio Emanuele. Il prospetto principale dà sulla piazza. Della costruzione quattrocentesca, addossata al torrione medievale, si ammirano l’elegante trifora gotica e il portale gotico-catalano dove è scolpito lo stemma del fondatore, arcivescovo Simone Beccadelli di Bologna. Tra il Cinquecento e il Settecento il palazzo venne ampliato. Nei secoli successivi l’edificio subì altre trasformazioni, soprattutto negli interni. Oggi rimangono parti degli affreschi realizzati da Borremans e le pitture di Fumagalli. Su uno dei battenti della porta vi è l’elsa della spada con la quale sarebbe stato ucciso durante i moti del 1160 Maione di Bari, ministro di Guglielmo

    I

    , il quale secondo la leggenda era andato ad avvelenare l’arcivescovo. Un lungo andito conduce a un cortile al di là del quale si apre lo scalone che porta ai piani superiori e che fu realizzato a forma di rampa a spirale per permettere l’accesso alle cavalcature. Nel

    XIX

    secolo gli ambienti vennero modificati e le pitture barocche furono sostituite da nuove decorazioni. Nel

    XX

    secolo i saloni di rappresentanza sono stati destinati a sede del museo diocesano. Oggi il palazzo arcivescovile offre una significativa campionatura del patrimonio di pittura, scultura e arti decorative siciliane dal

    XII

    al

    XIX

    secolo, cui fanno da cornice le sue imponenti sale. I criteri scientifici della nuova esposizione propongono in ordine cronologico un panorama della produzione artistica della città che comprende anche opere d’arte decorativa.

    4.

    La via dell’Incoronazione (Palermo)

    Ci troviamo a ridosso della cattedrale, tra piazza Sett’Angeli e via Matteo Bonello, zona ricca di pregevoli monumenti. La prima visita si potrà effettuare presso la chiesa e il monastero della Badia Nuova, detti di Santa Maria di monte Oliveto. La chiesa, eretta nella prima metà del

    XVII

    secolo, presenta una facciata dove spicca l’elegante statua della Madonna. Molto affascinante il suo interno, a unica aula rettangolare con quattro altari laterali. Nel vestibolo un ampio coro sorretto da quattro colonne. Importanti gli affreschi della volta della navata, tra i pochi rimasti di Pietro Novelli. Giacomo Serpotta realizzò gli stucchi. Nella stessa via il palazzetto Agnello. Per ammirare i suoi originali prospetti, bisogna portarsi nel cortile. La loggia e la cappella dell’Incoronazione si trovano all’angolo con via Matteo Bonello. In fondo al cortile dei Pellegrini si trova Santa Cristina la Vetere. Al suo interno quattro robusti pilastri inscrivono un’aula quadrata coperta da volte a crociera. L’oratorio dei Pellegrini è in via Matteo Bonello, presso il cortiletto omonimo. Pregevole nel suo interno un affresco con Abramo e i tre angeli del Borremans. L’oratorio, dedicato ai santi Pietro e Paolo, lo incrocerete al termine dell’omonima scalinata, di fronte alla loggia dell’Incoronazione. Fu costruito alla fine del Seicento su progetto di Paolo Amato. La maggior parte delle figure e dei rilievi degli interni è opera di Giacomo Serpotta. Sui pilastri del presbiterio ammirerete due medaglioni con la Consegna delle chiavi a San Pietro e la Conversione di San Paolo. Il quadro della Pietà, sull’altare maggiore, è attribuito a Marcello Venusti.

    5.

    I teatri di Palermo

    Il sentimento dei palermitani nei confronti del teatro è sempre stato strano. Da un lato un grande amore, dall’altro la disaffezione. Così la costruzione di molte sale teatrali è stata salutata sempre con entusiasmo, ma nello stesso tempo esse sono state abbandonate e chiuse nel disinteresse generale. «Palermo è oggi un cimitero di teatri», scrisse Dacia Maraini, «che soprattutto dal Seicento in poi hanno dato occasione all’invenzione fertile di architetti, scenografi, pittori, scultori, registi, tecnici, che pure sono stati abbandonati all’incuria e alla dimenticanza». Il primo teatro pubblico palermitano è stato quello dello Spasimo, che prende il nome dalla chiesa che apparteneva ai padri di monte Oliveto. Pensate, accoglieva una tela di Raffaello che rappresentava il dolore della Madre Maria (da qui spasimo). Quando nel 1573 i monaci furono trasferiti, la chiesa non fu più aperta al culto e venne adibita a teatro della città. Nello stesso periodo il quadro di Raffaello fu portato a Madrid da dove non è più ritornato. Un teatro popolare era il Magazzeno di casa Valguarnera, all’angolo tra la Calata dei Giudici e piazza Bellini. In genere, soprattutto durante il periodo di Carnevale, vi si rappresentavano spettacoli comici. Successivamente il teatro fu battezzato Travaglino in nome delle bravate di un personaggio. Il Travaglino fu poi inglobato nel teatro di Santa Lucia. Nel periodo compreso tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Settecento molti spettacoli teatrali venivano rappresentati nelle case dei principi e dei baroni. Tra questi citiamo i palazzi di Valdina, Villafranca, Paternò e Butera. Nel 1693 fu inaugurato il teatro di Santa Cecilia, chiuso definitivamente nel 1880. Il più duraturo teatro di Palermo è stato il Santa Lucia, diventato poi Bellini. La concorrenza con il Santa Cecilia era così spietata che dovette intervenire personalmente il re Ferdinando di Borbone, il quale emanò un proclama che stabiliva che i due teatri erano «uguali per importanza». Il Bellini nel 1964 fu danneggiato da un incendio e non è stato più riaperto per la lirica, ma utilizzato negli anni successivi come teatro di riserva del Biondo. Distrutto dai bombardamenti fu invece il popolare San Ferdinando. Il periodo risorgimentale a Palermo è florido di iniziative teatrali. Con l’arrivo dell’eroe dei due mondi in Sicilia nasce in suo onore il teatro Garibaldi, in via Castrofilippo. Nei primi del Novecento l’ebbe in gestione il musicista Angelo Musco. Dopo la sua morte fu trasformato in cinema. Nel 1874 venne inaugurato uno dei teatri più importanti della Sicilia, il Politeama, che dispone di due ordini di palchi, un loggione e una platea per un totale di un migliaio di posti. Il monopolio del Politeama durò poco. Nel 1897 il faraonico teatro Massimo apre le porte con il Falstaff di Verdi. Contiene fino a tremila persone. A cavallo del secolo viene inaugurato anche il Biondo, con ingresso in via Roma. Qui hanno calcato le scene i grandi nomi dello spettacolo italiano. Molti altri teatri furono trasformati in sale cinematografiche, ma accadde anche il contrario. Tra tutti l’esempio del Dante, che dopo anni di cinema è diventato teatro. Il capannone Lolli negli anni Ottanta è un punto di riferimento per le nuove generazioni che si avvicinano al teatro. Qui opera il drammaturgo Michele Perriera con la scuola Teates, una rivoluzione culturale per l’attività teatrale palermitana. Con lui si formano diversi e attori e attrici. A Michele Perriera è stata intitolata la sala dei Cantieri Culturali della Zisa, dove ha concluso la sua pregevole attività di grande maestro. Oggi, tra le più significative iniziative teatrali ricordiamo il teatro di Emma Dante, artista residente al teatro Biondo, e quella di Mimmo Cuticchio con il suo teatro-laboratorio dei Pupi.

    6.

    La sede dell’Assemblea regionale siciliana, il Palazzo dei Normanni (Palermo)

    Sorge sul sito che nel

    VI

    secolo avanti Cristo i cartaginesi scelsero come base commerciale per i traffici marittimi e nel corso di circa duemilacinquecento anni ha subìto ricostruzioni, demolizioni e sovrapposizioni. Anticamente conosciuto come Palazzo reale (è la più antica residenza reale d’Europa), è oggi la sede dell’Assemblea regionale siciliana ed è uno dei monumenti più visitati della Sicilia. L’ingresso ufficiale si trova in piazza Parlamento, quello riservato ai turisti si affaccia su piazza Indipendenza, proprio di fronte Palazzo d’Orleans, sede della presidenza della Regione Sicilia. Oltre alla Cappella Palatina, i normanni vi hanno costruito la torre Pisana e la torre della Gioaria. Quest’ultima ospita al primo piano la sala dei Venti e la sala di re Ruggero, finemente decorata con mosaici, raffiguranti scene di caccia e di carattere aulico, di scuola bizantina. Al secondo piano del palazzo si trova la sala d’Ercole dove si riunisce l’Assemblea regionale siciliana, la sala Gialla e la sala del Viceré.

    7.

    I mosaici della Cappella Palatina (Palermo)

    Si trova al primo piano del Palazzo dei Normanni. La costruzione fu iniziata subito dopo il 1130, anno della incoronazione di re Ruggero. Una iscrizione nella cupola attesta che fu consacrata nel 1143. L’ingresso principale della cappella è preceduto da una breve loggia ad archi. I mosaici occupano interamente le parti più alte delle pareti, le absidi, la cupola, avvolgono le arcate e si saldano cromaticamente ai soffitti lignei. Cronologicamente sono da distinguere quelli della parte più alta e della navata maggiore da quelli delle navatelle. I primi furono eseguiti infatti negli anni successivi al 1140, gli altri ai tempi di Guglielmo

    I

    (1154-1166). A realizzarli furono dei maestri bizantini, appositamente chiamati. Tutta la decorazione musiva svolge una funzione didattica di richiamo alla fede e all’ortodossia, ma l’immagine di maggiore impatto è senza dubbio il Pantocratore benedicente alla greca, nella cupola, realizzato secondo i più classici canoni bizantini. È circondato da quattro arcangeli e da altrettanti angeli. Nelle navate laterali sono narrati episodi della vita di san Pietro e di san Paolo, tratti dagli atti degli apostoli, mentre in quella centrale gli eventi dell’Antico testamento. L’influenza dell’iconografia occidentale è attestata anche dalle didascalie in latino. I quadri sono disposti in due livelli sovrapposti. Le maestranze arabe eseguirono il soffitto che sovrasta la navata centrale, rarissimo esempio di decorazioni pittoriche islamiche con rappresentazioni di figure umane all’interno di un luogo di culto. L’opera è una struttura modulare in legno composta da elementi stalattitici e alveolari che richiamano una grotta.

    8.

    L’oasi di relax di Goethe, l’Orto botanico (Palermo)

    L’ Orto botanico di Palermo è la più rilevante struttura didattico-scientifica dell’università del capoluogo. Si trova in via Lincoln e si estende su una superficie di circa dieci ettari che accoglie oltre dodicimila specie di piante. Così scrisse Johann Wolfgang von Goethe dopo una sua visita: «Trascorro ore bellissime e calme nel pubblico giardino, situato subito dopo la rada. È il sito più meraviglioso del mondo». Proprio in virtù della diversità vegetale che vi è concentrata, passeggiare tra i suoi silenziosi viali è come viaggiare da un continente all’altro. Ci si può soffermare nel boschetto esotico o sulla collinetta mediterranea, oppure andare a curiosare tra le collezioni sperimentali, attraversando serre e vasche. Interessante, anche sotto l’aspetto architettonico, la serra Carolina, dono della regina d’Austria, ricostruita in ghisa nella metà dell’Ottocento. Un vasto acquario, composto tra tre bacini circolari, è suddiviso in ventiquattro scomparti. Quelli esterni sono popolati da molteplici specie di ninfee che sbocciano con corolle di vario colore. In altri settori si possono ammirare il loto sacro, con le foglie circolari emergenti dall’acqua, e la Victoria regia dalle grandi foglie galleggianti. Ai margini dell’ampia vasca crescono rigogliose canne di bambù appartenenti a vari generi. Questo è il settore più antico. L’Orto botanico comprende l’ex giardino coloniale che nei primi del Novecento fu un laboratorio all’aperto per l’acclimatazione di piante esotiche. Tutta la superficie è intersecata da bellissimi viali fiancheggiati da rare collezioni di palme, agrumi, querce, platani. Le numerose serre accolgono moltissimi esemplari di rare specie tropicali. Tra le curiosità botaniche da segnalare, i viali composti dagli alberi bottiglia, noti anche come falsi Kapok, l’albero del sapone, la falsa cannella, il caffè, una varietà di ficus nota con il nome di sicomoro, la canna da zucchero, la manioca, la papaia, la sensitiva. Ma l’attrazione maggiore di quest’area è senz’altro il Ficus magnolioides , la cui chioma si proietta su una superficie di circa milleduecento metri quadrati. Si tratta del Ficus più grande d’Italia, e le guide dicono addirittura che sia il secondo nel mondo. Gli edifici monumentali che si trovano all’interno, in stile neoclassico, furono realizzati tra il 1789 e il 1795. L’Orto botanico è dotato anche di una ricca biblioteca con migliaia di opere pregiate, la più antica delle quali risale al 1537. Poco distante, vale la pena di visitare Villa Giulia, di fronte alla sede del «Giornale di Sicilia». Al centro della villa si trova l’orologio solare in marmo progettato dal matematico Lorenzo Federici. All’interno di questo giardino pubblico sono presenti numerose sculture. La più significativa è quella del Genio di Palermo, realizzata nel 1778 da Ignazio Marabitti.

    Uno scorcio dell’Orto botanico di Palermo

    9.

    Il cimitero dei cappuccini (Palermo)

    Il quartiere Cuba di Palermo conserva uno dei luoghi più inquietanti e nello stesso tempo affascinanti della Sicilia. Basta scendere nei suoi sotterranei per rendersi conto di quanto la morte fosse considerata vicina al vivere quotidiano e addentrarsi in un vasto cimitero che offre una macabra sfilata di innumerevoli cadaveri lungo i muri che affiancano i corridoi. Complessivamente sono circa ottomila, tra mummie in piedi e distese, vestite più o meno elegantemente, e sembrano osservare con un ghigno il visitatore. Sono divise per sesso e categoria sociale, anche se la maggior parte di questi morti appartengono ai ceti alti: d’altronde il complesso processo di imbalsamazione era molto costoso e i poveri non potevano certamente permettersi un trattamento del genere. Numerose salme comunque appartengono ai frati dell’ordine dei cappuccini: il primo a essere mummificato in via sperimentale fu infatti frate Silvestro da Gubbio, la cui morte risale al 16 ottobre del 1559. Il suo cadavere è posto sulla prima nicchia a sinistra, subito dopo l’ingresso. Da questa prima prova in poi si avviò il processo di imbalsamazione con un metodo che prevedeva una tecnica ben precisa: il cadavere veniva fatto asciugare per circa un anno, dopo che gli erano stati estratti gli organi interni; quindi il corpo, privato dei liquidi, era lavato con l’aceto, impagliato e rivestito degli abiti che aveva desiderato da vivo. I metodi di imbalsamazione utilizzati sono stati svariati, specialmente nei periodi di epidemie, quando era previsto un bagno di arsenico o di acqua di calce. A metà dell’Ottocento le autorità sanitarie vietarono le sepolture nelle cripte e fu pertanto eretto a fianco della chiesa il cimitero dei cappuccini. Tra tutte le mummie quella che riscuote più successo e ammirazione è certamente quella di Rosalia Lombardo, una bambina palermitana morta di polmonite a soli due anni, il 2 dicembre del 1920. La bimba appare intatta, un volto angelico che sembra dormire, tanto che si è meritata il soprannome di bella addormentata. Solo una decina di anni fa è stato scoperto che il piccolo cadavere fu trattato con una miscela composta da formalina, alcool, glicerina, acido salicilico e sali di zinco. Il corpo è riposto all’interno di una teca ermetica di acciaio e vetro, a una temperatura costante di venti gradi centigradi, e la bara è satura di azoto, sostanza che impedisce la crescita di microrganismi. Al convento è annessa la chiesa di Santa Maria della Pace del

    XVI

    secolo. La struttura si presenta divisa in tre navate. Le opere marmoree, gli altari lignei e i monumenti funebri sono opere pregevoli per fattura e testimonianza storica. L’altare maggiore è opera del frate cappuccino Riccardo Pirrone. Numerose sono le tombe pavimentali e di notevole efficacia gli epitaffi dedicati ai defunti, come un libro aperto su cui riflettere in merito all’effimera esistenza umana. Una curiosità: le catacombe dei cappuccini contano migliaia di amici su Facebook, dove vengono pubblicate centinaia di foto delle imbalsamazioni meglio riuscite.

    10.

    Sulle tracce della misteriosa setta dei Beati Paoli (Palermo)

    I Beati Paoli sono una leggendaria setta di giustizieri che sarebbe sorta nel

    XII

    secolo con l’obiettivo di aiutare le fasce più deboli e di vendicare i torti subiti soprattutto dalla povera gente. È difficile trovare documenti che ne convalidino l’esistenza e l’operato, anche perché avrebbero agito nella più riservata segretezza. Si muovevano come ombre a Palermo, in luoghi ben indicati anche nel romanzo di Luigi Natoli, dal titolo appunto I Beati Paoli. L’itinerario sulle orme della setta inizia dalla chiesa di San Giorgio dei Genovesi, nell’omonima piazza del quartiere della Loggia, che dal Duecento in poi fu abitato da mercanti genovesi e pisani. Sulla piazza, una targa ricorda il pisano Gianluca Squarcialupo che, per aver capeggiato nel 1517 una rivolta contro il malgoverno spagnolo, fu pugnalato da alcuni uomini incappucciati. La seconda tappa è il mercato della Vucciria, con i suoi vicoli. Qui i Beati Paoli si riunivano per poi dileguarsi nei cunicoli sotterranei, scavati come cimiteri ipogei. La terza tappa è dedicata sempre ai sotterranei della chiesa barocca di San Matteo in via Vittorio Emanuele. Il romanzo di Natoli racconta che dalla sacrestia, da dove si diramavano i passaggi segreti, un affiliato della setta sfuggì agli sbirri. La chiesa ha un legame storico con i Beati Paoli poiché era qui, in un cassetta, che venivano depositate le lamentele del popolo. Tappa successiva è il monastero di Montevergini (piazza Montevergini), edificio del Settecento, con splendidi affreschi, dove viveva la giovane Violante del romanzo. Arriviamo alla chiesa di Santa Maruzza, su piazza Beati Paoli, nel quartiere Capo, dietro la cattedrale. Di fianco alla chiesa, in vicolo degli Orfani, c’è l’ingresso a un sotterraneo usato nel medioevo come camera dello scirocco e dai Beati Paoli come tribunale. Ultima tappa è la chiesa dei Santi Martiri Pisani alla Guilla, che ricorda quaranta pisani martirizzati dai romani. La chiesa fu edificata nel Seicento da una potente loggia massonica pisana di Palermo. Sempre sulle tracce della setta, si può seguire anche un itinerario notturno, in parte sovrapponibile, disegnato e proposto dall’associazione di guide

    AGT

    di Palermo in collaborazione con la cooperativa Alì. Il percorso si propone di svelare quello che potrebbe essere definito il giallo storico della città. Il tour parte da piazza San Giorgio dei Genovesi, da qui si percorre via Squarcialupo, soffermandosi sul sito in cui sorgeva la chiesa dell’Annunziata, dove oggi si trova il conservatorio musicale. Attraversando piazza San Domenico e il mercato della Vucciria si giungerà su corso Vittorio Emanuele, dove sorge la misteriosa chiesa di San Matteo. Quindi si visitano il coro della chiesa di Montevergini e le chiese dei Santissimi Quaranta Martiri e di San Giovanni alla Guilla. Inoltrandosi fino a piazza dei Beati Paoli si giunge nel cuore del quartier generale dell’omonima setta che, secondo le fonti letterarie, si riuniva in una grotta improvvisata a tribunale che si troverebbe nelle vicinanze della piazza.

    11.

    Le statue ignude di fontana Pretoria (Palermo)

    La fontana Pretoria, uno dei simboli più rappresentativi del capoluogo siciliano, si trova nell’omonima piazza, conosciuta dai palermitani come piazza della vergogna per via della nudità delle statue che la circondano. La storia della costruzione di questa monumentale fontana è curiosa e singolare. Essa venne progettata e costruita in Toscana e poi successivamente trasportata a Palermo, intorno al 1584. Dopo circa dieci anni dalla consegna delle statue, la fontana Pretoria veniva quindi consegnata alla cittadinanza in tutto il suo magnifico splendore. La storia ebbe inizio intorno alla metà del Cinquecento quando un nobile spagnolo, don Luigi Toledo, fratello della duchessa Eleonora, decise di abbellire il giardino della propria villa fiorentina, dietro l’Annunziata, con un’opera destinata a perdurare nei secoli: una fontana monumentale. L’incarico venne affidato agli scultori Francesco Camilliani, appena uscito dalla scuola del Bandinelli, e a Michelangelo Nacherino. Il progetto prevedeva quarantotto statue che rappresentassero figure mitologiche e putti. I lavori procedettero molto lentamente; nel 1552 don Luigi Toledo morì e il figlio, per ripagare i suoi debiti, decise di mettere in vendita la fontana, che quindi fu acquistata, dietro il pagamento di una cifra considerevole, dal senato palermitano, il quale l’aveva chiesta con insistenza. La fontana venne così smontata, caricata sulle navi e ricomposta a Palermo, con la supervisione di Camillo Camilliani, che ultimò gli interventi nel 1581. Dunque in Sicilia giunse in scatola di montaggio e per far spazio alla costruzione vennero demoliti due gruppi di edifici. I lavori di sistemazione, che si protrassero per oltre un decennio, videro impegnati parecchi scultori e maestri marmorari palermitani. La fontana ruota attorno a un bacino centrale, nel quale si trova un puttino che versa dell’acqua, il cosiddetto Genio di Palermo. A girotondo, le statue che rappresentano varie figure mitologiche: Venere, Adone, Ercole, Bacco, Apollo, Diana e Pomona. Il tutto si chiude con una rappresentazione allegorica dei fiumi di Palermo: Oreto, Papireto, Maredolce e Gabriele. Una balaustra di Giovan Battista Basile interrotta da quattro varchi ornati da otto erme recinta il complesso scultoreo. Fanno da mirabile cornice le splendide chiese barocche di San Giuseppe dei Teatini e la dirimpettaia Santa Caterina, nonché il quattrocentesco Palazzo delle Aquile, sede comunale, Palazzo Gugino Chiaramonte Bordonaro che incorpora uno dei Quattro Canti , e Palazzo Lo Faso Bonocore. L’intera opera ha subìto un importante restauro che si è protratto dal 1998 al 2003, anno in cui è stata riaperta ed è stata riattivata la circolazione dell’acqua.

    Le statue di fontana Pretoria di piazza delle Vergogne a Palermo

    12.

    La sede istituzionale del comune: Palazzo delle Aquile (Palermo)

    Storicamente viene chiamato Palazzo Pretorio. Si trova nella splendida piazza Pretoria, sul confine del quartiere Kalsa, vicino ai Quattro canti, ed è sede ufficiale del comune. Fino a qualche secolo fa, la sua origine era avvolta dalla leggenda. Era opinione diffusa, infatti, che l’edificio fosse sorto attorno al 1300 per espressa volontà del re Federico

    II

    d’Aragona. A fare sparire questo alone di grandiosità furono due studiosi di stampo positivista, Fedele Pollacci Nuccio e Giuseppe Meli, che nel 1875 resero pubblici gli atti con i quali il consiglio civico della città, sollecitato dal pretore Pietro Speciale, signore di Alcamo e di Calatafimi, dava ordine nel 1463 di costruire un edificio da «servire quale sede comunale degna di una città come Palermo». L’edificio ha una forma rettangolare con cortile centrale. La facciata principale, coperta di intonaco a stucco, presenta tre ordini di otto finestre e una sola fila di nove balconi con balaustre di marmo decorate con colonnine e piccole teste di leone scolpite sotto le mensole. Sul portale, che dà su sulla piazza Pretoria, campeggia l’aquila, simbolo di Palermo. Da qui il nome Palazzo delle Aquile. Gli uffici del comune si trovano nei grandi saloni del piano nobile, a cui si accede tramite un maestoso scalone, su cui si trova la statua del Genio, nume tutelare della città di Palermo, poggiata su una colonna di porfido con capitello di marmo. Il palazzo è ricco di opere d’arte. Ricordiamo il bassorilievo di Valerio Villareale con la Sicilia incoronata da Minerva e Cerere. Nella sala dei gonfaloni sono dipinti gli stemmi di alcune città siciliane.

    13.

    Il quartiere arabo della Kalsa (Palermo)

    La fondazione di questo quartiere risale a epoca araba. A partire dall’anno 937 Halil-ibn Ishaq costruì qui una cittadella chiamata al-Halisah , cioè l’Eletta, che fu sede dell’emiro, del suo governo e delle truppe. Nei secoli successivi sorsero attorno all’Eletta innumerevoli costruzioni e si formò un intricato tessuto viario. L’origine araba del quartiere divenne evidente nel

    XVII

    secolo, quando scavando le fondamenta del monastero di Santa Teresa vennero alla luce tombe musulmane. Oggi la Kalsa è una zona popolare, il cuore pulsante di Palermo, in cui aleggia una vaga atmosfera orientale, accentuata dalla presenza di monumenti in stile arabo-normanno. L’ingresso è costituito dalla Porta dei Greci, oltre la quale si accede alla piazza su cui si affaccia la chiesa barocca di Santa Teresa della Kalsa, edificata tra il 1686 e il 1706, con un imponente prospetto rivolto verso il mare. La facciata rappresenta una delle espressioni più alte del barocco palermitano con colonne corinzie, opera di Giacomo Amato. Dello stesso architetto è anche Santa Maria della Pietà, la cui monumentale facciata è decorata da un duplice ordine di colonne. D’effetto la chiusura del coro a forma di sole nascente. Il vestibolo presenta degli stucchi modellati dal Serpotta. Via Alloro era l’arteria principale del quartiere nel medioevo. I palazzi che vi si affacciavano un tempo sono stati abbattuti nel corso dei secoli. Tra quelli rimasti, Palazzo Abatellis e l’adiacente chiesa della Gancia edificata dai francescani alla fine del Quattrocento. Nel corso dei secoli quest’ultima ha subìto vari interventi che ne hanno modificato l’interno. L’esterno, in stile barocco, conserva invece alcuni dei caratteri architettonici originari. Un angolo certamente singolare della chiesa è la buca della salvezza, risalente al periodo borbonico: si tratta di un’apertura praticata da due patrioti che si erano nascosti nella cripta durante una rivolta. Fu solo grazie a essa che si salvarono. All’interno delle vecchie mura della Kalsa è stato edificato il complesso di Santa Maria dello Spasimo. Sappiate che per questa chiesa era stato realizzato un quadro di grandissimo valore, che adesso non c’è più. Si tratta della celebre Madonna dello Spasimo dipinta da Raffaello, ora al museo del Prado di Madrid, essendo stata donata nel 1661 al re Filippo

    IV

    da un prelato a caccia di prebende. Tutto il complesso è stato usato per molteplici scopi: è stato fortezza, ospedale, lazzaretto. La parte visitabile è quella che si sviluppa attorno al chiostro cinquecentesco. Procedendo oltre, si arriva alla Magione, chiesa romanica preceduta da un palmeto. L’interno, molto semplice, è a tre navate. Continuando a passeggiare per il quartiere Kalsa, vi imbatterete in piazza della Rivoluzione, così chiamata perché proprio da questo punto scoppiò la scintilla della rivolta antiborbonica del 1848. Al centro la fontana è abbellita dal Genio di Palermo, simbolo cittadino. Spostandoci nella parte più settentrionale del quartiere incontriamo la chiesa di San Francesco d’Assisi. Dell’aspetto duecentesco non rimane più nulla. Al suo interno si conservano otto statue di Giovanni Serpotta e il bellissimo portale della cappella Mastrantonio, opera di Francesco Laurana. Di fianco alla chiesa si trova l’oratorio di San Lorenzo. Tra gli edifici civili segnaliamo Palazzo Mirto, residenza dei principi Lanza Filangeri. L’aspetto attuale risale alla fine del Settecento e il piano nobile del palazzo conserva gli arredi originali. Il Palazzo Chiaramonte è stato invece costruito nel 1307. Quando il palazzo, nel Seicento, passò nelle mani dei viceré spagnoli divenne sede del tribunale dell’Inquisizione. Il Palazzo Branciforte-Butera ha l’ingresso principale in via Butera, ma il prospetto si affaccia sulla Marina. La particolarità di questo edificio è che è preceduto dalla terrazza chiamata Mura delle Cattive. In questa zona troverete pure il Museo internazionale delle marionette, che possiede una ricchissima collezione di marionette, pupi, scenari, pannelli, provenienti da tutto il mondo. All’interno del museo vengono rappresentate storie classiche del teatro dei pupi.

    14.

    L’Albergheria, la vecchia zona dei mercanti (Palermo)

    Occupa la parte sudoccidentale della città. In epoca arabo-normanna nella zona vivevano mercanti e artigiani. Un lungo periodo di crisi portò però gradualmente alla chiusura delle caratteristiche botteghe e al conseguente degrado di tutta l’area. Il nostro giro inizia da piazza della Pinta, dove confluiscono diverse importanti vie. Ad angolo con via Benedettini sorge la chiesa della Madonna dell’Itra del

    XVII

    secolo. Un po’ più a monte vi è l’ingresso al cinquecentesco oratorio di San Mercurio, della compagnia della Consolazione che si occupava di aiutare gli infermi dell’ospedale. Il monumento più importante del quartiere è la chiesa normanna di San Giovanni degli Eremiti. Costruita su una moschea, è stata profondamente manomessa nei secoli successivi e radicalmente restaurata nel 1882. La chiesa è nota per le sue appariscenti cupole rosse. Annessa vi è la chiesa di San Giorgio in Kemonia, la cui facciata è incompiuta: l’interno è a unica navata con cappelle semicircolari. Via dell’Albergheria corre quasi rettilinea da piazza Montalto a via Ballarò e costituisce l’asse principale del quartiere. Lungo la strada segnaliamo il Palazzo Muzio di Manganelli nel vicolo omonimo e il settecentesco Palazzo Mortillaro. La chiesa di San Francesco Saverio, costruita tra la fine del Seicento e gli inizi del Settecento, sorge nell’omonima piazza. L’esterno è dominato da un’ampia cupola, mentre l’interno accoglie notevoli opere d’arte, tra le quali un crocifisso ligneo del Cinquecento, un magnifico reliquario e un altro crocifisso del Settecento, collocati nella terza cappella. Sulle due sponde dell’ormai invisibile torrente Kemonia, il cui letto è individuabile in via Porta di Castro, sorgono importanti testimonianze di varie epoche: la chiesa di San Nicolò dell’Albergheria, dove in sacrestia potrete trovare un’immagine pittorica di altissimo valore storico, che ritrae il quartiere; la torre di San Nicolò e quasi di fronte la torre di Porta Buscemi; la chiesa di Santa Chiara nell’omonima piazzetta. Altri importanti monumenti del quartiere dell’Albergheria sono la chiesa del Gesù, con capolavori decorativi del Settecento, e Casa Professa, il cui chiostro colonnato è uno dei più fastosi ed eleganti della prima età barocca. Al primo piano è collocato l’oratorio del sabato con stucchi attribuiti a Serpotta. Nel lato sudorientale del quartiere si trova la maestosa chiesa del Carmine, dalla mirabile cupola decorata e un chiostro rinascimentale. Siamo così giunti a Ballarò, la zona dove ai tempi degli arabi si teneva la fiera Segel-ballarath e dove ancora oggi si anima uno dei più famosi mercati popolari di Palermo. Qui, oltre al profumo dei più diversi prodotti alimentari, sentirete la classica banniata dei commercianti che reclamizzano la propria mercanzia. Adesso non vi diamo più alcuna indicazione: dovete essere voi ad avventurarvi a cercare il vicolo del Conte Cagliostro, che ospita la casa natale del leggendario conte Giuseppe Balsamo, mago, ciarlatano, scienziato, donnaiolo. Braccato da debitori, gendarmi, strozzini, mariti inferociti, riusciva a salvarsi facendo perdere le proprie tracce. Buon divertimento!

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    La spagnoleggiante via Maqueda (Palermo)

    È una lunga arteria che taglia perpendicolarmente quella più antica del Cassaro. Fu progettata nel 1600 dal viceré Bernardino di Cardines, duca di Maqueda. Per tutta l’età spagnola e borbonica si susseguirono le costruzioni delle chiese e dei palazzi signorili che vi si allineano e successivamente, con il prolungamento di via Ruggiero Settimo e di via della Libertà, la nuova città ha continuato a svilupparsi lungo quest’asse. Tra gli edifici civili segnaliamo il sontuoso Palazzo Filangeri di Cutò, costruito organicamente attorno a due cortili adornati da un elegante scalone a doppia rampa con fini decorazioni a stucco; il Palazzo Celestri di Santa Croce, che quando venne ultimato, nel 1776, era uno dei più fastosi palazzi palermitani; il settecentesco Palazzo Gravina di Comitini, sede dell’amministrazione provinciale. Quest’ultimo fu edificato dall’architetto Nicolò Palma su commissione di Michele Gravina, principe di Comitini. Il salone maggiore fu decorato da Gioacchino Martorana: ai quattro angoli della volta sono raffigurate le virtù cardinali e al centro il Trionfo del vero amore . Presso il palazzo, la chiesa di Sant’Orsola, eretta nella prima metà del

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    secolo. La chiesa dell’Assunta faceva invece parte di un convento costruito appositamente per Giovanna della Cerda, duchessa di Montalto, che aveva deciso di ritirarsi a vita monacale. Il suo arrivo a Palermo nel 1628 fece grande scalpore: la duchessa fu infatti accolta ufficialmente da tutta la nobiltà palermitana e dal clero, e il suo ingresso nel convento fu seguito dal popolo come fosse un evento straordinario. La facciata della chiesa è a conci squadrati. L’interno, a unica navata, ha un’armoniosa architettura con decorazione barocca. La chiesa di Santa Maria delle Grazie, detta delle Ree pentite, è in via Divisi. Di essa si conservano il porticato e due finestre in stile gotico. Da via Maqueda si consiglia di imboccare via Calderai, un tempo caratteristica per le sue botteghe artigiane. Oggi la rivendita va occupando lentamente il posto dell’officina del fabbro, ma ancora si può assistere al lavoro di qualche artigiano che armeggia davanti alla propria bottega. Al termine di questa via incrocerete la chiesa di Santa Maria degli Agonizzanti, sede di una congregazione i cui confratelli avevano l’ingrato compito di confessare i condannati a morte. La facciata presenta la semplicità degli edifici tardo settecenteschi e l’interno è a unica navata.

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    Quando il mare lambiva la città: piazza Marina (Palermo)

    Attorno alla storica piazza si possono notare numerosi e importanti monumenti di varie epoche. In questo arieggiato slargo, ora occupato in gran parte dalla villa, un tempo arrivava il mare. Il panorama doveva essere d’effetto: lingue di acqua salata si insinuavano formando una bassa ma larga insenatura. In epoca araba la piazza è stata riempita con detriti trasportati dal torrente Kemonia. Dopo la liberazione garibaldina sorse la villa, dedicata all’eroe risorgimentale, progettata dall’architetto Filippo Basile. Caratteristici sono i maestosi esemplari di ficus, i più alti d’Europa, che somigliano a dinosauri pietrificati. È difficile immaginarlo, ma questa ampia area ospitò di volta in volta attività tra le più svariate e bizzarre: corride, gare di caccia, tornei di ogni tipo, giostre, rappresentazioni teatrali popolari, ma anche esecuzioni capitali. Proprio in questa piazza venne condannata la donna ragno, Francesca la Sarda, l’avvelenatrice. Lasciandoci alle spalle il passato fatto di divertimenti e sinistri eventi, oggi si può ammirare la chiesa di Santa Maria di Porto Salvo, tra il Cassaro e la via omonima. Presenta una facciata rinascimentale a conci squadrati. All’interno realizzazioni del Gagini e altre pregevoli opere. Tra i palazzi nobiliari che circondano la piazza da segnalare: lo Steri, l’Abatellis, il Sant’Onofrio, il Notarbartolo di Villarosa, il Galletti di San Cataldo, il Ganci, l’antica Regia Zecca. Altri monumenti d’interesse in quest’area sono la fontana del Garraffo con la dea dell’abbondanza e, nell’angolo meridionale della piazza, la chiesa di santa Maria dei Miracoli. A ridosso di questa Palazzo Mirto, un’imponente dimora signorile eretta nel Seicento e rimaneggiata nel tardo Settecento. Interessante la chiesa di San Giovanni dei Napoletani e la chiesa di Santa Maria della Catena, nei pressi della cala, uno dei più significativi e coerenti monumenti del gotico siciliano derivato dal Levante spagnolo. Annessa vi è la casa conventuale, sede dell’archivio di Stato. Nei fine settimana via Garibaldi è gremita di venditori di oggettistica antica. Vi si possono trovare pezzi interessanti, ma occhio agli imbroglioni. In questa piazza venne ucciso il 12 marzo del 1909, con tre colpi di pistola, Joe Petrosino, il primo poliziotto assassinato dalla mafia.

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    Palazzo Abatellis e lo sguardo dell’Annunziata (Palermo)

    Ospita la Galleria regionale della Sicilia e si trova in via Alloro, arteria principale del quartiere Kalsa. La struttura del palazzo è del Quattrocento ed è sede delle collezioni del museo mentre l’attigua ala settecentesca ospita i laboratori di restauro e gli uffici amministrativi. A questi due nuclei si è aggiunto l’oratorio detto dei Bianchi che accoglie collezioni di scultura settecentesca. L’edifico, un rappresentativo esempio di architettura gotico-catalana, fu residenza di Francesco Abatellis, maestro portulano del regno. Alla sua morte il palazzo venne ereditato dalla moglie, che vi fondò il monastero femminile di Santa Maria della Pietà. Durante la seconda guerra mondiale, come tanti altri palazzi palermitani, fu gravemente danneggiato. Restaurato negli anni Cinquanta, la Soprintendenza lo trasformò in una galleria d’arte medievale. Al piano terra si trovano opere lignee a intaglio del

    XII

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