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L'amante di Lady Chatterley

L'amante di Lady Chatterley

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L'amante di Lady Chatterley

valutazioni:
3/5 (2.283 valutazioni)
Lunghezza:
455 pagine
6 ore
Pubblicato:
16 dic 2013
ISBN:
9788854125841
Formato:
Libro

Descrizione

Introduzione di Vanni De Simone
Traduzione di Bruno Armando
Edizione integrale

L’amore adultero tra una nobildonna e il proprio guardiacaccia narrato in questo romanzo, il più celebre di D. H. Lawrence, scandalizzò a tal punto l’Inghilterra da essere immediatamente proibito in tutti i Paesi di lingua inglese. In realtà quest’opera bellissima difende appassionatamente le ragioni dell’amore, della passione più autentica e travolgente, della ricerca spregiudicata di un sentimento libero, genuino, intenso, di fronte a tutte le regole, i pregiudizi e le convenzioni che finiscono con l’incatenare ogni vero sentire. Giustamente i due personaggi di questo romanzo, diventato quasi mitico, Connie Chatterley e il guardiacaccia Mellors, si sono imposti, nell’immaginario contemporaneo, come modelli di una vitalità trasgessiva, intesa come ritorno alle energie della pura natura.

«"È stato così bello!", gemette Connie. "È stato così bello!". Ma Mellors rimase muto, la baciò dolcemente, rimanendo sopra di lei senza muoversi. E lei gemette in una specie di beatitudine, come una vittima sacrificale, e una creatura appena nata.»


David Herbert Lawrence

è senza dubbio uno degli autori più originali del primo Novecento. Nato nel Nottinghamshire nel 1885, fece per molti anni l’insegnante prima di dedicarsi completamente alla letteratura. Tra i suoi numerosi romanzi il più celebre è L’amante di Lady Chatterley, che non poté essere pubblicato in Inghilterra per il grande scandalo suscitato; tra gli altri, ricordiamo Figli e amanti, Donne innamorate, La vergine e lo zingaro, Il serpente piumato. Morì nel 1930.
Pubblicato:
16 dic 2013
ISBN:
9788854125841
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

David Herbert Lawrence, (185-1930) more commonly known as D.H Lawrence was a British writer and poet often surrounded by controversy. His works explored issues of sexuality, emotional health, masculinity, and reflected on the dehumanizing effects of industrialization. Lawrence’s opinions acquired him many enemies, censorship, and prosecution. Because of this, he lived the majority of his second half of life in a self-imposed exile. Despite the controversy and criticism, he posthumously was championed for his artistic integrity and moral severity.


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L'amante di Lady Chatterley - D.H. Lawrence

6

Titolo originale: Lady Chatterley’s Lover

Prima edizione ebook: maggio 2011

© 1988, 2006 Newton Compton editori s.r.l.

Roma, Casella postale 6214

ISBN 978-88-541-1920-8

www.newtoncompton.com

Edizione digitale a cura della geco srl

David Herbert Lawrence

L'amante di Lady Chatterley

Introduzione di Vanni De Simone

Traduzione di Bruno Armando

Edizione integrale

Introduzione

Nessuno sembra aver così perfettamente oggettivato, nella vita come nell'arte, un punto di rottura tra due secoli (Ottocento e Novecento) e nessuno meglio ha incarnato i rivolgimenti e gli sconvolgimenti socio-culturali conseguenti quanto David Herbert Lawrence (1885-1930). Autore della nascente modernità e delle trasformazioni industriali e metropolitane imminenti, curiosa figura di mistico moralista (l am a passionately religious man, Sono un uomo di sentimenti ardentemente religiosi) che nel sesso troverà piena realizzazione e il distacco dalle brutture di quello stesso mondo industriale, Lawrence si innesta nella maggiore tradizione del romanzo mondiale. Ma già gli esordi anticipano le contraddizioni, e disegnano una figura che tutto sommato resta in una zona d'ombra del tutto simile a quella raccontata dall'amico Joseph Conrad, come se su di essa convergessero la parte chiara e la parte scura di un mondo in mutazione. Lawrence appare singolarmente collocato su di un «confine» che solo una lettura e un'interpretazione «schierate» potrebbero far attraversare, ma in tal caso uno dei termini della sua antinomìa verrebbe falsato. Mentre la sua peculiarità è in una specie di ambivalenza che gli sta attaccata addosso come una seconda pelle, e che rende stranamente sfuggente e poco identificabile l'uomo e lo scrittore. Polemico agli esordi con l'imperante realismo francese, disse a C. Carswell che «Turghenev, Tolstoj, Dostoevsky (...) li ritengo i maggiori autori di tutti i tempi». E le figure che più lo influenzarono appartengono al secolo scorso: Carlyle, Ruskin; Verlaine e Whitman; i Preraffaelliti; Wagner, Debussy. Ritenne che la forma romanzo fortemente autobiografica di Dickens potesse costituire un ottimale punto dì partenza, e sebbene in seguito si rendesse conto che le tematiche e i contenuti del grande compatriota non erano esattamente i suoi, certe paradossali descrizioni delle scuole del tempo risultano alquanto «dickensiane». E A. Beai fa notare che «siamo talmente abituati a considerare Lawrence un uomo del nostro tempo, da dimenticare che nacque nell'epoca vittoriana». In tal senso, Figli e amanti (1913) costituisce uno dei capolavori del genere realista ma anche uno dei primi ambientati in seno alla classe operaia: «Le belle idee vengono alle classi superiori, ma i sentimenti, la vita vera, bisogna cercarla nella gente del popolo», dice Paul Morel, il protagonista. Ma mentre da un lato fa il cantore del proletariato, dall'altro scopriamo che incarna una figura collocabile, per così dire, dall'altra parte della barricata, una da super uomo nietzschiano, e in La Verga di Aronne (1922) o II Serpente Piumato (1926) giunge a parossismi che Mario Praz non esita a stigmatizzare «di un colorito sinistro per l'affinità con simili ideologie, del nazismo», violentemente antifemministi e tesi al recupero di modalità e costumi patriarcali e primitivi. Inoltre, sebbene la critica odierna abbia individuato nella psicanalisi uno dei punti di forza della sua opera (e libri come La Psicanalisi e l'Inconscio 1921, o Fantasie dell'inconscio, 1922 ben indicano l'interesse per l'argomento) né Freud né scrittori che tale materia trattarono a fondo lo influenzarono in modo specifico. «Potete udire il rantolo della morte nelle loro gole!», dirà di Proust e di Joyce, e Scholes e Kellog rilevano che la chiusura nei confronti della psicanalisi in L'amante di Lady Chatterley lo indusse addirittura ad «evitare attentamente» la stessa terminologia freudiana indicante il «subconscio», allorché usa i termini «coscienza inferiore» e «coscienza superiore» in luogo di quello di Freud. Del resto la dicotomia interpretativa delle sue opere iniziò a manifestarsi già ai suoi tempi. La generazione del 1918 vide in lui un iconoclasta e un profeta della libertà sessuale; quella del 1945 il difensore del matrimonio. Negli anni Venti la scienza avrebbe dovuto distruggere l'ipocrisia vittoriana ma il dopo Hiroscima non faceva molto ben sperare nel razionalismo scientifico. B. Russell e L. Fiedler lo bollarono di «protofascismo» (la critica all'industrialesimo è su posizioni conservatrici), ma poeti progressisti come W. H. Auden lo definirono una guida «della nostra terra inglese». J. Stracey e C. Caudwell, di orientamento marxista, sembrarono apprezzarne la critica anti industriale da un punto di vista contrario, quello di una specie di «ribellione del cuore» e P. Gelli ci dice che R. Williams addirittura riuscì a dimostrare «le istanze socialiste di Lawrence, la sua difesa della democrazia e dell'uguaglianza».

Scrive B. Ifor Evans che «la civiltà moderna (...) aveva mortificato e soffocato il suo spirito ed egli non riusciva a trovare conforto, come Wells (...), nel formulare piani e progetti per un mondo nuovo». Non parrebbe vero, se si pensa che nel 1919 ebbe l'intenzione di andare a fondare una personale Utopia in America. Ma in seguito dovette ritenere che il mondo moderno non offriva vie di scampo «esterne», era possibile solo una fuga «interiore» e la «via sessuale» gli divenne l'unico elemento, nella poetica e nell'esistenza, in grado di riscattare l'uomo, a patto di non vivere il sesso come peccato o proibizione violata. Civiltà e degrado sessuale furono insomma sinonimi. Del resto, annota Praz che «comune ai libri di Lawrence è una fondamentale irrequietezza, conseguenza d'un profondo dissidio interiore, essendo la sua una natura di uomo attivo inchiodata (...) su un punto morto di contemplazione». Risulta allora significativo che questi valori «sessuali» appaiano tanto importanti in un uomo che nascondeva a se stesso la grave malattia fisica che lo minava, quasi tentasse di sfuggirla attraverso un frenetico vitalismo di natura mistica e sessual-mitologica. E, analogamente, appare più comprensibile anche quel continuo errabondare per il mondo assieme alla moglie Frieda: tra il 1920 e il 1925 riuscirono a toccare, senza soluzione di continuità, Germania, Austria, India, Ceylon, Australia, Nuova Zelanda, Isole Cook, Tahiti, Stati Uniti e Nuovo Messico. E poi Londra, Parigi, Baden Baden e ancora Messico e Italia, prima a Spotorno, poi a Firenze, alla villa Mirenda. E Svizzera, Francia, Costa Azzurra, in una incontenibile proliferazione di scritti, articoli, racconti, romanzi, libri di viaggi, raccolte di poesie, ecc.

L'elemento sessuale fu peculiare anche alla pittura allorché vi si cimentò, come maligna Emilio Cecchi, con «malinconico dilettantismo». Di certo, durante una mostra tenuta a Londra nel 1928 perfino i quadri riuscirono ad attirargli gli strali della censura, e l'episodio ben evidenzia la carica dirompente che la materia doveva rappresentare nella società degli anni Venti. E a tale proposito risultano interessanti le vicende giuridiche di cui furono oggetto nel complesso le sue opere e già con L'arcobaleno (1915) (e poi con Donne innamorate) iniziano i travagli con le autorità. Storia del continuo avvicendarsi di uomini e donne in nuove sfere di esistenza ed esperienza dalla nascita alla morte, L'arcobaleno venne ritirato dalla polizia e l'autore accusato di oscenità. La franchezza circa le cose del sesso, l'uso delle parole «di quattro lettere», eufemismo che nella lingua inglese allude ai termini crudi che indicano le cose del sesso, le esperienze etero e omosessuali di Ursula, la protagonista della seconda parte del romanzo, causarono a Lawrence avversità innumerevoli ma contribuirono a rendere comuni intuizioni di ordine morale e di costume. Divenne una figura leggendaria, iniziando una parabola che doveva concludersi poco prima della morte con i fatti relativi a L'amante di Lady Chatterley. Certo i primi decenni del secolo costituirono l'inizio di una presa di coscienza generale dell'Europa per quanto concerne il sesso (come non pensare parimenti ad Henry Miller o Anais Nin?) e in questo Lawrence rientra perfettamente in un certo filone, ma va ribadito che furono le vicende censorie collegate al romanzo a determinare una seria e più avanzata legislazione in tema di libertà d'espressione non dilazionabile ulteriormente, e della quale Lawrence va considerato uno dei più grossi pionieri.

«Ricerca di un vitale rapporto umano nella civiltà odierna» secondo David Daiches, L'amante di Lady Chatterley in origine stampato in forma privata a Firenze nel 1928 dal tipografo Pino Orioli e immediatamente messo al bando in Inghilterra per trentadue anni. La conseguenza fu un vero e proprio contrabbando del libro, il quale circolò clandestinamente come una sorta di samizdat occidentale, e a quanto pare non c'era università, scuola o club dove non lo conoscessero. Nel 1932 a Londra apparve un'edizione espurgata e dopo la riforma della censura del 1959, una integrale. Tuttavia subito dopo il libro fu nuovamente oggetto di sequestro e secondo Beai «probabilmente le ragioni di questa straordinaria azione non si sapranno mai». Così nel 1960 iniziò un processo durato quindici giorni che ebbe come conseguenza una colossale opera di pubblicità la quale, all'assoluzione finale, fece vendere alla Penguin Book ben oltre un milione di copie. Tratta delle vicende di Connie, figlia di un accademico la quale durante la guerra sposa Clifford Chatterley, di sangue aristocratico. Clifford, in seguito ferito al fronte e paralizzato e impotente, va a stabilirsi assieme alla moglie nella dimora di campagna di famiglia. Divenuto scrittore di successo egli dividerà, per forza di cose, un'esistenza puramente spirituale con Connie. Ben presto la donna diviene l'amante di Michaelis, un commediografo, ma la relazione termina ed ella, rimasta sola, finisce per diventare l'amante del guardiacaccia Mellors. Rimasta incinta di lui, i due andranno a vivere in una piccola fattoria, ricostruendosi una vita.

Vale intanto la pena di sottolineare alcune curiose analogie con Fiesta, di Ernest Hemingway. Diverse sul piano dello stile, le due opere risentono di quella particolare atmosfera che caratterizzò la «generazione perduta» del primo dopoguerra. In comune c'è l'epoca della pubblicazione (1928, il lavoro di Lawrence, 1926, quello di Hemingway), nonché delle affinità ideologiche e tematiche. Sicuramente gli autori non furono guerrafondai nessuno dei due, e Lawrence in particolare subì conseguenze restrittive circa la libertà personale per il suo pacifismo e per tutta la durata del conflitto a lui e alla moglie vennero ritirati i passaporti (e ciò rende ancora più problematica la collocazione «politica» dello scrittore). Ancora, comuni sono le spaventose eredità della guerra che affliggono i protagonisti maschili i quali mutilati orrendamente, non riescono ad avere una pienezza di vita mentre le due eroine, pur diverse psicologicamente, rappresentano due tipi di donna nuova, coscienti prima di tutto sul piano sessuale, due simboli del risveglio culturale e sociale, non solo femminile, degli anni Venti e assolutamente atipiche rispetto alle convenzioni piccolo-borghesi del tempo. Le due donne rifiutano di essere collocate nel ruolo della lady, e se la protagonista di Fiesta fa dell'ironia la sua arma d'offesa, quella di Lawrence si emancipa grazie al sesso.

L'amante di Lady Chatterley si discosta da opere precedenti dello stesso genere come la Verga di Aronne o II Serpente Piumato o Kangaroo, viziate secondo alcuni da frettolosità e mancanza di eleganza formale, e vi emerge in particolare un'interessante analisi dell'omosessualità maschile quale soluzione alla crisi dei rapporti tra sessi diversi. Di certo l'opera si colloca nella scia di Donne innamorate, di cui venne considerata il seguito per reinnestarsi nel filone «industrialista» della prima produzione. Ma tale ambientazione resta sullo sfondo, e i due protagonisti Connie e Mellors non ne sono toccati più di tanto. Opera che possiede tra le migliori pagine di critica alla società moderna, vi affiora a tratti (ma la contraddizione non dovrebbe più sorprendere) una sorta di orrore per il popolo. Ma è pur sempre nel popolo, e in Mellors che lo rappresenta, che risiede l'avvenire. Romanzo emblematico della personalità di Lawrence per gli opposti giudizi che suscita, per Gelli L'Amante di Lady Chatterley è «uno dei libri meno interessanti», nel quale l'autore avrebbe perseguito una «sistematica riduzione di ogni problema inerente a quello erotico». Rispetto ai sopra citati La Verga di Aronne o Kangaroo o a Donne innamorate sarebbe di gran lunga meno riuscito in quanto in questi ultimi è meglio resa la complessità dell'esistenza non solo dal punto di vista escludentemente sessuale da «teologia fallica», ma colta in tutte le sfaccettature, politiche e sociali.

Ma è così scandaloso il romanzo ? Come sempre in questi casi, un lettore contemporaneo rimarrebbe deluso. Analizziamo qualche passaggio e qualche esempio di quel famoso linguaggio «a quattro lettere» che causò tanti travagli allo scrittore:

Anche lui era denudato sul davanti e lei sentì il contatto della carne nuda quando entrò dentro di lei, turgido e vibrante. Poi quando incominciò a muoversi, nell'improvviso e inevitabile orgasmo, si risvegliarono in lei spirali di nuovi e strani fremiti (Cap. decimo).

E dolcemente, con quella meravigliosa carezza della sua mano animata da un desiderio puro e tenero, dolcemente le accarezzò i fianchi vellutati, giù, giù, tra le calde natiche, sempre più vicino alla parte sensibile di lei (Cap. dodicesimo).

E solo adesso Connie si rese conto della piccola reticenza da bocciolo del pene e della sua tenerezza, e un gridolino di meraviglia e di dolore le scappò di nuovo, il suo cuore di donna stava esternando il suo sgomento di fronte alla tenera fragilità di quello che era stato potenza, (ibìd.)

Ma tant'è. Non c'è bisogno di pensare agli scandali di certe star contemporanee per affermare quanto questo tipo di «oscenità» oggi risulti curiosamente innocua ed esplosiva al tempo stesso. Henry Miller ai suoi tempi si era spinto molto più in là ma nell'epoca del sesso virtuale e della pornografia dilagante, ci si accorge all'improvviso che il vero erotismo non sta nella cruda rappresentazione ma nell'allusione. «L'immaginazione sarà pagana ma non è mai perversa» ci dice Cecchi. Era questo, probabilmente, il vero scandalo di Lawrence, perché più che descrivere egli allude; direi che è più preso dalla preoccupazione di indurre a pensieri «peccaminosi» che da quella di tutto mostrare come in una specie di trattato ginecologico. Come ancora afferma Cecchi, «le lunghe descrizioni dei baci, degli amplessi e dei notturni (...) si sforzano di concretare qualche cosa come un'intimazione panica, un senso di comunione cosmica e di liberazione morale». Ma è nel complesso della produzione che andrebbe giudicato il romanzo, perché ogni suo singolo lavoro esprime una parte di un unico tutto. Vivo Lawrence, egli non fu compreso, e la continua contraddittorietà dell'opera e dei giudizi esprimono appieno la sua ambivalente complessità. Lawrence non suscitò solo scandalo morale ma sociale e in generale, culturale. F. R. Leavis sosteneva di Figli e Amanti che è difficile leggerlo fino infondo, ma oggi quel libro si legge nelle scuole di Inghilterra. «Ogni autore, per quanto grande, e nello stesso tempo originale, ha avuto il compito di creare il gusto con cui deve essere gustato», diceva Wordsworth. I primi libri di Lawrence sconcertarono quanto gli ultimi, quelli sul sesso, appunto. Era lo «spirito» come afferma Beai, a «sconcertare». Ciò che va ribadito è che mai, in ogni epoca e ogni luogo, la censura ha mai funzionato. Ma per questo già si prospettano vecchi-nuovi, inquietanti scenari.

Vanni De Simone

Nota del traduttore

I dialoghi in cui l'autore usa il dialetto sono stati tradotti in italiano essendo impossibile renderli con uno dei nostri dialetti.

L'amante di Lady Chatterley

Capitolo primo

La nostra è un'epoca essenzialmente tragica, perciò ci rifiutiamo di viverla tragicamente. C'è stato un cataclisma, siamo tra le rovine, incominciamo a costruire nuovi piccoli habitat, ad avere nuove piccole speranze. È un lavoro piuttosto duro; adesso non ci sono strade scorrevoli che portano al futuro: bisogna scavalcare gli ostacoli o aggirarli. Dobbiamo vivere, non importa quanti cieli ci siano crollati addosso.

Questa era più o meno la situazione di Constance Chatterley. La guerra le aveva fatto crollare il cielo in testa. E aveva capito che bisogna vivere e imparare.

Aveva sposato Clifford Chatterley nel 1917, mentre era a casa per un mese di licenza. Dopo una luna di miele di un mese, Clifford tornò nelle Fiandre e sei mesi dopo fu di nuovo imbarcato per l'Inghilterra, più o meno a pezzi. Constance, sua moglie, aveva allora ventitre anni e lui ventinove.

Il suo attaccamento alla vita fu meraviglioso. Non morì, e quei pezzi sembrarono saldarsi nuovamente insieme. Per due anni rimase nelle mani dei dottori. Poi lo dichiararono guarito e poté ritornare alla vita, paralizzato dalle anche in giù, per sempre.

Questo accadde nel 1920. Clifford e Constance ritornarono a Wragby Hall, residenza di famiglia di Clifford. Suo padre era morto e così adesso Clifford era baronetto, Sir Clifford, e Constance, Lady Chatterley. Incominciarono la loro nuova vita di coppia nella casa quasi abbandonata dei Chatterley con una rendita piuttosto inadeguata. Clifford aveva una sorella, che però se n'era andata. Altri parenti prossimi non ne aveva. Suo fratello maggiore era morto in guerra. Storpiato per sempre, sapendo di non potere avere figli, Clifford tornò nei fumosi Midlands per tenere in vita, finché poteva, il nome dei Chatterley.

Non era propriamente disperato. Si poteva muovere da solo su una sedia a rotelle. Aveva una sedia a rotelle con un piccolo motorino che gli permetteva di girellare per il giardino e per il bel parco melanconico, di cui era davvero orgoglioso, anche se non lo dava a vedere.

Aveva sofferto tanto, che la sua capacità di soffrire, l'aveva, fino a un certo punto, abbandonato. Era rimasto stranamente vivo e cordiale, quasi gioioso, col viso colorito e pieno di salute e quegli occhi azzurro chiari, così vivi e provocanti. Aveva spalle larghe e forti, mani vigorose. Portava abiti costosi ed eleganti cravatte comprate a Bond Street. Tuttavia gli si vedeva lo stesso in viso lo sguardo vagamente assente e guardingo dello storpio.

Era stato così vicino a perdere la vita che quella che gli rimaneva gli era meravigliosamente preziosa. Era ovvio dalla viva inquietudine dei suoi occhi che fosse fiero, dopo la grande paura, di essere vivo. Ma ne era stato così colpito, che qualcosa dentro di lui era morto, parte della sua sensibilità svanita. Aveva un non so che d'inanimato.

Constance, sua moglie, era una ragazza dall'aspetto colorito e campagnolo, con soffici capelli castani e un corpo sodo, dai movimenti lenti, carichi d'inusuale energia. Aveva grandi occhi colmi di stupore, una voce dolce e sembrava essere appena arrivata dal paesello natio. Ma era solo un'impressione. Suo padre era il vecchio Sir Malcom Reid, membro dell'Accademia Reale, un tempo molto conosciuto. Sua madre era appartenuta alla colta società dei Fabiani, nei bei giorni un po' preraffaelliti del passato. Tra artisti e colti socialisti, Constance e sua sorella Hilda avevano avuto quella che si potrebbe definire un'educazione esteticamente non convenzionale. Erano state portate a Parigi, Firenze e Roma per respirare l'atmosfera dell'arte e anche all'Aia e Berlino, ai grandi congressi socialisti, dove gli oratori parlavano tutte le lingue del mondo civile e nessuno era mai a disagio.

Le due ragazze, perciò, fin dall'infanzia si mossero senza imbarazzo tra arte e ideali politici. Era la loro atmosfera naturale. Erano allo stesso tempo cosmopolite e provinciali, di quel provincialismo cosmopolita dell'arte che s'accompagna ai puri ideali sociali.

Erano state mandate a Dresda all'età di quindici anni, per studiare, tra le altre cose, musica. E si erano divertite là. Vivevano liberamente tra gli studenti, discutevano con gli uomini di filosofia, sociologia e d'arte, valevano quanto gli uomini, anzi di più, perché erano donne. E vagavano per i boschi in compagnia di giovani aitanti con la chitarra a tracolla, tueng-tueng! Cantavano le arie di Wandervogel ed erano libere. Libere! Quella era la parola magica, andavano per il mondo, vagavano per i boschi all'alba, in compagnia di giovani gagliardi dalla voce splendida, libere di fare quello che volevano, e, soprattutto, di dire quello che volevano. Era la discussione che importava su tutto, lo scambio appassionato d'idee. L'amore era solo un accessorio.

Sia Hilda che Constance avevano avuto le loro prime timide storie d'amore a diciotto anni. I giovani con cui così appassionatamente chiacchieravano, cantavano e sostavano in gran libertà sotto gli alberi, volevano, naturalmente, un rapporto amoroso. Le ragazze erano restie, ma ne parlarono tanto che alla fine diventò importante. E gli uomini erano così umili e imploranti. Perché una ragazza non poteva essere regale, e fare dono di se stessa?

Così avevano fatto dono di loro stesse, ognuna al giovane con cui aveva discusso gli argomenti più intimi e sottili. Gli argomenti, le discussioni erano tutto: fare all'amore era solo una specie di regressione primitiva e, in parte, una reazione. Dopo erano un po' meno innamorate del giovane, e un po' inclini a detestarlo, come se avesse violato la loro intimità e la loro libertà interiore. Perché, naturalmente, per una ragazza la dignità e il significato della vita consisteva nel compimento di un'assoluta, pura, perfetta e nobile verità. Che altro significato c'era nella vita di una ragazza? Liberarsi dai vecchi e sordidi rapporti di sottomissione.

E tuttavia si poteva sentimentalizzarla, questa questione del sesso, che era una delle sottomissioni più antiche e sordide. I poeti che la glorificavano erano per la maggior parte uomini. Le donne avevano sempre saputo che c'era qualcosa di meglio, qualcosa di più alto. E adesso lo sapevano con più precisione che mai. La bella e pura libertà della donna era infinitamente più meravigliosa di ogni rapporto sessuale. L'unico sfortunato inconveniente era che, su questo argomento, gli uomini arrancavano molto distanti alle spalle delle donne. Insistevano sul sesso come cani in calore.

E la donna doveva cedere. L'uomo era come un bambino pieno d'appetiti. La donna doveva dargli quello che voleva, oppure come un bambino, lui sarebbe diventato insopportabile, se ne sarebbe andato e avrebbe rovinato quello che era un rapporto molto piacevole. La donna poteva darsi a un uomo senza dargli la libertà interiore. È questo che i poeti e quelli che parlavano di sesso non sembravano aver tenuto abbastanza in considerazione. Una donna poteva prendere un uomo senza concedersi in realtà. Di certo poteva prenderlo senza darsi in suo potere. Anzi poteva usare il sesso per dominarlo. Perché lei doveva semplicemente trattenersi durante il rapporto sessuale, lasciare che lui finisse e si esaurisse senza arrivare lei stessa allo spasimo per poi prolungare l'amplesso e raggiungere l'orgasmo con l'uomo ormai ridotto a mero strumento.

Entrambe le sorelle avevano già sperimentato l'amore quando furono fatte tornare a casa per l'inizio della guerra. Per innamorarsi d'un uomo dovevano essergli verbalmente vicine, cioè dovevano trovare un profondo interesse nel parlare. Lo straordinario, profondo, incredibile interesse che c'era nel conversare con passione per ore e ore, continuando il giorno dopo e ancora il seguente, per mesi, con un giovane veramente intelligente... non l'avrebbero mai potuto immaginare prima di sperimentarlo. La promessa paradisiaca: Tu avrai un uomo con cui parlare! non era mai stata espressa. Fu mantenuta prima che comprendessero di che promessa si trattasse.

E se dopo l'intimità provocata da queste vivide e illuminanti discussioni, il sesso diventava più o meno inevitabile, ebbene pazienza. Contrassegnava la fine di un capitolo. Aveva anche un fascino tutto suo: una strana fascinosa vibrazione all'interno del corpo, uno spasmo finale di autoaffermazione, di un'ultima appassionata parola, molto simile alla fila d'asterischi che si mettono per indicare la fine di un paragrafo e un'interruzione dell'argomento.

Quando le ragazze tornarono a casa durante le vacanze estive del 1913, quando Hilda aveva vent'anni e Constance diciotto, il padre s'accorse con chiarezza che avevano sperimentato l'amore.

L'amour avait passe par là, come aveva detto qualcuno. Ma era un uomo che aveva vissuto e lasciò che la vita facesse il suo corso. Per quanto riguarda la madre, una malata di nervi durante gli ultimi mesi di vita, voleva solo che le figlie fossero «libere» e che si «realizzassero». Lei non aveva potuto farlo, le era stato negato. Solo il cielo sa perché, visto che era una donna economicamente indipendente e che sapeva il fatto suo. Dava la colpa a suo marito. Ma a dire il vero, la colpa stava in un residuo d'autoritarismo subìto che non riusciva a scrollarsi di dosso. Non aveva niente a che fare con Sir Malcom, che lasciava la moglie, nervosamente ostile e recalcitrante, libera di comandare in casa mentre lui si faceva i fatti suoi.

Così le ragazze furono libere, e tornarono a Dresda, alla loro musica, all'università e ai loro amori. Amavano i loro rispettivi compagni e ne erano ricambiate con tutta la passione dell'affinità intellettuale. Tutte le bellissime cose che questi giovani pensavano, esprimevano e scrivevano, venivano pensate, scritte ed espresse per le loro compagne. L'amico di Connie era un appassionato di musica e quello di Hilda di meccanica. Vivevano totalmente per le loro compagne. Nelle loro menti e nel loro eccitamento spirituale, intendo dire. In qualche altra parte trovavano una certa resistenza, ma non se ne rendevano conto.

Era ovvio che l'amore era passato anche in loro, l'esperienza fisica dell'amore, intendo dire. È curiosa la sottile ma innegabile trasformazione che avviene negli uomini e nelle donne. Queste ultime si fanno più floride, più raffinatamente formose, le asperità giovanili si addolciscono, assumono un'espressione ansiosa e trionfante. Gli uomini diventano più tranquilli, più posati, la forma delle natiche e delle spalle si fa meno decisa, più esitante.

Nel brivido causato dentro il loro corpo dal rapporto sessuale, le due sorelle caddero quasi in preda allo strano potere maschile. Ma si ripresero rapidamente, considerarono quel brivido sessuale una sensazione, e rimasero libere. Invece gli uomini, grati alle loro donne per l'esperienza sessuale, si lasciarono prendere l'anima. E poi sembrarono come chi ha perso uno scellino e ritrova sei penny. L'amante di Connie tendeva alla musoneria e quello di Hilda al sarcasmo. Ma è così che sono gli uomini! Ingrati e mai soddisfatti. Quando li respingi ti odiano perché li respingi; e quando li vuoi ti odiano lo stesso, per qualche altra ragione. Oppure senza nessuna ragione, solo perché sono come bambini capricciosi, mai soddisfatti, qualunque cosa ottengano, e per quanto una donna possa fare.

Poi, scoppiò la guerra, Hilda e Connie furono fatte tornare in fretta a casa dove erano già state in maggio per i funerali della madre. Prima del Natale del 1914 i loro giovani amici tedeschi erano morti: le due sorelle li piansero e li amarono appassionatamente, ma nell'animo li dimenticarono. Non esistevano più.

Entrambe le sorelle vivevano nella casa del padre, anzi della madre, a Kensington, e frequentavano il giovane gruppo di Cambridge, il gruppo che si dichiarava per la «libertà», per i pantaloni e le camicie di flanella aperte sul collo, per una specie di ben educata anarchia sentimentale, per un tono di voce basso e bisbigliato e un modo di comportarsi ultrasensibile. Hilda, però, improvvisamente sposò un uomo più vecchio di lei di dieci anni, un membro più anziano di quello stesso gruppo di Cambridge, un uomo con un discreto patrimonio, e un lavoro ben retribuito per il Governo e poco impegnativo: scriveva inoltre saggi di filosofia. Hilda andò a vivere con lui in una piccola casa a Westminster, e frequentò quel mondo fatto di gente che lavora per il governo e che non è in cima alla scala ma è, o vorrebbe essere, il vero potere intelligente della Nazione; gente che sa di cosa parla o che parla come se lo sapesse.

Connie fece un piccolo lavoretto di guerra e s'associò agli intransigenti portatori di pantaloni di flanella di Cambridge, che sino a nuovo ordine, si beffavano di tutto. Il suo «amico» era un certo Clifford Chatterley, un ragazzo di ventidue anni, che era ritornato in fretta da Bonn, dove studiava la tecnica dell'industria mineraria. Aveva passato in precedenza due anni a Cambridge. Adesso era diventato primo luogotenente in un elegante reggimento e così, in uniforme, poteva con più comodo beffarsi di tutto.

Clifford Chatterley era socialmente superiore a Connie. Connie apparteneva all'intelligenza ricca, ma lui all'aristocrazia. Non all'alta aristocrazia ma sempre aristocrazia. Suo padre era baronetto, e sua madre, morta, figlia di un visconte.

Ma Clifford, per quanto avesse un'educazione migliore di quella di Connie e avesse un rango sociale più elevato, era a suo modo più provinciale e più timido. Egli era a suo agio nel «gran mondo» ristretto dell'aristocrazia terriera, ma era timido e nervoso in quell'altro gran mondo che comprende le vaste orde della piccola e media borghesia e degli stranieri. Se bisogna dire la verità, era un po' spaventato dall'umanità delle classi medie, e degli stranieri di classe inferiore alla sua. Era, in un modo che lo paralizzava, conscio di essere senza difese benché avesse la difesa del privilegio. Cosa curiosa ma caratteristica ai giorni nostri.

Perciò la peculiare dolce sicurezza di una ragazza come Constance Reid l'affascinò. La sentiva, in quel caotico mondo esterno, più padrona di sé di quanto lo fosse lui.

Nondimeno era anche lui un ribelle, si ribellava perfino alla sua stessa classe. O forse ribelle è una parola un po' troppo forte; davvero troppo forte. Si lasciava solamente trasportare dalla generale e popolare ripugnanza dei giovani per le convenzioni e l'autorità costituita. I padri erano ridicoli, in particolar modo il suo che era così ostinato. I governi erano ridicoli, in particolar modo il nostro così incerto e titubante. Gli eserciti erano ridicoli, specialmente i vecchi generali e sopra tutti Kitchner, dalla faccia rubiconda. Perfino la guerra era ridicola, sebbene uccidesse un bel po' di gente.

Insomma tutto era un po' ridicolo, o molto ridicolo: in ogni caso tutto ciò che riguardava l'autorità, che fosse l'esercito, il governo o l'università, era ridicolo al massimo. E le classi dirigenti, per quel tanto che pretendevano di governare, erano anch'esse ridicole. Sir Geoffrey, il padre di Clifford, era immensamente ridicolo nell’abbattere alberi e nello strappare gli uomini dalle sue miniere per scaraventarli in guerra; nel suo essere così innocuo e patriottico; ma, anche, nello spendere denaro per la patria più di quanto ne avesse ricevuto.

Quando Miss Chatterley, Emma, arrivò a Londra dai Midlands per prestare la sua opera come infermiera, si mostrò molto critica, ma con dolcezza, verso Sir Geoffrey e il suo ostinato patriottismo. Herbert, il fratello maggiore ed erede al titolo, ne rideva apertamente, anche se erano suoi gli alberi che venivano abbattuti per costruire trincee. Ma Clifford si limitava a sorridere, un po' a disagio. Tutto era ridicolo, certo. Ma quando il tutto si faceva troppo ridicolo e si trovava ridicoli anche se stessi...? Almeno la gente delle altre classi, come Connie, per esempio, era seria su certe cose. Credeva in qualcosa.

Prendeva abbastanza sul serio i Tommies, la minaccia della coscrizione, la penuria di zucchero e dolci per i bambini. Per tutte queste cose, naturalmente, le autorità erano ridicolmente colpevoli. Ma Clifford non riusciva a prendersela a cuore. Per lui le autorità erano ridicole in se stesse, non per i dolci o i Tommies.

E le autorità si sentivano ridicole, e si comportavano in modo molto ridicolo, e per un po' tutto fu pervaso da una specie di follia. Poi le cose, laggiù, cambiarono e Lloyd George andò a salvare la situazione. E questo superò perfino il ridicolo, i giovani impertinenti smisero di ridere.

Nel 1916 Herbert Chatterley fu ucciso, così Clifford diventò l'erede. Anche questo lo atterrì. L'importanza di essere figlio di Sir Geoffrey e della tenuta di Wragby era così radicata in lui, che non avrebbe mai potuto dimenticarlo. E tuttavia sapeva che anche questo, agli occhi del vasto mondo in ebollizione, era ridicolo. Adesso era l'erede e il responsabile di Wragby. Non era terribile? e anche splendido allo stesso tempo, forse, del tutto assurdo?

Sir Geoffrey non ne voleva sapere di vedere l'assurdità del tutto. Era pallido, teso, ripiegato su se stesso, e ostinatamente determinato a salvare il suo paese e la sua posizione, nonostante Lloyd George o chiunque altro. Era così isolato, così separato dall'Inghilterra che era davvero l'Inghilterra, così totalmente incapace, che pensava bene perfino di Orazio Bottomley. Sir Geoffrey teneva per l'Inghilterra e Lloyd George come i suoi antenati avevano tenuto per l'Inghilterra e San Giorgio: e non seppe mai che c'era una differenza. Così Sir Geoffrey abbatteva alberi e teneva per Lloyd George e l'Inghilterra, l'Inghilterra e Lloyd George.

E voleva che Clifford si sposasse e gli desse un erede. Clifford sentiva che suo padre era disperatamente anacronistico. Ma in cosa era più avanti di suo padre lui, se non per il senso del ridicolo delle cose e del ridicolo magistrale della sua posizione? Perché volente o nolente prendeva il suo titolo e Wragby con la massima serietà.

La guerra aveva perso il suo gioioso eccitamento... morto. Troppi morti e troppo orrore. Un uomo aveva bisogno di sostegno e conforto. Un uomo aveva bisogno di un'ancora a cui attaccarsi. Un uomo aveva bisogno di una moglie.

I Chatterley, due fratelli e una sorella, avevano vissuto curiosamente isolati, rinchiusi insieme a Wragby, malgrado tutte le loro conoscenze. Il senso d'isolamento intensificava i legami familiari, così come il senso della debolezza della loro posizione e la sensazione di essere indifesi, malgrado, o grazie, al titolo e alla terra. Erano separati da quei Midlands industriali in cui passavano la vita. Ed erano separati dalla loro stessa classe per il carattere difficile, chiuso e ostinato di Sir Geoffrey, che loro prendevano in giro, soffrendo, però, se erano gli altri a farlo.

I tre avevano detto che sarebbero vissuti sempre insieme. Ma adesso Herbert era morto e Sir Geoffrey voleva che Clifford si sposasse. Vi aveva appena accennato: parlava molto poco. Ma era difficile per Clifford resistere a quella sua muta, ostinata, insistente volontà.

Ma Emma disse No! Era di dieci anni maggiore di Clifford, e reputava che quel matrimonio sarebbe stata una diserzione e un tradimento verso tutto ciò che i giovani della famiglia si erano promessi.

Clifford sposò Connie lo stesso, e passò con lei un mese di luna di miele. Era il terribile 1917. La loro intimità fu quella di due persone che stanno per affondare sulla stessa nave. Lui era vergine quando si sposò: e il lato sessuale del matrimonio gli interessava poco. Erano molto uniti, indipendentemente dal sesso. E Connie esultò per quella intimità che andava al di là del sesso e al di là della «soddisfazione» dell'uomo. Clifford, in tutti i casi, non sembrava tenere a quella «soddisfazione» quanto sembravano tenerci tanti uomini. No, l'intimità, per lui, era una cosa più profonda, più personale. E il sesso era semplicemente un incidente, o un accessorio, una di quelle curiose e obsolete funzioni organiche che s'ostinavano nella loro grossolanità, ma che non erano più realmente necessarie. Tuttavia Connie voleva dei figli: anche se solo per rafforzare la sua posizione nei confronti della cognata Emma.

Ma all'inizio del 1918 Clifford fu imbarcato per l'Inghilterra a pezzi, e non ci furono figli. E Sir Geoffrey morì di dolore.

Capitolo secondo

Connie e Clifford ritornarono a Wragby nell'autunno del 1920. Miss Chatterley, ancora disgustata per la defezione del fratello, se n'era andata a vivere in un appartamentino a Londra.

Wragby era una vecchia casa lunga

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Recensioni

Cosa pensano gli utenti di L'amante di Lady Chatterley

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Recensioni dei lettori

  • (4/5)
    I am pleased to have read The First Lady Chatterley before reading this third draft of the same novel. The first draft, despite a similar plot, had a completely different feel to it. The emergence of socialism has little importance in Lady Chatterley's Lover, almost as if Lawrence tried to wrench away from political commentary and social change so he could nestle the third draft safely back into its own class. Despite the obviously more vulgar language used in this draft, and the notorious details that led to it being banned for decades, I think this more famous draft suffers if it is not read in the context of the first. Rather than predict the rise of nationalisation and social democracy in Britain, Lawrence's character Mellor (formerly Parkin), instead appears to presage the Great Depression. I can only guess as to the differences in the second draft, but I am curious enough to track it down and find out. As for this novel's notoriety, readers today will be well desensitised to the parts that caused a scandal in the past. I can only imagine Lawrence's shock if he were to experience what is now so passé in our own time. With three D.H. Lawrence novels now under my belt, I will venture to read the rest.
  • (2/5)
    My daughter wanted to read it -- and so I thought I should finally get around to reading it myself first, if only to be able to give her a reasonable heads' up as to the level of sex scene she was getting into.
    After the hype, and the banning, etc., I figured I might be reading a Fanny Hill sort of book. As it turns out, I was not. It was an interesting discussion on class, and women's roles etc. spiced up with a few not very titillating sex scenes.
  • (3/5)
    Finally done!
  • (2/5)
    In vergelijking met de andere werken van Lawrence echt een afknapper, ondanks de taboedoorbreking. Het ligt er te dik op om te shockeren. Wel interessante sociale duiding: een verhouding binnen de eigen klasse is aanvaardbaar, erbuiten niet. Opvallende romantisch accent: afkeer van industrie en teloorgang van de oude wereld.
  • (4/5)
    Considered pornographic at publication, mild by today's standards. Best Lawrence novel I have read.
  • (4/5)
    Clifford Chatterley returns from WW1 wheelchair bound, and with his young wife Connie goes to manage Wragby, the family estate, in an industrial area in the english midlands. While initially happily married, Connie's desire for a child gains tacit approval from the sexless Clifford. An unexpected meeting with the estate's game keeper and the ensuing affair awakens Connie to a sexuality she did not know existed.I did not immediately take to the book, but enjoyed it more once the rythm of the story was established It is certainly easy to understand why it created such a stir when originally published
  • (5/5)
    I heard, it's a book of fame for its sensuality. But in my opinion, rather, it's a book of escaping the despair of the rotten world. Through the world of sensuality, they saw hope.The book starts with rather dismay or low situation, makes you think, the ending has to be lifted up, 'cause the chances are just higher at the other half. Clifford and Connie both were struggling in their settings, or in the chasm between their idealisms and their realities. Both painfully realized how repulsive or disgusting the reality was, both pursuing their ideal "kingdom". Though Clifford started out actively, Connie passively. She was doubting from beginning (not very beginning though, otherwise she wouldn't marry him) that his effort could get him anywhere. At the end, Clifford sank hopelessly in his own helplessness, which was reflected by his strange relationship with Mrs. Bolton. Connie, though, wakened by the ecstasy of sensual world, actively sought after the new relationship between her and Mellors.In one way, Lawrence definitely expressed his view of pure intellectual - cold, dry, lifeless and hopeless - in the character of Clifford, who was intelligent in many ways but totally disconnected from the sensual world, because of his disability. I don't think he meant that a person with disability would lead a lifeless life. He just used Clifford as an experiment to test out his theory, that pure intellectual can't save a wrecked life. Especially, at later part of the book, it described more of Clifford's vacancy of his soul. Like Connie's father said "there is nothing in it". Later he invested his intellectual power into coal mining, despite the success, but it can't even be used to maintain his class "dignity" (What a blow to learn that Connie preferred Mellors to him!)Connie with her instincts, eventually penetrated his intellectual nothingness. Her attitude toward him changed from a little fear and admiration at the beginning to despise and hate at the end. She had much richer world of consciousness than Clifford's, which situated her at superior position at the end (she understood the world of Clifford but not vice versa). The world of consciousness is the spiritual world in my opinion. Though religion wasn't even touched in the whole book. I wonder what was Lawrence's view regarding spiritual and religion.The consciousness of characters in the book was expressed mostly in form of narratives. The narrator penetrated the characters' consciousness in way of omnipotence. The characters themselves sometimes are not even aware of his/her own limitations. This is probably the details I enjoyed the most. The subtleties of every turn of human thoughts, naturally flow with the characters, each in its own cunning way, and inevitable by their circumstances.Example 1:Clifford - "You and I are married, no matter what happens to us, We have the habit of each other. And habit, to my thinking, is more vital than any occasional excitement. The long, slow, enduring thing ...""Connie sat and listened in a sort of wonder, and a sort of fear...The long slow habit of intimacy, formed through years of suffering and patience..."At intellectual level, Clifford probably believed such thing. But at deeper level, he himself was not sure. This was the product of his brain during the moment of its peak performance, which can't be maintained. Connie's reaction was unpredictable, at least to me, until it was spelled out so naturally by the narrator.Example 2:"He thought how handsome she looked, but also he shrank from her...He sat square and well-groomed in his chair, his hair sleek and blond, and his face fresh, his blue eyes pale, and a little prominent, his expression inscrutable, but well-bred. Hilda thought it sulky and stupid, and he waited. He had an air of aplomb, but Hilda didn't care what he had an air of;..."How beautifully the narrator drew the image of Clifford: confident appearance, though low self-esteem inside; longing to impress Hilda, though really afraid to get closer...There were hundreds of these subtle details, sometimes I do feel I had the exactly the same inner workings. Lawrence definitely studied the psychology of his character carefully, since they were so real, and falling to their places so naturally. It was one of the true treasures of the book.Mellors had a pessimistic view of the world through his own sufferings. Connie had an apparent optimistic view of the new relationship. Conflicts would be inevitable, but they were no longer Lawrence's concern. His job was done: raising their hopes. If that hope is another illusion, or isn't strong enough to uphold life's many tragedies, then that's up to other authors to prove or disprove it.But how did the sensual experience change Connie's perspective of life? I still don't have a convincing answer. The best I can get is: people's warmheartedness is just appearance, when relationship is getting closer, more and more ugliness would sink any naively conceived relation-ship, then how do you know the true noble heart? the warmhearted to the core? I guess, through the most intimate act - sex.
  • (3/5)
    I did not approve of the morals of the characters in the book.
  • (4/5)
    I am shocked that I enjoyed this. My father - a non-reader - always held DH Lawrence as his standard for unreadable books. While I certainly love reading more than him, I tend to agree with his assessments to a less passionate degree (writes he says aren't half bad, I love, writers he's dislikes, I enjoy, writers he hates, I dislike, etc.). I really liked this though. It felt so oddly anachronistic - like a modern author *trying* to write a regency-era romance - it created a pleasantly jarring experience. I was so confused the first few scenes - I couldn't fathom when this book took place or was written. I was shocked to find it was in the early days of the Depression.
  • (3/5)
    I picked it up because I was curious to see what one of the so-called sexiest books ever could have going on with it. I was more impressed with the actual story than I was with the sex. It had an excellent running commentary about the destruction of tradition and humanity through industrialization.
  • (4/5)
    I really enjoyed this book. It wasn't what I was expecting at all. Obviously the book has a reputation, which is why I wanted to read it, to see what all the fuss was about. But it's not as scandalous as it's made out to be, not by today's standards anyway.The story is a bit of a cliche now, lady of the house is bored with married life so has an affair with a servant. But I could put up with that because this book is beautifully written.I enjoyed reading the political opinions of the characters, even though I didn't understand a few things they mentioned. I also really enjoyed seeing the relationship of Connie and Mellors develop. It was really easy to get sucked into the characters' minds and understand how they were feeling.
  • (3/5)
    don't quite know what lawrence was trying to do. ok story but not presented in a very interesting way.
  • (5/5)
    I remember attempting to read this book when I was about 20, I thought it was the most depressing thing and I abandoned it completely. However I re-read this book recently, and now consider it a masterpiece. What I find so fascinating about this book now is the view that romantic love and sexuality are intrinsically linked; that love is felt within physical embodiment, that feelings are generated from and by the body. The character of Clifford Chatterley appears to be symbolic of a man divorced from his own body on many levels. He represents a de-sexualisation of the male body by the war and disability. But he also represents a mind/body split via intellectual disembodiment. The emotional and sexual nothingness of Clifford Chatterley seems to infect Constance with depression. She then finds self-discovery and expression through her affair with Mellors, and through a connection with nature. I think that the contrast between Constance and Chatterley teases out larger dichotomies and tensions between the personal and social/political spheres. I suppose in the character of Mellors, Lawrence was trying to define a sort of archetypal male. However I’m not sure that Lawrence quite gets that right. I don’t believe in a post-feminist era, that Mellors appears in a good light, nor do I agree with Constance’s acceptance of the very little he offers her in terms of emotional support or responsibility.There’s a lot more that can be said about this book, it’s incredibly rich. It is of course remembered for the controversy it inspired, and by today’s standards, the content of the novel is pretty tame. What I find still so fresh and remarkable is how brave this is in its attempt to understand the sexualisation of romantic love. I think it’s a remarkable attempt by Lawrence to understand a subject so mysterious and yet so embedded and fundamental to the human condition.
  • (3/5)
     This one was alright. I don't think there's a ton that's memorable aside from it being considered 'racy,' but it's DH Lawrence, so. It's not one that I'll likely reread again.
  • (3/5)
    Lady Chatterley's Lover🍒🍒🍒
    By DH Lawrence
    1928

    Constance Chatterley is trapped in an unfulfilling marriage to a rich aristocrat whose war wounds have left him paralyzed and impotent. After a brief sexual affair, she becomes involved with the gamekeeper on the family estate. Oliver Mellors, the composite opposite of her husband, is unfulfilled as well by his wife Bertha, whose method of punishment is to withhold any intimacy. Their relationship develops as Constance begins to use Olivers shed as a sort of retreat. The curiosity and eventual lust grow and develop and soon they are intimately involved. First as a need, then a desire. This is the story of their intimate and beautiful relationship, and an example of this books premise: individual rejuvenation through love and personal relationships.
    This book brought to mind, for me anyway, how we define love. What it is...what is means....how it's shared. What is the meaning of adultery...is it more than sex?
    Masterful....intense.....a classic.....
  • (2/5)
    Oh boy. More sex and mildly interesting musings on society. I've read fanfiction with better sex in it. I kept chuckling at the penis nicknaming.
  • (4/5)
     This wasn't quite what I expected. It is certainly difficult to see what made it quite so controversial when first published; the sex is by no means explicit and is dealt with briefly. Maybe the fact the lady of the house had an affair with the gamekeeper worried the solid men who argued against it...



    I thought it was a good read, as the characters evolve throughout the book. Connie grows as Clifford withdraws from her and life. The whole thing balances on several axes.
  • (4/5)
    This is a well written book. The characters are believable and the story line is logical. I would be surprised if the events were not based on a real story. The discussions include opinions on society, happiness, pain, the future, and the relations of men and women including sex. I think the frankness is refreshing and is to be commended. I recommend the book but the timid or prudish need not bother.
  • (3/5)
    Wanted to see what all the excitement was about, I found out. I had a back and forth experience with this book, wanting to just finish it to wanting to see what would happen next. It was ho hum from on the sexual narrative at first but it turned into one of the racier novels I have read. But then again I don't read a lot of novels. But for its time, 1928, even in the jazz age it had to be simply sensational, and certainly labeled as pornography.Aside from the sexual side the story itself had a few messages to deliver also. Lawrence seemed to want to say a lot about the classes and aspects of socialism. The ending came rather abrupt and made me wanting to know more about how things turned out. But alas, no sequel to ruin those things.
  • (2/5)
    I read this for the 1001 books to read before you die group challenge. The book was known for it's discussions on class systems and social conflict, and not to forget the challenge on censorship. But despite all that I just couldn't find myself liking this one that much.
  • (4/5)
    At the start I thought, I'm not going to finish this, as I found the story quite slow moving. I'm glad I persevered, and although by today's standards it wouldn't be on a Banned Books List, I can see why it was at the time of publication. This is my first experience of D.H. Lawrence and his writing style slowly grew on me, so much so that by the end I had settled into and enjoyed the slow pace, the characters and the look back at his time and place. It's very well written and I could easily sympathise with all the characters, and appreciate the way they each found themselves trapped.
  • (3/5)
    D.H. Lawrence is such an interesting writer that even his failures are worth reading, and Lady Chatterley’s Lover is a bit of a failure. Today, with virulent pornography always a click away, I expected the famous sexy bits of this book to lose their shock, but I did not expect them to be comic. Yet they were, unless you do not find tropes such as “mound of Venus” rather funny. Still, these howlers came as a relief, because Lady Chatterley’s Lover is starkly humorless. Whether describing the miasma of industrialization or the rapacious drive of the clitoris, D.H. Lawrence is in deadly earnest. He shouts from the pulpit, and righteousness can never afford much laughter. So why read it? First and least, the text is an historical landmark in development of the English novel, both for it’s famous sexual content and the even more famous censorship battles it inspired. But historical landmarks are often bores to read, and Lady Chatterley Lover, for all it’s flaws, still engages. Much of it’s allure stems from the profound and maverick strangeness of the author’s mind. By the time Lady was written, decrying the evils of industrialization was common practice. But Lawrence surpassed all his peers in pure rage. Unlike the well-to-do members of the Bloomsbury group, Lawrence was a coalminer’s son who personally witnessed the mines physically and mentally cripple the community of his childhood. Add to this fact his atavistic love of nature, rarely shared by his modernist colleagues, and imagine him watching factories level the forests and pollute the air. It was a shock to me to discover that a seemingly erotic novel turned out so unconditionally angry. And this anger explains in part why Lady still has an edge; the sex may seem silly and tame, but the molten rage beneath it continues to unnerve. Much to his credit, Lawrence did not merely condemn industrial society, he proposed an alternative. Now, his solution, taken in the extreme manner in which he believed in it, is where the book shows its age. “Organic Fucking” is the best summary I can give his vision of redemption. It is the fierce ancestor of the milk toast “Make Love Not War” ethos of the 1960s. “Mound of Venus” references aside, I believe Lawrence would ultimately reject the willed naiveté of the hippy movement; he was too discerning, too acquainted with struggle and sacrifice, to merely hold up the flower and bliss out. But both Lawrence and the flower children drew on adolescent fantasies in order to overthrow grim realities. Like all utopian visions, it ultimately failed. Lawrence shares this fate with another articulate and outraged enemy of industrialization, John Ruskin. Yet while their respective solutions failed, Lawrence and Ruskin’s fiery salvos against modernity cannot be easily dismissed, nor can their willingness, at great personal sacrifice, to try and build a better world than the one they saw around them. But Lawrence’s fighting spirit does not mark the beginning and end of his appeal. While even in his more successful works his writing is uneven, with clods of purple pose choking the flow of the page, at is best it is nigh perfect: sensuous yet limpid, reaching depths of emotion that seldom surface on the cool waters of English prose. At times he manages to combine dazzling complexity of language with a irresistible primitivism of feeling, like a frightening ancient and barbaric statue wrapped in exquisite lace. Once more, his insight into the relationships of men and women are unsurpassed in all of English literature. No one has written on that ancient subject with such honesty, observation, and intelligence. And this is the real reason that I still enjoy Lawrence, for all of his flaws. As I write this I have been married to a woman for five years, and I hope for many years to come. Lawrence helps me make sense, and ultimately helps me better appreciate, this wonderful, frightening, protean, beloved, despairing, baffling, joyous, mercurial bond that is a cornerstone of my life.
  • (4/5)


    So this book I loved at first, then it got rather dry and depressing in the middle, but the end makes up for it.
    At first I loved Connie for being a sort of modern, uninhibited, sexually-aware woman. And then she got besotted with Mellors and I was angry at her because she wasn't modern and free at all, and Mellors didn't seem to be anything special as a man. but in the end you do see them as a nation unto themselves, seeing their sad industrial world for what it is and living for love anyway.
    Mellors final letter, which ends the book, is enough to merit 4 stars on its own.

    I did a lot of underlining in here, because despite my annoyance with the characters, Lawrence says very beautiful and true things through them. I recommend this.
  • (4/5)
    Constance Chatterley has entered in a traditional marriage with Clifford Chatterley, a minor nobleman. But her life is turned around when her husband returns from the war paralyzed from the waist down and impotent. Her role in her young marriage shifts to being a caregiver for her demanding husband. She finds comfort from a dreary existence in an affair with the estate’s game keeper. My preconceived ideas about this book is that it is famous and interesting because of the explicit sexual content but there isn’t much more beyond that. Boy, was I wrong. The book is very explicit which caused it to be banned for many years (and continues to be listed on man banned book lists). But although the mechanics of sex is described, it didn’t come across as pornographic. The writing isn’t steamy and doesn’t seem to be written with an erotic intent. I was also surprised by how good the story was. The big taboo for Constance Chatterley isn’t that she is having an affair and cheating on her invalid husband, but that she has chosen someone who belongs to a much lower class.Very interesting story – worth the read!
  • (4/5)
    I am thrilled that I finally got a chance to read this book. I have heard many mixed reviews over the years, some appalled at the language the author uses, some at the um, expressiveness & offensiveness of his terminology, & some about how dry some of the book is compared to the more intimate scenes.I found it to be charming, even if some of the vernacular writing of how the Derbyshire accent is written, & I too found myself skimming the dryer parts. I was quite surprised at the terminology used, & the expressiveness of the intimate scenarios between Connie & Mellors. For the time in which it was written, it's quite "racy", although quite tame by today's steamy standards!There's a reason this classic has stood the test of time :)
  • (5/5)
    The quintessential banned book and more brilliant, warm, tragic and beautiful for being so. A landmark in English literature.
  • (5/5)
    I'm a babe in the world of D.H. Lawrence. I was assigned Lady Chatterley's Lover as a college assignment in Brit Lit 203. I read the Cliff Notes. I got a B-minus in the course. And that was forty years ago.Yes, I was the guy who never showed for morning classes, and closed the student pub. And at times, I was even the night watchman. So it should come as no surprise that when I finally got around to reading the book, last week, it was already the next century . A bit late. But better than never. Maybe even a form of a haute snobisme, my preferring to read dead authors AND be taught by dead professors?But now at least I have an authentic and passionate opinion on the novel. D.H.Lawrence's Lady Chatterley's Lover is punk rock, in the finest sense. Sex pistols indeed. Anarchy in the UK - turn it up!. The book had me, using just three power chords: the conflict between classes, the barriers to sexual honesty, and the profound exploitation of the environment by capitalism.These were issues, for Lawrence, in England after the Great War of 1914. They remain issues world-wide to this day. Lawrence, speaking sometimes through the character of Mellors, and sometimes through Lady Chatterley, is prophetic in his pessimism. The gap between the rich and the poor, the powerful and the powerless, has not been addressed by a rise in the overall standard of living in the West. Global consumerism is laying waste to the Arctic, Africa and the Amazon. And, ironically, enormous technical advances in communications media, have only added barriers to honest conversation. Like OMG how much of yourself should you reveal if it might be texted, myspaced, youtubed and there for all, on Google, in perpetuity?It's hard not to love this novel for its underlying courage and outrage. And, its wit. I'm glad I never read it until 2008. In 1968, all my peers were rebelling, each to his or her own banner. Lawrence would have elicited a "So?" from me then. Now, many of my peers drive SUVs, live in McMansions, vote Republican, and kow-tow to evangelicals. Now I understand better, what a rare and brave cri de coeur this novel is.
  • (4/5)
    I really loved this book, although it's been years since I read it. I loved the romance and the setting. Risky for it's time, the subject of sexual incompatibility was addressed and the need for a healthy marital realtionship, something polite society did not "talk about" when if first published. I'm glad it survived being banned in so many places and can be read with better thought and tolerance today. This aside, it's a lovely story and a beautiful read....very romantic.
  • (4/5)
    Sir Clifford Chatterley (partially a self-portrait of author D.H. Lawrence) is a frustrated writer who thinks he knows Everything about Everything, but he is actually an embittered and impotent World War I veteran suffering from PTSD. His wife Connie finds solace in his gamekeeper's hut and in the gamekeeper's bed, discovering The Joy of Sex decades before Alex Comfort coined the term.Here, the prose of Lawrence is occasionally purple, it is occasionally profane, it is occasionally full of nearly incomprehensible dialect. But it's never dull. However, if you laugh whenever you see the words "loins" or "bowels" in connection with human intercourse, you might want to avoid this book!!!
  • (3/5)
    Wasn't impressed at all. I think I read it expecting really salacious stuff, and was completely blind to its qualities. So I'm due for a re-read.