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L'importanza di essere onesto - Il ventaglio di Lady Windermere - Una donna senza importanza - Un marito ideale
L'importanza di essere onesto - Il ventaglio di Lady Windermere - Una donna senza importanza - Un marito ideale
L'importanza di essere onesto - Il ventaglio di Lady Windermere - Una donna senza importanza - Un marito ideale
E-book447 pagine6 ore

L'importanza di essere onesto - Il ventaglio di Lady Windermere - Una donna senza importanza - Un marito ideale

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Info su questo ebook

Introduzione di Masolino d’Amico
Traduzioni di Lucio Chiavarelli, Ginevra Vivante e Aldo Camerino
Edizioni integrali

L’importanza di essere onesto, considerato da molti il capolavoro di Oscar Wilde, debuttò trionfalmente a Londra il 14 febbraio del 1895. Raffinato e provocatorio come sempre, con la storia di Ernesto, dandy conteso da tutte le dame, Wilde stravolge i canoni teatrali dell’epoca, lasciando che la parola predomini sull’azione, ironizzando ferocemente su un mondo in cui la forza degli individui risiede in quello che dicono e non in quello che fanno, nel blasone e non nelle idee. Con gli altri tre testi, conosciuti come «Society Dramas», irrompe sulla scena vittoriana il teatro delle idee e dei problemi sociali. In Il ventaglio di Lady Windermere, la “donna con un passato” nel tentativo di riconquistare una rispettabilità insospettisce la figlia, ignara delle sue origini, e per la quale alla fine si sacrificherà. In Una donna senza importanza, la protagonista è colei che riemerge dal passato quando suo figlio sta per intraprendere una promettente carriera come segretario di un lord, che si rivelerà suo padre, nonché cinico corteggiatore della fidanzata del ragazzo. La madre darà una svolta inattesa alla vicenda. Ne Un marito ideale, una simpatica ladra e ricattatrice ricompare nella vita di un ipocrita lord candidato a diventare ministro, minacciandolo di rivelare un’antica scorrettezza che gli fruttò il suo intero patrimonio.
Oscar Wilde
nacque a Dublino nel 1854. Poeta, romanziere, commediografo, è il più importante scrittore dell’epoca vittoriana. Nel 1895, al culmine della sua fama, venne condannato per omosessualità a due anni di carcere duro. Morì nel 1900. Di Oscar Wilde la Newton Compton ha pubblicato: Poesie e Ballata dal carcere di Reading; L’importanza di essere onesto, Il ventaglio di Lady Windermere - Una donna senza importanza - Un marito ideale; De Profundis e Due lettere al «Daily Chronicle»; Il ritratto di Dorian Gray; Aforismi; Manuale del perfetto impertinente, Tutti i racconti e il volume unico Tutte le opere.
LinguaItaliano
Data di uscita16 dic 2013
ISBN9788854130791
L'importanza di essere onesto - Il ventaglio di Lady Windermere - Una donna senza importanza - Un marito ideale
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Autore

Oscar Wilde

Oscar Wilde (1854–1900) was an Irish playwright, novelist, essayist, and poet. Celebrated on both sides of the Atlantic for his wit, he is rumored to have informed a customs agent upon his arrival in America, “I have nothing to declare but my genius.” Wilde’s health and reputation were destroyed by his imprisonment for “gross indecency” in 1895, and he died in poverty a few years after his release. Today, his only novel, The Picture of Dorian Gray, and his play, The Importance of Being Earnest, are recognized as masterpieces of English literature.  

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    Anteprima del libro

    L'importanza di essere onesto - Il ventaglio di Lady Windermere - Una donna senza importanza - Un marito ideale - Oscar Wilde

    Indice

    Il teatro di Oscar Wilde. Introduzione di Masolino d’Amico

    Nota biobibliografica

    L’IMPORTANZA DI ESSERE ONESTO

    Greenwich. Prefazione di Paolo Nori

    Premessa di Masolino d’Amico

    Nota introduttiva di Paolo Bussagli

    Atto primo

    Atto secondo

    Atto terzo

    Appendice. Scene omesse dalla redazione definitiva

    IL VENTAGLIO DI LADY WINDERMERE

    Nota introduttiva di Lucio Chiavarelli

    Atto primo

    Atto secondo

    Atto terzo

    Atto quarto

    UNA DONNA SENZA IMPORTANZA

    Nota introduttiva di Lucio Chiavarelli

    Atto primo

    Atto secondo

    Atto terzo

    Atto quarto

    UN MARITO IDEALE

    Nota introduttiva di Lucio Chiavarelli

    Atto primo

    Atto secondo

    Atto terzo

    Atto quarto

    99

    Titoli originali: The Importance of Being Earnest, traduzione di Lucio Chiavarelli;

    Lady Windermere’s Fan, traduzione di Ginevra Vivante;

    A Woman of No Importance, traduzione di Aldo Camerino;

    An Ideal Husband, traduzione di Lucio Chiavarelli

    Prima edizione ebook: marzo 2011

    © 1994, Newton Compton editori s.r.l.

    Roma, Casella postale 6214

    ISBN 978 - 88- 541- 3079- 1

    www.newtoncompton.com

    Edizione elettronica realizzata da Gag srl

    Oscar Wilde

    L’importanza di essere onesto

    Il ventaglio

    di Lady Windermere

    Una donna senza importanza

    Un marito ideale

    Introduzione di Masolino d’Amico

    Premesse di Paolo Bussagli, Lucio Chiavarelli e Paolo Nori

    Newton Compton editori

    Il teatro di Oscar Wilde

    Quando L’importanza di essere onesto debuttò trionfalmente a Londra il 14 febbraio 1895 Oscar Wilde aveva già scritto per il palcoscenico sei testi, e altri due ne aveva in cantiere. Delle sei opere precedenti due, Vera o i Nichilisti (1880) e La duchessa di Padova (1883), appartenenti al suo periodo giovanile, erano state eseguite solo in America. Allestendo Vera nel 1883, un impresario newyorchese aveva pensato di giovarsi della notorietà del giovane Wilde, reduce dal suo lungo e fortunato giro di conferenze negli Stati Uniti, ma il lavoro non piacque e chiuse dopo poche repliche. Sempre durante le conferenze americane, un’attrice di lì, Mary Anderson, aveva inoltre commissionato a Wilde una tragedia, ma quando se la vide arrivare, la rifiutò. La duchessa di Padova andò in scena solo nel 1891, sempre a New York, questa volta con una star di sesso maschile e con il nuovo titolo di Guido Ferranti, rinnovando l’insuccesso di Vera. I due testi appaiono immaturi rispetto alla produzione successiva di Wilde almeno quanto sono dissimili fra loro. Vera, malgrado la presenza di un commentatore che, secondo un procedimento ripreso in seguito da Wilde, pronuncia spiritosi paradossi (alcuni dei quali riutilizzati in seguito), è una commedia romantica o tragicommedia, ambientata nel mondo dei rivoluzionari russi: è un contesto che all’epoca faceva spesso parlare di sé, ma Wilde non sembra averlo esplorato con troppo impegno. Anni dopo l’esteta avrebbe manifestato interesse per l’illustre agitatore russo Petr Kropotkin, esule in Inghilterra (è ricordato in De Profundis, e parte delle sue idee sono riecheggiate nel saggio anarchico «L’anima dell’uomo sotto il socialismo»): in Vera però i cospiratori sono personaggi convenzionali, molto più vicini al mondo improbabile dell’operetta che a quello della letteratura realistica, e la trama pur contenendo qualcosa di fondamentalmente wildiano nel caso di un personaggio che all’improvviso cambia opinione in modo radicale, chiede forse troppo alla credibilità dello spettatore quando propone il caso di un’eroina che all’ultimo momento rinnega per amore la sua fede politica, e si immola per salvare da un attentato il giovane zar di cui si è invaghita. A qualcuno tornerà in mente Rigoletto, e infatti Wilde era stato un attento lettore di Le Roi s’amuse di Victor Hugo, dal quale è tratta l’opera verdiana. Non per nulla echi di questa e di altre tragedie rinascimentali dell’autore dei Miserabili si trovano anche nella Duchessa di Padova, composta nel blank verse di Shakespeare e degli altri grandi drammaturghi elisabettiani, nell’uso del quale Wilde mostra una notevole abilità mimetica unita purtroppo a una sostanziale mancanza di ispirazione e di originalità.

    Ben diversa la qualità dei lavori successivi, scritti dopo un lasso di alcuni anni di grande produttività e maturazione. Fra questi Salomé (1892) costituisce un caso a parte, composta come fu a Parigi (di getto, e lo testimonia un quaderno riempito frettolosamente a matita, oggi alla Fondazione Bodmer di Ginevra) e in francese. Non concepito per la rappresentazione, almeno in origine, il dramma nacque dal desiderio di affidare alla carta uno dei raccontini paradossali, spesso di argomento biblico, che Wilde amava improvvisare per i suoi ascoltatori, rovesciando provocatoriamente una situazione tradizionale (vedi fra i Poemi in prosa, per esempio, la storia del profeta che piange perché pur avendo predicato verità e compiuto miracoli, non è stato crocefisso): qui abbiamo una Salomé ninfetta perversa che chiede la testa di Giovanni non, come vorrebbe la tradizione, dietro istigazione della madre assetata di vendetta, ma solo perché, incapricciata del profeta e da lui respinta, desidera baciarne la bocca. Il personaggio di Salomé aveva affascinato molti decadenti, e le tele del pittore visionario Gustave Moreau con la danza sensuale della principessina, molto ammirate nella Parigi frequentata da Wilde, figuravano in A rebours di J.K. Huysmans, libro di cui Wilde si era nutrito avidamente prima di metterlo in mano al protagonista del Ritratto di Dorian Gray, il quale lo prende a modello di vita. Anche lo stile della prosa di Salomé si ispira alla fine secolo francese, presentando in particolare delle affinità con quello dei drammi del belga Maurice Maeterlinck (Pelleas et Mélisande), vedi il contrasto fra una lingua ostentatamente ingenua, quasi elementare, da esercizio di conversazione (alcuni recensori parlarono di Ollendorf, che era il Baedecker dell’epoca), e una materia, invece, estenuata, corrotta, raffinatissima. La grande attrice Sarah Bernhardt si invaghì del testo e annunciò l’intenzione di interpretarlo a Londra, ma poco prima dell’andata in scena la rappresentazione fu vietata dal censore in base a una legge risalente addirittura al tempo della Riforma protestante, quando per combattere la voga delle sacre rappresentazioni popolari si era vietato di mettere sul palcoscenico personaggi delle Sacre Scritture. Si trattava ovviamente di un cavillo, lo scopo essendo quello di perseguitare il reprobo Wilde, che aveva appena dato scandalo col Ritratto di Dorian Gray. Wilde protestò pubblicamente, fra l’altro minacciando di emigrare definitivamente in Francia e prendere quella cittadinanza, ma non ci fu niente da fare. Salomé fu così allestita per la prima volta solo nel 1896, a Parigi, nel teatro indipendente di A. Lugné-Poë, durante l’incarcerazione di Wilde, al quale l’artista francese intese così rendere omaggio. In precedenza un’edizione a stampa del lavoro, in una traduzione inglese di Lord Alfred Douglas che non piacque all’autore (vedi De Profundis) e con le illustrazioni del giovane genio Aubrey Beardsley, aveva rinnovato un’atmosfera di scandalo intorno a questo testo che Richard Strauss avrebbe musicato integralmente nel 1905, cogliendo un enorme successo internazionale che oltre a consentire al compositore di costruirsi una lussuosa villa a Garmisch avrebbe cominciato a pagare gli ingenti debiti lasciati da Wilde, e contribuito al mantenimento dei suoi figli.

    Quando la controversia su Salomé scoppiò, era da poco andato in scena il primo dei tre Society Dramas scritti da Wilde fra il 1893 e il 1895: Il ventaglio di Lady Windermere, Una donna senza importanza e Un marito ideale, tutti accolti trionfalmente. Con questi tre lavori, la cui fortuna sulle scene non è mai venuta meno fino ai nostri giorni, Wilde svolse una funzione quasi di rifondatore del teatro inglese, per dargli atto della quale è necessario riportarsi alle condizioni in cui agì. Da pochi anni, neanche una ventina, il teatro era ridiventato un passatempo dell’alta borghesia, quale era stato nel Settecento: infatti in epoca romantica le sale si erano dilatate fino a diventare quasi dei circhi, e il pubblico, molto misto, aveva richiesto drammoni a effetto con gran dispiego di sollecitazioni spettacolari come cavalli e cani ammaestrati; le classi dirigenti avevano spostato le loro predilezioni sull’opera lirica, e gli scrittori, anche quelli innamorati della scena come Dickens, avevano preferito dedicarsi al romanzo. Nella seconda metà del secolo però l’iniziativa di attori e impresari creò sale intime e arredate confortevolmente, con poltrone imbottite ed eleganti foyer, tali da attirare nuovamente gentiluomini e signore benvestite, ai quali fu offerto inizialmente soprattutto un repertorio importato dalla Francia, magari con gli adattamenti opportuni. Il ritorno a teatro del pubblico bene stimolò alla lunga la nascita di nuovi autori, e dopo la generazione dei pionieri – Tom Robertson, Tom Taylor – venne quella dei veri professionisti, come A.W. Pinero e H.A. Jones, in attesa dell’iconoclasta G.B. Shaw.

    Ora, fu proprio Wilde ad aprire la strada tanto ai commerciali Jones e Pinero, quanto al talento rivoluzionario di Shaw, dimostrando ai primi la possibilità di una variazione autarchica del teatro salottiero alla francese, e al secondo, quella di un teatro di idee, dove promuovere qualcosa di simile alla discussione di problemi sociali impostata da Ibsen sul Continente. In superficie, con i tre Society Dramas Wilde non si peritò di ricalcare le situazioni canoniche e i personaggi messi in circolazione da Alexandre Dumas figlio e da Victorien Sardou, descrittori di un milieu altoborghese o aristocratico in cui minacciano di venire alla luce segreti compromettenti o legami inconfessabili, di solito manovrati da o concernenti una cosiddetta donna con un passato, ossia un’avventuriera senza scrupoli oppure una ex appartenente della buona società, estromessane per la sua condotta riprovevole, che tenta il tutto per tutto pur di rientrarvi. Fanno parte del contorno, spesso, un figlio illegittimo; un marito integerrimo con un cadavere nell’armadio che può esporlo ai ricatti; una moglie leale ma poco elastica; un dandy cinico e seduttore; una gran dama anziana e autorevole; nonché, ovviamente, un coro di personaggi salottieri. In Lady Windermere la donna con un passato nel suo tentativo di riconquistare rispettabilità insospettisce la figlia, la quale credendosi a torto tradita dal marito sta per compiere un passo irreparabile, da cui la salva il sacrificio definitivo della madre. Nella Donna senza importanza la protagonista riemerge nel momento in cui suo figlio sta per intraprendere una promettente carriera come segretario di Lord Illingsworth, senza sapere che costui è suo padre. Il cinico Lord tenta di sedurre l’innamorata del giovane, il quale lo affronta e farebbe di peggio se la madre non lo fermasse all’ultimo momento, rivelandogli tutto; nell’ultimo atto il giovane e la fidanzata riparano in America, e Lord Illingsworth è ripagato dal disprezzo universale. Nel Marito ideale, il capolavoro del terzetto, la donna con un passato ricompare per ricattare Sir Robert Chiltern, ora in predicato per diventare ministro e uomo incorruttibile, minacciando di rivelare un’antica scorrettezza che peraltro fruttò a Sir Robert il suo patrimonio, la donna vuole che costui rinunci a smascherare una speculazione con denaro pubblico. Per fortuna però la donna presta a sua volta il fianco a essere ricattata...

    Uno scrupoloso studio di K. Hartley dimostrò una volta per tutte l’ampiezza dei debiti di Wilde nei confronti del teatro francese di boulevard, cosa che del resto lo stesso Wilde non dissimulò mai. Senonché le sue commedie si distinsero subito e definitivamente da tante altre di supina imitazione innanzitutto per la competenza e la maestria dell’ambientazione nell’alta società britannica, che l’autore mostrava di conoscere da vicino; poi per la vivacità dei dialoghi, scintillanti e torniti come non avveniva di sentire sulle scene inglesi dal tempo di Sheridan; infine per l’introduzione, come portavoce dell’autore, di un personaggio secondario (che però nel Marito ideale assume la funzione di deus ex machina) cui sono affidati i bons mots provocatori e le affermazioni argutamente trasgressive per cui lo stesso Wilde andava famoso – ammesso a partecipare a una conversazione così scoppiettante il pubblico si sentiva in certo modo stuzzicato nella sua vanità. A Shaw, che all’epoca faceva il critico drammatico e che dedicò al Marito ideale una delle sue rare recensioni entusiastiche, Wilde mostrò inoltre la condizione alla quale era possibile parlare di argomenti seri se non addirittura scottanti davanti a un pubblico che aveva respinto Ibsen, il grande fustigatore della borghesia, accusandolo di rovistare nel putridume: questa condizione era l’ironia, l’umorismo. Si può dire a un inglese qualunque cosa, pur di farlo scherzando, concluse l’apostolo del socialismo, del femminismo, del vegetarianesimo e di cento altre campagne, e da allora in avanti si regolò di conseguenza; ma questa è un’altra storia.

    Quanto all’Importanza di essere onesto – che fu accolta da ovazioni interminabili la sera della prima ma che dovette interrompere le rappresentazioni dopo appena sessantasei repliche, quando anche le altre commedie di Wilde furono smontate in seguito al cattivo andamento del processo intentato dall’esteta contro il Marchese di Queensberry – deluse Shaw, il quale in un articolo la definì divertente, ma fredda, «senza cuore». Escludiamo che il futuro autore di Pigmalione avesse sofferto di qualcosa di simile all’invidia e alla rivalità davanti a un testo destinato a diventare uno dei tre o quattro più amati e rappresentati di tutta la storia del teatro inglese; e limitiamoci a osservare che dal punto di vista della battaglia per un teatro di idee, quale egli stesso era sul punto di intraprendere, questa commedia gli parve un passo indietro in quella evoluzione di Wilde che aveva seguito con tanto entusiasmo. Perdoniamolo dunque se gli sfuggirono almeno in parte i meriti imperituri di questo gioiello impeccabile, che è in se stesso l’essenza più pura del caratteristico paradosso wildiano in quanto ribalta capricciosamente tutte le convenzioni del teatro in generale, e del Society Drama in particolare. Questo ribaltamento comincia con la sanzione del predominio della parola sull’azione. Laddove nei drammi alla francese che Wilde aveva fino a quel momento ostentato di imitare è la storia ad avere, almeno in teoria, la parte predominante, qui conta quello che i personaggi dicono e non quello che fanno; per esempio, come si chiamano e non chi sono. Giulietta aveva detto a Romeo (più o meno), «cambia il tuo nome, e potremo amarci; una rosa ha lo stesso profumo anche se la chiami in un altro modo». Invece Gwendolen e Cecily sono disposte ad amare un uomo, qualsiasi uomo, solo a condizione che si chiami Ernest; e i due eroi ritenendosi sprovvisti di tale appellativo decidono subito di farsi ribattezzare, allo scopo di attribuirselo. È il mondo dell’upper class, dove apparire vale ben più che essere; e quindi come pretendente Jack, pur provvisto di rispettabilità, patrimonio e dell’amore di Gwendolen, è inaccettabile quando si scopre che in quanto trovatello, non è provvisto di un vero nome. Non per nulla Lady Bracknell è pronta, qualora la casa offerta alla figlia si dimostri trovarsi sul lato «sbagliato» di Belgrave Square, a far cambiare la moda. Così, i personaggi tradizionali del Society Drama ci sono tutti, ma mutati di segno: le femmine comandano, anche in amore, e i maschi obbediscono; la donna con un passato è l’inappuntabile Miss Prism.

    Insomma in questa commedia, che va recitata con imperturbabilità (gli attori non debbono far sospettare di ritenerla comica), la decorazione è più importante della struttura, e la maliziosa novità del capovolgimento sconcertò i suoi primi spettatori, che nell’intervallo dissero di aver sentito parlare solo di tramezzini al cetriolo. Ma il loro gradimento fu indiscutibile, tanto che il lavoro fu il primo di Wilde a esser ripreso, dopo la morte dell’esteta, da George Alexander con cui aveva debuttato, prima nel 1902 e poi nel 1909, nel 1911 e nel 1913; in seguito i nuovi allestimenti in tutto il mondo non si contarono più. Un buon documento della tradizione inglese a proposito di questa britannicissima commedia è nel film di A. Asquith (1952) con Michael Redgrave, Michael Denison, Dorothy Tutin, Joan Greenwood, e le insuperate Edith Evans (Lady Bracknell) e Miss Prism (Margaret Rutherford).

    Qualcosa si può aggiungere sul testo, che Wilde ridusse da quattro atti a tre su richiesta di Alexander, per far posto a un lever de rideau di tale Langdon E. Mitchell (allora si usava far precedere le commedie da un atto unico comico); che peraltro l’autore considerasse l’edizione abbreviata come quella definitiva lo conferma il fatto che ristampò questa, quando curò l’edizione in volume dell’Importanza, nel 1899. Nel 1956 tuttavia la New York Public Library pubblicò la versione dattiloscritta con correzioni di Wilde in suo possesso degli atti I, III e IV, e in facsimile il manoscritto del II (il dattiloscritto corretto del II è scomparso); e nel 1957 Vyvyan Holland curò a Londra una redazione dell’Importanza in quattro atti, basata su questa edizione e sul confronto della medesima con una versione tedesca del 1903, proveniente dalla versione più lunga. Si vide allora che, condensando, Wilde aveva accorpato gli atti II e III, eliminato nel finale una serie di effusioni fra il dottor Chasuble e Miss Prism, soppresso due personaggi secondari, il giardiniere Moulton e il legale Gribsby, che a un certo punto viene per arrestare per debiti l’inesistente Ernest. Wilde aveva anche modificato nomi di personaggi e varie battute, non di rado migliorandole. La versione in tre atti appare insomma la migliore, anche se si può rimpiangere il sacrificio dell’episodio di Gribsby, che ha notevoli spunti comici e che alcune edizioni moderne stampano in appendice.

    Non è dato sapere se Wilde, il cui gusto di scrivere per il teatro fu irrimediabilmente stroncato dall’arresto e dall’incarcerazione, avrebbe proseguito nella vena inaugurata con l’Importanza. In ogni caso, i progetti che aveva in cantiere e che abbandonò si riallacciavano a sue maniere precedenti. Una tragedia fiorentina – che per la verità manca solo di qualche tocco definitivo; doveva far parte di un trittico di atti unici sul tema dell’amore – scritta in blank verse, fa pensare addirittura alla Duchessa di Padova, anche se qui il tema è caratteristicamente wildiano: per accorgerci che una cosa nostra è desiderabile abbiamo bisogno di vederla desiderata da altri. Dal canto suo, la Sainte Courtisane, ispirata dalla Thaïs di Anatole France, era un altro apologo pseudobiblico alla maniera di Salomé. Qui un anacoreta converte una donna di piacere, ma poi le parti si invertono. Il frammento sopravvissuto è appena un inizio. Ne esisteva, pare, anche una versione molto più ampia, che uno degli amici di Wilde ritrovò e riportò all’esteta quando, a Parigi, egli tentava con poca voglia di rimettersi a lavorare; ma Wilde dimenticò immediatamente il manoscritto in una vettura pubblica, e poi disse, senza rimpianti, che tutto sommato quello era il posto ideale dove lasciarlo.

    MASOLINO D’AMICO

    Nota biobibliografica

    LA VITA

    1854. Oscar Fingal O'Flahertie Wills Wilde nasce a Dublino il 16 ottobre, da Sir William Wilde, celebre oculista ed esperto di antichità irlandesi e da Jane Francesca Elgee, poetessa e irredentista, autrice di articoli patriottici firmati «Speranza».

    1864-71. Alla Portora Royal School di Enniskillen.

    1871-74. Al Trinity College di Dublino, dove si distingue nelle materie classiche e vince una borsa di studio per il Magdalene College di Oxford.

    1875. Nelle vacanze prima di passare a Oxford, viaggio in Italia col suo tutor al Trinity, il reverendo John Pentland Mahaffy, celebre come classicista e come brillante conversatore.

    1876. Muore Sir William Wilde (19 aprile). Oscar pubblica poesie sul «Dublin University Magazine» e sulla «Month and Catholic Review».

    1877. Viaggio in Grecia con Mahaffy e ritorno attraverso Roma e Ravenna. Ma Oscar ha prolungato la sua assenza senza autorizzazione delle autorità accademiche, e al ritorno è sospeso per punizione.

    1878. Vince il prestigioso premio di poesia Newdigate riservato a uno studente di Oxford e declama il poemetto premiato, Ravenna, nello Sheldonian Theatre. Si laurea in materie classiche (Litterae Humaniores) col massimo dei voti.

    1879. Sodalizio a Londra, Salisbury Street, col coetaneo pittore Frank Miles. Pubblica poesie su varie riviste.

    1880. Si trasferisce con Miles nella da lui ribattezzata «Keats House» a Tite Street, Chelsea. Lite e separazione da Miles.

    1881. Pubblica Poems e attira l'attenzione di «Punch» e di altri giornali umoristici con le sue pose estetizzanti. Finisce per incarnare agli occhi del pubblico il prototipo del sospiroso, smidollato amante del bello, e quando si parla di esportare a New York l'operetta Patience di Gilbert e Sullivan, satira del cosiddetto estetismo, il produttore dello spettacolo gli propone un giro di conferenze per gli Stati Uniti, allo scopo di mostrare a quel pubblico un esponente della nuova moda. Nel dicembre Wilde accetta e si imbarca per New York. Ai doganieri che all'arrivo gli chiedono se abbia nulla da dichiarare, risponde: «Solo il mio genio». I giornalisti americani fanno a gara per riportare le sue battute.

    1882. Giro di conferenze per tutta l'America, Far West compreso, e in Canada. Contatti con letterati americani di spicco, da Walt Whitman a Louise M. Alcott.

    1883. Tornato dall'America, annuncia di essere uscito dalla fase estetica e si stabilisce per cinque mesi (gennaio-maggio) a Parigi, all'Hotel Voltaire. Entra in contatto con quei salotti letterari, e racconta ai Goncourt di aver visto esposto in un saloon del Far West un cartello con scritto: «Non sparate al pianista». Lavora alla Duchessa di Padova, che però viene rifiutato dalla committente, l'attrice americana Mary Anderson.

    Nuovo viaggio a New York (agosto-settembre) per la prima della commedia Vera o i nichilisti: è un fiasco. Giro di conferenze in Inghilterra, Scozia e Irlanda: racconta le sue esperienze americane, parla di arredamento e di teorie artistiche.

    Si fidanza (26 novembre) con Constance Lloyd, figlia di un avvocato di Dublino.

    1884. Nozze a Londra con Constance Lloyd (29 maggio). Luna di miele a Parigi

    1885. Risiede a Tite Street, non lontano dalla «Keats House», e affida a E.F. Godwin, noto architetto e scenografo, la ristrutturazione e l'arredamento, in linea con il gusto più aggiornato. Collabora alla «Pali Mall Gazette» (recensioni anonime) e alla «Dramatic Review» (saggi su Shakespeare, la poesia La casa della sgualdrina).

    Nasce il primogenito, Cyril (5 giugno).

    1886. Conosce Robert Ross, studente a Cambridge; prime esperienze omosessuali con lui. Pubblica racconti su riviste (Il fantasma di Canterville, Il delitto di Lord Arthur Savile).

    Nasce il secondogenito, Vyvyan (3 novembre).

    1887. Direttore di un mensile femminile, «The Lady's World», cui cambia il titolo in «The Woman's World». Invita a collaborarvi molte dame dell'alta società.

    1888. Esce Il Principe Felice e altri racconti, fiabe illustrate da Walter Crane.

    1889. Lascia la direzione del «Woman's World». Pubblica La decadenza della menzogna su «The Nineteenth Century» e II ritratto di Mr. W.H. sul «Blackwood's Magazine».

    1890. Esce, accolto da scandalo e polemiche per il suo presunto immoralismo, Il ritratto di Dorian Gray, sul «Lippincott's Monthly Magazine» (giugno). Wilde risponde agli attacchi con lettere ad alcuni giornali, sostenendo l'indipendenza dell'arte dalla morale. Pubblica il saggio poi reintitolato II critico come artista, sul «Nineteenth Century».

    1891. Conosce Lord Alfred Douglas, studente a Oxford. A New York va in scena la tragedia La duchessa di Padova, reintitolata Guido Ferranti. Insuccesso. Pubblica L'anima dell'uomo sotto il socialismo sulla «Fortnightly Review», Il ritratto di Dorian Gray in volume (con l'aggiunta di sei nuovi capitoli), la raccolta di saggi Intenzioni, la raccolta di racconti II delitto di Lord Arthur Savile e altri racconti, e il secondo libro di fiabe Una Casa di Melograni, illustrato da Ricketts e Shannon.

    A novembre-dicembre è a Parigi, dove scrive in francese Salomé.

    1892. Grande successo a teatro della commedia II ventaglio di Lady Windermere (20 febbraio). Ristampa di Poems, con nuovi componimenti. Si prova Salomé a Londra, per un allestimento con Sarah Bernhardt, quando il Lord Ciambellano proibisce lo spettacolo. Lettere sdegnate alla stampa, in cui Wilde minaccia di prendere la cittadinanza francese.

    1893. Salomé esce in volume (in francese). Trionfo di Una donna senza importanza (19 aprile). Alfred Douglas traduce Salomé in inglese, ma Wilde è insoddisfatto del suo lavoro e litiga con l'amico. Douglas viene mandato in Egitto dalla madre che spera entri in diplomazia. Esce in volume II ventaglio di Lady Windermere.

    1894. Esce Salomé nella versione firmata da Alfred Douglas e con le illustrazioni di Aubrey Beardsley. Soggiorni con Douglas, a Firenze (maggio), a Brighton (ottobre). Esce in volume Una donna senza importanza.

    1895. Enorme successo della terza commedia, Un marito ideale (3 gennaio), benché il Marchese di Queensberry, padre di Alfred Douglas, abbia tentato di disturbare la prima presentandosi con degli ortaggi. Sventato il suo piano, Wilde e Alfred Douglas vanno in vacanza ad Algeri (gennaio-febbraio), dove incontrano il giovanissimo André Gide. L'importanza di essere onesto (14 febbraio) debutta trionfalmente. Ma pochi giorni dopo Wilde denuncia per diffamazione Queensberry, che gli ha lasciato al suo club un biglietto aperto in cui lo accusa di atteggiarsi a omosessuale. Queensberry è arrestato (1 marzo) e Wilde va a Montecarlo con Douglas. Al processo (3-5 aprile) il pubblico ministero Carson ottiene il proscioglimento di Queensberry. Poco dopo Wilde è arrestato a sua volta e internato nel carcere di Holloway. Un primo processo contro di lui (26 aprile-1 maggio) si conclude con un nulla di fatto, non trovando la giuria un accordo. Alla conclusione del secondo processo (20-25 maggio) Wilde è condannato a due anni di lavori forzati, e mentre è incarcerato a Wandsworth è processato in contumacia per bancarotta, non essendo in grado di corrispondere a Queensberry le spese del giudizio – la sua principale fonte dei guadagni, il teatro, si è inaridita di colpo, essendo le sue commedie state tolte dal cartellone. È condannato (12 novembre), e i suoi averi sono messi all'asta. Il 20 novembre è tradotto nel carcere di Reading.

    1896. Muore Lady Wilde (3 febbraio) e Constance ne dà la notizia a Oscar. Lugné-Poé allestisce Salomé a Parigi.

    1897. Wilde scrive De Profundis in carcere (gennaio-febbraio), per concessione del direttore; non ha però il permesso di inviare la lunghissima lettera, che gli viene consegnata al rilascio, il 19 maggio. Uscito di prigione, chiede asilo in un monastero cattolico, ma è respinto; allora si reca in Francia, a Dieppe. Dal 26 maggio è a Berneval-sur-Mer, sotto lo pseudonimo di Sebastian Melmoth. Incontra Alfred Douglas a Rouen (agosto), e rimangiandosi i propositi di rompere l'amicizia, va a vivere con lui a Napoli (30 settembre), alla Villa Giudice di Posillipo. Sempre con Douglas, visita la Sicilia (dicembre).

    1898. Separatosi definitivamente da Douglas (gennaio), Wilde si trasferisce a Parigi (13 febbraio), dove lo raggiungono le copie della prima edizione della Ballata del carcere di Reading, pubblicata dall'editore Smithers inizialmente senza il suo nome. All'Hotel d'Alsace lo raggiunge la notizia della morte di Constance (7 aprile). Passa l'estate a Nogent-sur-Marne e poi a Chennevières-sur-Marne; a dicembre è ospite di Frank Harris vicino a Cannes.

    1899. Pubblicazione dell'Importanza di essere onesto, dedicata a Ross, e di Un marito ideale. Dopo un soggiorno a Nizza, Wilde è in Svizzera, ospite del ricco ma avaro Harold Mellors (febbraio-marzo); poi è a Santa Margherita Ligure, a Trouville, a Le Havre, a Chennevières-sur-Marne.

    1900. Viaggio in Italia, a Palermo e a Roma (aprile-maggio). Rientro a Parigi a giugno, all'Hotel d'Alsace, dove muore il 30 novembre dopo essere stato operato all'orecchio che si era infortunato in carcere, in seguito a una caduta.

    BIBLIOGRAFIA

    Opere di Wilde

    L'edizione standard è quella curata da R. ROSS, Works in 14 volumi, London 1908, Non compresi in questa edizione sono il testo della conferenza Impressions of America, a cura di S. MASON, London 1912; il testo della versione rielaborata di The Portrait of Mr. W.H., a cura di V. HOLLAND, London 1958; il testo della prima versione in quattro atti di The Importance of Being Earnest, a cura di S.A. DICKSON, New York 1956, 2 voll., New York 1956, e in un volume a cura di V. HOLLAND, London 1957; il testo integrale di De Profundis, in Letters, a cura di R. HART-DAVIS, (v. sotto); alcuni articoli non raccolti nei volumi Reviews e Miscellanies dei Works, reperibili in The Artist as Critic: Critical Writings of Oscar Wilde, a cura di R. ELLMANN, New York 1968; e le lettere, raccolte in Letters a cura di R. HART-DAVIS, London 1962, e in More Letters of Oscar Wilde, sempre a cura di R. HART-DAVIS, London 1985. L’edizione definitiva è The Complete Letters of Oscar Wilde, a cura di M. Holland e R. Hart-Davis, New York 2000. Fra le molte edizioni che riuniscono quasi tutte le opere principali in un solo volume sono notevoli quella Collins – The Complete Works of Oscar Wilde, London 1948, rist. con aggiornamenti 1966, 1990 e 1994 – e The Annotated Oscar Wilde a cura di H. MONTGOMERY HYDE, London 1982. Sempre prezioso per orientarsi fra le numerosissime edizioni comparse in vita dell'autore e nei primi anni dopo la morte è Bibliography of Oscar Wilde di S. MASON, London s.d. [1914].

    Traduzioni italiane

    Fra le raccolte sono: Tutto il teatro del maggior drammaturgo dell'età vittoriana, Torino 1948; Tutte le opere, 2 voll. a cura di A. Camerino: I, Romanzi e racconti, Roma 1951; II, Teatro e poesia, ivi 1952; Teatro, a cura di E. Malagoli, Torino 1964; Oscar Wilde - Antologia di racconti, scritti etici ed estetici, poemetti in prosa e teatro postumo, a cura di F. Cuomo, Roma 1979; Penna, matita e veleno, Roma 1979; Saggi, a cura di M. d'Amico, Milano 1981 (Oscar Mondadori); Poesie e Ballata dal carcere di Reading, a cura di M. d'Amico, Roma 1991 (Newton Compton); Il ventaglio di Lady Windermere, L'importanza di essere Fedele e Salomé, a cura di G. Almansi, Milano 1993; Tutti i racconti, Roma 1997 (Newton Compton); Opere, a cura di M. d'Amico, Milano 2000 (Meridiani Mondadori); Aforismi, a cura di R. Reim, con un articolo di J. Joyce, Roma 2004 (Newton Compton).

    Fra le numerosissime edizioni di opere singole sono: Il ritratto di Dorian Gray, Milano 1935, rist. negli Oscar Mondadori dal 1985; Intenzioni, Milano 1938; De Profundis, Milano 1950; Il ritratto di Dorian Gray, Milano 1951 (BUR), rist. più volte; Racconti, Milano 1954; Il ritratto di Dorian Gray e altri racconti, Roma 1958; Il delitto di Lord Arturo Savile, Palermo 1959; De Profundis - Poesie - Poesie in prosa e una favola, Milano 1959; Il ritratto di Mr. W.H., Milano 1961; Racconti, Torino 1965; Salomé (con i disegni di A. Beardsley e con una introduzione di A. Arbasino), Milano 1974; Poesie, a cura di M. d'Amico, Roma 1975; Wilde attraverso le lettere, a cura di M. d'Amico, Torino 1977, rist. con aggiunte ivi, 1998; L'anima dell'uomo sotto il socialismo, a cura di G. Guerrasio, Roma 1979; La Ballata del Carcere di Reading, trad. C. Izzo con testo a fronte, Reggio Emilia 1980; Il principe felice - Una casa di melograni, a cura di M. d'Amico, Milano 1980 (Oscar Mondadori); De Profundis, Milano 1985 (Oscar Mondadori); Aforismi, scelti e tradotti da A.R. Falzon, Milano 1986 (Oscar Mondadori); L'anima dell'uomo sotto il socialismo, a cura di L. Cafagna, Milano 1989; L'importanza di essere Onesto, a cura di M. d'Amico, Milano 1990 (Oscar Mondadori); Il ritratto di Dorian Gray, a cura di B. Bini con intr. di A. Busi, Milano 1991; Il ritratto di Dorian Gray, intr. di M. d'Amico, Roma 1996 (Newton Compton); Detti e aforismi, trad. A. Rossatti, Milano 1999 (BUR); Un marito ideale, trad. L. De Palma, Milano 2002 (BUR); L'importanza di chiamarsi Ernesto Il ventaglio di Lady Windermere - Una donna senza

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