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L'interpretazione dei sogni

L'interpretazione dei sogni

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L'interpretazione dei sogni

valutazioni:
3/5 (499 valutazioni)
Lunghezza:
842 pagine
18 ore
Pubblicato:
16 dic 2013
ISBN:
9788854124592
Formato:
Libro

Descrizione

Traduzione di Antonella Ravazzolo
Edizione integrale

Con L’interpretazione dei sogni Sigmund Freud ha avviato una delle grandi rivoluzioni del Novecento divulgando la sua teoria dei processi inconsci. In nessuna altra opera è riuscito a coniugare in modo così brillante l’esigenza della completezza e del rigore con quella della chiarezza e della semplicità dell’esposizione. Tanto da rendere questo libro una sorta di passepartout in grado di aprire tutti gli accessi principali ai concetti della psicoanalisi. Alla vita onirica e alla sua interpretazione viene riconosciuto un ruolo fondamentale per la comprensione delle patologie psichiche – nevrosi e psicosi – ma anche delle motivazioni di tanti nostri atteggiamenti e peculiarità caratteriali. Spiegare cosa si nasconde dietro l’apparente bizzarria delle immagini e dei contenuti del sogno equivale, per Freud, a penetrare nei meandri della nostra psiche, a scoprire desideri e pulsioni rimossi, a dissotterrare un materiale affettivo e mentale preziosissimo, che la coscienza tende ad occultare perché “inaccettabile”. Il raggiungimento di tale consapevolezza è il primo, importantissimo passo verso la conoscenza del nostro Io più autentico.

«Quando ci siamo occupati della relazione tra i sogni, la vita da svegli e la fonte del materiale onirico, abbiamo notato che i più antichi e i più recenti studiosi di sogni sono concordi nell’opinione che gli uomini sognano quello che fanno durante il giorno e quello che interessa loro mentre sono svegli.»


Sigmund Freud
padre della psicoanalisi, nacque a Freiberg, in Moravia, nel 1856. Autore di opere di capitale importanza (tra le quali citeremo soltanto L’interpretazione dei sogni, Tre saggi sulla sessualità, Totem e tabù, Psicopatologia della vita quotidiana, Al di là del principio del piacere), insegnò all’università di Vienna dal 1920 fino al 1938, quando fu costretto dai nazisti ad abbandonare l’Austria. Morì l’anno seguente a Londra, dove si era rifugiato insieme con la famiglia. Di Freud la Newton Compton ha pubblicato molti saggi in volumi singoli e la raccolta Opere 1886/1921.
Pubblicato:
16 dic 2013
ISBN:
9788854124592
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

Sigmund Freud (1856-1939) was the Austrian founder of psychoanalysis, a method for psychological therapy and a theory of human nature. His conception of the unconscious, of the relevance of dreams, and of the role played by our drives for pleasure and aggression as well as his trenchant critique of culture shape our self-understanding to this day.


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Anteprima del libro

L'interpretazione dei sogni - Sigmund Freud

rivolti.

1. La letteratura scientifica concernente i problemi dei sogni

Nelle pagine che seguono proverò che esiste una tecnica psicologica la quale rende possibile l’interpretazione dei sogni e che, se tale metodo viene seguito, ogni sogno appare come una struttura psichica con un preciso significato, inseribile in un punto da individuarsi nell’attività mentale della vita da svegli. Cercherò poi di chiarire i processi da cui derivano la stranezza e l’incomprensibilità dei sogni, e di dedurne la natura delle forze psichiche che con la loro azione concorrente o reciprocamente opposta danno origine ai sogni. A questo punto la mia trattazione si interromperà, perché sarà giunta a quello stadio in cui il problema dei sogni si perde in problemi più ampi, la cui soluzione deve essere affrontata sulla base di materiale diverso.

Come introduzione darò uno sguardo retrospettivo all’opera precedentemente svolta da altri autori sull’argomento ed alla situazione attuale dei problemi onirici nel mondo scientifico, dal momento che nel corso della mia esposizione non avrò spesso occasione di farvi riferimento. Infatti, nonostante millenni di ricerche, l’interpretazione scientifica dei sogni è avanzata molto poco – fatto questo così largamente accettato che mi sembra inutile suffragarlo con esempi. In questi scritti, che ho riunito in un elenco alla fine del mio trattato, si possono trovare molte osservazioni acute e parecchio materiale interessante riguardo al nostro tema, ma nulla o quasi che tocchi l’essenza dei sogni o che suggerisca una soluzione finale ad alcuno dei loro enigmi. E ancor meno, naturalmente, che sia venuto a conoscenza delle persone colte.

Ci si può chiedere quale concezione avessero dei sogni le razze primitive della preistoria e quale effetto i sogni possano avere avuto sulla formazione dei loro concetti di mondo e di anima; ed in realtà questo è un argomento di tale interesse che a malincuore devo rinunciare a trattarlo in questo volume. Posso solo rimandare i lettori alle note opere di Sir John Lubbock, Herbert Spencer, E. B. Tylor e altri, aggiungendo però che non saremo in grado di valutare l’ampia portata di questi problemi e argomentazioni prima di aver affrontato l’obbiettivo che ci siamo posti: l’interpretazione dei sogni.

Esiste certamente una connessione tra la visione preistorica dei sogni e l’atteggiamento assunto dai popoli dell’antichità classica al riguardo. Era assiomatico per essi che i sogni fossero connessi con il mondo di quegli esseri sovrumani nei quali credevano e che fossero rivelazioni da parte degli Dei e dei Demoni. E non ci poteva essere dubbio, inoltre, che i sogni avessero uno scopo specifico per il sognatore, generalmente quello di predire il futuro. Tuttavia la straordinaria varietà di contenuti e di impressioni che il sogno produceva rendeva difficile la formazione di una valutazione unitaria, mentre causava la classificazione dei sogni in numerosi gruppi e suddivisioni a seconda della loro importanza e verosimiglianza. Naturalmente la posizione assunta dai singoli filosofi antichi nei riguardi dei sogni era connessa entro certi limiti al loro atteggiamento verso la divinazione in generale.

Nelle due opere di Aristotele che riguardano i sogni, essi ci vengono già presentati come oggetto di studio psicologico. Egli afferma che i sogni non sono mandati dagli Dei e non sono di carattere divino, ma sono «demoniaci», poiché la natura è «demoniaca» e non divina. I sogni, cioè, non derivano da manifestazioni sovrannaturali, ma seguono le leggi dello spirito umano sebbene questo sia in realtà affine al divino. I sogni vengono dunque definiti come l’attività mentale del dormiente, proprio in quanto è addormentato.

Aristotele conosceva alcune delle caratteristiche della vita onirica. Sapeva, ad esempio, che i sogni danno un’immagine ingrandita delle piccole sensazioni che si manifestano durante il sonno. «Gli uomini credono di stare camminando attraverso il fuoco e sentono un terribile caldo, quando sono appena accalorati in qualche parte del corpo». E da questo esempio egli ha tratto la conclusione che i sogni possono rivelare al medico i primi sintomi di qualche alterazione fisica non avvertita durante il giorno. Prima di Aristotele, come sappiamo, gli antichi consideravano i sogni non come un prodotto della mente che sogna, ma come qualcosa suggerita da un agente divino; e già si facevano sentire le due opposte correnti che avrebbero influenzato le opinioni sulla vita onirica in ogni periodo storico. La distinzione si delineava tra sogni veritieri e preziosi, inviati al dormiente per ammonirlo o predirgli il futuro, e sogni vani, ingannevoli ed insignificanti, che dovevano sviarlo o rovinarlo.

Gruppe cita una classificazione dei sogni su questa base fatta da Macrobio e Artemidoro di Daldi. «Si dividevano i sogni in due classi; l’una si credeva influenzata dal presente o dal passato, ma non aveva importanza per il futuro. Essa includeva l’insonnia, che dà la diretta rappresentazione di un’idea data o del suo opposto – ad esempio di fame o di soddisfazione della fame –, e le rappresentazioni, che ingrandiscono in maniera fantastica l’idea data, come un incubo. Si credeva che l’altra classe, al contrario, fosse decisiva per l’avvenire; essa includeva le profezie dirette ricevute in un sogno, le previsioni di qualche evento futuro ed i sogni simbolici, che richiedevano interpretazione. Questa teoria ha resistito per molti secoli».

Queste discordanze nel valore da assegnare ai sogni erano strettamente connesse al problema della loro interpretazione. Infatti, ci si aspettavano in genere conseguenze importanti dai sogni, ma non tutti i sogni si potevano comprendere con immediatezza, ed era impossibile stabilire se un particolare sogno incomprensibile contenesse o meno delle rivelazioni di rilievo. Questo costituì un incentivo per l’elaborazione di un metodo attraverso il quale fosse possibile sostituire al contenuto incomprensibile di un sogno un altro intellegibile e significativo. Nell’ultimo periodo dell’antichità, Artemidoro di Daldi era considerato la più grande autorità per quanto riguarda l’interpretazione dei sogni e la conoscenza della sua esauriente opera (Oneirocritica) ci deve compensare della perdita di altri scritti sullo stesso argomento.

La concezione prescientifica dei sogni adottata dagli antichi era in piena armonia con la loro visione del mondo in generale; visione che li portava a proiettare nel mondo esterno, come realtà, delle cose che invece erano realtà solo nella loro mente. Inoltre tale concezione prendeva in considerazione l’impressione principale prodotta sulla mente che si sveglia al mattino da quanto rimane del sogno nella memoria: impressione di qualcosa di estraneo, di proveniente da un altro mondo ed in contrasto con gli altri contenuti psichici. Del resto sarebbe erroneo credere che la teoria dell’origine soprannaturale dei sogni non abbia dei seguaci anche ai nostri giorni. Possiamo anche lasciare da parte gli scrittori pietistici e mistici, che sono davvero perfettamente giustificati nel continuare ad occupare i resti dell’impero del soprannaturale, un tempo così vasto, finché anche quel campo non sarà conquistato dalla spiegazione scientifica. Ma si incontrano ancora persone di mente acuta, prive di idee stravaganti, che intendono puntellare la loro fede religiosa nell’esistenza ed attività di forze spirituali sovrumane proprio attraverso l’inspiegabile natura del fenomeno onirico (Cfr. Haffner, 1887). L’alta valutazione che danno della vita onirica alcune scuole filosofiche (i seguaci di Schelling, per esempio) è chiaramente una risonanza della natura divina dei sogni, che era indiscussa nell’antichità. Né sono chiuse le discussioni sul carattere premonitorio dei sogni e sul loro potere di predire il futuro, poiché i tentativi di spiegazione psicologica non sono stati sufficienti a coprire il materiale raccolto e tuttavia le persone di mentalità scientifica tendono decisamente a contrastare l’accettazione di tali credenze.

È difficile scrivere una storia degli studi scientifici condotti sui problemi onirici, poiché, per quanto preziosi questi studi possano essere stati riguardo ad aspetti particolari, non si può tracciare una linea di avanzamento in alcuna direzione definita. Non è stato elaborato un fondamento di risultati sicuri sul quale un successivo ricercatore possa continuare a costruire; invece ogni nuovo autore esamina gli stessi problemi e ricomincia di nuovo, come se si fosse al principio. Se io volessi prendere in considerazione quelli che hanno scritto sull’argomento in ordine cronologico ed esporre in sintesi le loro idee sui problemi onirici, dovrei rinunciare a dare una visione d’insieme dell’attuale grado di conoscenza dell’argomento. Ho quindi preferito inquadrare la mia esposizione secondo i temi piuttosto che gli autori, riservandomi, per ogni problema onirico, di fare presente tutto il materiale che la letteratura offre per la sua soluzione.

Poiché, comunque, mi è stato impossibile considerare tutta la letteratura legata all’argomento, sparsa qua e là ed intrecciata ad altri temi, devo pregare il lettore di accontentarsi, nella misura in cui nessun fatto fondamentale o importante opinione sono stati trascurati nella mia esposizione.

Fino ai tempi più recenti la maggior parte degli autori si sono sentiti obbligati a trattare unitamente il sonno ed i sogni, e ad aggiungervi come per regola la trattazione di stati analoghi al limite della patologia, e di stati simili al sogno, come allucinazioni, visioni e così via. I lavori più recenti, al contrario, mostrano la preferenza per una problematica limitata e si rivolgono, per esempio, a qualche problema isolato nel campo della vita onirica. Sarei lieto di vedere in questo mutato atteggiamento l’espressione della convinzione che, in argomenti così oscuri, sia possibile arrivare a spiegazioni e a risultati concordi solo attraverso una serie di indagini particolareggiate. E tutto quello che posso offrire in queste pagine è proprio un’indagine dettagliata, di carattere precipuamente psicologico. Ho avuto poche occasioni di occuparmi del problema del sonno, poiché è essenzialmente un problema fisiologico, sebbene una delle caratteristiche dello stato di sonno sia la modificazione delle condizioni di funzionamento dell’apparato psichico. Quindi non verrà presa in considerazione la letteratura riguardante il sonno.

I problemi sollevati dall’inchiesta scientifica sui fenomeni onirici in quanto tali possono essere raggruppati nei capitoli che seguono, anche se sarà inevitabile un certo numero di omissioni.

(A) la relazione tra i sogni e la vita da svegli

La convinzione spontanea della persona che si è appena svegliata è che i suoi sogni, anche se non sono venuti essi stessi da un altro mondo, lo hanno comunque trasportato in un altro mondo. Il vecchio fisiologo Burdach, al quale dobbiamo un’accurata ed acuta esposizione dei fenomeni onirici, ha trovato modo di esprimere questa convinzione nella frase spesso citata: «Nei sogni la vita di tutti i giorni, con le sue fatiche ed i suoi piaceri, con le sue gioie ed i suoi dolori, non si ripete mai; al contrario, i sogni hanno lo scopo di liberarcene. Anche quando tutta la nostra mente è presa da qualcosa, quando siamo abbattuti da qualche profondo dispiacere, o quando tutto il nostro potenziale intellettivo è assorbito da qualche problema, il sogno non farà altro che entrare nella tonalità del nostro umore e rappresentare la realtà in simboli». I. H. Fichte, nello stesso senso, parla effettivamente di «sogni d’integrazione» e li descrive come uno dei segreti benefici della natura dello spirito che si guarisce da sé. Nel suo studio sulla natura ed origine dei sogni, ampiamente e meritatamente quotato, Strümpell scrive analogamente: «Un uomo che sogna viene rimosso dal mondo della coscienza sveglia». Ed ancora scrive che: «Nei sogni va quasi completamente perduto il nostro ricordo dei contenuti ordinati della coscienza sveglia e del suo normale comportamento». E così pure: «Durante i sogni la mente viene isolata, quasi senza memoria, dal contenuto ordinario e dagli eventi della vita da svegli».

La stragrande maggioranza degli autori, tuttavia, è di opinione contraria rispetto alla relazione dei sogni con la vita da svegli. Così Haffner: «In primo luogo i sogni sono la prosecuzione della vita da svegli. I nostri sogni regolarmente si riattaccano alle idee che poco prima sono state coscienti in noi. Un’attenta riflessione troverà quasi sempre un filo che colleghi il sogno con l’esperienza del giorno precedente». Weygandt contraddice specificamente l’affermazione di Burdach che ho appena citato: «Infatti si può osservare spesso, e apparentemente nella maggioranza dei sogni, che in realtà essi ci riconducono alla vita di tutti i giorni, anziché liberarcene». Maury presenta una formula concisa: «Sogniamo ciò che abbiamo visto, detto, desiderato o fatto»; mentre Jessen, nel suo libro sulla psicologia, afferma più estesamente: «Il contenuto del sogno è invariabilmente più o meno determinato dalla personalità particolare del sognatore, dalla sua età, dal sesso, dal ceto sociale, dal livello culturale, dall’abituale sistema di vita e dagli eventi ed esperienze di tutta la sua vita passata». J. G. E. Maass, il filosofo citato da Winterstein, assume l’atteggiamento meno compromettente a riguardo: «L’esperienza conferma la nostra opinione che sogniamo più frequentemente quelle cose sulle quali sono centrate le nostre passioni più ardenti. E ciò dimostra che le nostre passioni devono avere un’influenza sulla produzione dei nostri sogni. L’uomo ambizioso sogna gli allori che ha raccolto (o che immagina di aver raccolto), o quelli che deve ancora conquistare; mentre l’innamorato è occupato nei suoi sogni con l’oggetto delle sue dolci speranze... Tutti i desideri sessuali e le repulsioni che sonnecchiano nel cuore possono, se qualcosa li eccita, far sorgere un sogno dalle rappresentazioni che sono loro associate, o fare intervenire quelle rappresentazioni in un sogno già in atto».

Nell’antichità si aveva la stessa opinione sulla dipendenza del contenuto dei sogni dalla vita cosciente.

Radestock racconta che Serse, prima di cominciare la sua spedizione contro la Grecia, veniva insistentemente sconsigliato, ma i suoi sogni lo incitavano ad andare avanti; intanto Artabano, il saggio antico persiano interprete di sogni, gli fece osservare opportunamente che in genere le immagini dei sogni contengono ciò che l’uomo da sveglio già pensa.

Il poema didascalico di Lucrezio, De rerum natura, contiene il seguente brano:

E qualunque sia lo scopo al quale ci si dedichi con passione,

quali che siano le cose delle quali ci siamo molto

[occupati in passato,

essendo quindi la mente più concentrata su quello scopo,

sono generalmente le stesse cose che ci sembra di

[incontrare nei sogni;

avvocati per difendere le cause e comporre le leggi,

generali per combattere e affrontare battaglie.

Cicerone (De divinatione, 2.67) dichiara in modo del tutto analogo a quanto dirà Maury tanti anni dopo: «Allora maggiormente si muovevano e si agitano nell’anima i fantasmi dei pensieri e delle azioni della veglia».

La contraddizione tra queste due concezioni sulla relazione tra vita onirica e vita da svegli sembra in realtà insolubile. È importante a questo punto rammentare la trattazione di Hildebrandt sull’argomento: egli ritiene del tutto impossibile descrivere le caratteristiche dei sogni, se non attraverso «una serie di (tre) contrasti che sembrano acutizzarsi in contraddizioni». «Il primo di questi contrasti» egli scrive, «è costituito da una parte dall’assolutezza con la quale i sogni sono esclusi e separati dalla vita reale ed effettiva e, dall’altra, dal loro costante intreccio reciproco e dalla loro costante dipendenza reciproca. Un sogno è qualcosa di completamente scisso dalla realtà di cui si fa esperienza nella vita da svegli, qualcosa, si potrebbe dire, con una sua propria esistenza sigillata ermeticamente e separata dalla vita reale a causa di un invalicabile abisso; esso ci libera dalla realtà, ne estingue la nostra abituale memoria e ci colloca in un altro mondo ed in un’altra storia di vita che essenzialmente non ha niente a che fare con la nostra vita reale...». Hildebrandt va avanti a dimostrare che quando ci addormentiamo tutto il nostro essere con le sue forme di esistenza «scompare attraverso un invisibile trabocchetto». Allora probabilmente il sognatore può fare una traversata fino a Sant’Elena per proporre a Napoleone, lì prigioniero, un ottimo affare di vini della Mosella. Egli viene ricevuto assai affabilmente dall’ex imperatore ed è quasi dispiaciuto quando si sveglia e l’interessante illusione viene distrutta. Ma confrontiamo, prosegue Hildebrandt, la situazione del sogno con la realtà. Il sognatore non è mai stato mercante di vini, né ha mai desiderato esserlo. Non ha mai fatto un viaggio per mare e Sant’Elena sarebbe stato l’ultimo posto che avrebbe scelto; non nutre alcun sentimento compassionevole per Napoleone, ma, al contrario, un fiero odio patriottico. E, oltre tutto, il sognatore non era neppure nato quando Napoleone morì sull’isola; cosicché avere delle relazioni personali con lui era al di là delle possibilità umane. In tal modo l’esperienza onirica appare come qualcosa di estraneo, inserita tra due sezioni di vita perfettamente continue e conformi l’una all’altra.

«Eppure» prosegue Hildebrandt, «ciò che sembra essere il contrario di questo è egualmente vero ed esatto. Nonostante tutto, la più intima correlazione va di pari passo, secondo me, con il distacco e la separazione. Possiamo anche osare tanto da dire che qualunque cosa i sogni possano offrire, essi traggono il loro materiale dalla realtà e dalla vita intellettuale che ruota intorno a quella realtà... Per quanto astrusi possano essere gli effetti che ottengono, essi non possono in realtà staccarsi dal mondo reale; e le loro creazioni, le più sublimi come le più ridicole, devono sempre prendere in prestito il loro materiale fondamentale da quanto è passato davanti ai nostri occhi nel mondo sensorio o da quanto ha già trovato un qualunque posto nel corso dei nostri pensieri; in altre parole, da quanto noi abbiamo già sperimentato esteriormente o interiormente».

(B) IL MATERIALE ONIRICO, LA MEMORIA NEI SOGNI

Tutto il materiale che costituisce il contenuto di un sogno è in qualche modo derivato dall’esperienza, cioè è stato riprodotto o ricordato nel sogno: questo almeno può essere considerato un fatto indiscusso. Ma sarebbe erroneo supporre che un nesso di questo genere tra il contenuto di un sogno e la realtà debba facilmente venire alla luce come un’immediata conseguenza del loro confronto. Il nesso, al contrario, richiede una diligente ricerca ed in una gran quantità di casi può rimanere a lungo nascosto. Il motivo di ciò si ritrova in un certo numero di peculiarità mostrate dalla facoltà della memoria nei sogni e che, sebbene generalmente rilevate, hanno comunque resistito ad ogni spiegazione. Varrà la pena di esaminare queste caratteristiche più da vicino.

Può accadere che da svegli non riconosciamo come appartenente alla nostra conoscenza o esperienza parte del materiale che forma il contenuto di un sogno. Noi ricordiamo naturalmente di aver sognato la cosa in questione, ma non possiamo ricordare se o quando l’abbiamo sperimentata nella vita reale. Restiamo così in dubbio circa la fonte cui il sogno abbia attinto e siamo tentati di credere che i sogni abbiano un potere di creazione indipendente; poi, finalmente, spesso dopo un lungo intervallo, qualche nuova esperienza richiama il ricordo, che si credeva perduto, di un avvenimento lontano, rivelandoci, al tempo stesso, la fonte del sogno. Siamo così portati ad ammettere che nel sogno noi conoscevamo e ricordavamo qualcosa che era al di fuori della portata della nostra memoria della veglia¹ .

Delboeuf ci dà un esempio particolarmente suggestivo di questo, tratto dalla sua esperienza. Egli vide in un sogno il cortile della sua casa coperto di neve e trovò due piccole lucertole semicongelate e sepolte lì sotto. Dato il suo amore per gli animali, le raccolse, le riscaldò e le riportò alla piccola cavità nel muro da dove venivano. Inoltre diede loro poche foglie di una piccola felce che cresceva sul muro, della quale sapeva che erano molto ghiotte. Nel sogno egli conosceva il nome della pianta: Asplenium ruta muralis. Il sogno procedeva e, dopo una digressione, ritornava alle lucertole. Delboeuf vide con grande meraviglia altre due lucertole affaccendate sui resti della felce. Poi si guardò intorno e ne vide una quinta e poi una sesta che si facevano strada verso il foro del muro, finché l’intera via era riempita da una processione di lucertole che si muovevano tutte verso la stessa direzione... e così via. Nello stato vigile, Delboeuf conosceva i nomi latini di pochissime piante e Asplenium non era tra quelli. Con sua grande sorpresa, poté avere conferma del fatto che una felce di questo nome esiste veramente. Il suo nome esatto era Asplenium ruta muraria e nel sogno era stato leggermente distorto. Era poco probabile che si trattasse di una coincidenza; e restava un mistero per Delboeuf come egli avesse acquistato conoscenza del nome «Asplenium» del suo sogno.

Questo sogno fu fatto nel 1862; sedici anni dopo, mentre il filosofo era in visita presso un amico, vide un piccolo album di fiori secchi, di quelli che si vendono ai turisti come ricordo in qualche regione della Svizzera. Un ricordo cominciò a delinearsi in lui; egli aprì l’erbario, trovò l’Asplenium del suo sogno e vide il suo nome latino scritto sotto con la sua grafia. Ora poteva chiarire i precedenti. Nel 1860 (due anni prima del sogno delle lucertole) una sorella di questo stesso amico era andata a trovare Delboeuf durante la sua luna di miele. Aveva con sé l’album, che doveva essere un regalo per il fratello, e Delboeuf si prese la pena di scrivere il nome latino vicino ad ogni pianta essiccata sotto dettatura di un botanico.

La buona fortuna, che rese preziosa la registrazione di questo esempio, permise a Delboeuf di riportare un’altra parte del contenuto del sogno alla sua fonte dimenticata. Un giorno, nel 1877, gli capitò per caso di prendere un vecchio volume di un periodico illustrato e vi trovò una fotografia di tutta la processione di lucertole che aveva sognato nel 1862. La data sul volume era del 1861 e Delboeuf ricordava di essere stato un abbonato del giornale dal suo primo numero.

Il fatto che i sogni abbiano a disposizione certi ricordi che sono inaccessibili nella vita da svegli è così notevole e di tale importanza teorica che vorrei attirare ancora di più l’attenzione a riguardo riferendo qualche altro sogno «ipermnestico». Maury racconta che per qualche tempo la parola «Mussidan» continuava a venirgli in mente durante il giorno. Non ne sapeva niente, tranne che era il nome di una città francese. Una notte sognò che stava parlando con una persona che gli diceva di essere di Mussidan e che, quando gli chiese dove si trovasse, rispose che era una piccola città nel Dipartimento della Dordogna. Quando si svegliò, Maury non credeva all’informazione ricevuta nel sogno; tuttavia apprese da un dizionario geografico che era assolutamente esatta. In questo caso il fatto della superiore conoscenza in sogno veniva confermato, ma restava sconosciuta la fonte di quella conoscenza.

Jessen riferisce un fatto molto simile verificatosi in un sogno di tempi molto lontani: «A questa categoria appartiene fra gli altri un sogno di Scaligero il vecchio (citato da Hennings) che scrisse un poema in lode degli uomini famosi di Verona. Gli apparve in sogno un uomo che disse di chiamarsi Brugnolus e si lamentò di essere stato trascurato. Sebbene Scaligero non potesse ricordarsi di averne mai sentito parlare, scrisse dei versi su di lui. Tempo dopo a Verona suo figlio apprese che un tale di nome Brugnolus era stato lì effettivamente celebre come critico».

Il marchese d’Hervey de St. Denys, citato da Vaschide, descrive un sogno ipermnestico che presenta una particolare caratteristica: infatti fu seguito da un altro sogno che permise di riconoscere ciò che era stato un ricordo non identificato: «Una volta sognai una giovane donna bionda che parlava con mia sorella, mostrandole dei ricami. Mi sembrava molto familiare nel sogno e pensai di averla già vista spesso prima. Quando mi svegliai, ricordavo ancora chiaramente il suo viso, ma ero completamente incapace di riconoscerlo. Allora mi addormentai di nuovo e l’immagine del sogno si ripeté... Ma in questo secondo sogno io parlai alla bionda signora e le chiesi se non avevo già avuto il piacere di conoscerla da qualche parte. Naturalmente mi rispose, non vi ricordate la spiaggia a Pornic?. Mi svegliai di nuovo immediatamente e fui in grado allora di ricordare con precisione tutti i dettagli associati con l’attraente visione del sogno».

Lo stesso autore (ancora citato da Vaschide) racconta che un musicista di sua conoscenza una volta udì in sogno un motivo che gli sembrava completamente sconosciuto. Solo parecchi anni dopo trovò lo stesso motivo in un vecchio album di brani musicali, sebbene non potesse ancora ricordare di averlo mai sfogliato prima.

Ho sentito dire che Myers ha pubblicato un’intera raccolta di sogni ipermnestici di questo tipo nei Procedimenti della Società delle Ricerche Psichiche; ma sfortunatamente sono per me inaccessibili.

Credo che chiunque si interessi ai sogni non possa fare a meno di scoprire che molto frequentemente essi esprimono ricordi e conoscenze che il soggetto da sveglio è ignaro di possedere. Nel mio lavoro psicoanalitico con pazienti nevrotici, di cui parlerò in seguito, io sono in grado molte volte durante la settimana di provare ai pazienti, sulla base dei loro sogni, che conoscono veramente bene citazioni, parole oscene, ecc., e che le usano nei loro sogni, anche se le hanno dimenticate nella vita da svegli. Aggiungerò solo un altro semplice caso di ipermnesia in un sogno, a causa della grande facilità con la quale è stato possibile risalire alla fonte di quella conoscenza che era accessibile solo in sogno.

Uno dei miei pazienti sognò, durante un sogno abbastanza lungo, che aveva ordinato una «Kontuszówka» in un bar. Dopo avermelo raccondato, mi chiese cosa fosse una «Kontuszówka», poiché non aveva mai sentito quella parola prima. Potei rispondergli che si trattava di un liquore polacco e che non poteva aver inventato il nome, dato che anche io avevo imparato a conoscerlo dai cartelli pubblicitari. Al principio non mi voleva credere, ma qualche giorno dopo, avendo realizzato il suo sogno in un bar, notò quel nome su un manifesto all’angolo di una strada che aveva dovuto percorrere almeno due volte al giorno per molti mesi.

Io stesso ho notato nei miei sogni quanto sia una questione di casualità lo scoprire o meno le fonti dei singoli elementi di uno di essi. Così, appunto, per molti anni, prima di completare questo libro, ero perseguitato dall’immagine del campanile di una chiesa di forma molto semplice, che non riuscivo a ricordare di aver mai visto. Poi, improvvisamente, la riconobbi con assoluta certezza in una piccola stazione della linea tra Salisburgo e Reichenhall. Ciò accadeva durante la seconda metà del 1890 ed io avevo viaggiato su quella linea per la prima volta nel 1886. Negli anni successivi, quando già ero profondamente impegnato nello studio dei sogni, il frequente ricorrere nei miei dell’immagine di un luogo dall’aspetto particolarmente insolito divenne per me un vero fastidio. Vedevo alla mia sinistra, in una specifica relazione spaziale con la mia persona, uno spazio oscuro dal quale brillavano una quantità di grottesche figure di arenaria. Un debole ricordo, cui non volevo dare peso, mi diceva che era l’ingresso di una birreria. Ma non riuscii a scoprire il significato dell’immagine onirica né la sua origine. Nel 1907 mi trovai per caso a Padova, che, con sommo dispiacere, non ero riuscito a visitare dal 1895. La mia prima visita a quella deliziosa città universitaria era stata una delusione, perché non avevo potuto vedere gli affreschi di Giotto nella Madonna dell’Arena. A metà strada ero tornato indietro, poiché mi avevano detto che la cappella quel giorno era chiusa. Alla mia seconda visita, dodici anni dopo, decisi di colmare quella lacuna e per prima cosa mi diressi proprio verso la cappella dell’Arena. Sulla strada che vi conduceva, proprio alla mia sinistra, mentre camminavo, e probabilmente nel punto in cui avevo deciso di tornare indietro nel 1895, mi trovai nel luogo con le statue di arenaria che avevo visto tante volte nei miei sogni. Era effettivamente l’entrata al giardino di un ristorante.

Una delle fonti dalle quali i sogni traggono il loro materiale per la riproduzione, materiale che in parte non è né ricordato né usato nell’attività mentale della vita da svegli, è l’esperienza infantile. Citerò solo alcuni degli autori che hanno notato e sottolineato questo fenomeno.

Hildebrandt: «Ho già ammesso espressamente che i sogni a volte riportano alla nostra mente, con un eccezionale potere di riproduzione, eventi molto remoti e perfino dimenticati dei nostri primissimi anni di vita».

Strümpell: «La situazione è ancora più notevole se consideriamo che a volte i sogni portano alla luce, dal di sotto dei più alti strati sotto i quali le prime esperienze della giovinezza vengono sepolte col passare degli anni, immagini di località particolari, cose o persone, completamente intatte e con tutta la loro originale freschezza. Ciò non è limitato alle esperienze che abbiano creato una viva impressione quando si sono verificate o che presentino un alto grado di importanza psichica, e che ritornano in un sogno come ricordi autentici dinanzi ai quali la mente cosciente si rallegrerà. Al contrario, la profondità della memoria nei sogni include anche immagini di persone, cose, località e fatti verificatisi durante l’infanzia, che non hanno mai avuto alcuna importanza psichica o più che un tenue grado di vivacità, o che in entrambi i casi hanno da tempo perduto ciò che potevano possedere e che di conseguenza sembrano completamente sconosciuti o estranei alla mente in sogno e al risveglio, finché le loro primissime origini non siano state scoperte».

Volkelt: «È particolarmente di rilievo il fatto che tanto prontamente i ricordi dell’infanzia e della gioventù si inseriscano nei sogni. I sogni ci rammentano continuamente cose a cui abbiamo cessato di pensare e che da lungo tempo hanno perso importanza per noi».

Poiché i sogni hanno a loro disposizione il materiale estratto dall’infanzia e poiché, come tutti sanno, tale materiale è per la maggior parte cancellato dalle lacune della nostra facoltà di memoria cosciente, queste circostanze danno origine a degli interessanti sogni ipermnestici, dei quali farò ancora qualche altro esempio.

Maury racconta che quando era bambino andava spesso da Meaux, che era la sua città natale, al paese vicino, Trilport, dove suo padre sovrintendeva alla costruzione di un ponte. Una notte sognò di trovarsi a Trilport e di giocare ancora una volta in una strada del paese. Un uomo che indossava una specie di uniforme gli si avvicinò; Maury gli chiese come si chiamasse ed egli rispose che il suo nome era C. e che era il guardiano del ponte. Maury si svegliò sentendosi piuttosto scettico sulla correttezza del ricordo e chiese ad una vecchia cameriera che era stata con lui fin dall’infanzia se poteva ricordare un nome simile. «Ma certo» fu la risposta, «era il guardiano del ponte quando vostro padre lo costruiva».

Maury dà un altro esempio egualmente valido della precisione di un ricordo infantile emerso durante un sogno. Il sogno lo fece Monsieur F., che da piccolo viveva a Montbrison. Venticinque anni dopo aver lasciato il luogo natìo, decise di rivedere la sua casa e alcuni amici di famiglia che non aveva più incontrato da allora. La notte prima della sua partenza sognò che era già a Montbrison e, nei dintorni della città, incontrò un gentiluomo che non conosceva e che gli disse di essere Monsieur T., un amico di suo padre. Il sognatore sapeva che da bambino aveva conosciuto qualcuno con quel nome, ma da sveglio non riusciva più a ricordarne l’aspetto. Pochi giorni dopo arrivò davvero a Montbrison, trovò la località che nel suo sogno gli era sembrata sconosciuta e vi incontrò un gentiluomo in cui riconobbe subito il Monsieur T. del sogno. Tuttavia la persona reale sembrava molto più vecchia di come gli era apparsa in sogno.

A questo punto vorrei menzionare un mio sogno, nel quale ciò che doveva essere ricostruito non era un’impressione, bensì una relazione. Sognai un tale che nel sonno riconoscevo come il dottore della mia città natale. Il suo viso non era definito, ma si confondeva con l’immagine di un mio professore alle scuole secondarie, che ancora adesso incontro di tanto in tanto. Quando mi svegliai, non riuscii a scoprire il nesso fra questi due uomini. Tuttavia, feci delle indagini presso mia madre riguardo a questo dottore che risaliva ai primissimi anni della mia infanzia ed appresi che aveva un occhio solo. Anche il professore, la cui immagine aveva coperto quella del dottore nel sogno, aveva un occhio solo. Erano passati trentotto anni da quando avevo visto il dottore e, per quanto ne so, non ho mai pensato a lui da sveglio, anche se una cicatrice sul mio mento avrebbe potuto rammentarmi le sue cure.

D’altra parte, un gran numero di autori asseriscono che nella maggior parte dei sogni si trovano elementi presi dagli ultimissimi giorni prima del sogno; e questo sembrerebbe un tentativo di controbilanciare il troppo peso dato al ruolo svolto dalle esperienze infantili nella vita onirica. Così Robert afferma perfino che i sogni normali prendono spunto in genere dalle impressioni dei giorni appena passati. Si può notare comunque che la teoria dei sogni costruita da Robert rende essenziale la ricerca delle impressioni più recenti e trascura quelle più lontane. In ogni caso, il fatto da lui asserito resta esatto ed io posso confermarlo con le mie stesse indagini. Lo scrittore americano Nelson ritiene che le impressioni più frequentemente impiegate in un sogno provengano da due o tre giorni prima del sogno, come se le impressioni del giorno immediatamente prima del sogno non siano abbastanza attenuate o remote.

Molti scrittori, preoccupati di non lasciare dubbi sull’intima relazione che intercorre tra il contenuto del sogno e la vita da svegli, sono stati colpiti dal fatto che le impressioni che interessano intensamente i pensieri da svegli appaiono nei sogni solo dopo essere state messe da parte dall’attività mentale diurna. In tal modo, dopo la perdita di una persona cara, la gente in genere non la sogna nei primi tempi, mentre è abbattuta dal dolore. D’altra parte, uno degli studiosi più recenti, Miss Hallam, ha raccolto esempi per dimostrare il contrario, affermando così il diritto di ognuno di noi all’individualismo psicologico a questo riguardo.

La scelta del materiale riprodotto rappresenta la terza caratteristica della memoria dei sogni, che è anche la più singolare ed incomprensibile. Infatti ciò che si ritiene degno di essere ricordato non è, come nella vita da svegli, solo ciò che è molto importante, ma, al contrario, ciò che è più indifferente ed anche insignificante. Su questo punto citerò gli autori che hanno espresso più segnatamente la loro meraviglia.

Hildebrandt: «Infatti la cosa notevole è che i sogni traggono i loro elementi non dai fatti più importanti ed eccitanti, né dagli interessi profondi e stimolanti del giorno precedente, ma dai dettagli accidentali, dai frammenti senza importanza, si potrebbe dire, di quanto è stato sperimentato di recente o in un tempo più lontano. La perdita di un parente, che ci ha commosso profondamente e sotto la cui ombra immediata ci siamo addormentati a notte tarda, viene cancellata dalla nostra memoria, finché con il nostro primo momento di risveglio ritorna di nuovo con violenza angosciosa. D’altra parte un porro sulla fronte di uno sconosciuto incontrato per strada e al quale non abbiamo pensato una seconda volta dopo essergli passati davanti ha un importante ruolo da recitare nel nostro sogno...».

Strümpell: «Ci sono casi in cui l’analisi del sogno mostra che alcuni suoi elementi sono davvero estratti dalle esperienze di uno o due giorni prima, ma si tratta di esperienze così insignificanti ed insulse dal punto di vista della coscienza sveglia che esse sono state dimenticate subito dopo essersi verificate. Esperienze di questo tipo includono, per esempio, commenti uditi per caso, o azioni di un’altra persona osservate senza attenzione, od occhiate fugaci a persone o cose, o frammenti disparati di ciò che uno ha letto ecc.».

Havelock Ellis: «Le profonde emozioni della vita da svegli, le questioni ed i problemi sui quali concentriamo la nostra principale energia mentale volontaria in genere non si presentano subito alla coscienza del sogno. Per quanto riguarda l’immediato passato, soprattutto le impressioni più futili, incidentali e dimenticate della nostra vita giornaliera riappaiono nei nostri sogni. Quelle attività psichiche che sono sveglie più intensamente dormono più profondamente».

Binz si serve effettivamente di questa particolare caratteristica della memoria nei sogni per esprimere la sua insoddisfazione riguardo alle spiegazioni dei sogni che egli stesso aveva sostenuto: «Ed il sogno naturale solleva problemi analoghi. Perché non sogniamo sempre le impressioni della memoria del giorno che abbiamo appena vissuto? Perché senza apparente motivo ci immergiamo spesso in un passato remoto e quasi estinto? Perché così spesso nei sogni la coscienza riceve l’impressione di immagini di memoria indifferenti, mentre le cellule del cervello, proprio quelle che portano i segni più marcati di ciò che è stato provato, giacciono per la maggior parte silenziose ed immobili, a meno che non siano state appena sollecitate in attività recente durante la vita da svegli?».

È facile vedere come la notevole preferenza mostrata dalla memoria nei sogni per quegli elementi indifferenti e di conseguenza inosservati nella vita da svegli debba portare la gente a trascurare la relazione tra sogni e veglia e in ogni modo renda difficile dimostrare questa relazione in ogni caso particolare. E così miss Whiton Calkins, nello studio statistico dei suoi sogni e di quelli del suo collaboratore, notò che per l’11% del totale non c’era un nesso evidente con la vita da svegli. Hildebrandt è senza dubbio nel giusto quando asserisce che dovremmo essere in grado di spiegare la genesi di ogni immagine onirica se dedicassimo abbastanza tempo e fatica a ricercare la sua origine. Egli parla di questo come di un compito «eccessivamente laborioso ed ingrato. Infatti in genere si finisce col tirar fuori ogni specie di fatti psichici senza alcun valore dai più remoti angoli della stanza della memoria, e col portare alla luce ancora una volta quei momenti del passato completamente indifferenti dall’oblio nel quale furono sepolti forse proprio nel momento in cui si verificarono». Posso solo rimpiangere che questo acuto autore si sia lasciato distogliere dal seguire il cammino che aveva questo inauspicato inizio; se lo avesse seguito, sarebbe arrivato proprio al centro della spiegazione dei sogni.

Il modo in cui si comporta la memoria nei sogni è senza dubbio di grandissima importanza per qualsiasi teoria della memoria in generale. Ci insegna che «nulla che abbiamo posseduto mentalmente una volta può essere interamente perduto» (Scholz); o, come dice Delboeuf, «che qualsiasi impressione, anche la più insignificante, lascia una traccia inalterabile, che può rivivere». A questa conclusione siamo portati anche da molti fenomeni patologici della vita mentale. Determinate teorie, di cui parlerò in seguito, cercano di spiegare l’assurdità e l’incoerenza dei sogni con una dimenticanza parziale di ciò che conosciamo durante il giorno: se teniamo presente la straordinaria efficienza mostrata dalla memoria dei sogni, avremo la percezione della contraddizione che queste teorie implicano.

Potremmo pensare che il fenomeno onirico si riduca interamente a quello della memoria; si potrebbe supporre che i sogni siano una manifestazione dell’attività riproduttiva che è al lavoro anche di notte ed è fine a se stessa. Ciò si ricollega ad affermazioni simili a quelle di Pilcz, secondo cui si può osservare una relazione fissa tra il tempo in cui avviene il sogno ed il suo contenuto; le impressioni del passato più remoto sarebbero riprodotte nei sogni del sonno profondo, mentre le impressioni più recenti apparirebbero verso il mattino. Ma opinioni simili sono intrinsecamente improbabili, data la posizione dei sogni nei confronti del materiale da ricordare. Strümpell giustamente rileva che i sogni non riproducono esperienze; essi fanno un passo in avanti, ma l’anello seguente della catena viene omesso o compare in forma alterata o viene sostituito da qualcosa di completamente estraneo. I sogni non portano più che frammenti di riproduzioni: e questa è una base così generale che vi si possono fondare delle conclusioni teoriche. È pur vero che ci sono dei casi eccezionali in cui il sogno ripete un’esperienza con la stessa completezza raggiungibile dalla memoria della veglia. Delboeuf racconta che un suo collega universitario fece un sogno che riproduceva in tutti i dettagli un incidente di carrozza che aveva avuto e in cui si era salvato quasi per miracolo. Miss Calkins riferisce due sogni il cui contenuto era la riproduzione esatta di un fatto del giorno precedente, ed io stesso avrò occasione in seguito di riportare un esempio che mi è capitato, di un’esperienza infantile riapparsa inalterata in un sogno² .

¹ Vaschide osserva che spesso in sogno la gente parla le lingue straniere più correttamente e più fluentemente che nella veglia.

² Esperienze successive mi spingono ad aggiungere che non succede affatto raramente che azioni semplici e insignificanti del giorno precedente siano ripetute in un sogno: per esempio, riempire un baule, preparare del cibo in cucina ecc. Nei sogni di questo genere il sognatore non sottolinea il contenuto del ricordo, ma la sua «realtà»: «Ho davvero fatto tutto ciò ieri».

(C) GLI STIMOLI E LE FONTI DEI SOGNI

Il detto popolare «I sogni provengono dall’indigestione» ci aiuterà a capire cosa si intende per stimoli e fonti dei sogni. Dietro questi concetti c’è una teoria secondo la quale i sogni sarebbero il risultato di un disturbo del sonno: non avremmo sognato se qualcosa non ci avesse disturbato durante il sonno, ed il sogno è stato una reazione a quel disturbo.

Gran parte della letteratura su questo argomento tratta delle discussioni sulle cause che provocano i sogni. Ovviamente il problema si è potuto porre solo quando i sogni sono diventati oggetto di indagini biologiche. Gli antichi, i quali credevano che i sogni fossero ispirati dagli dèi, non avevano bisogno di cercarne lo stimolo: i sogni emanavano dalla volontà di potenze divine o demoniache ed il loro contenuto derivava dalla sapienza o dai loro fini. La scienza si trovò immediatamente a dover spiegare se lo stimolo al sognare fosse sempre lo stesso o se ci potessero essere molti tipi di stimoli; e ciò rendeva necessario stabilire se la spiegazione delle cause dei sogni ricadesse nel campo della psicologia o piuttosto in quello della fisiologia. Sembra che le persone più autorevoli siano d’accordo nel presumere che le cause che disturbano il sonno, cioè le fonti del sognare, possano essere di molti tipi e che stimoli somatici ed eccitazioni mentali possano agire come istigatori di sogni. Tuttavia le opinioni differiscono largamente nella preferenza che dimostrano per l’una o l’altra fonte di sogni e nell’ordine di importanza che attribuiscono loro nella produzione dei sogni.

Enumerando compiutamente le fonti dei sogni, se ne riconoscono quattro tipi, che possono anche essere impiegati per una classificazione dei sogni stessi: 1. eccitazioni sensoriali esterne (oggettive); 2. eccitazioni sensoriali interne (soggettive); 3. stimoli fisici interni (organici); 4. fonti di stimolo meramente psichiche.

1. Stimoli sensoriali esterni

Il più giovane degli Strümpell, figlio del filosofo il cui libro sui sogni ci ha già dato varie informazioni sui loro problemi, ha pubblicato un resoconto, divenuto famoso, delle sue osservazioni su un paziente colpito da anestesia generale della superficie del corpo e paralisi di parecchi dei suoi organi sensori superiori. Se i pochi canali sensoriali di quest’uomo rimasti aperti venivano chiusi, egli si sarebbe addormentato. Ora, quando noi desideriamo addormentarci, generalmente cerchiamo di produrre una situazione simile a quella dell’esperimento di Strümpell. Chiudiamo infatti i nostri più importanti canali sensoriali, gli occhi, e cerchiamo di proteggere gli altri sensi da tutti gli stimoli e da qualsiasi modificazione degli stimoli che possa agire su di essi. A quel punto ci addormentiamo, anche se non sempre il nostro progetto si realizza. Non possiamo tenere gli stimoli separati dai nostri organi sensoriali, né possiamo completamente sospendere l’eccitabilità di tali organi. Il fatto che uno stimolo abbastanza potente ci possa svegliare in qualunque momento dimostra evidentemente che «perfino nel sonno la psiche è in costante contatto con il mondo extracorporeo». Gli stimoli sensori che ci raggiungono durante il sonno possono facilmente diventare fonti di sogni.

Ora, c’è un gran numero di questi stimoli, da quelli inevitabili che lo stesso stato di sonno comporta o deve sopportare di tanto in tanto, a quegli stimoli casuali che possono porre termine al sonno. Una luce viva può penetrare negli occhi, o un rumore si può far sentire, o qualche sostanza dall’odore penetrante può stimolare le mucose del naso. Con dei movimenti non intenzionali durante il sonno, possiamo scoprire qualche parte del corpo ed esporla a sensazioni di freddo, o con un cambiamento di posizione possiamo noi stessi procurarci sensazioni di pressione o contatto. Un moscerino può pungerci, o qualche piccolo incidente durante la notte agire su parecchi dei nostri sensi contemporaneamente. Degli osservatori attenti hanno raccolto tutta una serie di sogni dove c’è stata una tale corrispondenza tra lo stimolo notato al risveglio e una parte del contenuto del sogno, in cui è stato possibile identificare lo stimolo come fonte del sogno.

Citerò da Jessen una raccolta di sogni di questo tipo, che possono essere ricondotti ad eccitazioni sensoriali oggettive, più o meno accidentali.

«Ogni rumore percepito indistintamente desta corrispondenti immagini oniriche. Il fragore di un tuono ci collocherà nel mezzo di una battaglia; il canto del gallo può trasformarsi nel grido di terrore di un uomo; il cigolio di una porta può produrre un sogno di ladri. Se la nostra coperta cade durante la notte, potremmo sognare di camminare nudi o di cadere nell’acqua. Se siamo stesi di traverso sul letto e spingiamo i nostri piedi al di là del bordo, possiamo sognare che siamo sull’orlo di uno spaventoso precipizio o che stiamo cadendo in un dirupo. Se la nostra testa per caso va a finire sotto il cuscino, sogniamo di essere sotto una gigantesca roccia che ci sovrasta e sta per seppellirci sotto il suo peso. L’accumularsi del seme porta sogni voluttuosi, dolori locali portano l’idea di maltrattamento; attacchi o ferite che ci vengono fatti in quel momento....

Meier sognò una volta di essere sopraffatto da alcune persone che lo stesero a terra sulla schiena e conficcarono nel terreno un palo tra il suo alluce e l’indice. Mentre immaginava tutto questo nel sogno, si svegliò e scoprì che un filo di paglia si era inserito fra le dita del suo piede. Un’altra volta, secondo Hennings, Meier chiuse la sua camicia troppo stretta intorno al collo e allora sognò che lo stavano impiccando. Hoffbauer sognò quando era giovane di cadere da un alto muro, poi quando si svegliò si accorse che la rete del letto aveva ceduto e che era veramente caduto a terra... Gregory racconta che una volta, mentre si riposava con i piedi su una bottiglia di acqua calda, sognò di avere scalato la cima del monte Etna e che in quel punto il terreno scottava in modo intollerabile. Un altro uomo, che dormiva con un cataplasma caldo sulla testa, sognò che un gruppo di Indiani lo stava scuoiando; mentre un terzo, che indossava una camicia umida, sognò di venir trascinato attraverso un torrente. Un attacco di gotta sopravvenuto improvvisamente durante il sonno fece credere al paziente di essere nelle mani dell’Inquisizione e di venir torturato. (Macnish)».

L’argomentazione basata sull’affinità tra stimolo e contenuto del sogno troverebbe nuova conferma se fosse possibile procurare deliberatamente uno stimolo sensorio al dormiente e produrre quindi in lui un sogno corrispondente a quello stimolo. Secondo Macnish, citato da Jessen, esperimenti di questo genere erano già stati fatti da Girou de Buzareingues. «Lasciò il suo ginocchio scoperto e sognò che stava viaggiando di notte su una diligenza. Egli fa notare a questo proposito che i viaggiatori sapranno molto bene che le ginocchia di notte su una diligenza diventano fredde. Un’altra volta lasciò la sua testa scoperta e sognò che stava partecipando ad una cerimonia religiosa all’aria aperta. Infatti nel paese dove viveva era usanza portare sempre il capo coperto tranne che in simili circostanze».

Maury riferisce alcune nuove osservazioni di sogni prodotti in se stesso. (Un buon numero di altri esperimenti non ebbe successo).

1. Gli vennero solleticate con una piuma le labbra e la punta del naso. Allora egli sognò una spaventosa tortura; gli veniva messa sul viso una maschera di pece e poi veniva tirata via, in modo da portare con sé anche la pelle.

2. Affilarono un paio di forbici su una pinza. Egli udì le campane risuonare, poi l’allarme, e si ritrovò nel giugno 1848.

3. Gli si fece annusare dell’acqua di colonia. Egli era al Cairo, nel negozio di Giovanni Maria Farina. Seguiva qualche assurda avventura che egli non riuscì a riferire.

4. Lo pizzicarono leggermente sul collo. Sognò che gli stavano dando un empiastro di senape e pensò al dottore che lo aveva curato da piccolo.

5. Gli avvicinarono un ferro rovente al viso. Sognò che gli chauffeurs³ erano penetrati in casa e stavano costringendo gli abitanti a consegnare il denaro, immergendo i loro piedi nei bracieri di carbone rovente. Poi apparve la duchessa di Abrantès, di cui nel sogno egli era il segretario.

6. Lasciarono cadere una goccia d’acqua sulla sua fronte. Egli era in Italia e stava sudando abbondantemente mentre beveva vino bianco di Orvieto.

7. Fecero brillare ripetutamente su di lui la luce di una candela attraverso un foglio di carta rossa. Sognò che faceva caldo e si ritrovò nel bel mezzo di una tempesta di cui aveva già avuto esperienza nella Manica.

Altri tentativi di produrre sperimentalmente dei sogni sono stati riferiti da Hervey de Saint-Denys, Weygandt e altri.

Molti autori hanno commentato «la sorprendente facilità con la quale i sogni riescono ad immettere un’improvvisa impressione proveniente dal mondo dei sensi nelle loro proprie creazioni, in modo che sembri una catastrofe preparata prima e gradualmente costruita» (Hildebrandt). «Nella mia gioventù», continua l’autore, «mi servivo di una sveglia per alzarmi regolarmente ad un’ora prefissata. Mi deve essere accaduto centinaia di volte che il suono prodotto dallo strumento si inserisse in un sogno evidentemente lungo e coerente, come se tutto il sogno si fosse elaborato per quell’unico avvenimento e avesse raggiunto la sua fine prestabilita in un’acme logicamente indispensabile».

Citerò poi con altri riferimenti tre di questi sogni connessi con una sveglia.

Volkelt scrive: «Un compositore sognò una volta che stava facendo lezione e che stava cercando di chiarire un punto ai suoi scolari. Quando ebbe finito, si voltò verso uno dei ragazzi e gli chiese se avesse seguito. Il ragazzo gridò come un pazzo Oh ja!. Egli cominciò a rimproverare aspramente il ragazzo per aver gridato, ma tutta la classe cominciò a urlare prima Orja!, poi Eurjo e infine Feuerjo!⁴ . A questo punto si svegliò, perché stavano effettivamente gridando Feuerjo! nella strada».

Garnier racconta che Napoleone fu svegliato dall’esplosione di una bomba mentre dormiva in una carrozza. Sognava che stava attraversando un’altra volta il Tagliamento sotto i bombardamenti austriaci, e alla fine si alzò di scatto con un urlo: «Siamo minati!».

Un sogno fatto da Maury è diventato famoso. Era malato e stava a letto nella sua camera, la madre gli sedeva accanto. Il sogno era ambientato nel periodo del Terrore. Dopo aver assistito ad orribili scene di assassinio, fu egli stesso portato davanti al tribunale rivoluzionario. Là vide Robespierre, Marat, Fouquier-Tinville e il resto dei sinistri eroi di quei giorni terribili. Fu da loro interrogato e, dopo alcuni incidenti che non riuscì a trattenere nella memoria, fu condannato e condotto al luogo dell’esecuzione, circondato da una folla immensa. Salì faticosamente sul patibolo e fu legato alla tavola dal boia. Fu ribaltato, la lama della ghigliottina cadde, egli sentì la sua testa separata dal corpo, si svegliò in uno stato di ansia estrema e si accorse che la spalliera del letto era caduta e aveva colpito la sua vertebra cervicale proprio nel modo in cui la ghigliottina lo avrebbe colpito.

Questo sogno fu la base di un’interessante discussione tra Le Lorrain e Egger nella «Revue philosophique».

La questione sollevata era come e se fosse possibile al sognatore concentrare una quantità di materiale apparentemente così abbondante nel breve periodo che passa tra la percezione dello stimolo di risveglio e il risveglio stesso.

Esempi di questo genere lasciano l’impressione che di tutte le fonti oniriche quelle più certe consistano negli stimoli sensori oggettivi che si verificano durante il sonno. In più, sono le uniche fonti prese in considerazione dai profani. Se si chiede ad un uomo colto, che non abbia dimestichezza con la letteratura dei sogni, in che modo questi si formino, risponderà certamente con un riferimento a qualche caso che ha sentito, in cui un sogno è stato spiegato da uno stimolo sensorio oggettivo scoperto dopo il risveglio. La ricerca scientifica comunque non può arrestarsi qui: essa prende spunto per ulteriori argomentazioni dal fatto che lo stimolo che agisce sui sensi durante il sonno non appare nel sogno nella sua forma reale, ma viene sostituito da qualche altra immagine che è in relazione con esso. Ma la relazione che collega lo stimolo del sogno che ne è il risultato è, per citare le parole di Maury, «una affinità, qualunque, che non è unica né esclusiva». Prendiamo in considerazione a riguardo tre sogni di Hildebrandt collegati ad una sveglia. La questione che essi sollevano è perché lo stesso stimolo avrebbe provocato tre sogni così differenti e perché avrebbe provocato questi piuttosto che altri.

«Sognai allora che una mattina di primavera stavo passeggiando attraverso i campi verdeggianti, finché arrivai ad un villaggio vicino, dove vidi gli abitanti con indosso gli abiti migliori e con il messale sotto il braccio, che andavano in gruppi verso la chiesa. Naturale! Era domenica e la funzione del mattino sarebbe presto cominciata. Decisi di assistervi; ma prima, essendo accaldato per la camminata, andai nel cimitero che circondava la chiesa per rinfrescarmi. Mentre leggevo alcune delle epigrafi, udii il campanaro che si arrampicava sul campanile e lassù in cima vidi la campana del piccolo villaggio che avrebbe ora dato il segnale dell’inizio delle preghiere. Per un bel po’ rimase lì sospesa senza movimento, poi cominciò a dondolare e all’improvviso il suo scampanio si fece sentire chiaro e penetrante, così chiaro e penetrante che mise fine al mio sogno. Ma era la mia sveglia che suonava.

Ed ora un altro esempio. Era un bel giorno d’inverno e le strade erano sepolte dalla neve. Io avevo accettato l’invito per una passeggiata in slitta, ma dovetti aspettare molto tempo prima che la slitta arrivasse. Poi seguirono i preparativi per salirvi – la coperta di pelliccia fu stesa, il sacco per i piedi fu approntato – e alla fine mi sedetti al mio posto. Ma anche allora il momento della partenza fu ritardato finché una tirata di redini dette il segnale ai cavalli che attendevano. Quindi partirono e, per la scossa violenta, le campanelle della slitta cominciarono a tintinnare; e l’intensità del loro suono era tale che in un momento squarciò la rete sottile del mio sogno. E ancora una volta era solo il suono stridulo della sveglia.

Ed ora ancora un terzo esempio. Vidi una cameriera che andava verso la stanza da pranzo portando alcune dozzine di piatti messi uno sull’altro. L’equilibrio della colonna di porcellana tra le sue braccia mi sembrò precario. Fai attenzione, esclamai, o farai cadere tutto il carico. L’inevitabile replica seguì di dovere: lei era abituata a quel tipo di lavoro, ecc. Intanto il mio sguardo ansioso seguiva la figura che avanzava. Poi, proprio come mi aspettavo, inciampò sulla soglia e le fragili stoviglie scivolarono e caddero rumorosamente, rompendosi in mille pezzi sul pavimento. Ma il rumore continuava incessante e presto non sembrò più un rumore di piatti; stava diventando il suono di un campanello, e il suono, come io ormai desto compresi, era solo quello della sveglia».

Il motivo per cui la mente fraintende la natura degli stimoli sensori oggettivi nel sogno è stato spiegato analogamente da Strümpell e da Wundt: la mente riceve gli stimoli che la raggiungono durante il sonno in condizioni favorevoli alla formazione di illusioni. Un’impressione sensoria viene da noi riconosciuta e correttamente interpretata, cioè collocata nel gruppo di ricordi ai quali appartiene secondo le esperienze precedenti, nella misura in cui essa è abbastanza forte, chiara e duratura e se abbiamo a nostra disposizione un tempo sufficiente per considerare l’accaduto. Se queste condizioni non vengono soddisfatte, noi fraintendiamo l’oggetto che è la fonte dell’impressione: ce ne formiamo un’illusione. «Se uno cammina per l’aperta campagna ed ha una percezione indistinta di un oggetto distante, può credere al principio che sia un cavallo». Guardando più da vicino può credere che sia una mucca che riposa, e finalmente l’immagine si può risolvere definitivamente in un gruppo di persone sedute per terra. Le impressioni che la mente riceve dagli stimoli esterni durante il sonno sono di natura analogamente indistinta; e sulla loro base la mente forma illusioni, dal momento che l’impressione solleva un numero più o meno grande di immagini-ricordo e proprio attraverso queste acquista il suo valore psichico. Da quali dei molti gruppi di ricordi saranno tratte le corrispondenti immagini e quale dei possibili rapporti associativi entrerà in azione, sono problemi indeterminabili, secondo la teoria di Strümpell, e lasciati in un certo qual modo aperti alla decisione arbitraria della mente.

A questo punto dobbiamo affrontare la scelta fra due alternative. Possiamo prendere come un dato di fatto che è impossibile seguire le leggi che governano la formazione dei sogni; e possiamo ugualmente astenerci dall’indagine sull’esistenza di altri fattori determinanti l’interpretazione da parte del sognatore dell’illusione provocata dall’impressione sensoria. O, d’altra parte, possiamo sospettare che lo stimolo sensorio che agisce sul dormiente abbia solo un ruolo modesto nella formazione del sogno, e che altri fattori determinino la scelta di immagini mnestiche che devono venir destate in lui. Infatti se esaminiamo i sogni di Maury prodotti sperimentalmente (che ho riferito in dettaglio proprio per questa ragione), siamo tentati di dire che l’esperimento in realtà spiega solo l’origine di uno degli elementi del sogno; il resto del contenuto sembra troppo indipendente e particolareggiato per poterlo spiegare unicamente con la necessità di adattarlo all’elemento introdotto artificialmente dall’esterno. In realtà si comincia ad avere dei dubbi sulla teoria dell’illusione e sul potere dell’impressione oggettiva di dare forma ai sogni quando si scopre che a volte quelle impressioni nei sogni sono soggette alle interpretazioni più strane e lontane. Per esempio, Simon racconta un sogno nel quale vide alcune figure gigantesche sedute a tavola e udì chiaramente il rumore terrorizzante prodotto dalle loro mascelle che sbattevano mentre masticavano. Quando si svegliò udì lo scalpitio di un cavallo che galoppava davanti alla sua finestra. Il rumore prodotto dagli zoccoli del cavallo può aver suggerito delle idee da un gruppo di ricordi connessi con i Viaggi di Gulliver, i giganti di Brobdingnag e il virtuoso Houynhnms – se posso arrischiare un’interpretazione senza l’aiuto del sognatore. Non è probabile allora che la scelta di un gruppo di ricordi così insoliti sia stata facilitata da motivi diversi dal solo stimolo oggettivo?

2. Stimoli sensoriali interni (soggettivi)

Nonostante tutte le obiezioni, bisogna ammettere che il ruolo delle eccitazioni sensoriali oggettive durante il sonno nel provocare i sogni rimane indiscutibile. E se tali stimoli per la loro natura e frequenza possono sembrare insufficienti a spiegare tutte le immagini oniriche, saremo incoraggiati a cercare altre fonti di sogni di funzione analoga. Non so quando è emersa per la prima volta l’idea di prendere in considerazione le eccitazioni soggettive interne dei sensi insieme agli stimoli sensori esterni. Tuttavia ciò si trova più o meno esplicitamente in tutte le più recenti discussioni sull’eziologia dei sogni. Wundt scrive: «Una parte essenziale hanno anche, io credo, nella produzione delle illusioni che si verificano nei sogni, le sensazioni soggettive, visive ed auditive, che da svegli conosciamo come zone informi di luminosità visibili quando il campo visivo è oscuro, come tintinnio o brusio alle orecchie, ecc. Particolarmente importanti tra queste sono le eccitazioni soggettive della retina. È in questo modo che si deve spiegare la notevole tendenza dei sogni a riunire davanti ai nostri occhi in gran numero oggetti simili o identici. Così vediamo davanti a noi numerosi uccelli o farfalle o pesci o perle colorate o fiori ecc. Così il pulviscolo luminoso del campo visivo oscuro prende una forma fantastica e i numerosi punti luminosi di cui è composto vengono inseriti nel sogno come un egual numero di immagini separate; e queste, a causa della loro mobilità, sono considerate come oggetti mobili. Questa è senza dubbio anche la base per spiegare la spiccata preferenza mostrata dai sogni per le immagini di animali di ogni specie: infatti la grande varietà di tali forme può adattarsi facilmente alla forma particolare assunta dalle immagini luminose soggettive».

Come fonti di immagini oniriche, le eccitazioni sensoriali soggettive hanno il vantaggio evidente di non dipendere, come quelle oggettive, dal caso esterno. Esse sono disponibili, si potrebbe dire, quando sono necessarie per la spiegazione. Ma in confronto agli stimoli sensori oggettivi hanno lo svantaggio di essere poco o niente suscettibili di conferma come eccitatrici del sogno, laddove gli stimoli oggettivi lo sono attraverso l’osservazione e la verifica sperimentale. La principale evidenza a favore del potere delle eccitazioni sensoriali soggettive di generare i sogni è fornita da quelle che sono conosciute come «allucinazioni ipnagogiche», o, per usare il termine

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  • (1/5)
    Not for those who want a book of standardized dream interpretations. If you'd like a taste of Freud's ego run amok: this is for you. Anything in the dream case histories that could possibly be interpreted any other way, isn't. He's looked into *every detail* [excruciatingly] and always finds a way to incorporate that dream into his narrowly defined theories. If any book can be both pedantic and comical, this is it.
  • (5/5)
    After finishing "The Interpretation of Dreams,” I found myself saying “wow.” Very few authors have really bowled me over with their ability to think and write analytically, I now see with greater clarity why people look on this work with such fondness and verve. If you are like me and want to achieve a greater understanding of the psyche, by all means read Freud. However, be prepared for dense writing and know your literature.
  • (4/5)
    Since I am not employed as a therapist of any variety, I found this less useful than Freud's writings on broader topics. Interesting, but not as much as other Freud.
  • (5/5)
    Makes one's dream world more meaningful.
  • (5/5)
    This book probably gets a perfect score from all psychoanalysts everywhere. But for the rest of us living in the real world this book serves better as the thoughts of a poet in action than any actual psychological applications. Nearly all of Sigmund Freud's findings have been refuted with good evidence. For example, Freud thought Fyodor Dostoyevsky's epilepsy was caused by guilt over his father's death when in fact his sons exhibited the same epilepsy,Nevertheless these ideas are highly tempting and extremely fun to work with. In fact, for the artist they are helpful to one of the highest degrees. It is a highly compelling idea, to take one of the book's biggest conceits, that all dreams are wish fulfillment dreams. The fact that it takes much teasing to bring out that tendency doesn't detract from the thought because we honestly have no idea what dreams are. Some say dreams reflect wish fulfillments and fears, and this seems to be closest to the truth since mankind's first emotion is fear, but dreams are so grotesque, non-sensical, and emotionally charging that it seems so much more is involved with them than beats the eye. Indeed, when Freud is not over-complicating things he is actually over-simplifying them. But this may be the trapping of every person who studies dreams.Freud's views are heavily rooted in scientific observation so that lends a lot of credence to his theories. In that sense it's easy to see why his views took off in America where they didn't take off in Europe. It's also easy to explain his ascension in America by the fact that Americans don't want to take responsibility for their actions and would rather blame "supernatural" forces such as the id and the super-ego (as opposed to just the ego). Indeed, it's easy to see how some of Freud's more ridiculous ideas stemmed from this simple seed of a book. He did not form his Oedipal Complex theory yet when this book came out, which was probably his most famous theory, but it's only too easy to see how much bullshit could spring from this one book, which was his first. Sigmund Freud may have ultimately been a charlatan, but I personally believe that he was genuinely on the search for truth. "Sometimes a cigar is just a cigar." Indeed, and so sometimes humans are utterly flawed and it's a wonder we can cipher out the truth in any instance at all, let alone the least likely of instances.
  • (3/5)
    I read this book for a literary criticism class -- rather than psychology -- so I actually enjoyed it. Freud may have been a nutter, but he had some interesting ideas. His dream interpretations are a just another fun way of looking at information. If you don't take this book too seriously, and remind yourself that there's never a single right answer, you'll find it falls under that "good to know" category, regardless of whether or not you ever use his techniques.
  • (3/5)
    At a hefty 664 pages, this was hard work at times, and I did skip the last forty pages or so because it was dragging and I was excited about my next book. The bits that dragged for me were the highly theoretical bits. What I liked best were the case histories and the analyses of Freud’s own dreams and those of his friends and family. This book was most enjoyable when Freud put most of himself into it. He seems to have been a peculiar but ultimately rather endearing man.As the blurb promised, ‘The Interpretation of Dreams’ did change the way I think about dreams. I’ve been able to look over records kept of old dreams with a fresh perspective. What I got most out of it was the idea that dreams are wish fulfilments. I would argue that they are other things too, but I see elements of wish fulfilment in almost all of my dreams. It’s sort of how we reconcile ourselves to the gap between reality and all that we desire. I didn’t accept all of Freud’s claims – I would have been very surprised if I had done. I started the book a bit ironically: Freud is well-known for his theory that everyone wants to shag their parents and pretty much anything else that moves. In short, he’s known for being obsessed with sex. This element of his thinking wasn’t really apparent until about half way through through this book, in which there’s a hilarious chapter on symbolism. Everything represents genitals, apparently: umbrellas, nail-files, boxes, cupboards, ships, keys, staircases, tables, hats, coats, neckties, ploughing, bridges, children, animals, relatives, luggage, all other body parts… we had a jolly good laugh about this in bed.
  • (5/5)
    Very thorough and comprehensive analysis. I wasn't expecting hard science, since, as experimental data, dreams are a difficult ground for repeatability. Freud is very good at separating the component mechanisms: consolidation, censor, and wish fulfilment, and he clearly saw dreams as ultimately intelligible windows into mental life.
  • (4/5)
    Sigmund Freud's "The Interpretation of Dreams" is a fascinating subject. There is still no precise science to this endeavor -- though over the past century much more has been learned about neurology and the mind, reshaping psychology dramatically since Freud. Unlike traditional cult and folk approaches, Freud tried to apply psychology to interpreting dreams rather than spiritual or religious mythoi. Since Freud we've learned that dreams often are a way for our minds to incorporate the day's events, to help us learn what we think we've learned. We've also learned that dreams can fill multiple functions, not just learning but also, as Freud proposed, wish fulfillment and the mind's attempt to deal with traumas. Dreams can vary in any of us from night to night and each can serve a different purpose. Dreams are also often merely entertainment for the mind while we're asleep.Though much has changed in psychology over the past century since Freud, I would recommend reading "The Interpretation of Dreams". Just keep an open mind and figure that not every dream has some deep psychological meaning.
  • (4/5)
    I discovered that Freud is a excellent writer. This is perhaps the most basic book about his ideas and psychoanalysis. Of course it very dated now, but Freud was trying to understand the mind. I know that one of the criticism of Freud is that he only talked or wrote about sex, but that because that what all patients talked about
  • (3/5)
    The Interpretation of Dreams (Modern Library) by Sigmund FreudWhy I picked this book up:In watch 2017 Personality 07: Carl Jung and the Lion King on YouTube by Jordan Peterson, Ph.D. He highly recommended reading this book, he said was really good and worth the read.Thoughts: First thought, I was not trained in Psychodynamic psychology orientation. I am a clinical Psychologist, I have been reading founding Psychologist and Psychiatrist writings. This was translated and read through Librivox which was read by many readers. I am thankful because this book was free. I listed to part one over nine hours of material. It had some reader with strong accents that were very difficult to understand for me at times. Freud used his development, unconscious, various drives, dreams, sample interpretations. Maybe, it is the super subjective approach that had me questioning how good and useful that really is? Why I finished this read: I finished it since I was able to listed to it at 1.75 rate and because it is related to work, Psychology my past supervisor said as long as it is related to work we can read and listed to it at work so I did Stars rating: 3 out of 5. I was going to give it 2.5 but I gave it 3 since it is old foundational material that has some examples of what he worked with I might or might not finish the second section. We shall see I’d I can get myself to finish it.