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Scuola al bivio: Una riforma semplice e radicale

Scuola al bivio: Una riforma semplice e radicale

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Scuola al bivio: Una riforma semplice e radicale

Lunghezza:
35 pagine
24 minuti
Editore:
Pubblicato:
11 mag 2020
ISBN:
9788828402015
Formato:
Libro

Descrizione

L’emergenza globale pone la scuola di fronte a un “bivio”, che è anche un’opportunità: non tanto fra soluzione digitale e non digitale, quanto fra disuguaglianza e uguaglianza nel diritto all’istruzione e alla formazione come persone. Il volume spiega l’emergenza scolastica attuale attraverso una visione storica di lungo periodo, che individua sullo sfondo la contrapposizione tra un modello autoritario (che può aversi anche con i sistemi digitali a distanza) e uno permissivo (che prevale nei vissuti familiari), e indica la possibilità di fuoriuscita da questa dicotomia nel modello Montessori, che pone al centro il libero sviluppo della personalità, e in una tradizione pedagogica emancipatrice (da Rosmini a don Milani). Si avanza un’idea semplice e radicale di riforma della scuola: ridurre a 6-8 il numero degli alunni per classe, in ogni ordine scolastico, per ottemperare alle norme di distanziamento e, soprattutto, per garantire un’efficace relazione educativa. Un’idea umanistica di istruzione, alla luce della quale può davvero migliorare la vita di tutti.
FULVIO DE GIORGI è professore ordinario di Storia dell’educazione all’Università di Modena e Reggio Emilia.

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Editore:
Pubblicato:
11 mag 2020
ISBN:
9788828402015
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Scuola al bivio - Fulvio De Giorgi

Scholé"

1. L’educazione al bivio?

Un secolo fa, nel 1920, si era in Italia in una situazione difficile: i grandi problemi economico-sociali, causati dai lunghi anni della Grande Guerra e perciò dalle difficoltà tipiche di ogni dopoguerra, si congiungevano alle inquietudini politiche e sindacali del «biennio rosso». E inoltre, in campo sanitario, si presentava la pandemia della spagnola che, tra il 1918 e il 1920, causò decine di milioni di morti nel mondo (solo in Italia 600.000).

Vi era poi, sul piano generale, la complessa e faticosa ricomposizione delle relazioni internazionali e degli assetti degli Stati dopo il crollo degli Imperi (russo, austro-ungarico, tedesco, ottomano). Vi fu, dunque, una grande incertezza nel tracciare le linee del nuovo ordine globale. All’inizio si impose la visione, pacifica e affratellatrice dei popoli, del presidente Usa, il democratico Wilson, che portò alla nascita della Società delle Nazioni. Ma questo disegno fu subito indebolito dalla destra repubblicana statunitense, che vinse pure le elezioni presidenziali del 1920. Gli Usa non entrarono così nella Società delle Nazioni, mentre i maggiori Paesi europei non erano in grado di sostenere da soli una forte prospettiva di unità e di pace per l’Europa e per il mondo.

Negli anni che seguirono si ebbero due tragici momenti di crisi mondiale: la Grande Depressione del 1929, e la Seconda Guerra Mondiale (1939-45). Da tali crisi si uscì, tuttavia, in modo sensibilmente diverso. E tale profonda differenza segnala, nella storia contemporanea e fino ai nostri giorni, un bivio di civiltà.

I devastanti effetti della crisi finanziaria ed economica, iniziata con il crollo della borsa di Wall Street, portarono a uno choc psicologico ed etico-politico che provocò una grande paura e l’affermarsi di soluzioni sovranistiche, nazionalistico-imperialistiche: in Germania si ebbe l’avvento al potere di Hitler e il sorgere del totalitarismo nazionalsocialista, le altre potenze europee (Gran Bretagna e Francia) cercarono di superare i problemi scaricandoli sulle colonie, anche l’Italia fascista e soprattutto il Giappone svilupparono un imperialismo espansionista; una crescita delle industrie delle armi accompagnò tali processi.

La soluzione sovranistica si rivelò tragicamente contraddittoria e negativa,

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