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I Beni Culturali in ItaliaLe norme dal 1861 ai giorni nostri

I Beni Culturali in ItaliaLe norme dal 1861 ai giorni nostri

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I Beni Culturali in ItaliaLe norme dal 1861 ai giorni nostri

Lunghezza:
1.570 pagine
20 ore
Pubblicato:
5 mag 2020
ISBN:
9788835821632
Formato:
Libro

Descrizione

Questo volume raccoglie, in ordine cronologico, le normative nazionali emesse dall'avvento dell'Unità d'Italia fino alle Ratifica ed esecuzione della Convenzione europea per la protezione del patrimonio archeologico, riguardanti appunto la tutela dei beni culturali del paese, oltre ai testi di varie delle norme che tutelano anche il paesaggio e quelle che portano alla ratifica, anche in Italia, dei trattati e convenzioni internazionali che disciplinano il settore.
Nella raccolta vengono riportate anche le norme che hanno istituito, nel 1974, il Ministero per i beni culturali e per l'ambiente, i testi delle Convenzioni internazionali sui beni culturali ratificate dall'Italia e i testi delle Carte del restauro italiane del 1883, del 1932 e del 1972 e la Carta di Venezia del 1964, oltre ad altre carte e Convenzioni internazionali riguardanti sempre i beni archeologici e culturali.
Pubblicato:
5 mag 2020
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9788835821632
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Mirko Riazzoli

I Beni Culturali in Italia

Le norme dal 1861 ai giorni nostri

Introduzione

Questo volume raccoglie, in ordine cronologico, le normative nazionali emesse dall'avvento dell'Unità d'Italia fino alle Ratifica ed esecuzione della Convenzione europea per la protezione del patrimonio archeologico, riguardanti appunto la tutela dei beni culturali del paese, oltre ai testi di varie delle norme che tutelano anche il paesaggio e quelle che portano alla ratifica, anche in Italia, dei trattati e convenzioni internazionali che disciplinano il settore.

Nella raccolta vengono riportate anche le norme che hanno istituito, nel 1974, il Ministero per i beni culturali e per l'ambiente, i testi delle Convenzioni internazionali sui beni culturali ratificate dall'Italia e i testi delle Carte del restauro italiane del 1883, del 1932 e del 1972 e la Carta di Venezia del 1964, oltre ad altre carte e Convenzioni internazionali riguardanti sempre i beni archeologici e culturali approvate.

Regio Decreto 11 agosto 1861, n. 202. Col quale è approvata una nuova pianta numerica del Personale del Ministero di pubblica Istruzione.

(GURI n. 223, 12 settembre 1861)

VITTORIO EMANUELE II

per grazia di Dio e per volontà della Nazione

RE D'ITALIA

Sulla proposta del Nostro Ministro Segretario di Stato per la Istruzione Pubblica;

Sentito il Consiglio dei Ministri;

Abbiamo ordinato e ordiniamo:

Articolo unico:

È approvata la nuova pianta numerica del Ministero di Pubblica Istruzione e annessa al presente Decreto e firmata d'ordine Nostro dal Ministro Segretario di Stato per la Pubblica Istruzione la quale pianta incomincerà ad avere effetto il primo giorno del prossimo settembre.

Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo di farlo osservare.

Dato a Torino addì 11 agosto 1861

Vittorio Emanuele

Pianta Numerica degli Ufficiali ed impiegati del Ministero dell'Istruzione Pubblica

N. degli Ufficiali

ed impiegati

1 Ministro

1 Segretario Generale

3 Ispettori Generali

1 Consultore Legale

3 Ispettori

2 Direttori Capi di Divs. di 1a cl.

4 Direttori Capi di Divs.di 2a cl.

6 Capi di Sezione

8 Segretari di 1a cl.

8 egretari di 2a cl.

8 Applicati di 1a cl.

6 Applicati di 2a cl.

6 Applicati di 3a cl.

6 Applicati di 4a cl.

Uscieri

Regio Decreto n. 1039 12 novembre 1862. Col quale è istituita in Firenze una Consulta per l'ordinamento ed incremento dei Musei, e la conservazione dei monumenti antichi.

(GURI n. 309, 31 dicembre 1862)

VITTORIO EMANUELE II

PER GRAZIA DI DIO E PER VOLONTÀ DELLA NAZIONE

RE D'ITALIA

Sulla proposta del Nostro Ministro Segretario di Stato per la pubblica Istruzione;

Abbiamo decretato e decretiamo:

Art. 1.

È instituita in Firenze una Consulta, formata:

Dal Gonfaloniere della Città, Presidente;

Dal Direttore della R. Accademia di Belle Arti;

Dal Direttore delle RR. Gallerie;

Dal Presidente della Deputazione di Storia Patria;

Dal Conservatore degli oggetti antichi ed egiziani.

Art. 2.

Dipenderanno da quella Consulta il Museo Etrusco, il Museo Egizio, ed il Museo Nazionale del Medio Evo.

Art. 3.

Il Museo Nazionale del Medio Evo sarà situato nel palazzo del Podestà, ove saranno raccolti gli oggetti relativi che si trovano nelle Gallerie de' Pitti e delle statue, e che possono esservi traslocati senza nuocere al lustro delle Gallerie medesime.

Art. 4.

Questa Consulta avrà per oggetto l'ordinamento e l'incremento de' suddetti Musei, e la conservazione de' monumenti antichi, al quale fine compilerà il suo regolamento, da approvarsi dal Ministero.

Art. 5.

Sarà annesso al Museo Nazionale del Medio Evo l'insegnamento d'Archeologia, faciente parte dell'Istituto superiore di perfezionamento.

Art. 6:

Le spese occorrenti per l'attuazione di questo Decreto si preleveranno dal cap. 41, art. 3 del bilancio del Ministero di pubblica Istruzione di quest'anno, e dai capitoli corrispondenti dei bilanci avvenire.

Ordiniamo che il presente Decreto, munito del Sigillo dello Stato, sia inserto nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d' Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Torino addi 12 novembre 1862.

VITTORIO EMANUELE

Legge 25 giugno 1865, n. 2359. Sulle espropriazioni per causa di utilità pubblica. Estratto.

(GURI n. 165, 8 luglio 1865)

Capo V – Dell'espropriazione dei monumenti storici o di antichità nazionale

Art. 83 Ogni monumento storico o di antichità nazionale che abbia la natura d'immobile, e la cui conservazione pericolasse continuando ad essere posseduto da qualche corpo morale o da un privato cittadino, può essere acquistato dallo Stato, dalle Province e dai Comuni in via di espropriazione per causa di pubblica utilità.

Art. 84 All'espropriazione debbono in ogni caso precedere le formalità richieste dagli artt. 4 e 5, e la speciale notificazione della proposta o domanda ai proprietari del monumento.

La dichiarazione di pubblica utilità è fatta nel modo indicato dall'art. 12 sulla proposta del Ministro per la pubblica istruzione.

Art. 85 L'indennità a pagarsi è stabilita amichevolmente, o nel modo indicato dagli artt. 31 e seguenti della presente legge.

Regio Decreto 4 gennaio 1872, n. 662. Che istituisce presso il Ministero della Pubblica Istruzione una Giunta consultiva di storia, archeologia e paleografia

(GURI n. 54, 23 febbraio 1872)

VITTORIO EMANUELE II

PER GRAZIA DI DIO E PER VOLONTÀ DELLA NAZIONE

RE D'ITALIA

Considerando che cresce quotidianamente il bisogno di provvedere ad un ordinato sistema di indagini e di studi per iscoprire e conservare le antiche reliquie delle precedenti civiltà italiche, e por ordinare e pubblicare i tesori paleografici ed archeologici, di cui è ricca ogni parte d'Italia, e più quelle parti che da ultimo sono state unite al Regno;

Considerando che a dirigere la ricerca e ad assicurare la conservazione dei documenti e dei monumenti, i quali per rispetti storici ed artistici vogliono essere riguardati come parte preziosa del patrimonio della nazione, si richiede il sussidio di cognizioni pratiche e speciali, e di pronti, ponderati ed autorevoli consigli;

Sulla proposta del Nostro Ministro Segretario di Stato per la Pubblica Istruzione, Abbiamo decretato e decretiamo:

Art. L È istituito presso il Ministero della Pubblica Istruzione una Giunta consultiva di storia, archeologia e paleografia, a formare la quale saranno chiamati uomini chiari per opere pubblicate, per singolare perizia nelle discipline artistiche, e per lunga pratica delle carte antiche, degli scavi e dei monumenti.

Art. 2. II Ministro della Pubblica Istruzione Ci proporrà i nove consultori che dovranno comporre la Giunta, e che avranno facoltà di scogliere fra di essi il presidente della Giunta medesima.

Art. 3. Questa Giunta consultiva si raccoglierà una volta ogni mese presso il Ministero della Pubblica Istruzione. 11 giorno della riunione sarà indicato dal Ministro nella lettera di convocazione, da spedirsi una settimana prima di ogni tornata.

Alla Giunta consultiva dovranno essere sottoposte tutte le questioni relative all'ordinamento degli archivi dipendenti dal Ministero di Pubblica Istruzione, alle pubblicazioni di documenti storici, all'indirizzo degli studi e delle ricerche archeologiche e degli scavi d'antichità, ed alla conservazione e restaurazione. dei monumenti nazionali.

Art. 4. Ogni volta che il Ministro lo giudichi opportuno, interverranno alle sedute della

Giunta consultiva i Soprintendenti degli scavi di Roma e di Napoli, il Presidente della Commissione centrale delle antichità di Sicilia, e il presidente della Deputazione archeologica di Firenze, che ha in cura la conservazione delle antichità etrusche.

Essi saranno sempre invitati ad intervenire quando si trattino questioni attinenti alla loro amministrazione.

Art. 5. La Giunta consultiva potrà, col consenso del Ministro, invitare ad assisterla ne' suoi studi anche altri cultori delle discipline storiche, archeologiche e paleografiche, i cui voti però saranno registrati separatamente.

Art. 6. La Giunta consultiva dovrà proporre al Ministro della Pubblica Istruzione tutte le provvigioni che credesse opportune per promuovere lo studio della storia nazionale,la scoperta

e la conservazione delle antichità, il migliore ordinamento degli archivi storici e delle raccolte archeologiche.

Art. 7. Il Ministro potrà, secondo le occorrenze e per facilitare i lavori della Consulta, ripartirla anche in tre sezioni: una per le. questioni storiche e paleografiche, una per le questioni archeologiche, e la terza per la classificazione e la conservazione dei monumenti nazionali.

Le sezioni potranno, in caso di urgenza, riunirsi anche separatamente. Il presidente però della Giunta consultiva manterrà l'unità e la concordia dei lavori delle tre sezioni, e indicherà, nel caso di sedute separate, i consultori che dovranno tenere in ciascuna sezione l'ufficio di vicepresidente.

Art. 8. I consultori ordinari durano in ufficio tre anni. Le loro funzioni sono gratuite. Ogni volta che intervengono effettivamente alle riunioni della Consulta avranno diritto alle indennità di viaggio.

Art. 9. Ogni anno la Giunta consultiva pubblicherà una relazione, in cui renderà conto dei suoi lavori e delle condizioni degli studi storici ed archeologici in Italia.

Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma, addì 4 gennaio 1872.

VITTORIO EMANUELE.

C. CORRENTI

S. M. con decreto del 14 gennaio 1872

ha nominati, a costituire la Giunta per gli studi storici, archeologici e paleografici, i signori:

Amari prof. Michele,, senatore del Regno, membro del Consiglio Superiore di Pubblica Istruzione;

Cantil prof. Cesare, membro del R. Istituto Lombardo di Scienze e Lettere;

Connestabile della, Staffa prof. conte Giancarlo, membro della Consulta Archeologica Etrusca di Firenze;

Ferrari prof. Giuseppe, deputato al Parlamento Nazionale, membro del R. Istituto Lombardo;

Govi prof. Gilberto, membro della R. Accademia delle Scienze di Torino;

Minervini prof. Giulio, membro della Reale Società di Napoli;

Ricotti prof. Ercole, senatore del Regno, membro della R. Accademia delle Scienze di Torino;

Tabarrini Marco, accademico della Crusca, membro della R. Deputazione sugli studi di storia patria:

Tosti Luigi, membro della Società Reale di Napoli e della Commissione per la conservazione dei monumenti in Caserta.

Regio Decreto 7 agosto 1874, n. 2032. Col quale sono nominate Commissioni conservatrici dei monumenti e delle opere di arte.

(GURI n. 211, 4 settembre 1874)

VITTORIO EMANUELE II

PER GRAZIA DI DIO E PER VOLONTÀ DELLA NAZIONE

RE D'ITALIA

Vista la necessità di provvedere nel Regno ad una maggiore sorveglianza sui monumenti e sulle opere d'arte, finché non sia sancita una legge organica su queste materie;

Sulla proposta del Nostro Ministro Segretario di Stato per l'Interno, reggente il Ministero dell'Istruzione Pubblica,

Abbiamo decretato e decretiamo:

Art. 1. A cura del Ministero dell'Istruzione Pubblica saranno nominate Commissioni conservatrici del monumenti e delle opere d'arte in tutte quelle provincie del Regno, per le quali non sia già stato provveduto con esito soddisfacente da anteriori disposizioni.

Art. 2. Queste Commissioni saranno composte di quattro o di sei commissari, oltre il prefetto che ne sarà presidente; il quale nominerà un impiegato della prefettura a compiere l'ufficio di segretario.

Art. 3. La metà dei commissari sarà nominata dal Governo, e l'altra metà sarà eletta dai Consigli provinciali. Il loro ufficio è gratuito. Le adunanze si terranno alla prefettura per invito del prefetto presidente, che potrà essere eccitato ad adunare la Commissione anche a richiesta di uno dè suoi componenti.

Art 4. Le Commissioni vigileranno sopra tutti i monumenti, oggetti d'arte e memorie storiche esistenti nella provincia, dando notizia al Ministero di quanto può importare alla loro buona conservazione, ed eccitando i necessari provvedimenti.

Art. 5. Le Commissioni conservatrici daranno anche il loro parere tutte le volte che

ne siano richieste dal Ministero, e potranno proporre al Governo acquisti di oggetti di

belle arti o scavi di antichità nel territorio di loro giurisdizione.

Art. 6. Compileranno e trasmetteranno al Ministero un esatto inventario di tutti i monumenti ed oggetti d'arte esistenti nella rispettiva provincia, secondo le norme stabilite dal regolamento annesso al decreto Reale 7 giugno 1866, n. 2992, e possibilmente seconÏ1o la forma dei moduli che loro verranno inviati dal Ministero.

Art. 7. Sono autorizzate; nominare delegati in tutti quei comuni della provincia nei quali esistono opere d'arte o monumenti di qualche importanza, affine di avere sul luogo chi possa tenerle informate di quanto riguarda la loro conservazione.

Art. 8. Per la provincia di Roma sarà provveduto con particolare decreto.

Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Torino, addì 7 agosto 1874.

VITTORIO EMANUELE.

Regio Decreto 7 agosto 1874, n. 2033. Col quale è istituito presso il Ministero della Pubblica Istruzione un Consiglio centrale di archeologia e belle arti.

(GURI n. 211, 6 settembre 1874)

VITTORIO EMANUELE II

PER GRAZIA DI DIO E PER VOLONTÀ DELLA NAZIONE

RE D'ITALIA

Vista la necessità di dare agli interessi archeologici ed artistici del Regno delle guarentigie corrispondenti alla loro cresciuta e crescente importanza;

Ritenuta perciò la convenienza di assicurare al Governo un aiuto speciale di Consigli tecnici in queste materie;

Visto il Regolamento 20 ottobre 1867, n. 4008, e il Decreto 4 gennaio 1872, n. 662;

Sulla proposta del Nostro Ministro Segretario di Stato per l'Interno, Reggente il Ministero della Pubblica Istruzione;

Abbiamo decretato e decretiamo:

Art. 1.

È instituito presso il Ministero della Pubblica Istruzione un Consiglio centrale di archeologia e belle arti.

Art. 2.

Di questo Consiglio faranno parte non meno di venti e non più di trenta persone, scelte fra le più autorevoli per dottrina e per pratica in siffatte materie, nominate per Decreto Reale sulla proposta del Nostro Ministro per la Pubblica Istruzione.

Art. 3.

Il Consiglio terrà due sessioni annuali, durevoli non meno di tre e non più di otto giorni ciascuna, la prima nel mese di novembre e la seconda nel mese di aprile.

Potrà essere convocato straordinariamente in altre epoche, quando il Ministro ne ravvisi la necessità.

Art. 4.

Il Ministro dell'Istruzione Pubblica presiede il Consiglio. Esso si divide in due Sezioni: l'una di archeologia è l'altra di belle arti. Ciascuna di esse ha un Vice-Presidente nominato per tre anni con Decreto Reale. La parità del numero dei Consiglieri per ciascuna Sezione non è obbligatoria.

Art. 5.

Le Sezioni si radunano separatamente. Il Ministro pero ha facoltà di convocare le due Sezioni a deliberare insieme, o per iniziativa propria, o dietro la richiesta di cinque Consiglieri. In questo caso, in assenza del Ministro, presiederà il più anziano dei due Vice-Presidenti di Sezione.

Art. 6

Richiesta dal Ministro, la Sezione di archeologia darà il suo avviso:

a) Sull'erogazione e sul riparto delle somme stanziate nel Bilancio del Ministero dell'Istruzione Pubblica di testa per gli scavi di antichità;

b) Sulle questioni relative agli scavi, ai restauri ed alla classificazione dei monumenti di arte pagana o cristiana, anteriori alla caduta dell'Impero Romano;

c) Sulle compere di oggetti d'antichità o sulla esportazione dei medesimi dai confini del Regno;

d) Sull'ordinamento delle Soprintendenze agli scavi e dei Musei archeologici, e sulla elezione dei loro Direttori;

e) Sulle opere di argomenti archeologici, per la cui pubblicazione fosse richiesto un sussidio dal Governo;

f) Sui modi di promuovere in ogni maniera gli studi archeologici, e sopra ogni altra materia ad essi relativa, di cui venisse interrogata dal Ministero.

Art. 7.

Richiesta dal Ministro, la Sezione di belle arti darà il suo avviso:

a) Sull'erogazione e sul riparto delle somme stanziate nel Bilancio del Ministero dell'Istruzione Pubblica per la conservazione dei monumenti ed oggetti d'arte;

b) Sulle modificazioni a introdursi negli statuti delle Accademie di belle arti, sulle elezioni dei loro Presidenti, sulle nomine del personale insegnante, e sulle forme e controversie relative ai concorsi per elezioni, per premi e simili;

c) Sulle compere di oggetti d'arte o sulla esportazione dei medesimi dai confini del Regno;

d) Sull'ordinamento delle Gallerie e delle Pinacoteche e sulla elezione dei loro Direttori;

e) Sulle opere di argomento artistico, proposte per sussidi del Governo;

f) Sulle questioni relative agli inventari, ai restauri ed alla classificazione dei monumenti dell'arte medioevale e moderna;

g) Sopra ogni altro argomento relativo al progresso delle belle arti, su cui venisse interrogata dal Ministero.

Art. 8. Col consenso del Ministro, il Consiglio intero o ciascuna Sezione potrà invitare alle riunioni ed alle discussioni altri cultori delle discipline archeologiche ed artistiche, i cui voti saranno registrati separatamente.

Questo invito dovrà essere fatto ai Direttori e Presidenti delle principali Accademie, Gallerie, Musei ed Amministrazioni di scavi che non abbiano un rappresentante nel Consiglio, qualora si tratti di questioni speciali alla loro gestione od al loro ordinamento.

Art. 9.

i Consiglieri durano in ufficio tre anni. Si rinnovano per un terzo ogni anno e sono sempre rieleggibili. Nel primo triennio la scadenza annuale è determinata dalla sorte.

Art. 10.

Le funzioni dei Consiglieri sono gratuite. Con suo successivo Decreto saranno però regolate le indennità di viaggio e di soggiorno a quelli fra i Consiglieri che non dimorassero nella Capitale del Regno.

Art. 11.

Il Ministro fissa l'ordine del giorno delle sessioni e lo comunica alla Presidenza, la quale procede al riparto degli affari e alla nomina delle Sotto- Commissioni o dei Relatori, secondo l'ampiezza o l'importanza degli argomenti. Nel caso di radunanze generali, a termini dell'articolo 5, una Sotto- Commissione mista delle due Sezioni, nominata dal Ministro, riferirà sugli affari da trattarsi nell'adunanza. Ciascuna Sezione potrà regolare le sue discussioni con uno speciale Regolamento interno, da approvarsi per Decreto Ministeriale. Il Regolamento interno per le adunanze generali del Consiglio sarà emanato dal Ministro.

Art. 12.

Le votazioni saranno valide quando intervenga alle adunanze la metà più uno dei Consiglieri aventi diritto di farne parte. Le deliberazioni sono prese a maggioranza di voti dei presenti. A ciascuna Sezione sarà addetto un Segretario, nominato dal Ministro della Pubblica Istruzione.

Art. 13.

Nessun verbale od estratto di verbali del Consiglio centrale potrà essere pubblicato, nè comunicato a persone estranee, senza il permesso del Ministro.

Art. 14.

Il Consiglio pubblicherà ogni anno una relazione, in cui renderà conto dei suoi lavori e dello stato degli studi e delle istituzioni a cui ciascuna Sezione sopravvede.

Art. 15.

La Giunta consultiva di storia, archeologia e paleografia, istituita col Regio Decreto 4 gennaio 1872, numero 662 (Serie 2°), è sciolta.

Sono pure abrogati gli articoli 8 e 9 del Regolamento pel Consiglio superiore di Pubblica Istruzione, approvato dal Regio Decreto 20 ottobre 1867, n. 4008.

Al Consiglio centrale di archeologia e di belle arti sono devolute le funzioni attribuite dalle vigenti norme alla Giunta per le belle arti, contemplata dai sopradetti due articoli.

Ordiniamo che il presente Decreto,munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella raccolta ufficiale delle Leggi e dei Decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Torino addì 7 agosto 1874.

VITTORIO EMANUELE

Regio Decreto 28 marzo 1875, n. 2419. Col quale è istituita una giunta di archeologia e di belle arti presso il consiglio superiore di istruzione pubblica.

(GURI n. 94, 22 aprile 1875)

VITTORIO EMANUELE II

PER GRAZIA DI DIO E PER VOLONTÀ DELLA NAZIONE

RE D'ITALIA

Sentito il Consiglio dei Ministri

Sulla proposta del Nostro Ministro Segretario di Stato per la Pubblica Istruzione,

Abbiamo decretato e decretiamo:

Art. 1. È instituita una Giunta d'archeologia e di belle arti presso il Consiglio Superiore d'Istruzione Pubblica, composta di dodici membri.

Si divide in due sezioni, le quali possono essere convocate separatamente od insieme.

Art. 2. I membri della Giunta sono nominati per tre anni per decreto Regio. Possono essere riconfermati nell'ufficio.

Art. 3. Il Ministro è presidente della Giunta.

Egli può delegare la presidenza sia delle due sezioni riunite, sia di ciascuna ad un membro del Consiglio Superiore di Istruzione.

Art. 4. La sezione d'archeologia può essere interrogata dal Ministro in tutte le questioni concernenti gli scavi, i musei, i monumenti e gli oggetti d'arte antichi: quella di belle arti, in tutte quelle concernenti le Accademie di belle arti, le esposizioni, e in genere l'arte medioevale e moderna.

Le due sezioni sono convocate insieme quando si tratti di questioni, le quali toccano del pari le materie speciali dell'una e dell'altra.

Art. 5. Alla sezione d'archeologia possono intervenire con voto il direttore centrale degli scavi e dei musei, e i due commissari istituiti dal Nostro decreto del 28 marzo 1875;

Alla sezione di belle arti interviene con voto il direttore capo della Divisione del Ministero, a cui appartiene la cura dell'arte medioevale e moderna.

Questi quattro ufficiali prenderanno parte alla adunanza della Giunta a sezioni riunite.

Art. 6. Le sezioni della Giunta hanno un'adunanza ordinaria ogni mese.

La Giunta a sezioni riunite sarà convocata dal Ministro ogni volta che occorra.

Art. 7. All'adunanza delle sezioni possono essere invitati i professori d'archeologia nello Università italiane e le persone competenti negli studi archeologici ed artistici, e i capi degli Istituti archeologici stranieri esistenti in Roma, colla facoltà di rendere il voto.

Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Napoli, addì 28 marzo 1875.

VITTORIO EMANUELE.

Regio Decreto 28 marzo 1875, n. 2440. Col quale viene istituita una direzione centrale degli scavi e musei del Regno.

(GURI n. 98, 27 aprile 1875)

VITTORIO EMANUELE II

PER GRAZIA DI DIO E PER VOLONTÀ DELLA NAZIONE

RE D'ITALIA

Sentito il Consiglio dei Ministri,

Sulla proposta del Nostro Ministro Segretario di Stato per la Pubblica Istruzione,

Abbiamo decretato e decretiamo:

Art. 1. È instituita una Direzione centrale degli scavi e musei del Regno che risiederà presso il Ministero dell'Istruzione Pubblica e farà parte integrale di esso.

Art. 2. Por rispetto all'esecuzione degli scavi e all'amministrazione di questi nelle varie parti del Regno, l'Italia continentale è divisa in tre regioni:

a) La settentrionale comprenderà i territorii del Piemonte, della Lombardia, del Veneto, dell'Emilia e della Toscana;

b) La centrale comprenderà Roma e sua provincia, l'Umbria, le Marche e gli Abruzzi;

c) La meridionale comprenderà Terra di Lavoro, Napoli e I sua provincia, le Paglie, i Principati e le Calabrie.

Il direttore e i due commissari, oltre l'ufficio che tengono nella Direzione centrale, soprintenderanno ciascuno gli scavi di una delle tre regioni.

La Direzione centrale curerà l'osservanza delle leggi e regolamenti in vigore intorno l'estrazione dal Regno delle opere d'arte antica ed all'esecuzione degli scavi privati, provinciali e comunali.

Art. 3. La Scuola d'archeologia, instituita in Pompei per il decreto del 13 giugno 1866, sarà accresciuta di due altre sezioni, l'una residente in Roma, l'altra in Atene.

Essa prenderà nome di Scuola italiana d'archeologia e dipenderà dalla Direzione centrale degli scavi e massi.

Il numero dei posti in ciascuna sezione sarà determinato annualmente nella legge di bilancio.

I posti saranno conferiti per concorso agli studenti delle Facoltà di filosofia e lettere, che avranno conseguito la laurea in lettere.

Art. 4. Per tutte le provincie nelle quali parrà opportuno, saranno nominati per decreto Regio ispettori degli scavi e dei monumenti annessi, i quali corrisponderanno con la Direzione centrale. Il loro ufficio è gratuito.

Art. 5. Quando un comune o una provincia vogliano assumere la conservazione degli scavi e dei monumenti esistenti nella loro circoscrizione, sarà lecito alla Direzione centrale entrare per questo fine in accordo con essi, mantenendo sempre a sé la suprema vigilanza e determinando i modi e i patti della conservazione.

Art. 6. Un ufficio tecnico speciale potrà essere istituito per dirigere sul luogo gli scavi di lunga durata, quante volte ciò sia stimato necessario.

Art. 7. Nelle isole di Sicilia e di Sardegna gli scavi ed i musei di antichità saranno soggetti a Commissioni speciali, le quali corrisponderanno colla Direzione centrale.

Art. 8. Sono abolite le Soprintendenze agli scavi e alle antichità di Napoli o di Roma instituito dai decreti Luogotenenziali del 7 dicembre 1860 e 10 novembre 1870 e sono abrogate tutte le disposizioni contrarie alle presenti.

Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Napoli, addì 28 marzo 1875.

VITTORIO EMANUELE

Regio Decreto n. 2908 6 gennaio 1876. Portante lo scioglimento della regia deputazione per i musei e le antichità etrusche.

(GURI n. 21, 27 gennaio 1876)

VITTORIO EMANUELE II

PER GRAZIA DI DIO E PER VOLONTÀ DELLA NAZIONE

RE D'ITALIA

Visto il nostro decreto del 9 aprile 1871, n. 246 (serie 2°), che istituiva la deputazione per la conservazione e l'ordinamento dei musei e delle antichità etrusche;

Visto l'altro nostro decreto del 28 marzo 1875, n. 2440 (serie 2°), con cui fu creata la direzione centrale dei musei e degli scavi del Regno;

Considerate le condizioni in cui si trova attualmente la nominata deputazione, dopo le reiterate rinunzie del suo presidente, ed il diverso ufficio dato al suo segretario;

Sulla proposta del nostro ministro segretario di Stato per la pubblica istruzione;

Abbiamo decretato e decretiamo:

Art. 1.

La regia deputazione per i musei e le antichità etrusche è disciolta.

Art. 2.

La direzione centrale dei musei e scavi provvederà al riordinamento dei musei, nonché alla scoperta ed alla conservazione dei monumenti dell'Etruria.

Ordiniamo che il presente decreto, munita del sigillo dello Stato, sia inserto nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma addì 6 gennaio 1876.

VITTORIO EMANUELE

Regio Decreto 5 marzo 1876, n. 3028. Che istituisce in ciascuna provincia del Regno una commissione consultiva conservatrice dei monumenti d'arte e di antichità.

(GURI n. 81, 6 aprile 1876)

VITTORIO EMANUELE II

PER GRAZIA DI DIO E PER VOLONTÀ DELLA NAZIONE

RE D'ITALIA

Visto il nostro decreto 7 agosto 1874, n. 2032, riguardante le commissioni conservatrici dei monumenti e delle opere d'arte da nominarsi nelle provincie del Regno;

Visto il nostro decreto 28 marzo 1875, n. 2440 (serie 2"), che istituisce una direzione centrale degli scavi e dei musei;

Visto come sia necessario coordinare l'istituzione delle commissioni conservatrici con quella degl'ispettori, di cui è parola all'art. 4 del decreto 28 maggio 1875;

Sulla proposta del nostro ministro segretario di Stato per la pubblica istruzione;

Abbiamo decretato e decretiamo:

Art. 1.

È instituita in ciascuna provincia una commissione consultiva conservatrice dei monumenti d'arte e d'antichità.

Art. 2.

Le commissioni conservatrici dei monumenti ed oggetti d'arte e d'antichità hanno l'ufficio di sopravvegliare affinché i monumenti esistenti nella rispettiva provincia, di proprietà privata, provinciale o comunale, ed anche governativa, quando a questi non soprintenda una speciale amministrazione, non deteriorino, e di proporre ai proprietari e alle autorità competenti i mezzi necessari

ad impedire codesto deterioramento, dando di ogni provvedimento suggerito da esse, od anche imposto, ove le leggi speciali lo permettano, partecipazione al Ministero d'istruzione pubblica.

Esse cureranno altresì che gli oggetti appartenenti ai privati non siano estratti dallo Stato se prima il proprietario non ne ha, ove le leggi speciali lo esigono, ottenuta la licenza dal Governo, e quelli posseduti da enti morali non siano venduti o altrimenti alienati senza l'autorizzazione richiesta dalle leggi.

Di più provvederanno che gli oggetti d'arte recente mente scoperti o già conosciuti siano raccolti nei musei provinciali o comunali, usando a ciò dei fondi che le provincie o i comuni votino a questo fine o sieno forniti dallo Stato.

Art. 3.

La commissione si compone di quattro o di otto membri, secondo determina il decreto di sua istituzione, e di un ispettore. È presieduta dal prefetto, ed un impiegato della prefettura compie l'ufficio di segretario.

Art. 4.

In ogni capoluogo di provincia ed in ogni altra città o distretto di questa, dove occorra, è nominato un ispettore per decreto regio.

La circoscrizione dell'ispettorato è determinata volta per volta nel decreto di nomina dell'ispettore.

Art. 5.

L'ispettore del capoluogo della provincia fa parte della commissione.

Gli altri ispettori della provincia riferiscono a lui ciò che credono dover sottoporre all'esame e al giudizio della commissione.

Art. 6.

I membri della commissione sono nominati metà per decreto regio e metà dal consiglio provinciale.

Nelle provincie, nelle quali la commissione si comporrà di otto membri, il consiglio provinciale nominerà due membri di essa, e il consiglio comunale del capo luogo altri due.

L'ufficio così dei commissari, come degl'ispettori, è gratuito.

Art. 7.

L'ispettore del capoluogo di provincia, oltre all'ufficio di riferire nel seno della commissione consultiva, e gli ispettori delle altre circoscrizioni, oltre al corrispondere con quello del capoluogo, conforme all'articolo 5, adempiranno a tutte le incumbenze che saranno loro affidate rispetto ai monumenti e agli scavi dal Ministero, e potranno corrispondere direttamente con questo.

Art. 8.

Le adunanze della commissione si terranno una volta ogni due mesi alla prefettura, per invito del prefetto presidente.

Il prefetto può convocare la commissione straordinariamente. Un membro di quella o l'ispettore può richiederne la convocazione.

Art. 9.

L'iniziativa delle proposte nel seno della commissione appartiene cosi a ciascun membro di questa, come all'ispettore.

Art. 10.

Di ciascuna tornata della commissione è mandato il processo verbale al Ministero in copia. L'originale è custodito negli archivi della prefettura.

Art. 11.

Le commissioni consultive avranno cura di compilare e trasmettere al Ministero un esatto inventario di tutti i monumenti ed oggetti d'arte esistenti nella rispettiva provincia.

Le norme dell'inventario, ove non sia già fatto, o sia a rifare, saranno stabilite con ordinanze ministeriali.

Art. 12.

Ogni disposizione contraria al presente decreto è abrogata.

Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma addì 5 marzo 1876.

VITTORIO EMANUELE

Regio Decreto n. 4359 18 aprile 1878 che approva il regolamento pel servizio dei musei di antichità dello Stato

(GURI 7 maggio 1878, n. 107)

UMBERTO I

PER GRAZIA DI DIO E PER VOLONTÀ DELLA NAZIONE

RE D 'ITALIA

Visto il reale decreto 3 gennaio 1878, n. 4254 (serie 2a), col quale venne approvato un ruolo normale unico per gli ufficiali dei musei di antichità dello Stato;

Sulla proposta del nostro ministro segretario di Stato per la pubblica istruzione;

Abbiamo decretato e decretiamo:

Art. 1.

È approvato il regolamento pel servizio dei musei di antichità dello Stato, annesso al presente decreto e firmato d 'ordine nostro dal ministro segretario di Stato per la pubblica istruzione.

Art. 2.

Tutte le disposizioni anteriori, contrarie a quelle contenute nel mentovato regolamento, sono abrogate.

Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma addì 18 aprile 1878.

UMBERTO

REGOLAMENTO PEL SERVIZIO DEI MUSEI D'ANTICHITÀ DELLO STATO

Capo I. Degli ufficiali dei musei.

Art. 1.

È affidata al direttore la superiore vigilanza del museo, non che il suo incremento scientifico e l'amministrazione dei fondi ad esso assegnati. Spetta a lui solo il carteggiare con le potestà pubbliche e coi privati per tutto ciò che concerne il servizio del museo stesso; né alcuna spesa potrà farsi senza espressa autorizzazione di lui.

Per l'acquisto dei monumenti egli per altro dovrà domandare preventivamente l'approvazione del ministro, salvo ne' casi urgenti, purché la spesa da farsi non superi le lire cinquanta.

Art. 2.

Il vicedirettore ha le stesse ingerenze nei musei dove non è direttore. Negli altri il vicedirettore rappresenta il direttore legalmente assente, o altrimenti adempie tutti gli incarichi che dal direttore stesso gli vengano affidati.

Art. 3.

L 'ispettore è il primo consegnatario responsabile di tutta la suppellettile del museo, sia dei monumenti ed oggetti di arte, sia dei libri, arredi ed utensili che esso contenga.

Art. 4.

L'ispettore vigila l'andamento del servizio secondo gli ordini del direttore; tiene le chiavi delle collezioni dei magazzini e degli armadi in cui sono custoditi i monumenti, nonché quella dell'edifizio del museo.

Art. 5.

Sono immediatamente sottoposti all'ispettore gli adiutori, i conservatori, i restauratori, gli uscieri, i portinai, e gl'inservienti, e del loro operato egli risponde.

Art. 6.

Gli adiutori rappresentano l' ispettore e ne fanno le veci quando egli è assente dal Museo, e ricevono da esso le istruzioni pel buon procedere del servizio.

Art. 7.

I conservatori rispondono dell'integrità e custodia dei monumenti, e di ogni altro oggetto esistente nelle rispettive collezioni; in quelle a cui sono assegnati più conservatori, essi rispondono l'uno per l'altro del retto adempimento degli obblighi inerenti al proprio ufficio.

Art. 8.

I conservatori sono responsabili della nettezza delle sale, che dovrà farsi dagli inservienti; danno ai visitatori le spiegazioni di cui fossero dimandati; vigilano perché nessun detrimento sia fatto agli oggetti loro dati in consegna; né possono allontanarsi dalla collezione senza espressa licenza dell'ispettore.

Art. 9.

Il segretario economo, coadiuvato dai vicesegretari, attende ai lavori amministrativi ed al carteggio d'ufficio; riceve e spende i fondi dell'istituto secondo gli ordini del direttore; e rende conto della propria gestione colle norme fissate dal regolamento di contabilità generale dello Stato.

Art. 10.

Nei musei dove non sia il segretario economo, ne fa le veci un vicesegretario, salvo per la gestione dei fondi che sarà affidata all'economo di altro istituto che sia in luogo e dipenda dal Ministero.

Art. 11.

Uno dei vicesegretari sarà dal direttore in caricato di tenere il protocollo e della spedizione delle carte. Esso sarà responsabile della buona conservazione e registrazione di tutti gli alti e scritture contenute nell'archivio

Art. 12.

Gli uscieri, i portinai e gl'inservienti sono tenuti ad obbedire rigorosamente agli ordini che ricevono dal proprio superiore immediato.

Art. 13.

I restauratori, quante volte non sieno occupati in lavori dell'arte loro, presteranno lo stesso servizio degli uscieri.

Art. 14.

Nei luoghi dove esiste un Commissariato, questo ha sede nel Museo. e tutti gli impiegati di esso sono sottoposti al commissario, che vigila altresì i Musei di altre Provincie comprese nella giurisdizione che gli fu assegnata.

Capo II. Ammissione al servizio e promozione.

Art. 15.

I posti di commissario, direttore, vicedirettore, ispettore e segretario economo sono conferili dietro proposta del ministro.

Quelli di adiutore, conservatore e vicesegretario sono dati per concorso. Le nomine di usciere, portinaio ed inserviente hanno luogo sulla proposta dei capi dei rispettivi istituti. Il posto di restauratore aspirante viene conferito dietro esperimento d'idoneità nell'aspirante al genere al lavoro ch'ei dovrà eseguire.

Art. 16.

Per concorrere al posto di adiutore occorre la laurea in lettere, e sostenere due prove, l'una scritta l'altra orale, nelle seguenti materie:

a) Letteratura antica

6) Storia dell'arte antica

c) Epigrafia o numismatica.

Art. 17.

Gli aspiranti al posto di conservatore dovranno presentare la licenza liceale, e sottoporsi ad un esame scritto ed orale sopra una qualsiasi parte delle istituzioni antiquarie.

Art. 18.

Pel posto di conservatore della pinacoteca, dove questa faccia parte integrale del museo, oltre la licenza liceale, occorrerà un esame scritto sulla storia della pittura.

Art. 19.

I concorrenti al posto di vicesegretario dovranno aver conseguita la licenza tecnica o ginnasiale, ed esporsi ad una prova scritta ed orale, che avrà per oggetto:

a) Letteratura italiana

b) Storia

c) Geografia

d) Aritmetica

e) Calligrafia.

Art. 20.

Niuno può esser nominato usciere che non sappia leggere e scrivere correttamente.

Art. 21.

Gl'inservienti non dovranno avere età maggiore di anni trenta, e saranno scelti tra coloro che esercitano alcun'arte manuale, utile all'istituto a cui debbono essere addetti.

Art. 22.

Qualunque sia il posto a cui si aspira, è di obbligo il presentare documenti legali dai quali consti essere cittadino italiano, godere buona salute, e non esser mai stato sottoposto a pene correzionali o criminali.

Art. 23.

L 'ammissione all'impiego s'intenderà sempre avvenuta nell'ultima classe del rispettivo grado.

Art. 24.

Il segretario economo dovrà prestare una cauzione in rendita inscritta nel gran libro del debito pubblico, per la somma che sarà determinata dal Ministero.

Art. 25.

Tutti gli ufficiali dei musei essendo distinti per gradi e classi, le promozioni fra essi avranno luogo di diritto per anzianità di servizio dall'una all'altra classe, salvo il caso di demeriti per cui l'ufficiale debba essere posposto.

Art. 26.

Qualsiasi ufficio prestato nei musei oltre quelli indicati nel ruolo normale unico approvato con regio decreto 3 gennaio 1878, n. 4251 (serie 2a), dovrà essere considerato come temporaneo, né darà dritto a preferenza nel conferimento degli

uffici vacanti.

CAPO II. Disciplina degli impiegati.

Art. 27.

Tutti gl' impiegati posti alla dipendenza dell'ispettore dovranno portare un segno distintivo, quale sarà prescritto dal Ministero, per essere riconosciuti dal pubblico. Essi si troveranno nel museo un'ora innanzi l'apertura delle gallerie, e segneranno i loro nomi in un foglio di presenza, che dall'ispettore verrà giornalmente rimesso al direttore.

Art. 28.

Ai sopradetti impiegati è inibito uscire dal museo durante il tempo prescritto dall'orario, senza il permesso dell'ispettore, e qualunque assenza temporanea verrà considerata come della intera giornata.

Art. 29.

L 'assenza dell'ufficio, non causata da infermità, se avrà luogo interpolatamente, sarà punita colla ritenuta delle relative giornate di stipendio, e se per otto giorni consecutivi, porterà la perdita di un mese di stipendio.

Art. 30.

L'assenza, non giustificata, di un mese sarà tenuta quale volontaria dimissione.

Art. 31.

L'assenza cagionata da malattia dovrà essere partecipata all'ispettore, che avrà obbligo di accertarla.

Art. 32.

Il direttore farà conoscere al ministro la condotta degli impiegati durante il servizio, e proporrà le misure disciplinari che crederà opportune, non esclusa la rimozione dall'impiego.

Art. 33.

Il direttore potrà accordare fino a cinque giorni di licenza; per un tempo maggiore sarà necessario il permesso del ministro.

Art. 34.

La scortesia e la sconvenienza verso i visitatori, il fumare o il giocare nelle sale, il darsi ad occupazioni che impediscano di vigilare, l'abbandono della sala, la mancanza di rispetto ai superiori, saranno punite con retrocedere il colpevole dal posto occupato nella propria classe. Dopo quattro punizioni per tali mancanze sarà esonerato dall'impiego.

Art. 35.

È vietato agli impiegati di fare collezioni o raccolte di oggetti del genere di quelli che si conservano nel museo, sieno originali o riproduzioni, ovvero di farne traffico o procurarne la vendita.

Il direttore ha obbligo di riferire al ministro, se qualcuno di essi contravvenga a tale divieto, proponendo la esonerazione dal servizio del colpevole.

Art. 36.

Chiunque chieda o accetti da privati mancie, rimunerazioni o donativi per ragione del servizio, sarà destituito.

Capo IV. Conservazione dei monumenti.

Art. 37.

In ciascuno dei musei d'antichità dovrà essere un inventario generale della suppellettile che esso contiene, e cataloghi parziali delle collezioni.

Art. 38.

L'inventario generale avrà le seguenti rubriche, ripartite in altrettante colonne:

a) Numero d 'ordine

b) Descrizione dell'oggetto

c) Provenienza

d) Data dell'immissione

e) Collezione a cui appartiene

Osservazioni.

Ove si tratti di oggetti acquistati ne sarà indicato il costo nella colonna c).

Art. 39.

Il catalogo parziale delle collezioni sarà ripartito anch'esso in rubriche a colonna come segue:

a) Numero d'ordine della collezione

b) Numero dell'inventario

c) Descrizione sommaria del monumento

d) Osservazioni.

Ogni collezione avrà un catalogo a sé.

Art. 40.

L'inventario verrà conservato dall'ispettore del museo, e i cataloghi particolari resteranno presso il direttore. L'uno e l'altro, per la parte che rispettivamente li concerne, dovranno curare che inventario e cataloghi sieno tenuti in giorno.

Art. 41.

Ciascun oggetto appartenente ad una collezione porterà due numeri, l'uno rispondente a quello dell'inventario generale, l'altro a quello del catalogo particolare della collezione.

Art. 42.

di incidere Tali talco, numeri numeri essendo si, o espressamente apporranno qualsiasi altro mediante vietato segno, di cartelline sopra scrivere i monumenti,di dipingere metallo.

Art. 13.

I monumenti figurati, non chiusi in armadi, porteranno una scritta che spieghi la loro rappresentanza.

Art. 44.

Per tutti gli altri conservati in armadi, verrà indicato il genere o la destinazione di essi, mediante una scritta fissata al sommo dell'armadio che li contiene.

Art. 45.

Ciascun oggetto dovrà serbare costantemente il luogo e il numero che ebbe in origine, salvo il caso di nuovo ordina mento dell'intera collezione di cui faccia parte.

Art. 46.

La consegna delle collezioni sarà fatta dal direttore del museo, sulla scorta dei rispettivi cataloghi, all'ispettore ed agli adiutori, i quali ne rispondono l'uno per l'altro.

Art. 47.

L 'ispettore e gli adiutori faranno la stessa consegna al conservatore o ai conservatori di ciascuna collezione, i quali risponderanno verso di essi nel modo medesimo degli oggetti ricevuti.

Art. 48.

Di ogni consegna sarà steso un particolare atto verbale.

Art. 49.

Nel dicembre di ciascun anno si dovrà fare il riscontro generale di tutta quanta la suppellettile del museo. Un atto verbale sottoscritto dagli ufficiali responsabili farà testimonianza dell'eseguito riscontro, e delle osservazioni a cui esso possa dar luogo.

Art. 50.

Di ciascun alto verbale sarà inviata copia al Ministero.

Art. 51.

Nessun restauro potrà farsi ai monumenti senza l'avviso di commissioni a ciò nominate.

Art. 52.

Per la riproduzione dei monumenti restano ferme le prescrizioni del regolamento approvato con regio decreto 7 dicembre 1873, n. 1727 (serie 2a).

Art. 53.

Affinché un monumento possa estrarsi dalla collezione a cui appartiene, si richiede l'espressa licenza del ministro.

Art. 54.

Nessun monumento potrà essere introdotto nei musei, ove non sia di proprietà assoluta dello Stato.

Art. 55.

Ogni museo avrà il suo regolamento interno, che dal direttore verrà sottoposto all'approvazione del ministro.

Roma addì 18 aprile 1878.

Visto d 'ordine di S. M.

Il Ministro della Pubblica Istruzione

F. DE SANCTIS.

Regio Decreto n. 4427 20 giugno 1878. Che aggiunge un paragrafo all'art. 44 del regolamento pel servizio degli scavi di antichità del Regno.

(GURI 9 luglio 1878, n. 160)

UMBERTO I

PER GRAZIA DI DIO E PER VOLONTÀ DELLA NAZIONE

RE D'ITALIA

Visto il regio decreto 18 gennaio 1877, n. 3660 (serie 2a), col quale fu approvato il regolamento pel servizio degli scavi di antichità del Regno;

Sulla proposta del nostro ministro segretario di Stato per la pubblica istruzione;

Abbiamo decretato e decretiamo:

Articolo unico.

All'art. 44 del regolamento, approvato col regio decreto 18 gennaio 1877, n. 3660 (serie 2°), è aggiunto il seguente paragrafo:

«Hanno inoltre dritto ad una indennità straordinaria di centesimi settantacinque (0.75) al giorno a da pagarsi sul fondo per spese materiali degli scavi, quei soprastanti, brigadieri o guardie, che nel periodo che corre fra i mesi dal giugno all'ottobre « inclusivi, saranno mandati in servizio in luoghi lontani dall'abitato infetti da malaria, e tali giudicati dalle rispettive commissioni provinciali di sanità.

Per l'applicazione dell'anzidetta disposizione sarà necessaria ogni volta l'approvazione del Ministero dell'istruzione.»

Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato , sia inserto nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma addì 20 giugno 1878.

UMBERTO

Regio Decreto 24 novembre 1881, n. 505. Che sopprime la giunta di archeologia e belle arti presso il consiglio superiore della Pubblica Istruzione.

(GURI n. 287, 10 dicembre 1881)

UMBERTO I

PER GRAZIA DI DIO E VOLONTÀ DELLA ZIONANE

RE D'ITALIA

Visto il R. decreto 28 marzo 1875, n. 2419 (Serie 2·), col quale fu instituita una Giunta di archeologia e belle arti presso il Consiglio superiore di pubblica istruzione;

Considerando che una Commissione permanente di belle arti, destinata a dare il suo parere intorno a tutte le questioni che concernono le arti stesse, composta di artisti metà designati da Istituti e da Associazioni artistiche, e metà scelti dal Governo, meglio risponderebbe allo scopo onde fu instituita la predetta Giunta;

Sulla proposta del Nostro Ministro Segretario di Stato per la Pubblica Istruzione,

Abbiamo decretato e decretiamo:

Art. 1. La Giunta di archeologia e di belle arti presso il Consiglio superiore di pubblica istruzione, instituita col decreto 28 marzo 1875, è abolita.

Art. 2. È instituita presso il Ministero di Istruzione Pubblica una Commissione permanente di belle arti, composta di dodici membri: quattro pittori, quattro scultori e quattro architetti.

Art. 3. Il Nostro Ministro per la Pubblica Istruzione ne è il presidente, e può farsi rappresentare da un suo delegato.

Un impiegato del Ministero terrà l'ufficio di segretario.

Art. 4. Gli artisti chiamati a comporre la suddetta Commissione sono nominati dal Re. Sei proposti dal Ministero e sei designati a lui per la relativa proposta dalla libera votazione delle

Accademie, degli Istituti e delle Associazioni artistiche del Regno.

Art. 5. La Commissione può essere interrogata dal Ministro per le quistioni concernenti le belle arti, e sarà convocata tutte le volte che egli lo crederà necessario.

Art. 6. La Commissione si rinnova per metà in ogni biennio, la cui scadenza è determinata dalla sorte. Il sorteggio si fa separatamente per ciascuna dello due categorie delle quali si compone la Commissione, in guisa che esso vi rimangano sempre nella stessa

proporzione.

Art. 7. Quando la Commissione terrà le sue adunanze, ai membri non residenti in Roma sarà corrisposta una indennità a norma di legge.

Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma, addì 21 novembre 1881.

UMBERTO.

Decreto Ministeriale 21 luglio 1882 sui restauri degli edifici monumentali

IL MINISTRO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE

Riconosciuta la convenienza di coordinare i criteri direttivi per lo studio dei restauri dei monumenti e per la compilazione dei relativi progetti, e riconosciuta la opportunità di uniformarvi l'ordinamento del servizio per la esecuzione dei lavori, affinché siano diretti alla migliore conservazione di quanto interessa la storia o l'arte.

DETERMINA:

1. Studio dei restauri.

Lo studio dei restauri si farà mercé di un esame storico ed artistico del monumento, che metta in grado di stabilire quanto debba essere conservato nell'interesse della storia o dell'arte, quali siano i danni sofferti, e quali lavori da eseguire per eliminare questi danni, ed impedire per quanto sia possibile che si rinnovino.

L'esame storico ed artistico dovrà essere fatto colla scorta dei documenti storici, e collo studio diretto del monumento, ricorrendo ove ne sia d'uopo ad opportuni testi.

Dovrà far riconoscere colla maggiore possibile precisione, per lo insieme dell'edifizio e per i singoli suoi elementi, considerati nelle successive epoche, risalendo fino alla originaria, tanto il fine cui si è mirato, e la distribuzione e le proporzioni adottate per rispondervi quanto la natura e la lavoratura dei materiali prescelti, e la tecnica di esecuzione e la decorazione cui si è ricorso. E dovrà mettere in evidenza il vero valore, sotto ogni punto di vista, e lo stato normale in confronto coll'attuale, dei singoli elementi dell'edifizio e delle singole modificazioni.

Fatto questo esame, si stabilirà quanto debba essere conservato, distinguendo gli elementi che hanno vera importanza storica o artistica e devono essere rispettati, e quelli che non hanno tale importanza e possono essere variati o soppressi.

I danni sofferti risulteranno dalla differenza, fra lo stato normale e l'attuale di quanto dovrà essere cons ervato; ed i lavori da eseguirsi risulteranno dalle opere necessarie, per riattivare e mantenervi per quanto sarà possibile lo stato normale.

Opportuni disegni d'insieme e di dettaglio completeranno lo studio, rappresentando con figure distinte, più che sia possibile esattamente, il monumento nello stato attuale e negli altri stati per cui è passato, non che quello a cui verrà a restauro eseguito.

Quando si tratterà di restauri di edifizi monumentali o di elementi di questi edifizi, che evidentemente devono essere conservati nella loro integrità, lo studio potrà essere sommario; purché porti, colla scorta dei criteri precedenti, alla determinazione esatta dello sto normale in confronto coll'attuale, ed a quella dei danni sofferti e dei lavori da eseguirsi per eliminarli.

2. Compilazione dei progetti.

Si tratti di restauri o di restauri parziali, i progetti comprenderanno sempre relazioni, disegni, stima dei lavori, e condizioni di esecuzione.

La relazione sarà costituita dagli studi fatti, per determinare i danni sofferti ed i lavori necessari, e sarà corredata da tutti i documenti e da tutte le indicazioni che occorreranno, per prevenire o sciogliere i dubbi che potessero presentarsi, a chi avesse da giudicare della convenienza dei restauri colla semplice scorta del progetto, senza speciale conoscenza del monumento.

I disegni saranno nella scala 1:100 per le figure di insieme, e di 1:10 ed all'occorrenza anche in scala maggiore per i dettagli; saranno piante,sezioni, prospetti e dettagli acquerellati in guisa, che presentino esattamente il carattere del monumento; e sempreché si possa, converrà unirvi qualche fotografia dell'insieme e dei dettagli.

La stima dei lavori, si farà col computo metrico, coll'analisi dei prezzi, e col calcolo estimativo, a seconda delle norme comunemente adottate per le altre opere pubbliche, distinguendo i lavori a misura da quelli a corpo, e calcolando separatamente quelli che dovranno essere eseguiti in economia.

Le condizioni di esecuzione, tanto pei lavori a misura che a corpo, da concedersi con regolari contratti (nel qual caso occorrerà accompagnarle coi capitolati d'oneri) quanto pei lavori da eseguirsi in economia, dovranno essere desunte dai suggerimenti, che ne dà lo studio del monumento, per assicurare che i lavori rispondano allo scopo.

I restauri per cui evidentemente non si alteri nulla, di quanto abbia importanza per la storia o per l'arte, si potranno progettare applicando in modo sommario le disposizioni precedenti, con una relazione desunta da uno studio riassuntivo, con disegni dimostrativi o con opportune fotografie, con un semplice calcolo estimativo, e con le principali condizioni di esecuzione.

3. Ordinamento del servizio per la esecuzione dei lavori.

Gli incaricati di studiare i restauri e compilare i relativi progetti, dovranno uniformarsi alle norme precedenti ed agire di concerto coi rappresentanti delle Commissioni conservatrici dei monumenti, e con quelli del genio civile delle province, in cui dovranno essere eseguiti i lavori.

Compilati i progetti, si presenteranno alle rispettive Prefetture, per l'esame e l'approvazione delle Commissioni conservatrici, nei riguardi storici ed artistici, e del Genio civile nei riguardi tecnici ed amministrativi.

Dopo l'approvazione delle Commissioni conservatrici e del Genio covile, tali progetti saranno presentati dalle Prefetture al Ministero della pubblica istruzione, per l'ulteriore esame storico ed artistico; e questo Ministero li trasmetterà, ove occorra, a quello dei Lavori pubblici per l'ulteriore esame tecnico ed amministrativo.

Approvati definitivamente i progetti ed autorizzatane la esecuzione, si affiderà la direzione dei restauri ai redattori di essi, colla vigilanza dei rappresentanti delle Commissioni conservatrici e dei Genio civile, rispettivamente per le parti che loro riguardano.

Il collaudo sarà fatto dalle Commissioni conservatrici e dal Genio civile, oppure da delegati speciali del Ministero di pubblica istruzione e di quello dei Lavori pubblici, a secondo della importanza dei lavori.

Roma. Lì 21 Luglio 1882.

Per il Ministro FIORELLI

MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE

DIREZIONE GENERALE DELLE ANTICHITÁ E BELLE ARTI

Circolare 21 luglio 1882 n. 683 bis: sui restauri degli edifici monumentali

Ai Prefetti Presidenti delle Commissioni conservatrici dei monumenti del Regno.

Comunico a codesta Prefettura alcune disposizioni relative ai restauri degli edifizi monumentali, le quali devono essere adottate provvisoriamente, in attesa del riordinamento necessario al servizio per la conservazione dei monumenti.

E per assicurarne la migliore interpretazione, vi aggiungo alcuni chiarimenti di cui dovrà pure tener conto, per quanto sia possibile, nei lavori che si stanno eseguendo.

Le disposizioni per lo studio dei restauri mirano ad ottenere, che si conoscano bene i monumenti, e si sappiano evitare gli errori in cui ora per lo più si cade, ricorrendo a rifacimenti non indispensabili, che spesso non rispettano né per forma né per sostanza l'antico, a ripristinamenti per cui si sopprimono ricordi storici od elementi di costruzione, o decorativi, e che hanno qualche importanza per la storia o per l'arte, a completamenti non studiati a sufficienza, che impongono interpretazioni discutibili, le quali possono forse essere dimostrate erronee.

Queste disposizioni devono essere applicate avvertendo, che per avere una perfetta cognizione di un monumento, è necessario rifare su di esso tutto il lavoro delle menti che lo hanno ideato.

Cosicché quanto al concetto è d'uopo che si riconoscano, colla scorta dei documenti storici e collo studio diretto delle costruzioni, le esigenze dei tempi in cui l'edifizio fu elevato o modificato, ed i mezzi coi quali fu soddisfatto a queste esigenze; e quindi il fine in cui si è mirato e la distribuzione e le proporzioni adottate, per rispondervi nell'atto in cui l'edifizio fu innalzato, ed in quelli in cui se ne determinarono le modificazioni.

E quanto alla esecuzione occorre che si riconoscano, ancora mercé i documenti storici e lo studio diretto delle costruzioni, i mezzi di cui si è potuto o dovuto disporre, od i modi coi quali si è data forma e bellezza al concetto primitivo ed alle successive modifiche; e quindi la natura e la lavoratura dei materiali prescelti, e la tecnica di esecuzione e la decorazione a cui si è ricorso.

La quale formola di studio mette in grado di determinare, con piena sicurezza di giudizio, il vero valore nei riguardi storici tecnici ed artistici dei singoli elementi e delle singole modificazioni dell'edifizio, e lo stato in cui erano allorché cominciarono ad esistere, ossia lo stato normale, dando così una cognizione perfetta del monumento.

Inoltre perché le singole disposizioni valgano ad evitare gli errori accennati, è necessario dirigere i restauri alla migliore conservazione di tutto quello che interessa la storia o l'arte, determinando colla massima cura i lavori atti ad eliminare i danni sofferti, e ad impedire nel miglior modo possibile che si rinnovino.

Per la qual cosa è d'uopo, che distinguendo quanto ha vera importanza per la storia o per l'arte e deve essere rispettato, da quanto non ha tale importanza e può essere variato o soppresso, si stabilisca esattamente tutto quello che deve essere conservato; e confrontandone lo stato normale coll'attuale, si mettano in evidenza le differenze e i danni sofferti, cioè le corrosioni, le demolizioni, le aggiunzioni, le ricostruzioni, le variazioni di stabilità, che hanno alterato la economia del monumento.

Precisati a questo modo i danni, occorre che si deducano da essi i lavori da eseguire, mirando a sopprimere le differenze tra lo stato attuale ed il normale, ossia riattivando e mantenendo per quanto sia possibile lo stato normale, in tutto quello che deve essere conservato.

Quando si tratta di corrosioni, si distingua se derivino dall'azione del tempo o da quella dell'uomo, e nell'uno e nell'altro caso se lascino sicura o no la stabilità dell'edifizio.

Secondo che derivano dall'azione del tempo o da quella dell'uomo, si avvisi ai mezzi indicati dalla scienza o dall'arte, per eliminare queste azioni od evitarne i danni, laddove non possano essere eliminate.

E secondo che è sicura o no la stabilità, si determinino le massellature od i rifacimenti parziali, atti a ridonare alle masse costruttive o decorative la continuità antica, riproducendo per forma e per sostanza quanto si sostituisce di queste masse.

I tasselli ed i rifacimenti parziali devono essere limitati in guisa, che non sostituiscano più del necessario nelle masse antiche, ed eseguiti con gran cura, affinché non presentino poi rappezzi che mettano i monumenti in condizioni peggiori di prima.

Quando si tratti di demolizioni avvenute, si distingua se modificano semplicemente alcuna parte del monumento, e se inoltre ne possano alterare la stabilità.

Per le prime si ricorra a ricostruzioni parziali o totali a seconda del bisogno, purché sia dimostrato che l'alterazione dell'antico, la quale si vuole sopprimere, non ha valore alcuno per sé, né ha dato luogo ad opera che abbia valore per la storia o per l'arte; e sia dimostrato inoltre, che si può con le ricostruzioni riprodurre esattamente per forma e per sostanza quello che esisteva prima.

E quando, oltre a sopprimere l'alterazione dell'antico, occorra provvedere alla garanzia della stabilità si determini di ricostruire quanto serve, se anche non si abbia la certezza di riprodurre esattamente l'antico, purché le alterazioni derivate dalle demolizioni o rese possibili da esse, non abbiano valore alcuno.

Quando si tratti di aggiunzioni fatte si metta in rilievo se nascondono semplicemente alcuna parte del monumento, o se inoltre ne possano alterare la stabilità.

E nel primo caso si ricorra alle demolizioni necessarie per rimettere in evidenza l'antico, purché sia dimostrato, che quanto si vuole demolire non ha valore, e per contro quanto si vuol scoprire, ha importanza notevole e merita di essere posto in evidenza.

Nel secondo caso, trattandosi di evitare che sia pure alterata la stabilità, si determinino le demolizioni necessarie, se anche l'antico, non abbia importanza tale da meritare assolutamente di essere scoperto, purché quanto è da demolirsi non abbia valore né per la storia né per l'arte.

E per l'antico che si scopre, il quale abbia sofferto corrosioni e demolizioni, si provveda come per quanto già era scoperto.

Per le ricostruzioni alle quali il monumento sia stato soggetto, si distingua il caso in cui ricordino l'antico, e quello in cui non lo ricordino.

Nel primo si stabiliscano le sole riparazioni necessarie, a meno che si abbia l'assoluta certezza di poter sostituire ad esse un'opera nuova, che riproduca esattamente l'antica, la quale opera può essere adottata o in tutto o in parte a seconda del bisogno.

Nel secondo si stabilisca di sostituire parzialmente o totalmente, ancora a norma del bisogno, le ricostruzioni con opera nuova, che riproduca o per lo meno ricordi nel miglior modo possibile l'antica.

Per le variazioni di stabilità, tenuto conto della natura ed estensione loro, si distinguano i casi in cui si possano ridonare al monumento le condizioni statiche normali, senza sostituire materiale nuovo all'antico e quelli in cui sia indispensabile tale sostituzione.

Cosicché si riconosca, dove occorra adottare la scomposizione delle parti in cui la stabilità è alterata e la ricomposizione loro col materiale antico, e dove ricorrere a rifacimenti; e si possa pure avvisare ai legamenti ed agli altri lavori di rinforzo o di consolidamento, che per avventura risultino necessari per impedire il rinnovamento dei danni.

La scomposizione delle parti in cui la stabilità è alterata, e la ricomposizione loro col vecchio materiale, si determinino in guisa che riproducano esattamente le condizioni statiche antiche.

I rifacimenti necessari si determinino distinguendo le opere delle varie epoche, onde si ottenga in ciascuna opera, come con le massellature, una riproduzione esatta per forma e sostanza di quanto esisteva.

E se la scomposizione e la ricomposizione non sono possibili, o se si ha ragione di temere un rinnovamento dei danni, dopo che siano eseguiti i rifacimenti parziali, si determinino i legamenti di rinforzo, o gli altri lavori che nei vari casi particolari risultano necessari, in modo che si garantisca la stabilità senza nulla alterare del monumento.

In ogni caso poi di tassellature, di rifacimenti parziali, di ricostruzioni parziali o totali, etc., occorre che se anche si creda possibile, non si tenti di far meglio degli antichi, ma quando si debba assolutamente rifare si rifaccia tale quale era, affinché il monumento resti col suo vero carattere, a testimoniare il lavoro delle varie epoche per le quali è passato.

Studiati i restauri con tali criteri e rappresentati con opportuni disegni, evidentemente si può procedere a norma di quanto stabiliscono le disposizioni qui unite, alla compilazione del progetto ed alla esecuzione dei lavori, colla fiduc ia di aver reso possibile un risultato soddisfacente.

Per il Ministro FIORELLI

Carta italiana del Restauro del 1883

Approvata durante il 3° Congresso degli Ingegneri e Architetti italiani svoltosi nel gennaio del 1883 a Roma.

Considerando che i monumenti architettonici del passato, non solo valgono allo studio dell'architettura, ma servono, quali documenti essenzialissimi, a chiarire e ad illustrare in tutte le sue parti la storia dei vari tempi e dei vari popoli, e perciò vanno rispettati con scrupolo religioso, appunto come documenti, in cui una modificazione anche lieve, la quale possa sembrare opera originaria, trae in inganno e conduce via via a deduzioni sbagliate; la prima sezione del III Congresso degli Ingegneri ed Architetti, presa cognizione delle circolari inviate dal Ministero della Pubblica Istruzione ai Prefetti del Regno intorno ai restauri degli edifici monumentali, raccomanda le seguenti massime:

1. I monumenti architettonici, quando sia dimostrata incontrastabilmente la necessità di porvi mano, devono piuttosto venire consolidati che riparati, piuttosto riparati che restaurati, evitando in essi con ogni studio le aggiunte e le rinnovazioni.

2. Nel caso che le dette aggiunte o rinnovazioni tornino assolutamente indispensabili per la solidità o per altre cause invincibili, e nel caso che riguardino parti non mai esistite o non piu esistenti e per le quali manchi la conoscenza sicura della forma primitiva, le aggiunte o rinnovazioni si devono compiere con carattere diverso da quello del monumento, avvertendo che, possibilmente, nell'apparenza prospettica le nuove forme non urtino troppo con il suo aspetto artistico.

3. Quando si tratti invece di compiere cose distrutte o non ultimate in origine per fortuite cagioni, oppure di rifare parti tanto deperite da non poter più durare in opera, e quando non di meno rimanga il tipo vecchio da riprodurre con precisione, allora converrà in ogni modo che i pezzi aggiunti o rinnovati, pure assumendo la forma primitiva, siano di materia evidentemente diversa, o portino un segno

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