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La Relatività Nella Storia: La Curvatura Del Tempo Storico - Il Metodo Scientifico Applicato Alla Condizione Umana - Vol.: VI

La Relatività Nella Storia: La Curvatura Del Tempo Storico - Il Metodo Scientifico Applicato Alla Condizione Umana - Vol.: VI

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La Relatività Nella Storia: La Curvatura Del Tempo Storico - Il Metodo Scientifico Applicato Alla Condizione Umana - Vol.: VI

Lunghezza:
225 pagine
2 ore
Editore:
Pubblicato:
Apr 21, 2020
ISBN:
9780463009680
Formato:
Libro

Descrizione

La fisica del secolo scorso ha individuato i principi della relatività, scoprendo come il tempo sia una dimensione relativa, in rapporto ad altri parametri, come la velocità e la massa fisica. La storia umana, almeno quella più conosciuta, in quanto tramandata da popoli dotati di una forma di scrittura, che ha potuto essere decodificata dagli studiosi, e che noi non intendiamo analizzare nella sua totalità olistica, ma solo analizzare l’evoluzione degli aspetti strutturali: legati sia alla conformazione delle istituzioni, degli organi di potere, dell’organizzazione della società nel suo complesso e dell’organizzazione dell’economia. Tutti questi aspetti noi li abbiamo sintetizzati, nella definizione di: realtà strutturale statuale, od universo strutturale statuale. Abbiamo analizzato questi elementi col metodo scientifico, e ne abbiamo ricavato la teoria (che, a nostro avviso, merita di essere confrontata non solo con le conoscenze storiche del passato, ma, soprattutto con gli eventi che si susseguono nell’attualità, onde riconoscerne il valore conoscitivo e predittivo), secondo cui l’evoluzione storica configuri un andamento ciclico e, dunque, che il tempo storico non possa più essere considerato come una successione lineare di eventi, ma visto come una evoluzione curvilinea, con andamento ciclico. In tal modo, gli eventi che si susseguono nel corso delle varie generazioni umane, configurano un diagramma, analizzabile sugli assi cartesiani, in quanto assumono una valenza ben precisa, in relazione, al progresso, od al regresso, di quello che abbiamo definito, come: il processo di civilizzazione, che può essere analizzato, non solo in rapporto alla specie umana, ma in rapporto ad ogni specie di animale con istinti sociali, in quanto è da considerare un processo universale, od universalmente valido. Tale processo, è misurabile matematicamente, in rapporto al tempo cronologico. Sull’asse delle ordinate si potrà osservare, con precisione matematica, l’andamento del tempo storico, analizzato, appunto, dal punto di vista del processo di civilizzazione, ossia, in rapporto a precisi parametri di: progresso, o di regresso, umano.
In tal modo, la storia, da pura agiografia (simile ad un romanzo d’appendice, quale appare tuttora) assume la valenza di una scienza prognostica, ossia capace di conoscere in anticipo il futuro, e di individuare quali siano le prospettive reali dell’umanità nel suo insieme, quelle di vaste regioni del globo e quello si singole unità statali (i singoli stati).

Editore:
Pubblicato:
Apr 21, 2020
ISBN:
9780463009680
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

Giano Rocca nacque in un paesino delle Langhe denominato Roccaverano, da genitori di umili origini. Compiuti gli studi della scuola primaria si trasferì a Torino, dove frequentò la scuola secondaria e l'Università, dove frequentò la Facoltà di Lettere e Filosofia.Fu allievo del filosofo della politica Norberto Bobbio. Frequentò le istituzioni scolastiche sostenendosi col proprio lavoro, alle dipendenze della grande industria locale, allora denominata "FIAT". I suoi interessi sono sintetizzabili nello studio delle "scienze sociali" ed "umane", sebbene si sia reso conto ben presto del fatto che la conoscenza in questi settori non avesse ancora raggiunto l'episteme di scienza.Fu determinato, primariamente, a realizzare un'analisi della storia in grado di compensare le lacune e le contraddizioni delle concezioni allora correnti, ed in particolare dell'analisi marxista, la cui presunta "scientificità" venne falsificata dalle rivoluzioni anti-comuniste, verificatesi nell'Unione Sovietica e nei Pesi del Socialismo Reale, specie nell'Europa dell'Est. Il saggio pubblicato ha lo scopo di fornire una visione complessiva della condizione umana, con particolare attenzione alla realtà storica delle società statuali, analizzandole nella loro complessità strutturale e nella loro dinamica storica, per individuare il possibile sbocco della stessa evoluzione umana. Egli elaborò il concetto di gradi di civilizzazione, individuando nelle società chiuse o feudali il quinto grado di civilizzazione, mentre nelle società aperte o mercantili individuò il sesto grado di civilizzazione. Il sesto grado di civilizzazione non appare però né irreversibile né automaticamente foriero di un'ulteriore progresso, il quale progresso può venire solo da una metamorfosi o palingenesi della condizione umana, che scardini i presupposti stessi delle società organico-stratificate, di cui le società statuali, nel loro complesso, non sono che gli esempi più evoluti. Per compiere tale palingenesi non sono adatti né la "lotta di classe" né le rivoluzioni sociali e politiche. Occorre ripensare, in profondità, le cause del costituirsi della realtà strutturale storica ed, individuati i rimedi, applicarli agli individui ed alle loro relazioni inter-personali, premessa per superare il conflitto tra individualità e socialità, definito dai filosofi il grande "problema sociale". Occorre porre le basi per la creazione di una socialità coerente con la natura più autentica degli individui, esaltando e non sacrificando la loro individualizzazione.


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Anteprima del libro

La Relatività Nella Storia - Giano Rocca

Indice:

PROLOGO:

PREFAZIONE:

BIOGRAFIA:

PARTE I: Natura del mercato, della fase e statuale mercantile dei suoi sistemi sociali

Capitolo 1: Natura del mercato in rapporto alla fase statuale mercantile

Capitolo 2: Evoluzione del mercato, con l'evoluzione della fase mercantile

Capitolo 3: Sistemi delle fasi mercantili

PARTE II: Sistemi delle signorie, nelle loro articolazioni

Capitolo 4: Sistemi delle signorie e loro differenze e similitudini coi sistemi feudali

Capitolo 5: Caratteristiche dei sistemi delle signorie, all'interno delle fasi mercantili

PARTE III: Sistemi borghesi, nelle loro articolazioni specifiche

Capitolo 6: Sistemi borghesi e loro differenze e similitudini coi sistemi delle signorie

Capitolo 7: Caratteristiche specifiche dei sistemi borghesi

PARTE IV: Sistemi schiavisti: concorrenziali, latifondisti e burocratici

Capitolo 8: Sistemi schiavisti: loro caratteristiche specifiche

Capitolo 9: Caratteristiche dei sistemi schiavisti latifondisti

Capitolo 10: Sistema schiavista burocratico consolidato e comatoso

PARTE V: Sistemi capitalisti: concorrenziali, oligopolisti, burocratici consolidati e comatosi

Capitolo 11: Transizione tra i sistemi borghesi ed i sistemi capitalisti concorrenziali

Capitolo 12: Sistemi capitalisti concorrenziali

Capitolo 13: Transizioni ai sistemi capitalisti oligopolisti

Capitolo 14: Sistemi capitalisti oligopolisti

Capitolo 15: Transizione tra un sistema capitalista oligopolista ed uno di tipo burocratico, o viceversa

Capitolo 16: Sistemi capitalisti burocratici

Capitolo 17: Sistemi capitalisti burocratici comatosi

PARTE VI: Sistemi monetari e politica economica, nell'evoluzione dell'universo strutturale

statuale

Capitolo 18: Monete, come mezzo di scambio, nelle fasi mercantili e realtà delle fasi feudali

Capitolo 19: Monete, nei sistemi delle signorie

Capitolo 20: Politica monetaria ed economica in rapporto ai vari sistemi sociali, tipi di governo e concreti poteri

Capitolo 21: Politica economica e monetaria in rapporto alle crisi cicliche

PARTE VII: Crisi connesse alla ciclicità ventennale: loro cause, durata e conseguenze

Capitolo 22: Tesaurizzazione di beni e denaro, e sue conseguenze

Capitolo 23: Consumi ed investimenti improduttivi e loro effetti sulle crisi cicliche

Capitolo 24: Ciclicità ventennale delle crisi da produzione e da consumo

Capitolo 25: Crisi generate dal lato della produzione: cause e conseguenze

Capitolo 26: Crisi dal lato dei consumi: cause ed effetti

Capitolo 27: Ciclicità decennale all'interno della ciclicità ventennale

Capitolo 28: Ciclicità ventennale e relative crisi, nei periodi di transizione tra le fasi statuali

Capitolo 29: Sfasature temporali, o sincronismi, nell'andamento ciclico delle crisi, in rapporto ai sistemi sociali in atto

PARTE VIII: Fenomeni caratteristici dei momenti di transizione tra le fasi statuali

Capitolo 30: Burocrazia come elemento dell’organizzazione del lavoro e come casta dominante in formazione

Capitolo 31: Osmosi tra le classi, le classi-caste ed i ceti sociali, nel momento di transizione tra le fasi statuali

Capitolo 32: Formazioni delle istituzioni totali, od antidemocratiche

Capitolo 33: Percezioni della realtà, ed evoluzione strutturale

Capitolo 34: Strategie politiche atte a favorire, o contrastare, la transizione ad una nuova fase feudale

Capitolo 35: Avanzamenti, ed arretramenti, nel processo di transizione tra le fasi statuali

Capitolo 36: Mafie e momenti di transizione tra le fasi statuali

Capitolo 37: Sintomi dell'avvenuto inizio delle transizioni tra le due fasi statuali

PARTE IX: Essenza delle fasi feudali, gradi di centralizzazione e sistemi sociali che le caratterizzano

Capitolo 38: Essenza specifica e caratteristiche varie delle fasi feudali

Capitolo 39: Differenze tra fasi feudali centralizzate, parzialmente centralizzate e decentralizzate

Capitolo 40: Sistemi sociali delle fasi feudali: definizioni e caratteristiche

PARTE X: Sistemi feudal-burocratici: centralizzati, decentralizzati e parzialmente

Capitolo 41: Caratteristiche dei sistemi feudal-burocratici

Capitolo 42: Sistemi feudal-burocratici decentralizzati

Capitolo 43: Sistemi feudal-burocratici parzialmente centralizzati

Capitolo 44: Sistemi feudal-burocratici centralizzati

PARTE XI: Sistemi feudali: centralizzati, decentralizzati e parzialmente centralizzati

Capitolo 45: Caratteristiche dei sistemi feudali

Capitolo 46: Sistemi feudali decentralizzati

Capitolo 47: Sistemi feudali centralizzati e parzialmente centralizzati

EPILOGO:

BIBLIOGRAFIA:

PROLOGO:

La storiografia suddivide, generalmente, la storia umana, in due grandi periodi: la preistoria, che inizierebbe coi primi ominidi (che si considerano risalire a circa tre milioni di anni fa), di cui, essendo rinvenuti utensili in pietra, si parla di età della pietra, a sua volta periodizzata in: paleolitico, mesolitico e neolitico (ciascuna con varie sotto-periodizzazioni), dove si individua un progresso, ed affinamento, nelle tecniche di lavorazione di tali utensili in pietra, ma non si considera, se non del tutto marginalmente, quale possa essere il tipo di organizzazione sociale di ciascuna di quelle età, né se esse implichino, automaticamente, una mutazione nel tipo di organizzazione sociale. Poiché si identifica il progresso della lavorazione della pietra con: un generale progresso civile, si considera del tutto marginale il sorgere, ad esempio, del culto dei defunti, con le prime inumazioni. Quest’ultimo fatto denota il sorgere di un sentimento religioso, connesso, a sua volta, con il sorgere della necessità di giustificare il sorgere, la preservazione e la legittimazione, del potere di alcuni individui sulla collettività. Analogamente, si procede con le varie età dei metalli: età del rame od eneolitico, età del bronzo ed età del ferro. Questi differenti metalli denotano un progredire dell’arte bellica: i metalli più resistenti consentono di uccidere con maggiore efficacia, dunque (ragionano gli storici, gli antropologi e gli archeologi), vi è, un progresso: tra le diverse civiltà, che usano ciascuno di questi metalli. Con letà del bronzo, poi, associano la definizione di protostoria, poiché, in genere, nascono anche le prime forme di scrittura e, quindi, se sono state decifrate, si può conoscere i nomi dei re, delle dinastie e delle gesta più eclatanti di ciascuno, o di molti, di questi re. La conoscenza di questi re, e dell’arte dei loro architetti, incisori, pittori e scultori, autorizza a parlare di storia (e non più di proto-storia) delle varie civiltà, che vengono, così, distinte una dall’altra. Ogni variazione dell’arte (magari, solo, nella forma di un capitello) induce gli storici a distinguere civiltà diverse; (per fortuna, poste, pressoché, tutte, sullo stesso piano: infatti, sarebbe assurdo creare una gerarchia di livelli di civilizzazione, sulla base di uno stile artistico, piuttosto che su un altro): così, si parla di civiltà dorica, ionica, corinzia, a seconda della forma che gli architetti davano ai capitelli dei templi di ciascuna etnia della Grecia antica (i quali architetti si erano accordati, presumibilmente, sui singoli stilemi, adottati: come indice distintivo). Analogamente, per la Sicilia, ad esempio, si parla di: civiltà bizantina, a cui sarebbe succeduta la civiltà araba, ed a questa, quella normanna, le quali vengono distinte sulla base di diversi stili architettonici e pittorici (che, a volte, sono, magicamente, compresenti in alcuni monumenti architettonici della Sicilia e della Calabria), per non parlare, della periodizzazione temporale in: evo antico, medioevo, evo moderno e contemporaneo. Sì, questa periodizzazione dà l’idea dello scorrere del tempo, ma: quale senso ha la storia, quale la sua evoluzione? Il progresso, o regresso, tecnico-scientifico, si può identificare, in modo inscindibile, con il progresso dell’organizzazione sociale e, dunque, col vivere civile? Secondo i dogmi di detti scienziati parrebbe di sì! Inutile fare ulteriore ironia su questa concezione della storia umana.

Lo storico Gianbattista Vico, Accademico di Napoli, teorizzò l’esigenza di creare La scienza nuova, per studiare l’autentica evoluzione della storia. Ma non fu compreso dagli altri Accademici di Napoli, ed il suo nome, e la sua opera, sarebbero, ora, totalmente, dimenticati, se il suo pensiero non fosse stato apprezzato, e reinterpretato, dalla cultura scientista (una ideologia che, come ogni ideologia, tende a divinizzare una certa teoria, in questo caso: la scienza, ma disprezza il suo metodo) dell’’ottocento. Ma, a distanza di tre secoli, La scienza nuova è ancora tale, ossia, è considerata inesistente, dalla comunità degli ‘scienziati’ della storia (a cui ci si dovrebbe inchinare, perché essi si ritengono depositari di una, pretesa, verità, a cui, per coloro che non facciano parte della loro comunità, non è consentito dubitare, o proporre obiezioni, od alternative interpretative).

Se, al giorno d’oggi, la filosofia della storia, che è il fondamento (implicito od esplicito) di ogni storiografia, che non sia un semplice elenco di eventi, sembra brancolare nel buio, dopo le illusioni, e le delusioni, scientiste, che il marxismo ha sperimentato (con sanguinosissimi, immani ed inutili esperimenti sociali) nel ‘novecento e, pertanto, ogni nuovo tentativo di interpretazione della storia in chiave nomotetica (ossia, non come una serie di eventi slegati tra di loro e privi di una dinamica, ma avente una precisa logica, riconducibile a cause precise), viene guardato con sospetto dalla predetta comunità scientifica; ciò è dovuto, non solo alla ristrettezza mentale di questi scienziati, ma anche alla delusione per l’esito dei predetti esperimenti sociali condotti dai seguaci del marxismo.

Avendo elaborato un’ipotesi di teoria dell’evoluzione storica, non posso sperare di interessare la comunità, scientifica, degli storici, non solo perché non sono un accademico, ma perché detti scienziati hanno interesse a non mettere in discussione la realtà storica in atto, o quella che si realizzerà, presumibilmente, nel futuro prossimo (che gli intellettuali, e gli ideologi, in particolare) suppongono sarà il frutto dell’applicazione delle loro ideologie ed, invece, a mio avviso, sarà generata da cause, a loro, del tutto sconosciute), poiché la conoscenza, autenticamente scientifica, della realtà storica, e dei suoi meccanismi evolutivi, ne metterebbe in discussione le stesse fondamenta (ove le ipotesi formulate venissero confermate, o corroborate, dagli eventi futuri). Peraltro, io stesso sono indotto a pensare, rendendomi conto dello stato (psichico e psicologico) dell’umanità che mi circonda (e di cui faccio parte, mio malgrado), che questa umanità non sia pronta a porre, autenticamente, in discussione l’esistenza della realtà storica, quale essa si manifesta attualmente, sebbene valga sempre la pena: cercare di indagarla a fondo, e tentare di progettare un’alternativa che possa configurarsi come un progresso del livello di civilizzazione (il quale, forse, potrà realizzarsi nel futuro, dove esiterà l’uomo bionico, ossia l’uomo che si saprà avvalere, compiutamente, dell’Intelligenza Artificiale). Questo corrisponde al sogno più grande che possa fare un individuo.

Torino, 3 aprile 2020

Giano Rocca

PREFAZIONE:

La storiografia più accettabile ha smesso di essere pura agiografia, ossia, esaltazione di coloro che sono considerati (a torto od a ragione) i vincitori (o che sono visti come i possibili vincitori, in futuro); e si è dedicata a cercare un senso evolutivo agli eventi storici. Essa, tuttavia, non è ancora giunta alla dignità di scienza consolidata, capace di individuare, esattamente, dove (in quale punto del processo evolutivo) si trovi l’umanità e quale sia la realtà storica che si sta preparando e che si realizzerà nel futuro prossimo o, almeno, quali siano le alternative di percorso che si prospettano.

La fisica novecentesca ha individuato i principi della relatività, scoprendo come il tempo sia una dimensione relativa, in rapporto ad altri parametri, come la velocità. La storia della società basata sullo stato, da noi definita: universo strutturale statuale, analizzata col metodo scientifico, appare come un andamento ciclico e, dunque, il tempo storico non può più essere considerato soltanto come una entità lineare, ma può essere visto come una evoluzione curvilinea, con andamento ciclico. In tal modo, gli eventi che si susseguono nel corso delle varie generazioni umane, posti su un’ascisse cartesiana, assumono un andamento ben preciso, in rapporto al tempo cronologico, ed il tempo storico, la cui valenza (in termini di progresso o regresso) sarà visibile sull’asse delle ordinate. Gli eventi sociopolitici ed economici sono determinati da agenti causanti ben distanti dalla volontà cosciente dei popoli, delle loro classi dirigenti e dei leader che ne emergono, i quali, con scelte arbitrarie (i cui effetti sono loro del tutto ignoti, anche quando venga raggiunto l’obiettivo prestabilito) possono, solo per breve tempo, influenzare l’andamento, e la velocità, del tempo storico stesso. In tal modo, la storia, da pura agiografia (simile ad un romanzo d’appendice, quale è stata fino ad oggi), può assumere la valenza di una scienza prognostica, ossia, capace di far conoscere, in anticipo, il futuro, e può far individuare quali siano le prospettive reali dell’umanità, e quelle di vaste regioni del globo, o quelle di specifiche unità statali.

Il nostro intento è quello di evidenziare come il concetto, ed il termine, di civiltà siano da considerare assai scarsamente validi. Infatti se con il concetto di civiltà si intende, certamente: un popolo sedentario, con un'organizzazione politica, sociale ed economica sufficientemente complessa, ovvero una gerarchia di potere ben definita, con agricoltura e allevamento più o meno sviluppati, un sufficiente sviluppo urbanistico, una religione, degli usi e costumi propri e, non ultimo per importanza, una lingua propria, allora viene da chiedersi se una società definita globalizzata, come l’attuale, sia da considerare un’unica civiltà o meno. Inoltre, il concetto dell’esistenza di svariate civiltà, distinte, su base sostanzialmente paritaria, in base agli usi, costumi, tecniche artistiche e produttive specifiche, elimini ogni concetto di progresso, o regresso, storico. Questo, se da un lato consente di attenersi al politicamente corretto, evitando di fornire pretesti ai suprematisti, tuttavia la formulazione, su base scientifica, del concetto di processo di civilizzazione, od incivilimento, consentirebbe di dare, finalmente, un senso alla storia (intendo: un senso interpretativa della sua evoluzione, se essa sia di andamento lineare, ciclico o progressivo). Questo consentirebbe, anche, di dimostrare che i sovranisti, lungi dall’essere espressione di una superiorità di una da zona del mondo (come ad esempio l’Europa) sul resto del mondo, o di una data religione sulle altre (cosa che non è più considerato corretto nemmeno dagli ultimi Pontefici, a partire, almeno, da Giovanni Paolo II), ma sia espressione di una tendenza regressiva in atto e consentirebbe di stabilire ciò che possa davvero essere considerato progressivo, e distinguerlo da ciò che, invece, deve essere considerato regressivo. Questo, consentirebbe anche alla politica di orientarsi meglio, ora che i concetti di destra e sinistra politica appaiono svuotati di significato e sono, addirittura, definiti superati.

La storiografia, come viene proposta dalla generalità degli storici contemporanei, pare essere del tutto avulsa dalla filosofia. Questo dipende dal fatto che essa fa perno, più o meno inconsapevolmente, sulla concezione filosofica nichilista, la quale nega un qualsiasi senso, o significato, agli eventi storici (e, pure, agli esseri umani).

Nel secolo XX era in auge la filosofia della storia proposta dal marxismo, la quale vedeva la storia come storia della lotta di classe. Dopo gli eventi rivoluzionari del periodo 1980 – 1993, che hanno determinato il crollo dei sistemi socialisti e dei regimi socialisti dell’Europa Orientale e di varie altre nazioni nel mondo, tale concezione di filosofia della storia può essere ritenuta definitivamente falsificata.

Questo, tuttavia, non implica che non si possano elaborare filosofie della storia che individuino un senso evolutivo agli eventi storici, al fine di stabilire, su base scientifica, quale sia l’effettiva dinamica evolutiva della storia ed, in particolare, della società statuale, nella sua complessità strutturale: se,

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