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Creators The Past
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E-book270 pagine7 ore

Creators The Past

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Info su questo ebook

Creators. The past: Otto Dei, otto Lord, otto alieni governano e dirigono la nostra galassia: i Creators. Da tempo immemorabile essi custodiscono le memorie dei diversi sistemi stellari all'interno di piccole sfere chiamate Lens, otto Lens per otto Creators. È ora che i Lord si riuniscano per discutere le sorti dei cieli e procedere verso una nuova era ma alcuni pianeti sono usciti dal disegno divino a cui erano stati predestinati, tra cui... la Terra. Un viaggio tra costellazioni e universi paralleli, figure mitiche e reali dove il mondo degli dei si riflette e intreccia con le vicende umane. In una favola interstellare sarà compito di una dea, aiutata da una mortale coraggiosa e tenace, battersi per ristabilire l'ordine del pianeta. Riusciranno a portare a termine la loro missione? Come nell'otto rovesciato, simbolo dell'infinito, l'inizio nasce dalla fine così anche il finale di Creators aprirà la porta al prossimo episodio della trilogia. 
LinguaItaliano
Data di uscita31 mar 2020
ISBN9788830619654
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    Anteprima del libro

    Creators The Past - Eleonora Fani

    Eleonora Fani e Gea Mizzani Corio

    Creators The Past

    Albatros

    Nuove Voci

    Ebook

    © 2020 Gruppo Albatros Il Filo S.r.l. | Roma

    www.gruppoalbatros.com

    ISBN 978-88-306-1965-4

    I edizione elettronica marzo 2020

    "Vi siete mai chiesti da dove veniamo?

    Dove stiamo andando?

    È giunto il momento della Grande Rivelazione.

    Otto pianeti, otto sovrani, otto Lens.

    Le Lens posseggono un potere immenso:

    il DNA, la memoria dell’esistenza, il nucleo della vita.

    È ora che i lord si riuniscano per prepararsi al nuovo allineamento,

    le galassie si sposteranno per procedere verso una nuova era

    Questa è la storia vera."

    Dal film Creators – The Past

    Nuove Voci

    Prefazione di Barbara Alberti

    Il prof. Robin Ian Dunbar, antropologo inglese, si è scomodato a fare una ricerca su quanti amici possa davvero contare un essere umano. Il numero è risultato molto molto limitato. Ma il professore ha dimenticato i libri, limitati solo dalla durata della vita umana.

    È lui l’unico amante, il libro. L’unico confidente che non tradisce, né abbandona. Mi disse un amico, lettore instancabile: Avrò tutte le vite che riuscirò a leggere. Sarò tutti i personaggi che vorrò essere.

    Il libro offre due beni contrastanti, che in esso si fondono: ci trovi te stesso e insieme una tregua dall’identità. Meglio di tutti l’ha detto Emily Dickinson nei suoi versi più famosi

    Non esiste un vascello come un libro

    per portarci in terre lontane

    né corsieri come una pagina

    di poesia che s’impenna.

    Questa traversata la può fare anche un povero,

    tanto è frugale il carro dell’anima

    (Trad. Ginevra Bompiani).

    A volte, in preda a sentimenti non condivisi ti chiedi se sei pazzo, trovi futili e colpevoli le tue visioni che non assurgono alla dignità di fatto, e non osi confessarle a nessuno, tanto ti sembrano assurde.

    Ma un giorno puoi ritrovarle in un romanzo. Qualcun altro si è confessato per te, magari in un tempo lontano. Solo, a tu per tu con la pagina, hai il diritto di essere totale. Il libro è il più soave grimaldello per entrare nella realtà. È la traduzione di un sogno.

    Ai miei tempi, da adolescenti eravamo costretti a leggere di nascosto, per la maggior parte i libri di casa erano severamente vietati ai ragazzi. Shakespeare per primo, perfino Fogazzaro era sospetto, Ovidio poi da punizione corporale. Erano permessi solo Collodi, lo Struwwelpeter, il London canino e le vite dei santi.

    Una vigilia di Natale mio cugino fu beccato in soffitta, rintanato a leggere in segreto il più proibito fra i proibiti, L’amante di lady Chatterley. Con ignominia fu escluso dai regali e dal cenone. Lo incontrai in corridoio per nulla mortificato, anzi tutto spavaldo, e un po’ più grosso del solito. Aprì la giacca, dentro aveva nascosto i 4 volumi di Guerra e pace, e mi disse: Che me ne frega, a me del cenone. Io, quest’anno, faccio il Natale dai Rostov.

    Sono amici pazienti, i libri, ci aspettano in piedi, di schiena negli scaffali tutta la vita, sono capaci di aspettare all’infinito che tu li prenda in mano. Ognuno di noi ama i suoi scrittori come parenti, ma anche alcuni traduttori, o autori di prefazioni che ci iniziano al mistero di un’altra lingua, di un altro mondo.

    Certe voci ci definiscono quanto quelle con cui parliamo ogni giorno, se non di più. E non ci bastano mai. Quando se ne aggiungono altre è un dono inatteso da non lasciarsi sfuggire.

    Questo è l’animo col quale Albatros ci offre la sua collana Nuove voci, una selezione di nuovi autori italiani, punto di riferimento per il lettore navigante, un braccio legato all’albero maestro per via delle sirene, l’altro sopra gli occhi a godersi la vastità dell’orizzonte. L’editore, che è l’artefice del viaggio, vi propone la collana di scrittori emergenti più premiata dell’editoria italiana. E se non credete ai premi potete credere ai lettori, grazie ai quali la collana è fra le più vendute. Nel mare delle parole scritte per esser lette, ci incontreremo di nuovo con altri ricordi, altre rotte. Altre voci, altre stanze.

    INTRODUZIONE

    Qual è il volto della verità?

    È difficile dirlo perché esistono tanti punti di vista con altrettante interpretazioni; così anche un fatto storico può presentarsi distorto o anche falso se astratto dal suo contesto globale mentre ci sono simbologie che, all’interno di una narrazione romanzata, sono in grado di rivelare verità profonde.

    Noi vediamo solo quello che possiamo e vogliamo cogliere sia nel tempo che nello spazio... è la regola del qui e ora, al di là di questo resta solo la memoria, il sogno o la fede che può essere nell’uomo o in Dio. Questo per una visione del mondo basata sull’esperienza cognitiva logico-razionale che si limita a mettere i dati in una ordinata sequenza di percorso lineare. C’è però un altro modo di guardare la realtà, un modo anche più vero, quello attraverso la conoscenza mitica che descrive il mondo come una unità olistica, una intricata rete semantica interconnessa che evidenzia e mantiene il medesimo significato simbolico, tratto dall’unione delle parti, al di là del tempo e dello spazio. La conoscenza mitica però non è semplice fantasia, ma ricostruzione di una realtà, spesso lontana nel tempo passato, redatta con l’impiego di strumenti linguistici, concettuali e più genericamente culturali, accessibili a chi ascolta o legge la narrazione così riprodotta degli eventi.

    Qual è allora il vero volto della verità?

    In questi tempi di grande cambiamento stiamo assistendo a nuove visioni del mondo che portano a rinnovate formulazioni come succede ad esempio anche per l’odierno panorama della fisica che ha superato il dogma del qui e ora. Le autrici, in questo loro romanzo, hanno scelto questo secondo punto di vista.

    Esse sanno che spesso la narrativa, nella libertà che la connota, contiene o può contenere più verità di un testo scritto in forma di saggio: la libertà consente di spaziare, permette di percorrere cammini preclusi ai testi di storia, lascia la mente libera di cogliere aspetti del reale che possono sfuggire all’indagine del ricercatore vincolato alle e dalle leggi stringenti che ne regolano l’attività...

    La possibilità di esprimere liberamente ciò che si conosce, si intuisce, si percepisce, si esperisce attraverso strumenti che non sono quelli della ricerca scientifica tradizionale che necessita di verifiche e controprove, conferisce alle autrici della narrazione la facoltà di andare oltre, di rischiare, di formulare l’apparentemente indicibile senza tema di smentite o controdeduzioni.

    L’aggancio con la realtà non manca di certo: il riferimento a fenomeni astronomici già avvenuti o a regole che governano il movimento dei pianeti nel grande anno ne sono prova e al tempo stesso garanzia.

    Ma è una realtà vista con le lenti di una conoscenza che va oltre, che rischia, che non teme di esprimersi formulando ipotesi che assumono la forma e la valenza di affermazioni non discutibili: chi mette in discussione i contenuti di un romanzo?

    Ma è proprio nei meandri di questa potenzialità che si cela la consapevolezza espressa dalle autrici di narrare una storia, fatta di eventi passati, di presente e di predittività, la cui possibilità la scienza ci dice risiedere addirittura in alcuni gangli del nostro cervelletto: in presenza di certi dati l’elaborazione fornisce in modo quasi automatico ipotesi sul futuro.

    Una storia che tiene nel debito conto, e ne fa anzi fondamento, la capacità del DNA di conservare memorie di cui spesso non abbiamo neppure coscienza, ma che pure esistono e ancora una volta la scienza, intesa qui come epigenetica, viene in soccorso di affermazioni e certezze che il romanzo offre senza timori reverenziali.

    È come se ci trovassimo tutti all’interno di una grande sala dilatata alle infinite possibilità dello spazio immaginativo dentro la quale trovano posto anche indicazioni relative alla fabbricazione dell’uomo, che, pur essendo stato fatto da un presunto dio, rappresenta un esperimento che non ha dato i risultati sperati e il cui responsabile viene così severamente apostrofato: «Eri convinto che, mescolando il tuo DNA con quello dell’uomo preistorico, lui si sarebbe evoluto automaticamente senza alcun intervento?"

    Le cose non sono andate come previsto e desiderato: uno degli dèi è responsabile di questo fallimento.

    I riferimenti alla Bibbia ci dicono quanta verità storica, quanto fondamento ci sia in questo scritto che non si limita a strizzare un occhio alla scienza ma tiene conto delle più moderne ipotesi sulla vera origine dell’Homo sapiens, che prevedono la possibilità di un intervento esterno capace di fare luce su ciò che la tradizionale teoria evoluzionistica darwiniana lascia inevitabilmente nel mistero e nell’inspiegabile: l’origine dell’Homo sapiens, con tutte le sue caratteristiche peculiari che ne fanno un essere ‘speciale’ su questo pianeta, talmente speciale da risultarne quasi inadatto, estraneo, alieno, diremmo con un termine dai molti intriganti significati.

    In fondo si tratta di dare conto, con aperta intelligenza, a ciò che gli antichi ci hanno narrato con una chiarezza che talvolta appare disarmante ma che certa scienza tende a scartare con arrogante sufficienza, a relegare nel mito o nella favola pur di evitare di vedere messi in discussione dei dogmi pregiudiziali cui non intende rinunciare.

    Il romanzo non vive questi problemi, il romanzo non ha questi timori, il romanzo è libero di spaziare tra ciò che è già dimostrato e ciò che lo potrà essere in un futuro non più lontano.

    Non a caso il racconto definisce il DNA come un elemento dotato di un potere immenso: il potere dell’esistenza che è il nucleo stesso della vita: il potere che, nella sua continua duplicazione, contiene in sé l’idea potenziale della immortalità, la caratteristica che identifica il divino.

    Tutto questo, unito all’intreccio della vicenda complessa e affascinante nella sua vorticosa molteplicità, ci può piacevolmente stordire e forse anche confondere in grazia delle risposte che il libro offre alle domande di sempre: chi siamo? Da dove veniamo?

    Ma lo stupore e lo stordimento non devono avere connotazioni negative, è il sopravvento sulla visione profondamente positiva che scaturisce dall’insieme ed è riassunta in una certezza che deve accompagnare ogni nostra considerazione; dobbiamo essere sempre aperti alla sorpresa, disposti a farci avvolgere dalla meraviglia del racconto e dei suoi contenuti, ma soprattutto: Mai perdere la speranza, perché i disegni dell’eterno sono imprevedibili e il cambiamento può essere lì, fermo e in attesa proprio dietro l’angolo anche perché Ci sono cose che neppure gli Dei sanno prevedere, cose che superano le loro manovre, gli inganni e le strategie....

    In questa incertezza, i personaggi sono coinvolti in un turbinio di vicende di cui sono al tempo protagonisti attivi e osservatori meravigliati, così come succede a quella parte dell’umanità che non rinuncia a capire e che non si rassegna ad accettare passivamente ciò che le viene raccontato allo scopo di mantenerla all’oscuro della verità, quella sconvolgente verità che, garante di una libertà neppure prima immaginata come possibile, rivela all’uomo di essere, nella sostanza, come gli dèi.

    Questo romanzo esprime la volontà di rappresentare una storia che tra conoscenza del passato e uno sguardo aperto sul possibile futuro, ci aiuta a capire chi siamo.

    Mauro Biglino

    1.

    I PRIMI COLONI DELLA GALASSIA

    Nella teoria del multiverso,

    coesistono più universi fuori del nostro spazio-tempo

    con creature e creatori in una scala di perfezione relativa

    che tende all’ideale assoluto.

    Nella notte dei tempi, da un universo parallelo una specie aliena entrò nella nostra realtà dimensionale.

    All’incirca 5 miliardi di anni fa, esseri simili agli angeli vollero sperimentare la vita nell’universo materiale entrando nella nostra galassia. Attraverso tale esperienza, divennero contemporaneamente fisici e non fisici: erano esseri composti prevalentemente di energia che si trasferivano temporaneamente nel mondo materiale solo quando si rendeva assolutamente necessario per fare esperienza di sensazioni fisiche. Essi abitarono stabilmente il sistema stellare noto come Lira che può, a ragione, essere considerato il luogo di origine di tutte le razze umanoidi di questa galassia.

    Poi, a un certo punto della storia, da un universo parallelo entrarono nel nostro spazio dimensionale esseri fortemente fisici come ospiti dei liriani. Erano entità antiche, scarti di una realtà precedente, che non erano state in grado di evolvere con il nuovo universo che si stava formando. Per chi li aveva accolti, tali ospiti possedevano l’incanto di ciò che era nuovo e che piano piano li avrebbe portati a una perversione affascinante e attrattiva quanto pericolosa: era l’individualità e, di questa, si infatuarono perdutamente. Si velarono i loro grandi occhi di cielo e la meraviglia fu inquinata da una progressiva malizia tanto da farli indugiare sempre più nello stato fisico. Quando in seguito tutti gli ospiti del vecchio universo se ne furono andati, i liriani, ormai contagiati, si trovarono così assuefatti a stazionare nella materialità che rimasero definitivamente invischiati nella dimensione fisica tanto da non poterne più uscire. La tradizione religiosa ricorda questo evento come la caduta degli angeli.

    I liriani erano un popolo dai capelli biondi e occhi azzurri, ma capitava che alcuni di loro avessero capelli rossi e occhi verdi. Quest’ultima caratteristica veniva molto apprezzata nella loro società perché si riteneva che tali soggetti fossero dotati di poteri extrasensoriali in grado di metterli in contatto con i mondi non-fisici e, per questa ragione, erano molto ricercati per scopi riproduttivi. Essi non persero mai completamente la purezza dovuta alla loro origine semi-materiale e perciò non sperimentarono il conflitto, non produssero armi e questo fu causa della loro intrinseca vulnerabilità: l’idea di guerra o di violenza non faceva parte della loro natura.

    Il processo di individualizzazione aveva però definitivamente corrotto il nucleo identitario dell’origine così, a poco a poco, la loro società iniziò a frammentarsi; si divisero in gruppi, secondo le diverse sfaccettature di pensiero e stile di vita, ciò fomentò contrasti interni fino a minarne la coesione e portarli alla guerra civile e alla vulnerabilità nei confronti di quelle forze esterne che nel frattempo andavano dispiegandosi all’interno della galassia.

    Ci fu anche un’altra razza che da una dimensione esterna venne introdotta nella nostra realtà fisico-temporale: i rettiloidi o draconiani, che si stabilirono su Alfa Draconis nella Costellazione del Drago. L’operazione fu condotta da un misterioso gruppo alieno di esseri plasmatici detti il Popolo Trasparente che proveniva da un futuro dove gli umani non esistevano più e aveva creato questa razza proprio per essere antagonista al genere umano. Furono loro a introdurre la specie rettiloide dei Draco manipolando la propria genetica di alta vibrazionalità, mescolata con quella liriana ormai divenuta fisica, in modo da stabilizzare le nuove creature. Tali esseri, sempre in precario equilibrio tra il mondo fisico e lo stato energetico, furono programmati mentalmente per conquistare e assorbire tutte le razze e le specie con cui entravano in contatto. Lo scopo di tutto ciò era la supremazia e quindi l’adattamento alla realtà materiale di qualsiasi ambiente. Di conseguenza i rettiloidi furono portati a credere di essere la più elevata forma esistente in quanto, a differenza dei mammiferi, il loro DNA non cambiava attraverso gli eoni rimanendo fondamentalmente lo stesso: consideravano questa la migliore prova della loro perfezione. In virtù di tale convinzione essi si ritennero i più simili a Dio e in diritto di controllare e conquistare tutto, perciò divennero la specie dominante.

    Il loro primo sanguinoso attacco fu proprio contro i liriani che, divisi al loro interno, in lotta e privi di armi, subirono una pesante sconfitta e furono costretti a disperdersi in tutte le zone della galassia tra cui le Pleiadi, Arturo, Rigel e nel sistema solare su Marte e Maldek. Questo evento rimase impresso nella memoria come la grande diaspora liriana.

    Il pianeta Terra, a quel tempo, era un mondo acquatico posizionato sulla seconda orbita del sistema solare. Solo successivamente, sempre per opera dei Draco, la Terra si spostò sulla terza orbita diventando il miglior luogo per ospitare le forme di vita umanoidi.

    Anche gli abitanti di Sirio A. erano stati creati da un gruppo di esseri non fisici chiamati Ari: esseri trasparenti, fatti di sostanza eterica, dalla forma di leone alato con manto dorato e occhi viola. I siriani erano considerati i mercanti della galassia in quanto vendevano tecnologia e informazioni per accaparrarsi rotte commerciali esclusive e per ottenere uno status che li rendesse unici. Proprio come i felini da cui discendevano essi si muovevano leggeri tra gli ostacoli, che gestivano diplomaticamente e con silenziosa eleganza, tanto da volgere a loro favore guerre e conflitti rimanendo indispensabili e comunque apparentemente sopra le parti.

    Dietro l’irruente tracotanza dei Draco e l’opposizione spesso disperata dei liriani, le fila della storia furono tessute dal pacifico distacco dei siriani.

    2.

    IL CONCILIO GALATTICO

    Ci sono momenti in cui tutto si riallinea

    per preparare un improvviso ribaltamento.

    Questo avviene nella biologia sistemica di una specie,

    di un pianeta e di una costellazione in quanto

    sono tutti i riflessi di una unità globale.

    Era giunta l’ora per i Lord di riunirsi

    e prepararsi al nuovo allineamento...

    Le galassie si sarebbero spostate

    per procedere verso una nuova era.

    Lontano, nelle oscure vellutate pieghe del cosmo, la grande astronave madre permaneva da lungo tempo stanziata presso Sirrah, principale stella del Quadrato di Pegaso posta fra le brillanti dimore astrali della Costellazione di Andromeda; essa era pronta ad accogliere gli otto Lord Creatori che stavano per riunirsi in assemblea sovrana nella grande sala stellare col proposito di varare il cambio frequenziale e dare inizio ad una nuova fase evolutiva della specie umana.

    Gli otto Lord Creatori erano i principali rappresentanti della Confederazione o Unione Galattica della Via Lattea, nome dato all’insieme delle galassie che comprendeva, oltre alla più importante Via Lattea, la galassia Nana del Drago, quella del Cane Maggiore con la Stella Sirio, la Nebulosa Occhio di Gatto e la Galassia Nana del Boote con la splendente Stella Arturo, la nebulosa di Orione con l’ammasso delle Pleiadi e la Costellazione della Lira, famosa la sua lucente stella Vega; c’erano infine le Galassie di Confine e le Galassie Libere.

    Lord Oghma presiedeva l’incontro in quanto, provenendo dalla Galassia di Andromeda, lontana milioni di anni luce, risultava estraneo alle dinamiche interne delle vicende in atto.

    Tale convocazione seguiva ad una assemblea avvenuta

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