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S. Agata, i nove racconti
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S. Agata, i nove racconti
E-book128 pagine1 ora

S. Agata, i nove racconti

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Info su questo ebook

I nove racconti della raccolta sono un omaggio a S. Agata ed al sentimento di fiducia che Ella suscita nei suoi devoti che sempre La pregano e sperano in un Suo aiuto. In essi l’intervento della Santa si manifesta in modi diversi, in fatti anche ordinari ma fondamentali nella vita di ogni essere umano: dalla salvezza da una violenza, o dalla guerra, dalla condivisone della Fede che unisce le persone, alla guarigione da una malattia o, con semplicità, al ritrovamento di un grande amore. Subito dopo “La Chiamata” afferente una storia d’amore, si trovano i due racconti dedicati alla guerra (La battaglia nascosta e La medaglia sacra), quindi due sulle Candelore (U Siccu e a Signurina, e Non siamo a questo), poi ancora due racconti sull’atletica (Cenere e Sorelle) e, in ultimo, i due più oscuri, concernenti il trionfo del bene sul male (U miraculu da Sciara e U Saccu). Sullo sfondo di ogni racconto troviamo Catania e i dintorni della città: leggendoli si può salire sull’Etna, camminare per la Civita, sentire il profumo della pescheria e commuoversi per i festeggiamenti in onore della Patrona che si svolgono ogni 4 e 5 di Febbraio.
LinguaItaliano
Data di uscita3 apr 2020
ISBN9788831661768
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    Anteprima del libro

    S. Agata, i nove racconti - Chiara Agata Scardaci

    633/1941.

    Introduzione

    Qual­che tem­po fa, non sa­pe­vo che avrei sof­fer­to a cau­sa di un gran­de do­lo­re.

    Ep­pu­re S. Aga­ta, in qual­che mo­do, lo sa­pe­va ed è ve­nu­ta a ten­der­mi una ma­no.

    Io non l’ho pre­sa su­bi­to, mi ci è vo­lu­to un po’.

    Quan­do l’ho af­fer­ra­ta pe­rò, quel­la ma­no ha cam­bia­to la mia vi­ta, e da al­lo­ra Aga­ta non mi ha più la­scia­to.

    Nel­la ric­chez­za spi­ri­tua­le che con­no­ta og­gi la mia esi­sten­za, i rac­con­ti che se­gui­ran­no so­no un omag­gio ad Aga­ta ed al Suo aiu­to. Li ho scrit­ti per Lei e con l’ec­ce­zio­ne di La me­da­glia sa­cra am­bien­ta­to qua­si per in­te­ro a Fle­ri, e di U mi­ra­cu­lu da scia­ra, am­bien­ta­to a Ni­co­lo­si e sull’Et­na, si svol­go­no tut­ti nel­la mia cit­tà na­ta­le, Ca­ta­nia.

    Par­te dei rac­con­ti, sei per l’esat­tez­za, so­no sta­ti pub­bli­ca­ti gra­tui­ta­men­te su www.si­ci­lia­re­port.it e so­no, in or­di­ne di pub­bli­ca­zio­ne:

    La bat­ta­glia na­sco­sta (gen­na­io 2019)

    U Sic­cu e a Si­gnu­ri­na (feb­bra­io 2019)

    Ce­ne­re (mar­zo 2019)

    U mi­ra­cu­lu da scia­ra (mag­gio 2019)

    La chia­ma­ta (giu­gno 2019)

    Non sia­mo a que­sto (set­tem­bre 2019)

    In que­sta rac­col­ta, tro­ve­re­te an­che, ine­di­ti: U Sac­cu, La me­da­glia sa­cra, So­rel­le.

    Ognu­no è di­ver­so dall’al­tro pur aven­do sem­pre co­me pro­ta­go­ni­sta la no­stra S. Aga­ta.

    Ho scel­to di in­se­ri­re i rac­con­ti in un or­di­ne dif­for­me da quel­lo di pub­bli­ca­zio­ne.

    Il pri­mo che tro­ve­re­te è La Chia­ma­ta.

    Su­bi­to di se­gui­to i due rac­con­ti de­di­ca­ti al­la guer­ra (La bat­ta­glia na­sco­sta e La me­da­glia sa­cra), quin­di due sul­le Can­de­lo­re (U Sic­cu e a Si­gnu­ri­na, e Non sia­mo a que­sto), poi an­co­ra due rac­con­ti sull’atle­ti­ca (Ce­ne­re e So­rel­le) e, in ul­ti­mo, i due più oscu­ri, con­cer­nen­ti il trion­fo del be­ne sul ma­le (U mi­ra­cu­lu da Scia­ra e U Sac­cu).

    Ho vo­lu­to che ad apri­re la rac­col­ta fos­se La Chia­ma­ta per­ché è l’uni­co rac­con­to af­fe­ren­te una sto­ria d’amo­re ma, so­prat­tut­to, per­ché nar­ra di co­me a un cer­to pun­to del­la vi­ta, ognu­no di noi può ri­ce­ve­re un mes­sag­gio, un in­di­zio, una chia­ma­ta al­la qua­le ri­spon­de­re, pro­prio co­me è suc­ces­so a me.

    Scri­ven­do i rac­con­ti qui rac­col­ti, in­fat­ti, mi è sem­bra­to che a gui­da­re la mia ma­no fos­se pro­prio Lei, e che mi aves­se scel­to per­ché io po­tes­si nar­rar­La, sfrut­tan­do il do­no del­la sin­te­ti­ci­tà a me con­ces­so, at­tra­ver­so il mez­zo del rac­con­to in una chia­ve con­tem­po­ra­nea.

    E’ no­to, in­fat­ti, che il rac­con­to rap­pre­sen­ta un mo­do mol­to ve­lo­ce di co­mu­ni­ca­re e in un mon­do che va sem­pre di fret­ta, at­tra­ver­so que­sta mo­da­li­tà nar­ra­ti­va, S. Aga­ta giun­ge in ma­nie­ra di­ret­ta e im­me­dia­ta, con la com­pli­ci­tà di un con­te­sto mo­der­no e at­tua­le, pre­scel­to con cu­ra per ogni sto­ria nar­ra­ta.

    Per­ché El­la c’è og­gi, ades­so, e non so­lo nel tem­po di ie­ri.

    Non sa­prò mai se è sta­to dav­ve­ro co­sì, se è sta­ta una chia­ma­ta, ma non im­por­ta. Ciò che è es­sen­zia­le è che i rac­con­ti sia­no sta­ti scrit­ti e che l’omag­gio al­la San­ta per l’aiu­to ri­ce­vu­to e che an­co­ra ri­ce­vo e che vo­glio af­fer­ma­re, sem­pre ri­ce­ve­rò, sia sta­to rea­liz­za­to.

    An­co­ra più im­por­tan­te è che l’omag­gio sia sta­to frut­to di gra­ti­tu­di­ne e amo­re e che in fon­do, es­so rap­pre­sen­ti un do­no di cui tut­ti, sen­za nes­su­na ec­ce­zio­ne, pos­so­no be­ne­fi­cia­re.

    In­fi­ne, ap­pa­re do­ve­ro­so pre­ci­sa­re che que­sti rac­con­ti han­no una ma­tri­ce chia­ra­men­te cat­to­li­ca, ma ri­spet­ta­no le tra­di­zio­ni del­la fe­sta e del cul­to an­ti­co del­la San­ta, che La ve­do­no ve­ne­ra­ta da tut­ti, an­che al di fuo­ri del mon­do stret­ta­men­te chie­sa­sti­co e cri­stia­no, sen­za di­stin­zio­ni, nel ri­spet­to dei pre­cet­ti re­li­gio­si co­mu­ni a tut­ti i cre­do, di og­gi e di ie­ri, pri­mo tra i qua­li l’egua­glian­za e l’in­ter­con­nes­sio­ne tra tut­te le ani­me.

    I pro­ven­ti di que­sto li­bro, an­dran­no a so­ste­ne­re il pro­get­to Un so­lo no­me Aga­ta ov­ve­ro la pa­gi­na fa­ce­book

    https://www.fa­ce­book.com/chia­ra­scar­da­ciun­so­lo­no­mea­ga­ta/

    che è di­ve­nu­to un luo­go do­ve te­ner­si in con­tat­to e pre­ga­re e rin­gra­zia­re S. Aga­ta.

    Ram­men­to, in ogni ca­so, per chi non po­tes­se o non ri­te­nes­se di con­tri­bui­re, che sei dei rac­con­ti nar­ra­ti so­no an­co­ra on li­ne su si­ci­lia­re­port.

    Gra­zie

    Chia­ra Aga­ta Scar­da­ci

    I nove racconti

    Di­co­no che sia lei a tro­var­ti

    Di­co­no che an­co­ra pri­ma che tu ca­da, lei sia già li a so­ste­ner­ti

    Pic­co­li i se­gna­li al prin­ci­pio…

    Ma quan­do co­min­ce­rai a rial­zar­ti, spo­stan­do il tuo sguar­do ver­so il cie­lo, ri­co­no­sce­rai il suo vi­so.

    Al­lo­ra, il per­cor­so di ve­ri­tà e li­ber­tà sa­rà chia­ro, e la scel­ta sa­rà so­lo tua…

    La Chiamata

    Amu­nin­ni

    Ma un­ni?

    Avan­ti ac­chia­na, amu­nin­ni

    Ca las­si­mi dom­mi­ri

    Ti ris­si ac­chia­na foz­za

    (Biii), au ma si na svin­tu­ra, avi tri not­ti ca t’in­son­nu, las­si­mi dom­mi­ri.

    U Lio­tru mi ta­liau la­riu, emi­se un bar­ri­to e se ne an­dò, in­ter­rom­pen­do il mio ri­po­so an­co­ra una vol­ta.

    Non ave­vo da­to mol­to pe­so a que­sti so­gni, fi­no a che la quar­ta not­te non ac­cad­de qual­co­sa di ina­spet­ta­to.

    Men­tre dor­mi­vo sen­tii una dol­ce vo­ce, gio­va­ne, che mi chia­ma­va: Sa­ro, Sa­ro ascu­ti­mi

    Cu è? Cu si?

    Co­mu, no sai cu su­gnu?

    Non ap­pe­na gi­ra­to lo sguar­do, ri­co­nob­bi su­bi­to Ai­ti­na: era se­du­ta ai pie­di del let­to e sem­bra­va una re­gi­na con la sua co­ro­na e i suoi gio­iel­li.

    Ca­ru­sa San­ta co­me pos­so ser­vir­ti

    Tor­na a ca­sa Sa­ro

    Un at­ti­mo do­po non c’era più. Al suo po­sto ap­pa­rì di nuo­vo l’ele­fan­te: "Chi fai ac­chia­ni ora?"

    M’ar­ru­sbig­ghiai an­nic­ched­da cun­fu­su.

    Mi se­det­ti sul let­to e al­lun­gai la ma­no per pren­de­re il bic­chie­re d’ac­qua che po­ne­vo sem­pre sul co­mo­di­no, la se­ra, pri­ma di ad­dor­men­tar­mi. Lo bev­vi tut­to d’un fia­to.

    Era una chia­ma­ta e io lo sa­pe­vo.

    E che fa­ce­vo ora? Non ri­spon­de­vo?

    Re­spi­rai pro­fon­da­men­te e nel­la mia so­li­tu­di­ne mi la­sciai an­da­re al­le im­ma­gi­ni di un pas­sa­to lon­ta­no.

    Abi­ta­va­mo nel quar­tie­re di San Cri­sto­fo­ro, vi­ci­no a Via Mu­li­no a Ven­to, e ave­vo or­mai più di vent’an­ni.

    Mio pa­dre e mia ma­dre, che ave­va­no avu­to so­lo me, sa­reb­be­ro sta­ti fe­li­ci se io aves­si scel­to di con­ti­nua­re gli stu­di, ma non ne vo­le­vo sa­pe­re. Ero mol­to bra­vo nell’ar­te del com­mer­cio ed ave­vo buo­ne do­ti tec­ni­che. Ri­pa­ra­vo e ri­ven­de­vo qual­sia­si co­sa: og­get­ti elet­tro­ni­ci o an­che di sem­pli­ce uso quo­ti­dia­no.

    Era la fi­ne de­gli an­ni ‘70 e mio pa­dre ave­va pau­ra che que­sta mia ca­pa­ci­tà po­tes­se av­vi­ci­nar­mi ad al­tri mer­ca­ti, ben più re­mu­ne­ra­ti­vi ma il­le­ci­ti, pe­ri­co­lo­si e spa­ven­to­si.

    L’uni­ca via d’usci­ta sem­brò es­se­re la fu­ga.

    Cu ne­sci ar­ri­ne­sci si di­ce­va e si di­ci, i ac­cus­sì ni­sce­mu.

    Mio pa­dre, che era un in­se­gna­te, chie­se il tra­sfe­ri­men­to e in po­co tem­po, nel gi­ro di un an­no, ci sta­bi­lim­mo a San­thià, in Pie­mon­te.

    An­che li S. Aga­ta era pa­tro­na e ogni 5 di feb­bra­io, po­te­va­mo fe­steg­gia­re la no­stra ca­ru­sa.

    Era­va­mo so­li, iso­la­ti e mol­to tri­sti.

    Vi­ve­va­mo pa­ren­te­si di gio­ia quan­do qual­cu­no ci ve­ni­va a tro­va­re, o quan­do rag­giun­ge­va­mo Ca­ta­nia per le fe­sti­vi­tà na­ta­li­zie o in esta­te. Ma c’era sem­pre un re­tro­gu­sto ama­ro in quell’al­le­gria: la se­pa­ra­zio­ne dal ca­lo­re de­gli af­fet­ti e da un’uma­ni­tà che so­lo una cit­tà co­me Ca­ta­nia è ca­pa­ce di espri­me­re, la­ce­ra­va le no­stre ani­me.

    Per que­sta ra­gio­ne tor­na­re, per bre­vi pe­rio­di, era an­che più do­lo­ro­so che sta­re lon­ta­no.

    Man ma­no che i no­stri pa­ren­ti e ami­ci mo­ri­va­no, le no­stre vi­si­te in Si­ci­lia si fe­ce­ro sem­pre più ra­re, fin­chè non ces­sa­ro­no del tut­to.

    Nel frat­tem­po mi ero spo­sa­to, e ave­vo aper­to un ne­go­zio di pro­dot­ti elet­tro­ni­ci che in po­chi an­ni si era in­gran­di­to, si­no ad ave­re al­tri pun­ti ven­di­ta nel­la pro­vin­cia.

    Ave­vo avu­to due fi­glie ed ora, ero so­lo.

    Mia mo­glie era mor­ta e le ra­gaz­ze,

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