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Chiroptera Il salto del Coronavirus

Chiroptera Il salto del Coronavirus

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Chiroptera Il salto del Coronavirus

Lunghezza:
193 pagine
2 ore
Pubblicato:
27 mar 2020
ISBN:
9780463840320
Formato:
Libro

Descrizione

Tutto ha avuto origine dal Chiroptera con biologia e natura capaci di segnare il nostro destino. Il racconto in diretta di una tragedia su un killer invisibile. Dobbiamo combattere contro una “cosa” intelligente e astuta come è stata definita dagli esperti. Infetta senza farsene accorgere e molti, senza avvertire sintomi all’inizio, escono di casa contagiando inconsapevolmente quelli che incontrano. Il Coronavirus è come una roulette che gira nel mondo a seconda delle decisioni e dei comportamenti. L’Italia alle prese con l’esplosione della pandemia soprattutto al Nord. Comunque la pensiate, tutti insieme ce la faremo.
Alla diffusione ubiquitaria ovvero planetaria dell’epidemia di Coronavirus, mancava soltanto il riconoscimento ufficiale con la parola che nessuno avrebbe voluto mai pronunciare o sentire. Dilaga nel mondo la pandemia arrivata dall’inizio a 550.000 contagi complessivi, di cui 24.000 decessi e circa 130.000 guarigioni.
L’infezione, esplosa in Cina, in particolare a Wuhan nella provincia di Hubei, ora è più contenuta in Estremo Oriente. In Italia l’epidemia, manifestatasi in modo violento al Nord, si sta cercando di arginarla e di evitare una massiccia propagazione al centro-sud. Intanto voci di popolo circolano su Internet a proposito del Coronavirus chimera ingegnerizzato nel 2015 in laboratorio per finalità di ricerca da un gruppo di studiosi cinesi e di altri paesi. Una prestigiosa rivista internazionale ha chiarito che il Coronavirus manipolato all’epoca ha un genoma diverso da quello che ci sta mettendo a dura prova.
Si intensificano gli scambi e le richieste di collaborazione tra gli stati per approfondire le indagini scientifiche e cercare di uscire dal tragico tunnel nel quale il Coronavirus ha fatto entrare il mondo.
Un instant book ricco di informazioni e degli stati d’animo della gente, raccontati in diretta dall’autore. Le storie che seguono sono uscite dal labirinto del mistero.

Pubblicato:
27 mar 2020
ISBN:
9780463840320
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

My parents were Neapolitans, I was born in Rome and I live in Naples. When I was a child I wanted to be a diplomat or a doctor. Then I had the good fortune to read “Of mice and men” by John Steinbeck and two days later I obtained “The Grapes of Wrath”. A few months later, a classmate of mine gave me “Death in the Afternoon” and “Across the River and Into the Trees” of Hemingway and I realized that the craft of writing would become my great love. I liked knowing the facts of the day , I read many newspapers and began to attend the drafting of a newspaper. I started writing articles and at age 19 I went as an envoy on the football fields and I studied at university. Then I became a reporter. One day I was struck by a news of crime, a double murder. In the garden of a restaurant in Naples were found the bodies of a man and a woman, it was discovered that they were drug couriers . Until then Naples was seen mainly in the imagination as the city of mandolins and songs , pizza and hospitality. In addition to the neighborhood thugs . I realized that the city had dramatically changed and it became an important crossroads of crime. Although in more than two thousand years of history had been a place of philosophers and scientists, writers and poets (Giambattista Della Porta invented the telescope before Galileo...). So I decided to write my first crime novel , "Il diavolo giallo" which was published in 1992 . There followed " Il terno di San Gennaro" " Un mistero occitano per il commissario Abruzzese", "Vendesi Napoli", " Mater munnezza " and in 2012 " Caponapoli " published in the historic editorial series Il Giallo Mondadori . In 2015 it was published the detective novel "Scorciatoia per la morte". I wrote several essays , including " How to write a Neapolitan crime novel" ("Come scrivere un giallo napoletano"). In this manual I have revealed that the first Italian crime novel was written in Naples in 1852. Several of my books have been published in the convenient eBook editions that I think an effective instrument of freedom of authors and readers I miei genitori erano napoletani, sono nato a Roma e vivo a Napoli. Quando ero un bambino volevo essere un diplomatico o un medico . Poi ho avuto la fortuna di leggere " Uomini e topi " di John Steinbeck e due giorni dopo ho ottenuto in regalo " The Grapes of Wrath " . Pochi mesi dopo, un mio compagno di scuola mi ha dato "Death in the Afternoon " e "Di là dal fiume e tra gli alberi " di Hemingway e ho capito che il mestiere di scrivere sarebbe diventato il mio grande amore. Mi è piaciuto conoscere i fatti del giorno, ho letto molti giornali e cominciai a frequentare la redazione di un giornale. Ho iniziato a scrivere articoli, all'età di 19 anni sono andato come inviato sui campi di calcio e ho studiato all'università. Poi sono diventato un giornalista. Un giorno sono stato colpito da una notizia di reato, un duplice omicidio. Nel giardino di un ristorante a Napoli sono stati trovati i corpi di un uomo e una donna, si è scoperto che erano corrieri della droga . Fino ad allora Napoli è stata vista soprattutto nell'immaginario come la città di mandolini e canzoni, pizza e ospitalità. Oltre ai guappi di quartiere . Mi resi conto che la città era drammaticamente cambiata ed era diventata un importante crocevia della criminalità. Anche se in più di duemila anni di storia era stata la terra di filosofi e scienziati, scrittori e poeti ( Giambattista Della Porta ha inventato il telescopio prima di Galileo ... ). Così ho deciso di scrivere il mio primo romanzo poliziesco, "Il diavolo giallo " che è stato pubblicato nel 1992. Seguirono "Il terno di San Gennaro ", "Un mistero occitano per il commissario Abruzzese ", " Vendesi Napoli", " Mater munnezza " e nel 2012 " Caponapoli ", pubblicato nella storica collana editoriale Il Giallo Mondadori. Nel 2015 è stato pubblicato il romanzo poliziesco "Scorciatoia per la morte". Ho scritto diversi saggi, tra cui " Come scrivere un giallo napoletano ". In questo manuale ho rivelato che il primo romanzo poliziesco italiano è stato scritto a Napoli nel 1852. Molti dei miei libri sono stati pubblicati nelle edizioni eBook che penso siano un efficace strumento di libertà di autori e lettori.


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Anteprima del libro

Chiroptera Il salto del Coronavirus - Massimo Siviero

Tutto ha avuto origine con il Chiroptera, da cui è partito un killer invisibile, acefalo eppure intelligente come è stato definito il nuovo Coronavirus dagli esperti. Infetta senza farsene accorgere subito e le sue vittime diffondono inconsapevolmente i contagi. Tra realtà e immaginazione, il racconto di fatti e sofferenze che scandiscono questi drammatici giorni. Le storie che seguono sono uscite dal labirinto del mistero.

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CHIROPTERA

Il salto del Coronavirus

I - Pandemia. Mancava la parola che tutti sussurravamo con ipocriti giri di parole. L’ha pronunciata ufficialmente l’11 marzo l’Oms dalla bocca del direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus. «La prima pandemia provocata da un coronavirus». Colpiti 114 paesi su 193. L’Organizzazione della salute del mondo non ha potuto più rinviare se la diffusione di Covid-19 ha investito altri due continenti come Europa e America dopo aver invaso l’Asia in particolare con Cina e Corea del Sud. Borse di tutto il mondo a picco. Il nemico invisibile ha colpito duro contagiando anche i titoli, una vera pandemia finanziaria. Piazza Affari in Italia ha toccato fino a - 17%. Un tale primato negativo non accadeva dal 1987. Altrettanto le altre borse.

Chiroptera, un nome. Tutto è partito da qui con il Chiroptera. Il Coronavirus ha poi trovato condizioni sempre più favorevoli. Un killer invisibile, acefalo eppure intelligente come è stato definito dagli esperti. Ho scritto un instant book dove realtà e fantasia scandiscono questi nostri tragici giorni. Su tutto ha svettato drammaticamente il caso Italia. Siamo diventati primi per numero di morti, per questo abbiamo purtroppo superato la Cina alla quale cediamo il secondo posto per contagi. Ora al primo posto si attestano gli States con 86.000 positivi, mentre il numero dei decessi è comunque di 1.300, nonostante i numerosi contagi. Una tragedia in continua evoluzione, mentre scrivo queste cifre di dolore e di morte saranno già cambiate.

In Italia abbiamo superato la soglia degli 80.000 contagi complessivi dall’inizio al 26 marzo e c’è ancora chi piange perché vorrebbe uscire a passeggiare. Intanto c’è da chiedersi che cosa sia successo al Nord d’Italia con tutti quei decessi e contagi. Al solo vedere quelle scene di bare infinite allineate, viene la pelle d’oca e non si dorme.

Walter Ricciardi, professore di Igiene all’Università Cattolica di Milano e membro del consiglio esecutivo dell’Oms, lo aveva detto all’inizio. Bisognava mettere subito in quarantena tutti i potenziali contagi provenienti dai focolai cinesi. Secondo il professor Ricciardi il sistema frammentato italiano con la sanità gestita da ciascuna regione, durante un’epidemia, può diventare letale.

Si potevano fermare in tempo, al primo accenno, il paese e tutti gli untori inconsapevoli che hanno causato una propagazione per numero di morti persino superiore a quella cinese? Invece di inseguire ogni volta il mostro, anche se non era facile, forse occorreva chiudere ancora prima le frontiere e le regioni? Anzi le città. L’organizzazione della sanità su base regionale, in caso di necessità, si può forse dire che aiuti gli interventi immediati e omogenei sul territorio nazionale? Nell’antichità le fortificazioni con mura di cinta e porte servivano a difendersi non solo dagli attacchi dei nemici armati, ma dalle ricorrenti epidemie.

Ora le denunce contro chi va a correre non bastano più, è stata ricordata la sanzione dell’arresto in uno dei provvedimenti. Sono avvisati i runner irriducibili che non rispettano i divieti con il rischio di propagazione dell’infezione. Ancora si sentono gentili signore che non hanno capito niente di questa pandemia e si lamentano perché il compagno freme dalla voglia di uscire, di andare con la bici, di sgranchire i muscoletti che non ha.

Apro e chiudo una parentesi, ferma restando tutta la mia ammirazione e riconoscenza per gli eroi in camice bianco e tutti gli altri operatori. La sanità italiana organizzata su basi regionali da decenni ha dimostrato di costare tanto. Per capire fino in fondo che il sistema sanitario regionalizzato non funzionava, doveva implodere con l’emergenza del Coronavirus? Ma che sta succedendo? Basterà pensare che siamo sicuramente di fronte a un nemico molto contagioso? Tutti quei contagi e quei poveri morti? Ora drammaticamente si scopre che questo killer non fa sconti a nessuno. Vediamo la Spagna con 64.000 contagi e circa 5.000 morti. I cinesi probabilmente lo hanno capito fino in fondo sulla loro pelle e l’epidemia cinese si raffredda.

Alla fine, quando questa orribile tempesta sarà passata con il suo carico di morte e distruzione, bisognerà cercare di capire meglio. I medici sono allo stremo delle forze. I camici bianchi morti per l’infezione erano 24 e il pesante bollettino è cresciuto ancora di sette e poi ancora a 43 e a 63, oltre 8.300 gli operatori sanitari contagiati.

Una sanità che funzioni veramente non deve conoscere emergenze da non poter affrontare. Deve essere in grado di intervenire al momento opportuno come avviene con le forze armate. Non ci deve essere emergenza che non possa essere affrontata dalle forze armate e così deve avvenire per la sanità. Sono emergenze per definizione. La potenzialità deve sempre essere appropriata. Ma questa è più di un’emergenza, è tutt’altra cosa. Nel corso dei decenni la politica non ha saputo comunque fare altro che tagli alla sanità pubblica o non l’ha finanziata adeguatamente. Lo Stato aveva il dovere di dotarla di mezzi sempre più adeguati e invece. Basta considerare che nel nostro paese ci siamo ridotti a 3,2 posti letto per mille abitanti a fronte di 8 posti della Germania. Parentesi non proprio chiusa.

2020. Un brutto anno secondo tradizione bisestile. E adesso è pandemia. Ma che cosa è cambiato per noi? Anche se lo avevamo già capito da giorni, dopo l’annuncio è come se fossimo rimasti orfani di qualcuno molto importante come la fiducia o la speranza o comunque soli con il nostro dramma di umani e ci toccasse di rimboccarci le maniche che non abbiamo. Ognuno e tutti. Neppure insieme perché il virus divide fisicamente per la paura di contagio. Siamo comunque uniti da un abbraccio virtuale. Ognuno e tutti contro un nemico che ancora non vuol mollare. Quello che ha cambiato e sta cambiando la nostra vita è il dolore per le tante vite umane perdute e i malati. Troppi.

La terza guerra mondiale del XXI secolo è stata dichiarata da un nemico infinitamente piccolo e letale. Una guerra asimmetrica che stiamo combattendo con armi inadeguate. Questa cronaca intende raccontare gli avvenimenti che stiamo vivendo in questi orribili giorni su una Terra già martoriata e divenuta sempre meno ospitale. Le nostre vulnerabilità emergono in tutta la loro debolezza e crudezza. Non ci credevamo ma ci illudevamo di essere ormai all’epilogo dell’infezione.

II - Il mese prima ero a Milano per motivi di lavoro.

Ero salito all’ultimo piano dell’hotel e mi accingevo a entrare nella sala da pranzo.

Mi sono bloccato istintivamente quando ho visto un cinese, la sua compagna e il figlioletto che stavano per entrare. Erano carichi di bagagli e visibilmente stanchi e stravolti. Mi ha colpito in particolare l’uomo per l’espressione di chi ha lasciato una condizione di estremo disagio o di pericolo. Non perché fosse un cinese, ma per la sua sospetta provenienza dal micidiale focolaio, mi sono fermato trattenuto dall’istinto o da un riflesso condizionato che ha prevalso su quello altrettanto forte della fame. Ho fatto subito dietrofront e ho imboccato la rampa di scale evitando l’ascensore. Mi sono arrangiato ordinando un sandwich in camera. Da qualche giorno si era diffusa la notizia dell’epidemia di Wuhan nella provincia di Hubei e ho sospettato che quello stato visibile di sofferenza fosse collegabile a una possibile fuga dalla zona del focolaio.

Sono sceso alla reception dove uno degli addetti stava con gli occhi incollati su un foglio come sempre fanno o così faceva intendere. Volevo consegnargli la lettera, ma ho pensato che forse sarebbe stato meglio trattenerla. Uno dei camerieri che conosco ormai da tempo, un siciliano di un’affabilità genuina, mi ha confermato la provenienza da Wuhan della famiglia cinese. Mi ha poi rivelato che la direzione dell’albergo ha scoperto che il nominativo del cliente che in precedenza aveva occupato la mia camera era inesistente. Il tizio deve aver dato un passaporto falso. Ho subito sentito puzza di Servizi. Ho sospettato che l’uomo ha lasciato intenzionalmente la lettera nel cassetto per far circolare la notizia falsa del laboratorio militare. Di un solo fatto ormai ho la certezza. Sono rimasto alquanto confuso e disorientato. Ho preso la prima Freccia in partenza.

Durante il viaggio ho avuto modo di constatare con quanta gente sono venuto in contatto. E come me il personale dell’albergo e di tutti gli alberghi. Nella sola carrozza del treno c’erano con me almeno una trentina di persone. Gli addetti al carrello delle bibite sono passati ogni mezz’ora e avranno avuto a loro volta centinaia di contatti. Se la famiglia cinese che ho incontrato all’ingresso del ristorante dell’albergo fosse stata contagiata, sarebbe stata una carneficina.

L’infezione da coronavirus è come una roulette o peggio una roulette russa, un gioco non solo d’azzardo come quella del tavolo verde, ma che può diventare addirittura letale soprattutto per leggerezze di coloro che hanno minimizzato in tutti i paesi con parole o con fatti uscendo, andando in discoteca o a correre al parco pubblico. Ci sono stati persino leader di importanti paesi a non dar peso al Covid-19 che avanzava, salvo poi a fare clamorosa marcia indietro davanti all’avanzata di questo mostro invisibile che colpisce duro. Gli altri avrebbero dovuto fare tesoro di come il nostro paese è stato così duramente colpito dai contagi e correre ai ripari dall’inizio. Invece ci hanno addirittura criticati quando abbiamo deciso di «chiudere», prima di rivedere le proprie posizioni ridicole.

Chiunque può rimanere contagiato senza neppure accorgersi di essere entrato in un incontro ravvicinato con il virus. Basta camminare in un luogo all’aperto o chiuso che sia dove un attimo prima un malato ha tossito o starnutito. Si rischia di infettarsi o di infettare per comportamenti sbagliati, uscendo per un motivo o violando le restrizioni massime. Inasprimenti delle sanzioni fino all’arresto per i positivi in circolazione. Intanto il divieto di spostamento tra comuni sarebbe potuto partire anche prima?

Il coronavirus è una roulette che può entrare in azione in ogni paese e girare a seconda delle scelte della politica e dei comportamenti della gente. Ho capito che c’è un riflesso condizionato della politica che si frena sempre per difendere l’economia. Ora anche in Europa lo stanno dimostrando. E negli Usa.

Si scopre in questa difficile guerra che anche la scienza è capace di dividersi con punti di vista differenti e conseguenti azioni del tutto differenti. Come la politica di ogni paese che deve scegliere. Così il Regno Unito si è prima affidato tra le critiche all’immunità di gregge e poi ha cambiato idea a parole dopo aver saputo che nella fase critica i contagi potrebbero raddoppiare ogni pochi giorni. Ma ancora non ha deciso un’azione risoluta. Quindi niente contatti tra la gente arrivando persino a dire che la gente dovrebbe lavorare da casa.

Il Covid-19 ha anche rivelato le tante incertezze e debolezze degli uomini. Gli atteggiamenti dei politici in Europa e negli USA sono cambiati in continuazione. Molti di loro hanno prima minimizzato con slogan elettorali tipo andate a passeggio e ora intendono fronteggiare la pandemia. Anche la roulette d’Oltralpe del coronavirus ha girato a pieno regime con la Francia alle elezioni cittadine con oltre 4.500 contagi e più di 90 decessi. Il presidente Macron ha invitato a non disertare le urne senza essere ascoltato con un’affluenza inferiore al 60 per cento. Il virus dello scontento è stato persino superiore alla paura per il coronavirus. Macron ha chiesto ai partner europei un’urgente azione comune contro la pandemia. Ma la sua partecipazione alla soirée a teatro con la moglie, in piena diffusione del coronavirus, ha suscitato non poche polemiche. Il primo ministro Édouard Philippe aveva comunicato al paese che era stata disposta la chiusura di esercizi pubblici mentre aveva confermato lo svolgimento del primo turno delle elezioni tra le inutili sollecitazioni di molti leader regionali di rinviarle.

Non meno contraddittorie le scelte dei cittadini francesi di disertare le urne e di affollare parchi e spazi pubblici nonostante la pandemia.

Anche la cancelliera Angela Merkel ora afferma che occorreranno decisioni più dure.

Il dramma coronavirus si trasforma così in una roulette russa anche negli USA. Il presidente Trump aveva prima minimizzato ricordando che l’anno prima c’erano stati 37.000 morti a causa dell’influenza e che l’economia e la vita degli americani devono andare avanti. Filosofia pragmatista portata ai massimi livelli. Nel suo stile ottimistico farcito di slogan aveva minimizzato. Ma la vita e l’economia americane ora vanno drammaticamente indietro e l’inquilino della Casa Bianca, dopo aver anche dato la colpa del tonfo dei mercati a notizie false sul tasso di mortalità dell’infezione, ha dovuto ammettere che la situazione non è sotto controllo. Così ora deve fare i conti con la realtà e con un sistema sanitario estremamente fragile. Si naviga comunque a vista. A San Francisco e nella contea, invece, è stato ordinato alla popolazione di restare a casa.

Ora tutti stanno cercando di imitare il modello italiano sullo stop graduale dei contatti sociali. I silenzi sempre più crescenti danno la misura del dramma che si sta vivendo ovunque nel mondo. Si insegue il virus quando i casi di contagio raddoppiano e si invita la gente a restare a casa. Il limite, come al solito, sono i tempi d’intervento che dipendono anche dalla capacità del coronavirus di far partire in ritardo l’allarme. Intanto l’Unione europea ha chiuso le frontiere al termine della videoconferenza del G7. Il provvedimento dovrebbe avere la durata di un mese salvo ulteriori decisioni.

Comunque la pensiate, un fatto è certo, tutti insieme ce la dovremo fare.

III – Sono ripartito da Milano per il Sud in condizioni di normale mobilità e senza alcun ostacolo nella prima settimana di febbraio.

Poi il decreto-legge del 23 febbraio, i successivi del presidente del Consiglio e la decisione

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