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10 Piccole indagini

10 Piccole indagini

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10 Piccole indagini

Lunghezza:
279 pagine
3 ore
Pubblicato:
Apr 7, 2020
ISBN:
9788825411829
Formato:
Libro

Descrizione

Giallo - racconti (208 pagine) - Il Gran Giallo Città di Cattolica è sempre stato uno specchio, di più, un termometro, ancora di più, un indicatore dello stato di salute, di vitalità e di speranza del giallo italiano. (Carlo Lucarelli)


Nonostante i danni che l'epidemia di coronavirus sta portando alla nostra società, la cultura non si ferma: il momento che stiamo vivendo ci invita a una riflessione e ancora di più all'azione. Per questo come Gran Giallo Città di Cattolica, insieme a Delos Digital, abbiamo deciso di dare un segnale di solidarietà e partecipazione: abbiamo chiesto ai vincitori delle ultime 10 edizioni del Premio di offrire i diritti dei loro racconti per pubblicare un libro i cui proventi saranno devoluti alla Caritas di Cattolica, alla quale va il nostro plauso per l'impegno, la dedizione e la professionalità con cui stanno operando. La risposta degli scrittori è stata veloce ed emozionante, un segno forte del loro legame con la nostra città e con un Concorso che segna la storia della letteratura di genere.

Perché la cultura è forza e resistenza, e perché sapremo che è tutto finito quando vedremo di nuovo le persone nelle biblioteche, nei musei, nei teatri e nei festival. (Simonetta Salvetti - Direttrice dei Teatri e del MystFest di Cattolica)


Gli autori compresi nell'antologia (in ordine di vittoria del premio dal 2010 al 2019): Monica Bartolini, Alberto Rudellat, Maurizio Maggi, Mauro Falcioni, Ilaria Tuti, Diego Lama, Fabrizio Fondi, Lidia Del Gaudio, Scilla Bonfiglioli, Andrea Raggi.

Pubblicato:
Apr 7, 2020
ISBN:
9788825411829
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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10 Piccole indagini - Autori Vari

Raggi.

Informazione

Il 50% dei proventi derivati

dalla vendita di questo libro saranno devoluti alla

Caritas Parrocchiale San Pio V di Cattolica.

Introduzione

di Simonetta Salvetti

È il 1973. Patty Pravo canta Pazza idea e vince un Sanremo surreale, durato una notte sola: momenti difficili per il festival della città dei fiori. A Wembley grazie a un goal di Capello gli azzurri trionfano per la prima volta nella storia contro l'Inghilterra. Finisce la guerra del Vietnam e dalle strade di Chicago un ingegnere telefona con un apparecchio senza fili: il cellulare non è più un miraggio.

Il cinema italiano punta tutto sulla Riviera e vince: Fellini esce nelle sale con Amarcord che vincerà qualche tempo dopo l'Oscar, mentre sulle spiagge della Romagna, tra bomboloni, piadine e Canzonissima nei juke box, qualcuno osserva con attenzione i lettori sotto l'ombrellone.

È Enzo Tortora, che passeggiando sulla spiaggia nota con curiosità che i cattolichini e i bagnanti sono grandi appassionati di detection e di noir: tutti con un Giallo Mondadori sulla brandina e nelle loro menti un investigatore con indosso un impermeabile e un Borsalino sulla testa.

Nasce così il Premio Gran Giallo città di Cattolica: il primo riconoscimento italiano per il racconto inedito di ambientazione gialla, un modo per mettere alla prova i Maigret e i Poirot della porta – e della spiaggia – accanto. Da allora il Premio è stato curato da nomi di spicco della narrativa e dell'editoria italiana come Oreste del Buono e Alberto Tedeschi e in giuria, oggi come allora, alcuni tra i più grandi scrittori nostrani: Barbara Baraldi, Giancarlo De Cataldo, Maurizio De Giovanni, Franco Forte, Carlo Lucarelli, Valerio Massimo Manfredi, Ilaria Tuti. Senza dimenticare la roboante presenza, fino a due anni fa, dell'indimenticabile Andrea G. Pinketts.

Il Bando della 47esima edizione è disponibile (lo trovate anche alla fine di questo volume), proprio ora che a tenerci tutti col fiato sospeso non sono i colpi di scena, ma un killer che neanche Philip Marlowe sarebbe riuscito a stanare. La detection però non si ferma e con lei nemmeno la cultura: il momento che stiamo vivendo ci invita a una riflessione e ancora di più all'azione. Per questo insieme a Franco Forte abbiamo deciso di dare un segnale di solidarietà e partecipazione: abbiamo chiesto ai vincitori delle ultime 10 edizioni del Premio di offrire i diritti dei loro racconti per pubblicare un e-book i cui proventi verranno devoluti alla Caritas di Cattolica, alla quale va il nostro plauso per l'impegno, la dedizione e la professionalità con cui stanno operando. La risposta degli scrittori è stata veloce ed emozionante, un segno forte del loro legame con la nostra città e con un Concorso che segna la storia della letteratura di genere.

Perché la cultura è forza e resistenza, e perché sapremo che è tutto finito quando vedremo di nuovo le persone nelle biblioteche, nei musei, nei teatri e nei festival.

Lasciatemi concludere con un sentito ringraziamento per il grande lavoro svolto per la realizzazione di questo progetto a Monica Cappa, Mariagrazia Cavallo e Gaia Trunfio.

Simonetta Salvetti

Direttrice dei Teatri e del MystFest di Cattolica

Introduzione

di Mariano Gennari e Valeria Antonioli

La pubblicazione di questo e-book testimonia il forte legame che unisce da 47 anni il Premio Gran Giallo con la città di Cattolica: insieme alla Mostra dei Fiori rappresenta per la nostra comunità un forte tratto identitario. Per anni il Gran Giallo e poi il MystFest hanno portato la nostra città alla ribalta internazionale, trasformandola in salotto letterario con i più grandi nomi della letteratura, in set e sala cinematografica con anteprime e presentazioni di film e poi arte, fumetto, grafica, fotografia fino ad arrivare alla gastronomia. Non c'è un cattolichino che non abbia partecipato in qualche modo a questa kermesse o che non conservi nel suo cuore un ricordo di uno scrittore, di un attore o di un momento della manifestazione.

E proprio il lungo sodalizio che lega il Festival alla città di Cattolica ha dato l'idea per una iniziativa che vuole concedere una piccola evasione (ovviamente immaginaria) e accompagnare con delle letture questi giorni di permanenza presso le proprie abitazioni senza però dimenticare chi lavora tra mille difficoltà. Per questa ragione i proventi delle vendite del volume saranno devoluti alla Caritas di Cattolica, in linea con le iniziative promosse dalla nostra Amministrazione, che si è immediatamente attivata per garantire assistenza e continuità dei servizi.

Il 1973 non segnò solo la nascita del Premio identitario per la Regina dell'Adriatico. Fu anche l'anno del colera, che mise in ginocchio il Sud e spezzò l'Italia: oggi lottiamo contro il Covid-19, che ci tiene distanti ma uniti grazie alla solidarietà, che è un virus ancora più potente, che si diffonde e che speriamo possa contagiare la maggior parte delle persone. Per questo a tutti coloro che si stanno impegnando per questo progetto va il nostro più affettuoso ringraziamento.

Mariano Gennari e Valeria Antonioli

Sindaco e Vicesindaco del Comune di Cattolica

Prefazione

di Carlo Lucarelli

Mi ricordo una riunione della giuria del Gran Giallo di molto tempo fa, saranno stati i primi anni ’90, c’era questo racconto molto bello, molto misterioso e scritto con un grande senso della suspense, L’omino di Mojakar, di Paola Mordiglia, che aveva un solo problema: non c’erano crimini gravi, era semplicemente sparito un portafoglio. Quasi vuoto, tra l’altro.

Ma era bello, e nonostante i puristi tra noi dicessero che così, senza morti ammazzati, non era un giallo, il professor Petronio, che presiedeva la giuria, grande padre nobile di tutto il noir italiano, ci pensò un po’ su e poi disse: dai, perché no?

Ecco, la forza del Gran Giallo è sempre stata anche questa.

Non fare soltanto quello che fanno tutti i concorsi, quando sono belli e importanti: indicare una direzione, come una specie di grande dito creativo, in cui andare a cercare un’idea che magari era stata nascosta da qualche parte dentro di noi e ci voleva proprio quel dito per farla venire fuori: un’occasione per scrivere una bella storia, ecco, non solo questo.

Il Gran Giallo è sempre stato uno specchio, di più, un termometro, ancora di più, un indicatore dello stato di salute, di vitalità e di speranza del giallo italiano.

Contaminazione con altri generi, superamento delle regole classiche – il portafoglio più urgente ancora del morto – esperimenti linguistici, trovate narrative, trasformazioni dei concetti di suspense e colpo di scena, la realtà che entra ed esce dalla finzione, denuncia e rappresentazione, un sacco di cose proposte dai partecipanti di ogni anno che hanno sempre reso difficile la scelta dei vincitori se non dopo una bella e vivace discussione, che spesso ci ha fatto dire va bene, dai, perché no?

Dieci anni così, e se tanto ci dà tanto, c’è da aspettarsene ancora molti nel lungo e appassionante viaggio del giallo italiano che questo premio, attraverso i suoi vincitori, racconta.

Cumino assassino

di Monica Bartolini

Racconto 1° classificato

XXXVII Premio Gran Giallo

Città di Cattolica

Mystfest 2010

Con la seguente motivazione:

Da un inizio di ritualità edonistica ed erotica si dipana una storia di puro veleno. Una grande ricetta.

Ti rimiro nudo, statuario, nel nostro letto e penso che questa occasione speciale l'ho sfruttata a meraviglia!

Non avrei mai creduto che un'idea così mefistofelica potesse essere partorita dalla mia anima innamorata, ma la vita purtroppo con me sarebbe stata veramente crudele e a te, mio dolce amore, volevo fosse risparmiato anche il minimo dolore.

Hai sempre adorato la mia cucina e te ne sei sempre vantato con chicchessia, mentre dell'altra cosa che adoravi in me – conoscendoti – non hai certo mai parlato con anima viva. E poi era da tanto che mi chiedevi la tua ricetta preferita e così ho pensato di preparartela per renderti davvero indimenticabile il giorno del nostro anniversario.

Come si sia incastrata alla perfezione questa ricorrenza nella sequenza di eventi che la vita ci dipanava dinanzi, è e resterà sempre un mistero.

Ho deciso in fretta e con lucidità di predisporre tutto, cominciando dalla sostituzione dei beta-bloccanti nel tuo bellissimo portapillole blu e oro che ti avevo regalato a Natale: tanto, dopo quel succulento pranzetto, non ne avresti più avuto bisogno e dove saremmo andati non sarebbero stati utili davvero!

Con cura ho scelto tutti gli ingredienti necessari alla riuscita del mio piano: un negligé mozzafiato nero e rosso con le calze autoreggenti abbinate; ho rinnovato il colore dei capelli fino a renderli corvini e lucidissimi; ho acquistato un completo per il nostro letto con le lenzuola di raso rosso scuro, che sapevo ti piacevano tanto; mi sono procacciata il miglior coniglio nostrano, tenero e succulento come piace a te (e pensare che è un animaletto così affettuoso ma così gustoso, una volta passato a miglior vita nel tegame, da leccarsi i baffi!).

Non ho lasciato nulla al caso e ne sono fiera.

Quando sono andata dal nostro macellaio di fiducia, lui mi ha detto che, avendo più tempo a disposizione, questa volta avrebbe potuto disossarmelo lui stesso.

Certo che no!

Quella è sempre stata la parte preferita della preparazione, in cui la maestria nel governare la lama fa da apripista al pregustare il piacere del sapore della carne cotta, fino a raggiungere l'apoteosi nell'incontro con il miglior Tocai friulano (che continuo a chiamare così, in barba a quegli spocchiosi ungheresi del cavolo!).

Ho dedicato tutta me stessa alla buona riuscita di questo eccezionale dodicesimo anniversario e, quando ti avrò svelato tutti i retroscena, capirai finalmente perché l'ho fatto e spero apprezzerai – o che almeno mi riconoscerai – che tutto è stato fatto per e con amore.

Ti ricordi quanto sei stato contento che saremmo rimasti a casa a festeggiare? Mi sembrava già un buon segno che l'avessi presa così bene, invece di insistere per andare a mangiare nel nostro ristorante solito, quello del primo incontro nel quale ogni anno, compiendo una sorta di pellegrinaggio nei luoghi geografici della nascita della nostra unione, torniamo come sacerdoti a celebrare una personale liturgia.

Tutta la giornata di oggi l'ho dedicata alla cucina, con una dedizione e una cura – devo proprio riconoscermelo! – estremamente maniacali.

Ho iniziato disponendo sul piano di lavoro tutti gli attrezzi, a cominciare dalla mezzaluna a doppia lama fino al ceppo completo di coltelli: so che ti ha sempre incuriosito questa mia grande passione per le lame – e riconosco che non è proprio una cosa molto femminile il possedere una piccola collezione di coltelli a serramanico provenienti da tutto il mondo e un'utilensileria da far invidia a uno chef – ma sai bene come questa passione mi derivi dalla mia famiglia di stampo militare.

Fin da bambina ho maneggiato armi antiche, baionette e coltelli, senza alcuna paura. Un giorno strabiliai mio padre per la padronanza con la quale aprii a scatto un serramanico dal bellissimo manico di corno, che gli era stato regalato quando aveva lasciato il comando della brigata.

Ma quando Giorgio mi portò dall'America lo Spiderco Para-military G-10, allora sì che strabiliai io! Un coltello così compatto ed efficiente da tagliare in due la lamiera degli elicotteri o le funi del paracadute impigliate agli alberi, beh, era per me un giocattolo più unico che raro! Balzai al collo del mio fratellone e lo abbracciai fortissimo per ringraziarlo di avermi portato un regalo così speciale.

Da allora, sai che lo utilizzo sempre in cucina, prevalentemente per aprire il pesce ed eviscerarlo: è compatto, ha la lama affilatissima e tozza che apre gli addomi delle orate (le mie preferite!) in un battibaleno.

Ma per disossare il coniglio stamane ho usato quello di Maniago con il manico di legno d'ulivo, che tengo sempre a portata di mano nel cassetto degli utensili: la sua lama è entrata nelle carni del povero animaletto come un bisturi e, con estrema cura e pazienza, mi ha aiutata a togliere tutti gli ossicini delle zampe, fino alla cassa toracica che, anche con le migliori intenzioni non sono mai riuscita a togliere del tutto senza bucare la pelle (inconveniente non da poco per una carne ripiena!).

Ho rimosso le interiora con le quali ho preparato il trito per la farcitura interna, lavorandole separatamente con la piccola mezzaluna e disponendo cuore, polmoni e fegato in tre piccolissimi mucchiettini sul tagliere.

Il mio fido Santoku (Dio ne benedica sempre l'inventore!) ha affettato la cipolla in maniera sottilissima e io l’ho posta nel padellino con l'olio extravergine d'oliva a imbiondire, assieme a uno spicchio d'aglio in camicia. Appena la cipolla si era sbiancata ho aggiunto 200 grammi di macinato di maiale (altrimenti non si chiamerebbe coniglio porchettato!) ed ho lasciato rosolare per pochi minuti; giusto il tempo di mettere sul fuoco una pentolina d'acqua salata per sbollentare le patatine novelle e privarle più facilmente della leggera buccia che le ricopre.

Alla carne di maiale ho poi aggiunto – nell'ordine rigorosamente dettato dalla ricetta di famiglia – il cuore, il fegato e il polmone del coniglio precedentemente tritati. Una regolata di sale e pepe nero macinato al momento, la scorza di mezzo limone grattugiata e una bella manciata del nostro finocchio selvatico (che l'estate scorsa ti ho obbligato a raccogliere!).

Mentre tutto sfrigolava a fuoco basso nel padellino, ho pensato se anche il mio fegato sfrigolerà così quando mi cremeranno. E ho concluso che non me ne importa veramente un fico secco, tanto io ormai non sarò più di questa terra.

Un brivido mi ha percorso la schiena mentre facevo questa riflessione e giravo con il mestolo di legno il prezioso intingolo: non per la paura di morire (no, tutt'altro!), ma per la soddisfazione di essere in procinto di battere la morte sul tempo.

Tutti dovremo prima o poi abbandonare questa vita – e questa è la parte inconfutabile – ma non conosciamo le variabili legate alla dipartita, generando il pathos che anima l'esistenza di chiunque: quando, come e perché.

Ah, che ridere! Sembra la formula per ricordarsi il valore dei semi delle carte da poker: come, quando, fuori, piove!

D'altronde, a pensarci bene, la vita è tutta un azzardo, una puntata al buio sul tavolo da poker del destino! Solo che io, amore mio, ho fatto in modo che avessimo una scala reale in mano e, con un viatico così, mi sono assicurata che la morte avrebbe bussato alla nostra porta solo dopo che noi fossimo già andati via.

Il tumore che cova nel mio di fegato non sarebbe mai riuscito a dettare le sue stramaledette condizioni: è un giuramento fatto a me stessa all'indomani della ferale diagnosi del professor Moretti.

Non avrei lasciato questo mondo in soli tre mesi, subendo un disfacimento fisico indicibile, soffrendo come un cane e trascinando te, dolce amore mio, e il tuo cuore già malandato in quell'abisso di dolore e devastazione!

È stato davvero un bene che ti avessi tenuto all'oscuro di tutti gli accertamenti a cui mi ero sottoposta a seguito dei miei disturbi, perché nella maniera che ho architettato – un po’ sopra le righe, lo ammetto, ma drasticamente efficace! – né te né io soffriremo, anzi…

Queste riflessioni esistenziali a momenti mi facevano attaccare tutto!

Appena il tempo di svaporare con il tuo beneamato vino… et voilà, il ripieno era quasi pronto. Il quasi è d'obbligo, perché, una volta freddo, va amalgamato con la mollica di pane ben strizzata, precedentemente imbevuta nel latte: un piccolo tocco per rendere il ripieno più morbido e gustoso!

Lo squillo del telefono mi ha fatto sobbalzare tanto ero concentrata.

Eri tu che mi chiamavi per sapere come procedevano i preparativi per la nostra serata romantica.

Ti ho risposto che se mi avessi visto in quel momento saresti scappato via con una qualsiasi delle tue collaboratrici, pur di non rincasare e trovarti davanti dopo dodici anni una moglie in tuta, ciabatte, completamente struccata e con i capelli appena fatti legati e nascosti dentro il cappello di chef, per non restare impregnati dei fumi della cucina!

Hai riso di cuore, tranquillizzandomi che mai e poi mai mi cambieresti con un'altra donna, figuriamoci con quelle racchie delle tue segretarie!

Ti ho sempre amato (lo sai, sì?) e non sono mai stata gelosa, perché so bene che tipo di legame ci unisca e che nessun'altra mai avrebbe potuto portarti via. E per questo amore ho sempre ringraziato il Cielo ogni giorno che aprivo gli occhi e ti vedevo ancora assopito vicino a me.

Specialmente oggi, all'alba del nostro dodicesimo anniversario e dell'ultimo giorno di vita, non ho potuto fare a meno di rinnovare il ringraziamento per avermi dato la forza di orchestrare una così magistrale dipartita.

Non ho neanche pranzato, tanto sono stata indaffarata!

Mentre aspettavo che il ripieno e le patatine freddassero, mi sono dedicata all'apparecchiatura della tavola, al posizionamento delle candele profumate in tutti gli ambienti e alla pulizia delle fragole che ti avrei servito a sera ormai tarda sul comodino assieme a due flûte di champagne, come fresco e gustoso intermezzo dei nostri amplessi.

Fatto tutto ciò, sono tornata alla pietanza principe della cena, componendo definitivamente il ripieno e disponendolo all'interno della carne. Poi, armata di ago da lana e spago da cucina, con somma perizia, ho cucito i lembi della carne del coniglio, fino a dargli la forma di un arrosto.

Sul tagliere avevo già preparato un trito sontuoso di cipolla, carota e sedano che avrebbe accolto nel tegame la carne bianca per renderla saporita e, a metà cottura della carne, avrebbe anche ospitato le patatine che si sarebbero cotte alla perfezione con l'aggiunta di latte.

Tutto il fondo di cottura, filtrato con lo chinoise, avrebbe costituito quella stupenda salsetta che ami tanto, da mettere sulle piccole gemme di tubero prima di spolverarle con i semi di cumino.

Eh sì, l'odore e l'aspetto erano fantastici! E se anche il sapore – come mi auguravo – fosse stato all'altezza della situazione, avresti mostrato ancora una volta il tuo apprezzamento per le mie doti culinarie e per le mie orecchie sarebbe stata musica celestiale!

Il resto del pomeriggio l'ho passato immersa nella vasca da bagno ricca di sali profumati, in totale relax e abbandono: ero eccitata per la serata che mi si prospettava con te e nessun altro pensiero ha varcato la mia mente in questa giornata magica.

Quando sei arrivato alle 19 ero già pronta e dopo esserti fatto una lunga doccia calda e rilassato con un bel cocktail gelato, mi hai chiesto di sedermi accanto a te sul divano per darmi il tuo meraviglioso regalo: una vera in oro bianco di dodici diamanti carré, uno per ogni anno di felicità, mi dicesti.

Il mio cuore ha fatto un capitombolo nel petto e, stretta forte a te, ho pianto di commozione: la vita m’ha dato davvero tutto quello che avevo sempre desiderato e la morte non avrebbe potuto portarmelo via a suo piacimento!

Il mio tempo, il nostro tempo sarebbe terminato il giorno stesso in cui la felicità era iniziata: 12 anni il 12 aprile… l’iniziale del tuo nome è la dodicesima lettera dell’alfabeto… i dodici diamanti dell’anello… la dodicesima notte è il modello del nostro letto… Sì, tutto è perfettamente sincronico e tutto deve compiersi prima del rintocco della mezzanotte.

La cena è stata squisita!

Mi hai riempito di complimenti e abbiamo riso e scherzato come pazzi.

Quando poi mi hai adagiata sul letto, mi hai colmato di attenzioni e baci: mi sono sentita davvero una regina e il desiderio di te e di me insieme era alle stelle!

Mentre riprendevamo fiato da uno dei nostri interminabili baci, mi dicesti che il sapore del cumino ti era rimasto in bocca: che fosse un afrodisiaco questa piccola erbetta verde?

Che io sappia non lo è affatto, però forse lo è diventato, combinato a una cena così deliziosa e a noi…

Tu mi hai stretto forte e, guardandomi negli occhi, mi hai sussurrato che era comunque una combinazione magnifica l'odore della mia pelle sudata e quello del cumino ‘assassino’.

Quell'espressione mi ha sorpreso, tanto che mi sono messa a ridere: assassino il cumino? No, amore, sono io che ti avrei fatto morire…

Al colmo dell'eccitazione, ti sei abbandonato a me tanto che sono riuscita a divincolarmi dal tuo abbraccio

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