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Cate, Uk, due mostri e una miss
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E-book174 pagine2 ore

Cate, Uk, due mostri e una miss

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Info su questo ebook

L'amicizia vera supera ogni contrasto e ogni prova! E così avviene nonostante

l'effervescente litigio fra Cate e Chiarastella, alla scogliera, e nelle più perturbanti situazioni affrontate dagli Alleati contro Hypnosia, la Regina del Male. Dopo l'episodio in cui None Trùcioli salva il Ciaffo finito nel portocanale a causa della ghenga di Mirko Sfruzzi, e conclusasi quasi tragicamente la partecipazione di zia Yaya al mega-show per l'elezione di "Miss Regina dell'Adriatico", i nostri eroi si infiltrano nel Palazzo del Mostro Marino, dominato dei malvagi Conti Lupescu, nel 1700!!... "Ma come è possibile ciò?", vi chiederete. Ed ecco, a trasferimento avvenuto, la pazzesca spiegazione di Uk, con gli occhi strabuzzati e mezzo soffocato dal gran ridere: erano protetti contro tutto (o quasi) inglobati nell'ineffabile dimensione del DOVE INFRADOVE, altrimenti detto INFRALUOGO, definibile anche come "parallelo" rispetto alla usuale realtà, o "perpendicolare", o "ricurvo alla Einstein", o "a bolla", o "a cubo", o "a bombolone", o "a frittella", o "perché no?, a cavolo, tanto fa lo stesso!! Ohiohiohizzch ch chzz!...". Sottratto il monocolo stregato, gli allibiti clandestini scampano all'incendio e alla distruttiva spirale rotante prodotta dalla deflagrazione dell'Infraluogo e, a bordo del Drago iridato, riconducono in Spagna Claralùz (le cronache dell'epoca avrebbero riportato come allucinazione collettiva l'avvistamento di un lampo quanto mai inusuale, nei colori dell'iride, accecante, con un tuono tremendo che suonava tipo "Yahuuuu" o "Yahoooo"!)

L'intreccio culmina drammaticamente con la terribile prova di Nientificazione che Cate dovrà affrontare da sola, catturata dal Mostro d'Aria (cioè dalla Mano vorticante di perforanti cavallette di ghiaccio) nell'anomala tempesta scatenata in sinergia col Mostro Marino... Eppure, la Del Bene si salverà ancora una volta, grazie all'aiuto di Edoardo Scaramuzzi e di un prodigioso Oggetto Vivente (sì, carissimi, avete letto bene) e, soprattutto, grazie a un potentissimo pensiero d'amore di Cate verso i suoi amici!
LinguaItaliano
Data di uscita11 mar 2020
ISBN9788831659673
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    Anteprima del libro

    Cate, Uk, due mostri e una miss - Maria Teresa Codovilli

    633/1941.

    CAPITOLO PRIMO

    Ste­se a pan­cia in giù sull'ul­ti­mo pie­tro­ne del­la lo­ro sco­glie­ra pre­fe­ri­ta, Ca­te­ri­na Isi­de Del Be­ne e Chia­ra­stel­la Ni­co­let­ti, le due Ami­che con la ma­iu­sco­la, par­la­va­no tran­quil­la­men­te – al­me­no all'ini­zio – dei ri­spet­ti­vi se­gre­ti. Man­ca­va po­co or­mai a mez­zo­gior­no e tre quar­ti, e a quell'ora mam­me e bam­be­rot­to­li era­no tor­na­ti a ca­sa o in al­ber­go da un pez­zo; co­sì pu­re gli an­zia­ni. C'era­no so­lo le due ra­gaz­zi­ne su sco­glie­ra e din­tor­ni. A par­te una cop­piet­ta sba­ciuc­chio­na, più in là, che non ba­da­va di si­cu­ro al­le lo­ro chiac­chie­re e, a mol­lo do­ve an­co­ra si toc­ca­va be­ne la sab­bia sul fon­do stan­do in pie­di, so­sta­va un tu­ri­sta bel­lo gras­so col cra­po­ne pe­la­to co­lor ara­go­sta che Stel­li­na in un pri­mo mo­men­to ave­va scam­bia­to per una boa, di quel­le dis­se­mi­na­te lun­go la co­sta per se­gna­la­re av­val­la­men­ti e bu­che.

    Men­tre Ca­te ri­fe­ri­va all'ami­ca le spie­ga­zio­ni ri­ce­vu­te quel­la mat­ti­na da Edoar­do Sca­ra­muz­zi in li­bre­ria, Chia­ra­stel­la spa­lan­ca­va sem­pre più i gran­di oc­chi ver­de ma­re, e in­tan­to per l'ec­ci­ta­zio­ne gio­che­rel­la­va con la lun­ga co­da ca­sta­no scu­ro le­ga­ta a sa­la­mi­ni con ela­sti­ci a tin­te fre­sche co­me il co­stu­me a zig­zag. Via via, sem­pre più sor­pre­sa e in­cre­du­la, in­ter­rom­pe­va Ca­te con una VA­LAN­GA di do­man­de, escla­ma­zio­ni e dub­bi, gra­ti­fi­can­do la com­pa­gna di non po­che espres­sio­ni in spa­gno­lo (la sua fis­sa del mo­men­to, da ag­giun­ger­si al­la pas­sio­ne per la dan­za).

    E al­lo­ra ascol­tia­mo an­che noi sull'as­so­la­ta sco­glie­ra buo­na par­te del tor­men­to­ne del­le re­pli­che di Stel­li­na, ester­re­fat­ta al­le ri­ve­la­zio­ni del­la Del Be­ne – Trop­pa gra­zia di­te, ami­ci let­to­ri? Beh, ve lo pro­met­to: sa­rà so­lo per que­sta vol­ta, co­rag­gio! –

    - Dav­ve­ro, Ca­te? Non è sta­to No­ne a tra­di­re il se­gre­to sul Trian­go­lo di LI-PA-NIA e tut­to il re­sto, quan­do è an­da­to in li­bre­ria da Edoar­do con l'an­ti­do­to nel fla­co­ne a for­ma di zig­gu­rat? Ma al­lo­ra co­mo es po­si­ble che Edoar­do Sca­ra­muz­zi co­no­sces­se tut­to l'in­ghip­po e cor­res­se co­sì in tuo soc­cor­so quan­do hai avu­to l'in­cu­bo di Uk tra­sfor­ma­to in Gor­go­na Me­du­sa, e hai fat­to mo­ri­re di pau­ra pu­re me e il mio Ciaf­fo?... Se lo Sca­ra­muz­zi, il to­po o la tal­pa di bi­blio­te­ca e li­bre­ria co­me l'ha so­pran­no­mi­na­to la tua dol­ce Ziet­ta aves­se tar­da­to an­che di po­co, adiòs al Trio, e la mis­sio­ne sa­reb­be ri­ma­sta per sem­pre top-se­cret! Che cooo­sa? D'ac­cor­do, Edoar­do non è un to­po, e nem­me­no una tal­pa, ma sa­reb­be un guuuu­fooo?!? Ah, non pro­prio un gu­fo-gu­fo con le pen­ne e tut­to il re­sto, ma so­la­men­te l'an­te­na­to del Gu­fo Oc­ci­den­ta­le. Mm, pe­rò! E te lo avreb­be ri­ve­la­to Ar­bis, il Go­ver­na­to­re dei Con­ti­nen­ti Uni­ti, dal 3.007?!? Ma­dre de Diòòòòòs!!... E par­la­va da den­tro il Sa­cro Li­bro del­la DAN­ZA DEI TEM­PI, nel­la stan­za sca­va­ta sot­to il gel­so?... Scu­sa Ca­te, ma per ca­so non è che ti sei frit­ta la ca­be­za, da­to che fa­ce­va un cal­do da in­so­la­zio­ne men­tre io, il Ciaf­fo e No­ne aspet­ta­va­mo at­tac­ca­ti a Uk e al gel­so co­me una trec­cia di sal­sic­ce che tu e Mi­ster Gu­fo fi­ni­ste di gio­ca­re a na­scon­di­no?... De­vo di­re pe­rò che ap­pe­na Sca­ra­muz­zi ha can­ta­to sen­za tar­ta­glia­re nean­che un po' la can­zo­ne del­la Pu­ra Ener­gia, ci sia­mo sen­ti­ti tut­ti mol­to me­glio di pri­ma, com­pre­so Uk che era di­ven­ta­to ros­so co­mo el fue­go! Que­sto me lo ri­cor­do, per­ché su­bi­to do­po..., eeehm, so­no an­co­ra tut­ta emo­zio­na­ta.... In­som­ma, ec­co: men­tre io e Da­nie­le pe­da­la­va­mo bel­li ri­ca­ri­ca­ti sul­la via del ri­tor­no, il mio Ba­bà fi­nal­men­te mi ha det­to che è in-na-mo-ra-to di me, e che io so­no il suo Ar­co­ba­le­no Dop­pio do­po la tem­pe­sta, ec­ce­te­ra ec­ce­te­ra! Pen­sa, chi­quil­la, un di­scor­so co­sì dal mio Ciàf­fo­li che di so­li­to con un beh, un boh e due gru­gni­ti espri­me tut­to e il con­tra­rio di tut­to... Co­me? Ooooooh, an­che tu hai sen­ti­to co­me un gran­de ar­co­ba­le­no di fe­li­ci­tà nel cuo­re?! E pu­re Ste­fa­no­ne Trù­cio­li, di­ci? E nel­lo stes­so esat­to mo­men­to?!... -

          (Gran so­spi­ro del­le due qua­si tee­na­ger in sin­cro­no). E il fit­to dia­lo­go ri­pre­se:

      - Ma, tor­nan­do al­lo Sca­ra­muz­zi, co­me fa­ce­va a sa­pe­re ogni co­sa già per con­to suo, e in che mo­do do­ve­va in­ter­ve­ni­re, ec­ce­te­ra ec­ce­te­ra? Chiii? Ber­to, il con­ta­di­no che abi­ta vi­ci­no a tuo non­no Vin­cen­zo? Non sa­reb­be un sem­pli­ce con­ta­di­no?! Dai Ca­te, non rac­con­tar­mi che pu­re lui è un gu­fo, o un al­tro ti­po di be­stia: mi­ca sia­mo a Car­ne­va­le, o sull'ar­ca di Noè... Nààààà! Non-ci-pos­so-cre­de­re!!! Sca­ra­muz­zi ti ha spie­ga­to che ha ri­ce­vu­to da Ber­to l'in­ca­ri­co di ve­glia­re sull'Al­lean­za Se­gre­ta, per­ché... Dai, ri­pe­ti­lo per fa­vo­re, ché non de­vo aver ca­pi­to be­ne... Ber­to Ben­ve­nu­ti a sua vol­ta, FIN DAL LON­TA­NO PAS­SA­TO, ri­co­pri­reb­be un ruo­lo im­por­tan­tis­si­mo nel Giu­sto Mon­do, e pre­ci­sa­men­te si bat­te per il Be­ne fin dal tem­po dei Su­maaa­riiii?!?! Scu­sa mu­cha­cha, non so­no bra­va co­me te in Sto­ria. Fin dal tem­po dei So­ma­ri dev'es­se­re pa­rec­chio dav­ve­ro! Ops: dei SU-ME-RI, giu­sto!  Coooo? Tu in per­so­na hai udi­to tuo non­no Vin­cen­zo che l'avreb­be chia­ma­to ad­di­rit­tu­ra Mae­stà??!!... Beh, ca­ra Ca­te­ri­na, for­se hai frain­te­so: ma­ga­ri non hai dor­mi­to be­ne do­po la rac­col­ta del­le pe­sche e tut­ta la con­fu­sio­ne ap­pres­so. Booh, io ri­cor­do che Ber­to era sì uno in gam­ba, ma co­me con­ta­di­no, non co­me RE!...

    Giu­ri che quel di­scor­so tra Ber­to Ben­ve­nu­ti e tuo non­no Vin­cen­zo, men­tre ascol­ta­vi sul­le sca­le trat­te­nen­do an­che il fia­to, l'hai udi­to BE­NIS­SI­MO e ti è ri­ma­sto im­pres­so pa­ro­la per pa­ro­la? E che an­co­ra non stai dan­do i nu­me­ri, no­no­stan­te tut­to?...

    Ed­dài, bel­li­na, non c'è bi­so­gno di scal­dar­si co­sì con la tua Ami­ca Nu­me­ro Uno... Co­me? Ah, ec­co: an­che se mi fos­si ac­quat­ta­ta con te sul­le sca­le in­ve­ce di rus­sa­re bea­ta nel let­to, io non po­trei co­mun­que con­ser­va­re le trac­ce mne­mo­ni­che più im­por­tan­ti e se­gre­te per­ché Sua Mae­stà Su­me­ra Ber­to Ben­ve­nu­ti ha ste­so il po­ten­te Ve­lo dell'Oblio. Am­bè, se è co­sì... Tu in­ve­ce, in se­gui­to, un con­trac­col­po via l'al­tro, avre­sti ri­mes­so in­sie­me qua­si tut­to il puzz­le dei ri­cor­di. MAH, se ne sei tan­to si­cu­ra, bel­li­na... Pe­rò, dai, la­scia­me­lo but­tar fuo­ri, se no scop­pio. Non sa­rà che ma­ga­ri te lo sei so­gna­to quel fa­mo­so dia­lo­go fra tuo non­no e Ber­to? E che ma­ga­ri il li­bra­io Sca­ra­muz­zi si è la­scia­to sim­ple­men­te pren­de­re la ma­no dal­le tra­me dei suoi ama­tis­si­mi li­bri?... -

      A que­sto pun­to Ca­te­ri­na, che sbuf­fa­va e frig­ge­va da un po', of­fe­sa e in­fu­ria­ta in­ter­rup­pe la se­que­la del­le in­ter­mi­na­bi­li obie­zio­ni:

    - Uf­fa, Stel­li­na, pian­ta­la! Ma SE TI DI­CO che le co­se stan­no pro­prio co­sì al mil­le,

    e che non ho so­gna­to un bel nien­te, né a oc­chi chiu­si ti­po in­cu­bo del ca­vo­lo,

    né l'ho fan­ta­sti­ca­to a oc­chi aper­ti e nem­me­no con le pal­pe­bre a mezz'asta,

    né con gli oc­chi ro­ve­scia­ti, o di sguin­cio, o co­me ti pa­re: ti ri­pe­to, NO!, per l'en­ne­si­ma vol­ta, NO!, per­ché ero sve­glia, sve-glis-si-ma, e con tut­ti i ra­dar ok. E non c'en­tra­no né la stan­chez­za, né la sug­ge­stio­ne, né la mia im­ma­gi­na­zio­ne al cu­bo. Con­ten­ta? E nep­pu­re le po­zio­ni e i ve­le­ni del Ver­daz­zi, ac­ci­den­ti a lui e a tut­to il suo stra­ma­le­det­to club! Quan­to a Edoar­do Sca­ra­muz­zi poi, se c'è una per­so­na one­sta e lu­ci­da sul­la fac­cia del­la ter­ra, stai pu­re si­cu­ra che è lui. E quan­to a me, che co­sa ti aspet­ti, bel­loOOOo­na: che cam­mi­ni sul­le ac­que, per con­vin­cer­ti del­la mia sin­ce­ri­tà? So so­lo che so­no STRA­si­cu­ra di que­sto e di Ber­to e Ar­bis e Sca­ra­muz­zi e tut­to il re­sto, PAS­SA­TO e FU­TU­RO e PRE­SEN­TE PA­RAL­LE­LO com­pre­so, SÌ: quan­do ti ab­bia­mo sal­va­ta dal­la Zan­kya Re­bus e per po­co non ci re­sta­va­mo pu­re noi sul fon­do dell'Adria­ti­co! E se pro­prio tu non mi cre­di, che sen­so ha star qui a spre­ca­re il fia­to? -, e la Strùf­fo­la, con la vo­ce stroz­za­ta, si al­zò di scat­to stiz­zi­ta di brut­to, af­fer­rò le sue po­che ca­ra­bat­to­le da spiag­gia e fe­ce per an­dar­se­ne, ma Chia­ra­stel­la l'af­fer­rò a una ca­vi­glia con la mor­sa di una tri­dac­na lot­ta­tri­ce di su­mo e, mol­to tur­ba­ta, la scon­giu­rò:

      - Scu­sa­mi Ca­te, ti pre­go! È che ne ab­bia­mo pas­sa­te or­mai di tut­ti i co­lo­ri, e fac­cio fa­ti­ca a me­ta­bo­liz­za­re al­tri in­put... Non ti­ra­re co­sì, per la mi­se­ria, che mi fai ca­de­re tra gli sco­gli! Ah: in que­sto ca­so mi di­re­sti buon ba­gno, e sta­vol­ta mi la­sce­re­sti af-fo-ga-re sen­za muo­ve­re un di­to?!? Ma, ma sei di­ven­ta­ta una Cat­ti­vis­si­ma TE, ver-da-de-ra-men-te looo­caaaa!!! E cal­ma­ti un po', ché sto sci­vo­lan­do dav­ve­ro...

    Ve', mi so­no scor­ti­ca­ta mez­za gam­ba; con­ten­ta, ades­so? Sei di­ven­ta­ta per­fi­no più an­ti­pa­ti­ca e in­sop­por­ta­bi­le del­la Fev­va, sì: la Glo­via­na Tov­vi­cel­li Fev­va­vi­ni di Fo­vlìììì con tut­te le sue arie da V.I.P. ... Ufff, che fa­ti­ca! Ma no­mi­na­re la Fev­va e la sua er­re mo­scia ha fun­zio­na­to, eh?... Bra­va, co­sì, sie­di­ti an­co­ra un at­ti­mo. Fac­cia­mo pa­ce, e per­do­na­mi, te quie­ro!... Che co­sa mu­gu­gni? Che ba­sta­no e avan­za­no i miei spro­lo­qui in ita­lia­no, sen­za sco­mo­da­re la fis­sa muy muy pal­lo­sa per lo spa­gno­lo? Ca­spi­ta, se­no­ri­ta, non c'è bi­so­gno dell'in­ter­pre­te... -

    Se­du­te sul­lo stes­so pie­tro­ne, le due ami­che inos­si­da­bi­li (no­no­stan­te i mo­men­ti NO e le più per­tur­ban­ti di­ver­gen­ze) si sor­ri­se­ro re­ci­pro­ca­men­te, ma con gli oc­chi lu­ci­di ed en­tram­be col fia­to­ne; e Chia­ra­stel­la ri­pre­se, me­di­ta­bon­da: 

      - Ho pau­ra di non es­se­re pron­ta per al­tri in­put, ti di­ce­vo... In al­tre pa­ro­le ho tal­men­te tan­ta pau­ra di al­tri ca­ta­cli­smi, che se­guen­do l'istin­to di con­ser­va­zio­ne non vor­rei ascol­ta­re più NUL­LA DI NUL­LA...

    Pe­rò de­vi ri­co­no­sce­re che ti ho cre­du­ta su­bi­to quan­do mi hai ri­ve­la­to il pri­mo mes­sag­gio di Uk, e che ho ac­cet­ta­to sen­za ri­pen­sa­men­ti di di­ven­ta­re So­cia dell'Al­lean­za Se­gre­ta. Ti ri­cor­di, ve­ro?... E io, sta' si­cu­ra che fin­ché cam­po non po­trò MAI scor­da­re che de­vo la mia vi­ta a te, a Da­nie­le, a Ste­fa­no e a quel fe­li­no fuo­ri­se­rie del mio Ti­grìn. Se il vo­stro co­rag­gio non mi aves­se sot­trat­ta in tem­po ai miei ra­pi­to­ri, lag­giù, sul fon­do dell'Adria­ti­co, con i fuo­chi del Fer­ra­go­sto so­pra-E-sot­to il ma­re, ora non sa­rei cer­ta­men­te qui a stres­sar­ti con tut­te le mie obie­zio­ni.

        Ca­te, per­do­na­mi. TI CRE­DO AN­CO­RA, sì, pa­ro­la per pa­ro­la, e sa­rò sem­pre la tua Al­lea­ta, co­me all'ini­zio del­la no­stra straor­di­na­ria av­ven­tu­ra. E se si do­vrà bal­la­re un al­tro po', beh, ca­ris­si­mis­si­ma Ca­te­ri­na Isi­de Del Be­ne, noi due e tut­ti quel­li che la pen­sa­no co­me noi BAL­LE­RE­MO AN­CO­RA, e IN­SIE­ME!... Ol­tre­tut­to, lo sai quan­to me gu­sta bai­lar! Ec­co, bra­va, fam­mi an­co­ra un bel sor­ri­so -

    Tor­nan­do a brac­cet­to ver­so le bi­ci, Stel­li­na con­fi­dò all'ami­ca ri­tro­va­ta:

      - Sai, Ca­te, se ri­pen­so a quan­to mi hai det­to su Ti­grìn e sul­la sua for­mi­da­bi­le tra­sfor­ma­zio­ne in Dra­go, mi è ri­ma­sto un gran­dis­si­mo de­si­de­rio: vor­rei viag­gia­re al­me­no una vol­ta an­ch'io a bor­do del Dra­go del­le Co­me­te!! Dev'es­se­re un'espe­rien­za me­ga, trooop­po esal­tan­te...! E pen­sa­re che il mio mi­cio sem­bra il più pa­cioc­co­ne dei gat­ti... Va' a ca­pi­re co­me stan­no le co­se in real­tà! Beh, lo giu­ro, non mi az­zar­de­rò più a di­re que­sto è bian­co e quel­lo è ne­ro, que­sto è co­sì, quel­lo co­là; e pri­ma di obiet­ta­re con­te­rò fi­no a ven­ti, o fi­no a qua­ran­ta se fi­no a die­ci non ba­sta! -

        Era tal­men­te con­cen­tra­ta e com­pun­ta la Ni­co­let­ti nell'in­fer­vo­ra­ta di­chia­ra­zio­ne che, nel pren­de­re la pro­pria bi­ci­clet­ta, in­gar­bu­gliò i pe­da­li con quel­li del­la bi­ci di Ca­te. Con­se­guen­za: le bi­ci fi­ni­ro­no a ter­ra e le ra­gaz­zi­ne scop­pia­ro­no fi­nal­men­te a ri­de­re sen­za ri­ser­ve: sì, il pa­no­ra­ma del­la lo­ro ami­ci­zia era tor­na­to lim­pi­do e sen­za una nu­vo­la, se­re­no co­me il cie­lo che si esten­de­va lu­mi­no­so e per­fet­to sul­la cit­ta­di­na adria­ti­ca e su buo­na par­te dell'Eu­ro­pa, Spa­gna com­pre­sa, in quel­la cal­da gior­na­ta di pie­na esta­te.

      E con un ra­dio­so sor­ri­so Stel­li­na ri­fe­rì una splen­di­da no­vi­tà all'ami­ca del cuo­re:

      - A pro­po­si­to di bal­lo, lo sai que­ri­da che in Ot­to­bre ri­pren­de­rò le le­zio­ni di dan­za? Oh no, non più al­la so­li­ta scuo­la, ascol­ta­mi be­ne. Da­to che i miei per que­st'an­no han do­vu­to ri­nun­cia­re al­le fe­rie, in cam­bio, ta-dàn!: mi han­no iscrit­ta al più pre­sti­gio­so cor­so di Dan­za Clas­si­ca che si tie­ne dal­le no­stre par­ti! Sìììì, al­la Li­bel­lu­la Ar­ca­na...

      Bra­va, è pro­prio quel­la fa­mo­sa scuo­la di dan­za fon­da­ta a Mi­la­no; la Di­ret­tri­ce, Ma­da­me Ka­prin­sky, ne apri­rà una se­con­da a Ri­mi­ni, pen­sa, die­tro il Grand Ho­tel! E l'istrut­tri­ce del mio cor­so sa­rà una sua ni­po­te, che dan­ze­rà al Bol­shoj, e di­ven­te­rà di si­cu­ro una étoi­le di pri­ma gran­dez­za, uàu!! -

      - Com­pli­men­ti, Stel­li­na! Che bel­lo: dan­za­re è sem­pre sta­to il tuo So­gno Nu­me­ro Uno fin da quan­do fre­quen­ta­va­mo la Scuo­la Ma­ter­na -

      - Eh sì, Ca­te, ce l'ho nel san­gue, co­me ha af­fer­ma­to la Ma­ga­bòh al lu­na park; l'in­do­vi­na mi ha AS­SI­CU­RA­TO che di­ven­te­rò una bal­le­ri­na, e ora co­min­cio a cre­de­re che ci ab­bia az­zec­ca­to an­che su que­sta que­stio­ne, co­sì co­me ha

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