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Il potere dell’inconscio e della PNL: Come farci aiutare dalla parte più profonda di noi stessi per vivere meglio

Il potere dell’inconscio e della PNL: Come farci aiutare dalla parte più profonda di noi stessi per vivere meglio

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Il potere dell’inconscio e della PNL: Come farci aiutare dalla parte più profonda di noi stessi per vivere meglio

Lunghezza:
434 pagine
5 ore
Pubblicato:
28 ott 2015
ISBN:
9788865521137
Formato:
Libro

Descrizione

Ogni nuovo libro di Richard Bandler rappresenta un evento importante per le persone che vogliono migliorare la propria vita. Anche in questo caso, le aspettative vengono pienamente soddisfatte: "Il potere dell’inconscio e della PNL" è uno dei libri di Bandler più ricchi di intuizioni e strumenti pratici per lavorare su se stessi e ottenere i cambiamenti desiderati.

Una vera e propria guida per scoprire le potenzialità e le risorse già in nostro possesso, che aspettano di essere risvegliate e condotte nella giusta direzione, verso ciò che vogliamo, ciò in cui crediamo, ciò che reputiamo più giusto per noi e per le persone che ci circondano. Affinché i nostri sogni diventino realtà.
Pubblicato:
28 ott 2015
ISBN:
9788865521137
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Il potere dell’inconscio e della PNL - Richard Bandler

INTRODUZIONE ALL’EDIZIONE ITALIANA

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Il potere dell’inconscio e della PNL parla esattamente di ciò che il suo titolo annuncia: strumenti e tecniche per generare il cambiamento sfruttando le enormi potenzialità racchiuse nel nostro inconscio, che possiamo liberare attraverso i mezzi messi a disposizione dalla Programmazione Neuro-Linguistica (PNL).

Bandler si concentra su quel che possiamo fare per migliorare la nostra vita e quella di chi ci circonda, per affrancarci dal peso del passato e costruire un futuro radioso e sempre più soddisfacente. Una delle strade che possiamo imboccare per raggiungere questi risultati è, appunto, quella dell’inconscio. Nelle prossime pagine sentirete dunque molto parlare dell’uso della trance per ottenere cambiamenti profondi, rapidi e duraturi. Per come la intende Richard, la trance è semplicemente uno stato di maggiore apertura all’apprendimento e di grande ricettività, di collegamento con la parte più autentica di noi stessi. È una condizione naturale nella quale entriamo e usciamo continuamente, la maggior parte delle volte senza nemmeno accorgercene. Quel che possiamo fare, come ci spiega Bandler, è usare consapevolmente questo stato di coscienza per trasformarci, ossia – come recita il titolo originale del libro – per trance-formarci.

Non meravigliatevi troppo se, girata l’ultima pagina, vi accorgerete di essere diversi, di avere più risorse, di saper affrontare la vita in modo più pieno e appagante. Evidentemente, mentre voi pensavate di leggere solamente, qualcosa stava accadendo...

Alessio Roberti

Scrittore, formatore, editore

NLP COACHING Master Trainer

Direttore Internazionale del Business Coaching per la Society of NLP

www.alessioroberti.com

Alessio Roberti

È l’italiano con maggiore esperienza nella ricerca e formazione in PNL a livello mondiale: ha formato oltre 60.000 professionisti in Programmazione Neuro-Linguistica in Italia, USA, Inghilterra e Giappone. La Society of NLP gli ha conferito il titolo di NLP COACHING Master Trainer , il massimo livello di specializzazione in PNL e Coaching, e il prestigioso titolo di Direttore Internazionale del Business Coaching. Si è inoltre specializzato presso le scuole di Business delle università di Harvard e Oxford. Fra le numerose aziende che si avvalgono della consulenza e della formazione della società da lui guidata ci sono alcune tra le più importanti organizzazioni, nazionali e internazionali. È Coach di importanti imprenditori italiani. È l’unico italiano co-trainer del genio creativo della PNL, Richard Bandler, e co-autore con Bandler e Owen Fitzpatrick del bestseller Corso di PNL: Scelgo la libertà. Presidente dell’Associazione Professionale Nazionale Programmatori Neuro-Linguistici e dell’Associazione Internazionale di Intelligenza Linguistica, è docente di Intelligenza Linguistica e Public Speaking presso il Master Internazionale in Five Stars Hotel Management della Hotel Business School.

È inoltre l’editore di oltre 70 testi sull’utilizzo degli strumenti della PNL, del Coaching e della comunicazione efficace. Fondatore e direttore della NLP ITALY Coaching School, supervisiona tutte le attività formative erogate. Il suo ultimo libro, Le parole per crescere tuo figlio, è dedicato agli strumenti per migliorare la comunicazione tra adulti e bambini.

PREFAZIONE

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È per me un grande privilegio essere stato invitato a curare questo libro di Richard Bandler dedicato all’ipnosi e alla Programmazione Neuro-Linguistica. Una o due volte nell’arco della vita ci è dato di incontrare un vero innovatore, una persona capace di rendere possibile l’impossibile a vantaggio di chi la circonda. Fin dalla prima pagina che tanti anni fa lessi dal suo primo libro, The Structure of Magic I, riconobbi in Richard uno di questi rari individui. Da allora, ho studiato per anni insieme a Bandler, traendo enormi benefici dal suo ruolo di formatore e dalle sue personali attenzioni, che ha sempre profuso con la più totale gentilezza, generosità e pazienza.

Non posso fingere che curare e preparare alle stampe questo suo libro sia stato facile: non per mancanza di materiale da includere per la pubblicazione (pochi sono costantemente creativi e prolifici come Richard), ma perché è stato veramente arduo decidere cosa escludere.

Quest’opera non ambisce certo ad essere la summa del lavoro di Richard Bandler: nessun libro può sperare di esserlo. Si tratta, piuttosto, di uno dei progetti cui Richard ha recentemente voluto dar vita direttamente dalle sue parole, per introdurre chi si sta avvicinando alla PNL per la prima volta agli sviluppi infinitamente creativi che hanno avuto e continuano ad avere questa disciplina e altre ad essa correlate.

In questo libro, Richard torna alle sue radici: l’ipnosi, gli stati alterati, il lavoro con la trance… come a rifiutare un unico nome. Dai tempi in cui incontrò Milton Erickson, quasi quarant’anni fa, Bandler ha sempre dimostrato un profondo interesse per come l’allineamento di processi consci e inconsci possa curare affezioni apparentemente inguaribili, rimuovere problemi emotivi molto radicati e creare futuri scintillanti per chi è pronto a mettersi all’opera. Ma Richard si è anche sempre spinto a cercare i confini di ciò che è possibile… confini che dice di non aver ancora nemmeno intravisto.

I principi, le procedure, le tecniche e gli esercizi qui proposti possono sembrare semplici, ma non lasciatevi ingannare: sono profondamente efficaci e la capacità che Richard ha di insegnare con apparente facilità, umorismo e leggerezza nasconde una base complessa ed ambiziosa. Con Richard non si ha mai davanti soltanto ciò che si vede: si ricava sempre molto più di quanto si noti o ci si aspetti di ricevere.

Il libro è diviso in tre principali sezioni. La prima riguarda la struttura, il processo e l’estrazione degli schemi ricorrenti della coscienza umana (come le persone creino ciascuna il proprio mondo e come sia possibile sapere come pensano gli altri); la seconda esplora gli stati alterati e il loro ruolo nell’apprendimento accelerato; la terza sezione delinea alcune applicazioni di questi principi, processi e tecniche nell’ambito dell’ottimizzazione del comportamento umano.

Le Schede Risorsa alla fine del libro sono intese primariamente per coloro che non abbiano già familiarità con la PNL. Anziché appesantire il testo principale con troppe informazioni di base, le abbiamo raccolte alla fine del volume (segnalandole dove necessario) così che tanto gli esperti di PNL e di ipnosi, quanto coloro che di queste discipline sono digiuni possano fruirne secondo i propri bisogni.

L’ultima parte del libro contiene anche le trascrizioni di alcuni interventi di Richard su persone reali.

Sono particolarmente grato a Richard per l’aiuto e l’appoggio che ha pazientemente elargito, permettendomi di colmare alcune mie lacune, per il sostegno ricevuto durante la stesura del mio libro, Magic in Practice, e per la fondazione della Society of Medical NLP, creata per promuovere il suo approccio alla salute e alla guarigione nell’ambito della professione medica. Oggi, centinaia di dottori, professionisti del settore sanitario e pazienti hanno già tratto beneficio dai corsi di formazione in PNL medica.

Spero sarà per voi un piacere e una gioia leggere questo libro, quanto lo è stato per me curarne l’edizione.

Garner Thomson

INTRODUZIONE

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Sono passati quarant’anni da quando ho scritto il mio primo libro, The Structure of Magic I: uno studio del modo in cui gli psicoterapeuti usano inconsciamente il linguaggio.

Da allora ad oggi, ho studiato e modellato il comportamento inconscio non solo di psicoterapeuti, ipnotisti e grandi comunicatori, ma anche di persone esperte nello sport e in svariati altri ambiti, così come ho studiato e modellato persone in grado di produrre grandi cambiamenti nella propria vita, con o senza l’intervento della psicoterapia: affermati inventori, geniali innovatori, persone abilissime nell’apprendere.

La mia carriera si è articolata modellando queste insigni personalità e sviluppando tecnologie comportamentali mirate ad aiutare le persone a risolvere problemi e a raggiungere i propri obiettivi: in moltissimi casi ho avuto successi grandiosi, anche laddove altri esperti avevano dovuto gettare la spugna.

Questo volume riprende e rielabora alcune delle idee che sviluppai in quegli anni, schemi presentati in alcuni dei miei libri, come Trance-formations [gioca su un’ambiguità fonetica dell’inglese: il titolo si pronuncia come la parola inglese transformations, trasformazioni, ma contiene la parola trance, NdT], Frogs into Princes e The Structure of Magic. Ritengo siano cose ancora utili: funzionano oggi come allora e per questo ve le ripropongo in veste nuova, nella speranza che possiate trarre degli insegnamenti dalla mia pluriennale esperienza.

Voglio chiarire la profonda e concreta differenza esistente tra ciò che io faccio e la psicoterapia. Chi mi conosce sa che ho sempre categoricamente rifiutato l’etichetta di terapeuta per la seguente ragione: la maggior parte dei terapeuti cerca di scoprire che cosa non vada nel cliente, per poi aiutarlo a comprenderlo, nella convinzione che ciò lo potrebbe aiutare a stare meglio. Questo tipo di terapeuti crede che la comprensione conscia sia la bacchetta magica del cambiamento. Tuttavia, anni e anni di psicoanalisi sembrano avere come unico risultato quello di fornire alle persone ragioni per rimanere come sono, se non, addirittura, quello di rinforzare l’intensità dei comportamenti indesiderati, complice la rivisitazione continua dei problemi del passato.

Altri psicologi vogliono condizionare i comportamenti dei propri pazienti, allontanandoli da ciò che risulta problematico e orientandoli verso ciò che ritengono essere un bene per loro. Poi, ovviamente, gli psichiatri considerano l’impiego di farmaci nei trattamenti di problemi di natura psicologica come un passo avanti: al giorno d’oggi psichiatri e medici possono prescrivere sostanze che fanno in modo che le persone siano meno infastidite dai propri problemi, pur non necessariamente migliorando.

Altri ancora credono in un approccio del tutto meccanico al cervello e alle sue funzioni. Lo vedono come un macchinario rotto o mal funzionante, bisognoso di essere riparato. Una volta, alcuni anni fa, incontrai un neurochirurgo convinto che non ci fosse un singolo problema di natura psicologica che non si potesse risolvere usando un poco di freddo e affilato acciaio. Era un esperto in lobotomie: una procedura chirurgica che comporta la rimozione di parte della corteccia prefrontale. È vero che dopo l’operazione i pazienti smettevano di essere depressi o ansiosi, però andavano in giro trascinandosi nella vita come pecore belanti. Gli chiesi come mai lui e i suoi colleghi si limitassero ai lobi frontali. Perché non asportare l’intero cervello ed escludere, così, la possibilità di avere qualsiasi tipo di problema?

Da allora le cose sono cambiate. Non si fanno più molte lobotomie: ci sono farmaci sempre più potenti che offrono gli stessi risultati. Oggigiorno le persone fuori controllo possono essere spente chimicamente.

Io, per contro, non sono mai stato particolarmente attratto dai problemi dei clienti in quanto tali, né mi è mai interessato limitarmi a sistemare il problema di un cliente, per poi mandarlo via. La mia intenzione è sempre stata quella di insegnare alle persone come risolvere tanto il problema contingente, quanto qualsiasi altro problema possa insorgere, anche molto tempo dopo che hanno lasciato il mio studio. Poi, dopo aver trovato come ottenere questo tipo di risultato, mi sono proposto di formulare e fondare delle linee guida per gli altri professionisti della facilitazione: non soltanto i terapeuti, ma chiunque nel proprio lavoro si trovi a dover trasmettere delle nozioni o degli insegnamenti. Volevo fosse chiaro che non era assolutamente necessario trattare certe persone come se avessero delle disabilità, né tantomeno era detto che dovessero necessariamente rimanere perse, mal funzionanti, o bloccate per il resto dei loro giorni. Le persone che hanno dei problemi hanno semplicemente bisogno di fare scelte diverse da quelle che li hanno causati e che continuano a causarli.

Ho fede nel processo di apprendimento umano. Le persone imparano in modo automatico. Impariamo a parlare senza sforzo, perché nasciamo già predisposti per accumulare e fare nostri gli strumenti per comunicare con gli altri membri della nostra specie. E così come siamo potenti macchine per l’apprendimento del linguaggio, lo siamo anche per l’apprendimento dei comportamenti.

Alcuni dei comportamenti che apprendiamo si trasformano in vizi e cattive abitudini, mentre altri diventano componenti positive e preziose risorse nella nostra vita. Rimane il fatto che, se a priori siamo in grado di apprendere, questo implica che possiamo sempre apprendere qualcosa di diverso da quello che già abbiamo appreso, qualcosa di più utile e più veloce, qualcosa di migliore.

Oggi sappiamo che tutto questo non richiede tempi lunghi e duro lavoro. Gli esseri umani imparano, infatti, con massima efficacia quando l’apprendimento avviene rapidamente e quando è orientato a rendere il comportamento inconscio e automatico.

Ovviamente, ogni volta che ci apprestiamo a imparare qualcosa di nuovo ci possiamo sentire inizialmente impaciati, ma ci abituiamo molto rapidamente ai comportamenti che pratichiamo con costanza. Quando per la prima volta proviamo ad andare in bicicletta, siamo costretti a pensare a mantenere l’equilibrio, a tenere il manubrio e a pedalare tutto in una volta: di primo acchito sembra un’impresa impossibile.

Poi, però, arriva un momento magico in cui tutto inizia a funzionare contemporaneamente e senza sforzo: da questo istante in poi, per il resto dei nostri giorni, saremo sempre in grado di andare in bicicletta, anche se non ne usassimo una per anni.

Dato che sono un ottimista, la mia speranza è che tutto ciò che viene illustrato in questo libro continui a evolversi e venga portato a compiere ulteriori passi avanti. Si dice spesso che un ottimista è una persona che vede il bicchiere mezzo pieno, ma il vero ottimista è quello che guarda al di là del bicchiere. Noi guardiamo al modo in cui il bicchiere si riempie, alla fonte da cui proviene il liquido. Studiamo il tipo di recipienti che lo possono contenere e il modo di spostarlo da un recipiente all’altro. Osserviamo tutte le diverse possibilità e ci accorgiamo, così, che quel bicchiere non è l’unico che possiamo riempire: abbiamo a disposizione recipienti di ogni tipo e forma, e liquidi diversi che possiamo trasferire come ci pare e piace. In altre parole, cerchiamo processi e cose da applicare in modi e in contesti diversi, per poter cominciare a fare le cose più svariate, cose che non abbiamo mai fatto prima.

È quello che le persone creative e di successo fanno istintivamente. Negli affari, come in qualsiasi altro ambito, queste persone non si limitano a guardare ai problemi immediati e alle sfide a breve termine. Guardano al di là della situazione presente, per vedere come le cose sono arrivate ad essere come sono e come possono essere migliorate. Le persone di successo applicano questi principi per risolvere il numero maggiore di problemi per più persone possibili, facendo sempre più cose nuove.

Adesso è il momento di imparare ad andare su un nuovo tipo di bicicletta, una bicicletta per arrivare alla libertà personale. Mi piace sempre ricordare che le catene dei liberi sono solo nella mente. Le vostre paure, i vostri dubbi, le vostre confusioni, abitudini e compulsioni, sono tutti prodotti secondari del vostro modo di pensare. E questo modo di pensare influenza le vostre emozioni, i vostri comportamenti e, in ultima analisi, la vostra vita.

Se avete delle paure, non sono certo gli spazi angusti, i ragni o gli estranei a spaventarvi: è il modo in cui avete imparato a rapportavi e a reagire alla presenza di questi stimoli esterni. I bambini nascono con due sole paure: la paura di cadere e quella dei forti rumori improvvisi. Qualsiasi altra paura o fobia umana non è innata, ma appresa. Questo implica che se avete imparato ad avere paura, potete imparare anche a non averne. Se avete imparato a fare una cosa in un modo, potete imparare anche a farla in maniere completamente diverse e migliori. L’apprendimento è la via alla libertà personale, l’ipnosi e la PNL sono strumenti per rendere questo cammino facile e divertente.

PRIMA

PARTE

SCHEMI DI PROCESSO E DI ESTRAZIONE

Come le persone creano la propria realtà e come ci è possibile notarlo

CAPITOLO

1

SCHEMI, APPRENDIMENTO E CAMBIAMENTO

Come assumere il controllo del proprio cervello

line

Ho scritto molti libri e parlato a centinaia di persone dell’ipnosi e della PNL e, ciononostante, c’è chi ancora non ha chiare le differenze e le analogie tra le due discipline. In questo libro mi auguro di riuscire a dirimere la questione. Il mio punto di vista è che, a un livello o a un altro, tutto nella vita è ipnosi. Le persone non sono semplicemente in trance o coscienti, ma si muovono costantemente da uno stato di trance all’altro. Abbiamo trance per lavorare, per relazionarci, per guidare, per comportarci da genitori e persino trance che sembrano fatte per crearci una serie di problemi.

Una delle caratteristiche della trance è che si manifesta secondo schemi ripetitivi e abituali, in maniera analoga al meccanismo di apprendimento.

Sin dalla nascita, ciascuno di noi accumula una quantità enorme di conoscenze e di esperienze: impariamo a camminare, a parlare e a nutrirci, così come impariamo a prendere decisioni riguardo al resto della nostra vita. Il nostro cervello impara rapidamente come automatizzare i comportamenti. Tuttavia, ciò non garantisce che il cervello impari e automatizzi sempre il comportamento giusto: spesso la mente impara e automatizza modi di fare le cose che ci fanno star male, talvolta addirittura a livello fisico.

Impariamo per ripetizione. Comportamenti ripetuti un numero sufficiente di volte creano un proprio percorso neurale nel cervello: ciascun neurone impara ad attivarsi in quella specifica sequenza e il comportamento si automatizza.

Freud vedeva i sogni come valvole di sfogo e forse nel suo caso era proprio così. A parer mio, i sogni sono una forma di allenamento inconscio. Se faccio una cosa che non ho mai fatto prima, tendo poi a continuare a ripeterla tutta la notte una volta che sono tornato a casa e sono andato a dormire. È una delle funzioni della fase REM: quei movimenti oculari nel sonno profondo servono alla mente inconscia per elaborare le esperienze avute durante il giorno. Si tratta letteralmente di un allenamento per ripetizione, mirato alla creazione di uno schema a livello neurologico per quanto si è appreso. Informazioni e contenuti di qualità sono fondamentali per il processo di apprendimento: se al cervello non si dà niente di specifico su cui lavorare, questo elabora cose senza senso.

Se vogliamo prendere il controllo dei nostri processi di apprendimento, dobbiamo capire che l’elemento determinante non è solo la ripetizione, ma anche la rapidità. Il cervello è progettato per riconoscere schemi e sequenze, e le sequenze devono essere presentate in maniera sufficientemente veloce da permettere alla mente umana di percepirle come tali.

La maggior parte di noi ha disegnato, almeno una volta, una serie di figure sugli angoli delle pagine di un quaderno di scuola, per poi farle scorrere rapidamente tra le dita creando una sorta di sequenza animata. Su ciascuna pagina c’è solo un’immagine statica, ma il cervello riconosce uno schema – in questo caso il movimento – se le immagini si avvicendano abbastanza rapidamente.

Non saremmo in grado di vederci un bel film, se non fosse per questo meccanismo: la trama ci risulterebbe del tutto incomprensibile, se vedessimo, ad esempio, un solo fotogramma al giorno.

Quando sogniamo, dunque, ripercorriamo e visioniamo cose che dobbiamo apprendere, e non lo facciamo in tempo reale. Il tempo interiore è ben diverso da quello segnato dagli orologi e ci è possibile tanto farlo espandere quanto contrarre. Il nostro inconscio apprende a velocità sorprendente: in cinque minuti, prima di svegliarci, siamo in grado di fare forse l’equivalente di quello che, da svegli, realizzeremmo in otto ore. Gli studi sul sonno supportano questa idea: i soggetti che riportano di aver fatto sogni molto lunghi e complessi, alla prova del monitoraggio dell’attività neurale dimostrano di aver sognato per pochi minuti soltanto o, addirittura, per pochi secondi.

Il sonno è quindi uno dei mezzi che abbiamo a disposizione per programmare e riprogrammare noi stessi. Se avete dei dubbi a riguardo, stanotte fate il seguente esperimento.

Quando state per coricarvi, guardate che ore sono e ripetete con fermezza a voi stessi più volte che l’indomani vi sveglierete a una determinata ora. Se volete potete anche puntare la sveglia, ma vi troverete a svegliarvi da soli qualche secondo prima che suoni.

È una pratica che ho riscontrato in molte culture diverse. Ci sono persone che battono delicatamente la testa sul cuscino un numero di volte corrispondenti all’ora a cui intendono svegliarsi.

Altri si picchiettano col dito la fronte o il polso, per programmare la sveglia interiore. In qualsiasi modo si faccia, il principio è sempre il medesimo: in qualche modo sappiamo di avere un orologio interno che possiamo regolare, con uno specifico rituale, e che ci richiamerà alla coscienza con la stessa efficacia di una sveglia, per quanto profondo possa essere il nostro sonno.

Come siamo in grado di programmarci per alzarci in orario senza una sveglia, così ci sono molte altre cose che la nostra mente può essere programmata a fare. Possiamo decidere di andare al supermercato. Magari ci servono pane, latte, burro, e qualche confezione di succo di frutta. Siamo in grado di guidare per cinque chilometri fino al centro commerciale, camminare attraversando le corsie stracolme di altre migliaia di prodotti, distratti magari da una conversazione telefonica, e ciononostante ricordare il succo, il burro, il latte e il pane.

Gli accademici, a volte, mettono in discussione le mie affermazioni chiedendo quelle che secondo loro sarebbero delle prove. Vogliono conoscere la teoria su cui si basa ciò che faccio e vogliono che gliela spieghi, preferibilmente citando tutti i testi di riferimento. Ho incontrato addirittura persone che pretendevano che citassi con precisione cose che mi sono inventato io stesso. Per come la vedo, il mio compito non è né provare, né tantomeno capire tutto quello che c’è da sapere sul funzionamento della mente. Non mi interessa particolarmente sapere perché una cosa funziona. Io voglio semplicemente sapere come funziona e come farla funzionare, in modo da aiutare la gente a modificare e influenzare ciò che desidera, attuando i necessari cambiamenti.

Il punto è che quando sappiamo come facciamo a fare una cosa, diventa facilissimo cambiarla. Siamo creature facilmente programmabili, per quanto l’idea sia sgradita in certe cerchie. Quando iniziai a usare il termine programmazione, notai che la cosa dava fastidio a molti. Mi accusavano di considerare le persone alla stregua di macchine. Mi dicevano: Siamo persone, mica robot!.

In realtà io sostengo proprio il contrario. Siamo l’unica macchina in grado di programmare se stessa. Siamo meta-programmabili. Siamo in grado di installare e azionare programmi automatici, creati deliberatamente affinché gestiscano compiti noiosi e triviali, lasciando così la nostra mente libera di fare altre cose più creative e interessanti.

Allo stesso modo, se facciamo automaticamente qualcosa che non dovremmo fare – mangiare troppo, fumare, avere paura degli ascensori o del mondo esterno, deprimerci o desiderare la donna d’altri – abbiamo la possibilità di programmare noi stessi per cambiare. Ben lungi dall’essere robotici, questo significa diventare spiriti liberi.

Per me, libertà significa capacità di usare la propria mente conscia per guidare l’attività inconscia. L’inconscio è enormemente potente, ma ha bisogno di essere guidato. Se non lo si guida, si può finire ad arrampicarsi sugli specchi… per poi accorgersi che lì non ci sono neppure quelli.

CAPITOLO

2

SVILUPPARE E POTENZIARE CIÒ CHE FUNZIONA

Il segreto del cambiamento senza sforzo

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Virginia Satir, famosa per i suoi incredibili risultati come terapeuta familiare, una volta mi disse una cosa che mi ha poi accompagnato per molti anni: Sai, Richard, la maggior parte delle persone crede che l’istinto più forte sia quello di sopravvivenza, ma non è così. L’istinto più forte è quello di aggrapparsi a ciò che è familiare.

E aveva ragione. Ho incontrato persone disposte a togliersi la vita, pur di non affrontare il pensiero di una vita senza il partner che le ha abbandonate o è morto: erano terrorizzate anche solo all’idea di come le cose avrebbero potuto essere.

E c’è una ragione se le cose stanno così. Uno dei modi in cui ci creiamo i modelli del mondo che ci circonda consiste nel fare delle generalizzazioni. Sopravviviamo e prosperiamo grazie alla nostra capacità di abituarci alle cose, ma questo talento ci può causare anche dei problemi.

Ogni giorno avete a che fare con delle porte, molte delle quali non avevate mai visto in precedenza; da un punto di vista pratico sapete che si tratta pur sempre di una porta. Non avete bisogno di scoprirlo ogni volta, né di interrogarvi su come la si possa aprire. Analogamente, stringete la mano a migliaia di persone e, anche se ogni volta è una nuova esperienza, questa non rappresenta una novità, perché in qualche modo avete generalizzato l’evento, categorizzandolo come lo stesso insieme a molti altri e archiviandolo nella vostra mente con l’etichetta stringere la mano.

Ma se andate in un posto come il Giappone, dove le tradizioni sono differenti, e quando allungate la mano l’altra persona invece fa un inchino, la sua azione manda in frantumi il vostro schema comportamentale: siete costretti ad abbandonare l’automatismo e a ritornare in voi, a fare affidamento sui vostri sensi per capire come reagire alla nuova situazione.

Ed è proprio così che dovrebbe funzionare. Quando i nostri processi mentali lavorano al meglio, noi creiamo gradualmente uno schema abituale automatico che rimane in funzione finché qualcosa lo blocca. A quel punto rivediamo lo schema e il nostro modo di pensare.

A volte, però, ci abituiamo a fare una cosa in un certo modo e, anche quando lo schema comportamentale non produce i risultati desiderati, continuiamo a mantenerlo in funzione: è a questo punto che comincia a diventare un elemento disfunzionale nella nostra vita. Invece di ridefinire la situazione ed elaborare nuovi comportamenti, continuiamo a fare la stessa cosa che non funziona… e con sempre maggiore impegno!

La psicologia ha popolarizzato il concetto di comfort zone [zona di comfort, NdT], l’ambito in cui ci si sente a proprio agio, ma sarebbe più accurato parlare di familiarity zone [zona di ciò che ci è familiare, NdT], ossia di ambiti che si conoscono e a cui si è abituati, ma che non necessariamente mettono la persona a proprio agio. Le persone persistono a rimanere in situazioni di intenso disagio semplicemente perché sono condizioni a cui sono abituate: non si rendono conto di avere altre opzioni o scelte possibili, oppure le alternative che presentano a se stesse – come, ad esempio, il rimanere sole per il resto dei propri giorni, nel caso in cui dovessero lasciare un partner che le fa star male – sono talmente terrificanti da spingerle a rifiutare il cambiamento.

Gli psicologi torturano ormai da anni i ratti facendo far loro cose bizzarre, come aggirarsi per labirinti alla ricerca di pezzi di formaggio. La cosa interessante di questi esperimenti è che quando gli scienziati cambiano di posto al formaggio, i ratti riprovano la vecchia strada al massimo tre o quattro volte, prima di cominciare ad esplorare altri possibili percorsi. Quando gli esseri umani si trovano nella stessa situazione, invece, continuano a ripetere ciclicamente lo stesso comportamento nella speranza che, a forza di fare sempre quella cosa, otterranno il risultato desiderato.

A parte il dimostrare che i ratti sono più intelligenti delle persone, questi esperimenti ci mostrano come le persone spesso rimangano attaccate alle proprie abitudini fino a che sono costrette a cambiare… o a perire per non cambiare.

Tutto il mio operato volto a causare e facilitare il cambiamento si basa su di un importante principio. Esamino la situazione dall’interno per scoprire cosa funziona e cosa non funziona. Poi elimino ciò che non funziona e lo sostituisco con nuovi stati di coscienza più efficaci e funzionali. Tutto qui.

Per come la vedo io, ci sono tre passi da compiere per ottenere cambiamenti duraturi.

1.--La persona deve arrivare a trovare il problema talmente insopportabile da decidere di voler cambiare veramente.

2.--Deve in qualche modo vedere il problema sotto una luce diversa o da

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