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La scuola è fallita urge rifondarla

La scuola è fallita urge rifondarla

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La scuola è fallita urge rifondarla

Lunghezza:
403 pagine
4 ore
Editore:
Pubblicato:
4 feb 2020
ISBN:
9788831649278
Formato:
Libro

Descrizione

Il libro consta di tre parti.

- La prima parte, che potrebbe definirsi viaggio nella scuola nascosta, rivela e denunzia situazioni ed aspetti inquietanti e deviati della vita scolastica, che, come tali, sono devianti e diseducativi per i giovani studenti. Di tali aspetti si indicano anche cause più generali e di sistema, ravvisabili, oltre che sul piano organizzativo e didattico, anche sul piano istituzionale, culturale e politico. Ne scaturisce un quadro preoccupante della crisi scolastico-culturale dell’Italia, su cui ogni genitore, ogni studente, ogni docente, ogni dirigente, ogni cittadino dovrebbe riflettere.

- La seconda parte, che potrebbe definirsi viaggio in un sogno, rappresenta un insieme organico di nuovi istituti, didattici, gestionali ed organizzativi, che, se introdotti, potrebbero affermare un nuovo e positivo ruolo formativo della scuola secondaria superiore italiana. Viene ipotizzato un nuovo e diverso sistema scolastico, che ha nel principio dell’unità della cultura il riferimento fondamentale per pensare e per costruire la nuova scuola.

- La terza parte è solo l’annuncio di un altro prossimo libro, che dovrebbe essere scritto con quanto i lettori vorranno proporre, dopo avere letto e criticato questo libro, inviando mail a scuolanuova.rifondiamola@gmail.com
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Pubblicato:
4 feb 2020
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9788831649278
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Anteprima del libro

La scuola è fallita urge rifondarla - Generoso Zigarella

d’Italia

Capitolo  0/I

PREFAZIONE

Un modello, un progetto, uno sforzo di creatività ingegneristica, quello del Preside Zigarella, in un libro dal titolo caustico e urticante, amaro e vero.

Durante le nostre riunioni di preparazione alla pubblicazione ho avuto modo di approfondire con lui il discorso oltre queste pagine, riscoprendone la convinzione, la visione, l’utopia. Perché, sì, una scuola tutta rinnovata, organizzata, vissuta e fatta vivere esclusivamente da persone preparate ed ispirate, almeno nel breve termine, è forse davvero un’utopia.

Certamente non lo sono, invece: il perseguimento del bene degli studenti, la promozione meritocratica di discenti e docenti, la sicurezza materiale e psicologica dell’ambiente scolastico, la misurazione ponderata dei risultati, lo sblocco e la rimozione di alcuni interessi non compatibili con una buona offerta formativa.

A differenza dell’autore, non ho intrapreso altra carriera scolastica che il mio percorso di studi, durante il quale, da utente medio e insieme a molti dei miei compagni, posso dire di avere avvertito costantemente il bisogno di rinnovamento della proposta didattica, l’adeguamento di strutture e attrezzature, la riduzione degli sprechi, l’urgenza di una capacità dialogica rafforzata, sia tra noi bambini e ragazzi, sia i termini di strumenti che avrebbero dovuto essere dati o rafforzati in chi rappresentava per noi la guida e la fonte di apprendimento.

Generoso Zigarella ha lasciato la scuola in un’epoca in cui, a suo parere, tali cambiamenti, nonostante diverse riforme ed un interminabile ed interminato avvicendarsi di leggi e di ministri, non si sono ancora compiuti anzi, sono diventati più problematici e più impellenti.

Possibile, allora, che l’unica sentenza sia la condanna alla rassegnazione e al degrado? Leggendo il libro si comprende ben presto che, lungi da una presa di posizione disfattista, egli nutre auspici ben diversi e si assume la responsabilità di immaginare un primo possibile scenario, costruito con le considerazioni suggerite dalla sua personale esperienza. Un punto di vista soggettivo, concreto, a tratti originalissimo, anche nelle scelte stilistiche.

È anche così che ci si affida al lettore senza temere le pur opportune ed auspicabili critiche ed osservazioni, sapendo bene che, per recuperare le perle dal pantano delle opportunità mancate e della sfiducia generalizzata, una speranza può essere rappresentata da un grido di allarme (efficace, intonato e mai sguaiato) che, se colto da lettori consapevoli, pazientemente e minuziosamente cercati ed interrogati sulla lunghezza d'onda della loro onestà intellettuale, può rappresentare una scintilla per un confronto libero e appassionato che chi ama veramente la scuola ed i giovani può affrontare per costruire una soluzione condivisa, vera e desiderata come solo la verità può essere.

Il libro consta di tre parti.

- La prima parte, che potrebbe definirsi viaggio nella scuola nascosta, rivela e denunzia situazioni ed aspetti inquietanti e deviati della vita scolastica, che, come tali, sono devianti e diseducativi per i giovani studenti. Di tali aspetti si indicano anche cause più generali e di sistema, ravvisabili, oltre che sul piano organizzativo e didattico, anche sul piano istituzionale, culturale e politico. Ne scaturisce un quadro inquietante della crisi scolastico-culturale dell'Italia, su cui ogni genitore, ogni studente, ogni docente, ogni dirigente, ogni cittadino dovrebbe riflettere.

L'emergenza educativa, della quale hanno, in vario modo, parlato autorità morali, intellettuali ed istituzionali, viene svelata in tutta la sua urgenza e drammaticità.

La scuola secondaria superiore italiana viene paragonata ad un’auto di grossa cilindrata col motore sempre acceso e col cambio sempre a folle; consuma tanta benzina, fa anche tanto rumore, ma è sempre ferma.

Richiamando le costanti negative valutazioni effettuate negli anni dall’OCSE, l’autore denunzia l’indifferenza del sistema politico-scolastico, evidenziando, al contrario, come un’azienda, che avesse avuto una valutazione così negativa del suo prodotto, si sarebbe allarmata, avrebbe promosso indagini ed avrebbe cercato di individuare cause, responsabilità di metodo e di merito, colpevoli in carne ed ossa del disastro e, soprattutto, soluzioni.

Grazie alla sua diretta, ampia ed articolata esperienza, di vita e di scuola, l’autore fa conoscere concreti esempi di sprechi, di contraddizioni, di inutilità e di inefficienze didattiche, di abusi e di illegittimità istituzionali e costituzionali, che hanno caratterizzato e caratterizzano la vita e l’organizzazione della scuola secondaria superiore di questo Paese. Denunzia, così, le ciniche contraddizioni che caratterizzano la pratica attuazione della pur giusta legge 104/92 relativa alla diversa abilità; l’inutilità corporativa, a tutti i livelli, del sistema degli organi collegiali; le speculazioni che gravano sulla pratica attuazione dei principi della sicurezza. Ma ancor più svela e rappresenta i tradimenti, organizzativi e burocratici, che sono stati consumati nella fase di attuazione della legge che riconosce l’autonomia delle singole istituzioni scolastiche, individuando la responsabilità nei privilegi e negli interessi convergenti del sindacato e della burocrazia scolastica, che non esita a definire santa alleanza, fino al punto da determinare nella professionalità docente e nel ruolo del dirigente scolastico le reali, e non sempre consapevoli, vittime di tale sistema, oltre, ovviamente, agli studenti. Con significativa ed espressiva formulazione afferma che del dirigente scolastico, figura strategica del processo di autonomia, sono stati socializzati tutti i diritti e tutti i poteri, mentre ne sono state individualizzate tutte le responsabilità e tutti i doveri.

Proprio in questi processi ed in queste degenerazioni istituzionali, normative ed anche costituzionali, stanno le cause e le origini di quelle risultanze OCSE e, soprattutto, dei danni che si sono arrecati e si stanno arrecando ai giovani studenti; è da questa denunzia e da questa analisi che si deve partire per costruire una scuola secondaria superiore che serva agli studenti ed all’Italia intera. Da ciò la seconda parte.

- La seconda parte, che potrebbe definirsi viaggio nel sogno di una nuova scuola, ipotizza un insieme organico di nuovi istituti, didattici, gestionali ed organizzativi, che, se introdotti, potrebbero affermare un nuovo e positivo ruolo formativo della scuola secondaria superiore italiana. Questo nuovo ed originale sistema scolastico avrebbe nel principio dell'unità della cultura il riferimento fondamentale per pensare e per costruire la nuova scuola.

Tale principio, però, non si risolve solo in una affermazione teorica, peraltro esplicitata e sviluppata con rigorosi riferimenti di didattica costruttivista; esso si accompagna ad una serie di idee-proposte riformatrici che gli danno senso e pratica validità. Tra queste idee va evidenziata, in primo luogo, una radicale riduzione del ruolo, del potere e della dimensione dell'amministrazione scolastica ministeriale, regionale e provinciale, che verrebbe sostituita da una vera ed autentica autonomia delle scuole secondarie superiori. Queste scuole, unitarie ed omnicomprensive, non dovrebbero essere più dimensionate secondo astratti limiti numerici, che hanno prodotto e che stanno producendo operazioni illegittime e clientelari di varia natura, ma devono essere definite esclusivamente in rapporto al numero di abitanti di un territorio ottimale ed omogeneo, sia esso comunale, pluricomunale o sottocomunale. Dentro questo quadro si ipotizza il superamento delle cosiddette materie di insegnamento attraverso gli ambiti disciplinari assegnati ad una nuova figura di docente-master.

Ma c'è di più; c'è l'impianto organico e completo di una nuova scuola, che si sostanzia di ulteriori idee di riforma, tra cui va evidenziata una radicale riorganizzazione-unificazione della scuola secondaria attraverso l'istituzione dei dipartimenti, che, superando l'attuale divisione nelle diverse tipologie di istituti, consentano invece diversificazioni didattico-metodologiche solo a seconda degli ambiti di insegnamento ( non si possono insegnare cose diverse sempre e solo con gli stessi metodi e le stesse cadenze organizzative; non si possono insegnare le lingue straniere con lo stesso metodo con cui si insegna, ad esempio, la matematica o l'educazione fisica).

Si ipotizza così un'offerta formativa completa ed integrale, teorica e pratica, attraverso l'introduzione di nuove forme di didattica, tra cui, ad esempio, anche lezioni "on-line", ma anche un tempo scuola più lungo sia nell'arco della giornata sia nell'arco dell'anno. Allo sbandamento degli adolescenti, che, sempre più spesso, non trovano nella famiglia tempo ed occasione di serenità e di riflessione, è urgente e necessario che sia la scuola, in modo responsabile e qualificato, a supplirvi; a tal fine si immagina anche l'introduzione di una figura di tutor extrascolastico, che possa seguire e supportare il giovane al posto dei genitori, anche nei posti dove questi non potranno mai accompagnarlo.

Si ipotizza una paghetta per gli studenti, modesta e simbolica, un esame di stato facoltativo, un ultimo anno, che sia ponte tra lavoro pratico retribuito, studio universitario ed impegno sociale.

A corollario di tutto ciò e ad ulteriore qualificazione, in termini di efficienza, dell'intero impianto didattico-formativo si propone un sistema di valutazione di scuole e di docenti, non più incardinato su formali procedure ma solo sui successivi traguardi culturali e professionali raggiunti dagli studenti stessi.

- La terza parte è solo l'annuncio di un altro prossimo libro, che dovrebbe essere scritto con quanto i lettori vorranno proporre, dopo avere letto e criticato questo libro. 

Ben consapevole delle complessità e delle dinamiche pratico-politiche che le idee qui rappresentate possono determinare, l'autore si augura che il libro possa almeno sollecitare un dibattito e, quindi, una ricaduta positiva su eventuali processi di rinnovamento della scuola. Peraltro, un tale dibattito, anche se non dovesse determinare un'automatica ricaduta legislativa, potrebbe almeno determinare un processo ed un'attenzione tale da incidere positivamente sulla situazione della scuola secondaria superiore; in altri termini, potrebbe almeno risvegliarla.

Un genitore potrebbe comprendere, col libro e col dibattito sul libro, meglio dinamiche e problematiche, che adesso potrebbero essergli sconosciute, potendo così meglio interessarsi ai suoi figli ed anche alle nuove ipotesi di riforma.

Un dirigente scolastico potrebbe meglio scoprire obiettivi e strategie che lo interessano direttamente, professionalmente e programmaticamente.

Analogamente un docente potrebbe meglio comprendere disfunzioni ed irregolarità, cogliendo, ad un tempo, anche una nuova visione di un suo elevamento professionale.

Lo stesso personale ausiliario-tecnico-amministrativo potrebbe trovare una più alta e qualificata occasione di realizzazione professionale.

Ma sono soprattutto gli studenti ad essere i veri beneficiari della scuola ipotizzata dall'autore, nella misura in cui potrà loro consentire, prima nella scuola e poi nella vita, di studiare, di lavorare e di realizzarsi in una dimensione di serenità, di felicità e di solidarietà.

Insomma, il libro potrebbe contribuire a fare uscire il ruolo e le rivendicazioni di tutti i lavoratori della scuola, dai docenti, ai dirigenti, agli A.T.A., da una visione corporativa, per collocarli dentro un protagonismo riformatore della scuola e di tutti i soggetti con la scuola interagenti. 

Ancora di più gli studenti potrebbero essere interessati direttamente sia da concreti contenuti culturali e formativi sia ad alcuni aspetti concreti, quale, solo per esempio, potrebbero essere la citata paghetta periodica ed ancor di più l'ultimo anno-ponte tra lavoro pratico retribuito, studio universitario ed impegno sociale.

Il libro si rivolge, inoltre, alla più generale opinione pubblica, nella misura in cui affronta un problema, quello della scuola, che è decisivo per il più complessivo sviluppo e progresso della società.

Un primo passo sarebbe costituito dall’infrangimento della barriera del silenzio, un secondo dall’analisi delle istanze rappresentate nella seconda parte. Quello definitivo verso un futuro migliore per la scuola: sicuramente il riempimento della terza parte, volutamente lasciata in bianco, con le controproposte, le alternative, perché no, il contraddittorio costruttivo e l’individuazione di un obiettivo condivisibile e focalizzato sulla missione principale che dovrebbe costituire la motivazione stessa dell’istruzione, ossia l’edificazione di generazioni future consapevoli, colte, composte di persone in grado di decodificare i linguaggi ed interpretare il proprio ruolo nel mondo con gli strumenti necessari.

Maria Elena Napodano

PRIMA PARTE

Per conoscere sfascio ed illegalità

Capitolo  1/I

UN SISTEMA INUTILE E DISEDUCATIVO

CAUSA DI CORRUZIONE, DI DEGRADO MORALE

E DI DISUGUAGLIANZA

L’educazione è l’arma più potente

per cambiare il mondo

Nelson Mandela

So bene che esistono nella scuola secondaria superiore italiana docenti seri e bravi e studenti altrettanto seri e bravi. Ma questo non basta a coprire la sua grave e generale crisi, a nascondere l’emergenza educativa della quale hanno pure parlato con preoccupazione varie autorità morali ed  istituzionali, ad oscurare giudizi negativi formulati da qualificati organismi internazionali, a distrarre dalla sofferta e preoccupata percezione negativa che ne hanno le famiglie italiane. Né si può impedire a chi nella scuola ha lungamente e variamente operato di rappresentarne profili e contesti poco edificanti, che, come tali, sono spesso oscurati da una retorica interessata e corporativa. Anzi solo una completa e realistica rappresentazione dell’attuale situazione della scuola italiana può ancora consentirne la salvezza, al fine di renderla davvero utile ai giovani ed a tutta la società italiana.

Con questo libro vorrei tentare di rappresentare la vera scuola secondaria superiore italiana, della quale non si parla o, per meglio dire, è difficile anche parlarne. A tal fine proverò ad immaginare una passeggiata dentro una serie di fatti, di notizie, di regole, di norme, di leggi, di disposizioni, di direttive, di circolari, di prassi, di comportamenti, di esperienze e di attività, guardandoli e giudicandoli soprattutto per la loro inutilità e ricaduta educativa, o diseducativa.

In realtà la scuola secondaria superiore italiana sembra un’auto di grossa cilindrata col motore sempre acceso e col cambio sempre a folle; consuma tanta benzina, fa anche tanto rumore, ma è sempre ferma.

Ma c’è di più; si potrebbe pensare che, così come una macchina ferma col motore acceso, consuma, sì, benzina ma alla fine non produce danni, non consuma le ruote, non fa incidenti stradali, non ammazza nessuno, anche la scuola secondaria superiore italiana consuma, sì, ricchezza, ma non produce danni, se non quello dello spreco. No, non è così, perché quella macchina ferma, che consuma tanti soldi, produce anche tanti tanti danni, alla cultura, alla morale, alla dignità dell’intero corpo sociale. La corruzione, che sempre più dilaga in questo paese Italia, è anche e, forse, soprattutto conseguenza dell’inarrestabile processo di decadimento della scuola, della scuola secondaria superiore in primo luogo.

La corruzione nel mondo professionale, nel mondo imprenditoriale, nel mondo giudiziario, nel mondo burocratico, nel mondo militare e della sicurezza è, sì, conseguenza di soggettive ed individuali deviazioni dai valori etici fondamentali, ma è anche e soprattutto conseguenza della mancata educazione ai valori morali e civili, che si acquisiscono nell’adolescenza nei banchi di scuola, e della mancata acquisizione di adeguata cultura e professionalità, cui, nella competizione della vita, si cerca alla fine di sopperire con mezzi illeciti e non ortodossi.

Se un medico, un ingegnere, un imprenditore è consapevole di possedere le capacità e le competenze che gli fanno meritare, senza aggiunte e senza ingerenze, un incarico o un riconoscimento, non ricorre a sistemi oscuri ed illeciti; egli difende i propri diritti fino a denunziare quanti illecitamente li contrastano, fino a svolgere, insieme alla sua professione, anche una più generale funzione morale e civile.

Così la scuola, che pur dovrebbe essere strumento per affermare uguaglianza sociale, è essa stessa causa di maggiori disuguaglianze.

Secondo l’OCSE- Pisa, che ha esaminato i dati della stagione 2014-2015, "più di 150 punti separano la valutazione media del 25 per cento più bravo dal punteggio raggiunto dal 25 per cento più svantaggiato".  La metà degli studenti meno abbienti frequenta il 25 per cento delle scuole più svantaggiate del Paese. "Solo il 6 per cento viene iscritto negli istituti prestigiosi.  L'OCSE lo chiama livello di segregazione".   "La percentuale di studenti svantaggiati, che dichiara di sentirsi nel suo ambiente a scuola, è diminuita, tra il 2003 e il 2015, dall'85 per cento al 64 per cento".

Capitolo 2/I

-LA BUONA SCUOLA -

SOLO UN ACCANIMENTO TERAPEUTICO SENZA DIAGNOSI

Tutti coloro che sono incapaci di

imparare, si sono messi ad insegnare

Oscar Wilde

Che la cosiddetta riforma della buona scuola sia stato un fallimento, tanto che non solo non ha cambiato in meglio la scuola italiana ma l’ha addirittura peggiorata mi sembra che sia un dato ormai largamente condiviso sia dagli operatori scolastici sia dalla più generale opinione pubblica. Lo stesso Presidente del Consiglio dei Ministri, che ne fu promotore e sostenitore, la ha annoverata tra gli errori del suo Governo.

A questo punto si potrebbe dire: evviva la sincerità. Potrebbe addirittura significare che, stante buona fede ed onestà intellettuale dei nostri governanti, prima o poi ci sarà un’altra riforma che, finalmente, farà uscire la scuola italiana, soprattutto superiore, dalla crisi e la farà assurgere ai più alti livelli della cultura mondiale.

Eppure, sono convinto che, fino a quando un’analisi, vera e severa, della scuola italiana continuerà ad essere carente, se non addirittura assente, così come lo è stato per tutte le riforme, che, tutt’altro che poche, pur si sono succedute negli  ultimi decenni, qualsiasi riforma sarà priva di effetti migliorativi; anzi peggiorerà sempre di più, proprio come avvenuto con la "buona scuola".

E ciò me lo fa temere non solo il contesto istituzionale, organizzativo ed amministrativo della vigente "buona scuola", ma anche lo stesso contesto politico-culturale che ad esso si oppone, tanto è carente di analisi e concreta conoscenza del mondo scolastico italiano.

La "buona scuola" ha sostanzialmente richiamato, sin nell’oggetto e nelle finalità, quanto già nel 1999 venne previsto dal Decreto del Presidente della repubblica n.275, giustamente all’epoca definito come decreto sull’autonomia scolastica. A mio parere l’attuale legge della buona  scuola  provvede, ora, a meglio precisare di quella riforma, in sostanza, soprattutto  alcuni specifici percorsi formativi ed organizzativi.

Quella riforma del 1999, però, è stata in tutti gli anni successivi, gattopardescamente, tradita, boicottata e violata proprio da chi, per dovere politico ed istituzionale, avrebbe dovuto attuarla. Basta chiedersi, ora, come e perché sia avvenuto tutto ciò, per capire che, per la scuola italiana, non bastava né basta affermare, finanche con una legge del Parlamento, dei pur giusti obiettivi e principi per poterli attuare.

Se chi ha elaborato la buona scuola avesse cercato di capire cause, moventi, interessi e responsabili del già consumato delitto rispetto alla riforma del 1999, non avrebbe sottoposto la scuola italiana ad un ulteriore inutile stress, che, proprio come avviene per un malato terminale quando gli si somministrano cure sbagliate, ha finito per ulteriormente indebolirla. Anzi forse è il caso di riconoscere alla "buona scuola" proprio il merito di avere ulteriormente dimostrato, ancora meglio e di più, se ancora ce ne fosse stato bisogno, che è possibile costruire in Italia una scuola vera e moderna soltanto se si smantellano radicalmente vecchi, inutili ed illegittimi apparati di potere e di privilegi, che non si sono mai chiesto che cosa dovevano fare per la scuola, come pur era loro unico ed esclusivo dovere, ma che sono stati mossi soltanto da ciò che la scuola poteva fare per loro.

Capitolo 3/I

DALL’OCSE-PISA I DATI DI UN DISASTRO

Se gravi ed inquietanti, perciò, sono i dati PISA-OCSE, ancor di più lo sono i commenti e le prese di posizione che ne sono seguiti, sia da parte dei vari responsabili istituzionali, sia da parte del mondo mediatico ed intellettuale, che cerca di soffermarsi più sui distinguo dei commenti che sulla gravità dei dati.

Che la scuola italiana fosse, da tempo, caratterizzata da una grave crisi di credibilità e di fiducia è non solo largamente avvertito e condiviso da gran parte della società, ma anche misurato e confermato da varie indagini di enti pubblici e privati, tra le quali soprattutto quelle effettuate dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) con vari programmi PISA (Programme for International Student Assessment) . Queste indagini mirano a valutare soprattutto la capacità di adolescenti scolarizzati di utilizzare conoscenze ed abilità, apprese anche e soprattutto a scuola, per affrontare problemi e compiti analoghi a quelli che si possono incontrare nella vita reale. Tali indagini, periodicamente effettuate e pubblicate dal 2000 ad oggi, costantemente confermano  che le prestazioni e le competenze degli studenti italiani nella lettura, nelle scienze e nella matematica raggiungono sempre un punteggio medio costantemente al di sotto della media internazionale, tanto da collocare la scuola italiana  al di sotto di nazioni, che, come Hong Kong, la Corea del Sud, la Finlandia, la Germania ed i Paesi Bassi, occupano i primi posti della classifica, ed anche al di sotto di varie altre nazioni quali l’ Estonia, la Nuova Zelanda, la Polonia. Per le competenze matematiche, ad esempio, rilevate da un’indagine effettuata tra gli anni che vanno dal 2000 al 2010, l’Italia occupava il 31° posto su 40 paesi esaminati, presentando un 18,7% di studenti che si collocavano al livello 1 (quello più basso) ed un 13,2% che non raggiungevano neanche questo livello 1, ossia che non riuscivano a rispondere neanche ai più semplici quesiti dell’indagine. Addirittura, dalla ricerca emergeva che il 50,9% degli studenti italiani non sarebbe in grado di capire neppure il minimo di un brano di lettura che gli venisse sottoposto. 

Il Ministro dell’Istruzione dell’epoca, richiamando quei dati, così dichiarava  il 10 giugno 2008 nella commissione cultura della Camera dei Deputati: Nelle comparazioni internazionali i nostri studenti risultano tra i più impreparati d’Europa. Le indagini OCSE-PISA, che misurano le competenze in ambito matematico e scientifico, la capacità di lettura e di soluzione dei problemi da parte dei quindicenni, collocano l’Italia ai livelli più bassi della classifica… Negli ultimi sei anni siamo scivolati ancora più in basso.

Poiché da quando ho iniziato a scrivere queste note, agli inizi del secondo decennio del 2.000, è passato del tempo, ho la possibilità, ora, prima di cercare di passare alle stampe questo libro, di verificare se quel quadro catastrofico che allora si presentava agli osservatori specializzati, ha subito delle modifiche; soprattutto per

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