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Chiesa e salute mentale 2: Futuro e benessere della mente

Chiesa e salute mentale 2: Futuro e benessere della mente

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Chiesa e salute mentale 2: Futuro e benessere della mente

Lunghezza:
204 pagine
2 ore
Pubblicato:
3 feb 2020
ISBN:
9788899515201
Formato:
Libro

Descrizione

L’interrogativo su “cosa si debba fare per essere felici” accomuna la più profonda domanda esistenziale rivolta a Gesù, il Maestro, riportata nel Vangelo di Marco 10,17, e il preambolo della Dichiarazione d’indipendenza degli USA. È una domanda che l’uomo pone a se stesso, alla propria comunità sociale, pone al proprio Paese, ma soprattutto, quando si è alla ricerca della verità su se stessi, pone a Dio. E ciò accade in qualsiasi condizione di salute ci si venga a trovare. La ricerca, medico-clinica ed accademica, accompagna, integra, propone riflessioni e percorsi di approfondimento per andare incontro all’uomo ferito di oggi. Un uomo, una umanità, che nei Paesi occidentali può aver raggiunto un maggior benessere economico, maggiori tutele sociali, ma che torna a porsi una delle domande fondamentali della vita: “voglio essere felice”.
Dall’Introduzione 
Pubblicato:
3 feb 2020
ISBN:
9788899515201
Formato:
Libro


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Anteprima del libro

Chiesa e salute mentale 2 - Ufficio Nazionale per la pastorale della salute

direzione@grupporomani.org

Presentazione

Don Massimo Angelelli

Prosegue, con questo secondo volume, il lavoro di studio, approfondimento e ricerca nel campo della salute mentale, a cura del Tavolo sulla salute mentale promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana.

La metodologia seguita in questo lavoro ha previsto lo sviluppo di una ricerca sotto i diversi profili della natura, delle implicazioni, dei risvolti pratici del tema della felicità. Tema quanto mai vasto sotto il profilo filosofico, della fede cristiana, della ricerca medica. La felicità possibile, negata, cercata, realizzata.

L’interrogativo su cosa si debba fare per essere felici accomuna la più profonda domanda esistenziale rivolta a Gesù, il Maestro, riportata nel Vangelo di Marco 10,17, e il preambolo della Dichiarazione d’indipendenza degli USA. È una domanda che l’uomo pone a se stesso, alla propria comunità sociale, pone al proprio Paese, ma soprattutto, quando si è alla ricerca della verità su se stessi, pone a Dio. E ciò accade in qualsiasi condizione di salute ci si venga a trovare.

La ricerca, medico-clinica ed accademica, accompagna, integra, propone riflessioni e percorsi di approfondimento per andare incontro all’uomo ferito di oggi. Un uomo, una umanità, che nei Paesi occidentali può aver raggiunto un maggior benessere economico, maggiori tutele sociali, ma che torna a porsi una delle domande fondamentali della vita: voglio essere felice.

Da questo percorso di ricerca il volume sviluppa diverse tappe: dapprima le ricerche fondamentali, passando poi attraverso la declinazione del tema tra benessere, gioia e speranza, ed a seguire gli approfondimenti in aree diverse del vivere quotidiano, in modo da rilevare le diverse situazioni, oggettive e soggettive, con le quali ciascuno è chiamato a confrontarsi.

Anche la scelta di affiancare in un dialogo due esperti, o un esperto ed un testimone qualificato, di aprire spazi di confronto e discussione, nasce da un rilievo fondamentale: la felicità – come approfondiscono le ricerche che pubblichiamo – non è mai individuale ma è sempre in qualche modo relazionale, la felicità è essa stessa sinfonica. La proficua collaborazione tra dimensione scientifico-clinica e dimensione spirituale-pastorale accresce tutte le figure degli operatori, per un servizio sempre più qualificato alla persona destinataria delle nostre cure. Tutti gli Autori sono concordi nell’indicare e nel promuovere che la felicità è frutto di un cammino personale.

Il volume trova quindi la sua collocazione sia negli ambiti della ricerca medica ed universitaria, per i contributi di rilievo che propone e gli esiti di alcune ricerche che trovano anche qui spazio di espressione, sia nell’ambito dell’azione pastorale della Chiesa in Italia, quella pastorale ordinaria con i giovani, le famiglie, la scuola, il mondo del lavoro, i mezzi di comunicazione e i social media, oltre che quella più attenta al mondo della salute e delle strutture sanitarie.

Ringrazio innanzitutto i Membri del Tavolo sulla salute mentale per la collaborazione, nel pensare, realizzare, diffondere questo lavoro e questa sensibilità a tutto tondo; ringrazio poi gli Autori che si sono resi disponibili per la ricerca e lo studio, arrivando ad un volume che realizza un secondo passaggio scientifico di quel percorso di attenzione che la Chiesa Italiana ha deciso di dedicare, esplicitamente e con forte rilievo, ai vari temi della salute mentale in Italia. È un cammino iniziato da lungo tempo con alcuni specialisti e che intende proseguire per accompagnare e offrire risposte all’uomo d’oggi, sempre più teso in un crescente disagio, rilevato dai più recenti dati epidemiologici italiani ed internazionali.

Se c’è un ambito che rischia di generare nuove, ampie, aree per la cultura dello scarto è proprio quello della salute mentale. Di fronte al crescere del disagio mentale, facciamo quanto mai nostra la parola di Papa Francesco che invita la Chiesa ad essere Ospedale da campo. Ritengo che chi opera in tale ospedale debba avere una qualificazione elevata, anche grazie a questi studi che pubblichiamo e che appartengono all’imprescindibile bagaglio di strumenti formativi adeguati.

Messaggio di saluto introduttivo

Cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia - Città della Pieve

Carissimo don Massimo Angelelli,

ho ricevuto con vero piacere l’invito per il convegno La Chiesa italiana e la salute mentale 2: Futuro e benessere della mente.

Purtroppo non mi è possibile essere presente per un concomitante impegno. Vorrei comunque, con l’occasione, condividere un pensiero con voi.

Le vostre riflessioni si inseriscono nel cammino svolto con il Tavolo sulla salute mentale costituito presso la CEI. È il secondo incontro dopo quello del 2017 in cui avete riflettuto su Cultura del provvisorio, scarti e nuovi poveri: il disagio psichico al tempo della tecnoliquidità.

Poter riflettere in forma positiva sul Futuro e il benessere della mente, impone di alzare lo sguardo verso un orizzonte di speranza. Troppe volte la malattia mentale ha segnato spazi di segregazione, in cui il malato veniva allontanato o nascosto per paura dello stigma sociale, generando quella cultura dello scarto dalla quale siamo spesso messi in guardia da Papa Francesco:

Se c’è un settore in cui la cultura dello scarto fa vedere con evidenza le sue dolorose conseguenze è proprio quello sanitario. Quando la persona malata non viene messa al centro e considerata nella sua dignità, si ingenerano atteggiamenti che possono portare addirittura a speculare sulle disgrazie altrui. E questo è molto grave! Occorre essere vigilanti, soprattutto quando i pazienti sono anziani con una salute fortemente compromessa, se sono affetti da patologie gravi e onerose per la loro cura o sono particolarmente difficili, come i malati psichiatrici. Il modello aziendale in ambito sanitario, se adottato in modo indiscriminato, invece di ottimizzare le risorse disponibili rischia di produrre scarti umani. Ottimizzare le risorse significa utilizzarle in modo etico e solidale e non penalizzare i più fragili. (10.02.2017)

Ringrazio gli organizzatori e i prestigiosi relatori. Auspico che questa giornata di studio possa generare speranza in un futuro migliore. Con gli auguri di ogni bene.

Perugia, 23 novembre 2018

Messaggio di saluto ai partecipanti

On. Giulia Grillo, Ministro della salute, al Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana

Eccellenza,

desidero ringraziarLa per il gradito invito a partecipare al Convegno Nazionale Chiesa italiana e salute mentale 2. Futuro e benessere della mente, che si terrà il prossimo 24 novembre.

Sarei stata lieta di poter intervenire; purtroppo, non mi sarà possibile.

Mi preme, attraverso questo messaggio, farLe giungere il mio apprezzamento per aver organizzato una così importante iniziativa su un tema che, tra l’altro, mi sta particolarmente a cuore.

La salute mentale rappresenta uno dei fattori principali che concorrono alla determinazione della salute e del benessere generale della popolazione, secondo una convinzione che, ormai, è sempre più largamente condivisa.

Per questo motivo, il nostro Paese ha sempre mostrato un’attenzione altissima verso questa problematica.

La salute mentale rappresenta, infatti, un capitolo importante del nostro sistema sanitario. Tuttavia, credo sia necessario fare di più perché, come ci segnala l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sarà la vera emergenza del futuro.

Non è possibile, quindi, lasciare il peso di questa responsabilità solamente ai servizi psichiatrici e ai loro operatori. È necessario coordinare gli sforzi a livello istituzionale e sociale per offrire appropriatezza, tempestività ed equità nell’accesso alle cure e per assicurare una risposta completa ed umanizzata.

E questo, in un settore delicato come la salute mentale, significa garantire la dignità e, soprattutto, la presa in carico globale del paziente, evitando l’isolamento dello stesso e la sensazione di abbandono che da questo scaturisce.

Ogni paziente deve essere interpretato nella sua unicità, complessità e soggettività.

I ricoveri, i farmaci e le psicoterapie non bastano da sole per ottenere quell’integrazione sociale senza la quale non può esistere guarigione o comunque un miglioramento delle condizioni di vita del paziente.

Per questo ritengo sia necessario un cambiamento culturale per accettare la malattia mentale come possibilità esistenziale delle persone, apprezzando la diversità che rende unico ogni individuo.

Credo che la giornata odierna sia un passo significativo in questa direzione.

Auguro, pertanto, il pieno successo dell’iniziativa e colgo l’occasione per inviare un cordiale saluto a tutti gli intervenuti.

Roma, 23 novembre 2018

La ricerca della felicità

Prendersi cura

Fede, speranza, felicità

Mons. Francesco Savino

«Chi non si ricorda del bene, non spera»

Goethe

Il tema che mi viene proposto costituisce oggi una sfida complessa per la pedagogia cristiana, soprattutto nella prospettiva di salvaguardare il benessere futuro della mente dell’essere umano. Viviamo ormai l’era della civiltà della tecnica in cui sempre più si vanno imponendo alla nostra attenzione i problemi posti dalla scienza-tecnica; basti ricordare il grande ruolo che sta assumendo la stessa intelligenza artificiale a cui l’uomo sta delegando compiti mentali sempre più complessi.

Il trittico fede, speranza, felicità rappresenta un’opportunità alla nostra riflessione di credenti per affrontare le nuove sfide che la cultura in cui viviamo ci pone, senza paraocchi, cogliendone il potenziale vitale che il cristianesimo deve ancora esprimere nella comprensione del mondo.

L’uomo contemporaneo si trova ad affrontare una grave crisi di senso che porta ad una svalutazione di ogni incontro, di ogni parola, di ogni relazione, di ogni istante della propria vita. Sente che tutto gli sfugge di mano e soprattutto gli sfugge di mano il suo esserci. Si affaccia un inquietante interrogativo: potrà mai essere felice l’essere umano durante la sua vita?

La domanda sulla felicità quindi è quella che lo accompagna per quasi tutto l’arco della propria esistenza. Tale domanda rimane pressoché senza una risposta convincente; lo testimonia l’affermarsi sempre maggiore di logiche consumistiche, in cui la felicità è un prodotto di consumo a tempo limitato.

Può la fede intercettare questo bisogno di felicità che sta alla base dell’esistenza umana?

Per rispondere a tale domanda ci viene incontro la sapienza antica custodita nelle parole.

La parola felice (da cui deriva felicità) è da ricondursi alla radice sanscrita bhu- (poi trasformatasi in foe- o in fe-) da cui il greco ϕύω (fyo) = produco, faccio cose, genero (da cui hanno origine i termini fecondo e feto) ed infine il latino foelix o felix cioè fecondo, fertile, ed in senso più lato, soddisfatto, appagato.

Il termine felice condivide con la parola fede, la radice fe- che indica proprio la capacità di generare, la fecondità.

Forzando un po’ potremmo dire che la fede ha dentro di sé l’idea di felicità.

Una fede che non rende felici è una fede sterile, una fede che non appaga, è una fede che crea disperazione più che generare speranza.

Questa fecondità della fede può essere coltivata in quella dimensione dell’uomo concreto che chiamiamo interiorità.

La tendenza culturale che registriamo come maggioritaria oggi ci induce a pensare che coltivare questa dimensione dell’essere uomo sia una inutile perdita di tempo; siamo pressappoco quasi tutti esteriorizzati, dispersi nei mille rivoli del mondo in cui si disperde la nostra energia vitale.

Ma la grande tradizione cristiana ci insegna che l’interiorità è la sorgente della vita spirituale di cui la vita psichica è un riflesso.

Curare la propria interiorità significa prendersi cura della propria mente!

Per mente intendiamo qui il permanere dell’equilibrio tra interiorità ed esteriorità. Nell’uomo contemporaneo la mente si ritrova senza un centro di equilibro!

Essa è nella condizione di essere destabilizzata dalle tante forze mondane che l’attraggono in più direzioni, a volte anche contrapposte.

È urgente quindi considerare la salute mentale come un bene da custodire, sia individualmente che comunitariamente; questo impegno deve essere portato avanti sia dalle istituzioni laiche che da quelle ecclesiastiche.

Anzi è la Chiesa stessa che, come custode della fede, custodisce «la più grande riserva di salute mentale mai apparsa sulla faccia della terra»1.

La fede cristiana, e il suo fondarsi sulla croce di Cristo nel presentarsi al mondo, entra in contatto con tutto questo attraverso la categoria di follia: «La croce di Cristo è stoltezza, follia per il mondo».

Ma come possiamo definire più analiticamente la categoria di follia?

La follia è quella condizione culturale, mentale e anche organica in cui la logica che ne governa i processi è contraddittoria: è una logica che contemporaneamente afferma ciò che nega! In questo modo la logica dice della realtà esattamente ciò che essa non è!

La fede invece rappresenta lo sguardo di Dio sul mondo, il quale vede il mondo per quello che è; lo sguardo di Dio sul mondo non è contraddittorio. In questo senso Dio mostra la sua misericordia verso il mondo.

La fede quindi è l’unica possibilità

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