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In-giustizia è fatta
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E-book312 pagine4 ore

In-giustizia è fatta

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Info su questo ebook

"La legge è uguali per tutti!". Con questo slogan, il libro-denuncia "IN-GIUSTIZIA E' FATTA" affronta, attraverso una drammatica, dolorosa vicenda personale, un argomento cruciale: la giustizia. Protagonista della storia un giovane italiano, da molti anni volontario in Guatemala, che a un certo punto della sua esperienza si trova, suo malgrado, coinvolto in un inquietante caso giudiziario. Un diabolico complotto finalizzato a interessi politici, crea l'alibi per avviare un procedimento penale. Il processo farsa, costruito sulle basi di un sistema di corruzione nelle alte sfere della magistratura- collusa con una spregiudicata fondazione umanitaria- lo condanna a subire, pur innocente, anni di carcere. Un esempio di come la legge, garante dell'ordine e della giustizia, a volte può trasformarsi in spietato strumento di potere e di persecuzione.
LinguaItaliano
Data di uscita30 gen 2020
ISBN9788831657655
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    Anteprima del libro

    In-giustizia è fatta - Emiliana Colombo

    libro.

    INTRODUZIONE

    Oggi, 2 aprile 2015 mi accingo a scrivere questa storia.

    Ho riflettuto a lungo sul senso della sua divulgazione ma finalmente ho deciso di farlo per un motivo molto semplice: la vicenda è talmente grottesca che merita di essere condivisa, soprattutto con le persone che conoscono bene il suo protagonista e sono in apprensione per lui a causa della grande ingiustizia di cui è vittima.

    Per una maggiore chiarezza ho ritenuto utile portare a conoscenza del lettore anche gli avvenimenti che hanno segnato il percorso di Samuele in questa sua lunga avventura, dal lontano inizio fino al recente, sconcertante, imprevedibile epilogo.

    Fanno da sfondo al racconto aneddoti di carattere turistico, inseriti per rendere la lettura il più possibile gradevole malgrado la drammaticità dell’argomento.

    PRIMA PARTE

    1

    . UNA STRANA TELEFONATA

    Non ricordo esattamente il giorno, ma sicuramente eravamo all’inizio dell’estate 2012.

    Come di solito sono in casa a svolgere le mansioni domestiche. Roberto, mio marito pensionato, è fuori per faccende e Giorgio, mio figlio 24enne, al lavoro come sempre.

    Sono le 3 del pomeriggio. 

    Mentre il ronzio dell’aspirapolvere riempie il silenzio della casa, i miei pensieri spaziano un po’ ovunque finché uno -più prepotente degli altri- si impone alla mia attenzione.

    Cosa starà facendo mio figlio Samuele in questo momento? Là sono le 7 del mattino, di sicuro avrà già fatto colazione e iniziato a lavorare. Sono molto mattinieri in Guatemala, inoltre alla missione ci sono sempre tante cose da fare e il tempo non basta mai.

    Non lo sento da oltre due mesi. È abituato a non rispondere ai messaggi del cellulare e nemmeno a telefonare a casa con frequenza. Lui è fatto così. Il detto nessuna nuova, buona nuova è il suo motto preferito e noi, dopo tanti anni, abbiamo imparato a condividerlo.

    Chiamalo adesso, lo saluti e senti come va mi suggerisce l’istinto.

    D’accordo, ci siamo visti appena 3 mesi fa e abbiamo trascorso 20 giorni di vacanza insieme: io, Roberto e mia sorella Lidia, un po’ aiutando nell’hogar e un po’ facendo i turisti. Siamo stati bene e ci siamo divertiti. Quando l’abbiamo lasciato tutto era a posto.

    Ciò nonostante la vocina dentro di me insiste chiamalo.

    Mi arrendo, spengo l’aspirapolvere e compongo il numero del suo cellulare.

    Minuti restanti 8 avverte la segreteria telefonica.

    La tessera prepagata è quasi esaurita, ma il tempo per salutare Samuele mi basta.

    Haló? risponde la voce all’altro capo del filo.

    Ciao Samu come stai? Non ti sentiamo da un po’.

    Ciao mami, qui tutto bene, c’è solo un piccolo problema, ma si risolverà presto. Si tratta sicuramente di un grosso equivoco.

    Perché?  cos’è successo?

    Con apparente noncuranza mi racconta l’accaduto, e la mia sorpresa iniziale si trasforma in crescente apprensione. Scatta l’allarme.

    Normale istinto materno?  Sesto senso?

    Senza dubbio. Ma non solo.

    Conosco abbastanza bene il Guatemala: Paese tanto affascinante quanto insidioso.

    Perché non ci hai avvisato subito? gli chiedo risentita.

    Ho aspettato a parlarvene per non spaventarvi, tanto non dovrebbe essere una cosa grave minimizza.

    I minuti sono finiti e il clic della linea che cade interrompe la conversazione.

    Non ci posso credere! Che storia è mai questa? mi chiedo in preda allo sconcerto.

    Mentre riaggancio, la mia mente è già alla ricerca di una possibile soluzione, anche se in questo momento mi riesce difficile ragionare con lucidità.

    Lo richiamo col telefono fisso.

    Scappa Samuele, subito. Vai all’aeroporto e imbarcati sul primo aereo per l’estero intanto che sei ancora libero e in possesso del passaporto. E’ pericoloso stare lì!

    Non posso farlo, mamma, se mi fermano peggioro la mia situazione. Il tentativo di fuga verrebbe interpretato come un’ammissione di colpa e i reati diventerebbero due risponde.

    Perché non controdenunci questa donna per diffamazione e menzogne?

    Ci ho pensato, ma secondo il mio avvocato è troppo tardi. La Procura ha già aperto un’inchiesta e avviato le indagini. Ormai sono indagato.

    Hai chiamato l’ambasciata italiana?

    Sì, però non so cosa stiano facendo di preciso. Mi hanno solo consigliato uno studio legale di loro fiducia, ma non mi sembra il caso di cambiare difensore adesso, vediamo prima come vanno le cose.

    Hai bisogno di aiuto? Vuoi che venga giù qualcuno?

    Per il momento no, mami. L’avvocato dice di stare calmo e avere pazienza che tutto verrà chiarito. E’ solo un bluff, un castello di sabbia. Non preoccupatevi. Mi farò sentire io appena ci sono novità.

    Dove sei adesso?

    Dagli Emiliani a Mixco, i preti mi hanno dato ospitalità.

    Mi raccomando, tienici informati, non lasciarci sulle spine.

    Come si fa a far finta di niente dopo una telefonata del genere?

    Col trascorrere delle ore, l’ansia si fa sempre più opprimente.

    Guardo l’orologio: sono quasi le 7

    Ma che fine hanno fatto Roberto e Giorgio?

    Sto preparando la cena quando, poco dopo, li vedo arrivare insieme.

    Finalmente, era ora li accolgo infastidita dal ritardo.

    Cosa c’è? chiedono vedendomi agitata.

    Ho chiamato Samuele per salutarlo. Rispondo.

    Eh?!

    E’ successa una cosa grave, incredibile

    Cosa??

    Una donna l’ha accusato di violenza sessuale sulla figlia di 7anni. Ha sporto denuncia contro di lui alla procura di Antigua. Dopo i primi accertamenti del P.M, il giudice ha emesso un mandato di arresto e la polizia l’ha rinchiuso nella cella del tribunale in stato di fermo. Hermano Victor, avvisato da Sr.Imelda, gli ha messo immediatamente a disposizione un avvocato di sua conoscenza, certa Claudia P. Bisognava pagare subito la cauzione per evitare il trasferimento nel carcere di Chimaltenango. E’ stato rilasciato il giorno stesso dopo il versamento della cauzione. E’ comunque inquisito.

    Sono allibiti.

    Ma ora dov’è, cosa fa?

    "E’ in libertà condizionata almeno fino a quando le indagini disposte dal procuratore non chiariranno la vicenda. E’ stato allontanato dalla missione di S. Lucas col divieto assoluto di rimetterci piede. Per il momento non gli hanno ritirato il passaporto, ma non può lasciare il Guatemala e ogni 2 settimane deve presentarsi al distretto di polizia di Antigua a firmare. Ora è ospite dei padri Somaschi a Mixco. Lo stanno aiutando Hermano Victor e un certo sig. Gonzalo -suo collaboratore- che si è preso a cuore il caso.

    Dice di stare tranquilli che si farà vivo lui appena avrà altre notizie".

    Cosa possiamo fare noi da qui?

    Adesso niente, la Procura sta investigando, bisogna solo aspettare.

    Osservo l’espressione incredula dei loro volti tramutarsi in sgomento.

    Cala il silenzio. Nessuno sa cosa dire.

    Mi arrabbio quando mio marito dice Ma sarà vera questa accusa?

    Il dubbio si insinua nella sua mente e l’urgenza della verità lo induce alla telefonata chiarificatrice.

    Ma cosa dici pà, sono tuo figlio, mi conosci, pensi che sia capace di fare una cosa simile? E’ tutta una macchinazione della signora Alicia M.

    Avevo bisogno di sentirtelo dire. Ma chi è questa signora Alicia, la conosci?

    Sì la conosco di vista, ma non ci ho mai parlato.

    Chi è?

    E’ la mamma di Sofia, una alunna interna del collegio. Dopo la scuola, la bambina viene affidata alla custodia delle suore, nell’hogar, fino a quando lei viene a prenderla.

    E perché mai ti sta facendo questo?

    Non lo so, non ne ho idea, forse mira ai soldi. In ogni caso il giudice mi ha proibito di avvicinarla e quindi non saprò mai cos’ha in mente.

    Questa storia non mi piace.

    Non penso ad altro mentre apparecchio per la cena.

    Cosa si può fare a 10000 km. di distanza?

    A chi chiedere aiuto?

    Alla congregazione delle suore Somasche? Al vescovo? All’Ambasciata Italiana? Alla Farnesina?

    Solo di una cosa sono sicura: bisogna assolutamente intervenire - e subito - per fermare questa donna e il suo piano diabolico, qualunque esso sia.

    Se è solo una questione di soldi, basta offrirle ciò che vuole, purché ritiri immediatamente la denuncia.

    Forse si può fare.

    L’evolversi dei fatti renderà purtroppo impossibile questa semplicistica ed illusoria soluzione.

    Intanto vedo chiaramente il pericolo incombere sul mio ragazzo, nonostante le sue rassicurazioni.

    Davanti alla minaccia concreta, il mio istinto si allerta. Non posso ignorarlo, non mi tradisce mai.

    Immagino Samuele in un carcere duro in Guatemala per lunghi anni, perché questa è la sorte che lo aspetta se le cose dovessero mettersi male.

    La realtà di questo paese centroamericano è difficile. Per gli stranieri e i turisti andare in giro da soli, specie al buio, è pericoloso: rapine, estorsioni, violenze e uccisioni anche per pochi soldi sono frequenti. La malavita e la delinquenza comune dilagano di pari passo con la povertà e il degrado. Il Guatemala inoltre è un importante crocevia per il traffico di droga proveniente dal Sudamerica e quindi più soggetto a fenomeni diffusi di criminalità organizzata.

    Il governo, guidato da un presidente ex-militare, tenta di combattere tutto questo con il pugno di ferro. La polizia è ovunque e la gente ha paura.

    A cena e per tutto il resto della serata l’atmosfera è pesante, carica di interrogativi.

    Discutiamo a lungo senza concludere niente. Il problema è serio, ma purtroppo non sappiamo cosa fare; totalmente spiazzati da questa improvvisa emergenza che mette in pericolo Samuele e minaccia la nostra tranquilla routine familiare.

    Andiamo a letto avviliti sperando che la notte porti consiglio.

    Sapevo per certo che non avrei chiuso occhio nonostante la pillolina.

    Inquieta, mi rigiro continuamente nel letto, mentre al mio fianco Roberto russa beato suscitando la mia irritazione e aumentando il mio nervosismo.

    Ma com’è possibile dormire così tranquillamente dopo quello che è successo? penso non senza un po’ di invidia.

    Accendo la luce e provo a leggere. L’effetto rilassante della lettura di solito funziona, ma non questa volta: proprio non riesco a concentrarmi. E’ inutile, il sospirato sonno non arriva, tanto vale rassegnarsi e lasciar scorrere pazientemente nei ricordi le lunghe ore di una notte insonne.

    2

    . L’ORIGINE DELLA STORIA

    Un giorno d’autunno del 1998, mio figlio Giorgio, 9 anni, torna a casa da scuola con un volantino che dice:

    Cercasi famiglie volonterose disponibili per adozioni a distanza.

    La campagna è promossa dalle Missionarie Somasche di S. Gerolamo Emiliani di Lecco (ONLUS) e riguarda progetti di aiuto ai bambini di alcuni Stati del Centro America.

    La troviamo una buona cosa quindi accogliamo l’invito.

    L’iniziativa prevede il sostegno per l’istruzione scolastica a partire dalla scuola materna fino al termine della scuola dell’obbligo.

    Ci viene affidata Consuelo Emperatriz, una bambina salvadoregna di 2 anni.

    La nostra referente è Madre Ceferina, superiora della Missione Somasca alla Costa del Sol in Salv