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Progetto "RIM" (Ruota Idraulica Marina): Parte Prima - Un'invenzione che potrebbe liberare il mondo dalla schiavitù del petrolio.

Progetto "RIM" (Ruota Idraulica Marina): Parte Prima - Un'invenzione che potrebbe liberare il mondo dalla schiavitù del petrolio.

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Progetto "RIM" (Ruota Idraulica Marina): Parte Prima - Un'invenzione che potrebbe liberare il mondo dalla schiavitù del petrolio.

Lunghezza:
130 pagine
1 ora
Pubblicato:
7 gen 2020
ISBN:
9788835364054
Formato:
Libro

Descrizione

Nell’antichità l’invenzione della ruota idraulica ha liberato l’uomo dalla fatica delle braccia in molti àmbiti dell’attività umana. Poi la ruota venne convertita in turbine che trasformano la forza dell’acqua in energia elettrica. Oggi tutto ciò lo si può ottenere grazie a massicci investimenti nell’estrazione del petrolio e gas naturali… Ma a quale prezzo per l’ambiente?
Ancora nessuno lo sa, ma ai problemi energetici attuali si può benissimo ovviare riportando in auge la “nostra” vecchia ruota idraulica. In che modo?
Mediante un procedimento che ha davvero dell’incredibile! Incredibile non tanto per la sua estrema semplicità, quanto per il fatto che nessuno vi abbia mai pensato…
E che nessuno vi ha mai pensato lo dimostrano le sperimentazioni di quei complicati marchingegni che in ogni parte del mondo si stanno effettuando nella speranza di estrarre energia dal moto delle onde quando invece la soluzione vera è sempre stata a portata di mano!
La soluzione consiste in una ruota idraulica che sfrutta in modo molto semplice il sali-scendi delle onde con l'attuazione della legge di Archimede da un lato e della legge di gravità dall’altro.
Tuttavia, per la suddetta idea non è stato chiesto alcun brevetto. Questa scelta è dovuta ad alcune valide ragioni che sono esposte nell’ebook. Pertanto il progetto è a disposizione di chiunque voglia realizzarlo.
Pubblicato:
7 gen 2020
ISBN:
9788835364054
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Progetto "RIM" (Ruota Idraulica Marina) - Francesco Costarella

SITOGRAFIA

Capitolo 1 – UNA FORMIDABILE FONTE ENERGETICA SINORA TRASCURATA.

Amico lettore, quante volte hai osservato l'acqua del mare andare instancabilmente su e giù sui bagnasciuga e pensato a chissà quanta energia si potrebbe ricavare se s'inventasse qualcosa per sfruttarla? Considerando che il 75% della superficie terrestre è ricoperta dall'acqua degli oceani, immagino che pure tu avrai pensato che l'energia ricavabile dalle onde marine (ma anche lacustri) potrebbe sopperire totalmente al fabbisogno di elettricità non solo dell'Italia, ma del mondo intero!

Eppure quell'energia è stata finora trascurata: per quale motivo?

1 – La potenzialità energetica delle onde.

Sì, è vero: da qualche tempo ne sentiamo sempre più spesso parlare. Tuttavia sono pochissime quelle occasioni in cui constatiamo che l'energia delle onde sia annoverata tra le altre molto più blasonate (energia del sole, del vento, geotermica, ecc.) nonostante che queste siano ben poca cosa rispetto a quella di cui stiamo parlando!

Un ente inglese (il Marine Foresight Panel ) in un suo rapporto, qualche tempo fa scrisse al proprio governo: " Si stima che se meno dello 0,1% dell’energia rinnovabile disponibile dagli oceani si potesse convertire in energia elettrica, si sarebbe in grado di soddisfare oltre cinque volte l’attuale richiesta energetica a livello mondiale".

E allora io mi domando (e lo domando pure a te): se la millesima parte del potenziale energetico ottenibile dal moto ondoso sarebbe in grado di soddisfare per ben cinque volte il fabbisogno dell' intera popolazione mondiale, perché si registra tutto questo ritardo nei suoi confronti?

2 – I vantaggi dell'energia delle onde.

Non solo, ma se si mettono a confronto l’energia del moto ondoso con le altre rinnovabili più di moda (l’eolico e il solare ad esempio), non si constatano forse i seguenti ulteriori vantaggi?:

Maggiore concentrazione energetica. Quella delle onde è infatti cinque volte superiore dell'energia del vento e circa 20 volte superiore a quella del sole.

Prevedibilità e costanza. Sebbene sia caratterizzato da una certa intermittenza, il moto ondoso è sicuramente molto più prevedibile e costante rispetto al vento e all’irraggiamento solare.

Accessibilità. Le onde giungono sin sulle nostre spiagge nonostante che siano state generate (dal vento) centinaia e persino migliaia di chilometri lontano... Ciò significa che la loro energia può essere facilmente raccolta lungo i litorali dei Paesi bagnati dal mare.

Allora io mi domando ancora: se ci offrono tutti questi vantaggi, perché le onde marine sono state finora trascurate? Evidentemente q ualche motivo dovrà pur esserci...

3 – Un approccio sbagliato.

Il motivo infatti c'é. C'è perché l'approccio a questa fantastica opportunità che la Natura ci offre a piene mani è sbagliato. Ed è sbagliato per almeno quattro motivi.

Il primo: la macchinosità. La maggior parte dei dispositivi che convertono l'energia delle onde (normalmente denominati WEC = Wave Energy Converter) sono concepiti per trasformare in rotatorio il moto alternato delle onde. E i brevetti a questo riguardo si sprecano. Basti pensare che nel mondo se ne contano oltre 1.500. Ciò significa che ci si sbizzarrisce nell'inventare soluzioni che, come vedremo più avanti, sono ben lungi dal risolvere il problema in modo semplice e soprattutto efficace.

Il secondo: i costi elevati. Oltre al costo di produzione bisogna aggiungere quello d'impianto e, soprattutto, della manutenzione. Se si trattasse di macchinari installati a terra, si potrebbe, diciamo così, chiudere un occhio. Ma in ambiente marino tutto diventa molto problematico e dispendioso. Insomma: il gioco non vale la candela (prova ne sia che praticamente nessuno dei progetti che attualmente sono in fase di sperimentazione è passato a quella dell'industrializzazione).

Il terzo: l'impatto ambientale. Nonostante che le onde possiedano una densità energetica di gran lunga superiore a quella del vento (5 volte) e del sole (20 volte), ciò non vuol dire che bastino pochi impianti per soddisfare la sete di energia di un determinato territorio. I litorali dovranno essere praticamente disseminati da tali impianti se si vuole veramente risolvere il problema energetico! Ciò significa che la gran parte dei modelli proposti (più avanti ne vedremo alcuni) sono i meno indicati per assolvere a tale compito. Occorre, insomma, qualcosa che sia poco ingombrante e soprattutto... non dia troppo nell'occhio.Il quarto: perché solo le onde alte? Questo è un altro aspetto che, soprattutto in un Paese come l'Italia, non dev'essere assolutamente sottovalutato. La gran parte dei progetti attualmente in sperimentazione sono infatti concepiti per lo sfruttamento delle onde di una certa importanza. Tuttavia molti mari (come il Mediterraneo) sono quasi sempre calmi e solo in pochissime zone (es. quelle a ovest della Sardegna) sono generalmente mossi o agitati (fig. 1).

Ciò significherebbe, forse, che le altre zone (quelle con mare generalmente calmo) non dovrebbero essere prese in considerazione? Che bisogna insomma rinunciare all' immensa risorsa che le onde ci offrono nonostante siano di piccola portata? La risposta è no.

4 – Migliaia di centrali idroelettriche costiere.

La risposta è no per un motivo molto semplice: come vedremo più avanti, la soluzione al problema c'è. E c'è soprattutto per un Paese come l'Italia che, disponendo di uno sviluppo costiero di ben quasi ottomila chilometri, potrebbe realizzare alcune migliaia di centrali idroelettriche lungo i litorali!

Centrali idroelettriche... in riva al mare?

Proprio così! Ma prima di spiegarti di cosa si tratta, andiamo a dare un'occhiata ad alcuni progetti che si stanno sperimentando in varie parti del mondo. Perché ci si faccia un'idea degli sforzi che si stanno compiendo al fine di trovare una soluzione sullo sfruttamento del moto ondoso, ci basterà osservare quest'immagine che ho tratto dal website 1 ( fig. 2 ): ciò che salta subito agli occhi è la grande varietà dei progetti.

Tuttavia nessuno di questi, a quanto ci è dato sapere, sembra essere entrato nella fase dell'industrializzazione vera e propria (e quindi della diffusione su larga scala). Ciò significa che i problemi da risolvere sono ancora tanti.

5 – Progetto Pelamis.

Di tecnologia scozzese, lo si sta sperimentando sulle coste atlantiche del Portogallo ( fig. 3a ).

Il principio di base è piuttosto semplice. Esso consiste in una sequenza di grossi cilindri galleggianti (i cosiddetti serpentoni marini) che, collegati insieme da snodi meccanici, seguono l’alzarsi e l’abbassarsi delle onde. In tal modo

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