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Consapevolezza e non attaccamento: la via per sfiorare il cielo
Consapevolezza e non attaccamento: la via per sfiorare il cielo
Consapevolezza e non attaccamento: la via per sfiorare il cielo
E-book117 pagine1 ora

Consapevolezza e non attaccamento: la via per sfiorare il cielo

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Info su questo ebook

Lo strumento capace di conferire profondità e significato alla tua vita è la CONSAPEVOLEZZA. Se c'è consapevolezza, non occorre sforzarsi, fare sacrifici, rinunce, poiché le cose naturalmente vengono meno, senza dover far nulla: "Inizi a rinunciare alle tue assurdità, al tuo pattume. Rinunci alle tue relazioni prive di significato. Rinunci a lavori che non appagano il tuo essere. Rinunci a luoghi in cui non ti è possibile alcuna crescita" (Osho). In realtà, tutto questo non è "rinuncia", ma CONSAPEVOLEZZA, comprensione di ciò che è veramente importante.

Non serve lottare, provare e riprovare, fare qualcosa in più, semmai in meno, poiché la strada della consapevolezza ci alleggerisce, ci libera da pesi e fardelli: è un percorso diverso, in grado di guidarci verso una visione più illuminante della vita, verso quel qualcosa che fino a ora ci era sfuggito e che potrebbe cambiare la nostra esistenza profondamente, senza lotta, senza sforzo, senza peso.

Permetti allora che la consapevolezza cresca nella tua vita e diventi una pratica costante; lascia che ti prenda per mano e ti conduca là dove avevi sempre desiderato essere: a casa, in quella dimensione interiore che è in costante connessione con l'Infinito.
LinguaItaliano
Data di uscita14 gen 2020
ISBN9788827867402
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    Anteprima del libro

    Consapevolezza e non attaccamento - Bianca Rifici

    creatura".

    Introduzione

    Nell’uomo c’è la spiccata tendenza ad attaccarsi a tutto: pensieri, opinioni, convinzioni, abitudini, situazioni, cose e persone. Amiamo e difendiamo i nostri attaccamenti a tal punto che ci riesce difficile metterli da parte, rinunciarvi. Ecco perché non ti viene chiesto di rinunciare, ma semplicemente di crescere in consapevolezza, poiché la consapevolezza è luce che trasmuta, muta in altra forma, in altra natura.

    Non biasimarti, quindi, se in te c’è qualche forma di attaccamento che ti preoccupa. Accetta semplicemente la sfida di acquisire consapevolezza, e questa, come in un processo alchemico, sarà in grado di trasformare i tuoi attaccamenti in emozioni di grado superiore consentendoti di godere ciò che ami in misura più piena e appagante.

    La consapevolezza aggiunge valore e gioia alla tua esistenza; non crea conflitto, non richiede lotta o sforzo, ma attenzione: Se sei attento, afferma Osho, molte cose semplicemente cadono; non è necessario che tu le faccia cadere, non occorre lottare contro i tuoi demoni interiori, basta semplicemente osservarli con consapevolezza perché essi svaniscano.

    Continui a fare tentativi su tentativi, prendi infinite decisioni e fai innumerevoli giuramenti, ma non accade mai nulla. Tu rimani lo stesso, assolutamente identico a quello che eri quando sei nato, in te non si è verificato il più piccolo cambiamento; non che tu non ci abbia provato, hai fatto infiniti tentativi. Hai continuato a provare, e riprovare, e hai fallito, perché non è una questione di sforzo. Fare ulteriori sforzi non ti sarà di alcun aiuto. Si tratta di essere attenti, non di compiere sforzi.

    Osho

    Non serve lottare, provare e riprovare, fare qualcosa in più, semmai in meno, poiché la strada della consapevolezza ci alleggerisce, ci libera da pesi e fardelli: è un percorso diverso, in grado di guidarci verso una visione più illuminante della vita, verso quel qualcosa che fino a ora ci era sfuggito e che potrebbe cambiare la nostra esistenza profondamente, senza lotta, senza sforzo, senza peso.

    Molti di noi sono così impegnati nella vita di tutti i giorni, che il solo pensiero di fare una cosa in più, sia anche per migliorare la nostra vita, risulta troppo faticoso. La buona notizia è che la pratica della consapevolezza non implica fare qualcosa in più, ma casomai qualcosa in meno, significa semplicemente prendere visione con lucidità di quello che già facciamo per farlo meglio e in maniera più libera e creativa. Emozioni, sentimenti, intelligenza emotiva, vissuto personale, zone d’ombra, tutto è coinvolto nel nostro viaggio di consapevolezza verso una vita migliore.

    Carlo Tetsugen Serra

    Permetti allora che la consapevolezza cresca nella tua vita e diventi una pratica costante; lascia che ti prenda per mano e ti conduca là dove avevi sempre desiderato essere: a casa, in quella dimensione interiore che è in costante connessione con l’Infinito.

    Il concetto di consapevolezza nei testi sacri

    Quando si parla di consapevolezza e non attaccamento si pensa subito alla filosofia buddista, ma anche un’altra fonte autorevole, le Sacre Scritture, ne fa ampio riferimento. Gesù disse: Conoscerete la verità e la verità vi renderà liberi (Giovanni 8:32), e San Paolo aggiunge: Dove c’è lo spirito di Dio, lì c’è libertà! (1 Corinti 3:17).

    Conoscere la verità significa acquisire quella consapevolezza che ci permette di rivestire la nuova personalità che è stata creata secondo la volontà di Dio (Efesini 4:24) e in cui alberga la scintilla del divino; significa smettere di farci modellare da questo sistema di cose ed essere trasformati rinnovando la nostra mente (Romani 12:2).

    Sì, il sistema di cose in cui viviamo ci modella e ci trasforma: veniamo influenzati non solo dall’ambiente in cui viviamo, ma anche dall’educazione e dall’istruzione che riceviamo a scuola e in famiglia, da usi, costumi e tradizioni della nostra cultura e della nostra società.

    Crescendo ci viene insegnato a considerare giuste o accettabili alcune cose, sbagliate o inaccettabili altre. E non di rado, insegnamenti, credenze e convinzioni scaturiscono da mappe di pensiero soggettive. Siamo stati abituati ad adeguarci come automi al sistema di cose di questo mondo e a comportarci secondo le inclinazioni dei pensieri di una mente imperfetta.

    Ecco una bella definizione della persona che si è svegliata: una persona che non marcia più al ritmo dei tamburi della società, una persona che danza seguendo la musica che sgorga dentro di lei.

    Anthony De Mello

    Quando San Paolo parla di mente, allude non solamente alla capacità intellettiva, ma anche a convinzioni, percezioni, intenzioni, pensieri consapevoli e inconsapevoli. Quindi, la trasformazione, cui fa riferimento quando dice siate trasformati rinnovando la vostra mente, si riferisce non a un cambiamento esteriore, ma a un cambiamento costante e progressivo dell’essenza interiore: per essere plasmati sul piano spirituale, occorre andare oltre la superficie e scendere in profondità.

    Ma ora, o Dio, tu sei nostro Padre. Noi siamo l’argilla e tu sei il nostro Vasaio; siamo tutti opera delle tue mani.

    Isaia 64:8

    Nel processo di lavorazione dell’argilla, l’acqua viene utilizzata non solo per purificare e liberare l’argilla da impurità e da altre sostanze, ma anche per conferirle quella consistenza e quella plasticità necessarie alla realizzazione di qualsiasi tipo di manufatto, anche il più delicato. Così è la consapevolezza: purifica, elimina le sostanze estranee alla nostra vera natura e ci conferisce quella consistenza e quella plasticità necessarie per fare di noi ciò che eravamo inizialmente: creature a immagine e somiglianza di Dio, vasi per un uso onorevole.

    Guardarsi allo specchio

    La consapevolezza è la legge perfetta che appartiene alla libertà interiore (Giacomo 1:25), penetra fino alla divisione dell’anima e dello spirito (Ebrei 4.12) e riflette, come in uno specchio, la nostra immagine interiore, al di là di ogni finzione e di ogni apparenza.

    Se qualcuno ascolta la parola e non la mette in pratica è come un uomo che guarda la sua faccia in uno specchio. Si guarda, se ne va e dimentica subito che tipo di persona è. Ma chi esamina attentamente la legge perfetta che appartiene alla libertà e persevera in essa non è uno che ascolta e dimentica, ma uno che mette in pratica; questa persona sarà felice in quello che fa.

    Giacomo 1:23-25

    A cosa serve guardarsi allo specchio se ignoriamo ciò che vediamo e passiamo oltre? Occorre fare nostro l’atteggiamento mentale del salmista Davide che in preghiera chiese: Scrutami, o Dio, e conosci il mio cuore. Esaminami, e conosci i miei inquietanti pensieri, e vedi se c’è in me qualche via dolorosa, e guidami nella via del tempo indefinito (Salmo 139:23,24).

    Davide chiese a Dio di essere esaminato, scrutato al fine di individuare inquietanti pensieri o una qualche via dolorosa. E noi? Siamo pronti a esaminarci onestamente e accendere dentro la fiamma della consapevolezza?

    Se in noi c’è consapevolezza non può esserci oscurità, né ombra del peccato, e molte cose semplicemente cadono senza sforzo, senza lotta. È la consapevolezza che ci rende virtuosi ed è l’inconsapevolezza che ci rende peccatori: Con la consapevolezza certe cose non sono possibili. E questa è la mia definizione di peccato: nella consapevolezza certe cose, come i peccati, non sono possibili, mentre altre lo sono e costituiscono le virtù (Osho).

    Ricchezza senza attaccamento

    Nelle Sacre Scritture vengono riportate molte esperienze di vita riguardanti la mancanza di consapevolezza e le conseguenze dell’attaccamento a ricchezza, denaro e beni materiali. Non è raro, infatti, che l’attaccamento induca a cadere nel laccio dell’avidità, dell’ingiustizia, dell’ansia e della sofferenza, non perché ricchezza e denaro siano di per sé un disvalore rispetto a rinuncia

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