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Sulla Guerra Civile Romana: Dal Rubicone a Munda

Sulla Guerra Civile Romana: Dal Rubicone a Munda

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Sulla Guerra Civile Romana: Dal Rubicone a Munda

Lunghezza:
541 pagine
7 ore
Pubblicato:
24 dic 2019
ISBN:
9788835349815
Formato:
Libro

Descrizione

Sulla Guerra Civile Romana - Gaio Giulio Cesare - (1.2 / 2020)
Il libro contiene i testi tradotti in italiano dei quattro episodi relativi alla guerra civile tra Cesare e i pompeiani, ovvero, il De Bello Civili, il Bellum Alexandrino, l'Africo e l'Ispanico.
La vicenda storica è molto interessante dal punto di vista militare e politico, anche se solo il primo, ovvero il Civili è attribuito a Cesare, mentre gli altri sono stati redatti da suoi ufficiali più o meno noti.
La lettura in successione di tutti e quattro i capitoli della guerra è indispensabile per la comprensione di tutta la vicenda, conoscere le vicende dei vari personaggi coinvolti con motivazione e contraddizioni oltre alle giustificazioni portate da Cesare per giustificarsi.
Un altro motivo per leggere tutta la guerra civile l'abbiamo trovato guardando molti documentari televisivi in cui vengono omessi molti episodi della guerra civile come l'assedio di Confino, quello di Marsiglia, la battaglia di Ilerda, l'assedio presso Durazzo, la guerra Alessandrina e nel Ponto, Ruspina, Utica, Tapso e la difficile guerra in Spagna che si conclude con la battaglia di Munda; tutte queste vicende sono parte integrante della lunga guerra civile che non si può liqudare con il solo episodio di Farsalo. Dopo aver letto questo libro vi accorgerete di quanto siano approssimativi molti dei documentari di area anglosassone rispetto alla vicenda di Cesare, del resto, come ci insegna la storia, non bisogna mai dimenticarsi di chiedersi chi ci racconta la vicenda, nel caso del nostro libro, quando non è lo stesso Cesare, si tratta comunque di suoi fedeli sostenitori.
Buona lettura.
Pubblicato:
24 dic 2019
ISBN:
9788835349815
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Sulla Guerra Civile Romana - Gaio Giulio Cesare

Gaio Giulio Cesare

SULLA GUERRA CIVILE ROMANA

Dal Rubicone a Munda

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Indice dei contenuti

Contenuto del libroContenuto del libro

La Guerra Civile Romana

Autori

Cos'è la guerra civile romana tra Cesare e Pompeo

Sulla Guerra Civile

Libro Primo

Libro Secondo

Libro Terzo

Sulla Guerra Alessandrina

Sulla Guerra in Africa

Sulla guerra in Spagna

Note

Personaggi

Città

Luoghi

Regioni geografiche

Popoli

Politica

Guerra e Battaglie

Contenuto del libroContenuto del libro

Il libro contiene il testo in italiano del De Bello Civili scritto da Gaio Giulio Cesare e dei tre capitoli successivi, ovvero; l'Alessandrino, l'Africo e l'Ispanico.

Solo il civile e opera attribuita direttamente a Cesare, l'Alessandrino e l'Africo sono generalmente attribuiti ad Aulo Irzio e Gao Oppio, mentre l'Ispanico non è attribuibile anche perché scritto in latino volgare. La lettura di tutte le quattro fasi della guerra civile è sicuramente un'esperienza conoscitiva importante della vicenda cesariana anche se per una comprensione a tutto tondo è necessario rivolgersi a testi più recenti e hoanche se per una comprensione a tutto tondo è necessario rivolgersi a testi più recenti e onnicomprensivi di tutte le molte sfaccettature, ma già leggendo I suoi scritti o quelli dei suoi collaboratori si possono notare alcune caratteristiche ed anche i mutamenti me l'agire di Cesare oltre ad alcune peculiarità della società romana.

La Guerra Civile Romana

Dal Rubicone a Munda

Gaio Giulio Cesare

Testo in italiano

Edizione italiana

eBook

Foro latino

Volume 9

GBL Grande Biblioteca Latina

Sito web: www.grandebibliotecalatina.com

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Libro ottimizzato per non vedenti e ipovedenti

Autori

GAIO GIULIO CESARE

Nasce il 12 agosto del 101 a.C. o forse il 13 agosto del 100 a.C. a Roma; ebbe quattro mogli: Cossuzia, dall'86 all’84; Cornelia, dall'83 al 68, dalla quale ebbe una figlia, Giulia; Pompea Silla, dal 68 al 62 e Calpurnia dal 59 al 44. Gli si attribuiscono molte amanti tra cui una famosissima, Cleopatra, da cui ebbe un figlio noto come Cesarione.

Morì nelle famose Idi di Marzo, ovvero il 15 marzo del 44 a.C., durante una riunione del Senato che per motivi logistici era convocata presso il Teatro al Foro di Pompeo, un punto oggi quasi ignorato nei Fori Romani.

Il cognome Cesare, a seconda degli studiosi, ha tre possibili origini: la prima ci racconta di un antenato che uccise un elefante in battaglia, che in latino è denominato con una parola simile; un'altra opzione è quella che Cesare nacque da un parto cesareo, resosi necessario dalla morte della madre; l'ultima ipotesi è quella che il capostipite della famiglia nacque con capelli lunghi e occhi celesti molto vivaci. Tutte queste ipotesi sul nome sono interessanti e suggestive; la cosa certa è che poi questo nome fu fortunato ed è a tutt'oggi un nome proprio diffuso sia come cognome che come primo nome. Ovviamente non bisogna dimenticare la propaganda cesariana che potrebbe aver alimentato queste molte suggestive origini della famiglia, così come il vanto di discendere da Iulio e dalla stessa Venere.

Il padre di Gaio Giulio Cesare portava lo stesso nome e pare abbia rivestito la Pretura nel 92 a.C.. I Cesare, pur essendo aristocratici, non godevano di molte sostanze e questo fu inizialmente d'ostacolo alla carriera politica del futuro Giulio Cesare. Sembra che il padre avesse anche due fratelli, Sesto Giulio Cesare che fu Console nel 91 a.C., ed una sorella, Giulia, che nel 110 sposò Gaio Mario, quello famoso per la riforma militare che sconfisse Cimbri e Teutoni, leader dei Populares ma che però attirò sulla famiglia l'inimicizia dei senatori più ricchi, detti Optimates e del Dittatore Lucio Cornelio Silla.

La madre era Aurelia Cotta; apparteneva ad una famiglia molto importante della nobiltà romana che diede a Roma molti consoli.

Cesare ebbe anche due sorelle: Giulia Maggiore che sembra abbia avuto due figli menzionati nel suo testamento; Giulia Minore, che andò in sposa a Marco Azio Balbo con il quale ebbe due figlie, Azia Minore e quell’Azia Maggiore madre di Ottaviano.

La famiglia di Cesare viveva in quel quartiere turbolento noto col nome di Suburra. Li fu educato da un grammatico originario della Gallia, tale Antonio Gnifone. In quegli anni Roma era travagliata dalla guerra civile tra Optimates e Populares, quest'ultimi capeggiati dallo zio Gaio Mario, mentre gli aristocratici avevano come capo quel Lucio Cornelio Silla che diverrà dittatore di Roma.

Nell’86 a.C. morì lo zio Gaio Mario; nell'85 il padre Gaio Giulio Cesare detto il vecchio. Nell'87 Cesare ripudiò Cossuzia per sposare Cornelia Minore, figlia di Lucio Cornelio Cinna. Questa nuova parentela con un importante seguace di Gaio Mario portò al giovane Cesare nuove difficoltà. Silla, dopo aver sconfitto Mitridate VI (sesto), che in quegli anni minacciava le province orientali, rientrò a Roma e nell'82 sconfisse a Porta Collina i seguaci di Gaio Mario. Dopo questa vittoriosa battaglia, il già proclamato dittatore dagli aristocratici senatori si proclamò Dittatore Perpetuo con l'intento di riformare e restaurare la Repubblica Romana, chiaramente da intendersi come oligarchia aristocratica. Pare che Silla abbia meditato seriamente di uccidere Cesare e che, cedendo alle richieste di clemenza delle Vestali e di Caio Antonio Cotta, abbia affermato che Cesare sarebbe stato letale agli Optimates, affermando che in lui v’erano molti Gaio Mario.

Ad ogni modo, Cesare lasciò Roma; prima si diresse in Sabina, poi dopo aver raggiunto la giusta età si arruolò nell'esercito e fu impiegato come Legato in Asia, presso il Pretore Marco Minucio Termo. Fu questi ad ordinargli di recarsi presso la corte di Nicomede IV, sovrano del minuscolo stato della Bitinia. A quella missione appartengono le voci di omosessualità di Cesare; a Roma si disse che il giovane avesse avuto una relazione con quel sovrano. La cosa è riportata da molte fonti ma non v’è certezza: Cesare, pur prolisso nel raccontare se stesso, non l'ha mai confermata. Certo è che durante quel servizio militare Cesare partecipò all'assedio di Mitilene, ove si distinse in battaglia tanto da meritarsi la Corona Civica. Questa onorificenza militare romana, in seguito a una riforma di Silla, garantì a Cesare l'ingresso in Senato.

Nonostante il ritorno a Roma del Pretore Minucio Termo, Cesare restò con incarichi militari in Asia partecipando alle operazioni contro i pirati che infestavano la Cilicia.

Il dittatore di Roma, Lucio Silla, dopo due anni di potere assoluto ristabilì il governo repubblicano, ma Cesare rientrò a Roma solo dopo la morte dello stesso, avvenuta nel 78 a.C.,.

Il ritorno avvenne mentre a Roma era in atto una rivolta capeggiata da Marco Emilio Lepido, bloccata da Gneo Pompeo. Pur affermandosi come esponente dei Populares, evitò di farsi coinvolgere da Lepido e si concentrò invece sulla sua carriera di accusatore nel Foro, naturalmente contro gli Optimates. Anche se perse due importanti cause, pare che le sue oratorie abbiano avuto un notevole effetto, tanto da essere studiate fino al secondo secolo dopo Cristo, aumentando la sua fama nella fazione politica.

Nel 74 decise di lasciare nuovamente Roma diretto a Rodi, isola meta di molti Patrizi Romani che desideravano approfondire la cultura greca. Durante il viaggio fu rapito dai pirati che lo portarono sull'isola di Farmacussa; l’episodio è famosissimo: si racconta che Cesare trattasse i suoi carcerieri come subalterni, comunque mandò i propri compagni a trovare i soldi per pagare il riscatto. Durante questi 38 giorni di prigionia compose poesie, ma una volta liberato si recò a Mileto ove raccolse una flotta e uomini, tornò dai suoi carcerieri, li catturò e poi, disubbidendo agli ordini, li strangolò prima di crocifiggerli così come aveva promesso di fare; nel contempo restituì i soldi offertigli per pagare il suo riscatto.

Nel 73 partecipò alla guerra contro Mitridate VI (6), in questo periodo fu eletto nel consiglio dei pontefici a Roma.

Tornato a Roma, nel 72 fu eletto Tribuno Militare per l'anno seguente e con un notevole risultato elettorale, infatti risultò il più votato. In questo periodo si adoperò per fare approvare la legge che permetteva il rientro in patria di coloro che avevano partecipato alla sommossa di Marco Emilio Lepido. I diritti della plebe o dei Populares furono ristabiliti solo nel 70 durante il consolato di Gneo Pompeo e Marco Licinio Crasso. Quest'ultimo aveva stretti rapporti con Cesare e pur essendo ricco, si avvaleva delle capacità del giovane nuovo leader della plebe. Pompeo invece aveva ottenuto gloria in Spagna sconfiggendo Quinto Sertorio e si proponeva come nuovo talento militare.

Nel contempo i due consoli, Pompeo e Crasso, stavano smantellando la costituzione Sillana, creando subbuglio in Roma. Nel 69 Cesare fu eletto Questore; in quell'anno pronunciò il famoso discorso ai Rostri in memoria della zia Giulia e di Cornelia. Per Giulia, il fine oratore si soffermò su Gaio Mario e sulle sue origini familiari; in sostanza, sostenne che la propria famiglia, oltre a discendere dalla gens Julia, era anche imparentata con uno dei re di Roma, il compianto Anco Marzio. Singolare fu l'elogio funebre a Cornelia: non si era mai vista a Roma un’orazione ad una giovane donna morta; questo piacque molto al popolo.

Sempre nel 69, Cesare si recò in Spagna Ulteriore dedicandosi ad attività giudiziarie; lì a Cadice si narra sia avvenuto quel famoso dialogo in cui Cesare si confrontò con Alessandro Magno. Probabilmente il fatto non è reale, o perlomeno non lo è in quei termini, si può immaginare una semplice affermazione del tipo «lui alla mia età governava su gran parte del mondo». In seguito questa banale considerazione fu usata, perché ben si presta, sia per i pro cesariani che per i suoi avversari; ne connotava la smisurata ambizione o la provvidenziale ascesa.

Nel 65 fu eletto Edile; un altro fatto degno di nota di questo periodo sono gli imponenti giochi gladiatori da Cesare offerti al popolo. Questo fatto provocò timore fra gli Optimates che promossero e ottennero una legge che limitava il numero di gladiatori al servizio di un solo uomo.

In questi anni, Cesare fece riposizionare le statue di Gaio Mario e commutò in assassinio le uccisioni delle repressioni sillane.

Altro fatto importante ma macchiato di corruzione è l'elezione a Pontefice del 63, dopo la morte di Quinto Cecilio Metello Pio, di nomina sillana. Con questa elezione, oltre ad indebitarsi fortemente con Crasso, Cesare ottenne anche un notevole prestigio in seguito al quale decise di trasferirsi dalla casa di famiglia nella Suburra ad una più prestigiosa sulla Via Sacra, uno dei tanti passi per avvicinare Gneo Pompeo.

A questo punto vi sono le vicende delle congiure di Catilina; tutta la vicenda è poco chiara, pare che Cesare abbia partecipato alla prima congiura e che abbia avuto un ruolo solo iniziale nella seconda. Qui entra in gioco Marco Tullio Cicerone che, anche senza prove certe, scoprì la prima congiura e abilmente svelò la seconda; inoltre, aiutò Gaio Giulio Cesare a uscirne senza gravi conseguenze. A seguito di questi fatti, il nostro Giulio pronunciò un appassionato discorso in Senato ove chiedeva parziale clemenza per i congiurati, ma qui, un altro personaggio famoso che da questo momento diverrà intransigente nei suoi confronti, riuscirà a fare approvare la condanna a morte dei luogotenenti di Catilina: l’intransigente era Marco Porcio Catone Uticense.

Tutte le vicende riguardanti questa congiura risultano ancor oggi abbastanza oscure ed è difficile capire il ruolo avuto dai vari personaggi, si pensi che nella prima congiura pare vi fossero coinvolti sia Cesare che Crasso e non con ruoli marginali.

Dopo la morte di Cornelia, Cesare sposò Pompea, nipote del dittatore Silla; qui avviene un fatto forse un po' trascurato: Pompea aveva un’amante, Publio Clodio, il quale si introdusse in casa di Cesare travestito da ancella. Scoperta la tresca, Cesare, pur non denunciando pubblicamente Clodio, ripudiò la moglie, era il 62 a.C., si noti che questo fatto fa di Cesare, noto come grande seduttore, anche un marito tradito, fatto sicuramente poco piacevole nella Roma del tempo e soprattutto per un importante esponente politico.

Nel 61 fu eletto Pretore, e poi anche governatore della Spagna Ulteriore ove si distinse nella repressione dei Lusitani. Per questo fu acclamato Imperator e gli venne accordato il trionfo in Roma, a cui però dovette rinunciare per non essere costretto a fermare la sua ascesa politica nelle strutture pubbliche della Repubblica. Qui avviene un secondo scontro con Catone Uticense, Cesare chiese di potersi candidare al Consolato in absentia (in sua assenza), ma l'ostinato Catone riuscì a impedirlo, dimenticandosi così il trionfo nel 60; coi soldi di Crasso si candidò al Consolato per l'anno seguente.

Nel 60 Cesare, con Pompeo e Crasso, stipulò un’alleanza politica che è da intendersi più come un'associazione massonica che come un patto politico. Il loro intento era quello di procurarsi vantaggi a vicenda sfruttando le rispettive cariche, influenze e potere finanziario, esattamente come le massonerie moderne propriamente dette. È infatti solo un caso che oggi molti partiti politici assomigliano ad associazioni di questo tipo; come al solito la Storia gira e rigira, ripropone soluzioni simili alle esigenze degli uomini, e la Democrazia ha una muffa chiamata massoneria.

Questa alleanza fu in seguito chiamata Primo Triumvirato; Crasso apparteneva alla classe degli Equites (Cavalieri Romani, ovvero dotato di cavallo statale): non proprio quella dirigenziale, che coincideva con il ristretto gruppo dei Senatori, ma una più ampia fascia di cittadini abbienti che rivestivano anche cariche amministrative ma che perlopiù erano imprenditori, uomini d’affari ed in sostanza, un importante pezzo della società romana. Pompeo era il generale del momento, aveva sconfitto in oriente Mitridate VI (6), anche se, a dire il vero, per le legioni romane, i soldati di Mitridate non erano certo avversari ostici, in Spagna vi era una situazione ben più impegnativa che darà notevoli problemi a Pompeo. I rapporti tra Crasso e Pompeo non erano cordiali; uno dei motivi era la vicenda degli schiavi capeggiati da Spartaco. Il merito della ostica vittoria fu di Crasso ma gran parte degli elogi andò a Pompeo che tornando dalla Spagna intercettò parte degli schiavi in fuga verso le Alpi. Cesare mediò fra i due, aiutò Pompeo in Senato riguardo alle questioni in oriente e alle terre per i suoi veterani; e Crasso riducendo il canone dovuto dagli Equites e altri vantaggi in Asia. Durante il suo consolato si adoperò per fondare nuove colonie in Italia; difese i diritti dei Provinciali (abitanti delle province); nella distribuzione delle terre ai veterani di Pompeo, ne assicurò una parte anche ai cittadini meno abbienti; favorì le attività degli Equites e obbligò il Senato a redigere in forma scritta le sedute del Senato, cosa che fu molto gradita dal Popolo Romano.

Durante il suo consolato, grazie all'appoggio dei triumviri, ottenne il proconsolato della Gallia Cisalpina e dell’Illirico per cinque anni con le tre legioni li stanziate. Qualche mese dopo, essendo morto il governatore della Gallia Narbonense, gli fu affidato anche quel territorio con la rispettiva legione stanziata.

L'assegnazione a Cesare della Cisalpina e dell’Illirico, con le tre legioni stanziate ad Aquileia, è probabilmente da mettere in correlazione con l'avanzata dei Daci al di qua del Danubio; proprio il timore di un diretto intervento romano indusse il capo Burebista a tornare in Transilvania. Così Cesare, vista sfumare l'azione militare difensiva nei Carpazi, rivolse la sua attenzione alla Gallia Transalpina.

Ovviamente, prima di partire per la Gallia Cesare trovò il modo di neutralizzare i propri nemici politici: Cicerone (amico-nemico) fu costretto ad allontanarsi da Roma, Catone venne mandato pretore a Cipro. Per completare la difesa, Cesare si appellò ad una legge romana che impediva l'istituzione di processi nei confronti di chi, per conto della Repubblica, si trovava fuori dall’Italia, quell’Italia che ai tempi non comprendeva la regione cisalpina.

Altra cosa degna di nota è il codice cifrato cesariano, usato per comunicare coi suoi contatti in Roma, una forma di comunicazione militare che rimarrà in uso per due millenni e che in varie forme è tutt’oggi largamente usato in forme del tutto simili in molti dei nostri apparecchi elettronici.

Così avvenne che gli Elvi, stanziati in una parte dell'odierna Svizzera, essendo pressati da altri popoli germanici ed in difficoltà, si mossero per attraversare la Gallia Narbonense; questo diede a Cesare il pretesto di intervenire. Bloccò loro il passo e dopo essersi rinforzato, li affrontò e li sconfisse; quindi ordinò loro di tornare nelle loro valli da cui erano partiti. Dopo questa vittoria di Cesare, i Galli si adunarono in assemblea per affrontare il problema dell'invasione germanica guidata da Ariovisto; questi da tempo aveva oltrepassato il Reno ed imperversava nel nord. Cesare provò più volte a mediare, anche perché i suoi legionari temevano i guerrieri germani; infine si rassegnò allo scontro, seguito da tutte le sue legioni che, dopo il discorso del loro comandante, non vollero essere da meno della X (decima) legione, che sarà sempre cara a Giulio. I Germani furono duramente battuti e la cavalleria fece strage di coloro che cercavano di scappare oltre il fiume; con questa vittoria Gaio Giulio Cesare stabilì il confine tra Gallia e Germania sul fiume Reno e nel contempo, il suo predominio sulla Gallia.

Dopo la vittoria su Ariovisto, tornò in Gallia Cisalpina ove raccolse le due nuove legioni che aveva dato ordine di reclutare e in primavera tornò in Gallia per poi dirigersi verso la Gallia Belgica; qui sconfisse un primo esercito ed un secondo composto in massima parte da Nervi. Questa seconda battaglia fu difficoltosa perché i Romani furono colti di sorpresa e solo con fortuna ed abilità il nostro generale riuscì a ribaltare la situazione. Dopodiché, Cesare riprese la strada per la Gallia Cisalpina per adempiere ai suoi doveri, quali l’amministrazione della giustizia nelle province assegnategli.

Nel 56 a.C. Cesare dovette affrontare la rivolta a nord ovest sulla costa atlantica; diede così ordine di costruire una flotta sul fiume Loira mentre lui già si dirigeva verso le città dei Galli Veneti, popolo che abitava la costa atlantica della Gallia. Qui espugnò inutilmente alcune città, poi decise di attendere l'arrivo della flotta per contrastare la più potente flotta nemica. Il principale problema era che le navi dei Veneti erano fatte di legno di quercia che resisteva a rostri ed erano spesso molto alte, difficili dfa abbordare ed adatte alla navigazione in Atlantico; la cosa fu risolta brillantemente dai capaci legionari romani che, dopo aver arpionato funi e vele delle navi nemiche, riuscirono a renderle non manovrabili e quindi abbordabili.

Durante quest'operazione sulla costa atlantica Cesare aveva dato ordine a Publio Crasso di esplorare le coste della Britannia, in previsione di una futura operazione in quelle terre.

Nel 55 a.C., due popoli germanici, Usipeti e Tencteri, entrarono nei nuovi territori controllati da Roma; Cesare li raggiunse, ordinando loro di ritornare nei loro territori e poi, in modo poco onorevole, ne imprigionò gli ambasciatori e attaccò di sorpresa i Germani facendone una strage. L'azione, seppur spregevole, venne invece premiata dal Senato di Roma.

Dopo questa azione, il generale romano costruì in tutta fretta un ponte sul fiume Reno che usò per una spedizione di pochi giorni in territorio germanico. Tutti questi fatti sono caratterizzati dalla fretta di concludere queste scocciature per potersi dedicare al suo obiettivo primario: lo sbarco in Britannia.

Così nell'estate dello stesso anno, in ritardo rispetto ai suoi piani, sbarcò nei pressi di Dover in Inghilterra ove già lo attendevano i Britanni. Lo scontro fu molto duro ma gli invasori ne uscirono vittoriosi; dopo le prime promesse di sottomissione, in seguito ad alcune tempeste che danneggiarono notevolmente la flotta romana, questi tornarono a ribellarsi, vi fu un secondo duro scontro ma anche questa volta i Britanni risultarono sconfitti e promisero di assoggettarsi. Era però ormai già tardi e Cesare fu costretto a tornare in Gallia. Molte tribù britanniche rifiutarono di inviargli ostaggi; ovviamente Cesare già meditava una seconda spedizione l'anno seguente al fine di sottomettere l'intera regione oltre la Manica, ma ormai dalla Gallia giungevano voci di rivolta.

Così nel 54, con molte navi e cinque legioni tornò in Britannia, sbarcò senza difficoltà e affrontò i Britanni guidati da Cassivellauno, li sconfisse per ben due volte e poi, velocissimo, invase i territori oltre il fiume Tamigi, patria del leader britannico, sconfiggendolo nuovamente e costringendo lo stesso Cassivellauno a sottomettersi. Quindi Cesare, costretto a tornare in Gallia da notizie di ribellioni, strinse numerosi accordi di clientela, una tipica forma di protettorato Romano che lasciava una apparente libertà ai popoli ma li portava a gravitare in modo sostanziale nell'orbita romana e lentamente a romanizzarsi.

Tornato dalla Britannia, Cesare divise le sue forze in molti accampamenti allo scopo di presidiare il territorio; Ambiorige, capo degli Eburoni, scelse uno di questi campi e lo annientò. Il capo gallo, ringalluzzito dalla vittoria, continuò con la sua azione contro un altro campo che però riuscì a resistere fino all'arrivo dei rinforzi. I Galli si ritirarono in zone a loro fedeli; nel contempo anche il luogotenente di Cesare, Tito Labieno, subì un attacco da altri Galli ma riuscì a sconfiggerli, finanche ad inseguirli e a finirli. Questo spinse lo stesso Cesare ad agire; durante quest'azione molte nazioni galliche cambiarono bandiera e si schierarono dalla parte del Romano, così Cesare potè affrontare i ribelli e vendicare le 15 coorti massacrate.

Prima di portare a termine questa operazione, il proconsole trovò anche il tempo di costruire un secondo ponte sul fiume Reno, quindi riattraversò il fiume e girovagò un po' in terra germanica, poi tornò in Gallia ma non distrusse il ponte: si limitò a troncarne la parte finale, lasciando il resto a monito della potenza dell'esercito a lui sottoposto.

Nel 52 avvenne poi la vicenda più famosa della guerra gallica, da una iniziale ribellione dei Carnuti, appoggiata poi dagli Averni capeggiati da Vercingetorige, si sviluppò una grande coalizione di popoli gallici. Cesare marciò con le sue 10 legioni prima contro Avarico, che espugnò in un mese e dove massacrò l'intera popolazione, che pare essere stata di 40.000 abitanti, poi marciò su Gergovia dove si era rifugiato il capo gallico Vercingetorige. Qui l'assedio di Cesare non ebbe successo, anzi i legionari subirono una significativa seppur limitata sconfitta. Da qui lo scontro si spostò ad Alesia ove la rivolta ebbe il suo epilogo; Vercingetorige sì asserragliò in quella che riteneva essere una posizione inespugnabile, Cesare lo rinchiuse con un vallo e poi, intimorito da voci di un imponente esercito di soccorso, costruì un secondo vallo per difendersi da attacchi esterni. Fu così che i 50.000 Romani si trovarono ad assediare 60.000 Galli in Alesia e furono a loro volta assediati da 240.000 Galli venuti in loro soccorso.

Si deve specificare che spesso questi numeri esorbitanti di guerrieri Galli non erano però supportati da armi adeguate, mentre i 50.000 legionari erano armati di tutto punto, e soprattutto erano un esercito professionista.

Dopo aver vinto brillantemente la battaglia di Alesia e aver fatto prigioniero Vercingetorige che si consegnò a lui, Cesare poté dirsi padrone della Gallia; l’anno seguente si adoperò per riconciliarsi con le tribù che aveva combattuto e nel 49 a.C. le legioni romane poterono tornare in Italia, mentre la Repubblica Romana acquisiva una nuova provincia con un immenso territorio.

La vittoria in Gallia, invece di produrre consenso in Senato per Cesare, generò contrasti con gli Optimates ancor più grandi. Il problema fondamentale era che Cesare, essendo esponente dei Populares, era inviso ai Senatori di rango aristocratico, la sua vittoria e gli enormi benefici portati alla Repubblica ne facevano il più importante esponente politico di Roma. Questo naturalmente poteva mettere gli Optimates in grossa difficoltà nelle elezioni nelle cariche pubbliche e nella promulgazione delle leggi; questi quindi lo osteggiarono, cercando in tutti i modi di stringerlo in un angolo, lo obbligarono ad una scelta: abbandonare le sue legioni oppure restare un anno senza incarichi politici per celebrare il suo trionfo, cosa che come si è detto l’avrebbe esposto a seri pericoli di accuse da cui difficilmente avrebbe potuto districarsi per tornare a svolgere un importante ruolo politico, l’ultima alternativa era disobbedire e divenire nemico del Senato Romano e dello Stato. Posto di fronte a queste due eventualità, Cesare scelse lo scontro, passò il confine italico con una legione in armi, cosa che equivaleva ad una dichiarazione di guerra contro la Repubblica; il Senato degli Optimates si affidò a Pompeo per difendere quelli che loro dicevano essere i diritti della Repubblica.

In sostanza, gli Optimates forzarono la mano a Cesare obbligandolo a quel gesto che avrà conseguenze irreparabili per gli anni a seguire. Le coorti di Cesare, avanzando verso Roma non incontrarono grossi problemi; anzi, molte città sì consegnarono sconfessando i senatori ormai definibili Pompeiani, solo a Corfinio avvennero alcune operazioni di una certa importanza, così Pompeo fu costretto a ritirarsi verso Capua, poi a Brindisi inseguito dalle coorti di Cesare che dopo una breve sosta a Roma, ove promulgò alcune leggi che gli permisero di continuare la guerra e restaurare i diritti dei Tribuni della Plebe e quelle prerogative espropriate dai Consoli di nomina pompeiana. Lo raggiunse solo per vederlo salpare per l’altra sponda adriatica dopo qualche giorno in cui tentò prima un ulteriore mediazione, poi un audace assedio. I pompeiani, timorosi, evitarono nuovamente lo scontro e si ritirarono nell’Epiro ed in generale nelle province orientali da cui richiesero tutti i rinforzi disponibili.

Non potendo inseguire l’avversario per la mancanza di navi da guerra e da trasporto scelse di tornare a Roma, d’inviare Gaio Scribonio Curione in Sicilia e poi in Africa, lui invece con le sue legioni in Spagna per affrontare Lucio Afranio e Marco Petreio ma sulla strada dovette porre l’assedio a Marsiglia lasciandovi Decimo Giunio Bruto a condurlo per recarsi oltre i Pirenei. Li lo attendeva il suo luogotenente Gaio Fabio che già aveva preso contatto con i nemici. Nella piana di Ilerda (Lerida) avviene una dura campagna di posizione resa ancor più difficoltosa dal maltempo. Nonostante le difficoltà Cesare riuscì brillantemente a ribaltare lo svantaggio iniziale obbligando Afranio e Petreio ad abbandonare Ilerda e cercare rifugio oltre il fiume Ebro ma Cesare riuscì a bloccare loro la strada e a costringerli alla resa.

Tornato a Marsiglia fi costretto a concludere quel duro assedio, i Marsigliesi si arresero ma Lucio Domizio Enobarbo, fautore della scelta di campo dei quella Polis greca in terra gallica, riuscì a sfuggire.

Infine, tornato a Brindisi, Cesare riuscì a passare lo stretto di Otranto con parte delle sue forze prima di essere bloccato dalla flotta pompeiana. Nell’odierna Albania avvennero una serie di spostamenti tattici per poi riuscire a congiungersi con Marco Antonio e i suoi rinforzi, a Durazzo si generò una situazione di stallo in cui nessuna delle due forze poté prevalere sull’altra ma che sul lungo periodo andava a favorire i pompeiani che per altro procurò un illusoria vittoria per Pompeo, i quali potevano ricevere rifornimenti via mare ed anche attendere un contingente di notevole consistenza dall’Asia che stava marciando per congiungersi al grosso dell’esercito. Avvenne così che Cesare dovette sganciarsi e rifugiarsi all’interno ove poteva rifornirsi di cibo anche se in modo limitato, qui fu inseguito da Pompeo, che però continuò a non dar battaglia, confidando nel numero e nello scarso approvvigionamento delle legioni di Cesare. Qui gli ottusi Senatori aristocratici incalzarono il vecchio generale obbligandolo a dar battaglia. A Farsalo Cesare compì uno dei suoi prodigi militari, con una brillante mossa strategica mise fuori uso la cavalleria pompeiana che era di molto superiore a quella cesariana, alla vista della cavalleria in fuga, il numerosissimo esercito pompeiano, intimorito da un possibile accerchiamento sì sbandò e gli esperti veterani di Cesare ne approfittarono per cogliere la vittoria. La conquista dell’accampamento pompeiano ci fa scoprire che quegli aristocratici senatori, che già festeggiavano la vittoria con un sontuoso banchetto, ora vagavano spersi nelle campagne dove furono quasi tutti catturati e spesso anche graziati da Cesare. Pompeo invece riuscì a raggiungere l’Egitto dove sperava di riorganizzarsi, ma purtroppo giunse nel mezzo di una contesa dinastica e la sua testa finì offerta a Cesare che lo incalzava da presso. Qui Cesare compì un atto che molti tendono ad interpretare come mero calcolo politico ma che probabilmente nasconde qualcosa di più sincero; in fondo erano entrambi Romani, di una città che, seppur grande, non lo era poi tanto. Si deve immaginare quella Roma come una odierna città di provincia, Bergamo o Brescia, ma magari anche Benevento o Perugia, e chi vive in simili città capisce bene cosa poteva significare essere entrambi di Roma; così gli esecutori di quello che Cesare considerò un omicidio si resero conto che, anche se nemici, quei Romani restavano Romani della stessa città e vicini di casa.

Ma un’altra vicenda lo attendeva nella capitale d’Egitto, quell’Alessandria fatta edificare da quel re Macedone da lui ammirato. La sorella di Tolomeo XIII (tredicesimo), la bella Cleopatra VII (settima), ai tempi poco più che maggiorenne, si recò da lui a chiedere assistenza nella contesa col fratello. L’intento di Cesare era quello di fare da paciere fra i contendenti ma la giovanissima età di Tolomeo, poco più che un bambino, manipolato dai dignitari di palazzo, portò allo scontro.

Il risultato è un’epica battaglia nel cuore di Alessandria, uno scontro che vide Cesare assediato e in costante difficoltà, ma che come al solito, tra fortuna e abilità, riuscirà a risolvere, creando però grave danno alla cultura perché in quest’operazione andrà in fiamme la Grande Biblioteca di Alessandria. La vicenda si conclude con l’arrivo di rinforzi per Cesare ed una famosa battaglia nel Delta del Nilo.

Risolta a favore di Cleopatra la questione egiziana, Cesare nel 47 a.C. si reca in Asia dove sconfigge Farnace II (secondo) a Zela, quella famosa del «Venni vidi e vinsi», scritta in una lettera ad un amico.

Dopo essere tornato a Roma per adempiere ai doveri amministrativi e rimediare almeno parzialmente ai danni dei due anni di guerra civile. L’anno seguente si recò in Sicilia nella provincia chiamata Africa ove i Pompeiani, guidati dal testardo Catone, si erano pericolosamente riorganizzati e nel 46 a.C. li sconfisse dopo una lunga difficile campagna nella battaglia di Tapso; qui si deve notare il comportamento di un suo fedele luogotenente, quel Tito Labieno che spesso, in Gallia, aveva tolto le castagne dal fuoco al suo generale: pare che in un momento decisivo di una battaglia esitò nell’agire e non affondò il colpo.

A questo punto la lunga guerra civile si sposta in Spagna, dove nuovamente i Pompeiani, o quello che ne rimaneva, si stavano riorganizzando e qui avviene uno degli sconti più difficili della lunga guerra civile, dopo una serie di cruenti episodi si arriva allo scontro decisivo ed anche questa volta Cesare ne esce vittorioso, nella battaglia di Munda, nel marzo del 45 a.C., i suoi veterani squilibrano lo schieramento nemico provocandone la rotta.

La vicenda di queste campagne è nota come Corpus Cesariano (Libri di Cesare), diviso in cinque parti, la prima è il De Bello Gallico, la seconda il De Bello Civili, seguono il Bellum Alexandrino, L’Africo e l’Hispanico, ma solo i primi due sono attribuiti a Cesare, gli altri a suoi ufficiali.

E’ da notare che, per la guerra civile si tratta di cinque lunghi anni e che Cesare verrà assassinato solo pochi mesi dopo.

Nonostante le lunghe campagne, Cesare poté comunque avviare molte riforme: riuscì a riorganizzare molti aspetti della vita pubblica romana, portò il Senato a 900 membri ed estese la cittadinanza alla Gallia Cisalpina; fondò numerose nuove colonie, tra cui anche la nuova Cartagine; snellì l’apparato amministrativo rendendolo più efficiente; rinnovò anche l’esercito, creando una carriera apposita per i centurioni basata sul merito. Anche in architettura ebbe notevoli colpi di genio, il Foro Romano, così come lo conosciamo noi oggi, un rettangolo chiuso su tre parti da portici e su un lato da un tempio, è una sua innovazione che diventerà poi lo standard per tutta l’epoca imperiale e per tutti i Fori che seguirono; rinnovò la Curia, anche se non poté vederla finita; molte delle opere portate a termine da Ottaviano in realtà sono opere progettate da Cesare (tra questi il teatro, uno spazio sul Tevere ove venivano rappresentate battaglie navali, la grande basilica Giulia, un grande anfiteatro al Campo Marzio, il tempio di Marte ed altre ancora, oltre all’ampliamento del Circo Massimo).

Cosa meno nota è la riforma della viabilità romana: fu lui a stabilire che le merci sarebbero state trasportate solo nelle ore notturne per evitare intasamenti durante il giorno. Un altro aspetto fu il censimento della popolazione romana fatta direttamente dai proprietari degli immobili, evitando così che tutti i cittadini di Roma dovessero recarsi in appositi uffici. Il sistema, peraltro molto efficiente, fu mantenuto in essere anche da Augusto. Anche nel conio delle monete Cesare fu innovatore: è da lui che si comincia a imprimere l’effigie dell’Imperatore sulla moneta e sull’altra faccia i simboli del potere, come Venere oppure i trionfi militari.

Anche in politica estera Cesare ebbe un notevole impatto, ma a parte la fondazione di colonie le molte imprese progettate verranno portate a termine dagli imperatori successivi, in primis da Ottaviano e da Traiano. Una cosa che non fu mai realizzata è la grande biblioteca latina e greca che Cesare desiderava costruire in Roma, qualcosa verrà realizzato da Augusto.

Ma il partito averso sconfitto in battaglia era ancor forte in Senato, i molti atti arbitrari fatti da entrambe le parti, i continui cambiamenti istituzionali, le continue liste di proscrizione, le continue eccezioni pretese da questo nuovo genere di uomo politico avevano maturato in alcuni la convinzione che si dovesse agire per restaurare una Repubblica che credevano morente. Fra i cesaricidi vi sono personaggi molto diversi, alcuni deprecabili altri di notevole spessore drammatico; il principale di questi è quel Decimo Giunio Bruto già visto al fianco di Cesare. Lasciamo ad altri il dovere di indagare sui motivi che portarono a quell’atto criminoso e politico, molti di essi erano stati graziati da Cesare e non vi sono certezze che il Dittatore volesse mantenere quella carica a vita, anzi sembra che l’assassinio abbia dato il pretesto finale per l’esautorazione dell’assemblea senatoria che con Augusto prenderà la consuetudine di ratificare decisioni già prese.

Le Idi di Marzo del 44 a.C. sono la data di morte di un uomo straordinario e incompreso da una gran parte dei suoi contemporanei, che continua in vari modi ad affascinare gli appassionati di storia.

Attendiamo ancora che un qualche storico professionista riesca a renderci più chiara l’intera vicenda storica definendo il certo dalla propaganda e permettendo a tutti di comprenderla.

AULO IRZIO

Di lui si sanno parecchie cose perchè ebbe un ruolo più che attivo nel tumultuoso periodo politico dei due triunvirati.

Sappiamo che era un politico di qualche rilievo già prima di assumere il comando di una legione di Cesare in Gallia. Qui si prende l’incarico di completare il De Bello Gallico, l’ottavo e ultimo libro è opera sua. Questo è uno dei motivi che lo accreditano quale stesore dell’intero Corpus Cesariano, ma questo ci pare oggi improbabile, più attendibile è la notizia che lo vuole editore dei testi. Ad ogni modo, sposò la causa di Cesare, fu in Spagna e in Asia Minore ed ecco perché scegliamo di considerarlo come autore dell’Alexandrino, anche se non possiamo ritenerla una verità storica ma solo un’autorevole possibilità.

Sembrerebbe essere stato ad Alessandria, verrà indicato da Cesare come Console e poi, nel 46 a.C. fu Proconsole della Gallia Transalpina. Non sembra essere stato in Africa ne in Spagna ma ciò non esclude la possibilità che vi sia comunque lui dietro l’Africo e l’Hispanico, che potrebbero essere stati inviati a lui come bozze o semplici dispacci militari per permettergli fdi svolgere la sua attività di storico.

Dopo l’assassinio di Cesare si mette in un primo momento al servizio di Marco Antonio ma viene successivamente convinto da Tulio Cicerone ad abbracciare la causa Senatoria. Qui avviene un fatto poco noto ma fatale ad Aulo Irzio, in questa fase politica, Marco Antonio era solo contro tutti gli altri ma forte dell consenso della plebe di Roma. Decimo Bruto si era fortificato in Modena om attesa degli eventi, qui fu raggiunto dal Console Vibio Pansa, dall’altro Console Aulo Irzio e da un giovane ambizioso Ottaviano, legittimo erede del Dittatore morto. Questa breve guerra fu assai cruenta, in una prima confusa battaglia a Forum Gallorum viene gravemente ferito il Consolo Vibio Pansa, ma le legioni inviate da Aulo Irzio in aiuto al collega costringono le stanche forze Antoniane a ripiegare, le perdite furono ingenti per entrambe le parti. Ad ogni modo questa battaglia non cambiò di molto la situazione, Decimo Bruto restava assediato in Modena mentre Aulo Irzio e Ottaviano non riuscivano a portargli soccorso; le ferite riportate dal Console Pansa gli furono fatali, qui avviene un episodio che riguarda Aulo Irzio, perchè la notizia della battaglia di Forum Gallorum arrivo a Roma tramite una lettera dello stesso Irzio, questa fece intendere alla fazione senatoria che la guerra contro Antonio era vinta, Cicerone pronuncia la sua ultima filippica in cui elogia i due Consoli e trascura di menzionare Ottaviano, cosa che con tutta probabilità avrà un suo peso nella nascita del Secondo Triunvirato. Mentre a Roma già festeggiavano, a Modena si preparava una nuova battaglia, Irzio e Ottaviano attaccano il campo di Marco Antonio con un audace piano, il Console Irzio, al Comando di una legione riuscirà a penetrare fino a giungere in prossimità della tenda di Antonio, ma il contrattacco di quest’ultimo provocherà la morte del nostro Irzio, intorno al cadavere del Console si accende una mischia che si risolve con l’intervento di Ottaviano che, se pur costretto a ripiegare, riuscirà a recuperarne il cadavere. Aulo Irzio muore il 21 aprile del 43 a.C ma ad onor di cronaca dobbiamo riferire che alcuni importanti storici Romani ci mettono a conoscenza di voci che imputano ad Ottaviano l’assassinio di Irzio che stava guadagnando notevoli consensi politici a discapito dello stesso scaltro Ottaviano futuro Augusto.

Come si capisce dalla biografia di Aulo Irzio, le guerre tra i Triunviri furono un periodo fluido con molti cambi di fronte e arrivismo politico che costò molti lutti ai Romani, di li a poco nascerà proprio presso Modena il secondo Triunvirato che soffocherà lentamente man cinicamente la Repubblica.

GAIO OPPIO

Di Gaio Oppio non conosciamo l’anno di nascita, quello della morte è il 42 a.C., ebbe una carriera politica e può essere considerato un biografo d’una certa importanza. La carriera militare è consequenziale a quella politica, certa è la sua appartenenza al gruppo degli stretti collaboratori di Cesare. Scrisse una biografia dello stesso Cesare ed è fra quelli che sostengono che Cesarione, il figlio di Cleopatra, non fosse realmente figlio naturale di Cesare.

Dopo la morte del suo

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