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Contro Apione
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E-book242 pagine3 ore

Contro Apione

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Contro Apione (greco: Φλαΐου Ἰωσήπου περὶ ἀρχαιότητος Ἰουδαίων λόγος α e Φλαΐου Ἰωσήπου περὶ ἀρχαιότητος ἀντιρρητικὸς λόγος β; latino Contra Apionem o In Apionem). Lo storico giudeo del I secolo, Flavio Giuseppe, scrisse contro Apione per combattere il tratto antiebraico scritto dal grammatico romano e commentatore omerico, Apione (di origine egiziana). Apione aveva composto un trattato contro gli ebrei nel mezzo della crisi sorto nella capitale dell’Egitto, Alessandria, nel primo terzo di quel secolo. Aveva servito come delegato ufficiale dell’imperatore per conto dei suoi compagni alessandrini. Alcuni egizi aristocratici avevano risentito dei tentativi ebraici di ottenere maggiori diritti in concomitanza con la loro cittadinanza alessandrina dall’imperatore romano Gaio (Caligola). Il conflitto ha provocato grandi sommosse (38-41 d.C.) durante le quali il quartiere ebraico della città di Alessandria fu bruciato. Subito dopo la morte di Caligola, l’imperatore Claudio soppresse i disordini con un duro rimprovero ad entrambe le parti in un decreto il cui testo è conservato fino ad oggi (P. London 1912).
Apione reciclò le affermazioni, fatte precedentemente dall’autore egiziano Manetone e dagli scrittori greci Mnaseas di Patara e Apollonio Molone, secondo cui gli ebrei discendevano da un gruppo lebbroso di schiavi egiziani fuggiti dal paese, erano misantropi, adoravano la testa di un asino, eseguivano sacrificio umano e che l’osservanza ebraica di strane leggi dietetiche e circoncisione ha dimostrato il loro la stirpe egiziana. Giuseppe tentò di screditare le affermazioni di Apione con un’opera in due libri. Il primo si riflette in questo passaggio, e il secondo ha messo in dubbio la legittimità di Apione come storico e la credibilità delle sue fonti.
LinguaItaliano
Data di uscita20 dic 2019
ISBN9788894965360
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    Contro Apione - Giuseppe Flavio

    GIUSEPPE FLAVIO

    CONTRO APIONE

    a cura di Leonardo Paolo Lovari

    Include Testo Greco

    © Tutti i diritti riservati a Digitalsoul

    Divisione S.E.A. Servizi Editoriali Avanzati,

    Sede Legale in Via Volga, 44 - 52025 Montevarchi (AR)

    Sede Operativa, la medesima sopra citata.

    Direttore Editoriale Paola Agnolucci

    www.digitalsoul.it

    info@digitalsoul.it

    I fatti e le opinioni riportate in questo libro impegnano esclusivamente l’Autore.

    Possono essere pubblicati nell’Opera varie informazioni, comunque di pubblico dominio, salvo dove diversamente specificato.

    ISBN: 9788894965360

    © 2019

    © Impaginazione ed elaborazione grafica: Leonardo Paolo Lovari

    Stampato da: Rotomail Italia Spa

    Traduzione dall’Inglese di Leonardo Paolo Lovari

    INTRODUZIONE

    Contro Apione (greco: Φλαΐου Ἰωσήπου περὶ ἀρχαιότητος Ἰουδαίων λόγος α e Φλαΐου Ἰωσήπου περὶ ἀρχαιότητος ἀντιρρητικὸς λόγος β; latino Contra Apionem o In Apionem). Lo storico giudeo del I secolo, Flavio Giuseppe Flavio, scrisse contro Apione per combattere il tratto antiebraico scritto dal grammatico romano e commentatore omerico, Apione (di origine egiziana). Apione aveva composto un trattato contro gli ebrei nel mezzo della crisi sorto nella capitale dell’Egitto, Alessandria, nel primo terzo di quel secolo. Aveva servito come delegato ufficiale dell’imperatore per conto dei suoi compagni alessandrini. Alcuni egizi aristocratici avevano risentito dei tentativi ebraici di ottenere maggiori diritti in concomitanza con la loro cittadinanza alessandrina dall’imperatore romano Gaio (Caligola). Il conflitto ha provocato grandi sommosse (38-41 d.C.) durante le quali il quartiere ebraico della città di Alessandria fu bruciato. Subito dopo la morte di Caligola, l’imperatore Claudio soppresse i disordini con un duro rimprovero ad entrambe le parti in un decreto il cui testo è conservato fino ad oggi (P. London 1912).

    Apione reciclò le affermazioni, fatte precedentemente dall’autore egiziano Manetone e dagli scrittori greci Mnaseas di Patara e Apollonio Molone, secondo cui gli ebrei discendevano da un gruppo lebbroso di schiavi egiziani fuggiti dal paese, erano misantropi, adoravano la testa di un asino, eseguivano sacrificio umano e che l’osservanza ebraica di strane leggi dietetiche e circoncisione ha dimostrato il loro la stirpe egiziana. Giuseppe tentò di screditare le affermazioni di Apione con un opera in due libri. Il primo si riflette in questo passaggio, e il secondo ha messo in dubbio la legittimità di Apione come storico e la credibilità delle sue fonti.

    LIBRO I.

    Suppongo¹ che dai miei libri dell’antichità degli ebrei, il più eccellente Epafrodito,² abbia reso evidente a coloro che li esaminano, che la nazione giudaica è antichissima e aveva una propria distinta sussistenza in origine; come anche in esso ho dichiarato come siamo arrivati ad abitare questo paese in cui viviamo ora. Quei libri contengono la storia di cinquemila anni e sono estratti dai nostri libri sacri, ma sono da me tradotti in lingua greca. Tuttavia, dal momento che osservo un numero considerevole di persone che prestano ascolto ai rimproveri che ci sono stati rivolti da coloro che hanno cattive intenzioni nei nostri confronti e non crederanno a ciò che ho scritto sull’antichità della nostra nazione, mentre lo prendono per un chiaro segno che il nostro popolo è inferiore, perché non siamo menzionati dai più famosi storici greci. Pertanto, mi sono ritenuto in obbligo di scrivere brevemente su questi argomenti, al fine di condannare quelli che ci disprezzano, e di correggere l’ignoranza degli altri, e anche di istruire tutti coloro che desiderano conoscere verità del nostro grande popolo. Per quanto riguarda i testimoni che produrrò per la prova di ciò che dico, utilizzerò degli scrittori che in ogni genere d’antichità hanno presso i Greci più credito di veritieri; e quelli che di noi scrissero villanie e menzogne, saranno tali da essere ritenuti di più grande reputazione per la verità e la più abile nella conoscenza di tutta l’antichità dagli stessi greci. Mostrerò anche che coloro che hanno scritto in modo così vergognoso e falso su di noi devono essere condannati. Cercherò anche di dare un resoconto delle ragioni per cui questo è successo, e perché non ci sono stati molti Greci che hanno menzionato la nostra nazione nelle loro storie. Porterò comunque alla luce quei Greci che non hanno omesso tale storia, per il bene di quelli che non li conoscono o fingono di non conoscerli.

    2. E ora, in primo luogo, non posso fare a meno di meravigliarmi di quegli uomini, che suppongono che dobbiamo occuparci solo della Grecia, quando stiamo indagando sui fatti più antichi, e dobbiamo tenere conto della loro verità solo da loro, mentre non dobbiamo credere a noi stessi né ad altri; poiché sono convinto che il contrario sia la verità del caso. Voglio dire questo, se non saremo guidati da opinioni vane, ma faremo un’indagine dai fatti stessi; poiché troveranno che quasi tutto ciò che riguarda i greci è accaduto non molto tempo fa; anzi, si potrebbe dire, è solo di ieri. Parlo della costruzione delle loro città, delle invenzioni delle arti e della descrizione delle leggi; e per quanto riguarda la cura per la stesura delle loro storie. Tuttavia, riconoscono che sono stati gli Egiziani, i Caldei e i Fenici che hanno conservato i memoriali delle tradizioni più antiche e durature dell’umanità; poiché quasi tutti questi paesi sono stati meno soggetti alla devastazione; e questi hanno anche avuto particolare cura di non aver tralasciato nulla di ciò che è stato [straordinariamente] fatto tra di loro; ma la loro storia era stimata sacra, e messa in tavole pubbliche, poiché scritte da uomini della più grande saggezza. Ma per quanto riguarda il luogo in cui abitano i greci, numerose distruzioni hanno cancellato il ricordo delle precedenti azioni; in modo che iniziassero sempre un nuovo modo di vivere e supponevano che ognuno di loro fosse l’origine del loro nuovo stato. Fu anche più tardi, e con difficoltà, che arrivarono a conoscere le lettere che ora usano; fingendo di averle imparate dai Fenici e da Cadmo; eppure nessuno è in grado di dimostrare di aver conservato degli scritti di quel tempo, né nei loro templi, né in altri monumenti pubblici. Questo sembra, perché il tempo in cui vivevano coloro che erano andati alla guerra di Troia, tanti anni dopo, è dubbio, e venne fatta una grande indagine, se i Greci usassero il loro alfabeto in quell’epoca; e l’opinione prevalente, e quella più vicina alla verità, è che il loro modo attuale di usare quelle lettere era allora sconosciuto. Tuttavia, non vi è alcuna scrittura che i Greci accettino di essere autentica tra loro più antica dei Poemi di Omero, che devono chiaramente stati scritti più tardi dell’assedio di Troia; anzi, il rapporto dice che anche lui non ha lasciato le sue poesie per iscritto, ma che la loro memoria è stata conservata nelle canzoni, e sono state messe insieme in seguito, e che questa è la ragione di un numero di variazioni che si trovano in esse.³ Per quanto riguarda coloro che si prefiggono di scrivere i loro racconti, intendo come Cadmo di Mileto e Acusilao di Argo, e qualsiasi altro che può essere menzionato come posteriore ad Acusilao, vissero poco prima della spedizione persiana in Grecia. Ma poi per quelli che hanno introdotto la filosofia, e la considerazione delle cose celesti e divine tra di loro, come Ferecide il siriano, Pitagora e Talete, tutti hanno appreso ciò che sapevano degli egizi e dei caldei, e queste sono le cose che si suppone siano le più antiche tra i greci; e c’è da credere che gli scritti attribuiti a quegli uomini siano autentici.

    3. Come può quindi essere diverso da una cosa assurda, che i greci siano così orgogliosi e che si vantino di essere le uniche persone che conoscono l’antichità e che hanno fornito i veri resoconti di quei primi tempi dopo in modo accurato? Anzi, chi non può facilmente raccogliere dagli stessi scrittori, che sapevano poco su qualche buona base quando si misero a scrivere, ma piuttosto scrissero le loro storie dalle loro stesse congetture? Di conseguenza, si contestano a vicenda nei loro libri allo scopo e non si vergognano di darci i resoconti più contraddittori delle stesse cose; e dovrei dedicare il mio tempo a poco scopo, se io fingessi di insegnare ai greci ciò che sanno già meglio di me, che grande disaccordo c’è tra Ellanico e Acusilao riguardo alle loro genealogie; con quanta facilità Acusilao corregge Esiodo: o in che modo Eforo dimostra a Ellanico di aver raccontato bugie nella maggior parte della sua storia; come fa Timeo in modo simile a Eforo, e gli scrittori successivi fanno a Timeo, e tutti gli scrittori successivi fanno ad Erodoto. E Timeo non può essere d’accordo con Antioco e Filistone, o con Callia, sulla storia siciliana, non più che parecchi scrittori delle Attidi si susseguono sugli affari ateniesi; né storie simili, che hanno scritto gli argolici, sugli affari degli argivi. E ora che cosa devo dire di più su città particolari e luoghi più piccoli, mentre negli scrittori più stimati della spedizione dei persiani e delle azioni che vi sono state compiute, ci sono così grandi differenze? E, lo stesso Tucidide è accusato di aver scritto ciò che è falso, anche se sembra che ci abbia dato la storia più esatta delle imprese del suo tempo.

    4. Per quanto riguarda i momenti così tra loro in grande disaccordo, ci possono essere svariate probabili ragioni, ma attribuisco queste contraddizioni principalmente a due cause che citerò, e penso ancora a quello che menzionerò in primo luogo per essere la principale di tutti. Perché se ricordiamo che all’inizio i greci non si erano preoccupati di conservare i registri pubblici dei loro avvenimenti, questo doveva sicuramente aperto la strada a quelli che avrebbero poi scritto cose mendaci su quelle cose antiche; poiché questa originale annotazione di queste antiche transazioni non è stata trascurata solo dagli altri stati della Grecia, ma anche tra gli stessi ateniesi, che fingono di essere aborigeni e di essersi applicati all’apprendimento, non esistono tali documenti; anzi, dicono che le leggi di Dragone relative agli omicidi, che sono ora sono annotati per iscritto, sono le più antiche registrazioni pubbliche; che Dragone viveva ancora, ma poco prima del tiranno Pisistrato.⁵ Per quanto riguarda gli Arcadi, che millantano antichità, di che cosa ho bisogno di parlarne in particolare, poiché era ancora più tardi prima che acquisissero l’alfabeto e lo imparassero, e anche questo con difficoltà.⁶

    5. Pertanto, devono naturalmente sorgere grandi differenze tra gli scrittori, quando non avevano documenti originali da sistemare per le loro fondamenta, il che poteva immediatamente informare coloro che avevano una propensione a imparare e contraddire quelli che avrebbero detto bugie. Tuttavia, dobbiamo supporre una seconda occasione oltre alla prima di queste contraddizioni; è quella che quelli che furono i più zelanti a scrivere la storia non erano solleciti alla scoperta della verità, sebbene fosse per loro molto facile fare sempre tale professione; ma i loro compiti consistevano nel dimostrare di saper scrivere bene e di fare quindi impressione sull’umanità; e in quale modo pensavano di essere in grado di superare gli altri, a ciò si applicavano, alcuni di loro si misero alla scrittura di favolose narrazioni; alcuni si sforzarono di compiacere le città o i re, scrivendo le loro lodi; altri si ritrovarono a trovare difetti nelle convenzioni, o con gli autori di tali operazioni, e pensarono di fare una grande figura facendo così. E in effetti questi fanno ciò che è di tutte le cose più contrario alla vera storia; poiché è il grande segno della vera storia che tutti gli interessati in essa parlano e scrivono; mentre questi uomini, scrivendo diversamente, pensano che si crederà che scriveranno nel massimo rispetto della verità. Pertanto [che siamo ebrei] dobbiamo cedere agli scrittori greci per quanto riguarda la lingua e l’eloquenza della composizione; ma allora non daremo loro alcuna preferenza riguardo alla verità della storia antica, e soprattutto a quella parte che riguarda le imprese dei nostri diversi paesi.

    6. Per quanto riguarda la cura di scrivere i documenti della prima antichità tra egiziani e babilonesi; che i sacerdoti ne fossero stati incaricati e avessero assunto una preoccupazione filosofica al riguardo; che erano i sacerdoti caldei che lo fecero tra i babilonesi; e che i fenici, che si mescolarono tra i greci, realizzarono particolare uso delle loro lettere, sia per gli affari comuni della vita, sia per diffondere la storia comune, penso che potrei omettere qualsiasi prova, perché tutti gli uomini lo permettono. Ma ora per quanto riguarda i nostri antenati, che non si sono presi meno cura di scrivere tali documenti, [poiché non dirò che si sono presi più cura degli altri di cui ho parlato,] e che hanno affidato tale questione ai loro sommi sacerdoti e ai loro profeti e che questi documenti sono stati scritti fino ai nostri tempi con la massima precisione; anzi, se non fosse troppo coraggioso per me dirlo, la nostra storia sarà così scritta in seguito: - Cercherò brevemente di informarvi.

    7. Poiché i nostri antenati non solo nominarono il migliore di questi sacerdoti, e quelli che presero parte al culto divino, per quel disegno fin dall’inizio, ma fecero in modo che il patrimonio dei sacerdoti continuasse senza mescolarsi e puro; poiché colui che è partecipe del sacerdozio deve propagarsi di una moglie della stessa nazione, senza alcun riguardo per il denaro o altre dignità; ma deve fare un controllo, prendere la genealogia di sua moglie dalle antiche tavole e procurarsi dei testimoni.⁷ E questa è la nostra pratica non solo in Giudea, ma ovunque vive un corpo di uomini della nostra nazione; e anche lì viene conservato un catalogo esatto dei matrimoni dei nostri sacerdoti. Intendo in Egitto e a Babilonia, o in qualsiasi altro luogo del resto della terra abitabile, ovunque i nostri sacerdoti siano dispersi; poiché inviano a Gerusalemme gli antichi nomi dei loro genitori per iscritto, così come quelli dei loro remoti antenati, e dicono anche chi sono i testimoni. Ma se accade una guerra, come quella che è già caduta in gran parte, quando Antioco Epifane, invase il nostro paese, come lo fecero anche Pompeo Magno e Quintilio Varo, e principalmente nelle guerre che sono avvenute ai nostri tempi, quei sacerdoti che sopravvivono a loro compongono nuove tavole di genealogia dai vecchi registri ed esaminano le condizioni delle donne che rimangono; perché ancora non ammettono quelle che sono state prigioniere, come sospettando di aver avuto un rapporto con alcuni stranieri. Ma, l’argomento più forte della nostra esatta gestione in questa materia è quello che ora sto per dire, che abbiamo i nomi dei nostri sommi sacerdoti da padre in figlio riportati nei nostri registri per l’intervallo di duemila anni; e se qualcuno di questi ha trasgredito le regole, è vietato presentarsi all’altare o essere partecipe di qualsiasi altra nostra purificazione; e ciò è giustamente, o piuttosto necessariamente fatto, perché a ciascuno non è permesso di propria iniziativa essere uno scrittore, né vi è alcun disaccordo in ciò che è scritto; essendo solo i profeti che hanno scritto i racconti originali e più antichi delle realtà oggettive mentre le apprendevano da Dio per ispirazione; e altri hanno scritto ciò che è accaduto nei loro tempi e anche in modo distinto.

    8. Poiché non abbiamo innumerevoli moltitudini di libri, in disaccordo e in contraddizione reciproca, [come hanno i greci], ma solo ventidue libri,⁸ che contengono le memorie di tutto il passato; che si ritiene giustamente divino; e fra questi cinque appartengono a Mosè, e contengono le leggi e le tradizioni dell’origine dell’umanità fino alla sua scomparsa. Questo intervallo di tempo fu di poco meno di tremila anni; ma per quanto riguarda il tempo dalla morte di Mosè fino al regno di Artaserse re di Persia, che regnò dopo Serse, i profeti, che erano alla ricerca di Mosè, scrissero ciò che fu fatto in tredici libri. I restanti quattro libri contengono inni a Dio e precetti per la buona condotta della vita umana. È vero, la nostra storia è stata scritta fin da Artaserse in modo molto particolare, ma non è stato stimato dalla stessa autorità con il primo dai nostri antenati, perché da allora non vi è stata una successione esatta di profeti; e quanto fermamente abbiamo dato credito ai nostri libri è evidente da ciò che facciamo; poiché durante tutte le epoche che sono passate, nessuno è stato così coraggioso da aggiungere qualcosa, prendere qualcosa o apportare cambiamenti in essi; ma è diventato naturale per tutti gli ebrei, e dalla loro stessa nascita, stimare questi libri di contenere le dottrine divine, e persistere in esse e, se vi fosse occasione, essere disposti a morire per loro. Perché non è una novità per i nostri prigionieri, e spesso nel tempo, essere visti sopportare morti di ogni genere nei teatri, e morie senza dire una sola parola contraria alle nostre leggi e i registri che le contengono; e che non vi è alcuno tra i greci che subirebbe il minor danno per quel motivo, non nel caso in cui tutti i loro scritti che fossero distrutti; poiché li considerano come

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