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Organizzare e gestire la destinazione turistica

Organizzare e gestire la destinazione turistica

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Organizzare e gestire la destinazione turistica

Lunghezza:
187 pagine
2 ore
Pubblicato:
16 nov 2019
ISBN:
9788894208221
Formato:
Libro

Descrizione

Dai consorzi di promozione turistica alla DMO.
La lunga marcia di chi organizza il turismo di una destinazione e lo promuove con metodi e cultura nuovi.
La grande sfida di enti pubblici e operatori privati nel competitivo scenario del turismo internazionale
Strategia, marketing, organizzazione aziendale: il ruolo delle DMO in Italia

Pubblicato:
16 nov 2019
ISBN:
9788894208221
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

I was born in Milan and I live in Desenzano del Garda (Brescia - Italy).Graduated in Political Sciences, I worked in the tourism field. Journalist, professor at Università Cattolica del Sacro Cuore (Brescia).I like to explore, observe, I’m passionate.Follow me on Smashwords and Facebook.


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Anteprima del libro

Organizzare e gestire la destinazione turistica - Massimo Ghidelli

Agli inizi del Duemila, dopo una lunga esperienza di erogazioni a pioggia su iniziative di vario tipo, il Comune di Brescia e la più importante fondazione bancaria della città, la Fondazione CAB, avevano deciso di cambiare radicalmente sistema.

Nonostante gli sforzi per far emergere la sua caratteristica di splendida città d’arte italiana Brescia era sempre considerata la città del tondino e, seppure questa considerazione fosse un elogio all’imprenditorialità della sua gente (e neppure attuale, poiché di tondino se ne produce sempre meno), di fatto relegava in secondo piano i tesori dell’arte, della cultura e l’armonia del centro storico cittadino, con edifici, chiese, monumenti e piazze storiche. La scelta di Comune e Fondazione CAB (partner affidabile e con importanti disponibilità finanziarie) era stata di concentrare gli investimenti su due macro progetti: il completamento del restauro del Monastero di Santa Giulia-San Salvatore (che nel 2011 è stato inserito nella lista Unesco dei Patrimoni dell’Umanità) e la realizzazione di un programma di grandi mostre, come la città stessa aveva richiesto a seguito di un’indagine.

Mentre, grazie alle nuove disponibilità, procedeva con ancora più lena il restauro dell’antico Monastero che aveva ospitato Ermengarda, figlia di Adelchi e sposa ripudiata di Carlo Magno, aveva preso il via una serie di grandi mostre. La prima, Il futuro dei Longobardi, con 182mila visitatori era stata un'autentica sorpresa e aveva segnato un record per la città; ma il numero di visitatori era stato abbondantemente superato con quelle successive che, dal 2004 al 2009, avevano portato in città capolavori degli Impressionisti come Van Gogh, Mondrian, Turner, Millet, Monet, Gauguin, oltre ad artisti americani e un'ulteriore mostra su Tiziano. Con grande soddisfazione, gli organizzatori avevano informato che ben 1/3 delle (ingenti) risorse disponibili era stato destinato alla loro promozione e pubblicità.

L’obiettivo del restauro di Santa Giulia e dell’organizzazione delle mostre era di dare un’immagine diversa di Brescia-città d’arte e contestualmente di aumentare i flussi turistici.

Il primo obiettivo era stato conseguito: in breve tempo Brescia era diventata un’osservata speciale dai mondi della cultura e dei media nazionali ed esteri e della mostra dedicata a Monet (il pubblico aveva superato le 500 mila unità) si era parlato a lungo in Italia e all'estero. Le altre mostre non erano state da meno (da 150 a oltre 250 mila visitatori) e per tre anni consecutivi quelle di Brescia erano risultate le prime in Italia per visitatori, precedendo mostri sacri come Roma, Firenze e Venezia. Secondo una ricerca commissionata da Fondazione CAB, circa il 10% dei visitatori aveva soggiornato almeno per una notte sul territorio bresciano, quindi 40/50mila persone ogni anno: un risultato eccellente sia per la città che per la provincia, seppure limitato allo stretto periodo delle mostre, poiché nella restante parte dell’anno il numero dei turisti rimaneva sostanzialmente insoddisfacente. Non sono mancate alcune critiche.

La prima (e più importante) era stata individuata nella scarsa risposta della città a tali eventi: il lunedì (tradizionale giornata che gli ospiti esteri dei laghi di Garda e Iseo dedicano alle escursioni nelle città d'arte) i negozi e luoghi importanti di visita come il Duomo Vecchio e il Museo di Santa Giulia osservavano la giornata di chiusura; nelle domeniche estive numerosi ristoranti e bar del centro erano chiusi; sempre d’estate, caritatevoli cittadini avevano ristorato i visitatori in coda sotto il sole e fuori dal museo distribuendo bottigliette d’acqua, dato che non c’erano bar aperti nelle vicinanze. Un’altra critica aveva riguardato la mancata organizzazione di collegamenti fra Brescia e le città gardesane o del vicino lago d’Iseo, la costruzione di proposte e pacchetti turistici ad hoc da parte delle agenzie viaggio e non è mancato chi aveva contestato qualche prezzo ritenuto eccessivo e aumentato nell’occasione da alcuni ristoranti.

Questo progetto ha portato a Brescia numerosi visitatori e ha consentito al grande pubblico di avere una visione corretta della città.

Tutti coloro che hanno visitato le mostre hanno avuto modo di scoprire una città veramente molto bella e i commenti su Brescia sono stati unanimemente positivi, tanto da porre le basi per costruire uno o più prodotti turistici nuovi: Brescia d'altronde gode di una collocazione strategica, è servita da autostrade e treni ad alta velocità, è vicina a Milano, Verona e Venezia, a pochi minuti dai laghi di Garda e Iseo e dalla Franciacorta e facilmente raggiungibile da diversi aeroporti internazionali.

La scelta di privilegiare gli investimenti nell'organizzazione e nella pubblicità delle mostre ha relegato in secondo piano la cura del coinvolgimento attivo dei diversi settori produttivi, culturali e sociali sia della città che della provincia, indispensabili per arrivare a proporre un prodotto esperienziale compiuto. Forse Comune e Fondazione CAB avrebbero dovuto coinvolgere attivamente altri soggetti, magari questi stessi soggetti avrebbero dovuto avere un ruolo attivo e manifestare la propria disponibilità, oppure altri ancora avrebbero dovuto supportare l'ente locale in questo nuovo impegno; quale che sia, questa mancanza non ha intaccato l’importanza di quanto è stato fatto e il tentativo di costruire una Brescia diversa, ma ha condizionato un progetto di alto valore culturale e politico e non ha trasformato le centinaia di migliaia di visitatori in turisti.

Questa di Brescia è una situazione molto più comune di quel che si pensi e che si verifica spesso nel nostro Paese quando (è necessario ripeterlo) pur lavorando con passione, impegno e destinando ingenti risorse si sceglie di promuovere il territorio senza aver prima organizzato, gestito o costruito la destinazione in chiave di turismo esperienziale.

Il caso-Brescia, citato ora ad esempio, non è purtroppo l'unico nel nostro Paese. Riflettiamo sul fatto che la nostra nazione ha oltre settemila km di coste marine e la vacanza in località di mare è preponderante, mentre è abbastanza diffusa l'idea della vacanza lacustre come qualcosa di slow, per pensionati, un poco retrò; ebbene, prendiamo il caso della Sicilia. Nonostante questa prevenzione e nonostante che su questa splendida isola il sole brilla per tutto l'anno, c'è grande abbondanza di storia, cultura e archeologia, località come Palermo, Taormina, Erice, le Eolie, una grande enogastronomia e un paesaggio diversificato e strepitoso, ebbene, il lago di Garda conta oltre 26 milioni di pernottamenti all'anno, mentre la Sicilia 15. La Campania arriva a 10, come la Liguria (con SanRemo, Portofino, l'Acquario, Genova, le Cinque Terre). E potremmo continuare.

Dove sta, allora, il problema: nel fatto che si fa poca promozione?

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I numeri del turismo

Il turismo è fra i settori che generano i più alti guadagni al mondo.

La classifica, pubblicata nel 2019 da World Tourism Organization (UNWTO) e da World Trade Organization (WTO) sui guadagni provenienti dalle esportazioni e ripartiti per categoria di prodotto vede in vetta i macro settori della chimica e dei combustibili, ma al terzo posto (quindi in una posizione di assoluto valore) il turismo:

Chimica: 1.993 miliardi di USD

Petroli e combustibili: 1.960

Turismo internazionale: 1.586

Automotive: 1.470

Agroalimentare: 1.466

Se ce n’era bisogno, anche questo dato numerico (insieme a numerosi altri) illustra la dimensione del fenomeno-turismo, un mondo in costante crescita e che non conosce ostacoli o che li sa agevolmente aggirare.

Il turismo è un mondo particolare. E' da sempre e per sua natura aperto all’internazionalizzazione e quindi abituato al confronto, all’accoglienza del diverso, al mescolarsi di visioni e culture come non accade in nessun altro settore d’attività. Ogni giorno una qualsiasi struttura ricettiva, dall’albergo 5 stelle al più modesto agriturismo, vede arrivare clienti da ogni parte del mondo, che parlano lingue diverse e che obbligano la stessa struttura a misurarsi con esigenze varie e talvolta opposte, dettate da ragioni di natura sociale, economica, religiosa, alimentare o culturale. Il turismo viaggia a velocità superiore a tutti, anche al commercio o alla manifattura. Genera entrate considerevoli, che sono un’importante fonte di reddito e un’opportunità di crescita e sviluppo organizzativo, culturale e infrastrutturale per numerose realtà (nel 2018 i ricavi a livello internazionale sono cresciuti di 121 milioni di USD sull’anno precedente). Il turismo consente di diversificare le entrate di svariate nazioni e, in qualcuna di queste, concorre a sostenere l’economia quando questa non ha le condizioni per sviluppare altri settori come l’industria o l’agricoltura.

Secondo recenti studi di UNWTO:

i turisti spendono nelle varie destinazioni 1.500 miliardi di USD cui vanno sommati altri 256 miliardi di USD per i trasferimenti, per un totale di 1.756 miliardi all’anno;

i turisti spendono, quindi, la bellezza di 4,8 miliardi di USD al giorno;

il turismo genera il 7% dell’export mondiale e vale il 29% del complesso dei servizi collegati all'export;

nel 2018 il totale dei turisti che si sono mossi nei diversi paesi ha raggiunto gli 1,4 miliardi, con un aumento del 6% sull’anno precedente;

è dal 2010 che non si vedono risultati così eccellenti (UNWTO non rinuncia a confrontarli con l’aumento medio dell’economia globale e a far notare come questo sia stato del solo 3,7%).

Questi dati sono la risultante di più eccellenti performance: vi ha concorso il Medio Oriente, che ha registrato un aumento degli arrivi del 10% rispetto al 2017; ha fatto la sua piccola parte anche l’Africa che, seppure partendo da condizioni molto diverse, ha registrato un più 7% negli arrivi; l'Europa (area di storica tradizione turistica e che vanta grandi numeri in termini assoluti), l'Asia e il Pacifico (Australia) hanno segnato un +6%, mentre l'America (Sud e Nord) segue con il 3%: un dato comunque positivo. UNWTO ipotizza che, in linea con la tendenza degli ultimi anni, nel prossimo biennio il turismo mondiale registrerà un’ulteriore crescita del 3-4%.

Nonostante questi numeri, il turismo è sempre molto poco considerato. Il termine turismo è associato a spiaggia, relax, benessere, panorami, dolce far niente e non sempre si colgono i risvolti economici, occupazionali e socio-culturali di un fenomeno che diffonde benessere economico a tutti gli ambiti produttivi. E’ vero: la bellezza di una valle di montagna o un panorama collinare o una spiaggia sabbiosa con il mare azzurro sono attrazioni formidabili, ma oggi da sole non si vendono più. Occorre altro. E infatti turismo significa alte professionalità, manager attenti e operatori consapevoli di maneggiare cose come stile, tipicità, esperienze. Nel turismo non ci sono controprove, per cui accade talvolta che dal più importante ministro sino all'assessore del più piccolo comune occuparsi di turismo significa organizzare manifestazioni. Invitare i comici di Zelig e farli esibire sul palco per divertire gli ospiti esteri è cosa meritoria e fa (farebbe) morir dal ridere; salvo che questi ospiti tedeschi, scandinavi, inglesi o francesi riescano a comprendere il bolognese stretto di Giacobazzi, le battute in meridionale di Cacioppo o lo straparlare di Palmiro Cangini, l'Assessore alle Varie ed eventuali.

Il turismo è un potente driver dell’economia mondiale, generatore di conoscenze, scambi e sviluppo socio-economico e che, ovviamente insieme a mille altri elementi, ha contribuito a modellare le politiche di tante nazioni, accendendo anche una nuova luce sui significati di viaggio e confronto interculturale. Le opportunità di sviluppo economico legate al turismo hanno imposto la realizzazione di nuove infrastrutture e indotto profondi mutamenti organizzativi e concettuali sia nelle politiche degli stati che nel modo in cui i tanti soggetti che lavorano con e per il settore affrontano le sfide del cambiamento. Turismo, in realtà, è parola vuota; è nulla: non è un settore distinto e distante dagli altri come l’agricoltura, l’industria o i servizi; non è la somma di più di questi settori; più probabilmente è la fusione di infrastrutture e ambiente, artigianato, industria e servizi, località ed esperienze, cose e persone. Nessuno compra una camera d’albergo quando decide di andare in vacanza; compra, o cerca, invece un’esperienza, cioè qualcosa dettato da elementi che sono, insieme, tangibili e intangibili: l’essere il re per uno o più giorni, durante una vacanza. Il che si traduce in avere informazioni e indicazioni precise, infrastrutture comode, un bell’hotel, un’accoglienza simpatica, un buon pasto, popolazione ospitale e aperta, il sentirsi parte di quella comunità durante il soggiorno. In pratica, il turista chiede di vivere un’esperienza autentica, unica, che sente sua.

Le opportunità di business connesse al turismo sono enormi.

Dato che l’obiettivo dell’attività d'impresa è il profitto di lungo periodo, il costante sviluppo dei viaggi induce le aziende turistiche a cercare di migliorare i rapporti con i clienti, a consolidare le quote di mercato detenute, a ricercare nuove opportunità in altre regioni, a costruire proposte e pacchetti modellati sulle nuove esigenze del cliente. Per far questo servono organizzazione, professionalità, condivisione delle strategie e degli strumenti di marketing per raggiungere

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