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Gli impostori di Natale

Gli impostori di Natale

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Gli impostori di Natale

Lunghezza:
88 pagine
1 ora
Pubblicato:
17 dic 2019
ISBN:
9788825410846
Formato:
Libro

Descrizione

Fantasy - romanzo breve (59 pagine) - Horror, incantesimi e birra


Kaspar, Melchior e Balthazar, 3 scalcagnati ladri, assassini e truffatori, mediocri stregoni e ancor più mediocri essere umani, sbarcano il lunario fingendosi Magi venuti dall'oriente, e spacciando a ignari popolani degli elisir di dubbia utilità. Ma quando una notte incrociano per caso un Magio VERO,  e per di più con un'importantissima missione da compiere, decidono che forse è il caso di rubargli i suoi doni, provare a sostituirlo, e presentarsi al cospetto del grandissimo Re dei Re che sta per nascere in uno sperduto villaggio, indicato da una stella cometa color del sangue. Sempre che il temibile Erode il Negromante non li uccida prima, ovviamente.


Cristiano Fighera è nato a Roma nel 1975. Ha scritto fumetti (Terra Inferno, pubblicato in Francia da Soleil), cortometraggi horror (Ultimo Spettacolo, regia di Alex Visani), testi teatrali e romanzi. Suoi racconti sono presenti in antologie edite da Dunwich Edizioni (La serra trema, Morte a 666 giri, L’ultimo canto delle Sirene, Ritorno a Dunwich 2 e nella serie di novelle Moon Witch), da EseScifi (Premio Esecranda, Esescifi e Sole Morente), da Edizioni Watson (Folklore e Horror Storytelling), da Delos Books (nella rivista Robot), da Edizioni Hypnos (Strane Visioni) e altri.

Pubblicato:
17 dic 2019
ISBN:
9788825410846
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


Anteprima del libro

Gli impostori di Natale - Cristiano Fighera

9788825409758

Introduzione

di Alessandro Iascy e Giorgio Smojver

Abbiamo già avuto modo di presentarvi l'autore romano Cristiano Fighera nel numero sei della presente collana. I due racconti che compongono il suo Barbari senza gloria sono un mix perfetto di fantasia eroica e avventura condito da un'innata capacità dell'autore di spingere oltre i limiti del grottesco che spesso sfociano in situazioni esilaranti miste a momenti di assoluta drammaticità. Che Cristiano Fighera sarebbe stato l'autore perfetto per scrivere una storia alternativa e divertente dei Re Magi dunque non avevamo dubbi.

Nella nostra trilogia fantastica di Natale, dove Yule di Laura Silvestri rappresenta il fantasy eroico più puro sullo sfondo dei miti norreni e slavi sul solstizio d'inverno, e dove I Tre Re di Giorgio Smojver rivisita la leggenda cristiana dei re Magi in toni tra lo sword & sorcery e la fiaba, il romanzo di Fighera è un controcanto grottesco ed esilarante, che si avvicina al gusto cinematografico molto italiano di film come I Picari di Mario Monicelli o Brutti, sporchi e cattivi di Ettore Scola.

Scalcagnati come non mai, pasticcioni e farabutti, i suoi magi sono tutt'altro che saggi. Il nome inglese con il quale vengono chiamati i Tre Magi, Three Wise Men, vuol dire letteralmente Tre Saggi uomini. Ecco, i magi di Fighera sono tutt'altro che saggi: tre farabutti allo sbaraglio in cerca di gloria al seguito di una rossa cometa. La strada verso il Re dei Re diventa un'avventura picaresca ricca di magia, ora vera e ora simulata, e di colpi di spada (spesso alle spalle), in questo speciale natalizio targato Heroic Fantasy Italia!

I

Il villaggio di Al-Ghazzawiyya era orientato a est, e sorgeva ai piedi di una collina franosa che i giovani del posto chiamavano Shepasan, cioè – colei che col tempo si riduce – mentre i vecchi la chiamavano semplicemente – la roccia di merda – e ogni qual volta passavano sotto alle sue pendici le sputavano addosso.

Molti anni prima Arshen Kaasan, scienziato, poeta e inventore locale, da i più conosciuto per il suo avveniristico metodo per condurre un cammello a una fonte senza che vi fosse alcuna fonte (metodo la cui utilità non era mai stata del tutto capita da nessuno), aveva ipotizzato che parte dell’origine della franosità della collina nascesse proprio dai numerosi sputi che da secoli ne impregnavano la base, continuamente rinnovati. Va detto infatti che in quegli anni gli anziani nei villaggi erano numerosi, vagavano liberi – anche i più selvaggi – e avevano costantemente le bocche roride di saliva a causa di certe radici amare che masticavano costantemente. Ma nessuno aveva mai dato peso alle parole di Kasaan, come del resto accadeva ogni qual volta lo scienziato apriva bocca, fosse anche solo per chiedere da bere.

I vecchi, dunque, avevano continuato a sputare. Shepasan, a franare.

Solitamente, ciò che si staccava dalla vecchia collina erano detriti, ghiaia, e pezzetti di roccia che si limitavano a rotolare e scivolare lungo le pareti. Quando i detriti erano più numerosi alzavano una nuvoletta di polvere, che vista dal villaggio induceva numerosi vecchi a sputare subito, ovunque si trovassero, anche addosso a chi avevano davanti. E quando i detriti erano davvero molti, accadeva che ne facessero precipitare altri, e altri, e altri ancora, creando un effetto valanga che poteva avere conseguenze nefaste.

In paese erano in molti a citare la storia del pastore Geroboamo, che con ineffabile orrore si era visto portare via da una enorme e rapidissima valanga di detriti non una ma ben due delle sue capre (ne possedeva tre, ma una era morta pochi giorni prima, per cui è facile capire il suo dramma), le quali erano morte lapidate e soffocate prima che il loro padrone avesse potuto trovare il tempo di fare alcunché di diverso dal bestemmiare gli Dei. Ma la storia di Geroboamo, che fino a quel momento veniva raccontata continuamente, si sarebbe rivelata priva di importanza in confronto a quello che accadde senza alcun preavviso a metà pomeriggio del sedicesimo giorno dell’ottavo mese dell’anno 842 del vecchio calendario locale.

Quel giorno, il villaggio di Al-Ghazzawiyya aveva ricevuto una visita tanto inattesa quanto sconvolgente: dalla strada sterrata che arrivava da Bezoar passando per le oasi di Kerpetes ai confini con il vecchio Egitto, ai margini di Babilonia e ai bordi del Mar Remoto, era apparso improvvisamente un maestoso carro coperto, accompagnato dal suono di corni invisibili e trainato da quattro buoi bianchi. I buoi erano decorati con stoffe pregiate, di color azzurro, rosso e verde, e intessute di fili d’oro che brillavano al sole. Il carro era alto oltre il normale, sovrastato da un tetto spiovente sopra al quale bandiere a sei colori garrivano al vento, e mostrava quattro pareti decorate con raffigurazioni di giganti barbuti, tigri rampanti, cavalli con un lungo corno in cima al muso, montagne tempestose, occhi magnetici che sbucavano dalle tenebre, mucchi di pietre preziose, serpenti avvolti in spire vorticose, donne dal petto seminudo e dalla coda di pesce, eunuchi ballerini, cani e gatti, scheletri ghignanti, diamanti grandi come alberi, mari di stelle sospesi su terre fertili e bagnate da fiumi maestosi, statue gigantesche di uomini in armatura, e decine e decine di altre impressionanti raffigurazioni, che splendevano come se fossero appena state dipinte da mano divina.

In alto, proprio sotto il tetto, una scritta ripetuta in arabo, greco, latino, babilonese e aramaico recitava:

ECCO A VOI I TRE RE MAGI D’ORIENTE!!!

E sotto, a caratteri più piccoli:

MAGHI, PROFETI, GUARITORI, CERUSICI, CAVADENTI, PRESTASOLDI, SANTI

Nel sentire il suono dei corni, la gente di Al-Ghazzawiyya si era precipitata fuori dalle case. E tanto fu lo stupore per quella visita inattesa che tutti rimasero fermi a bocca e occhi spalancati, le mani che

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