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Radici e Rami: Il disegno dell’albero e la narrazione di sé

Radici e Rami: Il disegno dell’albero e la narrazione di sé

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Radici e Rami: Il disegno dell’albero e la narrazione di sé

Lunghezza:
33 pagine
16 minuti
Pubblicato:
1 nov 2019
ISBN:
9788832926040
Formato:
Libro

Descrizione

Molteplici sono le modalità con cui ci esprimiamo, ci raccontiamo e ci presentiamo al mondo. Alcune di esse, come le parole che scegliamo di dire o di scrivere o gli atteggiamenti che decidiamo di adottare, sono consapevoli, guidate dalla nostra coscienza e dal controllo mentale; altre invece perlopiù inconsce, come le sfumature della mimica, la postura del corpo, gli sguardi, il tono della voce, i sintomi.
Tra queste vie espressive inconsce c’è il disegno dell’albero, da cui scaturisce un raccontarsi sconosciuto, profondo e intenso; l’albero disegnato non è quindi soltanto un prodotto artistico ma un prezioso simbolo, indicatore di ciò che siamo e soprattutto, di ciò che in noi è rimasto lontano, trascurato, taciuto o dimenticato, desideroso di voce.
Conoscere il codice del suo linguaggio e l’intimo messaggio racchiuso tra le sue tacite parole, può aprire scenari di preziosa consapevolezza.
Pubblicato:
1 nov 2019
ISBN:
9788832926040
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Radici e Rami - Anita Rusciadelli

corteccia.

Il simbolo, l’albero e le parti perdute

Precipito dentro di me

come in un bosco incantato.

Alejandro Jodorowsky

Il Simbolo (da symbáll ō , metto insieme) era per i greci antichi un oggetto di riconoscimento, generalmente una moneta che, spezzata in due parti irregolari, garantiva a due persone rimaste a lungo lontane, la certezza di potersi riconoscere e finalmente riunire, riempire vuoti di mancanze, ricomporsi in un abbraccio e respirare un’appagante sensazione di pienezza.

Il coincidere perfetto delle due parti significava dunque recuperare l’unità momentaneamente perduta e la ricongiunzione a lungo anelata.

Non sempre tuttavia, questa sensazione di compiutezza ritrovata passa attraverso l’incontro con una persona; più facilmente – e più intensamente – arriva a noi con un odore, con la sfumatura di un colore o la scia di un suono ed ecco che, per un attimo, avvertiamo chiaramente il sopraggiungere di alcune nostre parti credute perdute e un senso vago di calda ricomposizione.

Personalmente, a me capita quando vedo qualche oggetto della mia infanzia, una trottola di latta, un caleidoscopio, ad esempio, e improvvisamente mi travolge, la me-di-ieri. Non è nostalgia quella che provo, ma pura, gioiosa e struggente sorpresa, nel ritrovare quella dimensione di stupore bambino, con i suoi scenari illimitati di fiduciosa espansione.

La trottola, vista così, potrebbe essere considerata un simbolo che mi consente di ricongiungermi a una parte di me ormai lontana, quella dell’infanzia

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