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Amando Una Spia Americana: I Discendenti Di Marsden

Amando Una Spia Americana: I Discendenti Di Marsden

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Amando Una Spia Americana: I Discendenti Di Marsden

Lunghezza:
111 pagine
1 ora
Editore:
Pubblicato:
Nov 14, 2019
ISBN:
9788893988773
Formato:
Libro

Descrizione

La guerra, che li ha fatto incontrare, li ha poi costretti a lasciarsi. Anni dopo si ritrovano e potrebbero rivivere il loro amore, ma le paure di Victoria rendono tutto ciò impossibile. Sopravvissuti ad un mondo lacerato dalla guerra, dovranno attendere per sapere se il tempo riuscirà a guarire anche il loro amore...

Mai William Collins avrebbe voluto abbandonare il piaceri della sua tenuta in Lilimar: un giorno l'intera proprietà sarebbe stata sua, e lui non voleva altro che farla prosperare. Ma, dopo lo scoppio della Grande Guerra che ha devastato il mondo, comprende che non può nascondersi e che deve fare la sua parte per la Patria. Deve combattere, per assicurare al mondo la stessa pace che lui ha sempre agognato. Quindi, accetta di diventare una spia, e si getta a capofitto nella sua missione. Victoria Grant è la figlia di un Vicario, forgiata al senso del dovere. Ha studiato da infermiera e, allo scoppio della guerra, non ci pensa su due volte per diventare crocerossina e andare a lavorare negli ospedali di frontiera. Durante il viaggio in treno alla volta del suo primo incarico, conosce un gentiluomo, di cui s'innamora e con cui inizia una relazione. La guerra, che li ha fatto incontrare, li ha poi costretti a lasciarsi. Anni dopo si ritrovano e potrebbero rivivere il loro amore, ma le paure di Victoria rendono tutto ciò impossibile. Sopravvissuti ad un mondo lacerato dalla guerra, dovranno attendere per sapere se il tempo riuscirà a guarire anche il loro amore...
Editore:
Pubblicato:
Nov 14, 2019
ISBN:
9788893988773
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Amando Una Spia Americana - Dawn Brower

AUTRICE

Parte I

Capitolo Primo

Gennaio 1915

Il fischio del treno echeggiò nell’area del terminal. Quel suono riportò alla realtà Victoria Grant, che sedeva su una panchina riservata ai viaggiatori. Era arrivata presto, in stazione, proprio per non perdere il treno che l’avrebbe portata in una piccola città della Francia. Da lì avrebbe viaggiato in compagnia di un intero reggimento, per arrivare in un ospedale da campo dove avrebbe lavorato come infermiera.

Il suo treno si stava appunto fermando alla banchina, facendo grandi sbuffate di vapore. I passeggeri scesero alla spicciolata e per un bel po’ Virginia non riuscì a salire. Attese il segnale dell’addetto, che dava il via libera ai nuovi passeggeri. I facchini stavano ancora scaricando i bagagli; presto altre valigie avrebbero preso il posto di quelle già scese.

Victoria si mise a passeggiare nervosamente per la stazione. Non aveva molti bagagli con sé perché, come infermiera, non necessitava di troppe cose. Quindi si era portata giusto le divise e i pochi effetti personali che le erano rimasti. Essendo figlia di un vicario, aveva imparato presto la frugalità. Era stata una buona allieva per suo padre, e si era forgiata all’aiuto dei bisognosi. Con la Grande Guerra che stava devastando il mondo, le donne come lei erano preziose. Aveva quindi deciso di utilizzare le sue abilità da infermiera per portare soccorso e mettersi al servizio della causa.

Camminando, si scontrò con un possente torace maschile. Imbarazzata, alzò lo sguardo e si trovò a fissare due occhi blu, ma così scuri da sembrare neri, e dei capelli talmente imbrillantinati da apparire spalmati di miele. Perdonate! esclamò, cercando di mettere distanza tra lei e l’uomo.

"E’ colpa mia! – esclamò quello, con un accento che a Virginia sembrò subito Americano, forse degli Stati del sud. Ne rimase fortemente sorpresa: da quando era scoppiata la guerra, non c’erano più molti Americani, in Francia. Per quel che sapeva, l’America stava cercando di mantenersi neutrale.

Sarei dovuto stare più attento – aggiunse l’uomo, con un sorriso tale che Victoria si sentì totalmente perduta, e per un attimo faticò a mantenere il controllo. Ma subito si riprese: Siete diretto verso il nord della Francia? – disse, tanto per darsi un tono. Ma si rese conto di avere fatto una domanda ovvia, se non banale.

Lui guardò un attimo il treno e sorrise di nuovo: Certo. E voi, se non sono indiscreto?

Victoria annuì con il capo. Si sentiva molto confusa. Era una strana conversazione, quella. In genere non le riusciva bene attaccare discorso. Con un uomo, poi! Non ne comprendeva bene il motivo, ma in genere gli uomini la mettevano in soggezione e, le rare volte che ci parlava, s’incartava con le parole. "Ehm…sì, anch’io…- disse. Si sentiva una perfetta idiota! Non vedeva l’ora di defilarsi e nascondersi da qualche parte!

Al suo imbarazzo in genere i maschi rispondevano con la medesima difficoltà, e alla fine Victoria si ritrovava solo a parlare di questione mediche o comunque legate al suo lavoro.

Lui ridacchiò sotto i baffi: Allora, sarà un piacere fare il viaggio insieme. esclamò. Lei si stupì e lo fissò per studiarlo meglio. Diceva sul serio o era uno di quelli che amava divertirsi alle spalle della gente? Ma, comunque, cosa importava? Di certo, non aveva alcuna voglia di approfondire quella conoscenza!

Uno degli addetti fece capolino dal treno e urlò: Tutti in vettura! A quelle parole, i passeggeri iniziarono a fare ressa per salire, e così fece anche Victoria. Non aveva un posto prenotato, o magari una cuccetta, dove rimanersene indisturbata per tutta la durata del viaggio. Quindi, doveva cercare di beccare almeno un posto in cui sedersi. Per fortuna, il viaggio non sarebbe stato troppo lungo.

Riuscì ad arrivare al corridoio di passaggio e a trovare un posto vicino al finestrino: almeno, guardando il paesaggio, avrebbe avuto qualcosa con cui svagarsi! Ma lo stesso uomo di prima la raggiunse e si sedette accanto a lei. Come vedo, c’incontriamo di nuovo. – disse – Ma, perdonate i miei modi inurbani. Mi chiamo William! E le porse una mano.

Victoria rimase a fissarlo, interdetta. Quell’uomo era un ammaliatore! Non potè trattenere un sorriso. "Io mi chiamo Victoria – disse, dopo qualche secondo di imbarazzato silenzio.

E’ un piacere conoscervi, signorina Victoria. Sono molto felice di fare questo viaggio in vostra compagnia e di scambiare quattro chiacchiere! Toh, sembrava sincero! Ma Victoria era convinta che si trattasse di pura e semplice cortesia. Non aveva molta voglia di chiacchierare. Magari, gli avrebbe fatto piacere lo stesso. In realtà, parlare un po’ con quello sconosciuto non le dispiaceva: odiava viaggiare, e si annoiava mortalmente durante il tragitto. Quell’uomo, William, poteva diventare una buona compagnia.

Bene – disse – Di cosa dovremmo parlare?

Di tutto ciò che ci passa per la testa! – rispose lui, sorridendo – Parlatemi un po’ di voi…

Di lei? Victoria pensò alla sua vita noiosa, in cui non succedeva mai niente. Preferirei parlare di voi, invece. Non voleva certo ammorbarlo con la quotidianità della sua piatta vita!

Beh, questo è ciò che dicono tutte le belle signorine! esclamò lui, facendole l’occhiolino. Il cuore di Victoria fece un balzo: non era abituata ai complimenti, e il fatto che provenissero da un uomo acuiva il suo imbarazzo. Come se le avesse letto nel pensiero, l’uomo le disse: Potremmo cominciare da qualcosa di più semplice, allora. Ad esempio, che tipo di fiore prediligete?

Victoria si lasciò andare sul sedile, riflettendo su cosa rispondere. Nessuno le aveva mai fatto quella domanda. In effetti, i fiori le piacevano tutti: erano così belli! Se dovessi sceglierne uno, direi…le violette! – rispose – Sono belle, resistenti e hanno un sacco di proprietà curative!

Lui le sorrise di nuovo: Voi…non siete una donna ordinaria, sapete?

Lei arrossì violentemente: E’ un bel complimento! Vi sono grata per avermelo fatto.

Il tempo passò e, più parlavano, più in Victoria si faceva spazio il pensiero che quell’uomo stesse flirtando con lei. Non che ne avesse esperienza! Nessuno aveva mai flirtato con lei ma, per quel poco che ne sapeva, lui le dava proprio quell’impressione! Ma forse si sbagliava.

Sono solo una donna con uno scopo e una missione nella vita – disse, semplicemente.- Tutto il resto non m’interessa.

L’uomo s’incupì. E’ molto triste ciò che dite. Suppongo che sia il vento di questa guerra. Siamo tutti in tensione per la nostra vita, e cerchiamo di rifugiarci nelle nostre sicurezze.

E’ vero – rispose lei – Sono tempi difficili, questi, e ognuno deve trovare in se stesso la forza per andare avanti.

A Victoria William piaceva. Era una persona semplice e gentile. Desiderò disperatamente di averlo conosciuto in tempi migliori, non in quegli anni di guerra…Ma poi si disse che forse era meglio così; probabilmente in altre circostanze lui non l’avrebbe nemmeno notata.

Avete ragione – concordò William – La guerra porta solo sventure. E’ un peccato che i grandi Governanti non abbiano trovato altro modo che questo, per sanare i propri diverbi. Ma, eccoci qui. E posso dirmi almeno felice di una cosa.

"Cosa? – chiese lei, tremando per la risposta.

Perché mi ha permesso di fare la vostra conoscenza.

Ne era convinto. Victoria sarebbe stata la donna della sua vita. Lei ricambiò il sorriso. Mi spiace, ma sono frasi senza senso… Si accomodò meglio sul sedile. "Tuttavia,

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