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Il Cerchio Magico

Il Cerchio Magico

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Il Cerchio Magico

valutazioni:
3/5 (1 valutazione)
Lunghezza:
95 pagine
1 ora
Editore:
Pubblicato:
4 nov 2019
ISBN:
9788831646796
Formato:
Libro

Descrizione

È tra Medioevo e Rinascimento che il cerchio ascende ad elemento fondamentale del cerimoniale magico da tracciarsi con precise quanto minuziose indicazioni rituali e secondo il potere, le qualità, il rango e le reggenze astrologiche delle intelligenze, siano esse angeliche o demoniache, evocate dal Magista. Ad oggi, in Italia, non esiste nessuno studio che tenti di censire le tipologie di cerchi sparse in circa quattro secoli di letteratura magica (1100- 1600 circa); questo libro propone una rapida storia del cerchio magico attraverso l’analisi – iconografica e testuale – dei circoli rituali rinvenuti in alcuni dei più celebri manuali magico-operativi, i grimoires, e di testimonianze d’epoca. Il percorso tracciato non ha pretesa di completezza ma costituisce un primo studio orientativo sull’argomento
Editore:
Pubblicato:
4 nov 2019
ISBN:
9788831646796
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Il Cerchio Magico - Marco Barsotti

2019

Introduzione

Nei sacrifici infernali, gli antichi scavavano una fossa e la riempivano di sangue tiepido e fumante; vedevano allora serpeggiare, salire, discendere, accorrere dai crepacci della terra, da tutte le profondità della notte, schiere di ombre deboli e pallide. Tracciavano con la punta della spada sanguinante il cerchio delle evocazioni, accendevano fuochi di lauro, di ontano e di cipresso su altari coronati di asfodelo e verbena; la notte sembrava allora diventare più fredda e più cupa, la luna si nascondeva dietro le nuvole, e si udiva il debole lamento dei fantasmi che si stringevano intorno al cerchio mentre i cani urlavano lamentosamente in tutta la campagna.¹

Così il celebre esoterista francese Eliphas Lévi, (Alphonse Louis Constant, 1810 - 1875) parlava dell’uso del cerchio magico in un passo della sua Histoire de la Magie.

A più di un secolo di distanza nei circoli esoterici, smessa la patina di segretezza in favore della virtualità, del cerchio se ne parla pochissimo. Ho conosciuto alcuni praticanti che ne rifiutano perfino l’uso in magia. Mentre nella neo-stregoneria il concetto di cerchio si è talvolta espanso fino a dare origine a rituali specifici o ad indicare le singole congregazioni.

Quindi, il cerchio magico è da usarsi, si o no?

Un vero mago sa bene che l’uso - con profitto - dei simboli è strettamente vincolato alla conoscenza che se ne ha.

Quindi la risposta è diretta conseguenza di quanto affermato: se si comprende il senso del cerchio magico se ne faccia pure uso, se non lo si comprende è meglio lasciar perdere. Ma in questo caso sarebbe consigliabile lasciar perdere l’intero aspetto rituale in quanto la sacralizzazione di uno spazio, sia esso circolare o meno, è un concetto basilare in magia.

Questa breve introduzione al simbolismo del cerchio magico vuole fornire, attraverso la storia e l’iconografia, una prima guida orientativa a beneficio del praticante che potrà tracciare il proprio cerchio di potere una volta che gli saranno chiariti il senso e l’uso del cerchio magico.

***

Prima di schiudere al lettore lo scrigno di caratteri, simboli e ghirigori delle successive pagine mi sia concesso di ringraziare l’amico Antonio Perinu che ha accolto l’idea di questo libro con interesse impreziosendolo con la sua arte di rilegatore e la bellissima Sara Fiorentini che ha rivisto e corretto il testo finale.

Per aspera ad astra, amici miei.

Marco Barsotti


1 Eliphas Levi, Storia della Magia, Mediterranee, Roma, 2008, p. 113.

Il Cerchio

Il cerchio è una forma perfetta. La concezione di uno spazio circolare sacralizzato è presente in ogni cultura e attraversa tutta la storia, dallo zišurru della KA.DINGIR.RAKI ² fino al Cerchio Sacro della Nazione Lakota raccontato con vibrante partecipazione dallo sciamano Alce Nera.³

È tra Medioevo e Rinascimento che il cerchio ascende ad elemento fondamentale del cerimoniale magico da tracciarsi con precise quanto minuziose indicazioni rituali e secondo il potere, le qualità, il rango e le reggenze astrologiche delle intelligenze, siano esse angeliche o demoniache, evocate dal Magista. Ad oggi, in Italia, non esiste nessuno studio che tenti di censire le tipologie di cerchi sparse in circa cinque secoli di letteratura magica (1100-1600 circa); questo libro propone una rapida storia del cerchio magico attraverso l’analisi - iconografica e testuale - dei circoli rituali rinvenuti in alcuni dei più celebri manuali magico-operativi, i grimoires, e di testimonianze d’epoca. Il percorso tracciato non ha pretesa di completezza ma costituisce un primo studio orientativo sull’argomento e si inserisce nella serie di pubblicazioni legate al progetto UmbraLunae.

***

La funzione del Cerchio Magico.

Il concetto di cerchio magico ha da sempre un enorme significato per maghi, mistici, filosofi, sacerdoti, alchimisti e astrologi e si inserisce nel più ampio concetto di geometria sacra. Esempi di geometria sacra sono le piante delle chiese, solitamente a croce, e il loro orientamento. E così templi, moschee, altari e monumenti possono essere innalzati seguendo particolari criteri di geometria sacra. Anche le piante di molti edifici storici, come Castel del Monte, in Puglia, il quale ha pianta ottagonale, hanno un loro definito significato simbolico. Sovente tale geometria pare seguire determinati allineamenti astronomici e astrologici, è il caso di Stonehenge o di Avebury in Inghilterra.

La figura geometrica è un simbolo⁵ e in quanto tale è di fondamentale importanza in seno al pensiero magico: rappresenta astrazioni elementari del rapporto spaziotemporale, categorie fondamentali dell’esperienza magico-mistica in forma di archetipo.

Convenzionalmente si definisce il simbolo come un segno che rappresenta un oggetto e che basa tale concatenazione sul rapporto concetto-oggetto segnico. Un segno, in sostanza, agisce quale sostituto di qualsiasi altro segno e del quale è sinonimo.

La correlazione concetto-oggetto segnico risulta circoscritta al contesto culturale che tramanda un determinato simbolo; per tale motivo un simbolo (o un segno) non avrà mai un linguaggio universale se non nelle sue linee generali.

Ma in magia non esiste oggettività, valutazione critica del reale, sistemazione: la realtà viene presa come unità, cioè come una dimensione in cui manca la distinzione tra causa ed effetto, tra immagine e cosa, tra sogno e veglia, tra vita e morte.

E nel pensiero magico tutto è simbolo: un segno o un oggetto non hanno valore di per sé stessi ma soltanto in quanto rimandano a precisi significati o simboleggiano qualcosa, oppure riconducono ad altre dimensioni.

Per esempio

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  • (3/5)
    una ricerca molto carina, ma poco studiata, non da le letture dei vari cerchi e non ne riporta la struttura secondo l autore e il tempo e la scuola occulta ...