Scopri milioni di ebook, audiolibri, riviste e altro ancora

Solo $11.99/mese al termine del periodo di prova. Cancella quando vuoi.

Ed io muto (i racconti del nonno)

Ed io muto (i racconti del nonno)

Leggi anteprima

Ed io muto (i racconti del nonno)

Lunghezza:
183 pagine
2 ore
Editore:
Pubblicato:
31 ott 2019
ISBN:
9788831646031
Formato:
Libro

Descrizione

Ciao tesoro, in questo libro trovi parte della mia storia e di quella di Lara, raccontata da quel bell'uomo un po' buffo con gli occhi tanto buoni e con il sorriso incoraggiante che ogni tanto spunta nei miei video e che nella mia vita c'è sempre stato: il mio papà.

Il suo modo di vedere la vita e di raccontarla mi ha sempre affascinata, ammiro il mio papà da quando ero piccola. A lui piace scrivere, leggere libri, la musica e suonare la chitarra, ascoltarmi e chiedermi come sto, e quando invece ero piccola gli piaceva inventare e raccontarmi delle storie molto belle, che mi facevano tanto ridere.

Ho disseppellito, raccolto e commentato ciò che ha scritto sul social più social che c'è, leggendo i suo racconti ho ritrovato le sue avventure, alcune le abbiamo anche vissute insieme ed è stato illuminante per me leggere il suo punto di vista. Spero che queste storie vi comunichino tanto quanto comunicano a me un senso della vita gioioso e vivace, accorto e allegro.
Editore:
Pubblicato:
31 ott 2019
ISBN:
9788831646031
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


Anteprima del libro

Ed io muto (i racconti del nonno) - Chiara Paradisi

Self-Publishing

Presentazione

Ciao tesori, benvenuti in una nuova tappa del nostro cammino! Questo libro non è stato scritto da me, l'ha scritto il mio papà, quel bell'uomo un po’ buffo con gli occhi tanto buoni e con il sorriso incoraggiante che ogni tanto spunta nei miei video e che nella mia vita c'è sempre stato.

È da tempo che aprendo la mia home di Facebook capito su alcuni suoi racconti e mi ci perdo. Potrei rimanere ore a leggere ciò che scrive, come fosse un suo diario non tanto segreto (al mio papà piace condividere con gli altri anche i suoi ricordi, ve l'ho detto che è una persona buona no? è anche altruista!) e ho ritrovato dei racconti di alcune sue avventure, alcune le abbiamo anche vissute insieme ed è stato illuminante per me leggere il suo punto di vista.

Il suo modo di vedere la vita e di raccontarla mi ha sempre affascinata, ammiro il mio papà da quando ero piccola. A lui piace scrivere, leggere libri, la musica e suonare la chitarra, ascoltarmi e chiedermi come sto, e quando invece ero piccola gli piaceva raccontarmi delle storie molto belle... che adesso racconto io a mia figlia come quelle del ciclo della zia puzza sotto il naso, ma questa è un’altra storia.

Leggendo i suoi racconti che pubblica nella sua santa sede Facebookiniana ne ho trovati alcuni davvero divertenti, altri più seriosi, concreti, di quelli che ti fanno pensare e fanno stare con i piedi per terra. I suoi racconti sono apprezzatissimi da amici, parenti ed altri naviganti del web, che possono leggerli facendo un po’ di slalom tra le varie home page degli iscritti al social più social che c’è.

Li ho pescati navigando tra post che recitano oggi piove (e grazie, una finestra ce l'ho anche io!), frasi d’amore sdilinquite alla foto di una tipa x mezza nuda, le varie forme di governo ladro, immagini stracondivise tanto che si sono consumati i bordi, foto al mare - foto al lago - selfie a bordo vasca aspetta che ti mostro quanto me ne frega, pubblicità invadente e noiosa e poi tanta, tanta umanità in cerca di umanità e in mezzo a questa i piacevoli racconti che sarebbero andati sprecati nel rimanere lì (scusa Zuckerberg, niente di personale, bello!), personalmente raccolti e sistemati per voi in questo libro, sperando che vi comunichino tanto quanto comunicano a me!

Fatemelo sapere, ormai sapete come fare e dove trovarmi.

Chiara

4 gennaio – Miscion impassibol

Casa sicura, IMF. Era un po' di tempo che si verificavano strani attacchi DDoS1 ad apparecchiature segretissime e molto costose. Dopo mesi di appostamenti e svariati interventi di intelligence abbiamo potuto arrestare l'operativo, ma siamo alla ricerca del mandante. Appena arrestata, l'operativo è stata interrogata ma ha negato i sabotaggi parlando all’analista dell’FBI in un idioma incomprensibile, composto da sole d e t e non ha fornito le proprie generalità. Secondo le convenzioni in vigore, appartenendo ad uno stato confinante, lo abbiamo scambiato al ponte con preziose informazioni che abbiamo già verificato, a prenderlo è venuta la sua mamma. In caso dovessero ripetersi gli attacchi, il governo ha minacciato di bombardare la sua culletta.

Iniziano a pervenire le prime immagini da Q sull'operativo e le sue operazioni sotto copertura.

Altro appostamento: l’operativo è stato preso con le mani nel sacco! L’intervento del reparto cinofili è stato determinante.

Il momento dell'arresto

La spavalda affermazione dell'operativo prima dello scambio al ponte: tatta dattatta da tattatta! Da una prima analisi del messaggio in codice, sembra abbia detto in maniera minacciosa Mai più pannolino, mi sono stufata, ma il significato è oscuro. Attendiamo i risultati dell'Intelligence.2

26 gennaio – Povera chitarra

Mani di maionese, bava di Alien in quantità industriale, colpi da manovale sul manico, strisce ovunque sul corpo, continue perdite di stabilità, oddio ora sbatte sul mobile, oh santa malesia ora va per terra... e la nonna contenta che ride... povere le mie chitarreeeeeee!!!

16 marzo – Vedi a volte la cultura

Una mattina accompagno mia figlia Chiara a scuola, una scuola privata rispettabile e comoda da raggiungere, aspetto nel corridoio di parlare con un insegnante e distrattamente ascolto la conversazione tra due ragazze appena uscite da una quinta classe, il chiacchiericcio alcolico tra le due è soporifero, poi la biondina formosetta e abbigliata fuori stagione a un certo punto dice alla sua amica altrettanto disabbigliata e truccatissima, sfumando il sorriso e diventando seria seria Cioè, tipo che tocca esse n'genio pe sta alla squola pubbblica, lì tocca studià! e l'altra, con sufficienza, Embè, si, certo, e che nun ce lo sapevi? Te piace ‘sto colore all’unghie?.

Ed io muto.

8 agosto – Cronache delle vacanze, a parole

Fermo la macchina davanti al cancello di una anonima villetta che aveva visto tempi migliori, dopo un viaggio in macchina con mia moglie Marinella, le valigie e i cani, da Roma a Santa Maria al Bagno, nel Salento terra de mare, de sule e de ientu3. La stradina è bianca e polverosa, case basse a destra e sinistra storte e disallineate, realizzate negli stili di Arlecchino, senza una logica architetturale, un piano regolatore. Una tipica strada periferica da paesino di villeggiatura, calda, sempre assolata.

Chiara, genero e Lara erano già arrivati con il treno, saluti, bacetti alla pupa, una gioia rivedere quella famigliola in erba. La casetta disponeva di giardino, patio, posto auto, qualche albero, non c’era molto spazio ma a noi sembrava un paradiso. La padrona di casa, una gioconda signora più larga che alta tutta ingioiellata con la carta d’identità truccata (i quarant’anni li aveva festeggiati una ventina di volte) ci accoglie con rubizza, salentina cordialità, mi consegna subito le chiavi e ci dà qualche blanda rassicurazione sull’efficienza ed il comfort dell’appartamento, assicurandomi con la mano sul cuore a coprire il ciondolo di una delle collane d’oro la sua personale, massima disponibilità in caso occorresse qualcosa. Sistemandosi ogni tanto l’abitino smanicato bianco strizzatette, si raccomanda di mantenere la casa come ce l’ha consegnata, ci informa che soprattutto i mobili hanno un certo valore, oltre quello affettivo si intende, e quindi di stare attenti con i cani ed il bambino. Arretrando di qualche passo da lei per assicurarmi che l’abito non mi esplodesse in faccia le assicuro che i cani sono angeli discendenti da famiglie di cherubini e che essendo femmine non cercano angoli da marcare. Perla, la cagnolina bianca, conferma la mia dichiarazione annusandole un sandalo con il nasone inopportuno, la signora si scosta con malcelato pregiudizio, Perla sgrunfa4 significativamente un paio di volte e si allontana ballonzolando.

Indicando con entrambe le mani la bambina vestita di rosa nella carrozzina rosa, informo la signora che i bambini di sei mesi di solito non girano per casa a sgranocchiare mobili altrui, ma mi accorgo che non riesco a convincerla, la signora stira con le mani l’abitino bianco mordendosi un labbro mentre dubbiosa squadra sia i cani che la carrozzina rosa con la bambina. Perla, in quel momento, decide di voltare la testolina a guardarci ed apre la bocca, sembra sorridere, ruffiana.

Dopo qualche altro minuto, qualche scampanellio delle collane d’oro e un altro paio di convenevoli, la signora dice che ha da fare, il sugo sul fuoco, la figlia che torna dal mare, poi si esibisce in un breve saluto salentino e finalmente esce dal cancello della villetta, si incastra in una centoventisei di colore confuso e affumicando l’aria come Crudelia DeMon se ne torna a casa sua, dall’altra parte della strada, pochi metri più su. A Lecce non sei nessuno se non ti sposti in macchina, pure se devi fare un tragitto di venti metri; in provincia di Lecce, i metri scendono a dieci; se non rispetti le usanze non ti fanno l’allaccio a casa delle utenze di gas, luce e telefono.

Entriamo tutti in casa, facciamo un giro per le stanze, curiosi. Notiamo subito che la casa è stata evidentemente costruita in più riprese, con una parte moderna intonacata ovviamente di bianco e un’altra realizzata in un periodo compreso tra il cretaceo e il giurassico.

La casa dispone di due camere da letto, io e mia moglie scegliamo quella con la volta a vele, nella parte meno moderna della villetta. Ricordando le parole della padrona di casa sul valore del mobilio, cerchiamo qualche mobile pregiato da ammirare, chessò, una poltroncina di design, una lampada in vetro di Murano, un vaso di limoges, un quadro di Degas, una statuetta del periodo Ming, una testata da letto istoriata in legno massello del Canada, una armatura arrugginita. Macchè, tutta robaccia riciclata e non totalmente efficiente, certamente recuperata al passaggio a miglior vita di parenti vicini e lontani, nella quale spiccano la testata del letto in ferro battuto che ricorda un cancello da prigione e una infilazzata di spaiati mobili da cameretta dei ragazzi, stile anni 70 o primi 80, lungo le pareti. Apro l’anta di uno degli armadi in camera da letto, lo scricchiolio delle cerniere è in un piacevole Do, mi siedo sul letto, un giaciglio degno di una cella monastica, lo scricchiolio delle molle è in Sol, ci sta, è armonico con l’anta.

Continuiamo il giro passando per un corridoio bianco nel quale si aprono le porte per la cucina, il bagno, una stanza tenuta chiusa serrata, appresso un’altra camera da letto e finiamo nell’ala nuova. In quest’ultima si assestano i ragazzi con la bambina, all’interno troviamo un altro miscuglio di stili, unico elemento in comune il colore finto legno dell’impiallacciato.

La cucina è un altro ammasso di mobili rimediati, ci sono due cucine a quattro fuochi per un totale di otto fuochi e due forni, un lavello originale da masseria, un tavolo in marmo vero, che per spostarlo occorre chiamare gli egiziani che hanno costruito le piramidi, quattro sedie di legno pieghevoli, di quelle che hanno la seduta a doghe tra le quali si infilano i ciccetti adiposi delle gambe e quando ti alzi hai il culo a strisce, giri per casa e tutti ridono alle tue spalle e tu non sai perché.

Le vacanze sono iniziate e siamo tutti contenti, possiamo goderci il meritato riposo, riposo, riposo.

Si, ma dei nostri coinquilini. Io e Marinella facciamo la spesa, prepariamo da mangiare, badiamo alla bambina mentre i ragazzi (che sono ragazzi) se ne vanno al mare, e noi due, i nonni, gestiamo l’infante, passeggiamo e giochiamo con le nostre cagnoline e teniamo in ordine e pulita la casetta.

Un giorno caldo, fin troppo caldo, per riscaldare il biberon di Lara tento di accendere uno dei fuochi della cucina meno arrugginita, quella che avevamo scelto di chiamare La Cucina, ma con due sputacchi dal fornello mi accorgo che è finito il gas nella bombola, neanche al secondo giorno di vacanza, alla facciaccia dell’efficienza. Allora chiamo la signora per chiederle di farcela cambiare e lei mi consiglia di adoperare l'altra cucina, assicurandomi che la bombola di quella era stata cambiata poco tempo prima e sicuramente funzionava. Bella idea, la saluto con compostezza e chiudo il telefono, faccio come dice la signora, ma il fornello anche qui non si accende, mentre invece una lingua di fuoco esce dalla manopola del gas. Spengo tutto, soffocando il fuoco a mani nude per non far squagliare il pomello della cucina, casomai la signora me lo fa ripagare per nuovo. Mi attacco al telefono e con la mano arrossata compongo il numero della signora che mi risponde salentinamente con un prooontooo? molto squillante, inizio a parlare ma a ogni parola mi interrompe con vari Non sento!, mi chiede di parlare più forte che sta dal parrucchiere, le spiego il problema mentre lei dà un paio di indicazioni alla ragazza che le sta acconciando il ciuffo con il phon e sorseggia con gusto un caffè, poi mi dà il telefono di Lele, quello delle bombole, mi chiede di chiamarlo per intervenire e di anticipare il costo della bombola, promette che poi me li ridarà, rispondo a voce alta che va bene, lei mi chiede di non urlare perché non è sorda. Ed io muto. Faccio come dice, chiamo Lele e dopo un po’,

Hai raggiunto la fine di questa anteprima. Registrati per continuare a leggere!
Pagina 1 di 1

Recensioni

Cosa pensano gli utenti di Ed io muto (i racconti del nonno)

0
0 valutazioni / 0 Recensioni
Cosa ne pensi?
Valutazione: 0 su 5 stelle

Recensioni dei lettori