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Il Comandante Pippo. Manrico Ducceschi: la vita, le scelte, la morte

Il Comandante Pippo. Manrico Ducceschi: la vita, le scelte, la morte

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Il Comandante Pippo. Manrico Ducceschi: la vita, le scelte, la morte

Lunghezza:
122 pagine
1 ora
Pubblicato:
30 ott 2019
ISBN:
9788832281026
Formato:
Libro

Descrizione

Manrico Ducceschi è stato uno dei comandanti partigiani più importanti della Toscana. Autonomo e indipendente seppe condurre i propri uomini nella guerra di Resistenza contro i nazifascisti, dall'8 settembre del 1943 all'ottobre del 1944, e poi servire aggregato alla 5° Armata americana sulla Linea Gotica fino all'aprile del 1945. Inseguì con il Battaglione Autonomo XI Zona il nemico fino a Milano nel maggio del '45. Comandò 882 uomini perdendone 129 in combattimento o per rappresaglia. Terminata la guerra postosi lontano dai partiti, divenne oggetto di accuse da parte di esponenti politici che sfociarono nell'aspro scontro con l'ANPI e il Partito Comunista, ma anche contrasti con altri movimenti. Nel 1948 alla luce della divisioni del mondo resistenziale spaccato tra le anime cattoliche e autonome (FIVL), comuniste (ANPI) e socialdemocratiche (FIAP), il confronto tra partigiani e patrioti si fece sempre più teso. Non mancarono però spaccature interne all'XI Zona, interessi personali contrastanti, figure come quella di Licio Gelli o la vendita di armi al nascente stato di Israele. Il 24 agosto del 1948 il corpo senza vita di Pippo venne rinvenuto nel suo appartamento a Lucca.
Pubblicato:
30 ott 2019
ISBN:
9788832281026
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Il Comandante Pippo. Manrico Ducceschi - Laura Poggiani

www.tralerighelibri.it

INTRODUZIONE

Sono passati ormai 71 anni dalla scomparsa di Manrico detto Pippo, e le modalità, nonché le motivazioni della morte resteranno in quel nutrito gruppo che compone lo schedario virtuale dei Misteri d’Italia.

In questo lungo periodo sono state fatte tante ipotesi, alcune suggestive, altre assolutamente fantasiose, ma accomunate tutte dalla mancanza di documentazione verificabile a supporto delle varie tesi, ed anche le testimonianze a cui talvolta si faceva riferimento erano in realtà solo un susseguirsi di si dice… mi hanno detto… pare che…, così la teoria del momento trovava lo spazio che potremmo dedicare giusto ad una normale chiacchierata informale.

Poi un giorno, leggendo su un quotidiano l’ennesima fantasia sulla morte di Pippo, mi sono chiesta quanto ancora avrei dovuto sopportare che chiunque, trincerandosi dietro ad un utilitaristico anonimato, si alzasse la mattina per trovare un giornalista compiacente che desse risalto all’assurdità di turno, così mi sono detta che da quel momento sarebbe nato un sito dedicato alla memoria di mio zio Manrico, dove sarebbe stato pubblicato solo quanto rigorosamente riscontrato su base documentale.

Mentre curavo la grafica del nuovo sito, www.manricoducceschi.it, mi chiedevo quanti, dopo così tanti anni, avrebbero trovato interessante andare a sfogliare le mie pagine: la memoria, si sa, non sempre ha lunga durata, specie quando si fa di tutto, come nel caso di Pippo, per cancellarne il ricordo. Invece sin da subito il sito ha iniziato ad avere un suo nutrito seguito di appassionati, discendenti di altri ex-componenti dell’XI Zona, semplici curiosi, e soprattutto tanti, ma davvero tanti accessi dall’estero, da ogni parte del mondo. In un arco di tempo tutto sommato breve si è come aperta una porta, anzi, un vero e proprio portone: notizie, testimonianze credibili, documenti. Tutto si imponeva a costruire quel puzzle della vita prima, della morte poi, di mio zio, facendo riaffiorare ricordi personali o portando nuovi spunti d’indagine.

Con una certa sorpresa, però, mi rendevo anche conto che, mentre io sembravo procedere in queste ricerche, le istituzioni o comunque chi era preposto a tutelare la memoria di colui che, in fondo, era pur sempre stato il Comandante partigiano di una delle più importanti formazioni italiane, restava sempre più ferma a fatti e documenti superati da eventi successivi.

Accadeva così, ad esempio, che nessuno aveva più memoria dei diari di mio zio: diari che mia nonna aveva ceduto all’Istituto Storico della Resistenza di Pistoia, ma che quest’ultimo organismo nemmeno sapeva di aver mai avuto e che solo recentemente sono ricomparsi in mano di un privato. Oppure storici anche di un certo spessore, soprattutto in pubblicazioni, sembravano ignorare totalmente che sulla morte di Manrico, come per ogni altra morte, vi era stata un’inchiesta della Magistratura e, a dire il vero, le inchieste erano poi state anche altre due, una delle quali con l’indicazione, sia pur senza prove circostanziate, di un coinvolto.

Adesso che finalmente sembra essere caduto il velo censorio che voleva Manrico e la sua formazione avvolta nell’oblio della damnatio memoriae, è stato possibile l’organizzazione di incontri davvero molto interessanti per ricordarne la scomparsa, sia in Pistoia che in Lucca, ma, ancora una volta, sembra mancare quel piccolo step successivo che porti a parlare veramente della vicenda. La questione, infatti, non è certo il carisma di Pippo, il suo valore o l’abilità di Comandante, accertata e criticata solo da quei pochi che erano motivati da distorsioni politiche. La questione invece è proprio la morte: chi o cosa l’ha causata? Come è realmente avvenuta? Per quale motivo? Come mai in tutti questi anni nessuno studioso si è mai attivato per cercare negli archivi statunitensi o britannici tracce dell’indagine che i servizi segreti alleati avevano condotto, parallelamente ai servizi italiani?

Ad alcune di queste domande cerchiamo di dare una risposta guidando per mano il lettore, prima nella conoscenza di questo incredibile personaggio, poi negli eventi di quel periodo – perché ogni fatto che accade è sempre agganciato ad eventi più grandi che caratterizzano la realtà di quel momento – ed infine, documenti alla mano, cercando di delineare a 360° l’accaduto, lasciando che sia il lettore a crearsi una sua opinione che, però, sarà assai diversa da quella del così è se vi pare di pirandelliana memoria.

Infine, i ringraziamenti. Innanzi tutto a mio zio che, in una sorta di realtà parallela, è sempre stato in grado di guidarmi, che lo si creda o meno. Poi a mio marito Paolo, che ha dato un grosso contributo finalizzando le ricerche, soprattutto all’inizio assai vaste e impegnative per una persona sola. Infine a tutti coloro che mi hanno esortato a scrivere questo libro, non ultimo un professore che, poi, dopo aver letto la bozza, mi ha consigliato di lasciar perdere e scrivere un romanzo alla Montalbano. Ancora fantasia per nascondere una realtà scomoda, e questo mi ha convinto di essere sulla strada giusta.

Buona lettura.

Laura Poggiani

BIOGRAFIA DEL COMANDANTE PIPPO MANRICO DUCCESCHI

Manrico Ducceschi nasce l’11 settembre 1920 a Capua (Caserta) da Fernando Ducceschi e Matilde Bonaccio ed ha una sorella più piccola, Leila. La nascita a Capua è puramente casuale, avviene durante un viaggio della madre, infatti la famiglia è di Pistoia, città dove Manrico cresce e compie gli studi, fino alla scelta di andare all'Università di Firenze, alla Facoltà di Lettere e Filosofia, che segue brillantemente.

É costretto però ad interrompere lo studio per partire militare e gli avvenimenti dell’8 settembre 1943, quando viene di fatto disciolto l’esercito italiano, lo portano a tornare a casa da Tarquinia, dove si trova in quel momento, a piedi, evitando le strade principali per non correre il rischio di essere catturato dai tedeschi.

Arricchito di esperienza militare dal Corso Allievi Ufficiali Alpini, si mette subito in contatto col Gruppo Fiorentino di Giustizia e Libertà e prende l’impegno di formare un gruppo mobile di Patrioti allo scopo di rendere difficili le operazioni militari dell’esercito nazista in Italia. Poi, le sue capacità eccezionali di comandante fanno affluire intorno a lui, sempre in maggior numero, schiere di giovani desiderosi di combattere, così che si forma una delle più organizzate e efficaci formazioni di Patrioti esistenti in Italia. Infatti, l’XI Zona Militare Patrioti è una delle poche Formazioni di Partigiani che annovera vittorie e non subisce sconfitte militari.

La sua posizione in ambito partigiano fa sì che i tedeschi diano la caccia non soltanto a lui, ma anche ai suoi familiari, che per tutto il periodo della guerra sono costretti a sfollare e a nascondersi. Una volta, per sfuggire ad un rastrellamento tedesco, la madre e la sorella si nasconderanno addirittura in un carro funebre, fingendosi la madre e la sorella del morto.

Amato dai suoi e rispettato dai nemici, Pippo è uno dei pochi ad arrivare a Milano con il suo gruppo. Viene decorato dagli americani con la Bronze Star, consegnata a Palazzo Santini a Lucca. Malgrado tutte le sue indiscusse imprese eroiche, però, il suo non aderire alla formazione politica in quel periodo maggioritaria fa sì che non abbia successivamente alcun riconoscimento al valore in Italia, e persino la promessa di un monumento post mortem nella città di Pistoia sarà negato, malgrado le iniziali promesse che addirittura fan sì che la sua salma sia traslata dalla città di Lucca, dove era morto, a quella di Pistoia, dove tuttora giace.

UNO STRANO POMERIGGIO

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