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Little Big River

Little Big River

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Little Big River

Lunghezza:
97 pagine
1 ora
Pubblicato:
1 ott 2019
ISBN:
9788832925593
Formato:
Libro

Descrizione

Il fiume Senio, nei bollettini di guerra americani, divenne noto come Little Big River. Senza dubbio doveva essere apparso più grande di quel che non fosse nelle ricognizioni aree autunnali, quando le piogge fecero straripare il torrente di montagna. Questo piccolo grande fiume delimitò gli orizzonti e le storie di tanti uomini durante la Seconda guerra mondiale, sulle cui rive avvennero fatti decisivi per la risoluzione del conflitto. Il passaggio degli alleati dalla Toscana alla Romagna aveva come scopo lo sfondamento della Linea Gotica. Sull’Appennino si svolsero battaglie importanti che ebbero protagonisti i partigiani, i tedeschi, gli americani e gli inglesi. L’esercito britannico era allora multietnico, costituito da soldati provenienti da ogni parte del mondo.
Anna, una giovane ventenne di Casola Valsenio, seguendo l’esempio del giovane di cui è innamorata, decide orgogliosamente di unirsi ai partigiani, impegnati nella lotta contro i tedeschi. Le sue vicende s’intrecciano con quelle dei soldati indiani, i sepoy.
Capitolo della storiografia ufficiale poco conosciuto, quello dei militari indiani, che l’Autrice ha ricostruito attraverso documenti originali. In particolare, nel romanzo si narrano le vicende di Ali Haidar e Namdeo Jadav, culminate nella battaglia del Senio, nei pressi di Lugo di Romagna. Entrambi furono decorati con la Victoria Cross, la più alta onorificenza assegnata a soldati dell’impero britannico.
Romanzo generoso e intenso, che scorre veloce grazie a una scrittura a tratti cinematografica.
Pubblicato:
1 ott 2019
ISBN:
9788832925593
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Little Big River - Marisa Piccioli

Webgrafia

Prima parte

1

Anna viveva da qualche tempo sola in montagna, in una casa ben curata. Gli spazi piccoli le consentivano di accudirla con dedizione ogni giorno. Vasi di gerani rossi si affacciavano sul davanzale e le donavano un aspetto allegro nelle fredde giornate d’inverno.

L’ambiente era suggestivo e all’arrivo del crepuscolo, lasciava gli scuri aperti per vedere il sorgere della luna e le stelle. Nelle limpide sere d’estate, nel cielo ancor azzurro osservava la prima stella e a poco a poco comparivano tutte. Brillavano nell’oscurità e si perdeva per ore a guardarle, fino a che, presa dal sonno, rientrava e si coricava.

Conosceva bene le cime intorno. Da giovane si avventurava sulle pendici dei monti, semplicemente per passeggiare nei boschi. Quando la nebbia fitta avvolgeva la strada, le sembrava di camminare tra le nubi. Il bianco ovattato copriva ogni cosa e impediva alla luce di filtrare. Faticava ad andare avanti, non vedeva il sentiero, ma il luogo era affascinante.

Non aveva mai avuto paura della montagna.

Un sobbalzo per lo spavento lo ebbe invece nel momento in cui incontrò i soldati tedeschi sulla via che scendeva verso il paese. Andavano a passo lento. La nebbia l’aiutò e impedì che la vedessero. Aveva appena sentito le loro voci che fece in tempo a nascondersi dietro a un fitto cespuglio a margine. Li guardava da dietro i rovi, mentre passavano. Parlavano a voce alta, sicuri di sé e camminavano in discesa. Poi girarono dietro il costone di una roccia sporgente e non li vide più, ma aspettò ancora prima di uscire allo scoperto e tornare giù diretta a casa.

2

Anna Albertini era nata in un piccolo paese sugli Appennini, Casola Valsenio, in un’abitazione vicina alla Torre dell’Orologio, di proprietà della sua famiglia.

Aveva due sorelle più giovani, Anita e Maria. La prima aveva bei capelli castani e il viso aperto proprio di un temperamento vivace. Faticava a tenerla vicina quando andavano lungo la via principale. Se erano dirette ai giardini, correva e arrivava per prima. Maria invece le stava sempre accanto, era allegra e chiacchierava volentieri, faceva molte domande di curiosità e intelligenza.

Durante le uscite si fermava volentieri a guardare gli abiti alla moda. Avevano aperto un negozio di abbigliamento nella piazza centrale; le gonne erano più corte e svasate e rendevano la figura giovane, le camicette invece erano più sobrie e moderne.

La mamma, Emma, era una donna imponente, di corporatura robusta, alta, incuteva timore e dovevano obbedirle quando chiamava. Dirigeva la casa alla perfezione, sempre pulita e in ordine.

Le piaceva ascoltare la radio al mattino, mentre riordinava. Cantava spesso le sue canzoni preferite con la musica di un giradischi in sottofondo, quelle che ascoltava da giovane quando aveva conosciuto suo marito.

Il papà, Ennio, era un commerciante e vendeva ogni genere di vestiti per uomo e donna. Andava nei mercati, si spostava spesso da una città all’altra. A volte portava a casa vestiti nuovi per la moglie e le figlie.

Ecco alcuni abiti alla moda arrivati da Firenze; sono per tutte le mie donne.

Che bella questa camicia intarsiata di pizzo! esclamava Emma.

Mi piace questa gonna! gli diceva Anna felice.

Guarda, ti sta alla perfezione!

Rimaneva all’aperto tutto il giorno e, per questo, durante l’estate era sempre abbronzato. Era un bell’uomo, alto, con gli occhi scuri e profondi. Aveva spesso un’espressione seria, che lo rendeva ancora più affascinante.

Emma diceva che quello sguardo cupo glielo aveva lasciato la guerra. Era stato al fronte nel primo conflitto e non raccontava niente di quello che aveva vissuto, lo esprimeva solo con poche sufficienti parole: La guerra è molto brutta.

Era molto innamorato di Emma e questa era la sua fortuna. Se alla radio trasmettevano una bella canzone, si mettevano a ballare abbracciati e quell’espressione scura spariva dal suo volto. Sembrava un’altra persona, piena di vita e di allegria.

Viveva con loro la nonna piuttosto anziana. Stava seduta su una poltroncina in un angolo della sala tutto il giorno e si lamentava dei dolori che le procurava l’artrite.

Lei era sempre affettuosa. Le bambine si accostavano per farsi raccontare le storie della sua infanzia. Ogni volta cambiava il finale e lo rendeva sempre più pauroso. Col suo crocchio di capelli bianco, inscenava racconti di streghe, di gnomi che vivevano nelle caverne della montagna. Il suo volto assumeva espressioni paurose proprie degli esseri magici. Anita e Maria si spaventavano e, urlando un po’ per paura e un po’ per scherzo, andavano a nascondersi in camera sotto il letto.

3

A vent’anni, viveva quello che succedeva con emozione e impulsività.

Il babbo le aveva trasmesso la passione per la moda. Faceva la sarta e le piaceva molto il suo lavoro. Aveva imparato il mestiere da un’amica della mamma, Elvira, che confezionava camicie e abiti per signora. Aveva una Singer e le insegnò a prendere le misure, a imbastire, a cucire gonne e camicette.

Con l’aiuto di Elvira e di suo padre riuscì ad avere una sua Singer .

Arrivava da Firenze ed era una bella macchina da cucire, la prima, e ne andava fiera.

Ti restituirò i soldi che mi hai prestato, uno a uno, disse.

Sempre orgogliosa! Non cambi mai… La guardò sorridendo.

Aveva già le prime clienti, tra le quali alcune amiche. Per loro confezionava abiti giovanili di nuovo gusto

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