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Ne i oci e inte 'l core
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Ne i oci e inte 'l core
E-book94 pagine36 minuti

Ne i oci e inte 'l core

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Con “Ne i oci e inte 'l core” Carla Noro, poetessa raffinata e appassionata, torna a pubblicare con l'Editrice Veneta dopo il felice esordio della raccolta poetica “Dell'amore l'incanto” del 2014. La nuova pubblicazione, come suggerisce il titolo, presenta una serie di poesie in dialetto vicentino, quasi una sfida per l'autrice che abitualmente compone in lingua italiana e per la prima volta affronta invece il vernacolo, mettendo a frutto anche le esperienze di tanti anni di appartenenza al Cenacolo dei Poeti dialettali Vicentini, di cui è socia sempre attiva e generosamente partecipe. Il libro si avvale infatti di una bella prefazione della professoressa Amedea Mantovan Regazzo, presidente del Cenacolo, che spiega bene come i versi composti da Carla Noro siano “ricchi di un delicato sentimento di rimpianto per un tempo che non c’è più, ma vive nella nostra mente e nel nostro cuore con luoghi e personaggi che riempiono il ricordo”. Tra ricordi di cose e persone amate, ritratti di personaggi particolari, qualche concessione alla nostalgia e attente descrizioni di sentimenti, Carla Noro accompagna il lettore in una sorta di viaggio nella sua anima e nel suo pensare. Ogni poesia è accompagnata dalla sua traduzione in italiano, che forse sarebbe più corretto definire la “versione” italiana: infatti il dialetto, si sa, restituisce sempre l'immediato e non concede finzioni o forzature. Il verso nasce così, completo delle sue parole, perché anche solo una sillaba o un aggettivo diverso non avrebbe lo stesso suono, non farebbe lo stesso effetto. L'italiano fa da guida per chi non è avvezzo al parlato vicentino, per far capire il significato dei vari termini, però il senso della poesia non è mai esattamente lo stesso, proprio perché la natura dei due linguaggi è completamente diversa e brava è l'autrice a mantenere la stessa forza poetica in entrambe le lingue, più istintivo il dialetto, più meditato l'italiano. Una libro piacevole, da leggere e da rileggere, che si conclude – e torniamo a citale la prefazione – con un congedo alla poesia raccontata come una figlia che sta per uscire di casa: Un bacio in fronte e la lascia volare con le sue ali.
LinguaItaliano
Data di uscita10 ott 2019
ISBN9788834197103
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    Ne i oci e inte 'l core - Carla Noro

    Prefazione

    Prefazione

    Versi dolcissimi, questi di CARLA NORO, ricchi di un delicato sentimento di rimpianto per un tempo che non c’è più, ma vive nella nostra mente e nel nostro cuore con luoghi e personaggi che riempiono il ricordo.

    La raccolta si apre con la nostalgica, affettuosa rievocazione del nonno postino, immagine di sogno, ma assolutamente realistica, che si dissolve infine rapita da una nuvola.

    La poetessa esprime in altri versi la sua reazione a lasciarsi andare alla malinconia, per essere sempre padroni della propria vita.

    La poesia dedicata al gatto MI, ormai vecchio ed acciaccato, costituisce un vero e proprio canto d’amore per una creatura, che rappresenta l’affettuoso compagno, con cui l’amica Giannina condivide da anni la vita.

    Nei versi di Carla c’è anche la nostalgia ed il rimpianto per personaggi, come Bepiti, che sono ora scomparsi, come sono scomparse quelle piccole botteghe di dolcetti, che erano la delizia dei bimbi e che sono legate ai nostri più cari ricordi d’ infanzia.

    C’è anche una poesia dedicata ad un curioso personaggio, come la Zaira. Era donna un po’ strana, un po’ strega, ammirata segretamente dagli uomini e criticata dalle donne, che non riuscivano ad accettare un personaggio venuto chissà da dove, oggetto di diffidente curiosità. Anche se non frequentava la chiesa, la poetessa ne riscatta l’immagine, descrivendo una sua danza di preghiera in mezzo ad un prato!

    Non manca nemmeno l’innamorato misterioso delle cartoline senza nome, che stuzzicano la curiosità e l’attesa, che resteranno per sempre inappagate: te si restà senza un volto/ ‘ncora desso mi no so chi che te si

    La nostalgia della vita da bambini è rappresentata anche dall’assistere involontariamente ad un incontro amoroso segreto o dal rivedere la vecchia casa dei nonni, teatro dei giochi infantili e popolata di ricordi, che stringono la gola con un nodo di rimpianto. Sì, il piccone dei muratori potrà abbattere le vecchie pietre in degrado, ma non i ricordi, che in quel santuario i profuma ancora de incenso e de fior.

    Tra i personaggi di paese ora quasi scomparsi, c’è la sarta Angelina, giovane che vive di lavoro, pallida e schiva. La poetessa diviene la voce amica, che la invita ad uscire, a farsi bella per trovare un moroso. Tutto va bene: pelato, zoppo, anche vecchiotto, purchè abbia quatro schei. Anche per lei, infatti, curi dai, me dise el tempo,/ ghe xe el mondo là fora.

    La pungente nostalgia anima il desiderio di fermare il treno del tempo, anzi la poetessa sogna di percorrere il cammino all’indietro. Vede rifiorire i ciliegi, vede volare le lucciole, ode la vecchia, amata filastrocca, che le cantava la mamma. Ma la vecchia canta, che ha accompagnato la sua vita è anche una compagnia e Carla cerca di mantenerla sempre viva descantadola fora..con parole nove

    La nostalgia si manifesta anche nel ricordare quando ancora in dormiveglia, da bambina ascoltava i rumori del mattino: il battere e segare del falegname ed il ritmo della macchina da cucire, tanto che ha l’impressione di sentire vecchio profumo di stelle e di fiori.

    Ne

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