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XIRIA - Un viaggio in utopia

XIRIA - Un viaggio in utopia

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XIRIA - Un viaggio in utopia

Lunghezza:
496 pagine
5 ore
Editore:
Pubblicato:
8 ott 2019
ISBN:
9788894229028
Formato:
Libro

Descrizione

Xiria è un romanzo di anticipazione? E' fantascienza o Fantasy? In realtà è tutto questo ed anche di più. Un affresco, anche poetico sulle “possibilità”.

Ed infatti la protagonista (ancora e sempre una donna come protagonista di un romanzo di Giandiego) viaggia nei Possibili sino a divenirne quasi padrona. Multidimensionale sotto più di un aspetto.

Si parte da una Milano ormai post-apocalittica per poi “uscire” in un universo probabile e fantasioso. Ancora e sempre la spiritualità viene accarezzata dall'autore che ne fa “ragione di racconto”.

Intessendo fantasia, poesia e narrazione in una tela multicolore. Astronavi, ma anche potere mentale, quantistica, robotica e draghi di terra e di cielo. Una storia piacevole che non decade mai.
Editore:
Pubblicato:
8 ott 2019
ISBN:
9788894229028
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

XIRIA - Un viaggio in utopia - Giandiego Marigo

Giandiego Marigo

XIRIA

Un viaggio in utopia

I All'inizio

II Terra Matrigna

III Verso il Centro

IV Diritto d'asilo

V Preti o Soldati

VI Preparazione al potere

La mia Follia

VII Una nuova prospettiva

VIII Notizie importanti

IX Opportune presentazioni

Eretika

X Partenza!

XI Luna!

XII Istruzioni, normali e speciali

Un Modo Nuovo

XIII Un modo Nuovo

XIV Astronavi galattiche

XV In viaggio

Partiranno

XVI Lo scorrere d'un viaggio

XVII Cunicoli e tempeste

XVIII Extrema Esperia … Sicuro?

Perso?

XIX E … se non è Esperia … Cos'è

XX E adesso?

XXI Draghi ed elfi ... ma dai!

Dietro alle palpebre

XXII Nuovi percorsi … Nuove idee

XXIII Lingua comune e ad ognuono il suo percorso

XXIV Esterni!

XXV Risposte, certo, ma a quali domande?

XXVI Prime spiegazioni6

XXVII Amberra e Greniell

XXVIII Scuola, Monastero, Università?

XXIX In missione

XXX Templare

XXXI Camminando la strada

XXXII Nella foresta

XXXIII Strani incroci

XXXIV la bellezza dei draghi dei sogni

Una notte, per caso, un pensiero

XXXV Efremh … due volte ed è l'inizio

XXXVI Nelle nebbie

Scorrere

EPILOGO E PREMESSA

Le volte del salone, immenso, erano alte, solo una piccola donna, unica … di fronte all'alto scranno di coloro che stavano interrogandola. Era freddo, nessun riscaldamento poteva, veramente, riscaldare quell'ambiente.

Cosa hai imparato, figlia, dove sei arrivata?

Il viaggio è stato lungo Madre e non è ancora finito, ho appena iniziato a comprendere ed ho scoperto che non vi è fine, ogni livello di comprensione ne illumina un altro. La nostra anima eternamente apprende … e cresce

Certo, ma non è solo questo quello che hai appreso

Non vi è nascita o morte, non vi è confine o limite, se non quello della nostra paura, molti si fermano e smettono di guardare.

Quello che stai ora rivelando è vero ma non è tutto … l'universo che conosci è diviso e la lotta per il potere è ancora pane quotidiano … perché mai varrebbe la pena di lottare per la sua salvezza? Quello che rappresenti è raro, ancora e a volte addirittura unico … perché mai dovresti rischiare la non esistenza, perché lo hai fatto? Eppure dentro di te sapevi quel che ora è in piena luce. Non ti è stato donato alcunché, quello che sei e sai è tuo, sei tu? Ed allora perché mai dovresti impegnarti per l'altrui salvezza?

E' difficile Madre, non vi è ragione e ve ne sono mille ed ancora una, lo si fa per sé stessi, per l'essere? Perché coscienza è consapevolezza degli equilibri? Lo si fa perché il rumore dell'egoismo è fastidioso, eppure permea l'universo? Qualche cosa ci chiama alla condivisione, comprendiamo che noi, io, voi, loro non esistono nell'Uno e noi siamo inesorabilmente UNO?

E' tutto un gioco in fondo, non credi? Quel che si vive, il nostro stesso io, specchio e rifrazione. L' equilibrio è davvero l'unica cosa importante? Male, Bene … Povertà e Ricchezza, Vita e Morte, quello che noi vediamo è superficie, persino quando pensiamo di vivere nelle profondità dell'esistenza. Quel che intuiamo è il bordo dell'abito splendente della Madre? Oppure l'idea stessa dell'abito e la metafora della Madre sono la dimostrazione del nostro limite e della nostra invalicabile pochezza? I Limiti della carne ci condannano ad una visione parziale, anche se come te siamo stati così vicini al tutto?

Ho imparato che ogni luogo ha i suoi abitanti, molti sfuggono alla comprensione, ma nessuno nell'Uno è realmente distante, realmente diverso … perché non esiste distanza e diversità, quel che si fa è nell'Uno, sempre e corrisponde al suo gioco … sempre. Si fa quel che si deve, quel che si è scritto. Siamo qui per crescere, per imparare … anche se in fondo sappiamo quel che c'è da sapere, solo verifichiamo e cerchiamo equilibrio

Ora sei pronta, pare … modifica le regole, figlia, perché esse non esistono. L'Uno gioca, fallo con lui e d'altra parte cosa potresti di diverso da questo? Ricorda però c'è anche oscurità, non solo luce e se non ci fosse sarebbe due non uno, Non c'è conflitto solo gioco anche quando si passa dal dolore e dalla morte … ma questo tu lo sai … solo ricordarlo anche quando sarai nella carne è facile dimenticarlo. Questo non ti esimerà da alcuna lotta … non ti eviterà alcun dolore, ma saprai che non vi è lotta e non vi è dolore, solo apprendimento e cammino

I

ALL'INIZIO

Aggirarsi per le strade, in quella parte della città ed a quell’ora poteva essere molto pericoloso, anzi decisamente lo era, ma lei doveva.

Esistono momenti nella vita in cui sei senza scelta, ammesso che l'apparenza di averne valga davvero negli altri casi, ma sicuramente in certi passaggi sul sentiero dell'esistenza l'ineluttabilità del destino si sente maggiormente … beh era decisamente uno di quei momenti, per lei.

C’era, in giro, davvero di tutto nella Milano di notte e soprattutto in quei quartieri. Oltre ai robo-vicari, il che era, da sola, ragione sufficiente a sconsigliare l’uscita notturna. Alla Chiesa regnante non piacevano i nottambuli … a meno che non fossero in talare o perlomeno ricchi e possibilmente non terragni.

Quella parte della città non era mai stata bellissima, nemmeno quando era perfetta e ben tenuta.

Da sempre popolare e povera, anche se intorno all'anno 2000 aveva avuto qualche pretesa, ma ora era decisamente periferica ed anche un poco fatiscente. Un antico agglomerato di tradizione popolare ed operaia … quando questi concetti esistevano ancora.

Un posto sconsigliabile ai turisti, ammesso che ve ne fossero in questi anni difficili, ma ancor meno era un luogo ameno in piena notte, quando la possibilità di realizzare un pessimo incontro si faceva quasi certezza.

Pochi rischiavano muovendosi, mentre i robo-vicari pattugliavano e quei pochi non erano certamente giovani scout.

Marianna lo sapeva perfettamente, era nata lì e ci viveva da anni, non era una sciocca, ma non aveva altra scelta. Se avesse potuto non avrebbe certo optato per quella della Milano By Night, non così, in quel momento e soprattutto non in quel quartiere quantomeno ed ancor peggio, sola e senza alcuna protezione. Il fatto che fosse un'indigena però deponeva a suo vantaggio il fatto che fosse una ragazza carina … forse quello un po' meno.

L’ultimo litigio con sua madre era stato terribile e l’aveva devastata, sia fisicamente che psicologicamente.

Era fuggita, volente o nolente e non aveva nessuna intenzione di tornare; se lo avesse fatto, avrebbe dovuto anche concedere quello che, neanche tanto implicitamente, le era stato richiesto e che era stato anche la causa scatenante di quest’ ultimo scoppio di violenza.

Le tremavano ancora le mani per la rabbia repressa e le lacrime le scendevano dagli occhi, automaticamente, quasi dolcemente, senza convulsioni.

Era abbastanza disperata, davvero, e sapeva anche benissimo che le scelte erano a zero, doveva cercare, inventare una via di fuga immediata da quella realtà opprimente e terribile.

Quella donna non le riusciva di chiamarla madre, anche se indubbiamente e purtroppo lo era, l’aveva insultata ed aveva anche cercato di malmenarla e ci sarebbe, senza dubbio, riuscita con l’ausilio del suo nuovo ganzo tossicodipendente, se lei non fosse stata pronta e non fosse fuggita, così come si trovava.

Senza parlare di quello che l’uomo aveva tentato di farle prima e che era la causa della discussione. Sinceramente non ne poteva più. La pazienza aveva raggiunto il limite e non aveva più né la voglia, né tanto meno la forza necessarie a sopportare altre angherie. Comunque non aveva nemmeno scelta, in realtà, se fosse tornata in quella casa avrebbe dovuto sottostare alle sue inaccettabili regole.

La continua, costante richiesta di denaro, l’abuso di alcool, farmaci e droghe, gli amanti occasionali che poi pretendevano di dividere il letto anche con lei.

Da qualche tempo poi si era aggiunta la violenza; la madre invecchiava e l’abuso di sostanze preservava la sua bellezza, sempre più i suoi uomini si rivolgevano a Marianna con viscido interesse. Schifosi!

Non poteva continuare così! Assolutamente no!

Soprattutto non ne poteva più della disperazione, sempre presente, sottilmente continua come una goccia cinese sul capo. Per quanto riconoscesse come questo non fosse del tutto colpa di quella donna che si faceva chiamare madre.

Senz’altro la situazione di estremo bisogno, condiviso e spalmato in tutto quel quartiere ed in quella zona della città contribuiva al realizzarsi di quel carico di tensione ma la ragazza non aveva più la volontà ed ancor meno il coraggio necessari a giustificare ed a sopportare la situazione. Ormai irrecuperabile e nel suo caso, ingestibile.

La condizione sociale era drammatica per i poveri rimasti sulla Terra nella ridente società di Santa Madre e quelle che venivano definite garanzie o ammortizzatori sociali in quella loro società post-qualsiasi cosa contribuivano solo ad acuire il senso di disperazione. La povertà era stata spalmata, mai risolta.

Palliativi penosi che mantenevano la gente nel proprio brodo di coltura, fatto di pessime e miserevoli abitudini, di cibo sintetico, di case fatiscenti e droghe proibite, ma di stato, a basso costo.

Non si moriva di fame, sulla Terra, certo! Da tempo la de-popolazione, le migranze ed il progetto di Nuovo Ordine avevano funzionato disegnando quel mondo cupo ed elitario.

Creando una società ipertecnologica e ricchissima, servita da robot ed intelligenze artificiali ed un serbatoio consistente di sopravvissuti e di dimenticati. Quelli ch'erano stati lasciati indietro: i nuovi schiavi a bassissimo costo; per loro una tazza di broda sintetica super nutriente e un tozzo di pane da farine ogm non mancava, mai! Non era pensabile mancasse

Non si moriva nemmeno di malattia, non più! La popolazione terrestre aveva già dato il suo terribile tributo alle epidemie nuove ed antiche.

Però si moriva, comunque, ogni giorno, con inesorabile lentezza, d'inedia intellettuale, d'ignoranza regressiva, di servilismo coatto.

Non si moriva più, nell'Italia del terzo millennio mediano, neanche di droga o di Aids; il periodo, drammatico, delle pandemie era risolto, passato. I multi-vaccini erano efficaci ora, costosissimi e puliti, dopo aver seminato essi stessi milioni di morti.

Il peggio era passato, pagato ad altissimo prezzo, ovviamente, ma risolto. Questo, però, non rendeva la situazione meno pesante.

D’altra parte, quella di Marianna, era una condizione molto diffusa, generalizzabile, nel suo quartiere di periferia; i disoccupati erano moltissimi, la maggioranza. L’alcool e le droghe costituivano il fenomeno più diffuso, insieme alle malattie veneree, ma quelle si risolvevano facilmente a patto di denunciarle, farsi curare e sterilizzare.

Tutto si poteva curare, più o meno facilmente. Più o meno a buon prezzo; tranne la disperazione e l’emarginazione: l’orrenda sensazione di essere socialmente inutili, pesi morti.

Il reddito di cittadinanza era una realtà, ma era stato usato dal potere per uniformare la povertà. In una società ormai totalmente automatizzata, l'essere umano serviva a poco, non qui. Non sulla Terra, nella società perfetta di Santa Madre Chiesa Unificata.

La stragrande maggioranza della popolazione rimasta sulla Terra era composta da assistiti, accompagnati e isolati e tenuti a bada. La carità cristiana era regola ed era terribile, pelosa ed ipocrita come sempre.

Assistiti, dicevamo, ma anche giudicati e poi dimenticati da ogni altro punto di vista con scarse o nulle possibilità di riscatto.

Le caste erano difficilmente scalabili, quasi che l'induismo unificandosi avesse contribuito con il peggio di sé.

La povertà diffusa non contribuiva affatto a facilitare il compito, era una sorta di malattia endemica, incurabile, un giudizio divino sotto moltissimi aspetti. Una colpa!

Una condanna, una punizione ricevuta sin da vivi; se Marianna avesse ricevuto l'insegnamento storico e filosofico necessario ad operare un’analisi di tipo materialistico avrebbe saputo che questo atteggiamento sociologico era mutuato in parte dall’area calvinista e protestante ed in parte dall'induismo che erano rientrati nel seno di Madre Chiesa, influenzandola, dopo gli stravolgimenti degli anni bui.

Questa rinnovata unificazione unita alla sconfitta culturale e soprattutto militare dell'Islam aveva favorito, un'altra sorta di pandemia che si era diffusa a macchia d’olio, nuovamente con grande capillarità, perché, diciamolo, di certo non si trattava di una novità assoluta.

Già altri evi mediani e transitori ne erano stati, nella storia dell'umanità, imponenti veicoli.

Dopo un periodo di crisi, infatti, era tornato, fortissimo e diffuso un senso di religiosità quasi fanatico, tipico delle cadute ed appunto degli evi mediani. Motore e pretesto, strumentalmente nutrito, indotto ed addotto, delle grandi guerre di religione che li avevano portati sin lì

Questa religiosità diffusa, solo in parte pilotata ad arte, a questo punto della nostra storia, era nel medesimo tempo causa del crollo delle democrazie europee e motivo della conservazione del sistema di potere che le aveva organizzate e sorrette cioè l'oligarchia elitaria.

Essa era, sicuramente, una fondamentale concausa nella caduta dell'ordinamento filosofico-culturale che la aveva preceduta e che già la conteneva in embrione. Così come era giustificazione e pretesto per il ritorno del potere temporale ecclesiastico e nel medesimo tempo brodo di coltura per la conservazione dei rapporti instaurati dal potere elitario delle grandi nazioni federate.

Nessun altro se non la chiesa avrebbe potuto preservare la conservazione, modificando le regole con la sua secolare esperienza nel cambiare tutto per non cambiare nulla.

Ci troviamo, quindi, mentre vi raccontiamo queste vicende, nel pieno di un'epoca di potere confessionale, temporale, in crescita e mutazione. Un Medio Evo fortemente tecnologico che dura ormai da molti anni. D'altra parte è norma per gli imperi dell'acqua, della religione e di transizione, durare nel tempo

Tutto questo però era eccessivamente raffinato per la preparazione socio-culturale di Marianna o quantomeno lo era a quel punto della sua breve vita, con il tempo tutto sarebbe cambiato, ma questo è il senso di questo racconto e non lo vogliamo anticipare.

La fanciulla, allo stato, pur intelligente e parecchio dotata non possedeva più che le cognizioni storiche necessarie, alla portata di chiunque sapesse leggere.

Le mancavano a quel punto della sua vita, le cognizioni e le metodologie analitiche indispensabili ad operare una simile riflessione, che facciamo noi per lei anche correndo il rischio di annoiarvi un poco.

Quel che lei vedeva e in fondo, quel che aveva reale importanza, era che il mondo attraversava un periodo di rinascita della fede; dopo anni di materialismo e positivismo liberale e liberista era risorto il giorno del Signore.

Il Temporalismo Cattolico era stato mitigato ed attualizzato dalle teorie Calviniste e Puritane. Reso regale e parzialmente ispirato dal sufismo che era stato salvato dalla generale sanguinosa debacle dell'Islam militante, donando alla chiesa una seconda epoca di centralità spirituale e politica.

Nuovamente il Papa era Rex et Imperator ed influenzava politicamente tutto il mondo. Non solo, quindi, signore di un piccolo potentato italico o europeo ma politicamente determinate sul quadro mondiale.

Non erano presenti, fra l'altro, le cautele e le mediazioni o gli scontri tipici del primo temporalismo cattolico, le teorie Calviniste e le influenze Sufi avevano fatto in modo che la figura del Papa e dell’Imperatore si compendiassero, per evitare ogni equivoco su chi fosse l’Unto, il Prescelto, depositario della delega divina alla gestione del potere.

In ogni angolo dell’immenso Regno Dell’Uomo campeggiavano richiami alla spiritualità ed alle necessità dell’anima, cui solo Santa Madre Chiesa poteva, opportunamente e correttamente , provvedere dovunque!

Sin nei manifesti pubblicitari e nei cartelloni 3D che continuavano, imperterriti, a reclamizzare ogni prodotto possibile e immaginabile. Tale fenomeno si era diffuso ad ogni livello, sino a permeare la società stessa.

Le figure più eminenti dello stato, di ogni stato, in quella terra trasformata del dopo disastro, sin nelle stesse Nazioni Unite, stranamente sopravvissute ad ogni stravolgimento, erano, prevalentemente, figure di religiosi o di loro stretti collaboratori laici.

Persino gli stati più tradizionalmente liberali, come erano stati quelli dell’Unione Europea, ormai dovevano fare i conti con questa marea montante.

L’Italia, in particolare, che non si era mai distinta in laicità, anche nella Regione Federale del Nord, terra di laghi paludi e lagune, era, praticamente, tornata ad essere il vero e proprio Stato Pontificio, sempre che contasse davvero qualche cosa, visto che era sulla Terra, Pianeta che pur essendo culla dell'umanità, stava diventando sempre più periferica, secondaria.

Le cose vere ormai succedevano sulla Luna e su Marte, da parecchi anni. La Terra esausta, esaurita ed ormai quasi del tutto priva di materie prime, era a riposo in moltissimi sensi, ma questa pausa comprendeva l'abbandono della sua classe dirigente e la dimenticanza dei Proletari ch'erano stati dimenticati lì. Gli stessi quadri dirigenti erano secondari e mediocri, al di là delle rappresentanze diplomatiche e pontificie che in alcuni punti strategici permanevano sul pianeta, libere però di abbandonarlo e di viaggiare, raggiungendo le comode e ricche città lunari e marziane.

II

TERRA MATRIGNA

Però, diciamolo, questa divagazione del vostro scrivano non era in cima ai pensieri ed ai timori che attraversavano ed agitavano la mente della fanciulla in quella notte fresca e ventilata.

Marianna era cosciente, quasi unicamente, del fatto, innegabile, che se avesse incontrato una delle Ronde della Parrocchia per lei sarebbero stati problemi grossi.

Non aveva alcun permesso per essere fuori durante il coprifuoco, che era stato imposto dal Municipio e dall'Arcivescovado, per contrastare le bande che infestavano la periferia milanese; non che l'azione repressiva avesse ottenuto un grandissimo effetto, ma per quelli come lei, né carne né pesce, la vita era diventata difficile

Un buon cristiano non si aggirava per le strade di Milano a quell’ora. Questa era la regola, non in periferia e mai e poi mai a piedi. La notte era della malavita, dei drogati e degli spostati o dei turisti ricchi, ma quelli non passavano di lì

Una brava ragazza, dopo mezzanotte, doveva stare chiusa in casa, guardando la Tre-d o ascoltando musica, se preferiva, ma in casa propria, a meno che non fosse di compagnia o di rappresentanza con un prelato o un imprenditore extra terragno, oppure appartenesse ad una delle bande in questione.

Così come recitava l’ultimo documento della Curia sul Comportamento del buon cristiano nel pieno del XXIII secolo. La civiltà industriale di un centinaio di anni prima era solo un ricordo. Di essa era rimasta solo la pubblicità ossessiva e la costante spinta al consumo.

I grandi signori, sui pianeti, dovevano continuare ad essere quello che erano, questa era l’unica ragione che giustificasse il fatto di mantenere la Terra in quella sorta di sospensione pezzente; i terrestri dovevano continuare a consumare, prodotti di bassa qualità e basso prezzo, assolutamente dozzinali e di grande produzione affinché loro potessero giustificare sé stessi e le loro fabbriche automatizzate su Terra, e sui pianeti lontani. Le cose stavano così, più o meno!

La società di quei tempi era, indubbiamente, più complessa e si basava anche sul possesso del suolo sui pianeti colonizzati e sulla scoperta di materie prime sempre nel medesimo ambito, nonché sui nuovi consumi, molto più qualificati ed esclusivi, stava trasformandosi ma per ora il possesso dei mezzi di produzione contava ancora qualche cosa.

Anche se non moltissimo, visto che il periodo della grande finanza, a ridosso degli anni 2000, aveva completamente modificato i rapporti di produzione ed il sistema di accumulo del potere e del denaro. Molto più importante era il possesso delle fonti di energia e dei trasporti interplanetari e quelle erano saldamente in mano a poche, notissime, ricchissime e molto nobili famiglie.

Questa trasformazione si era resa necessaria proprio per garantire questo controllo.

Lo sviluppo delle fonti rinnovabili e l'implementazione e riscoperta di quelle a basso, bassissimo costo, avevano reso necessario questo nuovo feudalesimo. Dove il possesso della Superficie planetaria aveva ancora fondamentale importanza, il contraltare sarebbe stata la socializzazione e redistribuzione della ricchezza, inconcepibile in quel sistema, anzi criminalizzato, come pensiero.

L’avvento della robotica, delle nano-tecnologie e dei viaggi spaziali, aveva modificato ogni cosa; sul pianeta rimanevano, relativamente, poche persone, i poverissimi ed i ricchissimi. La classe media era stata spazzata via dalla Terra e spalmata, ben ridotta e controllata, sui pianeti periferici a servire e confortare i pochi elitari … ed a consumare prodotti di alto profilo.

L’inquinamento, le modificazioni climatiche, il continuo rinascere di vecchie epidemie, il susseguirsi di guerre inutili, sino all'ultimo scontro mondiale con l'Islam avevano messo a durissima prova il pianeta, divenuto inabitabile in numerosi luoghi, ed aveva portato ad una massiccia emigrazione verso i Mondi Esterni e la Nuova Frontiera.

Questo era avvenuto dopo che la popolazione era stata decimata dalle pandemie e dai mutamenti climatici.

Dopo che le onde migratorie interne, dei primi anni del XXI secolo, avevano prodotto tutti i disastri possibili.

Nel secolo successivo, mentre il pianeta pagava un altissimo contributo alla mutazione epocale, Marte, le lune di Giove, la Luna stessa erano diventati i posti dell’uomo.

Sostituendosi gradualmente alla Terra stessa, soffocata.

Chi aveva potuto aveva trasferito la propria residenza su uno dei pianeti vicini, perfettamente terra-formati, nuovi, puliti, dove la disperazione non esisteva, dove imperavano l’ottimismo ed il Regno di Dio e della sua immagine gloriosa.

Era rimasto chi non poteva e non erano poi così pochi, soprattutto perché era necessario che così fosse; lo sforzo espansionistico doveva essere sostenuto. Erano rimasti, però, anche alcuni ricchissimi che, per moda, per atteggiamento, vivevano sotto cupole, in giardini perfetti, piccoli paradisi dove la bellezza del pianeta era stata conservata.

Si trattava, però, di un comportamento artificioso, un atteggiamento snobistico e modaiolo.

Loro avrebbero potuto andarsene, e lo facevano, quando avessero voluto. Erano, opportunamente ed abbondantemente, forniti di ogni possibile via di scampo

Tutti loro possedevano terre ed apparati produttivi sui nuovi pianeti ed avevano comunque in mano l’economia, come sempre, non erano incatenati al ceppo di un pianeta morente.

Solo la Nuova Chiesa Romana Rinnovata sembrava occuparsi dei reietti. A modo suo, naturalmente.

La povertà, come già abbiamo detto, era considerata quasi una colpa, sotto certi aspetti era la punizione per un comportamento peccaminoso, gli errori dei padri ricadevano sui figli. Questa era la nuova regola.

Dio premiava i comportamenti sani, in vita. Quante volte aveva sentito il robo-parroco ripetere quella frase. I preti veri si vedevano solo sui pianeti o in circostanze specialissime su Terra, ma molto raramente.

Il mondo era diviso ed alcuni erano i prescelti del Signore, cioè coloro che dovevano guidare il cammino delle genti in questa valle di dolore, nella trepida attesa del giorno della salvezza ultima. Quando finalmente l'amore divino avrebbe livellato le differenze.

Non si trattava di un concetto nuovo, anzi, era antico come il mondo stesso, ma anche questo non veniva insegnato.

La chiesa, come sempre aveva fatto, praticava la manipolazione delle conoscenze. La pietosa omissione, la revisione storica in chiave cristiana. Alle anime semplici doveva essere insegnato ciò che serviva loro per salvarsi, niente di più, niente di meno.

La Conoscenza non aveva mai rappresentato per la Chiesa un concetto positivo, non in quanto tale; essa doveva sempre essere mediata dalla fede ed era inutile domandarsi chi fosse il depositario della regola, sui fatti di fede.

Ogni anno la Chiesa selezionava 500 nuovi coloni per i pianeti nuovi che erano stati appena terra-formati attorno a stelle vicine. Alla fine dei tunnel che Dio stesso aveva donato

Essi dovevano rispondere a precisi parametri di aderenza alle leggi della Nuova Chiesa; tali parametri erano applicati rigidamente da parroci robot prima e da veri sacerdoti poi, sino ai Vescovi ed ai potentissimi Cardinali che spesso coincidevano con i grandi capitalisti.

Il tutto veniva fatto con una sorta di gentilezza rude, una burbera condiscendenza, lo stile del parroco di campagna, così era stato definito, ed era un format vincente. Non più roghi, solo ospedali psichiatrici.

Il tempo della violenza fisica palese e trasformata in spettacolo era definitivamente tramontato, oggi si definivano i TSO, cure antistress, ricondizionamenti, riallineamento della personalità, nulla che richiamasse in alcun modo la violenza.

Tutto era cibernetico, informatizzato. Era un modo gentile di definire la sorta di lobotomia che veniva operata sui casi più difficili.

La Chiesa era la prima depositaria dell’antica scienza dell’informazione e la custodiva gelosamente; solo pochissimi erano i missionari in carne ed ossa che operavano nelle numerosissime baraccopoli o negli enormi quartieri popolari o nei campi profughi ancora presenti sul pianeta e non erano benvisti né dallo stato, né dalla chiesa, tollerati, per ora, era la giusta definizione.

Meglio considerate e, decisamente, appoggiate, erano le congreghe religiose femminili, ma avevano finalità educative e di servizio. Non si ponevano, primariamente, come ultimo baluardo degli ultimi, anche se lo dichiaravano nelle intenzioni. Non avevano velleità di povertà e di compassione, non ponevano affatto la questione delle povertà e dello sfruttamento o dell'abbandono calcolato e finalizzato, rimanevano superficialmente caritatevoli e questo era accettabile, anzi, considerato buono.

La Chiesa, da sempre, diceva: Ascolta quel che dico e non giudicare ciò che faccio, ed aveva conservato quella filosofia, perciò quelle rimanevano, appunto, intenzioni.

La sede papale si era trasferita sulla Luna, che, per molti aspetti, si era evoluta come centro nevralgico ed amministrativo della Federazione Planetaria.

--- … ---

Marianna era una brava ragazza, studiosa ed aveva ottime speranze di essere selezionata per l’emigrazione, prima o dopo, essendo fra l’altro, molto carina, il che non guastava, ma quanto le era successo metteva tutto a rischio.

Voltò l’angolo del caseggiato B e si diresse verso il nastro della vecchia strada provinciale, era chiamata così, ancora, anche se la definizione non aveva molto senso.

Voleva tentare di fare l’autostop, sebbene fosse cosciente che l’idea non era delle migliori e lo sapeva. Soprattutto perché le auto ad alcool, acqua ed elettriche che passavano per le strade erano davvero poche. Quelle poi a nucleo di fulgam erano costosissime, assolutamente improbabili, in quella zona.

Doveva tentare di portarsi verso il centro, in una zona maggiormente sicura.

Lì avrebbe cercato un pensionato, una casa-famiglia, aveva già un'idea abbastanza chiara di dove andare ma era necessario arrivare fino al Duomo. Era riuscita a prendere tutti i suoi risparmi ed un paio di abiti in uno zaino. Fortunatamente!

La sua intenzione era di parlare con l’unica missionaria umana che conoscesse, la sua insegnante Suor Grazia, colei che le aveva passato quasi tutto quello che sapeva, che l’aveva presa bambina e salvata dai Ragazzi di Strada cui pareva destinata e dalle bande, che aveva fatto in modo, poi, che potesse studiare sino a diplomarsi e alla fine le aveva anche garantito l’iscrizione all’Università.

Corso breve per linguisti, ma pur sempre Università: il suo angelo custode, come era abituata a chiamarla. Non era semplice, però; raggiungere il centro in quelle condizioni poteva essere un problema vero.

Innanzi tutto era l’una e mezza e questa era l’ora in cui si aggiravano per il quartiere solo le bande di giovani delinquenti ed i robo-vicari della Ronda Parrocchiale, che proteggevano i bravi consumatori (che però non giravano per strada), dalle bande stesse e da qualsiasi cosa si muovesse, almeno così si raccontava. In realtà erano i garanti del coprifuoco, con scarso successo peraltro.

Doveva evitare sia gli uni che gli altri, se voleva arrivare fino in centro.

Era fortunata, Suor Grazia le aveva trovato, a suo tempo, un lavoretto serale come cameriera, proprio in centro, perciò conosceva la città di notte, non ne aveva paura. Però quel giorno lei non era di turno. In effetti quando si recava o tornava dal lavoro, viaggiava con un Taxi blindato, compreso nel suo stipendio, che la prelevava e lasciava davanti a casa ma quand'era ancora adolescente era stata sufficientemente vicina alle bande tanto da non temerle, sapeva come comportarsi, nel caso.

Certamente, non sarebbe rimasta bloccata dalla paura, come poteva accadere alla maggioranza delle Brave Ragazze. Lei non era, esattamente, di buona famiglia, ammesso che esistessero ancora ragazze collocabili in quel modello sulla Terra.

La metropolitana era lontana, all’inizio del quartiere; avrebbe potuto arrivarci attraversandolo tutto, cosa non facile, e comunque in metro le avrebbero chiesto il permesso di circolazione notturna che non aveva per quel giorno.

Lavorava quattro sere alla settimana in un locale modaiolo che aveva ancora personale umano, multilingue però, ma non quella sera, appunto.

Questa consapevolezza e la conoscenza, ipotetica, del territorio e delle abitudini delle bande non rendeva, però, la situazione meno pericolosa, lo rimaneva, anzi ed anche moltissimo, oggettivamente.

III

VERSO IL CENTRO

Decise che era meglio muoversi con i mezzi di superficie. Abbandonando l’ipotesi del passaggio casuale, improbabile e pericolosa. Sempre che le navette funzionassero.

La fermata era molto più prossima ed i mezzi di superficie erano molto meno controllati.

La metro rappresentava un rischio, pur funzionando puntualmente e certamente, tutta la notte. Il che, peraltro, in linea teorica dovevano fare anche i mezzi di superficie, anche se per questi ultimi esisteva, però, un legittimo dubbio, sia rispetto alla certezza che alla frequenza del passaggio. Questo non si verificava per la

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