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Il mio nome è Fortuna
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E-book192 pagine2 ore

Il mio nome è Fortuna

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Info su questo ebook

Dopo essersi trasferita a Genova scappando dalla madre alcolista, Fortuna è pronta a tutto pur di ripartire da zero e prendere finalmente in mano la sua vita. L’incontro con Marco l’aiuterà a fare chiarezza sul suo futuro e soprattutto le darà il coraggio di intraprendere un cammino di crescita alla scoperta di se stessa e di un segreto che cambierà per sempre le sorti della sua famiglia.

Un viaggio pieno di emozioni e imprevisti che trasformeranno un’adolescente in una donna, capace di trovare la forza proprio quando tutto intorno sembra crollare.
LinguaItaliano
Data di uscita19 set 2019
ISBN9788831640503
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    Anteprima del libro

    Il mio nome è Fortuna - Stella Todella

    Pasolini

    1

    Fortuna, così l’avevano chiamata. Un nome che le era sempre stato addosso come un peso sulle spalle, che sembrava quasi si prendesse gioco di lei. Ancor più le gravava in quel giorno di fine agosto, quando finalmente aveva preso una decisione e la sua vita stava per cambiare.

    Aveva appena finito di riempire lo zaino in fretta e furia, quando udì la porta di casa che si stava aprendo.

    - Dove pensi di andare sciagurata? – urlò sua madre mentre tentava di correrle incontro, appesantita dall’effetto dell’alcol che le circolava in corpo. Fortuna ebbe giusto il tempo di vederla inciampare sul bordo del divano, prima di precipitarsi fuori e richiudersi la porta alle spalle. Rimase un istante ferma, ad assaporare quell’odore di libertà che da molto tempo bramava. Poi si incamminò a passi svelti fin sulla strada, dove un taxi la stava aspettando.

    - Alla stazione, per favore.

    Non sapeva ancora quale treno avrebbe preso, quale città l’avrebbe ospitata, ma il desiderio di allontanarsi da quel luogo era così forte che qualsiasi cosa le avesse riservato il futuro, era pronta ad affrontarla.

    Seduta sul sedile posteriore della macchina, teneva stretto a sé lo zaino, che in quel momento rappresentava tutto ciò che le rimaneva della sua vita fino a quel giorno. Guardando fuori dal finestrino promise a se stessa che mai più avrebbe ripercorso quella strada e mai più sarebbe tornata indietro.

    - Parte per un viaggio signorina? – le domandò gentilmente il tassista, interrompendo il silenzio che fino a quel momento aveva accompagnato il tragitto.

    Fortuna ebbe un attimo di esitazione prima di rispondere e tentò di far comparire sul suo volto qualcosa che potesse assomigliare il più possibile a un sorriso.

    - Sì esatto – riuscì poi a dire - ma non so ancora dove – aggiunse anticipando la domanda successiva. La voce e la risposta lasciarono intendere che non avesse voglia di intrattenere una conversazione, così l’autista fece un cenno di assenso con il capo e non aggiunse altro.

    Scesa dal taxi, entrò in stazione e facendosi largo tra la folla, si mise a osservare il cartellone luminoso dei treni in partenza.

    Il primo aveva come destinazione Genova. Le poche conoscenze che possedeva di geografia le ricordarono che fosse una città sul mare, sufficientemente lontana da lì. Questo le bastò per decidersi e andare a comprare il biglietto. Il treno giunse al binario qualche istante più tardi e Fortuna fu una delle prime a salire, impaziente di partire. Il viaggio sarebbe durato circa tre ore, per cui dopo essersi assicurata di aver legato saldamente il cordino dello zaino al polso, si lasciò cadere completamente sullo schienale del sedile e si addormentò.

    - Biglietto prego – udì a un tratto. Il controllore la stava osservando attentamente, forse incuriosito nel vedere una ragazza di poco più di vent’anni, con folti capelli ramati scompigliati in una pettinatura improvvisata e vestita con abiti consumati, che teneva a sé un vecchio zaino come se fosse un oggetto prezioso.

    Lei ignorò il suo sguardo ed estrasse il biglietto dalla tasca dei pantaloni.

    Non riuscì più ad addormentarsi, così si mise a osservare fuori dal finestrino, mentre il treno attraversava vaste campagne a gran velocità.

    Il capolinea non si fece troppo attendere e una volta scesa seguì la folla di persone che si dirigeva verso l’uscita. Tutti parevano sapere dove andare, marciando con determinazione chi da una parte e chi dall’altra. Tutti tranne lei. Si sentì improvvisamente spaesata, guardando a destra e a sinistra per capire quale strada prendere. Un brivido le percorse tutto il corpo, ma non era certa che fosse dovuto al freddo, nonostante riconobbe una temperatura decisamente più bassa di quella a cui era abituata.

    - Scusi, saprebbe indicarmi un bed and breakfast qui vicino? – domandò poi a una signora che le stava passando accanto. Questa la guardò incerta, prima di indicarle una traversa poco più avanti.

    Non fu difficile giungere a destinazione e una volta entrata nel grande edificio, cercò qualcuno presso cui informarsi.

    - Le stanze singole vengono quaranta euro a notte – la informò la signora addetta all’accoglienza degli ospiti.

    Fortuna fece un rapido calcolo di ciò che era riuscita a risparmiare in quegli ultimi tre mesi di lavoro, all’insaputa di sua madre che non avrebbe esitato a spendere quei soldi per procurarsi da bere. A malapena con ciò che si era portata avrebbe vissuto un paio di settimane, ma sapeva benissimo che quelli erano i prezzi che avrebbe trovato anche altrove, per cui, vinta dalla stanchezza, si fece mostrare la camera. Era piuttosto ampia, più di quanto si fosse immaginata. Le pareti erano dipinte di rosa, un colore che normalmente avrebbe trovato di pessimo gusto, ma che in quel momento le suscitava un profondo senso di calma.

    Si concedette una mezz’ora per lavarsi e cambiarsi, prima di uscire nuovamente.

    Le strade erano piuttosto trafficate, ma era decisa a non farsi distrarre dalla folla di gente che le percorreva. Seguì i cartelli che indicavano il centro della città e dopo aver camminato una decina di minuti, si ritrovò in fondo a una lunga via, leggermente in salita, ai cui lati si affacciavano negozi e locali di ogni tipo. In un primo momento rimase stupita nel vedere le vetrine moderne di alcuni negozi che apparivano in contrasto con i palazzi antichi che le ospitavano. Alzando lo sguardo notò i colori variopinti che abbellivano le facciate e scorse alcuni balconi decorati dalle forme più inusuali, che non aveva mai visto prima, se non in qualche film.

    Cercando di tornare alla realtà dopo essersi lasciata trasportare dalla bellezza di quella vista, iniziò a osservare le vetrine, alla ricerca di cartelli che proponessero offerte di lavoro.

    Ad un certo punto ne scorse uno che attirò maggiormente la sua attenzione. Diceva: Cercasi barista – richiesta la conoscenza di almeno due lingue straniere. Fortuna rimase qualche minuto a osservare esternamente il locale. Si chiamava Over the world, un nome coerente con il requisito specificato nel cartello. Fece un profondo respiro prima di decidersi a entrare. Rimase colpita dalla grandezza della sala principale e dalle pareti, tappezzate da cartine geografiche di nazioni, regioni, città e continenti interi. Non vi era un solo angolo che ne fosse privo e nel complesso creavano un’atmosfera decisamente internazionale.

    I tavolini erano quasi tutti occupati da persone che erano lì per godersi un aperitivo. Si fece ancora avanti, tanto che un cameriere la notò e le si avvicinò sorridendo.

    - Vuoi sederti a un tavolo? – domandò gentilmente, indicandole uno dei pochi rimasti vuoti.

    - No, grazie – rispose prontamente – vorrei parlare con il proprietario, se è possibile.

    - Ah è per il cartello fuori? Guarda adesso non c’è, è andato via circa un’ora fa. Se vuoi puoi lasciarmi il curriculum, glielo farò avere non appena arriverà domattina.

    - D’accordo, grazie – e glielo porse.

    - Se sarà interessato, ti contatterà al più presto, ha piuttosto urgenza di trovare qualcuno.

    - Lo spero. Grazie ancora.

    Diede un ultimo sguardo al locale e poi uscì, riprendendo a camminare per le vie della città. Incontrò pochi altri luoghi dove vi fosse esplicita richiesta di personale e dopo aver lasciato quasi tutti i curricula che si era portata dietro, decise di tornare al bed and breakfast.

    Il cellulare era appoggiato sul letto, dove lo aveva lasciato. Accese lo schermo e subito le apparve la notifica di undici chiamate perse. Erano tutte di sua madre. Lo spense e lo lasciò cadere sul comodino.

    ***

    Il mattino seguente, per la prima volta dopo un tempo che nemmeno ricordava, si svegliò quasi all’ora di pranzo. Ebbe bisogno di qualche secondo per fare mente locale di tutto ciò che era avvenuto il giorno precedente. Poi con calma si alzò e dopo essere andata in bagno, accese il telefono. Guardò attentamente le chiamate e i messaggi, sperando che ve ne fosse uno di qualche posto in cui aveva lasciato il curriculum, invece si rese presto conto che l’unica persona ad averla cercata era stata sua madre. La ignorò e sconfortata si vestì, prima di uscire velocemente dalla stanza.

    Osservando la strada intorno a lei notò le persone che camminavano di fretta, immaginando che molte di loro rientrassero al lavoro dopo la pausa pranzo e questo pensiero le ricordò quanto fosse importante anche per lei trovare al più presto un lavoro. Era l’unico modo per poter davvero chiudere con il passato e ricominciare da capo, una nuova vita che si sarebbe costruita con le sue sole forze.

    Decise di non limitarsi soltanto ai luoghi dove vi erano esposte offerte di lavoro, ma di entrare in ogni bar, ristorante o negozio chiedendo di poter essere assunta. Nessuno, però, le rispondeva positivamente.

    Continuò a girare per le vie della città senza nemmeno avere idea di dove stesse andando o di quanto si fosse allontanata dal bed and breakfast dove alloggiava. In lontananza riusciva persino a scorgere il mare. Era azzurro e cristallino, come lo aveva impresso nella memoria le poche volte in cui da piccola sua madre l’aveva portata, nel periodo in cui riusciva ad avere momenti di lucidità e si premurava di farle vivere le esperienze comuni a tutte le bambine della sua età. Erano anni che non faceva un bagno in mare e vedendolo adesso così vicino, si rendeva conto quanto si fosse allontanata dalla vita che aveva vissuto fino a quel momento.

    Continuò a camminare finché non si sentì quasi senza forze. Ricordandosi di non aver ancora mangiato niente, entrò in un supermercato. Sapeva di avere pochi soldi da spendere e per questo girò più volte per gli scaffali, osservando con attenzione i prodotti alla ricerca di qualcosa che potesse sfamarla e che fosse alla portata del suo leggero portafoglio.

    D’un tratto, mentre confrontava i prezzi di due marche differenti di panini farciti, sentì una mano toccarle la spalla. Si voltò di colpo.

    - Ciao. Tu sei la ragazza che ieri mi ha lasciato il curriculum all’ Over the world, giusto?

    Fortuna riconobbe subito il cameriere con cui aveva parlato il giorno precedente.

    - Sì esatto, sono io – rispose piano.

    - Purtroppo devo dirti che il mio capo ha deciso di non chiamarti. Stamattina quando gli ho consegnato il tuo curriculum, aveva già assunto un altro ragazzo, mi dispiace molto.

    A quelle parole lei abbassò lo sguardo e annuì lievemente con il capo. Sapeva che le possibilità di essere contattata non fossero poi così tante, ma fino a quel momento una breccia di speranza era rimasta nei suoi pensieri. Di tutti i luoghi dove aveva fatto domanda, una sensazione le aveva suggerito che quello fosse il più adatto. Adesso invece, quella frase aveva cancellato quel poco di ottimismo che le rimaneva. Il timore che i suoi progetti potessero sfumare così presto la fecero rabbrividire.

    Trovandosi ancora davanti al ragazzo e sentendo come la situazione iniziasse a farla sentire a disagio, afferrò il primo pacchetto di panini che aveva davanti e si diresse a passi svelti in direzione delle casse. Pagò velocemente e uscì dal supermercato senza voltarsi.

    - Aspetta! – sentì chiamare poco prima di svoltare l’angolo. Ignorò il primo richiamo, ma al secondo decise di fermarsi. Lui la raggiunse e le si mise davanti. – Stai bene? – le chiese con gentilezza.

    - Sì, benissimo grazie – rispose brusca, prima di riprendere a camminare. Lui la inseguì e le afferrò un braccio.

    - Scusa, ma non mi sembra che tu stia bene. Dai non scappare per favore, voglio solo parlare.

    - Perché? Nemmeno sai come mi chiamo!

    - Lo so invece, Fortuna. So leggere un nome su un curriculum.

    - Senti io non ti conosco e ho davvero tante cose da fare – replicò seccamente, tentando ancora una volta di andarsene.

    - Aspetta, dovrai pur mangiarli quei panini. Posso farti compagnia?

    A quel punto la fame di Fortuna prese il sopravvento e non vedendo l’ora di mettere qualcosa nello stomaco, cedette.

    - D’accordo, ma ti avverto che ci metto poco a mangiare.

    Raggiunsero una panchina poco distante e si sedettero.

    - Sono Marco comunque – disse, tendendo la mano verso di lei. Fortuna lo osservò per qualche istante e notò il suo viso piuttosto allungato e asciutto. Era illuminato da grandi occhi verdi e incorniciato da folti capelli castani, sufficientemente lunghi da far intravedere piccoli riccioli che si attorcigliavano su se stessi.

    - Piacere – rispose stringendogliela. – Il mio nome già lo sai.

    - Allora, non sei di Genova vero? – le chiese, mentre lei cominciava a mordere il panino cercando di nascondere la fame che aveva. Mandò giù un paio di bocconi prima di rispondere.

    - No, esatto – si limitò a dire.

    - E non vuoi dirmi da dove vieni? – continuò, quasi divertito dalla sua reticenza a parlare.

    - Sono nata e cresciuta in un piccolo paese di campagna, in Toscana. Il nome nemmeno te lo dico perché non lo conosce mai nessuno, fatta eccezione per quelle poche centinaia di persone che ancora vi abitano. Comunque, mi sono trasferita qui giusto ieri.

    - Sei venuta con la tua famiglia? – A quella domanda ebbe un sussulto.

    - No – disse piano. – Sembra un interrogatorio! Tu invece sei di Genova? – gli chiese sperando di evitare altre domande a cui non aveva nessuna voglia di rispondere.

    - Scusa, non volevo sembrare invadente, sono solo curioso. Comunque sì, sono di qui e ho sempre vissuto in questa città. Ho mollato l’università l’anno scorso e da qualche mese lavoro al locale dove mi hai visto. Poco tempo fa mi sono trasferito a vivere da solo in un appartamento in periferia. Preferisco così, non vado molto d’accordo con i miei genitori. Loro vorrebbero che facessi qualcosa di più della mia vita e non mancano mai di ricordarmelo. Ho anche un fratello più grande. Ah, ho appena compiuto ventisei anni. Direi che sulla mia vita non ci sia molto altro da dire. Come vedi, niente di entusiasmante.

    - Wow, ora posso proprio dire di conoscerti – disse Fortuna accennando un sorriso.

    - Cosa vedono i miei occhi? Allora sei anche capace di sorridere! – esclamò divertito. Lei abbassò rapidamente lo sguardo. – E di te vuoi raccontarmi qualcos’altro? Adesso che ti ho rivelato la mia entusiasmante storia, tocca a te parlare, se ti va.

    Fortuna rimase qualche istante in silenzio, meditando su cosa dire. Da una parte l’idea di dover rivelare qualcosa sulla sua vita le provocava fastidio, ma dall’altra la consapevolezza di trovarsi in una città del tutto sconosciuta, dove non aveva nessuno con cui poter parlare, iniziava a farsi sentire. Sapeva che continuando a comportarsi così non avrebbe migliorato la situazione. Dopotutto Marco le sembrava un bravo ragazzo e lei sentiva un gran bisogno di sfogarsi.

    - D’accordo – cedette, rompendo il silenzio – se proprio sei curioso ti dirò qualcosa su di me. Sono cresciuta solo con mia madre, da quando avevo poco più di

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