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La chiae te oru
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E-book79 pagine34 minuti

La chiae te oru

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Info su questo ebook

A proposito della lingua dialettale, nella maggior parte dei casi, si è trattato di una "lingua parlata", senza un codice genetico di scrittura a essa riferita. Nei tempi questa stessa lingua è stata rimodulata, rivisitata in alcuni vocaboli che hanno assunto forma verbale e cadenza differenti. Tutto ciò che si può esprimere verbalmente non sempre si può codificare in una grammatica univoca secondo un dettato che di fatto non esiste, se non riveduto da chi può credere che alcuni termini dialettali debbano essere scritti come essi stessi intendono. Perciò penso che accettare l'espressività dialettale impressa nella scrittura che può e deve essere diversa, sia il segno distintivo della nobiltà posta nel rispetto della cadenza parlata, che a volte cambia di molto, anche tra paesini confinanti. Unitamente agli effetti e a un rispetto propedeutico a essi, la mia intenzione è quella di imprimere nei versi ciò che abbiamo smarrito, la vita semplice di una volta, con tutto ciò che ne derivava, le persone, le loro gesta, il modo di convivenza umile, semplice, senza imposizioni di sorta. La nostalgia di un periodo che inconsapevolmente vive in ognuno di noi, e che inesorabilmente scompare.
LinguaItaliano
Data di uscita11 set 2019
ISBN9788894966480
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    Anteprima del libro

    La chiae te oru - Pino Tarantino

    Pino Tarantino - La chiae te oru (La chiave d’oro)

    © Musicaos Editore 2018 Giugno 2018

    Illustrazione di copertina Fancycrave

    Progetto grafico Bookground

    Traduzione in italiano dei testi di Pino Tarantino

    Musicaos Editore

    Via Arciprete Roberto Napoli, 82 - Neviano

    tel. 0836.618232

    www.musicaos.org - info@musicaos.it

    Isbn 978-88-94966-480

    PINO TARANTINO - LA CHIAE TE ORU (LA CHIAVE D’ORO)

    LA CHIAE TE ORU

    Invito alla lettura

    A proposito del dialetto o della qualsivoglia lingua dialettale, nella maggior parte dei casi, si è sempre trattato di una lingua parlata, senza un codice genetico di scrittura ad essa riferita.

    Nei tempi, comunque, questa stessa lingua è stata rimodulata, rivisitata in alcuni vocaboli che hanno assunto forma verbale e cadenza differenti; ma tutto ciò non è riconducibile ad un unico, vero e proprio vocabolario grammaticale, scritto e quindi osservato nello scrivere l’idioma dialettale.

    Tutto ciò che si può esprimere verbalmente non sempre si può codificare in una grammatica univoca (quiddu, quiddhu, o quiddrhu?) secondo un dettato che di fatto non esiste, se non riveduto di quando in quando da chi può credere che alcuni termini dialettali debbano essere scritti come essi stessi intendono.

    Perciò penso che accettare l’espressività dialettale impressa nella scrittura che può e deve essere diversa, sia il segno distintivo della nobiltà posta nel rispetto della cadenza parlata, che a volte cambia di molto, anche tra paesini confinanti.

    Unitamente agli effetti e a un rispetto propedeutico a essi, la mia intenzione è quella di imprimere nei versi ciò che abbiamo smarrito, la vita semplice di una volta, con tutto ciò che ne derivava, le persone, le loro gesta, il modo di convivenza umile, semplice, senza imposizioni di sorta. La nostalgia di un periodo che inconsapevolmente vive in ognuno di noi, e che inesorabilmente scompare.

    Pino Tarantino

    Dedico questa mia raccolta

    a mia moglie Antonella e

    ai miei due figli Luigi e Marco.

    La mia famiglia,

    mia unica ragione d’essere.

    All’arbe  

    Quandu azza l’arbe chianu chianu

    e me nturtiju intra dò penzieri,

    na carràra se svirgula allu pianu,

    ete nu ricordu, sia ca era ieri.  

    Quandu zzaccàva lu cielu cu na manu

    e ncarizzàva l’erva bagnata alla matina,

    quandu lu tiempu scurrìa chianu chianu

    e quandu santía ndoru te acquatìna.

    Quandu sciucava cu do amici scazzàti,

    quandu santía li cunti te li nonni mei,

    quandu cujía li fungi appena nati;

    stu tuce passatu nu me lassa mai.

    Ete na trozzula ca me mbroia lu cirièddu,

    ete comu lu sole, ca me scàuta lu core,

    ete nu sonnu, ogni notte cchiú bèddu,

    ete na meticìna ca me cura ogni dulòre.

    All’alba

    Quando s’affaccia l’alba, piano piano

    e mi aggroviglio tra due pensieri,

    una viuzza svirgola nell’altopiano,

    è un ricordo vivo, come fosse ieri.

    Quando afferravo il cielo con la mano

    e accarezzavo l’erba bagnata la mattina,

    quando il tempo scorreva piano piano

    e quando sentivo l’odore della brina.

    Quando con due amici, scalzo, giocavo

    quando ascoltavo le favole dai nonni miei,

    quando i funghi, appena nati, raccoglievo;

    quel dolce passato non mi lascia mai.

    È una trottola che mi attorciglia il cervello

    è come il sole che mi scalda il cuore,

    è come un sogno, ogni notte più bello

    è

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